La polemica contro Netflix per la serie su Alessandro Magno gay finisce in Parlamento ad Atene.

“La serie Netflix è sciatta e piena di inesattezze storiche”.

La polemica contro Netflix per la serie su Alessandro Magno gay finisce in Parlamento ad Atene.
Ecco, ci risiamo. Nella nostra lotta contro le "libere interpretazioni" della Storia da parte di network di area anglo-americana, rientra perfettamente questa ennesima polemica, stavolta contro l'"Alessandro Magno" di Netflix. Nel tentativo di spingere a più non posso l'omosessualità di Alessandro, della quale non si ha nessuna prova storica certa, la serie televisiva si ricopre di ridicolo, forzando la trama con imprecisioni e invenzioni vere e proprie. Il dramma vero è che la fiction avrebbe la pretesa di essere anche un documentario, con un taglio caratterizzato da inserti commentati da storici. Il risultato finale è la profonda irritazione greca, che, come è successo in Egitto a proposito di "Cleopatra", arriva fino al Parlamento ellenico. Ma la domanda resta: perché questo continuo tentativo di manipolare la storia delle popolazioni mediterranee, Egizi, Greci e Latini, ma non solo naturalmente, che la civiltà di questa parte di mondo l'hanno creata e costruita? Perché quest'ansia cialtronesca di ridurre tutto a un raccontino woke-popolare, dove l'ultima cosa che conta è la Verità? (o almeno, quello che noi sappiamo di vero e dimostrabile fino a oggi, più le ipotesi verosimili). Insomma, cari produttori anglo-americani, perché volete farci arrabbiare a tutti i costi? La Repubblica, 20 febbraio 2024 La Grecia è scesa in campo contro Netflix per un docudrama britannico su Alessandro Magno che descrive la relazione tra il grande condottiero macedone e il suo fedele generale Efestione come un amore omosessuale. Lina Mendoni, ministra della Cultura del governo di Atene, ha definito la serie televisiva Alexander, the making of a god (Alessandro Magno, come nasce una leggenda) “una fiction di qualità estremamente bassa e pessimo contenuto, piena di inesattezze storiche”, commentando, riguardo alla descrizione dei due protagonisti come gay:
Non c’è alcuna menzione nelle fonti dell’epoca di un rapporto che vada oltre l’amicizia, come lo chiama Aristotele”.
La questione è finita in un dibattito in parlamento, dove Dimitris Natsiou, presidente di Niki, un partito cristiano ortodosso greco di estrema destra, ha accusato la serie di essere “deplorevole, inaccettabile, antistorico”, sostenendo che
l’obiettivo subliminale è dare un’idea dell’omosessualità come perfettamente accettabile nei tempi antichi, una tesi priva di basi”.
Su questo, così come sulla natura della relazione fra Alessandro e il suo generale, le opinioni degli specialisti divergono. “Le relazioni fra persone dello stesso sesso erano decisamente la norma in tutto il mondo greco”, afferma nella prima puntata del docudrama il professor Lloyd Llewellyn-Jones, docente di storia antica all’università di Cardiff. “Certo, i greci non avevano una parola per indicare l’omosessualità, perché nel loro vocabolario non esisteva. Era tutto parte della sessualità”. Viceversa, Thomas Martin, docente di storia greco-romana al College of the Holy Cross, università gesuita in Massachusetts, nota che, nonostante Alessandro ed Efestione si identificassero in due personaggi dell’Iliade come Achille e Patroclo, oggi comunemente considerati amanti, Omero non li ha mai indicati come tali e una interpretazione simile si è diffusa soltanto in seguito, sebbene citata da eminenti autori come Eschilo e Platone. Mentre il professor Martin e Christopher Blackwell, un classicista della Furman University, sostengono che al tempo di Alessandro il Macedone i rapporti omosessuali non erano diffusi, Robin Lane Fox, docente di classici a Oxford, ribatte che l’amore tra due uomini “non era fuori dalla norma”. Altri esperti sottolineano che Atene e Macedonia avevano differenti consuetudini in merito. Di certo il legame fra Alessandro e il generale era fortissimo, descritto dai contemporanei come “due spiriti nello stesso corpo” e testimoniato dall’immenso dolore del condottiero alla morte di Efestione, al quale avrebbe voluto tributare onori pari a quelli riservati agli dei.
Il concetto di amore nell’antichità è ampio e multidimensionale”, ammette la stessa ministra della Cultura greca Mendoni, “ma non possiamo interpretare relazioni e persone esistenti 2300 anni fa in base ai criteri odierni”.
La ministra ha tuttavia respinto la richiesta di intraprendere azioni contro Netflix:
Non è compito del governo censurare, sull’arte ognuno può avere diverse opinioni”.
Non è la prima controversia per un docudrama (ovvero una via di mezzo tra documentario e ricostruzione di fantasia) trasmesso da Netflix: l’anno scorso il ministro delle antichità egiziano criticò aspramente la decisione della società televisiva americana di avere fatto interpretare Cleopatra da un’attrice nera nella serie Queen Cleopatra. Per non parlare delle polemiche su The Crown, la serie accusata di avere inventato o stravolto numerosi aspetti nella storia della famiglia reale inglese.

https://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2024/02/20/news/alessandro_bacia_efestione_il_ministro_greco_la_serie_netflix_e_sciatta_e_piena_di_errori-422170644/

Commenti (7)

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    1. Cleon XIII 26 febbraio 2024

      Che Alessandro Magno fosse bisessuale non l'ha inventato Netflix.

    1. oriundo2006 24 febbraio 2024

      Dunque, volendo trarre il succo del discorso, è impensabile oggi attribuire ( ad esempio ai vangeli ) le idee e le modalità di relazioni personali proprie dell’ epoca presente, sideralmente lontana.
      Sempre a proposito del cristianesimo, ho già fatto notare tempo addietro come il termine ‘figlio di dio’ avesse una dimensione spirituale propria di quell’epoca, nella quale solo l’ 'uomo’ era portatore attraverso il suo seme della vis generativa: la donna era come un ‘campo’ da feritilizzare e basta, da cui l’enfasi sulla ‘verginità’.
      Se applichiamo questa modalità ’storicizzante’ nell’interpretazione di testi relitti da migliaia di anni, possiamo farci una idea più precisa e più corretta, molto lontana dai dogmi che si sono incrostati nel far del tempo e che hanno ‘fissato’ in una interpretazione e solo una la dinamica sociale, individuale e spirituale di allora.
      Ci si può chiedere se quella interpretazione ‘dogmatica’ non serva dunque, per via logica, ad allontanare certi possibili ‘sospetti’ su quanto accadeva in queste comunità chiuse sia militari che ‘religiose’: ‘fissando’ una ed una sola modalità di interpretazione ( ad esempio ) dell’ ‘amore’ verso i ‘discepoli’ venivano stornate altre interpretazioni ’sconvenienti’ e pur valide almeno teoricamente.
      Questo vale anche per l’ islam, è chiaro e la ’Shia’ ha la sua fonte segreta in un sano rigetto di quanto avveniva tra esponenti dell’ entourage di Muhammad...
      Che Alessandro, tornando all’articolo, fosse ‘ambi' è cosa saputa e risaputa e fa specie che ci si domandi ancora se il mondo antico avesse o no la 'paides erastia’ come modalità principe di interazione tra uomini adulti, tra loro e sopratutto con giovani imberbi, essendo questa la modalità effettiva di trasmissione del sapere e dell’ ethos in quelle epoche lontane: la paideia era su più piani interagenti e la relazione fra adulto e giovanissimo era prevista e codificata addirittura con una sorta di ‘fuitina’ durante la quale entrambi si davano alla omoerastia.
      La studiosa Cantarella lo ha dimostrato nei suoi saggi in modo inoppugnabile per il mondo greco e romano e non costituisce cosa lontana dalla verità considerarlo presente in tutto il Mediterraneo dopo l’ Ellenismo.
      Più complesso e ‘pericoloso’ dirlo per i fondatori delle religioni…e qui mi taccio per non esser vittima potenziale, e financo pratica, del dubbio sulla santificazione postuma di costoro e dei loro discepoli, spesso grossolani figli della loro epoca: e non della nostra.

    2. ndr60 26 febbraio 2024

      Ciò che oggi rende basiti gli anziani come me è che si voglia equiparare a tutti i costi i rapporti omosex con quelli etero, a base di matrimoni gay e adozioni di bambini. Agli antichi non è mai venuto in mente, ci sarà pure un motivo, o no?

    1. Jimbo 24 febbraio 2024

      È vent'anni che procedono militarmente con una martellante propaganda di guerra.
      Film e serie sono le punte di lancia.
      Fossi omosex o trans sarei incaz..volato come una pantera e prenderei le distanze.
      Il troppo stroppia.
      Qui si è esagerato.

    2. Cleon XIII 26 febbraio 2024

      Quelli che conosco la pensano esattamente come me.

    1. IlContadino 24 febbraio 2024

      Molto probabilmente l'opinione che ho io dell'omosessualitá è figlia del periodo e dell'ambiente in cui sono cresciuto.
      Non c'era Netflix ad istruirmi, più che altro Lino Banfi o Diego Abatantuono, Bud Spancer o Paolo Villaggio, con le varie Edwige Fenech, Lilli Carati, Carmen Russo...
      Ogni epoca ha la propaganda che si merita;-))
      Ai tempi nessuno in Parlamento si sarebbe sognato di portare Cicciolina in tribunale, meglio portarla in Parlamento..ahaha

    1. Simplicissimus 24 febbraio 2024

      Ci accorgiamo adesso della martellante propaganda a base di stupidaggini con cui viene deformata la storia da queste centrali anglosassoni? Netflix, Focus e compagnia cantante sono davvero uno dei più triviali strumenti di alterazione della storia oltre che di ideologizzazione.

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