La peste bianca

La peste bianca

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Non prendete questo articolo, vi prego, come una difesa dell’immigrazione, clandestina e non: non è questo.

Vuole essere un calepino, un block notes di appunti dove ho cercato di mettere insieme le tante – moltissime! – argomentazioni che riguardano il vertiginoso calo demografico europeo. Voglio portare soltanto delle argomentazioni sensate, perché continuare ad invocare le cannonate della Marina contro le navi degli immigrati mi sembra non solo improbabile al 100% ma, in fin dei conti, inutile e dannoso.

Ottaviano Augusto, primo imperatore, fu anche il primo – dopo un secolo di guerre civili – a governare un impero senza guerre dentro le sue frontiere, e la rinnovata stabilità interna condusse a tempi più tranquilli: l’Egitto forniva grano in abbondanza, i Galli erano diventati abili nella produzione di ceramiche, la Spagna forniva il pesce ed il prelibatissimo (per i loro palati) garum. C’erano ancora guerre di contenimento alle frontiere, ma la società italica – grazie alle abbondanti re-distribuzioni delle terre ai reduci – visse una nuova età aurea.

Immediatamente, però, la popolazione romana percepì che i pericoli erano passati, che ci si poteva divertire! Augusto giunse al punto di dover esiliare la figlia, Giulia, in un’isola per la sua condotta scandalosa.

Come per noi, anche per Augusto il problema era di dover garantire una natalità di “qualità”, altrimenti, un impero con i figli degli schiavi – non educati, che non conoscevano la lingua, ecc – non lo mandavi certo avanti.

A dire il vero, molti funzionari dello Stato venivano già allora cercati fra i figli dei liberti, che diedero buona prova nell’amministrazione e, nelle legioni ausiliarie, nell’esercito, ove la promessa della cittadinanza faceva gola.

Eppure, un sistema che aveva molto potere e gran parte del mondo allora conosciuto ai suoi piedi, dopo un secolo iniziò a scricchiolare, al secondo iniziò qualche crollo, nel terzo era già nella tormenta. Perché? Non perché erano giunti altri popoli da altre terre, bensì perché avevano cessato di riprodursi!

Ah, le donne…

La donna, inutile nasconderselo, è centrale nelle vicende di natalità: un tempo, anzi, la sua vita era centrata proprio sulla riproduzione, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale. Poi, ci fu il cambiamento: le donne, forzatamente, entrarono nell’apparato produttivo…e non ne uscirono più!

D’altro canto, la donna di fine ‘800 aveva desideri, aspettative, programmi, sogni…che non sono nemmeno paragonabili a quelli odierni, dove apprezza l’indipendenza che la società moderna le consente mentre, a fine ‘800, non poteva nemmeno ereditare, bensì solo consegnare la propria dote al marito.

Oggi, se vuole, può placare la sua ansia di figli semplicemente, con un figlio generato da un rapporto qualunque (magari anche d’amore, poi concluso) mentre gli anticoncezionali la metteranno al sicuro da gravidanze indesiderate.

D’altro canto, oggi, non penso che si possa (e si desideri) riportarle – per editto – a quella condizione: eppure, qualcosa bisognerà fare. Ma dovrà essere un “fare” che riguarda la società nel suo insieme, non certo le sole donne. Perché anche le donne, pur emancipate e liberate da una sudditanza incongrua, non sono affatto contente!

Alcuni dati sull’Africa

Nel 1950 il paese sahariano del Niger, con 2,6 milioni di persone, era più piccolo di Brooklyn. Nel 2050, con 68,5 milioni di persone, avrà le dimensioni della Francia. A quel punto, la Nigeria, con 411 milioni di persone, sarà considerevolmente più grande degli Stati Uniti. Nel 1960, la capitale della Nigeria, Lagos, aveva solo 350.000 abitanti. Era più piccola di Newark. Ma Lagos ora è sessanta volte più grande, con una popolazione di 21 milioni, e si prevede che raddoppierà di nuovo nella prossima generazione, diventando la città più grande del mondo, con una popolazione all’incirca uguale a quella della Spagna. (1)

V’invito a leggere l’articolo citato in nota.

Le grandi “paure” dei demografi del Novecento – Cina ed India – le abbiamo alle spalle, giacché sia l’India e, soprattutto, la Cina stanno imboccando anch’esse la via del declino demografico.

Il vero problema, dunque, non è l’Africa – rimasta la sola grande area d’incremento demografico – ma le modalità di gestione dei movimenti migratori.

I dati sull’Europa

L’Unione europea ha raggiunto una popolazione di 509,4 milioni nel 2015, i suoi paesi costituenti hanno aggiunto circa un centinaio di milioni di persone (ossia immigrati, N. d. A.) dall’inizio degli anni Sessanta. Eurostat, l’agenzia di statistica dell’Ue, prevede che la sua popolazione raggiungerà probabilmente i 518 milioni entro il 2080. L’Europa dovrà importare persone. Senza migrazione, mostra Eurostat, la popolazione europea nel 2080 scenderebbe a 407 milioniPer mantenere costante la popolazione attiva della Germania, ai tedeschi serviranno 24,3 milioni di immigrati. (ibidem)

Meno siamo, meglio stiamo?

Apparentemente, le cose sembrerebbero stare così: ma è poi proprio vero?

Le “piramidi” demografiche ci mostrano un ben diverso andazzo: finché la base dei nuovi nati è larga, l’avvenire è assicurato ma, quando la “piramide” quasi si capovolge, le giovani generazioni sono troppo scarse per consentire ad una società la stabilità necessaria. Germania e Giappone sono le società più “vecchie” del Pianeta, con metà della popolazione sopra i 47 anni, seguite a ruota da Italia ed Austria.

Oggi, stanno “uscendo” dall’età riproduttiva le generazioni degli anni ’80 – già di per sé scarse – e si affacciano le generazioni degli anni ’90, ancora più scarse: già oggi, perdiamo circa 200.000 abitanti l’anno, ogni anno una città come Brescia, Perugia o Catania sparisce.

Ovviamente le città non scompaiono, sono le aree periferiche e le campagne a spopolarsi: in Spagna, ad esempio, c’è una società immobiliare, la Aldeas Abandonadas (2), che non vende solo abitazioni, bensì interi villaggi abbandonati!

Se voglio percepire il mutamento, se così lo vogliamo definire, mi basta affacciarmi alla finestra: quando acquistai questa casa, nel 1999, se mi affacciavo alla finestra vedevo una piana ordinata dai campi di grano, granturco ed erba medica. Nel paese giravano trattori carichi di patate o di legna. Oggi, qualche erbaio abbandonato e tanti noccioleti, che sono un modo per far rendere qualcosa il terreno quando non si hanno più le forze per coltivarlo.

Eppure, il pane, il vino, l’olio, i formaggi…continuiamo a consumarli: soltanto, non sappiamo più da dove arrivano.

I giovani, quando insegnavo, li salutavo e molto raramente li ho poi incontrati: finito il Liceo, Università…poi, solo racconti di genitori o di amici…vive a Udine, a Montreal, a Friburgo…

Il problema del rapporto fra occupati e produzione è sempre un dilemma: la produttività è cresciuta di circa un punto percentuale l’anno, ossia si produce di più grazie all’automazione. Ma, per contrappasso, le attività sociali crescono: basti pensare, oggi, a quanti lavorano per l’assistenza degli anziani.

Sull’altro versante, però, i frutti dell’automazione non sono stati suddivisi fra capitale e lavoro, bensì i contratti di lavoro sono diventati sempre più precari, e le retribuzioni premiano a dismisura i “piani alti” dell’impresa, mentre i lavoratori di basso livello hanno visto le loro retribuzioni inaridirsi, con buona pace del sindacato, venduto a chiunque offrisse qualche vantaggio a loro, non ai lavoratori.

Se desideriamo osservare dov’è finita la grande immigrazione dai Balcani (Albania, Romania, ecc) basta che ci rechiamo in un qualsiasi cantiere edile: è raro che la lingua “base” sia ancora l’italiano. Così come il settore tessile è in mano cinese, e l’agricoltura latifondista si serve principalmente di africani.

Forse, se le paghe nel settore agricolo fossero quelle sindacali, chissà…può darsi che qualche italiano si presenterebbe, ma dubito che sarebbero in tanti. Meglio, sarebbe gestire l’agricoltura mediante vere cooperative, come si fa in Olanda od in Spagna: in Italia, però, il latifondo è sempre presente e nessuno mai l’ha scalzato. Ho visitato, personalmente, un campo di 14 km x 5 in provincia di Padova ed una tenuta di migliaia di ettari in quel di Gravina, in Puglia.

La realtà sono, invece, le “aziende” che sfruttano all’osso gli africani, pagandoli quel che vogliono e poi, come se non bastasse ancora, “aziende” che concimavano le verdure destinate al consumo con compost ricavato dai rifiuti ospedalieri (3). Figuriamoci cosa gliene importa di far raccogliere i pomodori a 10 euro il giorno e se chi lavora, la sera, non ha nemmeno un tetto sotto il quale riposare!

In altre parole, per non continuare all’infinito a respingere (e poi far sbarcare lo stesso) navi e barconi, bisognerebbe che il governo si facesse portavoce, in Europa, di una conferenza diretta a trovare una soluzione, una vera soluzione. Ma una soluzione dignitosa anche per loro: siamo in grado di garantirla?

Potrebbe essere un quantitativo standard, deciso a livello europeo – tenendo conto anche dei bisogni europei di manodopera – stabilito di anno in anno con la ripartizione per ogni Paese perché l’Europa non può affidarsi a fumose trattative, di volta in volta, per queste faccende. Rimarrebbero i richiedenti asilo: ma, se non si vanno a fomentare guerre, è difficile che la gente scappi. Perché non iniziamo a ritirare il nostro contingente in Mali? Perché non chiediamo alla Francia di fare altrettanto?

Nemmeno va bene il concetto scaturito dall’accordo irlandese: dove arrivano, se li tengono. Bell’accordo!

Ci sono poi persone che temono d’inquinare la propria razza con culture diverse: questo, signori miei, è puro razzismo.

La cultura italiana, per quel che vedo e noto, se n’è già andata da un pezzo: la religione cattolica è diventata solo più un pio ornamento, per una civiltà che – nel bene e nel male – ne fece il suo cardine. Gli italiani credono alla reincarnazione, frequentano swami e comunità di vario tipo: una situazione molto simile a quanto avvenne nella decadenza dell’Impero, quando Adriano accettò Cristo come uno dei tanti Dei, nel frastuono afono della decadenza.

Non parliamo poi della vita sociale: un tempo, il bar era il luogo di ritrovo, dove eri sicuro d’incontrare gli amici di sempre, dove facevi la partita a calciobalilla od a ping-pong…esisteranno ancora, qui e là, posti del genere, ma io noto i bar già chiusi alle 9 di sera, i baristi non sono più orgogliosi, come un tempo, del loro mestiere “sociale”…no, contano i guadagni e basta.

Vi rendete conto che non riusciamo nemmeno più ad imbastire una Nazionale di Calcio almeno decente, anche se distribuiamo cittadinanze italiane a destra ed a manca, facendo ridere i polli?

Nessuno ne ha colpa e tutti ce l’hanno…quando una cultura decade, decade l’arte: la musica si fa rumore, il disegno impazzisce, la danza è scomposta…e, soprattutto – forse inconsciamente – passa la voglia di “passare il testimone” ad una discendenza, alla quale, non si saprebbe come giustificare la scelta.

Quindi, di cosa dovremmo sentirci defraudati dalle altre culture? Non sto parlando di chi delinque, ovvio, ma di chi ha semplicemente la pelle o gli occhi diversi dai nostri.

Ciò che m’intristisce è notare che anche gli immigrati, quando vengono da noi, smettono di fare figli: non subito, dopo un po’, quando realizzano dove sono finiti.

La nostra società ha così tante motivazioni di tristezza, al suo interno, da scoraggiare chiunque ci arrivi: si sforzano di mantenere le loro radici culturali, ma finiscono in una terra di nessuno dove ogni cosa perde di valore, ogni suono si tace, ogni volontà si estingue: per forza si chiudono nelle loro cerchie...vi rendete conto di cosa proponiamo? Un mondo di persone sole, in perpetuo contrasto le une con le altre, nessun valore superiore ma solo denaro, potere e denaro, auto di lusso, moto rombanti…c’è da meravigliarsi se non ridiamo più? Se non accettiamo più la scommessa di fare un figlio con la gioia nel cuore e la speranza di un buon avvenire per tutti?

Siamo un popolo infelice: abbiamo ben poco da proporre, da salvare…altro che temere fumose contaminazioni culturali!

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2019/07/la-peste-bianca.html

7.07.2019

(1) https://www.ilfoglio.it/bioetica-e-diritti/2019/02/11/news/e-crisi-da-culle-vuote-in-europa-237300/

(2) https://www.aldeasabandonadas.com/

(3) https://inliberauscita.it/cronoca/119965/23-indagati-rifiuti-usati-come-concime-nelle-campagne-di-roma-e-latina/

Commenti (55)

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Mostra commenti 21 caricati
    1. Marco Echoes Tramontana 20 settembre 2019

      Non so, io sorrido e non navigo nel lusso. Alcuni dei sorrisi migliori che ho visto in giro, li ho visti da persone con la pelle diversa dalla mia, perché alla fine, gli italioni depressi gli fanno anche un po' tenerezza (e tanti altri sentimenti più o meno censurabili).

      Dov'è il popolo che sorride su sto pianeta? Non c'è. Ci sono persone che trovano nel piccolo e nelle cose semplici il bello della vita. Così è stato e così sempre sarà probabilmente.

    1. Pimander 20 settembre 2019

      Mai letta una caterva di luoghi comuni infarciti di falsita' e ideologia come questo pezzo.
      Da dove comincio?
      Facciamo da qui:
      "La realta', invece, le "aziende" [agricole] che sfruttano all'osso gli africani..."
      Le aziende? Non le multinazionali della distribuzione alimentare che ricattano gli agricoltori con prezzi "cinesi"? E per cinesi intendo derrate prodotte in spregio di basilari norme sulla salute, previdenza dei lavoratori, smaltimento rifiuti ecc., ecc.. Aziende Italiane che producono a norma e vedono competere il proprio prodotto di qualita' con immondizia importata a bassissimo prezzo e senza dazi sarebbero responsabili di "sfruttamento all'osso" di manovalanza agricola? Ma non sara' che sono quelle stesse multinazionali a sostenere l'immigrazione selvaggia e incontrollata? Ma dove vive chi scrive queste scempiaggini?
      Da quando in qua la crescita demografica e' sinonimo di maggior benessere? Ma si andasse a leggere chi di questo argomento ne sa qualcosa: ad esempio Hosni Mubarak SU STAMPA ARABA: Capsico che sia piu' comodo leggere l'ideologia de La Repubblica in Italiano ma se si vuole VERAMENTE informare sulla deomografia Africana faccia una ricerca sulle fonti in loco e vedra' che un governante illuminato come Mubarak sosteneva che "La crescita demografica inghiotte tutti i profitti della crescita economica..." E come pensa che uno statarello come la Nigeria - primo produttore africano di petrolio (che quindi non dovrebbe avere problemi di risorse) - risolva questo problema?
      Ma si informi prima di sparare luoghi comuni e ideologia a gogo'...

    1. Annibal61 20 settembre 2019

      Strano...dal mio punto di vista per aumentare la natalità si dovrebbero eliminare le aziende multinazionali ed i ricchi. Le multinazionali odiano i vincoli delle nazioni per cui meglio mescolare le genti, togliere identità e valori (producendo incertezze) idem i ricchi...questi amano i poveri e gli ignoranti in quanto verrebbero eliminati da una massa istruita...

    1. Vincenzo Siesto da Pomigliano 20 settembre 2019

      Per fortuna, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente ci pensò il Cristianesimo a ridare il "giusto" ruolo alla donna per la stabilità della famiglia e per la "saldezza" della società…. Vero? Ed era ciò (una società salda basata sulla famigia) che gli antichi romani avevano faticosamente raggiunto alle origini della loro storia e che consentì loro di costruirsi quel "glorioso" e invincibile impero ancora non eguagliato da nessun'altra civiltà per durata, per valori e qualità della vita. Vero? E c'è anche da dire che la donna romana, rispetto a quella greca, per esempio, era molto più emancipata….. Chissà perché ogni volta che la donna "esce" dal suo ruolo, la civiltà va in crisi….. Forse perché il termine emancipazione viene travisato e strumentalizzato?
      Ergo, per sillogismo, c'è d'aspettarsi che anche gli immigrati dopo essersi integrati a loro volta non faranno più figli e a questo punto l'uomo si estinguerà se prima non ci penseranno le "anomalie" ambientali, vero? Come vogliamo risolvere la questione? Mettere al mondo figli è un atto d'amore (nel senso trascendentale del significato). Amore che il narcisismo e l'edonismo della società consumistica hanno sepolto sotto un mucchio di falsi valori: se si ama se stessi, il proprio corpo, la futilità mondana e l'ostentazione del superfluo, come si possono amare gli altri e fare sacrifici per i propri figli?
      Come concluse nel suo capolavoro il Sommo Poeta fiorentino, è "l'Amor che move il sole e l'altre stelle".

    1. Holodoc 20 settembre 2019

      Grazie Carlo, ottimo articolo.

      Penso sia evidente il paradosso dell'epoca in cui viviamo.
      Da un lato i giovani, la parte della società che con il proprio lavoro e fatica dovrebbe sostenere tutta la comunità, diminuisce. Dall'altro lato questi giovani non riescono a trovare un lavoro che, come i loro padri, gli consenta di vivere e far vivere i loro figli in maniera dignitosa.

      Secondo me è proprio questo paradosso che porta al calo nella natalità.
      Pensare che gli italiani facciamo meno figli solo perché la donna si è emancipata è molto riduttivo, basti pensare al fatto che nei paesi nord europei dove l'emancipazione è iniziata molto prima che in Italia, le nascite reggono molto meglio.

      Credo che in Italia sulla scelta di fare figli influisca molto la consapevolezza che questi rimarranno sulle spalle della famiglia di origine a lungo se non per sempre. Una nascevano più figli sicuramente per mancanza di metodi anticoncezionali, ma anche perché erano considerati una risorsa economica. I figli dei contadini iniziavano fin da 8 anni a lavorare, i maschietti (e per questo erano considerati come una benedizione) nei campi, le femminucce in casa (e per questo erano considerate una disgrazia se non si maritavano presto), etc etc. Oltretutto i figli avevano il ruolo di "pensione di anzianità", in quanto erano gli unici che provvedessero economicamente ed con l'assistenza materiale nei confronti degli anziani.

      Adesso invece i figli sono, quasi sempre, economicamente solo un peso che graverà sui genitori fino a che camperanno.

      Questo perché la società italiana dà pochissimo supporto ai genitori, sia economicamente, sia come "logistica" (asili) che come prospettive di lavoro dignitose (stipendi atti a garantire l'autosufficienza, mancanza affitti agevolati e sussidi per i giovani o per chi ha figli come invece accade in Nord Europa).

      Soluzioni?

      Intanto garantire stipendi adeguati all'autosufficienza.
      Poi valorizzare i mestieri di cui c'è bisogno, soprattutto quelli sociali. Se, al posto di badanti schiave segregate in casa con gli anziani 24h su 24, venisse istituito un servizio pubblico di assistenza basato su turnisti pagati decentemente grazie a contributi pubblici, molti giovani potrebbero trovare un lavoro e rendersi utili verso chi non può essere assistito dai figli, dando un contributo enorme alla nostra società.

    1. ignorans 20 settembre 2019

      Bisogna trovare le cause che nell'articolo sono solo accennate.

    1. Lsddsl 20 settembre 2019

      L'individualismo egoista è ciò che domina la nostra società. Neanche la difesa comune dei nostri privilegi ci unisce. Ben venga la sostituzione.

    1. PietroGE 20 settembre 2019

      L'unica cosa condivisibile di questo articolo è il fatto che esiste una crisi demografica italiana ed europea, un qualcosa già denunciato da decenni (da una parte politica) ma che è stato volutamente occultato con l'accusa di razzismo, anche se l'obiettivo era di mantenere i 2,1 figli per donna. Ma già, il terreno doveva essere preparato per l'invasione ( non l'immigrazione, quella è altra cosa) e ora si odono lamentele a destra e manca che l'Europa ha bisogno di migranti a milioni. Paesi come la Cina e il Giappone hanno già, o avranno presto, una piramide demografica invertita eppure non ci pensano neanche a far arrivare milioni di immigrati. Chi crede che sia possibile rimpiazzare gli europei che non ci sono più con africani, musulmani, asiatici vari ecc, ecc, crede alla bufala degli uomini che sono tutti eguali, a parte il colore della pelle , uomini senza identità, ridotti quindi a 'colori', 'pezzi di ricambio' per automobili che si illudono di poter 'integrare' nelle 'fabbriche' europee. La realtà, che si può vedere in ogni metropoli europea è che chi arriva non è un 'colore', è gente con una identità culturale e religiosa che non le permette di integrarsi in nessun Paese europeo. Una occhiata alle qualificazioni di questi immigrati ci dice poi che questi non sono integrabili in nessuna economia moderna. Noi avremmo bisogno di ingegneri, tecnici, gente capace di fondare una azienda e creare lavoro per loro e per noi, riceviamo invece analfabeti, genti con un IQ che li rende incapaci di apprendere qualcosa a scuola e che sono destinati ad essere usati come manovalanza dalla criminalità organizzata. Con i soldi risparmiati dal mantenimento degli invasori si possono benissimo finanziare programmi per favorire la natalità autoctona : mantenimento del posto di lavoro per le donne che partoriscono, asili nido garantiti per gli italiani, una tassazione che tenga conto del costo dei figli ecc. ecc. Sopratutto un atteggiamento dei media favorevole alla famiglia e ai figli e non dedito alla promozione dell'omosessualità e dei LGBT.

    1. Sonja Sovento 20 settembre 2019

      Tutto interessante ma rimanendo nel ns. immediato storico (diciamo dopo la WWII) l'uomo lavorava e la donna stava a casa (errore comunque) per badare ai figli.
      In sostanza bastava uno stipendio per mantenere una famiglia con 2/3 figli.
      Già più avanti (anni '70-'80) uno stipendio solo non bastava (occorreva acquistare l'auto, andare in vacanza etc etc)
      Senza farla troppo lunga i Governi non aiutano le coppie ad avere figli, dato che essi costano.
      Quindi occorre fare politiche per la famiglia. Mi pare che in Svezia abbiano addirittura ridotto di qualche ora l'orario per lasciare le coppie etc. etc..
      Il giappone (oltre a non fare sesso) non accoglie i migranti e si sono inventati i robot per assistere gli anziani.
      Direi che è un bel casino e se i Governi non fanno qualcosa poi vengono in mente i soliti Kalergi, Soros e compagni di merende...

    1. Mario Poillucci 20 settembre 2019

      Complimenti sig Bertani, tanto per cambiare un altro articolo sontuoso!!! Come non apprezzarlo????? Epperò siamo sempre, ci ritroviamo di fronte al solito ''nodo di Gordio''!!!! Come tranciarlo, scioglierlo, risolverlo????? Graditissime risposte nel merito!!!! Grazie e buona giornata a tutti!!!

    1. MONDO FALSO 20 settembre 2019

      una persona che non ha un popolo ,non ha un'identità ,non sa chi è ,non sa a chi appartiene ,non ha una guida, è una persona MORTA,

    1. MONDO FALSO 20 settembre 2019

      TUTTO VERO

    1. snypex 20 settembre 2019

      Credo che non si sorride più perchè corriamo appresso alle nostre miserie di tutti i giorni per sopravvivere, non abbiamo il tempo di sorridere, la vita che abbiamo e che ci fanno vivere a tutti i livelli non ha motivo di sorridere, siamo schiacciati come sassi fino alla fine.

      Le nuove generazioni usano la scuola come se fosse un parco giochi, chi insegna conosce benissimo tutte le dinamiche. Risultato: lo standard culturale (di qualsiasi specie) è crollato drasticamente, Io ho sempre pensato che il futuro di una nazione lo si cotruisce nelle scuole.

      Il giovane uomo che cerca lavoro deve combattere contro dei fantasmi agitati dall'Euro (ce lo chiede l'Europa) e quindi procede disoccupato a vivere alla giornata senza meta.

      Chi ha la fortuna di lavorare deve sottostare alla legge di mercato (lo vogliono i mercati - ci imbottiscono di spreads per giustificare la stretta economica) e quindi accontentarsi dello status precario e del tozzo di pane che riesce a guadagnare figuriamoci farsi una famiglia.

      Chi riesce a pensionarsi in tarda età ha già un piede nella fossa a causa di malattie celate e/o aggravate dallo stress.

      I pensionati vengono colpevolizzati come se non avessero mai contribuito economicamente a costruire questo Stato di cui tanti parassiti gioiscono per il sangue che tirano via da chi ha contribuito a costruirlo.

      Allora mi chiedo come si fa a sorridere?

      Il migrante che arriva sorridendo, credendo di aver trovato l'America finirà certamente in un campo di lavoro per un tozzo di pane o nel giro della delinquenza, se non è schiavitù, mi chiedo che cosa possa essere.

      Una cosa è certa: smetterà di sorridere, perchè in questo paese potevi sorridere quando avevi una prospettiva di vita. Oggi solo un parassita può avercela.

      Come si fà a mettere al mondo dei figli senza la possibilità di un sorriso?

      Dimenticavo: Le donne in questa situazione di crisi debbono sottostare a tutto questo e lavorare in nero come casalinghe senza il minimo riconoscimento, come può una donna pensare di avere dei figli in una situazione del genere?

    1. lady Dodi 20 settembre 2019

      Piccola precisazione storica. Cesare Ottaviano Augusto ha mandato in esilio la figlia su istigazione della terribile e intrigante moglie Livia. la quale, ha fatto pure uccidere i due figli di questa Giulia, che erano eredi diretti di Augusto per favorire il proprio figlio Tiberio. Cesare Augusto era una marionetta nelle mani della moglie, o forse si può anche dire che lei è stata il suo amore assoluto. Se l'era presa con prole e pure incinta di un altro. Fonti storiche estremamente serie, mi sfugge il nome dell'Autore ma il titolo era: "Augusto, il grande bluf.
      Antonio Spinosa, forse. Titolo esatto "Augusto il grande baro". Sempre forse, l'ho letto tanto tempo fa.

    1. lady Dodi 20 settembre 2019

      Le motivazioni per far figli o non farli sono molto profonde. Non mi dilungo ma ritengo che nessuno abbia il diritto di spingere in un senso o nell'altro. Quanto all'aiuto dello Stato, benchè DOVEROSO, non cambia le cose di una virgola. Mi raccontava un Francese di tutto quello che lo Stato da per un bambino, ma lui stesso ha concluso: "Non è per questo che si fa un figlio".
      La Cina. Ha fatto la cavolata del figlio unico, quindi soppressione dei feti femminili e adesso non sanno dove cercar moglie i giovani cinesi di quella generazione. Forse anche per l'India è così. Toccare la natura è pericoloso.

    1. MONDO FALSO 20 settembre 2019

      Siamo una società triste e malata, le persone depresse sono in forte aumento e ormai la maggior parte della gente ha problemi psicologici

    2. Mario Poillucci 20 settembre 2019

      Caro MONDO FALSO forse, personalmente, ho altri problemi! Tantissima terra da accudire, appena 330 piante di ulivo, cani, gatti, una volpe e cinghiali che mi attendono per cure, cibo, carezze! Mi manca un orso e un lupo poi l'arca di Noè è completa!! Nonostante tanta terra e tantissima possibilità di agriturismo, B&B, possibilità di lavoro soddisfacente, gratificante che genera profitto e soddisfazione, quando lo propongo a giovani robusti e aitanti senza nulla a pretendere ma, anzi, desideroso di donare senza alcuna contropartita siccome angosciato ed attristato nel sapere che, scomparso io, tutto andrà in malora, ebbene a quei ''giovani in cerca di lavoro, si drizzano i capelli sulla testa!!!! Chissà per che, per quale motivo diodecerebratoemalsanononchèsodaledischifosi!!!!

    1. MONDO FALSO 20 settembre 2019

      Spesso penso che non voglio avere un figlio perché la società italiana come anche tutta quella occidentale fa molto schifo

    1. lady Dodi 20 settembre 2019

      Allora signor Bertani, vuole un aiuto per sapere perchè in Italia non si fanno più figli?
      Si chieda allora: "Cosa rappresenta un figlio nel nostro inconscio?" Non certo il "bisogno di genitorialità" che non vuol dire nulla, ma il desiderio d'immortalità. Continuo?
      Persino il computer mi sottolinea in rosso la parola "genitorialità, segno sicuro che NON esiste nel vocabolario, almeno fin quando non lo modificano ad uso e consumo dei comunisti che l'hanno lanciato.
      Che l'hanno lanciato per far accettare che i gay abbiano figli: "desiderio di genitorialità! Cavolata! Anche loro cercano l'immortalità nei figli.

    1. Otorinolol 20 settembre 2019

      Se domani il governo ( o magari l'europa ) facesse un reddito di cittadinanza solo da spendere per i i figli e per i figli fino a 18 anni, per tutti i redditti, va da se che il problema demografico è risolto all'istante. I figli non pesano più ma anzi portano soldi a casa.

      A quel punto toccherebbe indirre penalizzazioni per chi ne fa più di due...

      Pensare invece di devastare il tessuto sociale di una nazione o di un continente già così fragile, solo perché siamo tutti esseri umani e abbiamo lo stesso dna ( lol, ditelo agli israeliani ) è ingenuità. Una guerra civile su base razziale o etnica, situazione latente in molte città europee, non porterebbe che a un altro calo demografico.

      Il punto è che il declino demografico non è qualcosa che accade per sbaglio. In europa è pianificato e incentivato. Sicuramente non è contrastato in nessun modo. E infatti ci si limita a pensare di ovviare ai problemi facendo entrare stranieri, come fragole a natale.

    1. Dante Bertello 20 settembre 2019

      Tra gli anni 1970 e 1980 mi ricordo che una delle maggiori paure inculcateci dai media, giornali e televisioni in primis, era l’aumento demografico e che, se non fossimo riusciti a contenerlo, avrebbe portato alla catastrofe il genere umano nel giro di pochi decenni.
      Ci veniva spiegato come il nostro pianeta non avrebbe retto alla continua crescita della popolazione umana, pertanto bisognava mettervi un freno.
      Adesso che le nazioni europee hanno raggiunto un tasso di natalità tale da contenere l’eccessivo sviluppo umano, come insegnatoci nei decenni scorsi, ci viene invece detto che dobbiamo far arrivare dall’Africa ragazzoni ben sviluppati per ripopolare le nostre nazioni.
      Cosa dovremmo fare ora? Arrabbiarci? Mi sembra il minimo…
      Così come hanno sbagliato a dirci che l’aumento della popolazione era un pericolo, adesso si sbagliano coloro i quali cercano di convincerci che ci sia la necessità di immettere forze esterne nei nostri paesi.
      Legga il libro “Armi di migrazione di massa” di Kelly Greenhill, ex assistente di John Kerry, non propriamente uno di destra visto che è stato Segretario di Stato con il Governo Obama. Leggendolo capirà come le migrazioni siano state usate soprattutto per destabilizzare.
      Tutti gli attori di queste migrazioni hanno i loro interessi per far si che avvengano. I politici delle nazioni dai quali partono i migranti, possono ricattare direttamente gli stati oggetto delle migrazioni chiedendo corposi aiuti per riprenderseli o per evitare le partenze, oppure allontanare dai loro paesi persone sgradite che hanno magari appena scarcerato e poter contare sulle loro rimesse monetarie quando queste hanno buon esito.
      Gli ideatori invece cercano proprio la destabilizzazione delle nazioni, perché “il loro denaro e potere deriva da oceani di lacrime e di sangue”, quindi perché cambiare strada quando ha funzionato così bene in passato?
      I trafficanti sappiamo bene cosa li muova, pertanto è inutile ripetersi.
      Il nostro decadimento è iniziato nel 1981 con il divorzio tra Tesoro e Banca d’ Italia e ha avuto il suo apogeo nel 1992 quando abbiamo svenduto i nostri “Gioielli di Famiglia”.
      Il mio consiglio a Lei e quelli come Lei è: Se vi piacciono tanto i migranti, andate Voi in Africa, invece di imporre ad altri (tacciandoli con i classici luoghi comuni da razzisti) persone non gradite. Un ultima cosa, come mai visto che secondo Lei siamo un popolo infelice con poco da proporre, sono loro a venire da noi e non il contrario?

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