IL TORMENTO
Stava pensando di cambiare il nome sul citofono.
Capitava, spesso, che qualcuno dalla strada suonasse il campanello ed invocasse:
“per favore, mandaci tuo figlio!”
oppure:
“il tuo figliolo deve essere Presidente!”.
Qualcun altro, più ardito (sempre gradito), era addirittura salito al pianerottolo di casa per invocare di persona:
“lascia che tuo figlio diventi Presidente, il Paese è allo stremo!”.
Non ne poteva più, si sentiva braccato, isolato, tante che anche al bar qualcuno lo avvicinava e lo pregava:
“manda avanti tuo figlio”.
Era una situazione difficile , un tormento, che nemmeno le cure della moglie od un buon bonifico potevano alleviare.
Anche il sonno era tormentato: sentiva la voce del suo capo (oramai ex) ripetere:
“se un ladro ruba deve andare in galera, ma se ruba uno dei nostri deve andare all’ergastolo”.
Alla fine, stanco, si arrese, e decise di candidare il suo primogenito alla carica di Presidente dell’Automobile Club d’Italia.
Il Figlio fu menzionato, fu candidato e nel terzo atto venne eletto: un successone!
Prima della sua elezione, molti meccanici sostituivano l’olio di malavoglia, i benzinai idem, i gommisti stringevano 3 bulloni su 4, nessuno che voleva riempire le buche delle strade, insomma il settore automobilistico era allo sbando (strada sdrucciolevole).
Lui, il Figlio, sin da piccino, verso gli otto anni, manifestava spiccate doti presidenzialiste: sapeva a memoria le sigle automobilistiche (le vecchie targhe) e i simboli delle case automobilistiche. Non è da tutti.
Verso gli undici anni sapeva a memoria le aree di servizio dell’Autostrada del Sole.
Per lui la “Rustichella” e il “Camogli” non avevano segreti.
Era affascinato dalla Storia tanto che sapeva tutto sui famosi ottani e sui terribili alifatici: usi, costumi, tradizioni e lingua.
Essendo giovane e con tutte queste straordinarie doti (e competenze) si rischiava che potesse emigrare verso qualche altro Paese con la certezza di un reddito adeguato.
Infatti, avere un giovane di questo calibro pagato a 800 € al mese sarebbe stato un peccato imperdonabile per un Paese che ambisce alle alte vette dell’economia m0ondiale.
E fu così che un giorno, Sticchi Damiani, l’allora Presidente ACI in carica, venne scaricato. Dicevano che prendesse già troppi soldi, ma che pretendesse anche bustarelle. Accuse gravi, infamanti e forse “utili”.
LE EMERGENZE
Dire che in Italia ci sono delle emergenze è fin troppo facile.
Per esempio d’estate, da cinquant’anni abbiamo l’emergenze idrica in Sicilia. È un problema difficile perché l’acqua, come noto va dove vuole e non si lascia acchiappare. Ma non è il solo problema:
- abbiamo l’emergenza Taranto (ILLVA), dove la gente muore di cancro che è una meraviglia (per l’INPS)
- abbiamo l’emergenza del lavoro pagato la metà
- abbiamo l’emergenza della Giustizia che però risale già ai tempi di Sandro Pertini
- abbiamo l’emergenza sanitaria dove per un esame medico con la mutua si deve aspettare il decesso
- abbiamo l’emergenza delle carceri per sovraffollamento, dove però i detenuti hanno pensato di risolvere il problema suicidandosi, così lasciano lo spazio. Solo che muoiono anche gli agenti e qualcosa non torna
- abbiamo l’emergenza degli gli anziani che muoiono soli in casa
- abbiamo l’emergenza dei bambini che devono pagare il ticket sanitario e poi stranamente mancano le nascite
- abbiamo l’emergenza delle persone che per mangiare cercano qualcosa nella spazzatura del mercato
- abbiamo l’emergenza di fior di influencer che rimbecilliscono le nuove generazioni
- abbiamo l’emergenza di 1100 morti sul lavoro ogni anno (mko_0010081s – stadiofinale)
Ne avremmo tante di emergenze e forse il peggio deve ancora arrivare.
Mentre tutti noi si era distratti a guardare se si arrivava o meno a fine mese con gli ultimi spiccioli, il gobierno Meloni, lungimirante (eredi di Almirante), decideva che vi era l’emergenza di spendere i soldi del PNRR (il debito dei traditori), e poi quatta quatta, arrivava l’emergenza col D.L. 208/2024:
Emergenze – Sport e cultura L’articolo 7 reca disposizioni urgenti necessarie a garantire lo svolgimento delle elezioni degli enti pubblici con natura anche di federazione sportiva. In particolare, tale articolo esclude, in via interpretativa, l’applicabilità agli enti pubblici aventi anche natura di federazione sportiva delle disposizioni che hanno eliminato il limite ai mandati consecutivi dei presidenti delle Federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate e degli enti di promozione sportiva, nonché delle rispettive strutture territoriali regionali, e previsto una maggioranza qualificata in caso di candidatura successiva al terzo mandato consecutivo da parte dei presidenti.
In altre parole il gobierno Meloni, a gennaio (ma anche prima) già immaginava che Sticchi potesse avere delle noie penali e quindi, in via emergenziale, come se vi fosse stata una tromba d’aria, venne deciso che Sticchi non poteva essere Presidente in eterno.
Giustamente Sticchi non poteva rimanere in eterno presidente dell’ACI, egli infatti è un comune mortale, quindi è destinato ad una fugace esistenza. Al contrario, la sorte è diversa per i “semidei“:
- Senatore Ignazio La Russa, Fratelli d’Italia, in carica da oltre 30 anni
- Senatore Pierferdinando Casini, Aut (SVP-PATT, UV), in carica da oltre 39 anni
- Senatore Maurizio Gasparri, Forza Italia, in carica da oltre 30 anni
- Senatore Umberto Bossi, Lega, in carica da oltre 31 anni
- Deputato Giancarlo Giorgetti, Lega, in carica da oltre 26 anni
- Senatore Paolo Romani, Misto, in carica da oltre 28 anni
- Deputata Stefania Prestigiacomo, Forza Italia, in carica da oltre 28 anni
Il sospetto, atroce, è che tutta questa fretta sia servita per bruciare sul tempo altri candidati. Lo so, penso “male”, pazienza brucerò all’inferno con una comitiva di sodomiti.
L’IMPORTANZA DEL CAVALLO
Il valente figliolo, Geronimo, ama la natura, in particolare i cavalli.
Siccome il nostro Presidente della Repubblica è sempre attento ai bisogni del Paese (nel senso di “necessità”, dai, stiamo seri!), egli (il Presidente) ha subito percepito la spiccata sensibilità di Geronimo verso gli equini, e quindi il Divin Mattarella prontamente nomina il prode “capo indiano“: “Cavaliere del Lavoro”, e così fa contento il cavallo, il cavaliere ed anche la famigghia.
Chiaramente le solite malelingue osano insinuare che quella del primogenito sia stata una nomina di stampo “nepotistico” o meglio, “paterno”.
Purtroppo non c’è rimedio alla perfidia dei novax (sì, chi è contro il Governo è automaticamente un novax ed antisemita), infatti se i novax avessero letto bene i requisiti per diventare Cavaliere, avrebbero capito che Geronimo ha tutte le carte, cartine e cartucce per essere nominato “Cavaliere del Lavoro”. Ecco i requisiti:
6. A chi può essere concessa l’onorificenza di Cavaliere al Merito del Lavoro? A imprenditori o manager, anche stranieri, che abbiano contribuito in modo significativo alla promozione dell’economia nazionale con la loro attività nei settori dell’agricoltura; dell’industria; del commercio, turismo e servizi; dell’artigianato; del credito e delle assicurazioni.
E qui il Popolo deve essere riconoscente: le cronache riportano che da quando il Figlio è stato nominato Presidente dell’Automobile Club di Milano i lavoratori milanesi avevano avuto lo stipendio raddoppiato e pagavano la benzina alla metà degli altri. Questo miglioramento sociale è quasi tutta opera del Figlio, e il Divin Mattarella ha saputo tradurre la riconoscenza in “cavalierato”.
QUANDO SI DICE IL CASO…
Vediamo le date ed i fatti..
Il 4 maggio Sticchi viene rinviato a giudizio per falso.
Il 13 novembre 2024 Sticchi viene prosciolto dall’accusa di falso.
Il 13 gennaio 2025 diventa operativo il D.L. 208/2024 in materia, per l’appunto, di “emergenze”.
Il 9 luglio 2025 Geronimo La russa viene eletto presidente.
Ecco cosa succede essere al posto giusto al momento giusto (e magari con qualche parente giusto).
È singolare che i fatti contestati a Sticchi risalgano al 2020 e che abbiano aspettato 4 anni per rinviarlo a giudizio. È ancora strano che la Procura prima lo rinvia a giudizio poi si accorge che la documentazione era “regolare”.
È una vera fortuna che Sticchi guadagni oltre 2 milioni all’anno, perché con tale reddito non avrà avuto problemi per pagare una “inutile” parcella al suo avvocato. In pratica uno spende 20.000€ di avvocato e poi gli dicono:
“oops, scusa ci eravamo sbagliati, scusa ancora”.
RASSEGNATI
Con questa gente (governo ed affini) la speranza è morta.
Il Paese è “muto” perché è stanco, ad un passo dalla disperazione. Diciamo che il Paese è “muto” anche perché, per motivi di sicurezza, è vietato manifestare.
Almeno Mussolini aveva il “coraggio” della violenza, mentre questi squaquaroni devono inventarsi le scuse più strampalate per togliere la libertà di espressione e di critica.
Se un giovane non appartiene alla “ghenga” giusta, avrà davvero poche possibilità di vivere in Italia, al massimo sopravvive, perchè se lo stipendio serve solo per pagare le spese allora non è lavoro, ma schiavitù perchè lo schiavo viene “pagato” giusto quel tanto per vivere. Proprio come oggi.
In Italia il patto sociale è stato rotto: non è più una “Repubblica fondata sul lavoro,” ma una “consorteria che affama il Popolo”.
L’Italia è un Paese che erogava oltre 2 milioni ad un dirigente pubblico (Sticchi) per poi dare 350.000 € ad un figlio di papà facente il Presidente del Senato. Così non può funzionare.
Comunque c’è anche qualche buona notizia: ora finalmente in casa La Russa si respira aria “presidenziale”: Presidente il Padre e Presidente il Figlio (primogenito). A dire il vero mancherebbe il terzo virgulto, ma appena sarà assolto potrà cominciare anche lui la sua carriera presidenziale. Siamo ansiosi di conoscerne le singolari virtù, magari alla SIAE visto che pare gli piaccia la musica (do-re-mi…).
Del secondo figlio non si sa, forse “in medio stat virtus”, visto mai.
FINALE
Non è giusto rassegnarsi. Le nuove generazioni non meritano di nascere già sconfitte. É necessario cercare il bene che può unire perchè stando da soli si può solo perdere.
Il telefonino è un ottimo strumento, ma ora è diventato peggio un psicofarmaco-sociale. Al contrario, serve incontrarsi, serve discutere, serve litigare e serve soprattutto il rispetto.
Non abbiamo altra scelta.
stadiofinale.it
08-09.2025
absitiniuriaverbis 14 settembre 2025
Il "tutti tengono famiglia", è un pilastro della società italiana che, come tutti i pilastri, a volte regge il tetto e a volte ti cade in testa.
È il più grande sport nazionale dopo il calcio e il lamentarsi del governo.
È una corsa a ostacoli dove gli ostacoli li mettiamo da soli, comprati a rate.
È un mantra che ci ripetiamo per rendere poetici i mutui, eroiche le notti insonni e epiche le file alle poste per pagare le bollette.
Amiamo la nostra famiglia più della vita stessa, è vero. Ma forse, ogni tanto, potremmo smettere di "tenerla" come un pesante fardello da giustificazione universale e iniziare semplicemente a "viverla". Magari, ogni morte di papa, anche dire di no a un "devo" imposto da chissà chi.
Perché una famiglia si tiene per mano, non per dovere.
PS:Questa satira è stata finanziata da un mutuo trentennale e dalla necessità di giustificare un ritardo. Tengo famiglia.