La Russia celebra il "Giorno della Vittoria" sul nazifascismo. Se l'Europa non cerca la pace, la storia potrà ripetersi

La Russia celebra il "Giorno della Vittoria" sul nazifascismo. Se l'Europa non cerca la pace, la storia potrà ripetersi

Di Eliseo Bertolasi per ComeDonChisciotte.org

Il 9 maggio, in tutta la Russia come nella maggior parte dello spazio ex-sovietico, si celebra il "Den Pobedy" (Il Giorno della Vittoria), la Vittoria sul nazifascismo come esito della Grande Guerra Patriottica (Velikaya Otecestvennaya Vojna).

L'atto di resa incondizionata della Germania nazista fu firmato dal maresciallo sovietico Zhukov e dal feldmaresciallo tedesco Keitel vicino a Berlino l'8 maggio 1945 alle 22:43 ora dell'Europa centrale. Sul documento posero le loro firme anche i rappresentanti di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti.

A Mosca, capitale dell'URSS, in quel momento erano già le 0:43 quindi il 9 maggio. La sera stessa le salve dei fuochi d'artificio riecheggiarono su Mosca per festeggiare la Vittoria: "la guerra era finita!"

Il Giorno della Vittoria non è solo la celebrazione della fine di una delle peggiori guerre della storia, il Giorno della Vittoria rappresenta, soprattutto, un anniversario di patriottismo, coraggio, onore, di unità del popolo, perché è stato unendosi e levandosi insieme in difesa della Patria che l'URSS riuscì ad arrivare alla Vittoria.

È una festa sempre molto emozionante e toccante: il Giorno della Vittoria unisce tutte le generazioni, ogni famiglia onora i suoi eroi, guarda le vecchie fotografie con i volti cari dei parenti che parteciparono alla Grande Guerra Patriottica.

Il 22 giugno del 1941 iniziò l'Operazione Barbarossa, sferrata contro l'URSS da Hitler senza nessuna dichiarazione di guerra.

Il livello di eccidi e di barbarie che i nazisti misero in atto nell'URSS, non fu eguagliato nei paesi invasi dell'Europa del Nord e dell'Ovest.

Alla base c'era una prospettiva di tipo ideologico. In effetti, gran parte della tremenda repressione messa in atto dal III Reich nei confronti delle popolazioni ucraine, bielorusse e russe, e certamente anche delle comunità ebraiche, era legata all'idea della loro presunta inferiorità.

Dal punto di vista ideologico è noto che il nazismo considerava tutti i popoli slavi, a partire dai russi, dei sub-uomini, sostanzialmente inferiori alla razza "ariana", questo dato giustificava di per sé l'idea di un allargamento ad Est della Germania a scapito delle popolazioni slave.

Il ricordo di quella guerra terribile è ben vivo nella memoria individuale e collettiva della Russia e di gran parte dello spazio sovietico. In quegli anni il popolo sovietico pagò un tributo altissimo di vite umane per respingere l'invasione nazista, stime approssimative parlano di oltre 25 milioni di morti: militari e civili. Non c'è famiglia che in quegli anni drammatici non perse qualcuno dei propri cari. I tedeschi, e gli altri eserciti europei che parteciparono all'invasione dell'URSS bombardarono, massacrarono, bruciarono interi villaggi... I civili, compresi i bambini, venivano impiccati e fucilati pubblicamente.

Dimenticare non si può e non si deve!

Commemorare questa Vittoria, pertanto, è una questione non solo di onore e di coraggio ma anche di rispetto e di gratitudine sia verso i propri cari caduti, sia verso coloro che in generale diedero la loro vita per liberare il Paese.

Arrivando fino a Berlino l'Armata Rossa liberò dal nazismo l'intera Europa. Anche in Italia combatterono soldati sovietici. Nonostante questa pagina eroica della nostra storia meriti di essere adeguatamente commemorata, ancor pochi, oggi, in Italia conoscono le vicende dei tanti sovietici che combatterono a fianco dei partigiani italiani.

Subito dopo la guerra, l'Italia entrò a far parte della NATO, quindi è comprensibile che le gesta di questi soldati fossero trattate con riluttanza, per timore di avvalorare l'ideologia comunista del "nemico".

Gli storici stimano che il loro numero totale fosse di circa 5.000. Si trattava di giovani provenienti da diverse repubbliche dell'Unione Sovietica: russi, ucraini, georgiani... In Italia, venivano semplicemente chiamati "russi". In molti casi erano prigionieri di guerra fuggiti dai campi di concentramento.

Questi "russi" rinforzarono i reparti d'assalto di varie formazioni partigiane e giocarono un ruolo di primo piano nelle operazioni di combattimento, vista la loro esperienza.

Più di 400 di loro caddero in battaglia, quattro furono insigniti della Medaglia d'Oro "Al Valore Militare": Fyodor Poletaev, Fore Mosulishvili, Daniil Avdeev e Nikolaj Buyanov, altri sette furono decorati con medaglie d'argento e di bronzo.

La storia si ripete

In questi ultimi anni pare che i figli e i nipoti di coloro che invasero l'URSS siano tornati all'attacco contro i figli e i nipoti di coloro che liberarono l'Europa dal nazifascismo.

Tra le varie forme di russofobia presenti in Occidente c'è un'evidente discriminazione verso i russi, i casi ormai non si contano: l'espulsione di artisti russi da eventi culturali (ci basti considerare tutte le polemiche delle ultime settimane per la presenza dei russi alla Biennale di Venezia), l'esclusione degli atleti russi dalle competizioni sportive se non col divieto di esporre la bandiera russa..

Dov'è l'"inclusività" tanto sbandierata dall'Europa?

Si dimentica che furono proprio i nonni e bisnonni di quei russi a cui oggi l'Italia impedisce di esibirsi in un concerto, o di partecipare ad una competizione sportiva, che versarono il sangue per liberare l'Europa, anche l'Italia, dal nazifascismo.

L'Unione Europea sta così demonizzando il paese che l'ha salvata dal terrore nazifascista riscrivendo il suo passato, dissacrando i suoi morti, distorcendo la sua storia.Questa strategia agisce in modo assolutamente consapevole ed è finalizzata a ridimensionare, quando non a cancellare, il ruolo dell'URSS nella Vittoria sul nazifascismo. Il meccanismo è semplice: non si può diffondere e sviluppare la russofobia nella società europea se prima non si cancella la memoria di quei fatti, quindi il naturale sentimento di ringraziamento verso la Russia.

Pertanto diventa essenziale riscrivere i manuali di storia: dove il comunismo è paragonabile al nazismo; dove i liberatori diventano aggressori, dove a liberare i prigionieri nei lager nazisti non furono i soldati dell'Armata Rossa; dove a liberare l'Europa e a sconfiggere Hitler furono gli "alleati" con le sembianze di divi di Hollywood, non i soldati dell'Armata Rossa con le loro unità mongole che arrivarono fino a Berlino.

Questa riscrittura, paradossalmente, se da una parte tende a omettere l'essenza antifascista e antinazista della Russia, dall'altra parte, finge di non scorgere all'interno dell'Europa e nell'Ucraina attuale, figlia del colpo di stato di Euromaidan, la rinascita del nazismo in funzione antirussa e russofoba. L'Ucraina è solo il mezzo, non il fine, per il piano finale dell'Occidente.

Di fatto, il conflitto ucraino, iniziato nel 2014 come esito della rivolta cosiddetta di "Euromaidan" di matrice occidentale, era finalizzato a creare un'"anti-russia" ai confini della Russia.

L'idea e i presupposti di questo colpo di stato, erano certamente quelli di impedire, o almeno danneggiare, la Russia che dal crollo dell'URSS, dopo la tragica "era Eltsin", stava rinascendo come super potenza militare economica mondiale.

Se la Guerra Fredda antisovietica iniziò quando l'URSS dopo la fine della "Grande Guerra Patriottica" cominciò a mostrare la sua capacità difensiva, industriale e tecnologica di fronte a un Occidente avido di potere e di risorse, similmente l'antagonismo antirusso di oggi si è ricreato in Europa occidentale dal momento in cui la Russia con la presidenza di Vladimir Putin è rinata ed ha cominciato a mostrare la capacità di recuperare tutta la sua secolare dimensione storica. La Russia erede dell'URSS è diventata di nuovo superpotenza come in precedenza lo era l'URSS.

La leadership europea non lo vuole accettare e ci sta trascinando verso la terza guerra mondiale, fingendo di non sapere che una guerra diretta con la Russia porterebbe l'Europa a delle conseguenze terrificanti, per l'eventualità di una rapida escalation verso l'uso dell'arma atomica. Stanno scherzano col fuoco, e sono riusciti a zittire ogni media, ogni partito politico che auspichi la fine della guerra, negoziati e un percorso verso la pace.

I nemici della Russia, tuttavia, non sono mai riusciti a comprendere una semplice verità: in Russia quanto più alto è il livello di pericolo per la Patria, tanto più il Paese fa quadrato intorno a sé stesso e l'unità del popolo porta alla Vittoria.

Questi signori dovrebbero sfogliare i vecchi libri di storia per vedere com'era Berlino in quel 9 maggio del 1945. Se non si fermeranno la storia si ripeterà!

Di Eliseo Bertolasi per ComeDonChisciotte.org

09.05.2026

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Commenti (2)

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    1. alduccio 10 maggio 2026

      L'Europa non gli ha mai perdonato di aver sconfitto il nazismo. Orsi. (e si vede)

    1. maghi 9 maggio 2026

      Ma quale WWIII? Mi pare che informazione e controinformazione su questo punto vadano d'accordo alla grande. Le guerre messe su dureranno ad libidum, ma perchè dietro c'è il progetto agenda 2030. Per arrivarci non c'è bisogno di una WWIII.

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