LA MUSICA SENZA PRECEDENTI DEGLI AREA

LA MUSICA SENZA PRECEDENTI DEGLI AREA

Di Federico Degg per comedonchisciotte.org

È cosa nota agli appassionati di musica che durante i primi anni Settanta, periodo di grandi fermenti e innovazioni in tutti gli ambienti culturali, siano fioriti anche in Italia diversi gruppi e artisti fondamentali nel definire nuovi stili e generi anche a livello internazionale: si possono citare ad esempio band progressive rock come Le Orme, Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso, subito notati e annoverati fra i nomi di punta del genere da parte dei suoi precursori inglesi.

Ma se c’è una formazione che forse più delle altre si è spinta oltre i limiti della già estremamente sperimentale e avanguardistica scena musicale del tempo, forgiando un amalgama di stili e di influenze sonore senza precedenti, meritevole dunque di essere annoverata tra le pietre miliari della musica italiana e non solo, allora si tratta proprio degli Area.

Meno noti al grande pubblico rispetto ai nomi prima citati, forse conosciuti dai più per l’ineguagliabile vocalità e personalità artistica del loro frontman Demetrio Stratos (salito alla ribalta alcuni anni prima grazie alla ballata “Pugni Chiusi”, registrata con la band I Ribelli), gli AreA – International POPular Group, questa la versione estesa del loro nome, nascono ufficialmente nel 1972. L’idea parte da Giulio Capiozzo, batterista jazz di origini turche, che assieme al cantante Demetrio Stratos (greco di discendenza e nato in Egitto) vuole fondare una band dedita a realizzare “materiale ad alto tasso creativo” [1], traendo spunti dalle esperienze musicali e dal retroterra culturale di ciascun componente, con l’obiettivo di andare in totale controtendenza rispetto alle tendenze discografiche e ai cliché rock dell’epoca.

Vengono così coinvolti il tastierista Patrizio Fariselli, formatosi nel mondo del liscio ma interessato tanto al jazz quanto al rock e alla musica contemporanea, il chitarrista Paolo Tofani e il bassista Patrick Djivas (entrato nel 1974 a far parte della PFM e sostituito poi da Ares Tavolazzi): trascinato da questa miscela di spunti ed energia creativa, nel corso del 1973 il quintetto riesce già a registrare e ultimare tutto il materiale per il primo progetto discografico.

Esce così “Arbeit Macht Frei”, roboante e provocante album di debutto in cui si susseguono senza tregua frenetici riff ispirati alla musica orientale e balcanica, sequenze improvvisate di jazz, sezioni più distese dal sapore pop-rock e statuarie linee vocali condite da testi enigmatici ed incisivi: un condensato di suono, energia e maestria tecnica dei singoli musicisti che non può lasciare indifferente chi lo ascolta, un mix di idee difficile da racchiudere sotto la sola etichetta del “prog-rock” o da inquadrare in termini di storytelling politico-culturale, già a partire dalla controversa espressione scelta come titolo.

Tutti questi elementi, pur mischiati ad altre influenze e accenni stilistici, resteranno gli ingredienti principali della successiva produzione discografica della band: nel 1974 esce “Caution Radiation Area”, secondo lavoro ancora più complesso dove prevalgono l’improvvisazione strumentale, il free jazz e altri virtuosismi come l’uso di tempi composti. L’anno seguente viene pubblicato “Crac!”, probabilmente il disco più accessibile della band, impreziosito dal loro pezzo più conosciuto, ossia “Gioia e Rivoluzione”. Nel 1976 è invece il turno di “Maledetti (maudits)”, sorta di concept-album fondato su uno storytelling fantapolitico in cui il gruppo sperimenta ancor di più, oscillando fra contemporaneità, elementi folkloristici e musica classica - in uno stesso brano si possono addirittura udire sia strumenti a percussione originari dei Paesi Baschi che un quartetto d’archi.

Nel 1978, dopo la pubblicazione del quinto album in studio (“1978! Gli dèi se ne vanno, gli arrabbiati restano”), la band dovrà far fronte all’abbandono di Demetrio Stratos, deciso a dedicarsi a tempo pieno ai suoi progetti solisti di esplorazione delle possibilità e dei limiti fisici e sonori della voce umana - percorso molto personale che attirò su di lui le attenzioni di icone della musica contemporanea come John Cage.

Stratos si spegnerà purtroppo a soli 34 anni, il 13 giugno del 1979, a causa di complicanze dovute a una grave e improvvisa forma di anemia aplastica; proprio una settimana fa cadeva il quarantacinquesimo anniversario della sua triste e prematura morte, che arrivò a stroncarlo nel momento più fertile e musicalmente interessante della sua carriera. Negli anni successivi (e occasionalmente ancora oggi) gli Area continueranno ad esibirsi dal vivo e registreranno anche un paio di nuovi album in studio, ma la carica creativa e le vette toccate nei lavori con Demetrio resteranno assolutamente ineguagliabili.

L’eclettico e avanguardistico connubio musicale degli Area, non di facile impatto al primo ascolto, può essere visto come un preciso riflesso sul piano artistico delle posizioni etiche e politiche dei singoli musicisti, le quali sono state fin da subito enfatizzate e trasformate in un vero e proprio “concept” dal loro primo storico manager, l’intellettuale del PCI e imprenditore discografico Gianni Sassi, che fu anche autore dei primi testi del gruppo [2].

Ciascuno dei componenti della band condivideva infatti idee di sinistra molto radicali e affini all’ideologia comunista, cosa che non è mai stata nascosta a livello di contenuti e fonti d’ispirazione delle loro canzoni. Basti pensare al titolo di uno dei loro migliori brani, “Cometa Rossa”, un augurio di liberazione rivolto alla Grecia, al tempo ancora schiacciata dalla dittatura dei colonnelli; alle critiche al boom economico e all’alienazione dei lavoratori di “Arbeit Macht Frei” (traccia omonima dell’album); alla versione dell’inno socialista “L’Internazionale” registrata e inserita nell’album live “Are(A)zione”, o ancora alla cavalcata festosa de “La Mela di Odessa”, ispirata a una bizzarra vicenda accaduta durante la Rivoluzione Russa [3].

Su un aspetto, però, gli Area sono sempre andati in controtendenza rispetto alle più tristemente note manifestazioni storiche del comunismo e al materialismo intrinseco alla filosofia marxista.

Lungi dal promuovere una visione di uniformazione politico-culturale - quella stessa che, per intenderci, portò Stalin a perseguitare tutti i culti religiosi presenti da secoli nelle società siberiane o la Cina a distruggere i luoghi di culto e le tradizioni millenarie del Tibet -, il gruppo ha invece sposato e tradotto egregiamente sul piano musicale concetti del tutto differenti, quali la fusione e l’internazionalità, l’unione e la solidarietà fra i vari popoli e i rispettivi mondi culturali, ciascuno con il proprio prezioso bagaglio di tradizioni, specificità e sfumature.

La band ha anche fin da subito mostrato un occhio di riguardo verso società e popoli vittime di governi tirannici o di palesi ingiustizie. La Grecia soffocata dalla dittatura ispirò, come detto, sopra, i poetici versi in greco di “Cometa Rossa”; il primo brano in assoluto della band, “Luglio, Agosto, Settembre (nero)”, è un arrabbiato inno a supporto del popolo palestinese e dei suoi tentativi di reagire all’oppressione israeliana; l’intero LP “Maledetti”, poi, è una riflessione sul soffocamento che una gerarchia di “anziani” (in termini anagrafici e valoriali) esercita sulla società intera e sulle sue forze più giovani e rivoluzionarie.

La libertà di popoli e individui al primo posto, dunque, al di sopra di qualsiasi colore politico o discorso strutturale: non è un caso che nella sezione centrale di “Cometa Rossa”, composta da un evocativo assolo di voce e pochi altri strumenti che tocca vere e proprie vette di misticismo sonoro, Demetrio Stratos canti in greco parole come “Cometa, cuci la bocca ai profeti / Cometa, chiudi la bocca e vattene via /Lascia che sia io a trovare la libertà” [4].

Anche le idee di lotta e militanza - due aspetti inderogabili delle dottrine politiche di estrema sinistra degli anni Settanta – vengono, nelle canzoni degli Area, messe a confronto con il desiderio di pace e con la volontà di un cambiamento che sia innanzitutto culturale e umano.

Un esempio lo si ha in “Luglio, agosto, settembre (nero)”, brano che si apre con una poesia in dialetto egiziano [5], una vera e propria supplica ad abbandonare le armi ed abbracciare la pace recitata da una voce femminile e rivolta all’uomo amato… il quale, sulle note dell’impetuoso riff di ispirazione balcanica che trascina il pezzo, replica con durezza alle orecchie dell’ascoltatore: “Non è colpa mia se la tua realtà / mi costringe a fare guerra all’omertà / forse un dì sapremo quello che vuol dire / affogar nel sangue con l’umanità”.

Come già accennato, questo pezzo affronta di petto la questione palestinese ed esprime supporto verso i “compagni” impegnati a difenderla, anche con azioni molto criticabili e belligeranti [6], risultando per questo estremamente attuale dinnanzi a ciò che si sta svolgendo oggi a Gaza e in Cisgiordania. Per nulla frenati dal timore di risultare controversi, gli Area hanno voluto richiamare l’attenzione sul circolo vizioso di violenze, attacchi e contrattacchi che si scatena nel momento in cui un popolo viene “umiliato e offeso” [7]: la cruda realtà di ingiustizie e guerriglia accennata nel testo e il pacifismo intensamente invocato nella poesia d’apertura sembrano quasi poli opposti, entrambi però votati alla ricerca di una soluzione per la situazione di quei “bambini che il sole ha ridotto già vecchi” (citando uno dei più struggenti versi della canzone).

La dialettica fra pace e lotta, fra approccio duro e umana moderazione, abbandona il contrasto turbolento e si fonde invece in uno splendido risultato in “Gioia e Rivoluzione”, la sola canzone realmente “radiofonica” (e per questo generalmente più conosciuta) che il gruppo abbia mai composto. Accordi maggiori, assoli, virtuosismi di pianoforte e voce, un graffiante giro di chitarra che sa di pura allegria e un finale dove più voci cantano in coro, il tutto condito dal testo che segue:

Canto per te che mi vieni a sentire
Suono per te che non mi vuoi capire
Rido per te che non sai sognare
Suono per te che non mi vuoi capire

Nei tuoi occhi c'è una luce che riscalda la mia mente
Con il suono delle dita si combatte una battaglia
Che ci porta sulle strade della gente che sa amare

Il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia
Che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita

Con il suono delle dita si combatte una battaglia

Che ci porta sulle strade della gente che sa amare

La battaglia qui è puramente culturale, musicale, artistica. Di mezzo non vi sono la brama di potere, il cieco desiderio di vendetta della lotta di classe, o la volontà bruta di rovesciare lo status quo; a muovere le cose verso il nuovo è innanzitutto il sentimento, la “gente che sa amare”, sognare e capire. Una rivoluzione pacifica e gioiosa, dove le sole “scariche di proiettili” lanciate dai combattenti sono vertiginosi assoli di tastiera, pianoforte e chitarra, oppure le sferzanti e mai banali liriche con cui Stratos e compari inneggiavano alla libertà personale, al fertile incontro tra culture, alla giustizia e al cambiamento.


Federico Degg è uno studente e lavoratore di 23 anni. Si occupa di comunicazione, cultura ed arte in tutte le sue forme (musica, immagini, scrittura, teatro). Attivista e membro di associazioni ed iniziative locali. Giovane collaboratore di Come Don Chisciotte.


NOTE E FONTI

[1] https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/gli-area-contro-i-palloni-gonfiati-del-rock-capitalista-leggi-led-zeppelin/756448/

[2] Per approfondire la cornice di “storytelling” legata al progetto musicale degli Area, ecco una lettura piuttosto approfondita: https://www.ondarock.it/italia/area.htm

[3] Per i più curiosi, la vicenda che ha ispirato il pezzo (dalle cui sole parole è difficile capirci qualcosa) è spiegata alla fine di questo video: https://www.youtube.com/watch?v=al_kr8M55_8

[4] https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=9030

[5] A questo link è leggibile la traduzione dei versi poetici: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=320

[6] “Settembre nero” è infatti il nome di una cellula terroristica nata nei primi anni Settanta da alcuni miliziani di Al-Fatah (realtà paramilitare inclusa nei ranghi dell’Organizzazione Nazionale per la Liberazione della Palestina), macchiatasi di azioni quali il rapimento e l’uccisione di 11 atleti israeliani durante i giochi olimpici di Monaco di Baviera del 1972.

L’organizzazione nasce in risposta a uno dei tanti tragici eventi patiti dal popolo palestinese durante il secolo scorso, ossia il Settembre Nero in Giordania: a seguito di alcuni attentati di matrice estremista volti a rovesciarne la monarchia, il re giordano Husayn (sostenuto da azioni tattiche di “minaccia” compiute da Israele e USA) decise di mobilitare l’esercito per espellere tutti quanti i rifugiati palestinesi e le rispettive organizzazioni presenti sul suolo nazionale, causando la morte di circa tremila-cinquemila persone, fra cui numerosi civili.

[7] https://blog.libero.it/31canzoni/4554640.html

Commenti (54)

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    1. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Per la musica e non solo, come al solito: de gustibus...
      In ogni caso sperimentare non va bene,
      va benissimo.
      Avendo però avuto l'opportunità di lavorare in giro per il mondo ritengo impareggiabile ascoltare musica locale, con cibo locale e cultura locale.
      Se il concetto di fondo dell'articolo fosse "fratellanza" condividerei meglio l'approccio anche se fratellanza non implica, necessariamente, fare un minestrone di tutto. Anzi, fratellanza ha senso quando c'è presenza di individualità e accettazione delle differenze. Questo è il principio che condivido nella 'musica composita' del gruppo. Li avevo ascoltati anche se decisamente preferivo e preferisco altri generi.

      Un commento fuori luogo: studente lavoratore mi suona da sempre singolare. Mai capito il perche della precisazione, al di fuori della connotazione politica specifica. Perché non si scrive il lavoro che fa e basta? Non è considerato dignitoso abbastanza scrivere, che ne so, solo imbianchino, o solo sognatore o curioso di... o solo studente? Non siamo forse tutti, in un modo o nell'altro, studenti? Sono necessari gli esami per essere qualificati studenti?
      Gli esami che la vita e la coscienza ci propongono continuamente, non contano?

      A quando 'studente lavoratore nero lgb... nofasci etc etc' ? Sempre dividere e dividere e dividere. Dice nulla?

    2. Heidrek 20 giugno 2024

      Evidentemente non sei mai stato studente lavoratore o non hai mai conosciuto qualcuno in quella condizione.
      È uno status dettato sia da una scelta personale che da un'imposizione sociale e richiede un impegno enorme, costante e prolungato, e ti consente di vedere entrambi i lati: quello impegnato ma vivace degli atenei e quello sporco e duro, ma necessario, del lavoro.
      E infatti tutti gli studenti lavoratori giovani e meno giovani che ho incontrato si sono sempre rivelati un passo avanti agli altri.
      Per me ha fatto benissimo a puntualizzarlo.

    3. sbregaverse 20 giugno 2024

      Sbrega =: pensionato recalcitrante con passionacce insopprimibili.
      ~etichetta(Cfr. etica) o epitaffio ~

    4. sbregaverse 20 giugno 2024

      Se labor è fatica anche studere lo è.
      Ma potrebbe essere che il labor sia divertimento come pure lo studere.

    5. Heidrek 20 giugno 2024

      Il lavoro divertente non esiste, su.
      Lavorare in linea generale va dal sopportabile allo schifo.

    6. sbregaverse 20 giugno 2024

      Ma certo, del resto , volevo banalmente commentare che le etichette che ci diamo o che ci appioppano sono delle vere:
      MARCHETTE.

    7. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Se sei attendibile quanto il tuo 'evidentemente' ti suggerisco di riconsiderare le tue certezze.
      Ovviamente, fai e scrivi come credi.

      Non mi risulta di aver denigrato o deriso chi faccia contemporaneamente più cose per scelta o necessità.

      In fondo sono solo un bianco etero, geometra, pluri laureato, musicista, pittore, sportivo, poliglotta, in pensione, ex CEO, no Vax, no vote, e continuo a studiare.
      Ho fatto bene a puntualizzare il mio status? Che dici, cambia qualcosa adesso?
      La mia puntualizzazione aggiunge qualche cosa al mio commento?
      Io penso e sostengo di no.
      Marchette, come sintetizza @sbregaverse.

    8. IlContadino 20 giugno 2024

      Anche io sono per la musica tradizionale, ogni luogo la sua, sempre meritevole, anche se a volte può risultare impegnativo, se non addirittura eroico, ascoltare musica tradizionale.
      Tipo in Laos o in Vietnam, dodici, quindici ore di musica tradizionale ininterrotta proiettata nel piccolo televisore dell'autobus, suono gracchiante a tutto volume.
      Dopo due ore sei incazzato nero, dopo quattro smetti di fare resistenza, all'ottava ora hai perso identità, alla dodicesima hai raggiunto il nirvana...aah la musica tradizionale.
      Qui un assaggino, mettetela in loop per quindici ore, scoprirete cose a voi sconosciute

      https://youtu.be/QDiaAtk_MAM?si=TjJju-8CHr8fKMlR

    9. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Ti capisco.
      Sono sopravvissuto anni orsono al mio primo approccio ad una 'opera di Pechino' e non si era trattato di 15 ore.
      Mia moglie aveva cercato di aiutarmi in tutti i modi prima e dopo. Il durante non era né educato né possibile.
      Oggi, dopo 25 anni ho ancora molte difficoltà ma almeno concettualmente capisco un po' meglio.
      Ci sono sempre degli aspetti culturali da prendere in considerazione.
      Tuttavia, a parti rovesciate, ci sono artisti cinesi (e non solo) che dominano la musica classica in modo portentoso.
      La stessa cosa mi era accaduta con il 'teatro no' che richiede di capire e riconoscere il significato dei gesti che accompagnano sia la prosa che la musica complicati da giochi di parole per esprimere comicità.
      Una tragedia per me. Poi si impara, non molto, ma bisogna accontentarsi.

    10. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      ... secondo me hai omesso molte cose... ma sei sulla strada giusta.

    11. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Un'altra certezza vedo.
      Immagino, ma non ne sono sicuro, le tue difficoltà.
      Le difficoltà però ci sono per tutti, anche se di specie e misura diverse, e sono quelle che ci rendono forti.

    12. sbregaverse 20 giugno 2024

      Chi si accontenta* gode ma questo è un mondo di :
      incontentabili irriducibili assatanati.
      *Stare nell'accettazione.
      ~ che non è dare con l'accetta a destra e a manca ~ per quanto potrebbe essere idea non peregrina~

    13. LuxIgnis 20 giugno 2024

      Dell'opera a Pechino mi ricordo bene l'inizio con il frastuono di piatti e oggetti metallici vari in una cacofonia che, a detta loro, serve a scacciare i demoni. Credo di aver fatto un salto sulla sedia.
      In più mi ricordo il loro tè, servito in abbondanza, buonissimo, ma con un tasso di teina sopra la soglia dello stupefacente. Alla fine avevo le palpitazioni e sembrava che avessi preso anfetamine.
      Ma tutto sommato a me è piaciuta molto.

    14. Heidrek 20 giugno 2024

      Attendo i tuoi articoli: li riconoscerò dalla bio in firma.

    15. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Attenderai invano.
      Come ho scritto, includere la 'bio' non aggiunge nulla al contenuto di un articolo. L'articolo va commentato sulla base del contenuto nudo e crudo, non mediato sulla base della 'bio' di chi scrive. Quindi non la userò.

    16. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Nel mio caso non era una sedia, ma la sostanza non cambia.
      Piaciuta molto, scrivi: sono contento per te anche se il te carico carico... potrebbe aver alterato le tue percezioni!
      La mia esperienza è descrivibile con una barza che taglio per non tediare.

      Un omaccione grande e grosso entra in un negozio di scarpe e chiede
      * un paio di scarpe qualunque ma numero 35!
      Il commesso replica
      - ma...almeno 48!
      * no 35.
      Al che lo aiutano a calzarle, lui paga e va via claudicando e come su carboni ardenti.
      Mese successivo, stessa scena ma numero 32.
      Mede successivo ancora ma numero 30.
      Il commesso chiede
      - mi potrebbe spiegare?
      * io ero uno fortunato, soddisfatto della vita, famiglia, figli, amici, azienda.
      Poi in un incidente ho perso tutto e con tutto intendo anche l'azienda.
      - e allora? Incalza il commesso?
      * allora, rientrare la sera a casa e togliermi le scarpe è l'unica soddisfazione che mi è rimasta.

      Nel mio caso, mi sono divertito quando è calato il sipario!

    17. Cleon XIII 20 giugno 2024

      "O si studia, o si lavora"

      Il mio professore di Anatomia rivolgendosi a uno studente lavoratore. Sentito con le mie orecchie...

    18. LuxIgnis 20 giugno 2024

      Si imparano ad apprezzare anche le cose che sembrano strane, dissonanti, e distanti.
      Almeno finché c'è talento
      È solo questione di spostare la percezione dal noto all'accogliere il non noto.
      Ma comunque a me la musica piace praticamente tutta.

    19. Sony 20 giugno 2024

      Bravissimo, risposta da maestro

    20. Sony 20 giugno 2024

      Sulla base del contenuto appunto, ti sei soffermato solo una cosa....mmah

    21. Sony 20 giugno 2024

      Gli area non per tutti, credimi...c'è chi non è avvezzo al particolare ma al normale normalissimo.

    22. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Non sono sicuro di capirti.
      Il mio commento era in due parti:
      - una sulla musica
      - una, come scritto, 'fuori luogo'

      Ti va di chiarire?

    23. Sony 20 giugno 2024

      È come per i film e registi...potrei fare un elenco di film che qui il 99% delle persone non guarderebbero neanche sotto tortura.

    24. gianB 20 giugno 2024

      Farò un'affermazione che so ti piacerà: Dobbiamo seguire la via di mezzo.
      Detto in altre parole, quello che ha detto e scritto F. Nietzsche potrebbe vivere benissimo anche senza conoscere la sua biografia. Il sapere che egli era figlio di un prete e di una figlia di prete aggiunge un qualcosa in più certamente alla persona ma anche ai suoi scritti.
      Se questa regola vale per lui perché non per qualsiasi altro?
      ;)

    25. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Come scriviamo, cosa esprimiamo è sicuramente legato alle nostre esperienze, alla nostra provenienza, alla nostra cultura. Concordo.

      Tuttavia, premettrre/aggiungere la 'bio' di Nietzsche non cambia né il contenuto dell'articolo né l'opinione che mi posso essere fatta dell'articolo. E perché dovrebbe?

      Se una bio potesse modificare la mia opinione di un articolo, di un quadro, di un libro... mi riterrei vittima di pregiudizi.

    26. Martin 20 giugno 2024

      Absit, e' che non conosci abbastanza il marxismo. Negli anni 70 in gran parte della sinistra rivoluzionaria, oltre ai vetero leninisti c'erano i marxisti o post marxisti alla Marcuse e scuola di Francoforte.

      Quelli che alla classe operaia ex Marx e Lenin, aggiunsero, quali soggetti oppressi e rivoluzionari, "studenti, disoccupati e lavoratori intellettuali". Che furbacchioni, vero? Tralalatro, con i lavoratori intellettuali includevano la mai abbastanza maledetta teoria dell'egemonia culturale di Gramsci.

      Quindi, per comunisti rivoluzionari autentici (non glielo si puo' negare), dichiarati e sfegatati come gli Area, la qualifica di studente lavoratore andava alla grande!

      Poi come tutti possiamo vedere, dopo la "classe operaia" (Marx, Lenin) e "studenti, disoccupati e lavoratori intellettuali" (Marcuse, Adorno, Horkheimer), ai soggetti oppressi e rivoluzionari sono stati aggiunti i Negri (già dagli anni 60 negli USA), le donne, i non Bianchi, i gays e finalmente gli Lgbt.

      Qualcuno negli anni 20 disse che "prima cercano l'uguaglianza dei diritti, e dopo la sovraordinazione"... come negare che non sia accaduto?

      Chi saranno i prossimi soggetti oppressi e rivoluzionari da liberare?
      Forse si potrebbe pensare ad un Movimento per la Liberazione dei Criceti in Gabbia....

    27. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Concordo, mi ero limitato a scrivere 'al di fuori della connotazione politica specifica'.

    28. Martin 20 giugno 2024

      Suggerisco a tutti di cominciare con L'AntiCristo di Nietsche, disponibile in italiano in versione Adelphi.

    29. Martin 20 giugno 2024

      In generale si. Ma devo dire che qualche grassa soddisfazione, durante la mia vita lavorativa me la sono tolta.

    30. gianB 20 giugno 2024

      A volte l'opinione di qualcosa non si modifica ma si integra, arricchisce.

    31. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Letto il tuo in ritardo!
      Certo aprire porte e finestre mi trova consenziente.
      Come avevo scritto " in ogni caso sperimentare non va bene, va benissimo".
      Il risultato può non necessariamente essere immediatamente gradevole ed in qualche caso essere ostico.
      Ma sperimentare rimane necessario.

    32. gianB 20 giugno 2024

      Si va be', la fai lunga perché ti piace.
      Non basterebbe il famoso andante "Di necessità, virtù"?

    33. LuxIgnis 20 giugno 2024

      Sui film sfondi una porta aperta. Ho tra i miei migliori film visti, alcuni che molti fuggirebbero scandalizzati.

    34. Martin 20 giugno 2024

      Sicuro! Ma anche qui su CDC brulica di gente che ragiona in modo post marxista modello scuola di Francoforte senza neanche saperlo.

      Qua e là, è quindi sempre opportuno spiegare la storia del pensiero e della cd logica marxista.

    35. LuxIgnis 20 giugno 2024

      Si, non volevo essere petulante.
      Io dell'opera cinese rimasi affascinato dalla soprano che cantava, benissimo, con un bastoncino stretto tra i denti. Praticamente a bocca chiusa!

      Comunque è come con i gusti. È vero che non est disputandum ma è anche vero che su alcune cose bisogna farci l'abitudine, rompere gli schemi prima che possano essere apprezzate.

    36. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Capisco, ma non è il mio caso.

      Newton era figlio di contadini e credente... avrei dovuto evitsre di leggere il suo Principia od inficiare le sue opinioni per partito preso perché proveniente da una famiglia modestissima e perche' io sono agnostico e probabilmente ateo?
      Per nulla.

      Il rispetto non si basa sulla bio.

    37. Martin 20 giugno 2024

      Scusa Lux ma da queste parti si e' etero al 100% e la cantante lirica cinese che canta con un bastoncino stretto trai denti, a bocca chiusa, solleva analogie da eSotismo appunto orientale....
      Saranno virtu' della categoria.... la Callas aveva un sistema endocrinologico molto sensibile, per essere eufemistico

    38. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Vai tranquillo, non c è problema.
      Avevo un' insegnante che raccontava dei tre amici usciti dal cinema molto soddisfatti. A loro il film era piaciuto moltissimo.
      L'insegnante chiese : che significa che era piaciuto?
      Il primo amico adorava l'attrice protagonista, quindi era estatico perché lei era l'interprete del film. .
      Il secondo era cotto di fantascienza, quindi statico perché il film era di fantascienza.
      Il terzo accettava tutto purché altri pagassero il biglietto, come era avvenuto. Quindi estatico.

      In genere, riferito alla musica, sento qualcosa e ricordo non tutto ma 'spezzoni' che hanno catturato l'attenzione. Nel caso specifico, nulla di nulla. Due ore di spettacolo e non mi era rimasto nulla.
      Oggi, qualcosa rimane nelle pagine chiare...

    39. LuxIgnis 20 giugno 2024

      Provaci a farlo.
      E se non ricordo male, reggeva pure qualcosa in equilibrio su quel bastoncino mentre cantava.
      Non credo che la Callas avrebbe potuto farlo.

    40. Martin 20 giugno 2024

      La Callas aveva reazioni piuttosto intense mentre cantava

    41. LuxIgnis 20 giugno 2024

      Dipende sempre dove sposti l'attenzione.
      Per l'attenzione di tutti i giorni cose come l'opera cinese non vanno bene. Bisogna andare su altri livelli per apprezzarla.
      Non è l'aria da canticchiare mentre si fa la doccia.

    42. LuxIgnis 20 giugno 2024

      E chissene. Io sto parlando di un talento che è ineguagliabile, e che non esiste alle nostre altitudini.

    43. Martin 20 giugno 2024

      Io stavo andando a doppi sensi, per scherzare

    44. absitiniuriaverbis 20 giugno 2024

      Condivido e Don Juan condividerebbe senz'altro. Se ho capito bene, tu hai apprezzato il talento. Io la scenografia.

      Ma non mi dire che tu sotto la doccia canti con uno stuzzicadente in bocca arie da opera cinese!
      Poi, per te può essere così e va bene così.
      Le culture sono in qualche modo gabbie che chiudono fuori gli altri e chiudono dentro noi.
      Il resto è lavoro ed anche arduo.

    45. LuxIgnis 20 giugno 2024

      Difatti ho detto che non è da canticchiare sotto la doccia. Magari la soprano cinese lo fa anche.

      Ho apprezzato anch'io la scenografia. Sto solo portando alla memoria cose che sono rimaste. E se son rimaste vuol dire che son state apprezzate.

    46. LuxIgnis 20 giugno 2024

      Si l'avevo capito. Ma sottolineavo l'immenso talento e dedizione che ci vuole per fare una cosa del genere.
      Anche per la Callas e altri artisti.
      Quando si è fuori non ci si rende conto del sacrificio che ci vuole.

    47. Heidrek 20 giugno 2024

      Ho una certa familiarità con l'indisponenza di certi docenti nei confronti degli studenti lavoratori e l'ho sempre considerata una spocchia derivante da un complesso d'inferiorità, da compatire...

    1. Baciccia 19 giugno 2024

      Grandi Area. Grande Federico, Corri forte non ti fermare il fuoco brucia la tua virtù

    1. Martin 19 giugno 2024

      Autentici e dichiarati rivoluzionari comunisti, ma musicalmente molto rilevanti nella scena pop-rock dell'epoca. La prematura morte di Demetrio Stratos fu una disgrazia anche artistica - non c'era nessuno come lui. Fossero stati Inglesi, sarebbero stati molto piu' popolari, vedasi i Clash qualche anno dopo.

    2. Sony 20 giugno 2024

      Demetrio fece delle ricerche vocali che il cantante dei clash se le poteva solo sognare...

    3. Martin 20 giugno 2024

      Sicuro, e anche il rock dei Clash era molto piu' commerciale del rock-jazz degli Area.
      Ma gli inni pro rivolta dei Clash sono stati accettati, anzi l'industria musicale anglo ne fece un brand, quelli degli Area no

    1. gianB 19 giugno 2024

      “Non è colpa mia se la tua realtà / mi costringe a fare guerra all’omertà / forse un dì sapremo quello che vuol dire / affogar nel sangue con l’umanità”.
      Che altro dire.
      (Forse che omertá é concettualmente sostituibile con ipocrisia e complimenti a Francesco studente lavoratore di 23 anni)

    1. LuxIgnis 19 giugno 2024

      Grandissimi, i migliori di quegli anni. Ma anche di adesso, ma non ci vuole molto.

    2. Sony 20 giugno 2024

      No, non ci vuole molto, penso che anche io, se cantanti le minchiate che scrivo, farei meglio dei canta....non mi esce la parola ,di oggi. Stendiamo un velo sulla musica odierna, di casa nostra ed altrove.

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