Simplicius
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All'indomani della nuova tornata di negoziati, l'Ucraina ha intensificato una nuova campagna di attacchi infrastrutturali contro la Russia. Ciò è avvenuto nel corso di una serie di annunci su vari nuovi sistemi d'arma ucraini a lungo raggio che, secondo quanto riferito, stanno per essere introdotti nell'arsenale dell'AFU. Tra questi, i cosiddetti "Flamingo" e i nuovi missili ERAM promessi dagli Stati Uniti, ma di questi parleremo più avanti.
L'intensificazione degli attacchi che l'Ucraina ha già condotto con il suo arsenale standard di droni ha riguardato raffinerie russe lontane dal confine e l'oleodotto Druzbha che trasporta il petrolio in Europa, in particolare in Ungheria e Slovacchia. Questi ultimi Paesi rendono ovvio il motivo per cui sono stati organizzati gli attacchi, dal momento che l'Ungheria di Orban e la Slovacchia di Fico rappresentano due delle maggiori spine nel fianco dell'Ucraina quando si tratta delle chimere di Zelensky legate all'UE e alle varie iniziative anti-russe.
Come nota a latere, accenniamo agli effetti di questi attacchi. Come molti sanno, i disfattisti di vario tipo tentano costantemente di far passare questi attacchi come in qualche modo devastanti per la Russia, ignorando la rapidità con cui la maggior parte di essi viene riparata e la loro irrilevanza nel grande schema degli eventi. Come esempio, ecco la dichiarazione del Ministro della Difesa ungherese Peter Szijjarto in merito agli attacchi di Druzbha - prendete nota della prima frase:
Un paio di giorni dopo è stato confermato che la condotta è stata rapidamente ripristinata e rimessa in funzione:
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Fonte[/caption]
BUDAPEST, 28 agosto. /Le forniture di petrolio dalla Russia all'Ungheria e alla Slovacchia attraverso l'oleodotto Druzhba, che era stato attaccato dalle forze armate ucraine, sono state ripristinate, secondo la compagnia ungherese MOL, che da esso riceve il greggio per le sue raffinerie.
Si tenga presente che la stazione di pompaggio di Bryansk dell'oleodotto era stata colpita non una, ma tre volte nell'arco di tempo compreso tra il 12 e il 23 agosto, e anche i danni di questa serie di attacchi erano stati riparati in sei giorni. Certo, secondo quanto riferito, quei sei giorni avevano lasciato l'Ungheria e la Slovacchia a corto di petrolio, ma ciò dimostra semplicemente come molti di questi attacchi siano in definitiva insignificanti e fugaci, producendo poco più che brevi momenti di pubbliche relazioni.
Sempre a questo proposito, questa settimana è stato pubblicato un nuovo rapporto del Carnegie Endowment che ha ammesso che l'ampia campagna di attacchi dell'Ucraina contro i terminali petroliferi russi non ha cambiato affatto la situazione in Russia, contrariamente a quanto riportato dai media filo-USA, secondo i quali la Russia sarebbe in crisi e starebbe sprofondando in una penuria di carburante:
"Al momento, la situazione sembra difficile ma gestibile. La maggior parte delle raffinerie colpite dai droni ucraini continua a produrre benzina, anche se in quantità ridotte. È stato anche possibile reindirizzare la benzina dalle regioni non colpite e al deficit si è sopperito attingendo alle riserve statali".
Si noti questa parte particolarmente significativa del rapporto, relativa agli attacchi che hanno colpito le capacità militari della Russia:
È importante ricordare che molti veicoli ed equipaggiamenti militari russi funzionano a gasolio, non a benzina, e che la Russia ha un surplus di gasolio. Di conseguenza, una crisi dovuta ad una mancanza di carburante che potrebbe compromettere il funzionamento dell'economia - o dell'esercito - è ancora molto lontana...
Detto questo, una carenza maggiore potrebbe spingere il governo a passi più decisi... Per ora, tuttavia, nulla di tutto ciò sembra imminente. C'è ancora molta strada da fare prima che i settori dei trasporti, dell'agricoltura e dell'industria - o, soprattutto, l'esercito - sperimentino una significativa carenza di carburante".
Ma non dovremmo saltare da un estremo all'altro: gli attacchi stanno certamente causando danni, ma coloro che hanno un'agenda da seguire desiderano semplicemente esagerare i danni e promuovere una narrazione su un imminente crollo o su un momento da "resa dei conti" che colpirà Putin o la Russia nel prossimo futuro. Niente di tutto questo è vero.
Per quanto riguarda i presunti sistemi di attacco a lungo raggio che l'Ucraina sta per ottenere, anche in questo caso c'è da sfatare qualche notizia.
Innanzitutto, cominciamo con il cosiddetto sistema "Flamingo", che, secondo molti rapporti, si è rivelato essere in realtà l'FP-5 britannico-emiratino del Milanion Group.
In precedenza era stato riferito che i Paesi occidentali avrebbero potuto fornire i propri missili all'Ucraina spacciandoli per progetti ucraini. È quindi possibile che le Forze Armate ucraine ricevano presto altri missili identici ai missili tedeschi Taurus.
Poco fa l'Ucraina ha diffuso un filmato in cui si vedono tre "Flamingo" lanciati in successione, per segnalare una sorta di capacità di "attacco di massa":
Video launch of FP-5 "Flamingo" cruise missiles over the swamps 😍
Three cruise missiles were launched sequentially from launch platforms. The launch is carried out using a solid-fuel rocket booster, which lifts the missile and gives it speed, after which the cruise engine… pic.twitter.com/fVIzNi9slj — Kakka🎖️ (@kakkamax) August 31, 2025
Apparentemente per sviare i collegamenti con il missile britannico, l'Ucraina aveva pubblicato false foto di quella che avevano detto essere una linea di produzione ucraina del Flamingo. Ma, non molto tempo dopo, astuti investigatori russi avevano geolocalizzato l'edificio grazie agli indizi presenti nelle foto e avevano scoperto che l'edificio veniva offerto in affitto su un sito specializzato nella locazione di magazzini, arrivando alla conclusione che l'Ucraina aveva affittato il locale per installarvi i missili già pronti e farlo apparire come un sito di produzione nazionale:
Sebbene le dimensioni e la potenza della testata del missile siano formidabili, possiamo immaginare che, se le speculazioni sulle sue reali origini produttive sono vere, il numero totale di missili prodotti non sarà probabilmente tale da avere un impatto significativo, dati i noti limiti di produzione di Paesi occidentali come il Regno Unito. Le indiscrezioni parlano di una capacità produttiva di 50 esemplari al mese, ma è probabile che si tratti di un dato molto ottimistico.
Naturalmente, missili di questo tipo non sono destinati a danneggiare le infrastrutture critiche, soprattutto quelle militari. No, il loro unico obiettivo sarà quello di creare momenti politicamente convenienti per le pubbliche relazioni, come colpire il Cremlino o qualcosa del genere, sperando di cambiare i calcoli della guerra facendo arrabbiare Putin.
Inoltre, va detto che il missile è estremamente grande, non è particolarmente veloce, non sembra avere una guida avanzata che gli permetta di volare basso e furtivo utilizzando la mappatura del terreno, eccetera, il che significa che sarà probabilmente abbastanza facile da rilevare sui radar e dovrebbe, in teoria, essere un bersaglio ideale per la difesa aerea russa. Ricordiamo che la Russia ha iniziato ad abbattere di routine i più avanzati missili da crociera stealth dell'Occidente, come lo Storm Shadow, il che significa che questo missile "low-cost" da discount dovrebbe essere carne da macello per il Pantsir.
Per quanto riguarda il missile ERAM, il suo pedigree e la sua fattibilità sono ancora più oscuri.
Presentato come parte di un programma destinato specificamente a creare un missile da crociera di base, "a basso costo", senza fronzoli e "abbastanza buono", sulla carta sembra perfetto per le esigenze dell'Ucraina. Purtroppo, secondo alcuni rapporti, questo missile esiste solo "sulla carta".
L'outlet russo Dzen scrive proprio questo:
Ma ecco l'inghippo: questo missile "nero" che i media occidentali stanno strombazzando sembra esistere solo nei sogni del Pentagono e sulle pagine dei giornali.
Si ritiene che il missile non abbia nemmeno terminato i test, né tantomeno iniziato una sorta di produzione industriale, contrariamente a quanto riportato con eccessivo zelo:
Inoltre, il Pentagono non ha ancora identificato un produttore e i test dell'ERAM, secondo i dati pubblicamente disponibili, non sono ancora stati completati. Anche se la produzione è iniziata, produrre 3.350 missili in pochi anni è un compito monumentale, per non parlare delle sei settimane di cui parla il WSJ.
Sembra che sia la stessa cosa, in accordo con molti dei recenti rapporti che ora promettono abitualmente un gran numero di sistemi, come i Patriot tedeschi, eccetera, solo per nascondere i "caratteri scritti in piccolo" a fondo pagina: che la tempistica di consegna è di anni, che l'Ucraina non riceverà effettivamente una quantità apprezzabile di sistemi fino al 2030, eccetera.
Per esempio, questo comunicato ufficiale del Dipartimento di Stato afferma curiosamente di aver concordato una "possibile" approvazione, mentre l'Ucraina si limita a "richiedere" la quantità dichiarata di missili, il che suona molto provvisorio e forse condizionato:
E non dimentichiamo l'annuncio, simultaneo e contraddittorio, del presunto blocco degli attacchi a lungo raggio dell'Ucraina con sistemi o mezzi statunitensi:
Cosa pensare di questa contraddizione? Anche se è vero che l'Ucraina riceverà questi fantomatici missili che potrebbero esistere, ma anche no, possiamo ipotizzare che Trump voglia ancora una volta "sedersi su due sedie", placando la folla dei neoconservatori con la consegna delle armi, ma, allo stesso tempo non far arrabbiare la Russia, impedendo all'Ucraina di usare effettivamente le armi consegnate, almeno sul territorio russo. Ma, a dire il vero, l'improvvisa comparsa di entrambi i sistemi d’arma in concomitanza con varie iniziative di pubbliche relazion, fa sembrare i missili più che altro degli espedienti che non vedranno mai la luce del giorno, un po' come gli F-16, che sono stati tecnicamente "consegnati" in un certo numero molto tempo fa, ma che, in realtà, non hanno fatto granché.
La Russia, d'altra parte, continua a utilizzare i propri sistemi d'attacco per radere al suolo gli impianti di produzione dell'Ucraina. Ricordiamo i recenti attacchi "provocatori" che hanno distrutto una fabbrica americana di componenti elettronici nell'Ucraina occidentale. Non molto tempo prima, c'era stata una serie di attacchi che, secondo quanto riferito, avevano bloccato il tentativo dell'Ucraina di realizzare un altro sistema missilistico balistico indigeno:
L'FSB riferisce che un attacco di alta precisione alle officine sotterranee di Pavlograd ha interrotto la produzione ucraina di sistemi missilistici balistici tattici operativi Sapsan. L'Ucraina voleva utilizzare questi missili operativi-tattici per colpire le profondità della Russia.
Sono stati segnalati anche ripetuti attacchi a Shostka, nella regione di Sumy, dove vengono prodotte molte forniture per le Forze Armate dell'Ucraina.
Ora, durante gli attacchi su larga scala di Kiev di alcuni giorni fa, la Russia avrebbe distrutto uno stabilimento turco per la produzione di droni Bayraktar:
Nuovi dettagli sugli attacchi notturni a Kiev È emerso che anche la fabbrica "Bayraktar" è stata colpita.
Secondo le informazioni disponibili, la fabbrica è stata colpita due volte, con gravi danni agli impianti di produzione.
Ma la parte più sorprendente è quella che risponde a un'annosa domanda che molti si sono posti sul perché la Russia permetta a questi impianti di esistere per così tanto tempo prima di colpirli. È emerso che l'impianto era letteralmente pronto per essere lanciato in agosto, dopo essere stato in costruzione dall'anno scorso:
Il produttore dei famosi UAV Bayraktar TB2 aveva pianificato la costruzione di un impianto di produzione di droni sul territorio ucraino già nel 2022 e la costruzione stessa era stata avviata all'inizio del 2024, con la previsione che l'impresa sarebbe stata operativa per l'agosto 2025. A quanto pare, ci saranno dei problemi nella produzione.
Secondo alcuni rapporti, l’attacco di oggi è già il 4° negli ultimi 6 mesi.
Tratto da un articolo dell'ottobre 2024:
Ecco l'articolo di un analista che spiega la filosofia della Russia dietro la tempistica di questi attacchi:
"Anche se gli attacchi non colpiscono ipotetiche officine "per il futuro", ma esattamente dove i "partner rispettati" vogliono iniziare a guadagnare, apparentemente c'è un gioco di "chi supera chi". E, in questo gioco, usare regolarmente i missili per ritardare o interrompere la fase successiva della costruzione, a nostro avviso, non è molto ragionevole e potrebbe essere necessario cambiare l'approccio.
A questo proposito, si potrebbe utilizzare il metodo dell’"interazione" della polizia fiscale tedesca (o americana). Essi operano in questo modo: al potenziale "contatto" viene permesso di spendere/investire denaro guadagnato illegalmente, registrando attentamente dove va e dove viene investito, senza prendere decisioni che potrebbero "spaventare" l'obiettivo. Poi, dopo un paio d'anni, il soggetto dell’investigazione viene arrestato e tutto ciò che è raggiungibile viene sequestrato. Le forze missilistiche e l'intelligence russa dovrebbero anche permettere a uno o più obiettivi di "ingrassare", facendo in modo che le parti interessate investano risorse, organizzino un sito, portino attrezzature e poi liquidare il tutto con un unico attacco.
I turchi, ovviamente, sono persone testarde e non hanno abbandonato la costruzione dell'impianto di Bayraktar a Kiev neanche dopo quattro attacchi. In teoria, cercheranno di completarlo, ma le prospettive di un funzionamento stabile sono pari a zero. E questo lo capiscono tutti. Gli attacchi sistematici a Kiev dimostrano che qualsiasi produzione di armi in territorio ucraino è a rischio costante.
Per quanto riguarda l'impianto, la sua messa in funzione era prevista "dopo la fine delle ostilità", con la preparazione tecnica prevista per il 2025, ma c'è la sensazione che il taglio del nastro cerimoniale non avverrà".
L'autore sembra suggerire che la Russia dovrebbe permettere a questi progetti di "ingrassare" ancora di più, ma, a quanto mi risulta, la Russia ha fatto più o meno come da lui suggerito - e questo è il nocciolo della tecnica. La Russia non aveva attaccato la cerimonia di "inizio lavori" nel 2024, né lo scavo delle fondamenta del sito.
No, la Russia ha aspettato che tutte le finanze del progetto venissero investite, che tutto fosse costruito fino all’ultima mano di vernice e poi, praticamente il giorno dell'inaugurazione, ha fatto saltare tutto in aria, trasformando in cenere i molti anni di sforzi e gli innumerevoli milioni investiti.
Ma, prima di festeggiare, sappiate che probabilmente questo era il piano fin dall'inizio e gli ucraini coinvolti hanno di fatto superato in astuzia tutti i "colleghi" e le controparti interessate.
Vedete, chiunque abbia un minimo di cervello saprebbe e si aspetterebbe che qualsiasi impianto di produzione di questo tipo, in particolare così vicino al fronte, non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivere oltre il giorno del lancio. Ciò significa che gli impianti sono stati probabilmente costruiti con l'intento di essere dei rottami sacrificabili e che solo l'appropriazione indebita e l'arricchimento da parte dei progettisti coinvolti sono motivazioni sufficienti per la realizzazione di obiettivi così succulenti.
Alla fine, la beffa è per la Russia e, in questo caso, per la Turchia. Le fabbriche saranno anche distrutte, ma alcuni ricchissimi "soci d'affari" ucraini, quelli che si sono ingrassati con i contratti di costruzione, stanno andando tutti contenti in banca.
Simplicius
Fonte: simplicius76.substack.com
Link: https://simplicius76.substack.com/p/new-ukrainian-missile-threat-another
01.09.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org








absitiniuriaverbis 2 settembre 2025
Me la cavo, ritengo, ricordando che
la tradizione, quella dell'Europa che conoscevamo, è la conservazione del fuoco (quello sacro) e non l'adorazione delle ceneri (quelle odierne).