Opinioni a confronto:
L’UCCISIONE DI KHAMENEI È LA SARAJEVO DEL VICINO ORIENTE
Non siamo di fronte a una semplice escalation militare né alla “decapitazione” di una leadership politica, come tante nella storia dei conflitti moderni.
La Guida Suprema non è un capo di Stato tra gli altri. È il Wali al-faqīh, il vicario dell’Imām occulto nel mondo terreno.
Questa funzione non è riducibile a una carica costituzionale: è il punto di saldatura tra diritto islamico, potere politico e autorità morale. Colpire il Wali al-faqīh significa colpire la fonte stessa della legittimità del sistema, non uno dei suoi ingranaggi.
Perdere un Marjaʿ di questo livello non equivale a un cambio di governo: significa una frattura nell’ordine religioso, una perdita di riferimento che travalica i confini nazionali iraniani.
Per questo l’evento non riguarda solo l’Iran. Coinvolge l’intero spazio dello sciismo duodecimano, dalle comunità del Libano e dell’Iraq fino allo Yemen e alla diaspora sciita globale. È un atto che assume inevitabilmente il significato di guerra teologico-politica, perché colpisce il vertice simbolico che garantiva coesione, continuità e legittimità.
In questo contesto, parlare di mediazione o di de-escalation come se fossimo ancora in una crisi “gestibile” è illusorio. Non esiste più uno spazio simbolico condiviso su cui costruire un compromesso. Qualunque tentativo di moderazione imposto al campo sciita verrebbe letto come collasso dell’autorità sacra, come rinuncia al principio stesso che giustifica l’esistenza del sistema politico iraniano. Non è una questione di volontà o di calcolo razionale: è una questione di sopravvivenza strutturale.
Ecco perché questo evento può essere definito, senza forzature, la Sarajevo del Vicino Oriente. Non per analogia emotiva o retorica, ma per effetto sistemico. Come nel 1914, un singolo atto ha spezzato l’equilibrio e reso inevitabile una dinamica di guerra che travalica i confini regionali, coinvolgendo alleanze, identità e ordini simbolici più ampi.
Questo è il punto di non ritorno.
Non perché qualcuno lo desideri, ma perché la soglia strutturale è stata superata. Da qui in avanti non siamo più nel campo della gestione della crisi, ma in quello della storia che accelera, con conseguenze che andranno ben oltre il teatro iraniano.
01.03.2026
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La strada che porterà alla terza guerra mondiale
Di Paul Craig Roberts
Il fatto che Putin e Xi non abbiano difeso i loro paesi di fronte all'aggressione di Washington ha convinto Trump che può agire impunemente in qualsiasi parte del mondo.
Ricordiamo che Trump ha affermato di poter fare tutto ciò che vuole.
Le parole di Trump mi hanno ricordato Lenin quando dichiarò che «il concetto scientifico di dittatura significa né più né meno che potere illimitato, basato direttamente sulla forza, non limitato da nulla, non vincolato da alcuna legge né da alcuna regola assoluta. Nient'altro che questo».
Con l'intelligenza artificiale che distrugge migliaia e migliaia di posti di lavoro americani, Trump avrà a disposizione un sacco di carne da cannone con cui invadere Cuba, la Turchia, l'Egitto (“dal Nilo all'Eufrate”) e occupare Taiwan.
Il governo iraniano condivide la responsabilità dell'attacco all'Iran con la Russia, la Cina, Israele e Trump. Il governo iraniano, in maniera non intelligente, si è lasciato ingannare ancora una volta, pensando di essere in trattative di pace con Trump mentre Trump e Israele stavano preparando un attacco contro l'Iran.
Il governo iraniano non ha nemmeno avuto l'intelligenza di proteggere la leadership del Paese dall'assassinio da parte dei missili israeliani. Il governo iraniano ha cercato di ignorare l'attacco imminente e ha ceduto l'iniziativa strategica ai suoi nemici. Putin ha fatto la stessa cosa, e sembra che anche Xi abbia fatto lo stesso.
Questi sono messaggi sbagliati da inviare a Trump e Israele.
Gilbert Doctorow ritiene, a mio avviso correttamente, che l'incapacità di Iran, Russia e Cina di agire in modo intelligente ci abbia portato alla fase iniziale della terza guerra mondiale. Lo stesso Putin, come l'Iran, ha ingannato se stesso e il popolo russo per molto tempo partecipando ai “negoziati di pace” ucraini, nonostante abbia ripetuto più volte che è impossibile fidarsi degli americani.
Ciononostante, Putin ha messo se stesso e il suo Paese in una situazione di inganno simile all'accordo di Minsk. Le uniche armi della Cina sono parole che non significano nulla per Washington.
Forse i Democratici metteranno sotto accusa Trump per aver commesso un crimine di guerra senza il consenso del Congresso. Ma poiché Trump ha dimostrato di essere uno strumento di Israele, i Democratici si troverebbero a dover affrontare la lobby israeliana, uno scontro che i Democratici stessi non hanno né il coraggio né la forza di affrontare.
La mia conclusione è che Israele ed il suo burattino americano continueranno lungo la strada che ci porterà alla terza guerra mondiale.
Di Paul Craig Roberts
Paul Craig Roberts. Economista, scrittore e saggista statunitense, ex membro amministrazione Reagan.
01.03.2026
Fonte - https://paulcraigroberts.org/the-road-to-world-war-iii/
Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org
Gio 3 marzo 2026
Non ci capisco più nulla...