Di Davide Rossi
"Krasnaja Nit", ovvero "Filo Rosso", questo il nome della fabbrica tessile di Pietrogrado le cui operaie, il 23 febbraio 1917, disertando il turno dell'alba scendono in sciopero; a loro si uniscono i metalmeccanici delle Officine Putilov e, successivamente, gli studenti. I cosacchi non caricano i manifestanti, anzi, e più tardi si uniranno alla protesta assieme ai militari e ai soldati .
I ponti vengono alzati ma la Neva è ghiacciata e operaie, operai, giovani, sventolando bandiere rosse, vi scendono e a passo deciso e, rivendicando pane e pace, avanzano verso i palazzi del potere; lo zar fugge, è l'inizio della Rivoluzione di Febbraio.
Un anno dopo, proprio nel mese di febbraio, con decreto di Vladimir Lenin il calendario viene modificato; si passa così dal 1° al 13 febbraio 1918. Il 23 febbraio, in ricordo degli avvenimenti dell'anno precedente, si celebra il primo reclutamento di massa dell'Armata Rossa; quel giorno diventerà la festa dell'Esercito e della Marina sovietici. Con Vladimir Putin, nella Russia di oggi, è il Giorno dei Difensori della Patria. Il 23 febbraio, però, è il nuovo 8 marzo, così come il 25 ottobre è il nuovo 7 novembre, giorno della Rivoluzione d'Ottobre del 1917.
Le donne russe decidono allora, assieme ad Aleksandra Michajlovna Kollontaj, di trasformare l'8 marzo in una giornata di rivendicazioni per i diritti delle donne, in ricordo delle operaie della "Krasnaja Nit". Alexandra era diventata, prima donna della storia dell'umanità, ministro (commissario) per l’Assistenza Sociale la notte stessa della Rivoluzione d'Ottobre quando, nel pietrogradese Istituto Smolnyj, l'Assemblea Pan-russa dei Soviet aveva dichiarato la nascita dello stato degli operai e dei contadini.
Non sarà una festività ufficiale, piuttosto una giornata di sensibilizzazione per l'ottenimento di assistenza nelle pratiche domestiche che porterà alla nascita delle lavanderie e delle stirerie pubbliche, alla totale assistenza per l'infanzia e la maternità, all'uguaglianza salariale, allo sviluppo dell'industria leggera agro-alimentare - potentemente incentivata da Anastas Mikojan, Commissario del Popolo per il Commercio Estero e Interno - così come del sistema delle mense sui posti di lavoro, tutte iniziative che sgraveranno di molto le donne, favorendone una concreta emancipazione. Il voto le donne sovietiche lo avevano già ottenuto, anche in questo caso la notte stessa del 7 novembre 1917.
Nel giugno 1921 la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, tenutasi a Mosca una settimana prima dell'apertura del III Congresso dell'Internazionale Comunista, riconosce nell'8 marzo la "Giornata internazionale delle donne e delle lavoratrici", proposta che verrà pienamente accolta e ratificata da tutte e tutti i congressisti dell'Internazionale.
Possiamo dunque affermare che le operaie della "Krasnaja Nit", che avevano dato vita alla Rivoluzione di Febbraio, hanno trovato nelle donne comuniste russe e di tutto il mondo la volontà di universalizzare il ricordo della loro lotta. Così, sin dal 1922, la giornata dell'8 marzo è diventata, in ogni angolo del pianeta, un momento di rivendicazione per i diritti e la partecipazione femminile. In Italia, il 12 marzo 1922, una domenica, con il Partito Comunista impegnato in tutta la penisola a promuovere momenti di sensibilizzazione, Camilla Ravera, infaticabile rivoluzionaria e al tempo direttrice della rivista "La Compagna", è una delle relatrici. Nell'ottobre del '22 l'avvento del fascismo renderà quella l'unica mobilitazione in Italia tra le due guerre.
Certo, già dalla fine dell'Ottocento nel movimento marxista erano state proposte e celebrate giornate di lotta per i diritti delle donne e le date di marzo si fondavano sul richiamo alle giornate della Comune di Parigi e alla Rivoluzione tedesca del 1848, in questo caso per volontà di Clara Zetkin e Rosa Luxemburg. Solo casualmente, nel 1914, tale data fu l'8 marzo, una domenica scelta per una mobilitazione in più nazioni, a partire da Germania e Francia. Fino al 1921 invece, era stato il 18 marzo, primo giorno della Comune di Parigi del 1871, la data più frequentemente utilizzata, come successivamente le domeniche più prossime al 18 marzo.
È Aleksandra Kollontaj, assieme alle donne bolsceviche, a organizzare il 17 febbraio 1913, la prima celebrazione russa, una "Mattinata scientifica sulla questione femminile". Non essendo permesse iniziative pubbliche il raduno, seppure tenuto al chiuso presso la ex Borsa dei Cereali Kalašnikov di San Pietroburgo, con un biglietto d'ingresso di 5 copechi, si concluderà comunque con numerosi arresti. L'anno successivo saranno previste celebrazioni per domenica 8 marzo (23 febbraio del calendario giuliano) 1914, in contemporanea con le donne tedesche e francesi; tuttavia, tanto nella capitale baltica quanto a Mosca, tutte le organizzatrici saranno preventivamente arrestate dalla polizia zarista. A Mosca in ogni caso si tengono dei presidi all'aperto, molto partecipati in particolare dalle operaie tessili; a San Pietroburgo sono previsti nella mattinata dieci incontri, tutti annullati ma, alle sette di sera, quando il buio già avvolge la città e la neve cade turbinosa, nella sala Fedorova in Ulitza Malaja Grebetskaja 3 si tiene un'affollata assemblea. Nella lontana Samara la polizia non riesce invece a contrastare la conferenza pubblica dal titolo: "La donna lavoratrice e la sua partecipazione alle cooperative" e si racconta anche che a Rostov sul Don la giornata sia stata celebrata con grande entusiasmo e diverse conferenze nei circoli proletari e intellettuali.
Nel 1945, a Roma, le donne comuniste e socialiste dell'UDI, Unione Donne in Italia, decidono, prime in Occidente, di rendere anche nella penisola l'8 marzo giornata di lotta per i diritti delle donne, riallacciandosi alla lontana celebrazione del 1922. Come simbolo delle rivendicazioni scelgono la mimosa, fiore già sbocciato in quel periodo sui colli capitolini. Tuttavia, sapendo che un richiamo diretto alla Giornata Internazionale della Donna promossa dall'Internazionale Comunista potrebbe essere in Italia un limite alle rivendicazioni femminili, decidono di coniugare la giornata di lotta italiana con un avvenimento che nulla ha a che fare con l'8 marzo ma che, più in generale, è legato allo sfruttamento del lavoro femminile: la tragica morte delle operaie, in larga parte di origine italiana, della fabbrica tessile Triangle Shirtwaist Factory, ospitata nel Brown Building del quartiere di Greenwich a New York, avvenuta il 25 marzo 1911. Questo "aggiustamento" degli avvenimenti storici, con anche l'alterazione della data della tragedia trasformata nell'8 marzo 1908, domina per inerzia e ignoranza ancora oggi il resoconto mediatico italiano delle origini della giornata per i diritti delle donne. Un "aggiustamento" tuttavia ben noto al potere democristiano di allora che, infatti, emana circolari ben precise a firma di Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti e Mario Scelba, con minaccia di sanzioni e di licenziamento - in alcuni casi applicati - per i dipendenti pubblici che nella giornata dell'8 avessero distribuito volantini e mimose marzo sui luoghi di lavoro. Questa pratica repressiva durerà fino alla metà degli anni '60, all'avvento dei governi di centro-sinistra, guidati da Aldo Moro e con il socialista Pietro Nenni vicepresidente del Consiglio. Fino ad allora l'8 marzo, per la Democrazia Cristiana, resterà soltanto un subdolo tentativo di propaganda del bolscevismo.
Intanto nel mondo, in quella metà del XX secolo, avanzano impetuosamente i movimenti di lotta per la liberazione dal colonialismo e dall'imperialismo; nuove nazioni socialiste si affermano dall'Europa Orientale alla Cina, dal Vietnam alla Corea Popolare e all’ Africa. È così che molte nazioni di nuova indipendenza, richiamandosi esplicitamente al marxismo, decidono di celebrare l'8 marzo come tappa fondamentale del cammino emancipativo delle donne. Anche in America Latina, con la vittoria della Rivoluzione Cubana, l'8 marzo si afferma come giornata per i diritti delle donne. La produzione di manifesti colorati e combattivi per l'8 marzo si moltiplica in tutto il pianeta, da Belgrado a Pyongyang, dall'Avana ad Accra.
Subito dopo il suo insediamento nell'ottobre 1964 quale segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, Leonid Brežnev introduce nel calendario due nuove festività che saranno celebrate a partire dall'anno seguente, il 1965: l'8 marzo, Giornata Internazionale di Lotta per i Diritti delle Donne e il 9 maggio, Giorno della Vittoria, nel 1945, contro il nazifascismo nella Seconda Guerra Mondiale, quella che in russo si chiama la Grande Guerra Patriottica. Queste due ricorrenze sopravvivranno alla scomparsa dell'Unione Sovietica e sono ancora oggi due date fondamentali e festive per tutti i popoli un tempo sovietici e legati a Mosca, dalla Russia all'Asia Centrale.
Solo negli anni '70 la ricorrenza dell'8 marzo avrà, grazie ai movimenti giovanili d'ispirazione marxista, una larga diffusione anche in Occidente.
La battaglia planetaria per i diritti delle donne contro ogni forma di violenza e di discriminazione ottiene anche il riconoscimento delle Nazioni Unite, con la decisione di dichiarare il 1975 Anno Internazionale della Donna e, l'8 marzo 1975, i sovietici e molte nazioni di quello che oggi chiamiamo Sud Globale chiedono di tenere presso l'Assemblea Generale dell'ONU un dibattito sulla questione femminile. Successivamente le Nazioni Unite, con la risoluzione 32/142 del 16 dicembre 1977, istituiscono, per l'8 marzo di ogni anno a decorrere dal 1978, la "Giornata per i Diritti delle Donne e la Pace Internazionale".
La straordinaria partecipazione delle donne iraniane alla Rivoluzione Islamica convince l'imam Ruhollah Khomeyni a introdurre anche in Iran una data specifica per la celebrazione dei diritti delle donne, scegliendo l'11 dicembre, anniversario della nascita di Fatima, la figlia del Profeta Muhammad e sposa di suo cugino Ali, padre dello sciismo.
In Occidente l'8 marzo ha subito una duplice biasimevole degenerazione: da un lato il sistema consumistico-globalista ne ha trasformato il senso e il significato riducendolo a un mero momento commerciale nel solco della furia mercificatoria di ogni istanza e di ogni relazione. Dall'altro, gruppi esagitati di (pseudo)femministe hanno travalicato il senso delle legittime rivendicazioni, degradandolo a giornata dell'odio contro gli uomini, con una condanna aprioristica e strumentale di tutto ciò che sia maschile e in quanto tale, secondo loro, da ricondursi molto bislaccamente a un fantomatico "patriarcato" più immaginario che reale.
Questo cammino verso l'emancipazione femminile, del quale merita ricordare piuttosto le origini russe, può essere una buona occasione per riflettere sul futuro, provando a costruirlo nella pace e nell'amicizia tra i popoli. Senza le operaie della "Krasnaja Nit", che proprio quel giorno nel 1917 decisero, forse involontariamente, di diventare protagoniste della storia, senza il movimento comunista mondiale che ne ha ufficializzato la memoria, oggi l'8 marzo non sarebbe la meritoria giornata planetaria di celebrazioni e di rivendicazioni che è diventato.
Di Davide Rossi
08.03.2026
natascia 8 marzo 2026
Molte volte nella storia le madri hanno iniziato delle rivolte contro i regimi.