“La morte è la fine del tuo corpo, ma non la fine della tua coscienza” - Pim van Lommel, il cardiologo che ha indagato le esperienze di pre-morte dei suoi pazienti

“La morte è la fine del tuo corpo, ma non la fine della tua coscienza” - Pim van Lommel, il cardiologo che ha indagato le esperienze di pre-morte dei suoi pazienti
Pim van Lommel

Vi proponiamo una seconda intervista a Pim van Lommel, il cardiologo che per decenni ha studiato le esperienze di pre-morte (oggi chiamate a livello internazionale Near Death Experience – NDE), grazie alle testimonianze dei suoi pazienti e alle ricerche sul campo realizzate assieme ai suoi collaboratori.

Nel 1988, iniziò un ampio studio in 10 ospedali olandesi, coinvolgendo 344 pazienti che avevano avuto un arresto cardiaco e chiedendo loro di quell’esperienza. I risultati della ricerca vennero pubblicati nel 2001 sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, portando l’argomento all’attenzione della comunità scientifica.

Van Lommel ha raccontato le sue scoperte nel libro bestseller Consciousness Beyond Life – Coscienza oltre la vita: la scienza delle esperienze di pre-morte – In Italia, Edizioni Amrita, 2017 – tradotto in tutto il mondo.

Vi proponiamo la traduzione integrale di questa sua videointervista rilasciata al canale olandese Kukuru: il mistero della vita (e della morte) è ciò che ci accompagnerà sempre: ogni tanto fa bene parlarne, anche e soprattutto in maniera non convenzionale.

Buona lettura.


https://www.youtube.com/watch?v=Oylg22vPpJ4&t=13s

Intervistatore (Giel): Sì, sto pensando a come iniziare. Di solito la domanda "come vedi la morte?" la pongo sempre alla fine di una conversazione, ma penso che per cambiare potremmo iniziare proprio da qui. Questa è la domanda di partenza. Sono davvero molto curioso di sapere come sarà dopo la morte. Abbiamo molti sospetti, ma lei cosa ne pensa?

Intervistato (Pim van Lommel): Quello che so per certo è che esiste quella che io definisco una continuità della nostra coscienza. La morte è la fine del tuo corpo, la fine del tuo aspetto fisico, ma non la fine della tua coscienza.

Intervistatore: Lei lo sostiene con molta fermezza, dice che lo sa per certo. Su quali basi?

Pim van Lommel: Sulla base delle ricerche che abbiamo condotto. Le persone che hanno avuto un'esperienza di pre-morte non sono decedute in modo definitivo, sono tornate indietro. Tuttavia, nelle persone con un'esperienza di pre-morte dovuta a un arresto cardiaco, le funzioni cerebrali si sono interrotte completamente nel giro di 10-20 secondi. Questo significa che abbiamo dimostrato che, sebbene il cervello non funzioni affatto e sia completamente spento — in questo caso temporaneamente — è comunque presente una coscienza lucida. Una coscienza ancora più lucida che mai, con percezioni visive al di fuori e al di sopra del corpo, con ricordi che risalgono fino alla primissima infanzia, visioni del futuro, incontri con persone care defunte o con esseri di luce, un senso di amore incondizionato e accettazione, e l'esperienza di una conoscenza e di una saggezza immense.

Intervistatore: Il problema, però, è che questa conoscenza derivante dalle ricerche si ottiene alla fine da persone il cui cervello, in quel momento successivo, funziona e quindi riproduce ciò che hanno vissuto mentre il cervello non funzionava. Questo rende le cose complicate, perché l'informazione proviene comunque da lì.

Pim van Lommel: Non potrebbe essere altrimenti, ma nel momento in cui le persone non possono comunicare se sono incoscienti, significa che si deve comunicare quando si ha coscienza. Di conseguenza, la domanda rimane: da dove provengono i pensieri? Si dice sempre che qualcosa viene prodotto dal cervello, ma il cervello è un'interfaccia.

Intervistatore: In che senso un'interfaccia?

Pim van Lommel: Spesso faccio il paragone con iCloud. Ci sono un miliardo di siti web, ma quando accendi il computer, non è che iCloud o quei siti web vengano prodotti dal tuo computer. Quindi il tuo cervello non produce la coscienza; il tuo cervello è come l'iPhone, è l'interfaccia. O un filtro, come lo chiamano alcuni, perché non ricevi tutto, selezioni in base a ciò che includi. Ma ci sono un'infinità di miliardi di siti web e di video di YouTube che in questo momento passano attraverso di noi e attraverso le pareti. È tutto presente, serve solo un'interfaccia per riceverlo.

Intervistatore: Per estendere lo stesso paragone, sul mio iPhone posso anche memorizzare alcune cose localmente, che si trovano effettivamente sul telefono. Spesso, coscientemente, memorizzi delle cose. Ma quando dormi, cosa succede allora?

Pim van Lommel: Esatto, è proprio così. E alla fine, si andrà ben oltre la semplice morte della struttura corporea.

Intervistatore: Sia chiaro, parliamo di Pim van Lommel, autore del classico Coscienza oltre la vita, che ha venduto più di 300.000 copie solo nei Paesi Bassi ed è stato tradotto in molte lingue, forse undici o quattordici. Ha iniziato la sua carriera como cardiologo e nel 1969 ha salvato un paziente che, in un certo senso, era come se fosse semplicemente tornato sul pianeta Terra. Da lì è nata la sua affascinazione. Nel 1986 è uscito un libro, immagino sia uno dei suoi tre libri di riferimento, ovvero quello di George Ritchie, Ritorno dall'aldilà. In quel momento ha pensato subito di dover fare qualcosa, perché c'era un riconoscimento di quelle storie.

Pim van Lommel: Vi racconto questo perché nel 1969 ne avevo sentito parlare per la prima volta, quando in Olanda vennero istituite le prime unità di terapia intensiva coronarica. Prima del 1967, tutte le persone colpite da arresto cardiaco morivano, poiché la moderna defibrillazione e il massaggio cardiaco non erano ancora possibili. Le unità coronariche nacquero proprio per introdurre questa tecnica. All'inizio della mia specializzazione come giovane medico, capitava che arrivassero giovani uomini con un arresto cardiaco; venivano defibrillati un paio di volte e dopo circa quattro minuti tornavano in sé, ma erano incredibilmente felici e sereni. Per noi era una cosa strana, io ero di turno. Tutti erano felici per il salvataggio, mentre il paziente era profondamente deluso di essere tornato e raccontava di colori, di luce, di un paesaggio meraviglioso, di musica. All'epoca dimenticai la cosa e non approfondii, anche perché l'intero fenomeno non era ancora noto. Raymond Moody scrisse il suo libro La vita oltre la vita solo nel 1975, e anch'io lo lessi in seguito.

Intervistatore: E in seguito ha avviato uno studio a lungo termine.

Pim van Lommel: Sì, anche perché con il passare del tempo volevo sapere cosa fosse rimasto di quell'esperienza nelle persone. È uno studio che ha richiesto più di dieci anni, ma tutto è iniziato grazie a un finanziamento e alla lettura del libro di George Ritchie. Nel libro si raccontava che, quando Ritchie era uno studente di medicina nel 1943, contrasse una polmonite bilaterale in un'epoca in cui non esistevano ancora gli antibiotici. Venne dichiarato morto e la sua coscienza si ritrovò a fluttuare fuori dal corpo, girando per l'ospedale senza capire cosa gli stesse succedendo. Tornò nella sua stanza d'ospedale e vide un cadavere sul letto, completamente coperto da un lenzuolo. Inizialmente non capì che era il suo, ma avvicinandosi notò una mano che spuntava da sotto il lenzuolo: riconobbe l'anello che portava al dito e realizzò con shock: "Quello sono io, sono morto". Fu in quel preciso istante che apparve una luce bellissima.

Solo in un secondo momento, mentre Ritchie era in quella dimensione, un infermiere, non rassegnandosi alla sua morte, convinse il medico a tornare nella stanza e a praticargli un'iniezione di adrenalina direttamente in vena. Quell'intervento lo salvò e lo fece risvegliare definitivamente dentro il suo corpo fisico.

Ispirato da questa incredibile lettura, decisi di fare una piccola indagine preliminare nella mia corsia d'ospedale: iniziai a chiedere a ritroso ai pazienti che erano sopravvissuti a un arresto cardiaco se ricordassero qualcosa del periodo di incoscienza. Su cinquanta pazienti intervistati, ben dodici mi raccontarono una storia simile, ricca di dettagli e visioni. Fu esattamente in quel momento, davanti a quei dodici racconti inaspettati, che scattò la mia vera curiosità scientifica: capii che non potevo più ignorare il fenomeno e che dovevo avviare una ricerca prospettica formale per capire cosa stesse accadendo sul serio.

Intervistatore: Cosa pensavano i colleghi del fatto che lei, come cardiologo, ponesse improvvisamente queste domande ai pazienti?

Pim van Lommel: Chiedevo a tutti se ricordassero qualcosa del periodo di incoscienza. Molti dicevano di no, ma in altri casi, quando dedicavo loro del tempo, cominciavano a raccontare i loro vissuti.

Intervistatore: Tornando alla domanda fondamentale, ovvero come vedi la morte, verrebbe quasi un'incredibile voglia di morire sentendo questi racconti.

Pim van Lommel: Credo che l'esperienza di pre-morte sia una lezione di vita, non una lezione sulla morte. Va molto oltre il semplice essere convinti che non tutto finisca con la morte. A quel tempo io avevo solo domande; alla facoltà di medicina e alle scuole superiori mi avevano sempre insegnato che la morte era la fine di tutto. Ci si trovava di fronte a un fenomeno che non coincideva con ciò che ci era stato insegnato. In un certo senso è la fine del tuo corpo fisico, ma per molte persone la morte rappresenta la fine di tutto, pensano che non rimarrà più nulla. Questo è ciò che viene insegnato comunemente.

Intervistatore: Quanti anni ha adesso?

Pim van Lommel: Ho appena compiuto 79 anni.

Intervistatore: È molto giovane! Io sono soprattutto curioso di vedere cosa sperimenterò ancora su questo pianeta, ma le intuizioni e quella sensazione di beatitudine descritta sono notevoli. Non ha mai avuto la tentazione di sperimentare di persona, magari forzando una sorta di arresto cardiaco?

Pim van Lommel: No, assolutamente no, sarebbe insensato. Il contenuto dell'esperienza è quasi sempre molto positivo, ma il ritorno è spesso estremamente difficile e comporta un trauma spirituale. Le persone che cercano di parlarne non vengono credute dai medici e nemmeno dagli infermieri, sebbene oggi la situazione sia un po' migliorata. Spesso anche il partner non mostra comprensione, quindi non riescono a condividere la loro storia e si ritrovano in isolamento, rifiutati dagli altri. Il problema principale è l'integrazione dell'esperienza, il non riuscire a esprimerla a parole e le difficoltà nel riprendere la via precedente, il che causa problemi con la famiglia, aspettative troppo alte, depressione, solitudine e nostalgia. Possono passare dieci, venti o trent'anni prima che trovino finalmente un medico che li ascolti senza giudicare, o prima che vedano un programma televisivo o leggano un libro che permetta loro di dire: "Ecco, è successo anche a me, non sono l'unico". Solo allora inizia il processo di accettazione e di integrazione nella propria vita. È un percorso che può richiedere decenni. Il contenuto dell'esperienza è potente, ma nel mondo occidentale viene spesso liquidato come un'assurdità o un'allucinazione.

Intervistatore: Se parliamo di un'esperienza di pre-morte, come dovremmo definirla rispetto a un'allucinazione?

Pim van Lommel: Oggi sappiamo con certezza di cosa stiamo parlando. Le allucinazioni e le illusioni richiedono un cervello funzionante, mentre durante un arresto cardiaco la funzione cerebrale è assente. Il quadro clinico di un arresto cardiaco mostra che si perde conoscenza nel giro di pochissimi secondi. Il flusso di sangue al cervello si interrompe immediatamente, i riflessi del corpo svaniscono, la funzione della corteccia cerebrale e i riflessi del tronco encefalico si azzerano, compreso il riflesso corneale, e il centro del respiro si ferma. Sono stati condotti studi con registrazioni EEG durante l'arresto cardiaco. Di norma non si effettua un EEG durante una rianimazione d'urgenza, ma ci sono casi di arresto cardiaco indotto, ad esempio durante il test della soglia di un defibrillatore impiantabile. In questi casi, con l'EEG collegato, si vede una linea piatta entro 10-20 secondi. Pertanto, lo stato di incoscienza clinica esiste, ma la persona sperimenta una coscienza molto più vasta e lucida di quanto abbia mai avuto prima. Diventa tutto più reale del reale, come dicono molti, al punto che al ritorno descrivono il nostro mondo quotidiano quasi come un'illusione.

Per riprendere il paragone di prima: poiché l'interfaccia fisica non funziona più, ci si trova direttamente in contatto con la "nuvola", con il tutto, oltre il tempo e lo spazio, dove passato e futuro sono presenti e tutto e tutti sono connessi. Questa sensazione di connessione profonda rimane anche dopo il ritorno nel corpo, manifestandosi come una maggiore sintonia con la natura, con le piante e con la Terra. La capacità di ricezione della coscienza resta permanentemente modificata, come se i canali di ricezione si fossero ampliati, e questo accresce la sensibilità empatica in modo duraturo. Diventa quasi un problema per via dei troppi stimoli; ad esempio, queste persone avvertono se qualcuno ha un tumore o sanno se qualcuno morirà entro poche settimane, e poi si verifica davvero.

Intervistatore: Io stesso ho potuto assaporare qualcosa di simile in passato. Come è menzionato anche nel suo libro Coscienza oltre la vita, ho utilizzato una volta l'Ayahuasca, che contiene DMT. Trovo a volte difficile ricreare dentro di me quel senso di coscienza dell'unità che ho vissuto allora, quella sensazione di essere finalmente tornato a casa.

Pim van Lommel: La DMT è una sostanza prodotta anche dalla ghiandola pineale, ma viene smaltita nel giro di pochissimi secondi, ha un tempo di dimezzamento talmente breve che è quasi impossibile rilevarla nel corpo. Tuttavia, durante un rituale con l'Ayahuasca, l'esperienza può durare ore e, con il dosaggio corretto, la guida adatta e la musica giusta, si possono vivere esperienze analoghe a quelle di pre-morte. A volte includono anche aspetti allucinatori o immagini negative, ma per me l'unica esperienza con l'Ayahuasca o con l'LSD e la psilocibina che somiglia davvero a un'esperienza di pre-morte è quella in cui si verifica una trasformazione permanente e una nuova comprensione della vita e della morte.

Questo accade solo in una piccola percentuale di persone. Alcuni studi sull'attività cerebrale durante l'uso di Ayahuasca mostrano che alcune parti del cervello diventano meno attive mentre la coscienza si espande. Questo rende evidente che la coscienza non è un semplice prodotto di processi neurologici, come ancora si pensa. Al contrario, quando la funzione cerebrale si riduce, si accede a una coscienza più estesa. Queste sostanze interrompono temporaneamente il legame tra il corpo e la coscienza.

Intervistatore: Lei ha mai provato queste sostanze?

Pim van Lommel: No, mai, non ne ho mai sentito il bisogno. Ho ascoltato migliaia di storie bellissime da parte di tantissime persone e ricevo quotidianamente decine di email da tutto il mondo. Questo mi tocca profondamente, ma non sento la necessità di viverlo in prima persona. I cambiamenti che si osservano nelle persone sono straordinari: cambia la visione di se stessi, aumenta l'empatia verso gli altri, l'apprezzamento per la vita, svanisce la paura della morte, diminuisce l'attaccamento alla religiosità formale ma aumentano i sentimenti religiosi profondi e la spiritualità. Migliora anche l'intuito.

Intervistatore: Ho sentito dire in un'intervista che molte persone diventano addirittura vegetariane dopo questa esperienza.

Pim van Lommel: Penso che inizino a vivere in modo più consapevole; uccidere gli animali non è più una priorità per la loro sopravvivenza, sentono di non aver bisogno di carne di un animale morto. Cambia la percezione di ciò che è davvero importante nella vita, ovvero l'empatia, la compassione e l'amore verso se stessi, accettando anche i propri lati d'ombra, il che è già abbastanza difficile, e poi verso gli altri.

Intervistatore: Abbiamo bisogno di questa esperienza per arrivare a tale trasformazione?

Pim van Lommel: No, non è indispensabile se si approfondisce seriamente l'argomento. Kenneth Ring, un professore di psicologia che ha scritto diversi libri sull'esperienza di pre-morte, faceva studiare questo fenomeno ai suoi studenti. All'inizio del semestre faceva compilare loro un ampio questionario sulle loro visioni personali, sui loro valori e sul loro livello di empatia. Poi dava loro libri da leggere, li faceva parlare con persone che avevano vissuto un'esperienza di pre-morte e chiedeva di scrivere una tesina. Dopo tre mesi, ripetendo il questionario, gli studenti mostravano un cambiamento psicologico sbalorditivo: i loro valori interni, la scala delle priorità morali e la percezione della morte si erano allineati a quelli di chi la pre-morte l'aveva vissuta sul serio. Nel momento in cui ti approfondisci in queste storie, non puoi fare a meno di cambiare interiormente.

Ci sono scettici che continuano a dire che sono sciocchezze, ma in linea di principio, se ti apri senza pregiudizi e ascolti, il cambiamento è inevitabile. Questo ha ampliato anche la mia visione e la mia vita, nonostante fossi un cardiologo di formazione materialista per il quale contava solo ciò che si poteva dimostrare con i farmaci. Mia moglie si occupava di medicina cinese, quindi a casa c'era già una visione un po' più ampia. Praticava la terapia di Cesar, una sorta di fisioterapia, e poi il Tai Chi, il Qi Gong, lo Shiatsu e l'agopressione, e negli ultimi quindici anni ha insegnato yoga. Era molto aperta e interessata anche all'antroposofia di Rudolf Steiner, una filosofia che include le scuole steineriane, l'agricoltura biodinamica e la medicina antroposofica, che adotta un approccio diverso da quello della scienza convenzionale.

Il problema della scienza, così come la conosciamo nel mondo occidentale, è che si tratta di una scienza materialista. Si ritiene che conti solo ciò che si può dimostrare, misurare, riprodurre e falsificare. Questa è la definizione corrente di scienza. Tuttavia, la coscienza, ciò che provi e che pensi, non può essere misurata o riprodotta oggettivamente in laboratorio. La scienza materialista attuale è insufficiente per spiegare l'esperienza soggettiva, che è ciò che costituisce la nostra vita, come il motivo per cui preferiamo un determinato gusto di tè. L'assunto della scienza materialista secondo cui la coscienza è un prodotto del cervello è un'ipotesi mai dimostrata che deve essere rimessa in discussione. La scienza deve espandersi per includere le esperienze soggettive; questo movimento viene chiamato scienza post-materialista. Le ricerche sulla coscienza degli ultimi venticinque anni stanno guadagnando sempre più terreno.

Intervistatore: Si può definire vera scienza?

Pim van Lommel: Sì, lo è se si applica una metodologia scientifica rigorosa. Non si può misurare con i vecchi metodi fisici, ma l'esperienza soggettiva gioca un ruolo centrale nella vita umana. Pensiamo all'innamoramento: non possiamo misurarlo in laboratorio, ma sappiamo tutti che esiste. Il problema della scienza riduzionista è che nega tutto ciò che non può essere misurato, il che è assurdo. Dal punto di vista scientifico capisco la cautela, ma non si può fare finta che non esista. Ogni scienziato ammetterà che l'innamoramento esiste. Ci sono semplicemente argomenti che sfuggono alla scienza tradizionale perché vanno oltre. Espandere la scienza con l'esperienza soggettiva non significa scartare la scienza materialista, ma ampliarla. Questo è ciò che sta accadendo.

Intervistatore: Il suo libro è uscito dopo le ricerche condotte tra il 2001 e il 2007, e sono passati ormai più di quindici anni. Quando ho annunciato che lei sarebbe stato mio ospite, ho notato che sono emerse molte critiche e polemiche da parte di alcune persone.

Pim van Lommel: A me personalmente non si rivolgono mai in quel modo.

Intervistatore: Ho letto un libro intitolato letteralmente Che assurdità, che liquida il tutto come non scientifico in modo piuttosto aggressivo.

Pim van Lommel: Quel tipo di approccio non ha nulla a che fare con la scienza. Ma cos'è la paura? È la paura di perdere il proprio modello di mondo stabilito. Quel libro non entra nel merito dei contenuti scientifici, ma cerca solo di ridicolizzare chi ne parla. Esiste una vasta letteratura scientifica sulla coscienza che mette in discussione la tesi materialista.

Intervistatore: In quel libro sostengono che le esperienze di uscita dal corpo non siano mai state accertate scientificamente.

Pim van Lommel: Questa è una falsità. Sono state verificate. Se durante un arresto cardiaco le persone raccontano ciò che hanno visto e udito e poi si verificano i dettagli con medici, infermieri e familiari, si scopre che i fatti coincidono. Oggi sono noti più di duecento casi in cui ogni dettaglio corrisponde perfettamente. Gli scettici vorrebbero misurazioni strumentali che non sono mai state registrate, come la visione di segni nascosti all'interno delle sale di rianimazione.

Intervistatore: Questo è un esperimento affascinante di cui ho letto. In uno degli ospedali di Arnhem, nella sala di rianimazione, era stato posizionato un simbolo nascosto sopra la lampada chirurgica, che non era visibile dalla posizione normale. Medici e infermieri non ne erano al corrente per non influenzare l'esperimento; lo aveva posizionato un collega scienziato. Sarebbe stato straordinario se qualcuno in stato di incoscienza avesse visto quel segno, ma non è mai successo. Questo solleva dei dubbi.

Pim van Lommel: Si tratta di un fenomeno noto come inattentional blindness (cecità da disattenzione). Se stai guidando verso una destinazione e ti chiedo se hai visto un determinato cartello o un oggetto lungo la strada, potresti non averlo notato perché la tua attenzione e la tua intenzione non erano rivolte a quello. Sappiamo che le persone che guardano il telefono mentre guidano hanno molti più incidenti e dicono "non ho visto l'auto arrivare", proprio perché mancano l'intenzione e l'attenzione necessarie per percepire. Quando ti trovi sospeso sopra il tuo corpo e vedi la tua stessa rianimazione e ciò che i medici ti stanno facendo, la tua attenzione è completamente catturata da quella situazione drammatica; non ti metti a cercare se c'è un segno nascosto sopra una lampada.

Intervistatore: D'altra parte, si potrebbe pensare che in uno stato descritto come così lucido, si dovrebbe registrare l'intero spettro visivo.

Pim van Lommel: La spiegazione risiede proprio nella mancanza di attenzione mirata verso quell'oggetto irrilevante in quel momento. C'è un famoso esperimento in cui si chiede di contare i passaggi di palla in una partita di basket e le persone non si accorgono di un gorilla che attraversa il campo; questo è un classico esempio di cecità da disattenzione. Nello stato di coscienza espansa non si ha alcun motivo di cercare un segno nascosto su un armadio o su una lampada. Se anche si verificasse un caso del genere, i debunkers direbbero che si tratta di un caso su mille e lo liquiderebbero. Per me non è importante, poiché ci sono già tantissime osservazioni oggettive verificate durante stati di coma o rianimazione che costituiscono una prova evidente.

Intervistatore: Dal 2007, dopo la pubblicazione del libro, sono stati condotti altri studi simili o complementari?

Pim van Lommel: Sì, ci sono stati due studi in Inghilterra su gruppi di 67 e 35 pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco, e uno studio molto ampio in America su 562 pazienti. I risultati sono sempre gli stessi: tra il 10% e il 20% delle persone sperimenta un'esperienza di pre-morte. Non sono state trovate spiegazioni mediche legate alla mancanza di ossigeno, ai farmaci o a cause psicologiche; tutte le spiegazioni riduzioniste classiche sono state escluse da questi quattro studi prospettici. Sappiamo anche che molte persone sperimentano stati di coscienza simili durante gravi depressioni, crisi esistenziali o meditazione profonda, contesti in cui non vi è alcuna carenza di ossigeno nel cervello.

Intervistatore: Quale potrebbe essere la spiegazione del fatto che, a parità di arresto cardiaco, una persona sperimenta l'esperienza di pre-morte e un'altra no?

Pim van Lommel: Non abbiamo potuto dimostrare una causa certa, ma possiamo fare delle ipotesi sulla base dei dati. Da uno studio statistico è emerso che le persone sotto i 60 anni hanno un'esperienza di pre-morte più frequentemente rispetto agli anziani. Anche chi ha già vissuto esperienze simili nell'infanzia, o donne che hanno subito abusi sessuali e che hanno sviluppato una tendenza a dissociarsi dal corpo, mostrano percentuali più alte. Uno studio prospettico condotto su bambini sotto i cinque anni ha mostrato che il 70% di essi raccontava un'esperienza di pre-morte dopo una rianimazione.

Negli studi retrospettivi su incidenti stradali con coma, la percentuale varia tra il 30% e il 40%. Più si è giovani, più alta è la percentuale. La mia ipotesi è che, con l'avanzare dell'età, il legame entre il corpo fisico e la coscienza diventi più rigido. Inoltre, le rianimazioni durano spesso solo pochi minuti; forse alcune persone avrebbero bisogno di rimanere in quello stato più a lungo per consentire alla coscienza di distaccarsi completamente. Nei Paesi Bassi ci sono circa due milioni di persone che hanno avuto contatti con la coscienza di familiari defunti, e si stima che in Europa siano 115 milioni. Molte più persone di quante abbiano avuto una classica esperienza di pre-morte sperimentano questa connessione oltre la morte, il che suggerisce che la coscienza continui a esistere. Nei bambini il legame tra coscienza e corpo è più flessibile, e questa è un'ipotesi non verificabile ma plausibile.

Intervistatore: Oltre l'arresto cardiaco e il coma, in quali altre circostanze può verificarsi un'esperienza del genere?

Pim van Lommel: Può accadere sotto anestesia generale, in caso di annegamento, folgorazione da fulmine, o in situazioni di forte stress emotivo come quando si crede di stare per morire in un incidente imminente. Può verificarsi anche a causa di una febbre molto alta, in condizioni di isolamento prolungato — come i naufraghi o chi si trova sperduto su un'isola — o in cabine di deprivazione sensoriale. Anche l'aviatore Charles Lindbergh raccontò di aver vissuto un'esperienza di coscienza espansa durante la sua trasvolata oceanica solitaria. En fine, può accadere durante la meditazione profonda o una camminata nel silenzio della natura.

Intervistatore: Come avviene durante la meditazione?

Pim van Lommel: Attraverso la meditazione profonda è possibile distaccarsi dal corpo ed entrare in questa coscienza espansa. Uno scienziato americano ha scritto un bellissimo libro in cui racconta che, provando a meditare per la prima volta sotto una guida esperta, ha vissuto immediatamente questa esperienza. La sua visione del mondo è stata completamente stravolta poiché, essendo uno scienziato di formazione materialista, non sapeva come parlarne con i colleghi. Oggi è molto attivo nell'ambito della scienza post-materialista. Quando sperimenti una cosa del genere in prima persona, non puoi più sostenere che le cose stiano come ti hanno sempre insegnato.

Intervistatore: Lei medita profondamente?

Pim van Lommel: Io trascorro ogni giorno almeno un'ora camminando o andando in bicicletta nel silenzio della natura. Abbiamo una grande casa vicino al parco nazionale di Veluwezoom e alla valle dell'Isla, un posto bellissimo. In casa nostra non c'è quasi mai musica, preferiamo il silenzio e il suono degli uccelli in giardino. Questo mio bisogno di stare nella natura e nel silenzio è cresciuto nel tempo, parallelamente alle mie ricerche.

Intervistatore: Nel nostro colloquio mi piace chiedere quali siano i rituali del mattino. Lei ne ha uno?

Pim van Lommel: Sì, dedico il primo quarto d'ora a esercizi di yoga e di stretching per tutto il corpo, poi faccio una colazione sana e successivamente mi dedico al lavoro. Più tardi, nel corso della giornata, vado a camminare o in bicicletta con mia moglie.

Intervistatore: Trovo interessante che menzioni lo yoga; anch'io sento il bisogno di fare esercizi per mantenere il contatto con il mio corpo. Mentre leggevo il suo libro, mi sono immedesimato molto in alcuni passaggi e mi sono chiesto se avessi vissuto qualcosa di simile da piccolo. Ho inviato un messaggio a mia madre chiedendole se mi fosse successo qualcosa del genere da bambino. Lei mi ha risposto con una storia dettagliata: da neonato ero stato ricoverato in ospedale per quella che avevano definito una bronchite, ma in realtà avevo perso completamente le forze e avevo smesso di respirare. El medico mi portò d'urgenza in ospedale dove venni isolato in una stanza in cui nessuno poteva entrare per alcuni giorni. Questa potrebbe essere la spiegazione della mia forte sensibilità e intuizione odierna?

Pim van Lommel: È una possibilità. Nel mio libro descrivo casi di bambini che hanno vissuto esperienze di pre-morte in tenerissima età. Spesso non conservano un ricordo conscio dell'evento, ma mostrano tutti i segni tipici della trasformazione interiore: tendono a essere introversi, cercano il silenzio, amano la musica classica e la natura, non sopportano i rumori forti e, verso i 16-18 anni, possono attraversare fasi depressive o persino crisi esistenziali profonde. Questo accade perché avvertono dentro di sé una dimensione di coscienza molto più vasta che li porta a percepire la realtà circostante in modo amplificato. Questo è un quadro classico.

Intervistatore: Il motivo per cui ho menzionato lo yoga è che ho sempre avuto la sensazione che il mio corpo fisico non mi rappresentasse appieno. Quando mi guardo allo specchio, penso che quel corpo non sia la mia vera identità.

Pim van Lommel: Questo è esattamente ciò che riferiscono le persone dopo un'esperienza di pre-morte: "Ho un corpo, ma io sono la mia coscienza". La coscienza esiste prima della nascita e continua dopo la morte; è senza tempo, senza inizio e senza fine, ed è sempre connessa a tutto e a tutti. Normalmente non abbiamo questo canale di comunicazione così aperto, a meno che non vi sia una sensibilità o un'iper-ricettività innata. Potrebbe essere legato a quel tuo ricovero da neonato. Chi ha vissuto questa transizione da piccolo mantiene un accesso più fluido a quella dimensione di coscienza, ed è per questo che per te è stato così facile ritrovare quella sensazione di essere tornato a casa durante l'esperienza con l'Ayahuasca. Questa è la mia interpretazione.

Intervistatore: Io credo a queste testimonianze e ritengo che la scienza consista nel porre domande con mente aperta, lasciando andare i vecchi concetti dogmatici. C'è una citazione che mi ha colpito molto: "Chi non cambia mai opinione, raramente impara qualcosa". Questo è il problema di una parte della scienza materialista attuale.

Pim van Lommel: Sì, rimangono arroccati nei loro dogmi, che diventano veri e propri sistemi di credenza. La scienza non è una religione, è un continuo porre domande e rimettere in discussione le proprie certezze. Attualmente è in corso un vero e proprio cambio di paradigma: la consapevolezza che la coscienza non sia un prodotto del cervello comporta conseguenze gigantesche sul nostro modo di intendere l'esistenza. Le ricerche dimostrano che si sperimenta una coscienza ancora più nitida proprio quando il cervello smette temporaneamente di funzionare, permettendo di rivivere la propria vita, di essere connessi alla coscienza altrui e di percepire i sentimenti delle persone circostanti.

Intervistatore: Vedo lì sul tavolo il libro del neurobiologo olandese Dick Swaab, Noi siamo il nostro cervello. Nel quattordicesimo capitolo critica la sua tesi.

Pim van Lommel: Lo so, definisce la mia ipotesi non scientifica. Io accetto il fatto che le persone possano avere opinioni diverse; se si sentono in dovere di attaccare le mie ricerche in quel modo, il problema è loro, non mio. Cito spesso l'artista Paul Citroen, che in una sua mostra a Zwolle esponeva un grande cartello con la scritta: "Leggo sempre con il massimo interesse le critiche al mio lavoro, perché così imparo a conoscere le persone".

Gli attacchi personali mi permettono solo di comprendere meglio chi li lancia. Swaab liquida la mia tesi come non scientifica, ritenendo che ogni aspetto dell'esperienza di pre-morte possa essere spiegato interamente attraverso la neurobiologia. Io trovo utile leggere anche tesi opposte per avere una visione d'insieme, ma la sintesi del suo pensiero — ovvero che noi siamo esclusivamente il nostro cervello e che non esista il libero arbitrio — viene smentita da moltissimi scienziati a livello internazionale.

Pim van Lommel: Se è possibile avere visioni del futuro o sogni premonitori — cosa che a molti accade, ma che si manifesta in modo incredibilmente vivido sotto forma di flash-forward durante un'esperienza di pre-morte — significa che, a livello di coscienza non locale, quegli eventi esistono già. Molti raccontano di aver visto frammenti della propria vita personale o eventi storici globali che si sono poi puntualmente realizzati a distanza di mesi o anni.

Questo solleva un grande interrogativo: esiste davvero il libero arbitrio se il futuro è già accessibile? I pazienti ci dicono che la destinazione finale di alcune tappe è, in un certo senso, già presente in quella dimensione senza tempo; tuttavia, qui sulla Terra manteniamo il pieno libero arbitrio sulle nostre scelte e sulle strade che decidiamo di prendere lungo la rotta. Se l'obiettivo finale è andare da un punto A a un punto B, a noi è data la libertà assoluta di determinare il percorso, il ritmo e le svolte del viaggio.

Intervistatore: Ma sapere che alcune coordinate del futuro esistono già, le dà un senso di pace o di inquietudine? Nel mio caso, sinceramente, non saprei cosa provare.

Pim van Lommel: A me dona una profonda serenità. Non mi crea alcuna inquietudine.

Intervistatore: C'è mai stato un confronto diretto tra lei e Dick Swaab?

Pim van Lommel: Sì, una volta a Amsterdam abbiamo partecipato a un incontro pubblico. C'era così tanta gente che cento persone sono dovute rimanere fuori nel corridoio. Tuttavia, si è trattato di due monologhi paralleli piuttosto che di un vero dialogo. Lui è rimasto fermo sulle sue posizioni dogmatiche e io ho capito che partecipare a dibattiti di quel tipo è inutile quando le persone hanno forti pregiudizi. La scienza dovrebbe essere ascolto e confronto aperto, non scontro tra dogmi.

Intervistatore: Su questo biglietto che ho preso c'è una frase molto appropriata per la nostra conversazione: "Sappi che sei un figlio dell'universo". Veniamo ora ai tre libri che hanno influenzato il suo percorso. Il primo lo abbiamo già menzionato, è quello di George Ritchie del 1974, Ritorno dall'aldilà.

Pim van Lommel: Sì, l'ho letto nel 1986. Mi fu regalato da un'amica e le dico sempre, scherzando, che è colpa sua se ho iniziato tutto questo percorso. Ritchie descrive la sua lunghissima esperienza di pre-morte, durante la quale si ritrovò a percepire luoghi distanti centinaia di miglia, arrivando a descrivere nei minimi dettagli una stazione di servizio in una città in cui non era mai stato prima e che in seguito ritrovò identica nella realtà. Nel suo viaggio oltre il corpo ha attraversato anche ambienti di profonda sofferenza prima di incontrare quella luce e rivedere tutta la sua vita. Dopo quell'evento ha completato gli studi di medicina ed è diventato uno psichiatra stimato. Durante la seconda guerra mondiale, come medico dell'esercito statunitense, è stato tra i primi a entrare nel campo di concentramento di Dachau, in Germania. Lì incontrò un uomo polacco che si adoperava instancabilmente per aiutare i prigionieri e i moribondi, parlando correntemente tedesco, inglese e polacco. Ritchie gli chiese come facesse a mantenere una simile forza e una tale serenità dopo essere rimasto per quattro anni in quel luogo, arrivando dal ghetto di Varsavia dove aveva visto fucilare davanti ai suoi occhi la moglie e i cinque figli. Quest'uomo rispose che, in quel momento tragico, si era trovato di fronte a una scelta radicale: odiare o amare. E scelse l'amore. Con la sola forza di quell'amore aveva aiutato le persone per quattro anni nel campo. Sinceramente, questa storia mi fa venire la pelle d'oca ogni volta che la racconto; la forza dell'amore è l'elemento centrale che le persone sperimentano anche durante le esperienze di pre-morte. Non ho mai conosciuto Ritchie di persona, ma sono rimasto in contatto con la figlia; lui è scomparso qualche tempo fa, ma prima di morire era venuto a conoscenza del mio libro. Ho conosciuto invece molte altre persone che si occupano di questo tema, come Eben Alexander.

Intervistatore: E qual è il secondo libro?

Pim van Lommel: Il secondo libro è il diario di Etty Hillesum, Diario 1941-1943. È uno dei libri più straordinari che si possano leggere. È la testimonianza di una giovane donna ebrea ad Amsterdam durante la seconda guerra mondiale che, nonostante le condizioni esterne diventassero ogni giorno più drammatiche e oppressive, compie un profondo percorso interiore di totale accettazione e amore, aiutando gli altri nel campo di transito di Westerbork prima di essere deportata. Descrive un cammino di straordinaria onestà intellettuale e fedeltà a se stessa, rimanendo interiormente libera e indipendente dalle circostanze esterne. È un testo che consiglio caldamente. I suoi scritti sono stati pubblicati negli anni Ottanta e hanno un impatto profondo su chiunque li legga.

Intervistatore: E l'ultimo?

Pim van Lommel: Il terzo libro che ho portato è la Divina Commedia di Dante Alighieri. Ho portato un'edizione illustrata da un'artista olandese, Joke Frima, e una con le classiche incisioni di Gustave Doré. Dante scrisse quest'opera all'inizio del quattordicesimo secolo, dopo essere stato esiliato da Firenze. Descrive il suo viaggio attraverso l'Inferno e il Purgatorio guidato da Virgilio, fino a raggiungere il Paradiso grazie al suo grande amore, Beatrice. L'opera è strutturata in tre cantiche di 33 canti ciascuna, più un canto introduttivo, per un totale di 100 canti. La numerologia legata al 33 richiama anche gli anni di Cristo. Dante stesso afferma all'inizio di aver avuto una visione, e la sua descrizione dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso riflette fedelmente la struttura delle esperienze di pre-morte positive e negative. Anche lui sottolinea la difficoltà di esprimere a parole ciò che ha vissuto, dicendo che non è concesso all'uomo descrivere pienamente quelle dimensioni. È un testo fondamentale che descrive il destino dell'anima dopo la morte in base a come si è vissuto, ed il poema originale in italiano è di una bellezza straordinaria.

Intervistatore: Il termine "visione" potrebbe far pensare a un'allucinazione o a un sogno.

Pim van Lommel: Le visioni dei grandi poeti e profeti erano percezioni di realtà oggettive o di eventi futuri, non semplici sogni.

Intervistatore: Vorrei ora approfondire cosa sia effettivamente la coscienza. Esistono diversi livelli di coscienza: quella ordinaria, legata alla nostra vita fisica, la vita quotidiana, che definiamo coscienza di veglia, e quella che lei chiama "coscienza non locale" o infinita.

Pim van Lommel: Il termine "non locale" deriva dalla fisica quantistica, che utilizzo come analogia per spiegare questo fenomeno. La coscienza non locale sperimenta tutto simultaneamente, oltre i limiti dello spazio e del tempo; in quella dimensione il passato e il futuro sono sempre presenti. Durante la visione della propria vita passata, basta pensare a una persona per trovarsi istantaneamente in contatto con lei. Molti vedono anche sprazzi del proprio futuro. Una persona mi raccontò che durante un'esperienza di pre-morte vissuta a soli otto anni vide l'intero panorama della sua vita futura già predisposto. Si può rimanere in uno stato di arresto cardiaco e incoscienza clinica per soli due o tre minuti, ma l'esperienza percepita interiormente può sembrare durare ore o giorni, poiché tutto è presente contemporaneamente. La scelta delle parole per descrivere l'evento dipende dal background culturale del soggetto: un bambino userà termini semplici, un adulto cristiano parlerà di angeli o di Gesù, ma l'essenza dell'esperienza rimane identica in tutte le culture ed epoche.

Già Platone, nel mito di Er, descriveva la storia di un soldato dato per morto in battaglia che, risvegliandosi dodici giorni dopo mentre si trovava già deposto sul letto funebre per il funerale, raccontò esattamente ciò che aveva visto nell'aldilà. I dettagli e la struttura del suo racconto sono identici a quelli moderni.

Il corpo è solo il contenitore temporaneo della nostra anima, che continua a esistere. Se si leggono gli antichi testi sacri indiani come le Upanishad o i Veda, si ritrova esattamente la stessa concezione.

Intervistatore: Perché sottolinea che la fisica quantistica è solo un'analogia, quando sembra integrarsi perfettamente con questa visione?

Pim van Lommel: Nella fisica quantistica esiste una corrente di pensiero che assegna alla coscienza dell'osservatore un ruolo fondamentale. Si può dimostrare che la luce si comporta come un'onda o come una particella; i due aspetti si escludono a vicenda, ma si manifestano entrambi a seconda di come lo scienziato imposta l'esperimento. Questo significa che la coscienza del ricercatore determina il risultato dell'esperimento, indicando che non esiste una scienza del tutto oggettiva e indipendente dall'osservatore. Molti famosi fisici quantistici concordano con queste ricerche sulla coscienza. Tuttavia, la fisica quantistica rimane un modello descrittivo e non una spiegazione ultima del fenomeno; ci aiuta a comprendere come tutto sia connesso istantaneamente oltre lo spazio e il tempo lineari.

Intervistatore: Lei crede nel tempo?

Pim van Lommel: Credo nel tempo lineare qui sulla Terra, ma il tempo in quanto tale è solo un costrutto della nostra mente, è relativo. Nella dimensione della coscienza espansa il tempo non esiste e tutto accade contemporaneamente.

Intervistatore: Spesso si sente parlare di legge dell'attrazione o della capacità di manifestare la realtà attingendo dal campo quantico concentrando l'attenzione su un obiettivo; questo si accorda con la sua visione?

Pim van Lommel: Se guardi a dove si trova l'elettrone intorno al nucleo in una cellula, si presenta come una nuvola. Dal punto di vista scientifico, se vuoi sapere la posizione, vedi quell'elettrone lì, ma a quel punto non ne conosci la velocità. Se invece ne misuri la velocità, non ne conosci la posizione. E se non guardi, resta una nuvola. Quindi l'osservazione determina la posizione o la velocità, a seconda di ciò che vuoi sapere. Di conseguenza, la coscienza gioca un ruolo in ciò che sperimenti. Riguardo al teletrasporto, nel momento in cui il tempo e lo spazio non esistono, allora questo diventa possibile con la coscienza. Ho scritto un breve riferimento al riguardo nel mio libro. Ci sono state delle pubblicazioni scientifiche in cui sembra accadere che anche il teletrasporto sia possibile, ma io ne so troppo poco e non oso affermare con certezza matematica se sia possibile.

Intervistatore: Esiste il caso?

Pim van Lommel: No. Il famoso psicologo Carl Gustav Jung, che visse un'esperienza di pre-morte nel 1944 dopo un arresto cardiaco, descrisse con precisione come appariva la Terra vista dall'alto, sopra l'oceano Indiano e l'India, dettagli che all'epoca non potevano essere notati da quell'altitudine.

Jung, la cui madre era una sensitiva, sosteneva che il caso non esiste e coniò il termine "sincronicità" per descrivere la connessione significativa tra eventi diversi. Esiste sempre un legame, anche se non sempre siamo in grado di percepirlo; tutto accade per una ragione. Questo si ricollega al discorso sul destino e sul libero arbitrio: possiamo compiere deviazioni a destra o a sinistra, ma la traiettoria di fondo sembra essere tracciata.

Intervistatore: Questa consapevolezza le dà pace o le crea inquietudine?

Pim van Lommel: A me dona una grande serenità.

Intervistatore: Un altro tema ricorrente è quello dell'ego. Identità profonda (il Sé) ed ego sono la stessa cosa?

Pim van Lommel: No, l'ego è solo una componente della nostra coscienza di veglia, legata alla vita fisica, alle pressioni sociali, alla competizione e all'immagine che vogliamo proiettare verso gli altri. Tutte queste informazioni vengono registrate nella nostra memoria cerebrale. La coscienza del Sé profondo — che scrivo sempre con la S maiuscola — si colloca a un livello molto più alto ed è l'essenza di ciò che siamo veramente. Quando ci si trova al di fuori del corpo, si è quel Sé con la S maiuscola, che si manifesta come una sorta di luce. Una parte di questa essenza si reincarna ogni volta in un corpo fisico, sviluppando un nuovo ego legato alla nuova esistenza terrena, ma l'ego appartiene solo alla dimensione fisica e non alla coscienza espansa.

Intervistatore: Cosa c'è al di sopra di questa coscienza espansa, dove converge il tutto?

Pim van Lommel: Non c'è nulla al di sopra, poiché essa è già ovunque e attraversa ogni cosa, esattamente come il principio di iCloud. È intorno a noi e dentro di noi; il nostro corpo è solo lo strumento che ne riceve una frequenza limitata. Quando lo strumento si spegne, torniamo alla fonte. Il codice sorgente dell'universo è costituito da coscienza, informazione ed energia. Tutto ciò che osserviamo e viviamo è una manifestazione della coscienza: il tuo corpo è stato modellato dalla tua coscienza, la Terra è frutto di una coscienza e ogni forma di vita possiede una propria soggettività. Un vegetale possiede una forma di coscienza energetica o di gruppo, ma tutto deriva dalla coscienza originaria. L'origine dell'universo risiede nell'informazione, nella coscienza e nell'energia.

Intervistatore: La coscienza e l'energia sono distinte?

Pim van Lommel: Sono interconnesse, e l'informazione costituisce la base di tutto, legandosi sia alla coscienza sia alla fisica quantistica.

Intervistatore: Vorrei tornare al libro perché contiene passaggi affascinanti. Le caratteristiche comuni riferite da quasi tutte le persone che hanno vissuto questa esperienza includono: la consapevolezza di essere morti, emozioni intensamente positive, l'uscita dal corpo, il passaggio attraverso un tunnel, la comunicazione con una dimensione di luce. Come dicevamo prima, la definizione di questa luce dipende dalla propria cultura, ma molti parlano proprio di un incontro con un essere di luce, della percezione di colori vividi, di paesaggi celestiali e dell'incontro con familiari defunti. La percentuale più bassa nelle statistiche riguarda l'esperienza di un confine, ovvero il momento in cui si percepisce che compiendo un ulteriore passo non si potrà più tornare indietro.

Pim van Lommel: Questo confine si presenta spesso sotto forma di una porta, di una nebbia, di una catena montuosa o di un muro. In quel momento avvertono una voce o l'essere di luce che dice loro che non è ancora il loro momento, che hanno ancora dei compiti da portare a termine e che devono tornare nel loro corpo. Molti descrivono il rientro nel corpo malato o traumatizzato dopo un incidente come un'esperienza terribile, poiché la dimensione in cui si trovavano prima era di una bellezza indescrivibile.

Intervistatore: Un altro dato della sua ricerca riguarda le differenze riscontrate a distanza di due e di otto anni tra le persone che hanno avuto un'esperienza di pre-morte e quelle che, pur avendo avuto un arresto cardiaco, non l'hanno vissuta. I dati mostrano che nei soggetti con esperienza di pre-morte si nota un incremento straordinario dell'empatia, della comprensione verso gli altri, del senso della vita, della spiritualità e della conoscenza di sé a distanza di due anni, con valori che spesso raddoppiano rispetto al gruppo di controllo. Ad esempio, l'incremento della capacità di comprensione verso gli altri è del 36% nel gruppo con esperienza di pre-morte rispetto a solo l'8% nel gruppo di controllo. Tuttavia, analizzando i dati a distanza di otto anni, si nota un dato singolare: l'incremento sale al 73% nei soggetti con esperienza di pre-morte, ma raggiunge il 75% nel gruppo di controllo. Dal punto di vista statistico questa specifica differenza a lungo termine non è significativa.

Pim van Lommel: Nella ricerca sono stati presi in esame tredici elementi che mostrano differenze statisticamente significative tra i due gruppi: la totale scomparsa della paura della morte, la certezza di una continuazione della propria esistenza dopo la vita fisica, una nuova scala di valori, un intuito fortemente accresciuto e un profondo bisogno di spiritualità. Anche le persone colpite da un arresto cardiaco che non hanno vissuto l'esperienza di pre-morte mostrano dei mutamenti significativi nel corso degli anni, poiché sopravvivere a una morte sfiorata trasforma comunque l'essere umano, spingendolo a riflettere. La differenza sta nella dinamica: chi ha la NDE cambia in modo istantaneo, radicale e stabile fin dal primo secondo. Chi non la vive, attraversa una lenta rielaborazione psicologica del trauma che, dopo molti anni, produce un'evoluzione interiore visibile nei grafici. Questo studio prospettico, condotto effettuando interviste a distanza di due e di otto anni con un gruppo di controllo omogeneo per età e patologia, costituisce una verifica oggettiva degli effetti di un'esperienza soggettiva.

Intervistatore: Gli scettici potrebbero obiettare che le persone potrebbero essersi inventate l'intera storia nel corso degli anni e che sia questo a condizionare il loro modo di vivere.

Pim van Lommel: Non si può inventare un'esperienza così profonda, capace di stravolgere completamente l'esistenza e di scardinare tutto ciò che si è appreso fino a quel momento. Molti medici che hanno vissuto in prima persona questo evento hanno visto crollare l'intera loro visione materialista del mondo; una trasformazione del genere non si simula. Riguardo al senso della vita, la tabella mostra che a distanza di otto anni la comprensione del significato dell'esistenza aumenta del 57% in chi ha avuto l'esperienza e del 66% nel gruppo di controllo; questa lieve differenza percentuale non è statisticamente significativa per i motivi che spiegavo prima. Questo rimane l'unico studio prospettico di questo tipo mai realizzato con un gruppo di controllo rigoroso, poiché richiede un enorme impiego di tempo, risorse e fondi. Noi abbiamo condotto questa ricerca dedicandovi il nostro tempo libero, le serate e le vacanze, grazie a un team di volontari qualificato.

Intervistatore: Qual è, quindi, il senso della vita?

Pim van Lommel: Il senso risiede nella ricerca interiore e nello sviluppo della propria spiritualità, un percorso di attribuzione di significato che non può essere appreso semplicemente leggendo un libro, ma deve essere sperimentato direttamente in prima persona.

Intervistatore: Ho letto una definizione secondo cui l'esperienza di pre-morte sarebbe riconducibile alla fede in qualcosa di superiore o all'accettazione di un mistero inspiegabile.

Pim van Lommel: Chi ha vissuto un'esperienza di pre-morte non ha più bisogno di credere in una religione formale e spesso smette di frequentare le chiese. La parola "religione" deriva dal latino re-ligare, che significa riconnettere. Queste persone si sentono profondamente riconnesse al tutto, quindi sono più religiose nel senso spirituale del termine, ma la loro non è più una fede: è una conoscenza diretta. Sanno per esperienza che esiste una coscienza espansa caratterizzata da un amore incondizionato e dall'accesso a una saggezza immensa. Questo va ben oltre la semplice fede.

Intervistatore: Molti ascoltatori hanno inviato delle domande. Hans chiede: un'esperienza di pre-morte è solo un tilt, un malfunzionamento temporaneo del cervello, o c'è dell'altro?

Pim van Lommel: Come abbiamo spiegato, il fenomeno si manifesta proprio quando le funzioni cerebrali sono del tutto assenti; pertanto non può essere un prodotto del cervello. Durante quegli istanti si ha la capacità di percepire chiaramente l'ambiente circostante dall'esterno del corpo. È noto che anche persone non vedenti dalla nascita sono state in grado di descrivere accuratamente scene visive avvenute nella stanza durante la loro rianimazione, nonostante avessero gli occhi coperti o chiusi. Non sentivano i suoni attraverso le orecchie, ma percepivano direttamente i pensieri delle persone presenti.

Intervistatore: Questo dimostra che per vedere e per pensare non abbiamo necessariamente bisogno del corpo fisico. Ma come funziona la vista ordinaria?

Pim van Lommel: Gli impulsi luminosi colpiscono la retina del bulbo oculare, si trasformano in segnali elettrici che viaggiano lungo il nervo ottico fino alla corteccia visiva nella parte posteriore del cervello, dove si registrano variazioni di potenziale elettrico. Ma la percezione visiva vera e propria non risiede in quegli impulsi elettrici all'interno del cervello; siamo noi che vediamo attraverso la nostra coscienza, utilizzando il cervello come uno strumento. Quando la coscienza si distacca dal corpo, la percezione diventa sferica, a 360 gradi, e permette di comprendere all'istante tutto ciò che accade intorno.

Intervistatore: Cosa può dirci riguardo al concetto di viaggio astrale?

Pim van Lommel: Riguardo ai viaggi astrali... per quanto riguarda la terminologia, io preferisco chiamarla "uscita". "Uscita" significa che esci dal tuo corpo, e questo si sperimenta in prossimità della morte, nel momento in cui il cervello smette di funzionare. C'è anche una percentuale di persone che, nella fase tra la veglia ed il sonno, sperimenta uscite e talvolta si vedono volare fuori dal letto. Non uso il termine 'viaggio astrale', perché l'intero concetto di 'corpo astrale' è per me troppo vago per poterlo definire. Io la definisco semplicemente un'esperienza extracorporea.

Intervistatore: La condivisione di queste conoscenze produce di per sé un senso di apertura in chi ascolta. Pensa che l'umanità possa evolvere in questa direzione, sviluppando una connessione più stabile con questa "nuvola" di coscienza?

Pim van Lommel: Le giovani generazioni sono molto più aperte verso questi temi. Il fisico Max Planck affermava che una nuova verità scientifica non trionfa convincendo i suoi oppositori, ma piuttosto perché questi ultimi muoiono e cresce una nuova generazione a cui quel concetto risulta familiare. Ci sono voluti molti anni prima che la fisica quantistica venisse pienamente accettata, e ci vorrà molto tempo prima che la maggioranza della comunità scientifica accetti l'idea che la coscienza non sia un prodotto del cervello. Attualmente tengo conferenze per gli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori, per gli studenti di medicina e di psicologia in molte università in Germania, nei Paesi Bassi, in Francia e in Inghilterra, e riscontro una grandissima apertura da parte dei giovani.

Intervistatore: Non le dispiace il fatto che probabilmente non vedrà il pieno compimento di questo cambio di paradigma durante la sua vita terrena?

Pim van Lommel: No, l'importante è seminare queste informazioni affinché le persone comprendano l'importanza dell'interconnessione profonda tra tutti noi. Ciò che facciamo agli altri o alla Terra lo facciamo a noi stessi. Durante la visione della propria vita, l'elemento centrale è la consapevolezza di quanto amore si è donato o si è trattenuto; non si riceve un giudizio esterno, ma si acquisisce una comprensione profonda delle proprie azioni, ed è questo che spinge le persone a cambiare radicalmente il proprio modo di vivere.

Intervistatore: Vorrei affrontare il tema del trapianto di organi e se questo possa determinare cambiamenti nella personalità del ricevente. Lei è un donatore di organi?

Pim van Lommel: No, ho espresso una posizione contraria molto netta. Non desidero che il mio processo di morte venga alterato o interrotto per procedere al prelievo degli organi. Lo stato di morte cerebrale non coincide con la morte biologica definitiva, rappresenta l'inizio del processo del morire. La legge definisce il corpo in stato di morte cerebrale come un cadavere da cui è possibile prelevare organi vitali, ma dal punto di vista medico sappiamo che si tratta di un corpo in cui il cuore batte ancora e in cui molte funzioni biologiche sono attive. Negli Stati Uniti si è verificato il caso di una donna dichiarata in stato di morte cerebrale a causa di un'emorragia che è stata mantenuta in vita artificialmente per settimane fino a quando ha dato alla luce un bambino sano; un vero cadavere non può partorire. La dichiarazione di morte cerebrale è solo una convenzione medica per stabilire che il processo del morire è irreversibile, ma il corpo non è ancora biologicamente morto: solo una frazione delle cellule cerebrali è danneggiata, mentre la maggior parte del corpo è in funzione.

Intervistatore: Esistono studi significativi riguardo alla memoria cellulare nei trapianti. Se io ricevessi il cuore di un altro, potrei ereditare parti di lui?

Pim van Lommel: Esistono libri al riguardo, come Change of Heart di Claire Sylvia. Se partiamo dal presupposto che il cervello e l'intero corpo fungano da interfaccia per la coscienza, ogni organo e ogni singola cellula partecipano a questa funzione di ricezione. È probabile che questo meccanismo sia legato al DNA non codificante, il cosiddetto junk DNA, che funge da antenna. Il DNA non archivia i ricordi all'interno della cellula, ma è configurato come un sintonizzatore molecolare. Quando un organo come il cuore viene trapiantato nel corpo di un'altra persona, quest'ultimo riceve anche una parte della frequenza di coscienza del donatore defunto tramite quel sintonizzatore biologico.

Sono documentati molti casi di pazienti che, dopo aver ricevuto un organo, hanno sviluppato passioni, abitudini alimentari o emozioni completamente nuove, sovrapponibili a quelle del loro donatore di cui non sapevano nulla. Questo conferma l'idea che ogni cellula del corpo partecipi alla dimensione della coscienza non locale.

Quando la cellula uovo e lo spermatozoo si uniscono e iniziano le prime divisioni cellulari che porteranno alla formazione delle cellule muscolari, cardiache, nervose o epatiche, la struttura del DNA rimane identica in ogni cellula, ma la loro specializzazione funzionale viene determinata da campi di informazione esterni, definiti campi morfogenetici.

Nel nostro corpo muoiono e si rigenerano circa cinquecentomila cellule al secondo; l'intero organismo comunica internamente attraverso dinamiche quantistiche istantanee che coordinano questi processi oltre lo spazio e il tempo lineari. Gli studi di epigenetica dimostrano che l'espressione del nostro DNA viene continuamente modificata da fattori e informazioni provenienti dall'ambiente esterno, e queste modificazioni possono essere trasmesse anche alle generazioni successive.

Intervistatore: Eppure, dal punto di vista della coscienza dell'unità e dell'amore verso il prossimo, la scelta di donare i propri organi per salvare una vita più giovane potrebbe comunque essere considerata un bellissimo atto d'amore.

Pim van Lommel: Se una persona compie questa scelta in piena consapevolezza, decidendo di donare i propri organi per amore pur sapendo che questo influenzerà il proprio processo di transizione, si tratta di un atto nobile. Tuttavia, la maggior parte delle persone non riceve un'informazione completa su cosa comporti la morte cerebrale. Circa il 20% dei familiari si oppone al prelievo degli organi perché, vedendo il corpo del proprio caro caldo, con il cuore che batte e il petto che si muove grazie alla ventilazione, percepisce intuitivamente che quella persona non è ancora interamente defunta. L'introduzione del silenzio-assenso automatico rischia di ignorare questa complessità.

Intervistatore: Qual è la sua visione sulla vita dopo la morte e sulla possibilità vi siano più esistenze?

Pim van Lommel: Se la coscienza non ha un inizio e non ha una fine, la possibilità della reincarnazione è assolutamente plausibile. Lo psichiatra Ian Stevenson ha dedicato la sua vita a studiare scientificamente migliaia di casi di bambini che ricordavano con precisione assoluta dettagli di vite passate, giungendo alla conclusione che la reincarnazione rappresenta l'ipotesi più probabile per spiegare tali dati. Questa visione è in linea con le tradizioni dell'induismo, del buddismo, del cristianesimo delle origini e delle culture indigene di tutto il mondo, le quali sono da sempre certe della continuità della coscienza attraverso più esistenze terrene. La scelta di ritornare in un corpo fisico viene compiuta a un livello di coscienza superiore, non dall'ego materiale.

Intervistatore: Il suo obiettivo finale è quindi convincere le persone che esista una vita dopo la morte?

Pim van Lommel: Non è mia intenzione convincere nessuno. Ritengo semplicemente che l'ascolto di queste testimonianze dimostri che non esiste una fine della coscienza, ma una sua continuità oltre la fine del processo biologico del corpo. Nel saggio collettivo Il segreto di Elisiòn ho riassunto le conclusioni di anni di ricerche: la consapevolezza che siamo tutti profondamente interconnessi e che rimarremo legati per sempre, che ogni nostro pensiero ha un impatto su noi stessi e sugli altri, e che la nostra essenza profonda sopravvive alla morte fisica.

La coscienza si rivela essere l'elemento primario e fondamentale dell'universo. Questo innesca una sorta di missione interiore: la necessità di trasformare la nostra coscienza per cambiare il nostro modo di vivere sul pianeta, un cambiamento che deve coinvolgere anche l'approccio di medici e infermieri.

Sento una forte spinta a continuare a divulgare questi concetti, anche perché stiamo assistendo alla distruzione sistematica del nostro ambiente e degli animali. Se attendiamo ancora un decennio prima di cambiare la nostra consapevolezza, sarà troppo tardi. Questo è il motivo che mi spinge a parlarne, senza voler forzare la volontà di nessuno.

Sono felice della mia vita attuale; all'età di sessant'anni ho scelto di andare in pensione anticipata per potermi dedicare a tempo pieno, per circa 60-70 ore a settimana, allo studio e alla divulgazione delle esperienze di pre-morte attraverso libri, conferenze e la partecipazione a podcast e video in tutto il mondo.

Il nostro canale YouTube è attivo da circa sei mesi e ha già registrato moltissime visualizzazioni, offrendo a tanta persone la possibilità di accedere a queste storie straordinarie.

Intervistatore: Come desidera essere ricordato in futuro?

Pim van Lommel: Non rifletto molto su questo aspetto, ma spero che i miei libri, i video, le interviste e i programmi televisivi possano rimanere a disposizione delle giovani generazioni, offrendo loro spunti di riflessione utili per improntare la propria vita all'insegna dell'amore e della consapevolezza. Il mio lavoro ha contribuito ad avviare dibattiti scientifici importanti e ha offerto un profondo senso di riconoscimento a moltissime persone che avevano vissuto queste esperienze e non trovavano ascolto presso la classe medica.

Intervistatore: Se potesse formulare una domanda e ottenere una risposta immediata su un mistero specifico, quale domanda sceglierebbe?

Pim van Lommel: Mi interrogo continuamente su quale sia l'origine ultima della nostra coscienza. Non esiste una definizione univoca di coscienza in termini materialistici, sebbene nel mio libro dedichi molte pagine a descriverne le varie sfaccettature come l'attenzione e la consapevolezza. Molti scienziati post-materialisti sono ormai giunti alla conclusione che la coscienza sia un elemento primario e fondamentale del cosmo, la base stessa dell'universo.

Di conseguenza, la domanda su cosa vi sia all'origine della coscienza diventa ancora più centrale: la coscienza è la realtà ultima, prima di essa non vi era nulla. Essa costituisce il fondamento del tutto, insieme all'informazione e all'energia.

Intervistatore: La ringrazio moltissimo per aver partecipato a questo incontro e per lo straordinario lavoro di divulgazione che continua a svolgere attraverso i canali digitali, che permettono di raggiungere i giovani in modo molto più efficace rispetto ai libri tradizionali. Vorrei farle un'ultima domanda riguardo a una testimonianza contenuta nella prima edizione del suo libro, quella di una donna di nome Monique, che è stata successivamente rimossa nelle edizioni seguenti.

Pim van Lommel: Lei ha richiesto la rimozione del suo testo poiché desiderava pubblicare un proprio libro autonomo, che tuttavia non è mai stato stampato, e da molti anni si è trasferita all'estero.

Intervistatore: Qual era il contenuto della sua testimonianza, se si può chiedere?

Pim van Lommel: Monique aveva vissuto sia un'esperienza di pre-morte positiva sia una molto negativa e angosciante, che aveva descritto su mio invito in modo estremamente dettagliato. L'essenza del suo racconto negativo era legata al fatto che si trovava in terapia intensiva e desiderava affrettare la propria morte, tentando persino di recidere il tubo della ventilazione con i denti. Questo suo tentativo di forzare la morte l'aveva proiettata in un'esperienza d'oltrevita spaventosa. Questo ci introduce al tema delicato dell'eutanasia.

Intervistatore: Qual è la sua posizione rispetto all'eutanasia?

Pim van Lommel: Ci sono due aspetti da considerare. Da un lato, la moderna tecnologia medica permette di mantenere in vita artificialmente corpi che biologicamente sarebbero già deceduti; dall'altro, l'eutanasia rappresenta un intervento attivo volto a interrompere la durata naturale della vita. Se partiamo dal presupposto che il momento della morte sia stabilito a un livello di coscienza superiore, l'eutanasia costituisce un'interferenza in quella pianificazione. Tuttavia, sulla Terra disponiamo del libero arbitrio e siamo liberi di compiere le nostre scelte.

Intervistatore: Questo vale anche per chi tenta il suicidio?

Pim van Lommel: Esistono testimonianze di persone che hanno tentato il suicidio e che, durante l'arresto cardiaco conseguente, sono state comunque accolte in una dimensione di infinito amore. L'aspetto fondamentale è che nessuna di queste persone ha mai più ritentato il suicidio una volta tornata in vita, poiché hanno compreso che i problemi e le lezioni evolutive da cui cercavano di fuggire non possono essere risolti interrompendo bruscamente l'esistenza terrena. Sapere che si viene sempre accolti con amore profondo è un pensiero di grande conforto.

Intervistatore: Certamente. È un pensiero di grande conforto anche per me. La ringrazio, Pim. Ringrazio tutti per l'ascolto e la visione.

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15.05.2022

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Traduzione e trascrizione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org


Commenti (20)

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    1. gix 26 maggio 2026

      Nessuna difficoltà a riconoscere la coscienza come elemento oggettivamente presente nelle testimonianze comuni di ormai molte persone. La coscienza intesa come realtà superiore e indipendente, che esiste al di fuori delle capacità percettive del singolo corpo fisico e del cervello che vi si collega. Quello che rimane ancora tutto da scoprire, e sul quale vale la pena di interrogarsi anche oltre le singole esperienze di premorte, benché interessanti e suggestive, è il valore stesso della coscienza, ovvero per esempio la sua consistenza, la sua provenienza, la sua (presunta) eternità e quindi la sua immortalità. Avrà avuto in inizio? qualcosa che prima non c'era ed ora esiste (come Pimmel pare di capire intenda), avrà comunque avuto un creatore, qualcuno che ha deciso ad un certo punto la sua esistenza?

    1. uomospeciale 25 maggio 2026

      Purtroppo la coscienza è il prodotto del cervello e quando questo va in disfacimento, non solo perché si muore, ma anche banalmente perché si invecchia male o ci si rimbambisce a causa di una malattia neuro degenerativa, anche la coscienza lo segue.
      A dimostrazione più evidente ( se mai ce ne fosse bisogno) del legame assoluto tra mente e coscienza, basterebbe ascoltare le tante drammatiche testimonianze dei familiari che assistono i poveri sventurati che si ammalano di forme di demenza più o meno gravi.
      La cosa peggiore per loro è assistere impotenti all'inarrestabile distruzione della persona che hanno conosciuto e amato.
      Alla fine si perde anche la capacità di parlare ed esprimere frasi di senso compiuto, persino la memoria procedurale scompare, quella in pratica necessaria a "sapere " come ci si veste, come ci si siede, come si inghiotte il cibo senza soffocarsi, o come non mordersi la lingua mangiando*
      Un mio parente morto di cancro, dopo aver assistito per anni la madre morta di Alzheimer, mi disse:

      ( - il cancro è molto più umano, rimani tè stesso fino all'ultimo, e la gente ti ricorderà per quello eri, non per come sei diventato - )

      *Tolta ogni informazione, ricordo, ed esperienza passata a renderci umani, non siamo poi cosi diversi da un computer che senza sistema operativo, manco si accende.

    1. Darkman 24 maggio 2026

      Non faccio nessuna fatica ad accettare l'idea di una cosiddetta coscienza universale da cui proveniamo e alla quale poi facciamo ritorno ma alla fine perché dovrebbe riguardarci? Una volta che le nostre memorie morto il cervello finiscono azzerate così come le nostre esperienze, desideri, sensazioni e affetti... di noi non resta più alcunché di tangibile o contemplabile. Quindi che ce ne frega di cosa eravamo prima di nascere o cosa diventeremo dopo morti se il dissolvimento fisico per la coscienza individuale equivale comunque al nulla? Mi dicono che dobbiamo liberarci dall'ego e abbracciare l'unità cosmica... ma cosa può mai essere per noi l'unità cosmica senza un ego che la concepisce?

    1. me-stesso 23 maggio 2026

      Negli infarti dunque entro poco tempo il sangue non arriva al cervello e l'encefalogramma risulta piatto, ma non è dette che non ci siano aree del cervello che riescono ad assolvere con energia quasi del tutto assente al ruolo di accompagnatore della morte, generando sensazioni belle. Come una scheda di memoria USB... Magari è una cosa prevista nel nostro corpo e di cui sappiamo poco. O magari c'è un aldilà...
      Quello che non mi convince sono le esperienze per cui uno si vede dall' alto sdraiato sul letto operatorio. Quel tipo di descrizione di visione è una visione che è collegata agli organi fisici degli occhi di questa dimensione. Quindi capisco che uno al 'ritorno' riporti e racconti sensazioni belle e positive (o anche angoscianti eventualmente) , degli stati d'animo anche indescrivibili, ma non capisco che venga riportato qualcosa che riguarda la dimensione materiale. Il senso della vista è un senso fisico di questa dimensione ed è ottenibile con gli occhi, quindi se hai abbandonato il tuo corpo non ti puoi vedere né dall' alto, né dal basso, né a fianco (sempre che nell' aldilà esista una tridimensionalità fisica pari a quella di questa dimensione materiale). Questa cosa non la concepisco. Ad esempio il miracolo della risurrezione (di Lazzaro), quale è il senso? Ha strappato l'uomo dalla morte? No, solo temporaneamente, è solo un appuntamento rimandato. Di li bisogna passare! Poi da un punto di vista 'spirituale' mi sembrerebbe di fare un torto a qualcuno di riportare quella persona di nuovo in una 'esperienza materiale governata dalla forza di gravità che ti porta sempre in basso'... Per chi ha capito la metafora

    2. ric 24 maggio 2026

      possiamo credere in qualsiasi forma giustificativa della nostra esistenza , delegando l' inconscio agli dei che ci siamo presi la briga di inventarci per celarci dietro alla verita' che vogliamo evitare .

      L' universo non sa che esiste l uomo . Si comporta esattamente come la sua natura gli impone. , non la nostra. Come un onda sulla spiaggia che non sa che esistono i granelli di sabbia.

    1. Amarezza 23 maggio 2026

      probabile non c'entri una fava poichè il coma non è morte, le funzioni cerebrali sono ridotte a mantenere funzionanti gli organi vitali. Anni fa rimasi in coma per 4 mesi, causa aneurisma cerebrale. Non ricordo nulla dei 4 mesi, zero, vuoto totale. Il giorno dell'aneurisma sentì un dolore lancinante al lobo prefrontale destro , un roba insopportabile accompagnato da una ridotta cordinazione degli arti inferiori. Chiamai urlando mio marito che ebbe la prontezza di chiamare il 118. Poi persi i sensi e mi svegliai 4 mesi dopo in ospedale. Come se avessi perso 4 mesi di vita. Poi mio marito mi raccontò che quando veniva a farmi le notti in ospedale, spesso chiamavo il mio cane defunto.

    1. AlbertoConti 23 maggio 2026

      Se una coscienza collettiva esiste, come esiste, è una prova che non necessita del singolo cervello per esistere. L'unica prova certa comunque la conosceremo tutti prima o poi, questo è un dato certo.

    2. Martin 23 maggio 2026

      Non è corretto, perchè se si muore e basta non si conosce proprio nulla

    3. AlbertoConti 23 maggio 2026

      Vero, questo è il rischio, che ci fa tutti uguali (bicchiere mezzo pieno).

    4. Martin 23 maggio 2026

      Tutti ugualmente esposti al mondo, ma con destini ed esiti profondamente diversi

    1. simonlester 22 maggio 2026

      Stesse cose che afferma Faggin. La differenza è che Faggin ha avuto un'esperienza spirituale personalmente, non raccontata da altri. Noi che non l' abbiamo avuta possiamo solo crederci perché, nel profondo, sentiamo che c'è qualcosa di più di quello che ci hanno sempre raccontato.

    1. akel 22 maggio 2026

      Nessuno ha ancora spiegato cosa sia e come funzioni la coscienza. Non sappiamo come si sia prodotta, e in quale momento della storia dell’umanità sia apparsa e non possiamo affermare con certezza in quale misura sia una caratteristica esclusiva dell’umanità.
      E questo signore dichiara che la coscienza non finisce con la morte partendo dall’esperienza di chi non è (evidentemente) ancora morto e dal presupposto (tutto da dimostrare) che la coscienza abbia sede nel cervello umano. Considerando poi che molto poco sappiamo di quale sia il limite tra la vita e la morte e quindi cosa esse siano bisogna prendere atto che questo articolo sfiora il ridicolo.

    2. Martin 22 maggio 2026

      Van Lommel, di cui ho letto 2 libri, è una persona seria e un cardiologo con vastissima esperienza clinica. Non è lo sballato o lo squinternato di turno.

      Contrariamente a quello che Lei scrive e che Lei gli attribuisce, Van Lommel anche in questa intervista argomenta molto chiaramente che la coscienza NON risiede nel cervello e non è un prodotto del cervello, che sarebbe invece una sorta di antenna o receiver.
      Non è così difficile da afferrare, specie per chi conosce la fisica quantistica, ma sicuramente Lei sarà ancora fermo inchiodato al mondo come il grande orologio di Newton - del tardo 1600.

      Guardi che la fisica quantistica ha già un secolo di vita. Il principio di indeterminazione di Heisenberg e' del 1927.......

      Van Lommel è convinto che ci sia una dimensione spirituale oltre la morte fisica. Ovvio che non ne abbiamo le prove, ma proprio non vedo cosa ci sia di ridicolo. Non tutti sono sicuri e contenti di finire in cenere.....

    3. akel 22 maggio 2026

      è proprio questo il ridicolo. non si sa spiegare una cosa allora si inventa una dimensione spirituale - che chiaramente non si spiega cosa sia - per giustificare un altro fenomeno che non si sapeva spiegare.

    4. akel 22 maggio 2026

      Mi dica lei che senso ha spiegare qualcosa con un concetto che non si può spiegare

    5. akel 22 maggio 2026

      Quanto al "cervello" lei ha ragione: ho dimenticato un "non". Era per essere «non abbia sede». Mi scuso

    6. SOD 22 maggio 2026

      Quindi chi viene rianimato dopo un infarto e dice di aver visto cose che poi vengono riscontrate sul posto (esempio sala operatoria)... con medici tipo Lommel che lo riscontrano, sono tutti degli stronzi visionari, mentre quello furbo sei solo tu? Tutto puo' essere, Avrai capito gia' tutto sulla vita e sulla morte. Aspetto una teoria solida e ben calibrata a supporto, altrimenti sai bene chi e perche' sara' ridicolo.

    7. maghi 22 maggio 2026

      io non ci vedo nulla di strano ad avere sensazioni extrasensoriali. A parte il famoso fatto accaduto a San Paolo sulla via di Damasco, penso che moltissimi, senza morire d'infarto, abbiano avuto delle sensazioni simili. Un prete ultranovantenne mi parlava di 2 fatti incomprensibili accadutigli durante la WWII, quando era adolescente e che lo hanno portato in seminario. Una vocazione non diretta, ma causale. Anch'io ha avuto sensazioni inspiegabili, come quando a 12 anni, passai in auto coi miei genitori davanti alla chiesa del paese natio di mia moglie distante 8 km dal mio e sentii un'energia che mi fece girare la testa e vidi un gruppo di ragazzi e ragazze adolescenti, che sostavano come facevano una volta alla fine della messa nel piazzale antistante. Dopo 14 anni mi sposavo con una di quelle adolescenti, con la quale vivo da quasi 50 anni, dopo un fidanzamento lampo di 6 mesi. Il sesto senso esiste, ma forse ci vogliono sensibilità non comuni. Van Lommel ha solo incontrato delle sensazioni inspiegabili, come il prete novantenne e anche io a 12 anni, che poi col passare degli anni hanno avuto un significato. Tutto qui. E ne conosco molti altri di fatti inspiegabili accaduti, ma ovviamente ognuno ha valore solo per chi li ha vissuti, perchè non hanno una valenza scientifica, non essendo dimostrabili logicamente. Non è che chi l'ha avute, abbia vissuto meglio di chi non l'ha avute, ma penso che chi ha avuto la coscienza della propria morte, non dovrebbe averne poi tanto terrore.

    8. Martin 23 maggio 2026

      Francamente non capisco come Lei ragiona. Siamo tutti gettati-nel-mondo e domandarsi se/cosa ci sia dopo la vita è la cosa più normale che esista.

    9. akel 23 maggio 2026

      Dove io metto in dubbio l'esistenza di fenomeni di questo tipo? dove io parlo di visionari? Non le sembra ridicolo mi criticare non per quello che ho scritto, ma per quello che lei, furbacchione, si inventa? Io dico solo che cercare di spiegare qualcosa con un concetto con un altro concetto che non possiamo spiegare mi sembra un poco ridicolo. O lei pensa che possiamo spiegare qualsiasi cosa con qualsiasi cosa? Lei dimentica per esempio che qualche secolo fa il tuono e i lampi erano considerati eventi divini.

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