Simplicius
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In continuità con l'articolo di ieri sulla continua escalation dell'Ucraina che sta "sfumando i confini" del conflitto lanciando attacchi attraverso Paesi terzi, esamineremo le ramificazioni di questo processo, qualora dovesse continuare a svilupparsi su questa strada.
Prima però affronteremo uno degli argomenti più popolari attualmente in relazione al conflitto russo: quello del presunto e crescente "disagio" delle élite russe nei confronti della guerra. Questo tema è stato trattato in particolare in un recente articolo del Wall Street Journal, che lo ha affrontato nel modo più imparziale e credibile possibile per un organo di stampa occidentale:
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Nel pezzo si fa notare che diverse personalità russe di spicco hanno ammesso che gli obiettivi bellici della Russia non sono più raggiungibili. Il noto politico Oleg Tsaryov, ad esempio, ha scritto su Telegram il mese scorso che la Russia dovrebbe ora semplicemente porre fine alla guerra e dichiarare vittoria, poiché resistere all'Europa e aver riconquistato la maggior parte della Novorossiya rappresenta già di per sé una vittoria.
[Volevano che la Russia] fosse isolata. Trasformata in un paria. Ma non ha funzionato. Al contrario. Grazie alla resilienza della Russia, l'Occidente ha perso il suo monopolio sul controllo del mondo. Guardando alla Russia e alla Cina, l'India e il Sud del mondo sono diventati più audaci nel difendere i propri interessi nazionali. La Russia ha dimostrato che non bisogna obbedire ai dettami di qualcun altro. Grazie alla Russia, il mondo è diventato multipolare.
E l'Occidente, di conseguenza, si è disgregato. Una crisi in Europa. I partiti che hanno sostenuto la guerra contro la Russia stanno perdendo consensi. Gli Stati Uniti e l'Europa sono ai ferri corti.
Avendo tenuto duro, abbiamo vinto. Dovremmo partire dal presupposto di aver già vinto. Il nostro compito è porre fine alla guerra e conservare i risultati ottenuti, costruire una Novorossiya prospera.
Il vantaggio maggiore derivante dalla fine della guerra è che i nostri difensori tornerebbero a casa. Smetteremmo di perdere vite russe. Tutti i piani per "seppellire" la Russia sono falliti. Abbiamo pagato un prezzo alto. Ma abbiamo tenuto duro e riportato a casa la nostra terra e il nostro popolo. Per il Paese, questa è una vittoria.
Ciò che ha suscitato ancora più scalpore è stato un articolo scritto dal politologo russo Vasily Kashin. Anche lui ritiene che un accordo di pace basato sulla formula di Anchorage rappresenterebbe una grande vittoria per la Russia, considerate le alternative.
Qual è questa alternativa?
Egli sostiene, in modo credibile, che, a questo punto, sognare una grande vittoria militare sull'Ucraina sarebbe irrealistico perché la disparità di potere tra l'intero Occidente che sostiene l'Ucraina e la sola Russia è semplicemente troppo grande:
Il rapporto di potere tra le parti
L'Operazione Militare Speciale (OMS) si svolge sul territorio ucraino, è sostenuta da cinquanta economie sviluppate del mondo e gli alleati della Russia sono la RPDC e la Bielorussia. Tenendo conto dell'assistenza occidentale ricevuta (sia in termini di equipaggiamento che finanziari), le capacità ucraine sono approssimativamente pari al budget militare russo e superano le spese russe direttamente destinate all'OMS. L'Ucraina ha una popolazione inferiore, ma sta effettuando una mobilitazione generale, mentre la Russia ha portato a termine un’unica mobilitazione di trecentomila persone durante la guerra. Pertanto, in termini di risorse umane, le capacità delle parti sono comparabili.
La Russia possiede una potenza di fuoco e capacità di difesa aerea superiori, ma l'Ucraina, grazie all'accesso all’intelligence occidentale, ha un vantaggio in settori importanti come la ricognizione tattica e le comunicazioni. L'impiego di droni, un'arma chiave in questa guerra, è a un livello comparabile tra le due parti.
Pertanto, la guerra si svolge tra avversari di pari livello. Storicamente, guerre di questo tipo raramente hanno portato alla completa distruzione di una delle parti. Inoltre, possono avere una lunga durata e gli obiettivi delle parti coinvolte vengono significativamente modificati in base all'andamento del conflitto. Una tale modifica non dovrebbe sorprendere e non indica necessariamente un fallimento.
Ciò che distingue la sua critica è che risponde direttamente all'argomentazione più diffusa tra i massimalisti filorussi, secondo cui, se la Russia intensificasse le ostilità e trasformasse l'operazione militare in una "guerra su vasta scala", le cose cambierebbero e l'Ucraina verrebbe sconfitta senza difficoltà. Egli liquida tali fantasie come infantili.
Guerra “per davvero”
Potremmo ottenere risultati significativamente migliori se, come scrivono molti autori famosi, dimostrassimo "volontà", "iniziassimo a combattere sul serio", "smettessimo di trattenerci", "ci unissimo per la vittoria", ecc.? No, non abbiamo basi solide per aspettarci risultati qualitativamente così diversi. La pianificazione militare dovrebbe basarsi sullo scenario peggiore come punto di partenza e non può essere fondata sui sogni.
L'Ucraina sta indubbiamente esaurendo le proprie risorse umane più rapidamente della Russia. Tuttavia, a differenza della Russia, l'Ucraina opera in uno stato di guerra, il che le conferisce una maggiore resilienza, consentendo al governo di controllare l'agenda interna e di usare la violenza per reprimere il dissenso. L'economia ucraina è stata in gran parte distrutta e la crescita economica del Paese è in larga parte artificiale, basata su finanziamenti esterni a fini militari. Tuttavia, finché l'Unione Europea continuerà a finanziare la guerra, questo non rappresenta un problema significativo. I criteri di resilienza applicati a una tipica nazione dilaniata dalla guerra che si affida alle proprie risorse non si applicano all'Ucraina. Le autorità ucraine possono sottrarre all'economia una quota di popolazione molto maggiore e subire perdite sul campo di battaglia ben più consistenti rispetto ad un Paese "normale".
Osserviamo crescenti difficoltà di mobilitazione e un aumento degli attacchi contro i dipendenti dei TSK [gli addetti ai Centri Territoriali di Reclutamento e Supporto Sociale ucraini, N.D.T.], ma finora ciò non si è tradotto in azioni di protesta coordinate, nemmeno a livello delle singole regioni. Non vi è motivo di prevedere che ciò accadrà nel prossimo futuro. Dobbiamo presumere che l'Ucraina continuerà a presidiare il fronte per diversi anni a venire.
Allo stesso modo, non abbiamo motivo di aspettarci che l'impasse posizionale nella guerra in Ucraina venga superata in un futuro prevedibile. Finora non sono state trovate soluzioni tattiche o tecniche che ci diano la possibilità di tornare alla guerra mobile di fronte alla trasparenza del campo di battaglia e all'uso massiccio di droni FPV in assenza di contromisure efficaci.
Non vi è motivo di aspettarsi un rapido sviluppo di mezzi tecnici e tattiche che consentano di effettuare brecce profonde nelle difese nemiche. È possibile che tali tecniche siano in fase di sviluppo segreto, ma possiamo basarci solo sulle informazioni a nostra disposizione. Pertanto, l'idea di poter far crollare rapidamente il fronte ucraino "mobilitandoci, impegnandoci a fondo e colpendo con tutte le nostre forze" dovrebbe essere scartata e dimenticata. Il comando russo opera entro i limiti della situazione, cercando di ottenere il miglior risultato possibile.
L’autore respinge anche l'idea di "distruggere i ponti sul Dnepr" e di come ciò paralizzerebbe l'Ucraina. Ritiene che la Russia stia già operando al massimo delle sue capacità militari e che realisticamente non possa infliggere all'Ucraina una pressione maggiore di quella che sta già subendo.
In definitiva, egli conclude che il congelamento del conflitto secondo gli attuali parametri sia l'unica aspettativa ragionevole, visti i precedenti storici.
D'altro canto, il Russia-Eurasia Center della Carnegie Endowment ritiene che la tesi del "conflitto tra le élite" sia completamente esagerata .
In un nuovo articolo scrivono che questo tipo di pensiero illusorio ha enormemente esagerato una disputa interna all'élite che non aveva alcun reale fondamento esistenziale:
Da diverse settimane, alcuni commentatori sostengono che il presidente russo Vladimir Putin starebbe perdendo il controllo, che la sua popolarità sarebbe in calo e che un aperto conflitto tra i gruppi dell'élite russa starebbe minando il regime. Il principale indicatore dell'instabilità del sistema sarebbe, a loro dire, l'insolito livello di frustrazione per le interruzioni di internet a Mosca e San Pietroburgo.
Fonti interne citate da Bloomberg hanno suggerito che Putin avrebbe allentato le restrizioni a seguito delle pressioni del suo blocco politico interno. Le fonti del Guardian, tuttavia, non sono d'accordo e sostengono che Putin starebbe invece rafforzando la sua linea dura a causa della sua totale dipendenza dal Servizio di sicurezza federale (FSB).
Niente di tutto ciò era pura fantasia. La tensione all'interno del sistema politico russo era effettivamente aumentata, ma non si era trattato di una crisi esistenziale. Il conflitto sulle restrizioni di internet era di natura burocratica, non politica. Non era una lotta per la libertà, né un tentativo di impadronirsi del potere. Era uno scontro tra due gruppi di burocrati che cercavano di proteggere i propri interessi e il calo di popolarità di Putin è stato solo un'arma in questo conflitto.
In definitiva, l'apparato di sicurezza russo ha avuto la meglio. Le restrizioni online si sono normalizzate e l'FSB e il governo sono stati incaricati di collaborare per garantire che alcune funzioni chiave rimangano accessibili.
La loro conclusione? Putin e lo "stato di sicurezza" hanno vinto, dimostrando una rapida stabilizzazione di qualsiasi conflitto interno:
In altre parole, il conflitto è stato risolto senza mettere in pericolo il regime. Il sistema è stato stabilizzato con successo.
L'articolo arriva persino a denunciare il recente "calo di popolarità" di Putin nei sondaggi, definendolo in gran parte illusorio, il risultato di deliberate manovre politiche da parte degli oppositori nella cosiddetta "burocrazia".
Il Moscow Times, notoriamente anti-russo, concorda con questa interpretazione:
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Gli autori sottolineano con disinvoltura che lo spirito del tempo ricorrente dovrebbe essere ovvio a chiunque:
La Russia è in guerra contro il suo vicino. La sua economia è surriscaldata e dipende dal conflitto in corso, mentre il Paese sta rapidamente diventando più autoritario con un'ulteriore limitazione dei diritti politici.
La data non è il 2026, è il 1999. O il 2008. O il 2014. Non importa. In nessuno di questi casi la Russia era crollata.
...per diversi decenni, si sono susseguiti titoli di giornale che annunciavano la Russia sull'orlo del collasso o addirittura in procinto di collassare da un momento all'altro. Un articolo di copertina del 2001 su The Atlantic proclamava che "la Russia è finita". Recentemente, una nuova ondata di argomentazioni a favore del declino della Russia si è riversata nel dibattito, prevedendo il collasso dell'esercito russo o addirittura un colpo di stato a Mosca.
Giungono alla stessa conclusione: non illudetevi, la Russia se la sta cavando bene e sta compiendo enormi progressi con il Sud del mondo nonostante sia soggetta a sanzioni di livello storico.
Come conciliare queste due parti?
Una fazione occidentale anti-russa avverte che la Russia non si ritirerà presto e può continuare la campagna in Ucraina a tempo indeterminato, mentre un numero "crescente" di persone vicine al Cremlino ammette che la guerra potrebbe essere una situazione di stallo irrisolvibile, da risolvere il prima possibile.
Come ho scritto di recente in un altro articolo, un altro esperto russo ha ritenuto che i falchi russi fossero la voce più forte, nonostante l'ascesa del campo "disfattista". Al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), diverse altre figure di spicco russe hanno presentato una visione diversa, persino più massimalista, dell'OMS.
Un colonnello in pensione dell'SVR russo ha affermato che il Paese deve prepararsi a decenni di conflitto :
«Dobbiamo imparare a convivere con questa guerra. Ciò non significa che dobbiamo fermare tutto, interrompere lo sviluppo economico. Al contrario, dobbiamo costruire il nostro sistema statale e la nostra economia in modo tale che assolvano non solo al compito dello sviluppo, ma anche a quello della difesa», ha affermato Bezrukov.
Doppiaggio tramite intelligenza artificiale e traduzione sottotitolata di una delle sue dichiarazioni:
— [email protected] (@bilosta19570645) June 7, 2026
L'agente segreto russo Bezrukov, che ha operato sotto copertura negli Stati Uniti per oltre un decennio, parla del "nuovo tipo di guerra" e della "strategia dell'Occidente":
"La strategia dell'Occidente è molto semplice. Aumentano gradualmente il grado di escalation. E non si fermeranno, perché non hanno vie di fuga. Noi rappresentiamo una minaccia esistenziale per loro.
Ormai è inutile conquistare territori, i prezzi hanno smesso di salire e non ha senso occuparli. Questa è una guerra di logoramento e devastazione. Lo vediamo già sul nostro fronte e in Medio Oriente."
Questo sentimento è stato condiviso da Konstantin Malofeev, fondatore di Tsargrad, che ha delineato molteplici possibili traiettorie per il futuro della Russia.
Le diapositive riassuntive:
Se le diapositive precedenti risultassero di difficile lettura, ecco la trascrizione degli esiti positivi.
Innanzitutto, la cronologia decennale:
2036 • Un'immagine chiara della vittoria nella guerra ideologica, basata su previsioni e pianificazione; • Annessione di Kiev, Odessa, Charkiv, ecc.; • Vittoria nella lotta ideologica, consolidamento definitivo di una visione del mondo sovrana; • Instaurazione della bipolarità pur mantenendo l'opposizione, in cui la Russia svolge un ruolo principale; • Il crollo dell'UE; • La crisi del centrismo americano; • La creazione di uno stato cuscinetto completamente controllato sul territorio dell'Ucraina, o l'annessione dell'Ucraina alla Russia, o la creazione di un nuovo stato slavo orientale.
Innanzitutto, va detto che Malofeev è uno degli "oligarchi" più importanti legati all'OMS, infatti Igor "Strelkov" Girkin aveva iniziato la sua carriera come sua guardia del corpo personale e si dice che Malofeev abbia avuto un ruolo determinante nell'organizzazione della prima rivolta che aveva portato agli eventi del 2014 e successivi. Pertanto, gli si dovrebbe prestare la dovuta attenzione quando parla del futuro dell'OMS.
Come si può notare sopra, egli considera la tempistica piuttosto lunga, con la possibile conquista di Kharkov, Odessa e Kiev entro il 2036. Sembra non vederci alcun problema, poiché lui – e presumibilmente i potenti interessi a lui collegati e che rappresenta – credono che il conflitto sia una questione esistenziale per la Russia, senza limiti di tempo, e che debba essere portato avanti fino alla fine, a qualunque costo.
La sua visione favorevole per la Russia, che si estende per circa 25 anni, è la seguente:
2050 • Ruolo di leadership nel garantire la sicurezza e la giustizia globali; • Completa multipolarità, rafforzamento della soggettività della Russia; • Formazione di una nostra macroregione in Eurasia; • Trinità del popolo russo; • La morte dei piani imperialisti dei paesi occidentali
Il vice capo del Ministero degli Esteri russo ha ribadito questo concetto:
"La Russia può continuare la sua operazione militare speciale in Ucraina per tutto il tempo necessario", ha dichiarato Sergei Ryabkov, vice capo del Ministero degli Esteri russo.
▪️Ha anche annunciato che la Russia potrebbe ricorrere all'uso di armi nucleari in determinate circostanze.
"Gli attacchi all'integrità territoriale della Russia da parte degli aggressori, negli scenari peggiori, potrebbero portare all'uso di armi nucleari", ha osservato Ryabkov.
▪️Secondo la Costituzione, ciò si applica anche ai territori della LNR, della DNR e delle regioni di Zaporizhia e Kherson, dalle quali la Russia chiede il ritiro delle truppe ucraine, ci ricordano i media.
In precedenza, l'ex colonnello dell'SVR Bezrukov aveva affermato:
“Dobbiamo costruire il nostro sistema statale e la nostra economia in modo tale che assolvano sia al compito dello sviluppo che a quello della difesa.”
Ciò che si può chiaramente dedurre è che molte élite russe di alto livello, in particolare quelle legate all'apparato di sicurezza statale (lo stesso Malofeev è spesso collegato al GRU), prevedono per la Russia un conflitto esistenziale generazionale che va ben oltre la semplice cattura di una qualche anonimo "Mala Tokmachka" [un piccolo villaggio nell’oblast’ di Zaporizhzhia, N.D.T.] lungo un fronte desolato e flagellato dai droni.
Possiamo solo supporre che Putin abbia una mentalità simile, soprattutto alla luce delle sue recenti dichiarazioni allo SPIEF, in cui sembra aver confermato più volte la posizione massimalista, ribadendo che tutti gli obiettivi dell'OMS saranno raggiunti, compresa la conquista del Donbass e la denazificazione.
Alla luce di ciò, la rivista Foreign Affairs del CFR ha pubblicato questa settimana un articolo particolarmente perspicace:
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Nel pezzo, gli autori sostengono che la Russia ha riorganizzato l'intera economia e la società attorno alla guerra, e ciò significa che ci sono pochissime possibilità che la Russia possa o voglia porre fine al conflitto a breve termine; la sua "inerzia" è semplicemente troppo grande, e troppi aspetti cruciali della società russa sono ormai intrinsecamente legati alla continuazione della guerra.
Dopo oltre quattro anni di conflitto, l'economia e la società russe si sono riorganizzate attorno alla guerra, creando un potente insieme di incentivi interni che rende la fine del conflitto difficile, e persino pericolosa, per il presidente russo.
Ma, se pensate che quanto sopra rappresenti una dura condanna della Russia, potreste sbagliarvi. L'articolo osserva – seppur in modo un po' subdolo – che la Russia ha in realtà tratto notevoli benefici dal conflitto, stabilizzando la propria economia e unificando la popolazione.
Nel corso del tempo, la guerra ha generato un ordine istituzionale ed economico autosufficiente che limita persino Putin. La base fiscale e industriale della Russia è diventata strutturalmente dipendente dalla spesa militare, al punto che intere regioni e settori non potrebbero sopravvivere senza di essa. Le indennità di combattimento e gli stipendi maggiorati per il settore della difesa hanno garantito a milioni di russi nelle regioni più depresse i primi veri aumenti di reddito dopo anni.
Si tratta di un'economia sommersa in espansione, fatta di contrabbando e di blandi controlli doganali, che continua a far affluire beni di consumo in un Paese sottoposto a sanzioni, generando nuovi interessi commerciali e catene di approvvigionamento legate alla guerra, difficilmente reversibili.
Il numero di imprese del complesso militare-industriale russo è pressoché triplicato dall'invasione e queste aziende impiegano ora circa quattro milioni e mezzo di persone. La produzione bellica è cresciuta del 20% solo nel 2025.
Una piccola ma interessante digressione: l'articolo rileva che 140.000 veterani sono "tornati dalla guerra".
Un'altra fonte di tensione per lo Stato russo è la crescente classe di veterani: si stima che circa 700.000 soldati faranno ritorno dal fronte. Circa 140.000 sono già tornati definitivamente a casa e oltre mezzo milione li seguirà in futuro. Il Cremlino sta lavorando per trasformare gli ex soldati in una fedele base politica; Putin ha definito i veterani di guerra la "nuova élite".
Ricordiamo, come ci veniva detto, che le truppe russe non vengono mai realmente congedate e che il contratto firmato è "eterno", fino alla morte. Questo è fondamentale per le affermazioni occidentali secondo cui le perdite della Russia sarebbero altissime perché, nonostante il reclutamento di un numero enorme di soldati, le dimensioni dell'esercito russo non crescono proporzionalmente. Ho sostenuto fin dall'inizio che la Russia congedava i veterani i cui contratti erano scaduti, e ora abbiamo una sicura conferma dal CFR.
Anzi, più avanti nell'articolo, inspiegabilmente, elencano un numero ancora più alto:
A gennaio, i media statali russi hanno riportato che circa 250.000 veterani erano disoccupati. La notizia è stata rapidamente rimossa da Internet, segno della delicatezza politica della questione.
Quindi, la Russia ha 250.000 veterani che sono già tornati dalla guerra e che, in assenza di vittime registrate, probabilmente vengono conteggiati tra le "perdite" dalle fonti occidentali, una volta sottratti dal calcolo delle entrate e delle uscite tra reclutamento e crescita dell'esercito.
Tornando al punto, l'articolo si conclude in modo appropriato:
[Putin] non può smobilitare senza scatenare una vasta crisi di disoccupazione e di reintegrazione. Non può tagliare le spese per la difesa senza devastare le regioni e le industrie che ne dipendono. E non può abbandonare la narrazione della lotta esistenziale senza minare la legittimità su cui si fonda la sua autorità.
La guerra potrebbe essere iniziata con la decisione di un solo uomo. Ma finirà solo quando cambieranno gli incentivi di fondo che la alimentano, sia per esaurimento, sia per pressioni esterne, sia per vie d'uscita che rendano la pace meno costosa. Comprendere i vincoli invisibili che limitano persino le scelte del governante è il primo passo per progettare queste vie d'uscita. Troppe energie diplomatiche sono state spese cercando di leggere nella mente di Putin. Sarebbe meglio impiegarle cercando di capire la macchina da guerra che ha costruito e i modi in cui questa macchina ora governa il Paese senza di lui.
Mentre leggete quanto sopra, ricordate ancora una volta le parole di Bezrukov:
“Dobbiamo costruire il nostro sistema statale e la nostra economia in modo tale che assolvano sia al compito dello sviluppo che a quello della difesa.”
Si noti la somiglianza con la strategia già nota scelta da Putin: ovvero il famigerato "equilibrio" che consiste nel mantenere un'organizzazione sociale in fase di stallo, pur continuando a concentrarsi principalmente sullo sviluppo dell'economia e della sfera sociale russa.
Un ricercatore commenta giustamente questa visione :
Ciò che questa e altre argomentazioni simili non colgono, tuttavia, è che l'intera dinamica non richiede necessariamente una guerra ad alta intensità come quella che stiamo vedendo ora. Una guerra a bassa intensità, o ancor meglio una "guerra fredda" regolamentata con l'Europa, soddisferebbe ugualmente gli interessi della Russia, ma ad un costo inferiore.
Aggiungendo a questo quadro le proiezioni di figure di spicco russe che prevedono una guerra che si protrarrà per decenni, possiamo giungere alla seguente conclusione. Contrariamente a quanto affermano i pessimisti e i "troll preoccupati", la Russia non considera il conflitto di breve durata, ma è determinata a prolungarlo anche per generazioni, finché non saranno raggiunti tutti gli obiettivi. Questo può sembrare controintuitivo, dato che la sua durata ha già superato quella di entrambe le guerre mondiali, ma ciò non sembra preoccupare la leadership russa, presumibilmente perché non considera la continuazione della guerra una grave minaccia per il tessuto economico e sociale del Paese, e forse, al contrario, come riportato da Foreign Affairs, un fattore motivante e incentivante per il raggiungimento di tali obiettivi.
Al forum SPIEF, Putin ha ribadito la sua convinzione che l'Ucraina stia perdendo un numero catastrofico di soldati, sia a causa delle diserzioni che delle perdite umane. È evidente che, sulla base delle proiezioni interne del Ministero della Difesa, egli ritenga che la Russia stia di fatto smilitarizzando le Forze Armate ucraine e ne stia causando il collasso.
La recente ondata di disperati appelli di Zelensky per un cessate il fuoco e "colloqui" con Putin sembra indicare che l'Ucraina stia molto peggio di quanto sia disposta ad ammettere. Non possiamo essere assolutamente certi di quale aspetto specifico stia causando a Zelensky un'angoscia così pressante: la carenza di uomini, i problemi economici, le pressioni politiche o forse tutti questi fattori insieme. Ma è chiaro che la Russia rimane calma e fiduciosa nonostante le crisi create ad arte con "attacchi a lungo raggio", i cui effetti sono enormemente esagerati dalla guerra dell'informazione. E l'Ucraina è sempre più disperata nel cercare di convincere Putin a sedersi al tavolo delle trattative: Zelensky ha rivolto oggi un appello diretto senza precedenti a Putin stesso tramite una lettera aperta, e, secondo alcune fonti, ha fatto anche un tentativo ancor più senza precedenti di contattare Putin privatamente attraverso canali informali.
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Il deputato ucraino Goncharenko ha rivelato che il misterioso uomo d'affari era Roman Abramovich. Il partito "vincente" si spingerebbe a tanto pur di raggiungere un rapido accordo?
Per chi fosse interessato, l’impietosa “lettera aperta” ufficiale può essere letta integralmente qui:
Allo SPIEF, Putin ha commentato la patetica lettera di Zelensky, il cui intento sembrava più quello di insultare e offendere il presidente russo e di ottenere punti a suo favore con la cerchia di lacchè europei di Zelensky, piuttosto che quello di facilitare un vero e proprio incontro. Come messaggio diretto delle intenzioni della Russia, la risposta di Putin alla lettera irrispettosa è stata concisa: invece di rivolgersi direttamente a Zelensky, Putin si è rivolto alle truppe russe con le immortali parole: "Lavorate, fratelli".
— [email protected] (@bilosta19570645) June 7, 2026
Come ultima clip, il commentatore russo Vladimir Soloviev ha strapazzato un giornalista di Die Welt nel suo stile unico e caratteristico riguardo all'OMS:
— [email protected] (@bilosta19570645) June 7, 2026
Certo, ho poi scoperto che il giornalista di origine svizzera Roger Koppel è un conservatore che, in realtà, condivide molte delle posizioni euroscettiche di Soloviev ed è favorevole alla Russia, ma si può tranquillamente affermare che Soloviev qui si rivolge all'intero Occidente.
L'intervista completa contiene molti altri spunti interessanti, per chi fosse interessato:
Simplicius
Fonte: simplicius76.substack.com
Link: https://simplicius76.substack.com/p/russia-at-the-crossroads-as-elites
06.06.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org



XYZ 8 giugno 2026
articolo e analisi che ricordano la favosa di Esopo della volpe e l'uva