La macchina da caffè

Italia, anno 2025: la principale ditta di produzione di tradizionali macchine da caffè moka, Bialetti, viene ceduta ai cinesi. È la fine di un’era, un colpo simbolico che trafigge l’immaginario collettivo italiano e la storia del Paese.

La macchina da caffè

Di Lorenzo Maria Pacini, strategic-culture.su

Andiamo per ordine

La Moka Bialetti è molto più di una semplice caffettiera: è un’icona del design italiano e un simbolo della cultura del caffè casalingo. La sua storia è profondamente legata all’ingegno e alla visione di Alfonso Bialetti, l’inventore di questo piccolo capolavoro di alluminio.

Nel 1933, in pieno periodo fascista, nel bel mezzo della rapida industrializzazione, Alfonso Bialetti inventa la Moka Express. L’idea gli venne osservando il funzionamento delle lavatrici a vapore dell’epoca: notò che il vapore poteva spingere l’acqua attraverso un filtro, estraendo il caffè. Ne derivò un meccanismo semplice ed efficiente. Il nome, Moka, deriva dalla omonima città nello Yemen, nota per il suo buon caffè. La Moka venne realizzata in alluminio, un materiale leggero e poco costoso, abbondante in Italia grazie all’autarchia fascista. Il design ottagonale, diventato iconico, era pratico ma anche elegante. E tale è rimasta fino ad oggi, con qualche edizione più “ammodernata”, sempre accessibile e indiscutibilmente la più emblematica delle moke.

Dopo la guerra, fu Renato Bialetti, figlio di Alfonso, a portare la Moka al successo commerciale. Era un imprenditore con un grande fiuto per il marketing. È del 1953, invece, la creazione del celebre “Omino coi baffi”, il logo del marchio Bialetti, disegnato da Paul Campani. L’omino è ispirato proprio a Renato, con i baffi e il dito alzato. Renato punta su pubblicità innovative per l’epoca (come i caroselli televisivi) e distribuisce capillarmente la Moka, facendola diventare uno standard nelle case italiane e poi europee.

Negli anni ‘50-‘70 la Moka diventa un oggetto simbolo del boom economico italiano e della ritualità quotidiana del caffè casalingo. Una vera e propria rivoluzione che, per gli italiani che del caffè ne fanno una questione identitaria e anche politica, viene recepita con immenso apprezzamento.

Arriviamo al giorno d’oggi e in data 17 aprile 2025 finisce l’era di uno dei prodotti italiano più iconici. Bialetti Industrie ha ceduto il 78,567% del capitale a Nuo Octagon, società italiana per il 505 di Nuo Capital, il fondo di private equity della potentissima famiglia cinese Pao-Cheng.

Nuo, acronimo di New Understanding Opportunities, procederà al delisting dalla borsa e ad attuare un nuovo piano di investimenti internazionali, il tutto mentre l’Italia col suo Governo spinge nuovamente in senso anti-cinese, nonostante le gravose politiche dei dazi americani.

La colpa, si sa, non può essere mai del padrone…

Moka, simbolo identitario e politico della modernità italiana

La Moka, per noi italiani, non è solo un oggetto di uso quotidiano, bensì rappresenta un rito domestico, un’eredità culturale e una dichiarazione di identità nazionale. Dietro alla sua semplicità formale e funzionale, si cela un universo simbolico che tocca la storia, la politica, la società e persino l’immaginario collettivo italiano.

Il suo utilizzo quotidiano scandisce il tempo della casa, della famiglia, della pausa. In un paese in cui il bar è un’istituzione sociale, la Moka ha democratizzato l’esperienza del caffè espresso, portandolo nel cuore dell’ambiente domestico. Preparare il caffè con la Moka è un gesto rituale, spesso carico di memoria: evoca le mattine d’infanzia, le chiacchiere con i nonni, le domeniche lente. In questo senso, la Moka è un oggetto con grosso potenziale affettivo, che lega le generazioni e crea una continuità emotiva tra passato e presente.

Ma il significato della Moka va oltre la sfera privata. Essa è anche un simbolo politico e culturale della modernità italiana. Negli anni del boom economico, quando l’Italia passa da paese agricolo a potenza industriale, la Moka incarna il sogno della modernizzazione accessibile: un piccolo oggetto industriale che rappresenta progresso, ingegno e design, ma senza perdere il contatto con la tradizione. È l’esempio perfetto del “made in Italy” che unisce funzionalità e bellezza, quotidianità e stile.

La sua diffusione internazionale ha poi trasformato la Moka in ambasciatrice silenziosa dell’italianità nel mondo. Esposta nei musei di design, celebrata in film e canzoni, è diventata una delle icone culturali più riconoscibili, insieme alla Vespa e alla Fiat 500. Ma a differenza di questi oggetti, la Moka è rimasta legata alla sfera intima, alla cucina più che alla strada, mantenendo un’aura popolare, quasi anti-elitaria.

In tempi recenti, con il diffondersi delle macchine da caffè a capsule e l’omologazione globale del gusto, la Moka è diventata anche un simbolo di resistenza culturale ed ecologica. Chi continua a usarla spesso lo fa per scelta consapevole: per rifiutare la plastica monouso, per sottrarsi alla logica del consumo veloce, per recuperare il senso del tempo e del gesto. In questo senso, la Moka diventa una dichiarazione politica: un modo per affermare uno stile di vita più lento, più sostenibile, più autentico.

La più drammatica ironia – che assomiglia più ad una tragedia – è che sia proprio la Cina a salvare l’azienda dal fallimento. Ciò è simbolo inequivocabile, prima di tutto, che non esiste più alcuna capacità di intervento dello Stato nelle questioni legate all’economia statale, al commercio e al mercato. Un tempo, il Governo sarebbe intervenuto per salvare una azienda simbolo ed icona del patrimonio culturale, oggi invece “osta troppo”, è “fuori budget” dunque è meglio lasciarla sprofondare nell’abisso del liberalismo più sfrenato, nel mentre che lo Stato spreme i cittadini per fare una guerra suicida contro un Paese lontano. Ha senso, no?

Così come viene da chiederci il senso della opportunità politico anche nel contesto europeo: possibile che non sia stata trovata un’azienda disponibile ad investire? Ulteriore dimostrazione, anche in questa sede, che non c’è più un soldo da poter spendere e che le relazioni internazionali, quelle vere, sono una cosa ben diversa dalle chiacchiere di Bruxelles. Racconteremo ai nostri nipoti che la demolizione controllata di ogni residuo di autonomia ed orgoglio identitario è andata benissimo, tanto che non c’è rimasto più nemmeno un chicco di caffè.

Dunque lasciamo che siano i nostri “avversari” (così li chiamano nei palazzi sacri della politica a Roma) a prendersi il merito, sottolineando ancora una volta che le geometrie economiche del mondo sono cambiate, inesorabilmente. Non c’è nemmeno più lo spicciolo per prendersi un caffè.

Di Lorenzo Maria Pacini, strategic-culture.su

Lorenzo Maria Pacini. Professore Associato in Filosofia Politica e Geopolitica, UniDolomiti di Belluno. Consulente in Analisi Strategica, Intelligence e Relazioni Internazionali 20.04.2025 Fonte - https://strategic-culture.su/news/2025/04/20/la-macchina-da-caffe/


Commenti (36)

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Mostra commenti 36 caricati
    1. gix 24 aprile 2025

      Chissà cosa pensano di farci i cinesi con la moca. I cinesi prendono il caffe? All'Italiana poi? Bo. Per il mercato interno cinese chissà, per quello internazionale idem. Rimangono gli italiani, razza in estinzione peraltro, anche quelli che si ostinano a farsi il caffè con la moca.

    1. sbregaverse 24 aprile 2025

      La moka, pur monka, minkia, non manka.

    1. Giacomo 24 aprile 2025

      l'Italia purtoppo oramai è di cartapesta, una scenografia in decadimento che nasconde il vuoto, le uniche "aziende" vere fabbricano armi, il resto utilizza il ricordo o meglio i marchi di chi faceva qualcosa

    1. Phantom 24 aprile 2025

      Ancora con questo made in italy,di italiano è rimasto solo :la mafia-la camorra la n'drangheta e la sacra corona unita,che fanno utili,il resto è tutto un fallimento.

    2. Nonso 24 aprile 2025

      Made in Italy è comunque inglese. Si dice fatto in Italia.

    3. sbregaverse 24 aprile 2025

      Eh no, caro frate, anche se vero fallimento, guarda gli utili che fanno le nostre istituzioni !

    4. ric 24 aprile 2025

      vabbe' ma il Mattarelo non viene da GIOVE... Autentico made in italy.e nessuno ce lo compera.. i Cinesi preferiscono la Bialetti..

      SOB ...

    1. ignorans 24 aprile 2025

      Il caffè non cresce in Italia, quindi non si dovrebbe consumare, o almeno si dovrebbe consumare raramente.

    2. Phantom 24 aprile 2025

      Anche la tastiera del computer non è prodotta in Italia,ma allora perché la usi a sproposito?

    1. Brule 23 aprile 2025

      Penso anche io ci sia un forte elemento simbolico ed identitario, nell'uso della moka.
      Sono quei piccoli riti quotidiani con cui si definisce un cosmo, una realtà organizzata.
      Moka Bialetti in acciaio, per me.
      La macchina con cialde non riesco, se voglio alternare vado di napoletana o bricco, per il caffè greco.

    2. ric 24 aprile 2025

      cedo che la Napoletana sia la migliore per un buon caffe' .

      mettendo per caduta l' acqua a 90 gradi circa , raccoglie tutti gli aromi genuini del prodotto per caduta.
      La moka o bialetti ecc...e pure quello del bar .La polvere del caffe' viere attraversata dal vapore che non ha limiti nella sua temperatura ,e raccatta tutte gli eventuali scarti con sapore di bruciato...

    1. natascia 23 aprile 2025

      La Moka Bialetti doveva essere assorbita dallo Stato.

    2. Teomondo Scrofalo 23 aprile 2025

      Dissi più o meno la stessa cosa della FIAT una ventina d'anni fa.
      Concordo ma bisognerebbe prima ristatalizzare lo Stato, visto è stato privatizzato da un bel pezzo.
      Considerando la situazione attuale che ti vuoi statalizzare più...

    3. Nonso 23 aprile 2025

      E' stato assorbito lo Stato, va bene lo stesso?

    4. uomospeciale 24 aprile 2025

      Lo stato è stato disinstallato, e ora è in manutenzione.
      Magari ci faranno sapere quando sarà nuovamente operativo.

    5. simonlester 24 aprile 2025

      Non è in manutenzione, è in rottamazione.

    6. sbregaverse 24 aprile 2025

      Sorbita.

    7. fiurdesoca 24 aprile 2025

      prova a fare minimamente casino e poi vedi se lo stato è in rottamazione...

    8. simonlester 24 aprile 2025

      Lo stato è talmente incasinato che può essere combattuto in punta di legge.
      Hanno fatto talmente tante leggi che si contraddicono fra di loro, che si può vincere.
      Non è ne facile ne veloce.
      Per non uscire troppo dall' argomento:
      Notifica multa tramite raccomandata... appellabile.
      Autovelox.... tutti illegali ,non esiste decreto attuativo,non sono omologati né tarati correttamente.
      Richiesta di revoca multa in autotutela... non rispondono, omissione di atti d' ufficio.
      Ricorso al prefetto respinto con motivazione: 'superca22ola con scapp...mento a destra ' ..... ricorso a giudice di pace e richiesta spese; dopodiché causa all ' amministrazione per richiesta danni , in quanto devono rispondere della cattiva condotta in legge.
      Con il nuovo CDS la guida in stato di ebrezza è penale...... cambiano completamente le modalità della verifica e dell' assistenza di un legale.
      Ex collega non ha fatto vaccinare la figlia per la scuola e a vinto avverso la relativa multa; girava in bici durante il lockdown e ha fatto scappare i vigili ; prendeva treni e traghetti senza mascherina e NESSUNO gli ha potuto dire niente.

    9. ric 24 aprile 2025

      grazie PRODI..!. il capostipite delle svendite delle aziende sane italiane

      https://pbs.twimg.com/media/F71SH8rWcAAozMH.jpg

    10. ric 24 aprile 2025

      e' diventato una provincia yankee ...

    11. ric 24 aprile 2025

      senza dimenticare che l' abuso d' ufficio e' scaduto come reato...

    12. simonlester 24 aprile 2025

      L' abuso, NON l' OMISSIONE. Se non ti rispondono a una PEC o una richiesta agli atti (certificato di omologazione taratura approvazione o di revoca in autotutela) è omissione ed è sanzionabile/denunciabile.

    13. ric 24 aprile 2025

      e' pur sempre un uso personale di un privilegio in atti d' ufficio...

    14. Nonso 24 aprile 2025

      Una svegliata, la sto invocando da tempo immemore

    15. Nonso 24 aprile 2025

      E gli inglesi cosa sarebbero oggi senza il germe cattolico primordiale?

    16. Teomondo Scrofalo 24 aprile 2025

      Pensa che volevano farlo Presidente della Repubblica! già, la Res-publica in mano a un servo fedele, non solo dell'UE, ma anche e soprattutto della peggiore finanza predatoria.
      un bell'ossimoro! sarebbe come proporre Odifreddi come futuro Papa.

    17. ric 25 aprile 2025

      e ODIFREDDI sarebbe migliore del Brogoglio senza dubbio -

    1. me-stesso 23 aprile 2025

      Per quanto mi riguarda i cinesi se la possono tenere. Non compro da una vita macchine da caffè in alluminio. Non bisogna cucinare con l'alluminio, fa male. Quindi moka in acciaio. Ogni tanto una volta al mese lavare la moka con acqua e aceto e il gusto torna ad essere ottimo.

    2. uomospeciale 23 aprile 2025

      io ho provato con quelle in acciaio, ne ho provate 2-3 ma il caffè mi sembrava sempre "metallico" come quando tieni una moneta in bocca.
      È vero che l'alluminio può migrare negli alimenti ma il rischio c'è sopratutto con cibi acidi ( ad es aceto, o salsa di pomodoro) oppure conservati per molte ore a contatto con l'alluminio.
      Con il caffè il rischio è minimo, se non proprio zero anzi direi che più che della migrazione di alluminio, sarebbe il caso di preoccuparsi di come viene stoccato, lavorato e conservato il caffè, anche perché su tutti questi passaggi noi consumatori non abbiamo nessun controllo.

    3. Urogallo 24 aprile 2025

      L'alluminio finisce nel caffè che è una bevanda acida, pensate che i pentoloni che un tempo si usavano per cucinare grosse quantità di pomodori da passata finivano coi buchi sotto ! Mi spiace per l' immagine iconica ma forse è giusto che vada a ramengo tutto, visto che l erede non c'è più ed ormai con l e-commerce sono arrivate anche in nuova guinea meglio finirla qui prima che sia troppo tardi..

      Aggiungo il grave problema della porosità dell'alluminio sulla superficie dove si attaccano le muffe resistenti alla temperature caratteristiche del caffè che rilasciano le famose ocratossine, non c'è una soluzione purtroppo... 100% invece moka in acciaio 18/10 18/8 che dopo un po di utilizzi se nuova non altera il gusto e non è pericolosa, da acquistare anche il filtro interno in inox.

    4. Urogallo 24 aprile 2025

      mi era successo con una ilsa, prova a comperare su ebay una usata italiana tenuta bene che abbia anche l'interno lucidato a specchio come si deve, se ha fatto un po di caffè non sentirai più rilasci, non te ne pentirai fidati.
      Sull'alluminio ti sbagli purtroppo, secondo me certe abitudini degli italiani contribuiscono non poco a tutte le malattie degenerative in trerza età, non credere che lo dica con leggerezza,è una affermazione combattuta perchè le tradizioni sono indubbiamente un valore .

    5. uomospeciale 24 aprile 2025

      Mah!... Proverò di nuovo a prenderne una d'acciaio, visto che dall'ultima volta sono passati un po di anni e forse le hanno migliorate.
      Quelle a capsule le escludo subito lì si che ti becchi alluminio, microplastiche e chissà quali altre schifezze...
      Ma perché mai prenderla usata su Ebay?
      Basta farsi un giro in un centro commerciale e in 5 minuti è tutto risolto.

    1. CaptainWildBillKelso 23 aprile 2025

      Ho acquistato due mokine Bialetti da 1/2 tazza in un anno. In entrambe il fondo della caldaia si è ossidato nel giro di qualche settimana costringendomi mio malgrado a passare a un'altra marca. Bialetti qua e Bialetti là, ma se non investono in qualità del prodotto, per quanto mi riguarda il marchio possono pure venderlo ai cambogiani.

    2. colzani5 23 aprile 2025

      La Moka Bialetti viene prodotta in Cina da oltre 15 anni. I pezzi vengono poi assemblati in Piemonte da un'azienda indipendente e venduti come 'made in Italy' ad un prezzo di circa 25 volte quello inclusivo di materiale, processo manufatturiero, trasporto e logistica. Bialetti è solo una dei tanti "gioielli" italiani che delocalizzano la produzione ed assemblano in Italia. Considerando che la Bialetti vende il suo prodotto a 25€ contro i 45/50€ dello stesso identico prodotto manufatto interamente in Italia, è evidente che tra non molto avremo la Moka Bialetti sugli scaffali a metà del suo prezzo: i cinesi sono molto più bravi nel commercio ed i profitti li fanno sulla quantità e non sul ricarico.

    3. ric 24 aprile 2025

      senza approfondire che sovente sono le stesse aziende europee nel terzo mondo si inventano una ragione sociale per acquistare con nomi diversi la loro stessa azienda e delocalizzarla approfittando delle inesistenti tutele sociali che un minimo di decenza imporrebbe. Dei bassi costi o addirittura inesistenti tutele sanitarie , per non parlare del Welfare .....
      poi ricevono il Made in ITALY per aver imballato il prodotto in italia ..

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