LA RETORICA DA LACCHE'

Benigni Braschi festival Venezia

Ferdinando Pastore

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Le parole, le immagini partorite dalla testa di Roberto Benigni si adeguano quasi placidamente, in apparenza in modo involontario, al buon senso comune, a quel conformismo civile intriso di nuovi dispositivi retorici propri del Consenso Molle, così persuasivi da circuire e affascinare un'agghiacciante unanimità.

Negli anni in cui le forze politiche esautoravano con provvedimenti eversivi la Costituzione, il nostro menestrello - sempre attento a non far male al Re - la celebrava in diretta televisiva. Ma la sua lirica contribuiva a renderla opera letteraria, un testo non più politicamente sostanziale bensì da consegnare al passato. La "più bella del mondo" - così fu definita - si poteva considerare un guscio vuoto, slegata da rapporti sociali ed economici da regolare, non più congeniale per affrontare la modernità. Simulacro da adorare in preghiera per inserirlo negli interstizi della tradizione superstiziosa. Una Bibbia laica da non interpretare alla lettera.

Le belle persone che compongono la buona società civile celebrano compulsivamente la sua dedizione da anni. Fino a consegnargli inopinatamente un Leone d'Oro alla carriera. Per chi fece liberare Auschwitz dagli americani in una ricostruzione storica degna di Paolo Mieli, appare gesto di riconoscenza.

Non pago il nostro cantore comodo si lancia, durante i sentiti ringraziamenti di prammatica, in un'ode dal vago sapore pedagogico. L'amore, l'arte, la profondità umana è declinabile solo al femminile. Il tono è accuratamente paternalistico, l'ipocrisia si rende ammaliante. La scena è conquistata dal luogo comune più in voga nella società dei mercati. Il femminile è ciò che tutto abbraccia e l'amata ha un grande merito. Lo ha migliorato fino a trasformarlo sostanzialmente in donna. Il premio vale doppio.

Il femminile così diventa l'arma affilata di chi crede in una società pacificata e senza contraddizioni. Il femminile è amore universale e le donne un esercito omogeneo, tutte indistintamente portatrici della medesima sensibilità. Non esistono donne ricche e donne povere o meglio forse sì esistono, ma collaborano senza conflitti. Tutte "emanano luce" e "donano ali" a maschi di per sé gretti, indegni, arretrati. Tanto ammantata di chiarore la donna dei nostri tempi da diventare di porcellana, angelicamente votata ai buoni gesti ma contemporaneamente determinata, consapevole, sempre affrancata dalla sana performance.

La robotizzazione femminile interclassista rappresenta uno dei temi fondanti dell'ideologia della concorrenza, dove il politicamente corretto funge da chiusura dell'universo di discorso. La pratica femminile, soprattutto quella manageriale e di successo, è eticamente superiore ma con un presupposto fondamentale; quell'etica è declinabile solo da donne privilegiate le quali potranno decantare per esempio l'intrinseca filantropia sottesa all'utero in affitto. Dove il più bieco sfruttamento di classe viene trasformato in gentilezza umanitaria, in sorellanza amicale. Composta da donne tutte eguali, tutte prese dalle stesse urgenze, mai così arretrate da ripercorrere i tempi bui della lotta di classe. Le donne, quelle raccontate dai film hollywoodiani o dalle pubblicità del capitale, sono sempre individui che fuggono dalla società in solitudine ma che nella fuga insegnano a tutti cosa vuol dire prendersi cura di sé e arrivare con determinazione alla meta. In una meticolosa applicazione dei vademecum aziendali sulla rigenerazione della propria anima, sulla resilienza che depura dalla scorie psicologiche che allontanano l'essere umano dalla produzione costante. In questo contesto culturale anche la maternità diventa una sfida da portare a casa. Una delle innumerevoli esperienze personali che arricchiscono, quanto un viaggio esotico o una filosofia orientale a caso.

Il piedistallo di Benigni insomma si poggia su basi solide. Non sbaglia un colpo. Trova sempre con proverbiale accuratezza l'argomento anestetizzante per antonomasia. Parole a contratto firmato con il nuovo Istituto Luce.


Fonte: https://www.facebook.com/ferdinando.pastore/posts/10226024764429657 - Pubblicato il 2 Settembre 2021

Commenti (29)

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    1. uparishutrachoal 3 settembre 2021

      La Divina Commedia ognuno la fa risuonare a seconda del suo sentire, e il modo di Benigni non è il mio.
      Neppure quello di Gassman: preferisco Achille Millo, o meglio, leggermela da solo, così gli do l'intonazione giusta che può anche variare a seconda dell'umore.
      Comunque, un attore cerca sempre di piacere a chi ha attorno per naturale esagerata vanità: altrimenti non cercherebbe applausi e farebbe un altro mestiere: ha una spiccata capacità di percepire gli umori che contano e di assecondarli.
      Quali sono gli attori oggi che criticano il tanfo della pseudo epidemia?
      Mentre il saggio modifica il linguaggio per rendersi comprensibile a tutti pur rimanendo un'intima unità di coscienza, l'attore si modifica in relazione al gradimento del pubblico per soddisfare la sua superiore vanità, e il giorno che ci sarà la rivoluzione del buon senso, Benigni sarà dei nostri ..non c'è alcun dubbio.

    1. gix 3 settembre 2021

      Su Benigni come attore si può discutere, può piacere e non piacere, personalmente l'unico film nel quale mi è risultato simpatico è "non ci resta che piangere", quando fece da spalla al grande Troisi. Più interessante è la questione dei voltafaccia presunti o effettivi che dir si voglia. In qualche caso, soprattutto nei giovani artisti, la questione economica può avere un senso e può essere preponderante nella loro scelta di allinearsi o meno. Un pò più complesso è quando si parla di casi come Benigni, gente al culmine di una carriera che ormai è più trascorsa che da fare. Ora, a meno di casi particolari, tipo qualcuno che si è disperso tutti i propri averi al gioco o per qualche altro motivo, gente come Benigni non ha certo problemi di denaro, e quindi non ha urgenza di vendere qualcosa. Cos'è che li spinge a rinnegare di fatto le proprie stesse origini, probabilmente senza rendersene nemmeno conto? Si tratta probabilmente di qualcosa che ha a che fare con la personalità e il carattere, la paura di non essere più in grado di esercitare la propria abilità riconosciuta, di essere soli e forse, in ultimo, la paura stessa di morire, non certo per il virus in questo caso. Il vero dilemma umano, alla fine, ovvero come riuscire ad affrontare la paura di morire, forse è questo il vero insegnamento che gli esseri umani devono essere in grado di acquisire, cosa che evidentemente molti, anche ricchi e famosi, non sanno come gestire.

    2. selassie 4 settembre 2021

      secondo me la svolta è avvenuta grazie alla diabolica compagna che lo ha plagiato...

    1. oriundo2006 3 settembre 2021

      Ma e' tutto talmente CHIARO che mi fa specie che non capiate: Benigni il massone fa un assist fortissimo a favore di un altro massone.

    1. IlContadino 3 settembre 2021

      Al link qui sotto un articolo di S. Brizzi che tratta di energia maschile ed energia femminile, interessante lettura:
      http://www.salvatorebrizzi.com/2020/10/la-diseguaglianza-tra-uomo-e-donna.html?m=0

    1. piero deola 3 settembre 2021

      Il più comico leccaculi attualmente presente in Italia. Il fetente si dichiarava comunista quando c'erano,anche se pochi e mal messi,i comunisti,oggi è dalla parte di tutti pur di restare nel giro. Non ha capito che oggi il giro è fatto di soli criminali solo ben pagati.

    2. Holodoc 3 settembre 2021

      Lo ha capito, lo ha capito. E ha almeno la decenza di non farsi più vedere se non per ricevere premi alla carriera.

    1. giovacairo 3 settembre 2021

      Mi è stato sempre antipatico da quando ero bambino.
      E' troppo mieloso nelle sue letture di Dante, la Costituzion ecc.
      Vorrei poi sottolineare, ma voi l'avrete già notato, che è un FALSO IIRIVERENTE.
      E' stato irriverente con la Carrà di turno, nella forma attraverso i suoi modi teatrali, ma poi si piega sempre al potere

    2. Holodoc 3 settembre 2021

      Quando ero bambino io non era mieloso, te lo posso assicurare!

      Guardati, se non lo hai mai fatto, "Berlinguer ti voglio bene".

    3. AnnaReds61 3 settembre 2021

      Lo vidi che ero comunista militante, teatrante e studentessa universitaria di arti dello spettacolo. Trovai il film di una noia e retorica mortali. Brutto, semplicemente.I film di Benigni si salvano in qualche scena, qualche piccola luce qua e là. Quello, decisamente orribile.

    1. luebete 3 settembre 2021

      Eppure nel famoso film c'era una scena che dovrebbe far riflettere anche i più allineati.

      La scena è quella in cui il protagonista si finge funzionario statale (per poter corteggiare la maestra) e spiega alla classe le caratteristiche medico scientifiche che identificano un ariano.
      In essa mi pare evidente la parodia all'origine scientifica della discriminazione e quindi all'uso perverso della scienza.

      Strano che non se ne faccia riferimento...

    2. Holodoc 3 settembre 2021

      Un mio conoscente medico ti risponderebbe:
      "Eh ma quelli erano fassisti mentre ora c'è la pandemiaaaah..."

    1. IlContadino 3 settembre 2021

      Mauro Corona ad una conferenza disse: "Da ingenuo qual ero credevo di aver vinto dei premi, poi ho capito che i premi non li vinci, te li danno."
      Per farteli dare li devi meritare;)
      Comunque, un giorno al bar del paesello entra Benigni a bere un caffè, sarà rimasto una mezz'oretta, un vortice di energia, incredibile, ero ragazzo, sono rimasto a bocca aperta, mai incontrata una persona del genere, credo che se si fosse fermato una settimana saremmo stati lì ad ascoltarlo per tutto il tempo, ammaliante, contagioso. Eppure diobono anche questi personaggi finiscono per vendersi l'anima, è sconcertante, un giorno li prendi come punto di riferimento, o quantomeno come persone da ascoltare, quello dopo ti senti tradito, stupido e spaesato per aver dato loro retta. Mi è capitato talmente tante volte che ormai fatico ad ascoltare chicchessia, l'ultimo che mi ha lasciato sgomento è stato Carpeoro col suo prendere cittadinanza a Vaccinolandia. Mah, continuo con le mie conversazioni con l'albicocco: saggio, fidato e coerente..

    2. Hospiton 3 settembre 2021

      Mah sai, di solito questi che si propongono come irriverenti incendiari nel giro di breve tempo diventano pompieri scelti, di più: degli autentici Canadair...Benigni è stato particolarmente complice durante l'era berlusconiana, quando ha contribuito a distrarre l'opinione pubblica partecipando allo spettacolo "paladini della democrazia vs Silvio il terribile", mentre dietro le quinte succedeva ben altro. Un giullare di corte dotato di intelligenza, dato che sapeva bene quali fatti e personaggi potevano esser sbeffeggiati in pubblico e quali invece fossero tabù. No, no, bocciato, approvo le tue conversazioni con il calmo, savio e affidabile albicocco.

    3. GioCo 3 settembre 2021

      A me non soprende il "voltafaccia" di nessuno, perché non seguo la persona ma i principi che ci guidano, che lo vogliamo o no, ci guidano. In tutto e per tutto.

    4. silvano 3 settembre 2021

      Da quando si è prestato al politicamente corretto della Bianca, è caduto anche lui dal pero...e rovinosamente. Cosa non si fa pur de magnà...anzi pur de bever....

    1. Nestor Halak 3 settembre 2021

      Completamente d’accordo. Premio del tutto immeritato. Trovo Benigni sempre più melenso e sempre più attento a conformarsi all’ultimo e più vieto slogan del potere, per di più dandosi arie di difensore dei deboli. Direi che ha seguito pedissequamente le sorti dei comunisti italiani: partiti da una solida e influente opposizione socialista e antiamericana, speranza delle classi subalterne e ... finiti nel PD, principale partito di riferimento dell’oligarchia globalista, del politicamente corretto, della follia covidiana, dell’Unione Europea e del Deep State americano. Complimenti!

    1. nicolass 3 settembre 2021

      viscido come pochi, mellifluo e artisticamente insignificante... l'emblema dell'inteligencia aristocratica di sinistra che francamente fa ribrezzo

    1. clausneghe 3 settembre 2021

      Benigni mi fa ribrezzo. Sarà perchè non sopporto l'idioma Toscano, sarà perchè mi sembra un disgraziato folle che però sa bene quale mano leccare, quella che lo sfama nei suoi vizi e dei suoi parenti che deve mantenere come tutti i personaggi "industria" dello spettacolo o dello sport..
      Benigni è uno che i Taliban de noartri dovrebbero giustiziare, come accaduto al menestrello Afghano che cantava da radio Kabul filastrocche contro gli insorti, vendicativi, lo ha capito troppo tardi.

    2. Hospiton 3 settembre 2021

      Certo che cantare filastrocche anti-insorti su Radio Kabul (forse la città al mondo in cui gli insorti sono entrati più volte vittoriosi - e nervosi - negli ultimi 150 anni) è roba da autentico candidato al suicidio. Ed infatti...

    1. PietroGE 3 settembre 2021

      Benigni sa chi sono i poteri forti e sa che se vuoi avere riconoscimenti in questo contesto mediatico devi fare, che ti piaccia o no, il lustrascarpe. È riuscito così ad avere l'Oscar per un film che, francamente, non vale niente, ma che serve come manipolazione mediatica delle masse a coloro che di questa manipolazione ne hanno fatto uno strumento di potere, e di denaro. Benigni, figura portante del politicamente corretto italiano, sa fare bene solo una cosa : recitare Dante.

    2. Luganobella 3 settembre 2021

      La Divina Commedia si legge in silenzio, non si “recita”. Meno male che la mia insegnante di lettere al liceo non c’è più...

    3. Holodoc 3 settembre 2021

      Da fiorentino non posso che sottoscrivere.

      Che parabola ingloriosa, intrapresa, casualmente, da quando ha conosciuto sua poi onnipresente moglie, per quello che era il comico "maledetto".

    4. Holodoc 3 settembre 2021

      Leggerla da solo sì, ma a voce alta! È poesia, come fai a non recitarla???

      E l'interpretazione più fedele alla lingua parlata da Dante è di sicuro quella di Benigni, non certo quella post-romantica di Gassman.

    5. PietroGE 3 settembre 2021

      La Divina Commedia non si riesce ad apprezzarla quando la si deve studiare al Liceo. Rileggendola molti anni dopo con calma si capisce la sua grandezza. Un capolavoro. Benigni è bravo a dare il tono giusto ai versi.

    6. Lestaat 3 settembre 2021

      Sono d'accordo su tutto quello che di male si può dire di Benigni (o di chi ne ha preso le sembianze...) ma non toccate la divina commedia.....
      È un opera di satira politica potentissima ed attuale (se uno sa come aggiornare le figure e i temi) e VA LETTA ad alta voce e recitata con estremo divertimento proprio come fa Benigni.

    7. CptHook 3 settembre 2021

      Per me nemmeno quella...

    8. CptHook 3 settembre 2021

      Pienamente d'accordo...

    9. CptHook 3 settembre 2021

      Pensa che in prima liceo mi sono trovato un 8 in italiano senza essere stato interrogato..., una volta il prof mi aveva chiesto di leggere Paolo e Francesca..., io lo sapevo (e lo so tuttora) a memoria, per cui ho chiuso il libro e sono andato avanti. A un certo punto lui alza gli occhi dal libro, mi vede col libro chiuso, rimane un attimo a bocca aperta e poi si rimette a leggere sul libro..., e così mi sono ritrovato quell'8..., tempi belli...
      Quanto a Benigni, preferisco non vederlo e non sentirlo...

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