La truffa di Ventotene dura da più di 80 anni: e si chiama Unione Europea

Manifesto Ventotene

Di Davide Amerio

Meloni contro il Manifesto di Ventotene. La sinistra (PD) insorge. Baruffe, commenti, pro e contro il manifesto: da alcuni vissuto come testo fondante dell’Unione Europea, da altri come elemento che racchiude in sé il pensiero ordoliberista su cui si fonda tutta l’attuale economia. Chi ha ragione e chi ha torto?

Chi ha assolutamente torto.

Iniziamo dal punto più semplice: chi ha assolutamente torto si chiama Giorgia Meloni & C. Solamente il coraggio della sfacciataggine di questo modus operandi dei politicanti italiani può prendere un Manifesto, scritto nel 1941 (dagli antifascisti Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, e Eugenio Colorni), estrapolarne alcune frasi e utilizzarle per una propaganda personale. Ma questa è la tipica azione di mistificazione con cui procede la politica a corto di idee che, necessariamente, deve distruggere le posizioni degli “avversari”. Già nel suo incipit la Meloni parla facendo spallucce di fronte alla parola “Socialismo”, e questo la dice lunga su politici che “giurano” fedeltà alla Costituzione Italiana, di fatto ignorando che proprio essa contiene quei principi di Socialismo Liberale di cui Colorni fu pregevole rappresentante (ammazzato -guarda caso- dai fascisti nel 1944).

Il Manifesto di Ventotene.

Per comprendere il senso di quel manifesto, e darne un giudizio attualizzato, non si può prescindere dal contesto storico nel quale venne elaborato, quali erano gli obbiettivi degli autori, quale era la storia personale degli autori che composero quel testo. Sugli autori:

[…] Spinelli e Rossi non erano comunisti, ma esponenti della sinistra antifascista critica verso lo stalinismo e l’Unione Sovietica. Spinelli aveva fatto parte del Partito Comunista fino al 1937, poi ne era uscito. Rossi aveva idee liberali ed era tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà (di cui furono leader Carlo Rosselli e, dopo il suo assassinio insieme al fratello Nello, Emilio Lussu). Entrambi, durante la Resistenza e l’immediato dopoguerra, avrebbero aderito al Partito d’Azione (in seguito Rossi fondò il Partito Radicale nel 1955, mentre Spinelli fu eletto deputato ed eurodeputato da indipendente nelle liste del PCI). Il Manifesto fu scritto con contributi di Colorni e di altri antifascisti non comunisti in un momento in cui quasi tutta l’Europa continentale era occupata dalla Germania nazista. […] (1)

Il contesto storico è quindi quello di una Europa devastata da due guerre mondiali, e in cui quasi tutto il continente europeo era sotto l’oppressione del regime Nazista. La distruzione non era solamente materiale, ma anche intellettuale: come era stato possibile l’accadere di due guerre terribili causate dalla Germania? Perché il pensiero democratico e liberale aveva fallito nel prevenire tanta barbarie?

Senza addentrarci troppo in vicende storiche complesse, rimaniamo focalizzati su Ventotene e sulla risposta che in molti diedero alle cause scatenanti delle guerre. Lo possiamo rilevare nella prima parte del Manifesto che, non a caso, titola “La crisi della civiltà moderna” (2):

La civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l'uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita […]

Si è affermato l'eguale diritto a tutte le nazioni di organizzarsi in stati indipendenti. Ogni popolo, individuato nelle sue caratteristiche etniche geografiche linguistiche e storiche, doveva trovare nell'organismo statale, creato per proprio conto secondo la sua particolare concezione della vita politica, lo strumento per soddisfare nel modo migliore ai suoi bisogni, indipendentemente da ogni intervento estraneo.

L'ideologia dell'indipendenza nazionale è stata un potente lievito di progresso [...]

Essa portava però in sé i germi del nazionalismo imperialista, che la nostra generazione ha visto ingigantire fino alla formazione degli Stati totalitari ed allo scatenarsi delle guerre mondiali [...]

Siamo qui di fronte a una considerazione non negativa del concetto di Nazione in sé, piuttosto quella della sua degenerazione in “nazionalismo”. Questa degenerazione si espresse progressivamente nel primo ventennio del ‘900 attraverso la concezione del ”Equilibrio di Potenza”. Secondo questo principio ogni nazione deve essere nelle condizioni militari di potersi non solo difendere, ma di conquistare nuovi spazi “vitali” alla propria sopravvivenza.

Questa logica conduce inevitabilmente alla “Trappola di Tucidide”, e tutta l’economia delle nazioni viene indirizzata per acquisire superiorità e potenza militare (ricorda qualcosa?). Specificatamente dal Manifesto (2):

La nazione non è più ora considerata come lo storico prodotto della convivenza degli uomini, che, pervenuti, grazie ad un lungo processo, ad una maggiore uniformità di costumi e di aspirazioni, trovano nel loro stato la forma più efficace per organizzare la vita collettiva entro il quadro di tutta la società umana. E' invece divenuta un'entità divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri possono risentirne. La sovranità assoluta degli stati nazionali ha portato alla volontà di dominio sugli altri e considera suo "spazio vitale" territori sempre più vasti che gli permettano di muoversi liberamente e di assicurarsi i mezzi di esistenza senza dipendere da alcuno. [...]

In questo passaggio si introduce l’elemento chiave che costituirà la critica di tutto il Manifesto al modello politico in corso: la sovranità assoluta degli Stati. Contemporaneamente si puntualizza la lotta tra le classi sociali, laddove esso ritiene che, per reprimere i conflitti emergenti tra le classi (la lotta “comunista” stava emergendo all’interno del quadro europeo come azione di riscatto della classe proletaria sfruttata), siano stati proprio i ceti “privilegiati” a fomentare restrizioni progressive della libertà le quali, inevitabilmente, condussero ai sistemi totalitari. Ancora dal Manifesto (2):

[...] la libertà di stampa e di associazione e la progressiva estensione del suffragio rendevano sempre più difficile la difesa dei vecchi privilegi mantenendo il sistema rappresentativo. I nullatenenti a poco a poco imparavano a servirsi di questi strumenti per dare l'assalto ai diritti acquisiti dalle classi abbienti; le imposte speciali sui redditi non guadagnati e sulle successioni, le aliquote progressive sulle maggiori fortune, le esenzioni dei redditi minimi, e dei beni di prima necessità, la gratuità della scuola pubblica, l'aumento delle spese di assistenza e di previdenza sociale, le riforme agrarie, il controllo delle fabbriche, minacciavano i ceti privilegiati nelle loro più fortificate cittadelle

[...] Anche i ceti privilegiati che avevano consentito all'uguaglianza dei diritti politici non potevano ammettere che le classi diseredate se ne valessero per cercare di realizzare quell'uguaglianza di fatto che avrebbe dato a tali diritti un contenuto concreto di effettiva libertà. Quando, dopo la fine della prima guerra mondiale, la minaccia divenne troppo forte, fu naturale che tali ceti applaudissero calorosamente ed appoggiassero le instaurazioni delle dittature che toglievano le armi legali di mano ai loro avversari.

[…] convinzione che solamente lo stato totalitario, abolendo la libertà popolare, potesse in qualche modo risolvere i conflitti di interessi che le istituzioni politiche esistenti non riuscivano più a contenere.

Le tirannie quindi erano considerate il frutto conseguente di un sistema sociale al cui interno vigeva un conflitto: tra nuove classi emergenti, in cui i lavoratori prendevano sempre più coscienza del proprio ruolo all’interno dell’economia, si pensi al “biennio rosso”(3), e quelle che oggi chiameremmo élite, decise a non cedere i propri privilegi.

Nel ragionamento del Manifesto sono quindi gli Stati nazionali, fomentati e deviati da queste élite, a condurre inevitabilmente alle guerre, come strumento del capitalismo e delle classi privilegiate per impedire la diffusione delle idee Socialiste.

All’interno del Manifesto (cui si rimanda per una lettura completa ed esauriente) si critica anche lo stesso concetto della “politica democratica” che non ha impedito il diffondersi delle tirannie. L’idea “rivoluzionaria” socialista si estende dal concetto di maggior controllo dello Stato a quello della necessità di una struttura di governo sovranazionale che superi il concetto di “sovranità”, così come era stato concepito negli ultimi decenni.

Torti e ragioni, pro e contro il Manifesto.

Come viene ricordato, il Manifesto di Ventotene fu ispiratore delle potenziale Europa unita, ma la realizzazione di questa seguì altri percorsi; il testo non fu per lo più ben accolto proprio dai socialisti e dai comunisti del tempo in quanto li criticava (1):

[...] Quando circolò a Ventotene, il testo fu comprensibilmente contestato dai Comunisti e dai Socialisti, anche perché era critico verso di loro: considerava i primi diretta emanazione dell’Unione Sovietica e fautori di divisioni nel fronte antifascista, e i secondi non all’altezza della «rivoluzione socialista» (quella citata a sproposito da Meloni) che era vista come necessaria per abbattere le dittature che avevano trascinato l’Europa in guerra. [...]

[...] L’europeismo federalista di Spinelli e Rossi è comunque distante da quello su cui si improntò l’integrazione europea fin dall’inizio, che fu più verticistico (cioè calato dall’alto, il contrario di federale) e legato a personalità di un’altra area politica rispetto alla loro, più moderata (come Alcide De Gasperi, Winston Churchill, Robert Schuman o Konrad Adenauer) [...]

Se si vuole tirare in ballo Ventotene, bisogna allora riconoscere e mettere in chiaro, con un minimo di onestà intellettuale, alcuni punti:

1) L’interpretazione letteraria del testo deve essere contestualizzata al periodo storico: esso rappresenta la conseguenza di ciò che è stato vissuto in quel periodo. Non si dimentichi il ruolo della Germania nelle due guerre mondiali, e l’errore grave che fu commesso con la pace di Versailles obbligando la stessa a un gravoso pagamento dei danni materiali provocati dalla prima guerra mondiale che, come spiegò molto bene Keynes (4), avrebbero condotto i tedeschi in miseria prima, e a ribellarsi poi.

Non hanno torto coloro i quali rivendicano l’importanza della sovranità, così come le conseguenze (oggi sotto i nostri occhi) del suo venir meno. Ma ciò che consideriamo oggi, non è ciò che è stato vissuto a quei tempi.

2) La realizzazione dell’Unione Europea, come già indicato, ha seguito ben altri percorsi rispetto a quello spirito di fraternità e del benessere collettivo individuato dal Manifesto. L’urgenza individuata fu quella di una maggiore estensione del libero mercato considerando come questo avrebbe “unito” i popoli europei allontanandoli dall’idea di “competere” con le armi.

L’Europa è nata da un’antitesi mai completamente risolta tra una struttura Federalista e una Confederale. Nella prima l’ispirazione era quella del modello americano: un unico governo centrale, un’unica moneta, esercito, Banca centrale, tassazione unificata, e una serie di prerogative rimaste in capo agli Stati federati. Nella seconda, gli Stati mantengono la propria sovranità, e mettendo in comune solamente la gestione di alcune funzioni.

Questa ambivalenza ha generato l’attuale UE costruita attraverso il “Funzionalismo”: ovvero una progressiva unificazione di singole attività economiche, con l’obiettivo finale di raggiungere l’unificazione politica.

La domanda che però dovrebbero porsi i difensori – a spada tratta- di Ventotene è: questa Europa che stiamo più “subendo” piuttosto che “vivendo”, si può davvero dire “ispirata” a quei principi di Ventotene?

3) Il parto peggiore di queste contraddizioni è stato l’euro: pur sapendo che l’Europa non corrispondeva ai canoni di una Area Valutaria Ottimale, e che un numero notevole di economisti aveva previsto come questo avrebbe comportato danni economici molto seri, disparità sociali, nonché inevitabile declino, fu deciso di procedere ugualmente. I popoli europei furono esclusi dalla possibilità di scelta in merito: e gli unici due referendum consultivi realizzati diedero esito negativo.

I Trattati iniziali, post II guerra mondiale, trattavano materie squisitamente economiche (CECA, EURATOM, commercio), nella idea fiduciosa che solamente un Libero Mercato, liberato dai dazi, e l’aumento degli scambi, avrebbero garantito la Pace: perché, a rigor di logica, gli interessi commerciali avrebbero dovuto ridurre il rischio del risorgere di sentimenti nazionalistici.

La lettura del TUE (Trattato dell’Unione Europea) che ne esprime i fondamenti “politici”, e del TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea) che descrive l’organizzazione, mettono in chiaro come l’UE sia stata realizzata su fondamenti tipicamente neoliberisti, e su una struttura intergovernativa poco o nulla democratica. Evidenti sono le contraddizioni laddove si parla contemporaneamente di “piena occupazione”, di un “mercato fortemente competitivo”, e di un mandato alla BCE limitato al solo obiettivo del “controllo dell’inflazione”.

A questa logica ubbidiscono i parametri di Maastricht (privi di fondamento scientifico), l’idea farlocca della “Austerità Espansiva”, nonché l’ossessione per i debiti sovrani, forieri di fallimenti dei singoli paesi (e in Giappone continuano a ridere…).

Su come questa costruzione europea sia all’origine della attuale situazione economica disastrosa, è evidente. La Pandemia Covid e la guerra tra Russia e Ucraina, nonché i silenzi complici sullo sterminio israeliano nella striscia di Gaza, la malcelata intolleranza verso il dissenso, il rigetto dei risultati elettorali non graditi ai vertici europei, hanno messo in evidenza come l’idea di Democrazia Liberale sia, chiaramente, poco amata dalle "élite" europee. Su questo punto troviamo purtroppo una corrispondenza con quei sentimenti di avversione, espressi nel Manifesto, verso i “gruppi dominanti” e i loro interessi (ben lontani da quello delle popolazioni). I 70 anni trascorsi non sembrano proprio aver migliorato la situazione.

La questione delle élite.

La democrazia, nella interpretazione di Norberto Bobbio(5), è lo strumento con il quale ci si pone l’obbiettivo di cambiare le élite, a cui è stato demandato l’onore e l’ònere di gestire lo Stato, senza dover ricorrere a una rivoluzione violenta. Laddove per élite intendiamo in modo ampio tutti coloro che influenzano il potere, oltre ai Rappresentanti delegati nel Parlamento attraverso il suffragio universale.

La Democrazia Liberale, essendo l’una e l’altra due pilastri su cui poggia uno Stato di Diritto occidentale, non vive però di vita propria in modo autosufficiente. Risulta sempre essere sotto la minaccia di una deviazione (manipolazione) da parte élite rappresentative, e a rischio di svilimento da parte dell’indifferenza dei cittadini.

Giustamente oggi si punta il dito contro questi gruppi auto referenziali, e questa Europa ne rappresenta un esempio da manuale. La questione delle élite è capire se queste agiscono avendo come obbiettivo il benessere e lo sviluppo della collettività, oppure se beceramente agiscono in funzione di loro interessi.

Lo storico e antropologo Y.N. Harari spiega in un interessante libro(6), come la nascita dell’Homo Sapiens (il figlio africano di una madre scimpanzé) ha effettuato il salto “cognitivo”, acquisendo la capacità di ragionamento complesso, nel momento in cui ha imparato a “narrare”, a costruire delle storie. E non è forse la Politica una narrazione di storie e di interpretazioni sul presente, e di immaginazione del futuro?

La “sovranità appartiene al Popolo”, recita l’articolo 1 della nostra Costituzione. Ma chi è il “Popolo”? Da chi è composto? Sono tutti i cittadini che appartengono a una determinata comunità dentro un determinato territorio? Ma sono più cittadini i poveri oppure i ricchi? Gli operai o gli impiegati? Gli imprenditori o i politici?

Le narrazioni che si costruiscono con la politica spostano il peso dell’una o dell’altra categoria di cittadini. Il Populismo si contraddistingue per l’elevare un gruppo di persone sopra tutte le altre, e ciò implica una politica costruita a beneficio di pochi, a discapito di tutti gli altri.

Nella filosofia Liberale è lo scontro tra questi gruppi portatori di differenti interessi ad animare la società e a condurla sulla strada dello sviluppo.

Per questo motivo Bobbio ci ricorda che la Democrazia Liberale non è un punto fermo fissato per sempre. La Democrazia è “fatica”, afferma anche il filosofo Nicola Donti.

La questione del “potere delle élite” (e del suo ricambio) non è solo scontro tra una concezione di Democrazia Rappresentativa e Democrazia Diretta. Non dipende solamente dal distacco dei rappresentanti dal popolo che ha dato loro un mandato.

Ha molto a che fare con l’arrendevole abbandono dei cittadini alle seducenti narrazioni della politica politicante.

Se la costruzione delle storie fa parte della nostra evoluzione come Homo Sapiens, è più che mai urgente recuperare proprio il senso della nostra capacità critica di Sapiens. Le “baruffe” su Ventotene sono una narrazione manipolata che distoglie dai problemi urgenti. Viviamo il tempo delle truffe ideologiche mascherate da ragionamenti razionali.

Per esempio: se contrappongo il principio “Se vuoi la Pace prepara la guerra”, a quello “Se vuoi la Pace prepara la Pace”, è truffaldino affermare che il primo è razionale e invece il secondo è “ideologico”. Entrambi rappresentano due ideologie diverse: per principi filosofici, interpretazione della storia, della socialità, della comunità internazionale.

La Politica quotidiana è farcita di queste truffe. Non riuscire a interpretarle è la nostra più grande debolezza. Quella sulla quale le élite locali ed europee prosperano, garantendosi una continuità e una longevità immorale avverse alle necessità del Popolo tutto. Il problema non è il Manifesto, ma la nostra soggezione a interpretazioni mistificatorie della realtà e della storia.

Di Davide Amerio


NOTE

(1) Che cos’è il Manifesto di Ventotene – IlPost.it (2) Il Manifesto di Ventotene (edizione in rete) (3) da Wikipedia: Il biennio rosso è stato un periodo della storia d'Italia compreso fra il 1919 e il 1920, caratterizzato da una serie di lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l'occupazione delle fabbriche nel settembre 1920. Nel corso del biennio rosso si verificarono soprattutto nell'Italia centro-settentrionale, mobilitazioni contadine, tumulti annonari, manifestazioni operaie, occupazioni di terreni e fabbriche con, in alcuni casi, tentativi di autogestione. Le agitazioni si estesero anche alle zone rurali e furono spesso accompagnate da scioperi, picchetti e scontri. Una parte della storiografia estende la locuzione ad altri paesi europei, interessati, nello stesso periodo, da moti analoghi [...] (4) J.M. Keynes – Le conseguenze economiche della pace (5) Norberto Bobbio – Teoria generale della Politica Norberto Bobbio – Liberalismo e Democrazia (6) Y.N. Harari – Sapiens da animali a Dei, breve storia dell’umanità

Commenti (20)

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    1. danone 4 aprile 2025

      Un popolo sovrano e patriotico non arriva a sviluppare velleità imperialistiche in automatico come invece vorrebbero farci credere quelli che redassero il manifesto di 28ene.
      Un popolo sovrano e patriotico, come oggi potrebbe essere quello ungherese o serbo, non desidera andare oltre alla propria auto-determinazione, se ci va è perchè è eterodiretto da altre forze che vanno ad occupare i gangli fondamentali dello stato, entità sempre elitiste e mai legate ad istanze popolari, forze che hanno interessi totalmente differenti dagli interessi dei popoli.
      Questo per dire quanta propaganda avevano nella loro testa quei poveri disgraziati che scrissero il manifesto in questione, stessa propaganda presente oggi nella testa di praticamente tutti coloro che ci narrano gli eventi attuali e la pseudo-realtà a cui vogliono che la gente creda.
      Solo delle forze classiste ed elitiste che odiano i popoli praticano, quando possono, l'imperialismo, proprio perchè per esistere queste forze devono controllare e sottomettere i popoli, in caso contrario soccomberebbero loro, non potendo sopravvivere in un mondo dove i popoli prendono sufficiente consapevolezza dei loro bisogni e di come si possono soddisfare collettivamente seguendo un bene comune.
      Detto questo è del tutto evidente che i super stati inter-statali li vogliono proprio le forze elitiste che costituiscono le classi dirigenti degli stati nazionali, perchè ad un livello superiore di concentrazione del potere politico e finanziario, è molto più facile controllare i continenti o i poli geo-politici e diventare così totalitari ed imperialisti, vedi stati uniti d'america, che divenendo un super stato, superando i nazionalismi interni fra gli stati appartenenti, non hanno evitato, anzi tutt'altro, le pulsioni imperialistiche.
      Il passaggio successivo (ma fin qui ci arrivano in pochi) è notare come all'interno dei processi che portano all'imperialismo di qualcuno sugli altri, ci sia l'etero-direzione di ambienti occulti e ancora più elitari delle classi dirigenti ufficiali che ufficialmente e visibilmente gestiscono il potere politico.
      Anche qui è del tutto evidente che, visto il livello cognitivo ed etico delle elites al potere, in ogni luogo ed in ogni epoca, era impossibile per loro costruire e seguire in modo efficace ed efficiente qualunque piano di ordine del mondo, non avendo gli strumenti e le competenze sufficienti per poter portare avanti piani di quella portata con successo.
      Vedi l'impero romano, chi lo ha edificato veramente?
      osservando il livello culturale ed etico dei signori di Roma, senatori, centurioni, tribuni, patrizi ed imperatori, la stragrande maggioranza di loro non possedeva le competenze per costruire un ordine del mondo così magnificente come fu alla sua epoca l'impero romano.
      Conclusione..tutte le elites di potere della storia sono state etero-dirette da un centro di potere occulto e sconosciuto.
      Non è difficile per questo potere rimanere nell'ombra, basta che si premuri di non comparire mai in nessuna narrativa ufficiale, ti potrebbe anche camminare a fianco per una vita intera, tuttavia, se non compare nelle narrative ufficiali, lui non è mai esistito, è solo una idea strampalata generata nella mente malata di complottisti e vagabondi fancazzisti. .

    2. BrunoWald 4 aprile 2025

      Applausi da un complottista e vagabondo fancazzista di lungo corso!

      Sei riuscito a illustrare in modo incisivo e sintetico i termini essenziali della questione, perdendo di vista i quali è impossibile non dico comprendere la realtà in cui viviamo, ma anche solo farsene un'idea passabilmente realistica.

      Un passaggio chiave è quello che riguarda "il livello cognitivo ed etico delle elites al potere", su cui richiami la nostra attenzione, e che palesemente non è troppo dissimile da quello dei caimani che fanno sfracelli nella palude disputandosi una preda. Temo però che i popoli non siano affatto migliori.

      Mi spiego: immagina che un semi-dio elimini tutte le elite, distrugga tutte le armi, liberi i popoli della terra e li istruisca sul modo di vivere in pace e prosperità, mostrando loro i vantaggi della solidarietà e della cooperazione nel perseguire il bene comune. In pratica, l'utopia di Marx che avrebbe posto fine alla Storia...

      In quel paradiso terrestre, non passerebbe molto tempo prima che qualcuno più furbo e ambizioso degli altri, e con meno scrupoli, cominci a truffare il vicino, scoparsi sua moglie, procurarsi di soppiatto i mezzi per corrompere altri e formarsi una cricca a lui fedele. E si tornerebbe ad ammazzarsi, prima tra famiglie, poi tra villaggi vicini, poi tra valli vicine, finché il più abile e fortunato si proclamerebbe Re, e tutto ricomincerebbe di nuovo.

      Se poi alle dinamiche proprie della natura umana si aggiunge l'opera del centro di potere occulto che gestisce questo pianeta, il cerchio si chiude.

      In breve, non penso che i miei vicini siano intrinsecamente migliori dei Rothschild o di Draghi, solo che non hanno i mezzi né la capacità di fare gli stessi danni.

    1. BrunoWald 3 aprile 2025

      Spinelli si iscrisse al PCI nel 1924, tre anni dopo fu arrestato e incarcerato: in Russia, a ruoli invertiti, gli avrebbero sparato un colpo alla nuca.
      Rossi transitò per "Giustizia e Libertà" e il successivo "Partito d'Azione", espressioni di circoli elitari affiliati alla massoneria antinazionale.
      Colorni idem come sopra, in più era un ebreo, sposato ad un'ebrea che era a sua volta sorella di un agente americano.

      In breve, i tre erano agenti stranieri ed esponenti della massoneria internazionale, la quale si era proposta la distruzione del fascismo e dell'Italia molto prima dello scoppio della guerra. Come tali andavano fucilati, al più tardi il 10 giugno 1940, invece sopravvissero tutti e tre al confino, come troppi altri loro pari: Mussolini avrebbe dovuto imparare da Stalin, purtroppo era un bonaccione che pagò cara la sua debolezza, e la fece pagare anche a noi.

      Colorni fu "ammazzato -guarda caso- dai fascisti nel 1944", cioé in tempo di guerra, mentre svolgeva attività clandestine: cercò di sfuggire all'arresto e gli spararono, come sarebbe accaduto in qualsiasi parte del mondo. Meno in Russia, dove lo avrebbero fatto sparire molto prima.

    2. BrunoWald 3 aprile 2025

      ""Per comprendere il senso di quel manifesto, e darne un giudizio attualizzato, non si può prescindere dal contesto storico nel quale venne elaborato,"

      Ma allora lo stesso vale per ogni fenomeno storico, caro Amerio: anche il fascismo sorse in un preciso contesto, uscito da una guerra mondiale e investito dall'offensiva bolscevica per prendere il potere in Italia e in Europa.

      "come era stato possibile l’accadere di due guerre terribili causate dalla Germania?"

      Qui siamo alla vulgata imparata sui libri di scuola: hanno stato i crucchi, mica la finanza apolide mafio-massonica che manovrava su tutti i tavoli! Anche l'Oswald di Sarajevo, Gavrilo Princip, agì da solo...

      "Perché il pensiero democratico e liberale aveva fallito nel prevenire tanta barbarie?"

      Forse perché il pensiero democratico e liberale è la foglia di fico utilizzata dai barbari peggiori?

      "Senza addentrarci troppo in vicende storiche complesse..."

      Invece sarebbe opportuno addentrarvisi, per capire che "l'Europa Unita" non è mai stata null'altro che un progetto elitario massonico, un cavallo di Troia presentato con parole suadenti per soggiogare i nostri popoli nella peggiore delle tirannie. Complici i vari Spinelli & C.

    3. Giudice Holden 4 aprile 2025

      Il fascismo mussoliniano degli anni del potere, da movimentista rivoluzionario dell'origine, si era trasformato in uno Zelig. Monarchico coi Savoia, cattolico coi preti, marziale coi tedeschi, paternalista con gli italiani, diplomatico con inglesi e francesi. La guerra fece cadere tutte le maschere.Compresa quella del capo:

      "Dunque chi ha tradito? La resa a discrezione annunciata l'8 settembre è stata voluta dalla monarchia, dai circoli di corte, dalle correnti plutocratiche della borghesia italiana, da talune forze clericali, congiunte per l'occasione a quelle massoniche, dagli Stati Maggiori, che non credevano più alla vittoria e facevano capo a Badoglio. (Lirico di Milano, dicembre '44)

      Sostanzialmente un'involontaria e totale ammissione di responsabilità. Fondamentalmente infatti, chi ha tradito una volta al potere il manifesto sansepolcrista?

    4. Moderatore 4 aprile 2025

      Il suo commento era finito in attesa per via del filtro automatico relativo alla parola "Tro*a". Ci scusiamo del disguido.

    5. BrunoWald 4 aprile 2025

      Hai ragione.

      Ma il fascismo non avrebbe mai potuto prendere il potere contro le destre, né nel 1922 né nel 1933. Il compromesso era inevitabile, vedi il celebre telegramma di Pareto a un esitante Mussolini: "ora o mai più!"

      Hitler comprese le circostanze, e in soli due anni si rese padrone della Germania. Ma la sua posizione era di gran lunga più forte, e soprattutto sapeva essere spietato, quando le circostanze lo richiedevano. Mussolini non era capace di uccidere nemmeno i nemici, mandati in vacanza al confino...

      Al più tardi nel 42, di fronte ai rovesci militari e alla rovina imminente, avrebbe dovuto dare un colpo di stato con l'aiuto dei tedeschi, e cogliere l'occasione per un repulisti generale, dal re fino all'ultimo antifascista detenuto: fuori il dente, fuori il dolore! Non ne era capace.

      Ancora nell'atunno 1943, quando i sicari gappisti assassinavano i decorati e mutilati di guerra per scatenare le rappresaglie che cercavano, il duce tentava di placare i fascisti che esigevano vendetta, voleva a tutti i costi evitare lo spargimento di sangue fraterno...

      Non c'è da sorprendersi per la fine che ha fatto.

    6. Giudice Holden 4 aprile 2025

      Nel 1922 sono d'accordo, con te. Il tatticismo verso certi poteri era non solo giustificato, ma necessario. Dopo qualche anno, ben prima della guerra, saldo al potere, invece penso che avrebbe potuto scardinare i poteri che di fatto legavano e costantemente tarpavano e trasformavano il fascismo. Gli mancò il coraggio, e forse non solo quello. Può darsi che, in fondo all'animo, non fosse poi così nemmeno convinto di certe idee. Forse il meno fascista di tutti, era proprio il suo fondatore.

    7. Nonso 4 aprile 2025

      Un sentiero che parte con un necessario tatticismo giustificato non è funzionale a raggiungere la meta ultima, riformare questa realtà per generare benessere per tutti ed evolvere.
      Sono solo sentieri che allungano il percorso e fanno sprecare energie.
      Inoltre, usare le parole necessario, tatticismo, giustificato, da parte tua denota una certa ansia da prestazione nel sostenere la tesi. Non riesco ad entrare nei tuoi toni poetici in merito alla vicenda. Tragicomici forse.

    8. Giudice Holden 5 aprile 2025

      È esattamente il contrario. Per raggiungere una meta, a volte è necessario percorrere strade secondarie, quando non è possibile percorrere quella più diretta. L'intelligenza sta nel sapersi adattare ad ogni situazione e volgerla a proprio favore, tendendo sempre all'obiettivo prefissato.
      Nessuna ansia da prestazione, visto che non ho alcun intento di convincere nessuno, espongo solo quello che penso. In quanto ai toni poetici, li vedi solo tu. Se non sei d'accordo, semmai dillo chiaramente entrando nel merito e spiegandone le ragioni. Almeno per una volta fai volare la freccia dritta al bersaglio e sii diretto, evitando di nascondere le tue idee dietro giri di parole.

    9. Nonso 5 aprile 2025

      Te lo metto in stampatello: il tuo commento fa pensare ad un Benito ingenuo e rivoluzionario, quando invece stiamo parlando di un affarista come gli altri, che ha messo l'Italia (che propagandava di voler difendere) all'apparente mercè della Germania, mentre la stava preparando per la conquista americana di cui festeggiamo la ricorrenza il prossimo 25 aprile.
      Vogliamo fantasticare su possibili errori di valutazione? Il bravo italiano raggirato dal sistema protoglobale? Se sei contento tu va bene, ma ti ricordo che l'imperialismo l'abbiamo inventato noi, qui in Italia, millenni prima della sua nascita, difficile credere non ne sapesse nulla...

    10. BrunoWald 5 aprile 2025

      "Forse il meno fascista di tutti, era proprio il suo fondatore."

      Il dubbio è legittimo.

    11. Giudice Holden 6 aprile 2025

      Lascia perdere lo stampatello, ed usa semmai il cervello. Da cosa avresti desunto da ciò che ho scritto, che io lo reputassi un ingenuo? Il mio commento indica semmai Mussolini come uno Zelig verso tutti i poteri con cui doveva rapportarsi. Un uomo che dopo la presa del potere non ebbe il coraggio e la visione di portare avanti il progetto e le idee fondative sansepolcriste. Anche da questo nasce il rapporto di sudditanza con la Germania.

    12. Moderatore 7 aprile 2025

      La invitiamo a mantenere toni consoni nei confronti dell'interlocutore.
      La ringraziamo della collaborazione.

    13. Giudice Holden 7 aprile 2025

      Invece esordire nel messaggio, rivolgendosi all'interlocutore con: "te lo metto in stampatello" sarebbe un tono consono? Usare lo stesso peso nella moderazione no eh? Ho solo risposto con un invito in rima alla sua provocazione.

    14. Nonso 9 aprile 2025

      Permalosone.

    1. DrCaligari 3 aprile 2025

      Ventotene a parte l'Europa per noi è un ricatto: o ci andiamo o ci trasformano in clochard. E se ci andiamo o lo facciamo col sorriso da elemento trainante, sperando cosi forse in maniera illusoria di poter contare qualcosa, o facciamo i riluttanti e ci andremo tirati per l'orecchio con la certezza a quel punto di non contare nulle. Per questo, dichiarazioni sovraniste di facciata a parte, l'accordo è bulgaro tra i nostri politici. Me ne dolgo se sono brutale ma parlare ancora di Manifesti e Costituzioni oggi suona come un'insopportabile presa e auto-presa in giro. Preferisco a questo punto la franchezza dell'ignorante. Almeno ci presentiamo con gli scarponi grossi e lordi del contadino e non con la scarpa fina dell'idiota da apericena.

    2. Dario Lampa 3 aprile 2025

      Almeno il contadino aveva scarpe doppie ma il cervello fino.

    3. Dario Lampa 3 aprile 2025

      ... Al contrario di certi esponenti dell' attuale maggioranza di governo.

    4. ric 3 aprile 2025

      e il 70/100 della minoranza che fa FINTA DI FARE OPPOSIZIONE..

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