La Guerra contro il mondo multipolare

Politici di spicco suggeriscono che si potrebbe rischiare una continua escalation della guerra in Ucraina perché una vittoria russa sarebbe peggiore di una terza guerra mondiale. A cosa è dovuta questa enorme volontà di escalation? Perché sembra non esistere un piano B? Per quale motivo l’élite politica degli Stati Uni

mondo multipolare

Di Hauke Ritz, multipolar-magazin.de

Traduzione di oval.media

Non si può ignorare che il mondo occidentale sia in preda a una sorta di frenesia bellica nei confronti della Russia. Ogni escalation sembra portare quasi automaticamente alla successiva. Non appena è stata decisa la consegna di carri armati all’Ucraina, si è parlato della consegna di jet da combattimento. Un drone spia americano era appena stato abbattuto vicino al confine russo dal passaggio ravvicinato di un caccia russo, quando la Corte penale internazionale dell’Aia ha pubblicato un mandato di arresto per Vladimir Putin. Criminalizzando il presidente russo, l’Occidente ha deliberatamente distrutto il percorso verso una soluzione negoziale e ha portato l’escalation a un nuovo livello. Ma come se il livello così raggiunto non fosse abbastanza alto, la Gran Bretagna ha annunciato la consegna di munizioni all’uranio, considerate armi “convenzionali” che lasciano una contaminazione radioattiva sul luogo dell’esplosione. La risposta di Mosca non si è fatta attendere ed è consistita nella decisione di posizionare armi nucleari tattiche in Bielorussia a stretto giro.

La rinuncia al controllo dell‘escalation

Da dove deriva questa disposizione quasi automatica all’escalation da parte dei politici al potere oggi? È un fenomeno di decadenza? Qualcosa di analogo si verifica quando l’adattamento allo Zeitgeist (lo spirito del tempo) è diventato più importante dell’adattamento alla realtà. Oppure la disponibilità all’escalation può essere spiegata razionalmente? È forse l’espressione di un certo obiettivo politico che è stato minacciato ma che non può essere abbandonato dalla classe politica al potere e che quindi sembra raggiungibile solo attraverso un azzardo?

Una dichiarazione molto significativa, rilasciata dal Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg il 18 febbraio alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, fa pensare a quest’ultima ipotesi: Stoltenberg ha ammesso nel suo discorso che, continuando a sostenere l’Ucraina, c’era il rischio di un’escalation militare tra la NATO e la Russia che non poteva più essere controllata. Tuttavia, ha fatto seguito a questa ammissione chiarendo immediatamente che non esistono soluzioni prive di rischi e “che il rischio più grande di tutti sarebbe una vittoria russa”. In un certo senso, Stoltenberg ha legittimato il rischio di un’escalation militare tra le due superpotenze nucleari. In altre parole, si potrebbe tranquillamente rischiare l’escalation perché una vittoria russa in Ucraina sarebbe potenzialmente peggiore di una terza guerra mondiale.

Ora, si potrebbe liquidare la dichiarazione di Stoltenberg come irrazionale se non fosse in linea con altre dichiarazioni allarmanti di politici, militari e persone che gravitano in questi mondi. Si consideri, ad esempio, l’osservazione fiduciosa di Rob Bauer, Presidente del Comitato militare della NATO, che si è detto sicuro che Putin non userà le armi nucleari anche in caso di escalation (1), il che implicherebbe dunque che si può osare un’escalation. Che altri leader della NATO la pensino allo stesso modo è stato recentemente reso noto da una prostituta (Hanna Lakomy su “Berliner Zeitung”) che bazzica in questi ambienti. Anche il capo del governo ungherese, Victor Orban, ha recentemente avvertito che i Paesi occidentali sono sul punto di discutere seriamente l’invio di proprie truppe in Ucraina. Solo due giorni dopo, il famoso giornalista investigativo Seymour Hersh, noto per le sue fonti nella burocrazia di Washington, ha lanciato avvertimenti molto simili. Secondo Hersh, il governo statunitense sta valutando la possibilità di inviare proprie truppe in Ucraina sotto la copertura della NATO. Il presidente serbo, a sua volta, ha commentato la notizia del mandato di arresto della Corte penale internazionale contro il presidente russo con le parole “E sono pronto a dirvi che temo che non siamo lontani dallo scoppio della terza guerra mondiale”. Perché si era creata una situazione “in cui entrambe le parti scommettono su tutto o niente e rischiano fino in fondo”. Lo scorso dicembre, il leggendario Segretario di Stato americano Henry Kissinger aveva espresso sentimenti simili. Nel suo articolo “Come evitare un’altra guerra mondiale”, ha descritto come in questa guerra si scontrino posizioni assolutiste che potrebbero effettivamente portare allo scoppio di una guerra mondiale.

Affermazioni di questo tipo sollevano la questione di cosa si stia effettivamente combattendo in Ucraina: qual è il vero scopo di questa enorme volontà di escalation? I bacini carboniferi del Donbass? Probabilmente no. Ma allora di cosa si tratta?

Il contrasto tra ordine mondiale unipolare e multipolare

La tesi di lavoro di questo saggio è che nel conflitto ucraino si stanno confrontando due concetti di ordine mondiale, ovvero la contrapposizione tra un ordine mondiale unipolare e uno multipolare. Di seguito, le caratteristiche di entrambi i principi dell’ordine mondiale saranno sviluppate e messe a confronto.

Se si esaminano i documenti di politica estera pubblicati negli ultimi due decenni dalle principali riviste di politica estera occidentale (ad esempio negli Stati Uniti “Foreign Affairs”, rivista del Council on Foreign Relations, o in Germania “Internationale Politik”, rivista del DGAP – Consiglio tedesco per le relazioni estere), una circostanza colpisce particolarmente: in queste pubblicazioni l’obiettivo di un mondo normativamente governato dagli Stati Uniti o dalla NATO non viene messo in discussione, ma sempre presupposto. Il potenziale fallimento del dominio occidentale non viene nemmeno preso in considerazione, nemmeno come possibilità. La situazione è simile a quella di quasi tutti gli altri think tank statunitensi o tedeschi e delle loro pubblicazioni sulla geopolitica e la politica estera. Per queste istituzioni la validità dell’ordine mondiale incentrato sull’Occidente è inconfutabile, mentre il declino della Russia è considerato un dato di fatto.

In altre parole, al momento non sembra esistere un “piano B” nella pianificazione politica occidentale. È proprio l’assenza di un tale piano che potrebbe spiegare l’enorme disponibilità dell’Occidente all’escalation. Per qualche motivo, l’élite politica degli Stati Uniti, ma anche della Gran Bretagna, della Germania e di numerosi altri Paesi, ha legato il proprio destino politico all’imposizione di un ordine mondiale a guida occidentale. Gli Occidentali sembrano essere dominati dall’idea che la guerra in Ucraina possa portare a un cambio di regime a Mosca e quindi a una restaurazione del potere occidentale. Ma ora che, contrariamente alle aspettative, il predominio dell’Occidente ha iniziato a scivolare, si stanno verificando le reazioni isteriche di cui sopra.

Per arrivare al nocciolo del conflitto, dobbiamo quindi rispondere alla domanda su che cosa sia in realtà un ordine mondiale a guida occidentale, sul perché sia chiamato anche ordine mondiale unipolare, tra le altre cose, e su quale sia il suo contro-concetto.

Caratteristiche dell’ordine mondiale unipolare

Un ordine mondiale unipolare è un ordine globale strutturato in modo tale che solo una regione del globo sia davvero abbastanza sviluppata da essere il polo di potere che dà forma a tutte le sfere del mondo moderno. In un ordine mondiale unipolare, ad esempio, gran parte del potere militare sarebbe concentrato nelle mani di un’unica superpotenza o alleanza di Stati. A causa di questa concentrazione di potere, in questo caso ci sarebbe anche una sola norma di politica estera che strutturerebbe la politica estera di tutti i Paesi. Una politica estera sovrana sarebbe, per così dire, modellata solo dal centro, il polo unico; il resto del mondo, cioè la periferia, dovrebbe seguirla.

Il polo di potere in un mondo unipolare plasmerebbe le condizioni quadro delle relazioni economiche globali, ad esempio propagando una teoria economica generalmente riconosciuta come valida e controllando importanti istituzioni come la Banca Mondiale, il FMI o persino i grandi gestori di fondi. Il polo di potere eserciterebbe anche il controllo su una quota significativa delle materie prime globali, sulle rotte commerciali via terra e via mare e sulla fatturazione globale. A causa di questo monopolio economico, la crescita economica in altre regioni del mondo potrebbe essere colpita, il che ridurrebbe notevolmente la possibilità di emergere di un secondo centro di potere.

In un ordine mondiale unipolare, anche le tendenze a lungo termine dello sviluppo tecnologico sarebbero progettate e modellate da un solo polo di potere, che dominerebbe allo stesso tempo lo sviluppo e la progettazione del sistema finanziario globale e la regolamentazione giuridica delle relazioni economiche.

Tutto ciò porterebbe il diritto internazionale ad assumere la forma di una politica interna mondiale. Infine, in un ordine mondiale unipolare, anche lo sviluppo della cultura sarebbe orientato verso il centro globale: tutte le tendenze decisive nascerebbero al centro e da lì si diffonderebbero alla periferia. Questo influenzerebbe aspetti diversi come la forma del sistema educativo, l’emergere di mode, tendenze estetiche e stili, e persino la questione dei criteri con cui artisti e scrittori, così come scienziati e le loro teorie, ottengono o meno un riconoscimento internazionale. In breve, tutte le questioni riguardanti lo sviluppo della civiltà sarebbero determinate da un solo potere centrale in un ordine mondiale unipolare.

In un certo senso, un ordine mondiale unipolare creerebbe un mondo in cui l’esterno o l’altro scomparirebbero. In un mondo unipolare, ci sarebbe un solo polo di potere e quindi un solo modello di civiltà. Un ordine mondiale unipolare sarebbe in definitiva un impero la cui sfera di potere comprenderebbe l’intero globo per la prima volta nella storia: il mondo assumerebbe una struttura completamente immanente.

Dal 1991 al 2022 - Un ordine mondiale unipolare in sospeso

Questo elenco delle caratteristiche di un mondo unipolare è stato volutamente scritto a immagine e somiglianza di questo ordine mondiale per sottolinearne chiaramente il carattere presuntuoso, addirittura antiumanista. Tuttavia, bisogna tenere presente che un ordine mondiale unipolare è già esistito in forma latente a partire dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel dicembre 1991, e molti dei criteri appena elencati in realtà descrivono già il nostro mondo di oggi. La situazione degli ultimi tre decenni non è stata il risultato di un processo di sviluppo naturale, ma piuttosto l’esito non pianificato del crollo caotico dell’Unione Sovietica, che ha colto di sorpresa quasi tutti i contemporanei. È stata quindi una svolta storica difficile da prevedere che ha portato gli Stati Uniti a trovarsi nel ruolo di polo di potere unipolare del mondo negli anni Novanta.

Il risultato è stato che nel primo decennio e mezzo dopo il crollo dell’URSS, gli USA hanno potuto determinare la forma della politica globale quasi da soli. Hanno dominato tutte le istituzioni internazionali, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, nonché molte delle fondazioni attive a livello internazionale e, a partire dagli anni ’90, sempre più spesso anche molte organizzazioni non governative, che in molti casi possono certamente essere considerate organizzazioni semi-governative. Infine, gli Stati Uniti hanno avuto una grande influenza anche nella sfera della cultura (soft power), nella misura in cui le tendenze e le mode emerse negli Stati Uniti hanno influenzato lo sviluppo della cultura mondiale nel suo complesso. Inoltre, sono stati in grado di determinare autonomamente la standardizzazione di nuove tecnologie come Internet e i telefoni cellulari e di utilizzarle per la loro influenza culturale e per lo spionaggio.

Si può quindi affermare che l’ordine mondiale unipolare è rimasto in sospeso dal 1991 fino alla crisi finanziaria del 2008. Sebbene in quel periodo il mondo avesse già una struttura unipolare, mancavano ancora i criteri decisivi per la piena attuazione dell’unipolarismo. Gli Stati Uniti, tuttavia, erano così forti della loro nuova posizione di potere che hanno valutato male il rischio che comportava l’instaurazione definitiva di un tale ordine. Dal mandato di George W. Bush Jr. in poi, l’ordine mondiale unipolare è stato apertamente proclamato dagli USA, dividendo il mondo in Stati amici e nemici (i cosiddetti “Stati canaglia”).

I primi segni di crisi dell’ordine mondiale unipolare dopo il 1991

L’euforia è durata poco. Sono stati tre i fattori principali che hanno provocato la graduale erosione del ruolo degli Stati Uniti come polo di potere unipolare nella politica mondiale: in primo luogo, dal 2003 in poi, gli Stati Uniti si sono giocati la loro reputazione politica globale con un comportamento apertamente imperialista in Iraq. Attraverso l’esibizione di un imperialismo dichiarato, è emersa una nuova consapevolezza in gran parte del mondo arabo, in America Latina e nel Sud e Sud-Est asiatico. La subordinazione a lungo termine di questi Paesi all’egemonia statunitense è man mano divenuta sempre più difficile.

Un secondo fattore è stato che, a partire dalla metà degli anni Novanta, l’ascesa di Cina, India e di una serie di piccole economie emergenti ha iniziato a spostare l’equilibrio economico globale. Il deficit commerciale degli Stati Uniti ha rivelato la dipendenza dell’economia americana dall’economia finanziaria, perché il settore produttivo, necessario per la stabilità del settore finanziario, è andato perso nel corso degli anni. A partire dalla crisi finanziaria del 2008, gli squilibri strutturali dell’economia statunitense sono diventati generalmente visibili. Da allora, il ruolo del dollaro come valuta mondiale e di riserva è stato messo sempre più apertamente in discussione.

Il terzo fattore che ha messo in discussione l’ordine mondiale unipolare nella seconda metà degli anni Novanta è stato il fatto che la Russia è riuscita gradualmente a ripristinare la propria sovranità e il proprio potenziale militare dopo il crollo dell’URSS negli anni Novanta. Il discorso di Putin alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2007 può essere visto come un punto di svolta simbolico, in cui la Federazione Russa ha assunto una contro-posizione differenziata davanti agli occhi dell’opinione pubblica mondiale per la prima volta dalla caduta del muro di Berlino.

In quanto erede diretto dell’Unione Sovietica, la Russia ha un potenziale di armi nucleari, pari a quello degli Stati Uniti, che ostacola un ordine mondiale unipolare. Questo perché un ordine mondiale unipolare richiede il monopolio dell’uso della forza per essere realizzato e in questo senso assomiglia a uno Stato che non può esistere senza il monopolio dell’uso della forza. Per questo motivo, gli Stati Uniti hanno ampliato la NATO verso est durante il mandato di Bill Clinton, in violazione di precedenti accordi con Mosca, e hanno iniziato a sviluppare uno scudo missilistico durante il mandato di George W. Bush jr. L’intenzione di neutralizzare la capacità di attacco della Russia è stata tuttavia vanificata dallo sviluppo di nuovi missili russi. Anche se non esiste ancora un’alleanza ufficiale tra Russia e Cina o Russia e India, il potenziale nucleare russo è comunque un fattore che protegge indirettamente l’ascesa economica di questi Paesi.

A partire dagli anni Novanta, al ruolo di seconda potenza nucleare di Mosca si è aggiunto anche quello di fornitore di sistemi di difesa moderni. Vendendo sistemi di difesa aerea, ad esempio, Mosca è stata in grado di limitare in modo massiccio il raggio d’azione militare degli Stati Uniti. Paesi ricchi di petrolio e sovrani come l’Iran o il Venezuela sono stati in grado di proteggersi dall’azione militare degli Stati Uniti, anche grazie all’acquisto di armi russe.

A causa di questi tre fattori, gli intellettuali hanno parlato della fine dell’ordine mondiale unipolare al più tardi a cominciare dalla crisi finanziaria del 2008: non appena è stata proclamata, sembrava già parte del passato. L’insieme di libri, articoli e saggi scritti in tutti i continenti su questo slittamento di potere dalla metà degli anni ’90 potrebbe riempire intere biblioteche. (2) Ciò solleva naturalmente la questione del perché Stoltenberg e i suoi compagni d’armi oggi sembrino addirittura disposti ad accettare un’escalation sconsiderata, compreso il rischio di una guerra mondiale, solo per far passare qualcosa che è sostanzialmente inapplicabile. Non sono a conoscenza delle numerose analisi negli uffici del Dipartimento di Stato americano e nei corridoi della NATO che trattano dell’impossibilità di un ordine mondiale unipolare?

È vero che la sovranità e la forza militare russa sono uno dei tre fattori che rendono impossibile un ordine mondiale unipolare. Se la Russia riuscirà a difendere la sua zona d’influenza in Ucraina, avrà indirettamente difeso anche la sovranità di numerosi altri Paesi al di fuori dell’Occidente. Agli occhi del mondo, una vittoria russa in Ucraina equivarrebbe quindi all’attuazione dell’ordine mondiale multipolare. Tuttavia, si tratterebbe solo di un passo evolutivo che avverrà comunque nei prossimi anni. Infatti, l’enorme sviluppo economico della Cina, dell’India, ma anche del Brasile, dell’Iran, dell’Indonesia e di numerosi altri Paesi emergenti non può più essere fermato e porterà in ogni caso a un mondo multipolare. Anche il risveglio intellettuale e politico che si sta verificando in vaste aree dell’emisfero meridionale e orientale, nel corso del quale vengono ricordati anche i crimini dell’imperialismo occidentale, va in questa direzione e rende impossibile una centralità permanente dell’ordine mondiale in Occidente. (3)

Unipolarismo e valori occidentali

Storicamente, un ordine mondiale multipolare è “la norma”: Quasi per tutta la storia dell’umanità, il mondo è sempre stato costituito da diversi poli di potere. Anche negli ultimi secoli di dominazione europea, nella stessa Europa sono sempre esistiti diversi centri di potere che si controllavano e limitavano a vicenda. Il tentativo della Francia sotto Napoleone di unificare l’intera Europa con la forza militare fallì a causa della Russia. Anche il tentativo del “Terzo Reich” di sottomettere nuovamente l’Europa con la forza militare è fallito a causa di Mosca. E anche il tentativo degli Stati Uniti, avviato dopo il crollo dell’URSS, di estendere il proprio potere dall’Europa al mondo intero si è nuovamente infranto a causa della resistenza russa.

È per via di questo schema costante della storia mondiale che la NATO sta ora letteralmente azzannando la Russia e trascurando gli altri fattori che rendono impossibile un ordine mondiale unipolare? Comunque sia, l’alba di un ordine mondiale multipolare vedrà il mondo tornare a un vecchio schema. Non c’è motivo di descrivere questo ritorno di un vecchio ordine come il “rischio più grande di tutti”, come ha fatto Stoltenberg durante l’ultima Conferenza sulla sicurezza di Monaco.

Al contrario: un ordine mondiale unipolare monopolizzerebbe il potere su scala globale. Si tratterebbe di uno sviluppo che non solo sarebbe in contraddizione con gli interessi di Russia, Cina, India e numerosi altri Paesi dell’emisfero meridionale e orientale, ma una tale concentrazione di potere sarebbe anche fondamentalmente in contrasto con i valori dell’Occidente stesso.

I valori occidentali sono emersi da una serie di rivoluzioni iniziate con le aspirazioni di autonomia delle città-stato italiane del Rinascimento, proseguite nella Confederazione svizzera, attraverso la guerra dei contadini tedeschi, la rivolta olandese, le rivoluzioni inglese e americana e infine culminate nella grande rivoluzione francese. (4) I valori occidentali sono quindi valori rivoluzionari, del tutto incompatibili con l’idea di una concentrazione globale del potere. Si basano sulla possibilità di un’inversione dei rapporti di forza esistenti che può essere avviata in qualsiasi momento. Desacralizzano il potere e sono quindi in grado di impegnarlo per il bene comune. Questa idea è stata istituzionalizzata nella Repubblica. L’idea della separazione dei poteri svolge un ruolo decisivo nel garantire equilibri stabili, nel rendere visibili gli abusi di potere e nel correggere le politiche sbagliate.

Il fatto che l’Occidente, tra tutti i Paesi, abbia fatto dell’idea di un ordine mondiale unipolare e quindi del concetto di concentrazione globale del potere la base della sua politica estera nell’era iniziata dopo la caduta del Muro di Berlino dimostra quanto il mondo occidentale si sia allontanato dalle sue basi intellettuali. Naturalmente, l’Occidente è sempre stato diviso tra la sua tradizione imperiale e quella repubblicana. Spesso le due sono esistite in parallelo, anche se i loro principi filosofici si escludevano a vicenda. Un esempio famoso è la rivolta degli schiavi ad Haiti, che il governo francese cercò invano di sedare con la forza delle armi, anche se gli schiavi in rivolta invocavano i valori della Rivoluzione francese. Con le sue azioni, Parigi ha chiarito che i valori della Rivoluzione francese - cioè libertà, uguaglianza, fraternità - dovevano valere solo per i cittadini francesi, ma non per quelli delle colonie. (5)

Tuttavia, deve essere successo qualcosa nell’Occidente stesso che ha fatto sì che l’ambivalenza che esisteva ancora all’epoca tra repubblica e impero, che poteva esistere in parallelo per molto tempo, si è chiaramente dissolta nel nostro tempo a favore dell’imperialismo nella forma di un ordine mondiale unipolare. Un Occidente che voglia professare i propri valori politici potrebbe, al contrario, lottare per un mondo multipolare, in accordo con la Russia e le grandi civiltà dell’Asia. Un ordine mondiale multipolare trasferirebbe nel mondo l’idea della separazione dei poteri e quindi l’effetto benefico degli equilibri di potere; rimarrebbe la competizione tra civiltà.

La competizione tra civiltà

La competizione tra civiltà è un fattore importante per il futuro sviluppo dell’umanità. Proprio perché le nuove tecnologie del XXI secolo permettono di interferire con i diritti naturali degli individui su una scala molto più ampia rispetto al XX secolo, la competizione tra civiltà deve essere mantenuta ad ogni costo. I diritti naturali sono diritti che precedono il diritto positivo stabilito da uno Stato. Questi diritti esistono “per natura” e sono dati per scontati, come il diritto di disporre del proprio corpo, i diritti fondamentali della libertà umana o il diritto dei genitori di crescere i propri figli.

Tecnologicamente, oggi è possibile monitorare una persona per tutta la vita, memorizzare e valutare in modo permanente le sue tracce digitali e, su questa base, regolare e limitare individualmente il suo accesso alla società. Questo permette di intervenire nell’ordine della legge naturale che prima era impensabile. Lo sviluppo futuro dell’ingegneria genetica si aggiunge a tutto questo e potrebbe, ad esempio, mettere in discussione il diritto all’integrità corporea e all’autonomia della persona in modo molto più drastico di quanto abbiano potuto fare i dittatori del passato. Finché le civiltà possono essere messe a confronto tra loro, questi sviluppi indesiderati delle singole civiltà possono essere riconosciuti e nominati. In un mondo determinato da civiltà diverse, nessuna di esse potrebbe interferire con i diritti naturali dei propri cittadini per un lungo tempo senza subire uno svantaggio strutturale nei confronti delle altre civiltà.

In un mondo unipolare, invece, la comparabilità e la competizione latente delle civiltà scomparirebbero. In un mondo del genere, sarebbe molto più facile definire in modo esaustivo le implicazioni di potere della tecnologia moderna e limitare o addirittura abolire i diritti naturali. Ne consegue che: chi sogna un mondo tecnocratico in cui l’uomo sia sottomesso alla tecnologia non può evitare di lottare per un mondo unipolare per realizzare questo obiettivo. Al contrario, se si vuole vedere tutelata la libertà e la dignità umana nel XXI secolo, si deve lottare per un mondo multipolare. Vediamo quindi che i due concetti di ordine mondiale, unipolarismo e multipolarismo, rappresentano ordini di valori diversi.

Un altro svantaggio dell’ordine mondiale unipolare è che non dà spazio alla diversità culturale del mondo e alla diversità delle civiltà emerse nella storia. Poiché l’ordine unipolare cerca di governare il mondo secondo un unico principio, deve inevitabilmente vedere una minaccia nella diversità culturale e tendere a unificare culturalmente il mondo. Ma questo provocherebbe inevitabilmente una resistenza, alla quale il governo mondiale unipolare può rispondere solo con la propaganda, la manipolazione o la violenza. Per questo motivo, un ordine mondiale unipolare sarebbe possibile solo come dittatura globale.

I fautori di un ordine mondiale unipolare sostengono spesso che solo un governo mondiale potrebbe abolire la guerra e garantire la pace nel mondo. Tuttavia, qualsiasi conquistatore del passato avrebbe potuto affermare lo stesso, secondo il motto: “Quando vi avrò conquistati tutti, allora…”. Ci devono essere altri modi per garantire la pace nel mondo che non la realizzazione di un monopolio globale del potere. Perché la strada per raggiungere questo obiettivo è lastricata di sangue e violenza, come ha recentemente sottolineato il musicista Roger Waters nel suo discorso alle Nazioni Unite. (6)

È vero che anche in un ordine mondiale multipolare esiste un pericolo di guerra a causa della moltitudine di attori. Tuttavia, va detto in primo luogo che le guerre all’interno di un ordine mondiale multipolare non assumerebbero probabilmente il carattere assoluto che caratterizza la ricerca dell’unipolarismo, a cui ha fatto riferimento anche Roger Waters nel suo discorso all’ONU. In secondo luogo, non sono solo gli equilibri di potere a proteggere dalla guerra, ma anche la cultura. In una certa misura, il livello di cultura determina la capacità di pace di una società. Poiché il livello di cultura in un mondo multipolare potrebbe essere inegualmente più sviluppato che in un ordine mondiale unipolare orientato all’unificazione, la pace in un ordine mondiale multipolare potrebbe essere garantita in due modi, da un lato attraverso gli equilibri di potere e dall’altro attraverso il più alto livello di cultura possibile.

Anche l’argomentazione secondo cui alcuni problemi, come la regolamentazione delle armi di distruzione di massa, il cambiamento climatico o la prevenzione delle pandemie, potrebbero essere risolti solo a livello internazionale non è efficace, perché il polo di potere unipolare o il “governo mondiale” cercherebbero di convertire questi problemi internazionali in una fonte di legittimità per il proprio potere. Invece di risolvere i problemi, se ne temerebbe l’appropriazione indebita. Un polo di potere unipolare non avrebbe alcun interesse a risolvere i problemi internazionali o globali, poiché ne avrebbe bisogno come pretesto per esercitare il proprio potere. Chiunque abbia seguito con un po’ di distanza i dibattiti pubblici in Occidente negli ultimi anni potrebbe facilmente vedere le indicazioni di una simile appropriazione indebita del potere. Chi vuole davvero risolvere i problemi citati dovrebbe quindi impegnarsi maggiormente per la stipula di trattati tra Stati sovrani, invece di un “governo mondiale” che sarebbe al di sopra di tutti e quindi non potrebbe più essere controllato da nessuno.

L’unipolarismo, la guerra e il fallimento politico dell’Europa

Fa parte della natura del nostro mondo il fatto che esso sia costituito da diverse civiltà molto grandi e antiche. Molte di queste civiltà hanno prodotto in passato importanti conquiste culturali che hanno anche costituito dei punti di riferimento per il futuro dell’umanità. Tuttavia, queste civiltà sono nate da religioni e filosofie molto diverse e da storie diverse. Sebbene si possano trovare valori e intuizioni comuni, gli approcci scelti si basano spesso su principi opposti tra i quali non sempre sembra possibile un compromesso. Ad esempio, i confini della vergogna, l’ordine dei sentimenti e degli affetti, il rapporto dell’individuo con la famiglia, la società e lo Stato, il senso del tempo e della storia o il rapporto con la propria soggettività sono codificati in modo molto diverso nelle diverse culture.

Il polo di potere unipolare, a sua volta, non può essere culturalmente neutrale e inevitabilmente globalizzerebbe l’ordine di valori della sua cultura di origine – nel mondo di oggi, quella degli Stati Uniti. Le altre culture al di fuori del polo di potere difficilmente potrebbero quindi essere rappresentate culturalmente. La loro diversità culturale rappresenterebbe una fonte costante di instabilità all’interno dello “Stato mondiale”, che l’ordine mondiale unipolare dovrebbe contrastare con una sempre maggiore omogeneizzazione. La propaganda e la violenza dovrebbero essere costantemente utilizzate a questo scopo, il che a sua volta porterebbe a nuove resistenze. Ma questo meccanismo sopprimerebbe, indebolirebbe e forse addirittura dissolverebbe proprio quelle conquiste culturali di cui l’umanità ha tanto bisogno per riappropriarsi del proprio futuro.

È chiaro che molte delle civiltà più antiche non possono acconsentire alla loro dissoluzione in un ordine mondiale unipolare dominato dalla cultura consumistica americana senza opporre resistenza. Il tentativo di stabilire un mondo unipolare deve quindi necessariamente portare a una situazione in cui le rivendicazioni di un ordine unipolare e le rivendicazioni di uno Stato sovrano più grande, che eventualmente rappresenti anche la propria sfera culturale, entrano in conflitto esistenziale tra loro. In questo conflitto, o il concetto di governo mondiale crollerà o lo Stato in questione perderà la sua sovranità. In un certo senso, tra Stati Uniti e Russia è sorto esattamente un conflitto di questo tipo: poiché non è possibile alcun compromesso tra gli Stati Uniti, in quanto rappresentanti dell’ordine mondiale unipolare, e la Russia, in quanto rappresentante dei Paesi emergenti che lottano per la sovranità, ora c’è persino la minaccia di una guerra tra le due potenze nucleari.

Chiunque rifletta su questi problemi con un po’ di conoscenza storica e senso di responsabilità deve, per tutte queste ragioni, rifiutare l’idea di un mondo unipolare o di un governo mondiale. Poiché il concetto di istituire un governo mondiale porta necessariamente a un conflitto esistenziale tra potenze nucleari, questo concetto non avrebbe mai dovuto essere ricercato dagli europei. Quando, a partire dagli anni Novanta, è apparso chiaro che gli Stati Uniti non potevano più staccarsi da questo piano, gli europei avrebbero dovuto separarsi dagli USA.

Il fatto che gli Stati Uniti siano stati ricettivi a queste fantasie di potere è dovuto anche al fatto che si tratta di un Paese molto giovane che si è espanso quasi continuamente dalla sua fondazione. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti non hanno il tipo di esperienze storiche drastiche che l’Europa ha subito più volte sul suo territorio, dalla Guerra dei Trent’anni alle due guerre mondiali. Chi è stato così viziato dalla Storia come gli Stati Uniti ha avuto difficoltà a imparare la maturità e l’autocontrollo. Sarebbe stato quindi compito degli europei esercitare saggezza e lungimiranza e contrastare l’euforia di potenza statunitense con una riflessione sul bene comune di tutta l’umanità. Una riflessione, si badi bene, che avrebbe dovuto essere concepita in dialogo con le altre grandi civiltà.

Come si vede, gli argomenti a favore di un ordine mondiale multipolare sono ovvi. Avrebbero potuto essere sviluppati senza sforzo nei ministeri degli Esteri di Germania, Francia o Italia. Perché ciò non sia avvenuto, perché l’Europa non abbia intrapreso un percorso indipendente e abbia invece assecondato una “Grande Strategia” americana che avrebbe potuto fare dell’Europa, ancora una volta, il campo di battaglia di una grande guerra, è sconcertante. Il fatto che quasi nessuno delle migliaia di esperti che lavorano nei ministeri degli Esteri dei vari Paesi europei sia apparso pubblicamente come voce critica e ammonitrice indica o un’enorme mancanza di senso di responsabilità o dimostra che i rappresentanti dell’intellighenzia sono stati attivamente esclusi da queste istituzioni.

Il fallimento dell’Europa e la vera paura delle élite

Il fatto che oggi, 33 anni dopo la riunificazione, l’Europa si trovi di fronte al pericolo reale di una guerra nucleare è l’espressione di un fallimento fondamentale della politica estera tedesca, francese e italiana che difficilmente può essere descritto a parole. Nel 1989, l’Europa è stata benedetta dalle circostanze della storia. Era dotata della possibilità di un ordine di pace duraturo, potenzialmente in grado di durare per generazioni, sotto forma di unificazione tedesca ed europea. L’Europa di oggi, invece, che sta di nuovo sguinzagliando i cani da guerra sul suo continente con un occhio al futuro e persino con una certa astuzia, (7) si è dimostrata indegna di questo dono. Il potere in politica estera di almeno due decenni è stato sprecato per un obiettivo discutibile.

La separazione dell’Ucraina dalla Russia era un vecchio obiettivo bellico dell’Impero tedesco nella Prima Guerra Mondiale, imposto con la forza nel trattato di pace di Brest-Litovsk. Il “Terzo Reich” riattivò questo obiettivo bellico e lo ampliò ulteriormente, cercando non solo di appropriarsi dell’Ucraina, ma anche di sterminare una parte considerevole di tutti i russi. La campagna di Hitler contro l’Unione Sovietica era infatti apertamente concepita come una guerra di sterminio razziale e ideologica. Nella vecchia Repubblica Federale e nella DDR, ma anche nella Germania riunificata sotto Kohl e Schröder, c’era ancora un consenso sul fatto che i vecchi obiettivi bellici tedeschi erano falliti e che quindi un futuro conflitto con la Russia per l’Ucraina doveva essere evitato a tutti i costi. Il fatto che questa convinzione abbia perso la sua validità incondizionata durante i mandati di Merkel e Scholz non è altro che una catastrofe intellettuale e morale per il nostro Paese e per l’Europa nel suo complesso.

Torniamo alla dichiarazione del Segretario Generale della NATO: Jens Stoltenberg ritiene che una vittoria russa sarebbe peggiore di una continua escalation che potrebbe portare a una vera e propria guerra mondiale con miliardi di morti. Che un simile azzardo possa essere davvero pianificato è indicato anche dalle dichiarazioni di numerosi politici e testimoni contemporanei citati all’inizio. Quale paura di fondo può aver portato Stoltenberg a chiedere un’escalation?

Forse teme che l’irrazionalità di 30 anni di politica estera occidentale possa venire alla luce, che i cittadini vengano illuminati su ciò che è stato realmente tentato negli ultimi tre decenni? Vale a dire, che i politici occidentali hanno cercato un ordine mondiale che, da un lato, porta necessariamente alla guerra? E dall’altro contraddice fondamentalmente l’ordine di valori occidentale.

Tuttavia, se questa rivelazione diventasse nota, potrebbe essere l’inizio di una rivalutazione che, man mano che procede, potrebbe trasformarsi in un secondo Illuminismo. Il primo Illuminismo ha messo in discussione il potere illegittimo della Chiesa e del clero, nonché della nobiltà e della società classista. Oggi viviamo di nuovo in un mondo in cui il potere è cresciuto enormemente – come nella Francia assolutista – ma sta perdendo sempre più la sua base di legittimità nel corso di questa espansione.

Un secondo Illuminismo oggi, sull’esempio della critica al clero, dovrebbe mettere in discussione il potere dei media e smascherare le loro sofisticate tecniche di manipolazione psicologica. E, sul modello della critica all’aristocrazia e alla grazia divina della monarchia, dovrebbe illuminare oggi sul potere dell’oligarchia e sull’economia mondiale sempre più dominata dai monopoli. Naturalmente, se questo secondo illuminismo dovesse iniziare, emergerebbe una dinamica che andrebbe ben oltre una semplice riforma del nostro sistema politico. È forse questo lo sviluppo che Stoltenberg definisce “il rischio più grande di tutti”, ossia il ritorno dell’Occidente ai suoi valori originari?

Di Hauke Ritz, 28.04.2023

Hauke Ritz. Ha conseguito un dottorato in filosofia e pubblica soprattutto su temi di geopolitica e storia delle idee. Libri: “Der Kampf um die Deutung der Neuzeit” (2013), “Endspiel Europa” (2022, insieme a Ulrike Guérot).

Fonte originale: https://www.oval.media/it/lanalisi-del-filosofo-tedesco-hauke-ritz/

Fonte traduzione: https://www.oval.media/it/lanalisi-del-filosofo-tedesco-hauke-ritz/

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NOTE

(1) Rob Bauer, Presidente del Comitato militare della NATO, Intervista al canale televisivo RTP, 29.01.2023

(2) Chalmers Johnson, Un impero in declino: quando finirà il secolo americano? Monaco 2001; Peter Scholl-Latour, Weltmacht im Treibsand – Bush gegen die Ayatollahs, Berlino 2004; Emmanuell Todd, Weltmacht USA – Ein Nachruf, Monaco 2003

(3) Cfr: Hauke Ritz, Geopolitischer Gezeitenwechsel, in: Carsten Gansel (a cura di), Deutschland Russland – Topographie einer literarischen Beziehungsgeschichte, Berlino 2020, pp. 427-442.

(4) Anche la Rivoluzione russa del 1917 rientra in questa serie, ma in un modo particolare, che non può essere discusso in modo esaustivo in questa sede.

(5) Cfr. Susan Buck-Morss, Hegel und Haiti – Für eine neue Universalgeschichte, Berlino 2011.

(6) “…e la marcia egemonica di un impero o di un altro verso il dominio unipolare del mondo. La prego di rassicurarci che questa non è la sua visione, perché non c’è alcun risultato positivo su quella strada. Quella strada porta solo al disastro, tutti su quella strada hanno un pulsante rosso nella loro valigetta e più andiamo avanti su quella strada più le dita pruriginose si avvicinano a quel pulsante rosso e più ci avviciniamo tutti all’Armageddon”. Roger Waters, Discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, New York, 08.02.2023

(7) Vedi: Ulrike Guerot, Hauke Ritz, Endspiel Europa – Warum das politische Projekt Europa gescheitert ist und wie wieder davon träumen können, Frankfurt a. Main 2022, p. 118ss.

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Contributo selezionato e pubblicato dal gruppo di lavoro redazionale Geopolitica di ComeDonChisciotte.org

Commenti (17)

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    1. Cachafaz 18 maggio 2023

      Ed anche oggi, l'abbattimento del kinzal da parte del patriot, e' stato posticipato a domani...

    1. ric 17 maggio 2023

      eppure un tizio vicino di casa , ai tempi del Ronaldo nella Juventus che si comprò una Lamborghini un po' particolare spendendo una milionata di euro. mi disse il tizio che il Ronaldo apparteneva a quelli che fanno girare l' economia , che se di Ronaldi ce ne fossero a migliaia staremo tutti meglio . Ho provato a dirgli ( ma inutilmente) che i soldi Ronaldo non li trova allo stadio dagli spettatori ,ma dagli sponsor e dalla pubblicita' televisiva e mediatica che paga il popolino attraverso il costo aggiunto sui prodotti. Come vedi caro Vincenzo .una gran parte la pensa diversamente da te sui bisogni necessari....

    1. berlioz 17 maggio 2023

      analisi approfondita ma che ha una tesi di fondo non verificata, e forse non verificabile:
      che cioè il mondo, tranne la breve parentesi che stiamo vivendo, dal muro di berlino a oggi, sia stato multipolare
      a parte l'altra breve parentesi bipolare della guerra fredda, non credo che nelle epoche storiche precedenti si possa parlare di una sorta di multipolarismo "naturale" al quale sarebbe auspicabile ritornare
      le civiltà diverse hanno potuto sviluppare la propria diversità e stabilizzarla solo in condizioni di distanza di sicurezza dalle altre civiltà concorrenti
      al momento attuale con la modernità è esattamente questa distanza che si è volatilizzata
      rispetto a questo dato di fatto della modernità non c'è possibilità di ritorno indietro, la condiziine premoderna non è ripristinabile
      un nuovo multipolarismo nella modernità è pura utopia, caro filosofo di francoforte, fattene una ragione

    2. Primadellesabbie 18 maggio 2023

      La multipolarità odierna sarebbe solo un'altra strada per tendere, da capo, a un mondo unipolare.

      Ma forse è proprio questo che si vuole, togliere il pallino dalle mani degli US, predisporre organismi internazionali più affidabili e, una volta usciti dal vicolo cieco, provare a ricominciare.

    3. Pfefferminz 18 maggio 2023

      "... predisporre organismi internazionali più affidabili..."

      Mi viene in mente il contratto sulle pandemie dell'OMS che verrà negoziato nei prossimi giorni a Ginevra. In linea teorica gli Stati multipolari dovrebbero negare la loro adesione. Sarà così?

    4. Gino 19 maggio 2023

      Mi sa che sei tu che vivi in un'illusione: già quello russo è un mondo enormemente differente; per non parlare poi di quello cinese e di quello indiano.
      Ad esempio, questo l'ho scoperto da veramente molto poco. Un'idea chiara ancora non me la sono fatta. Per il momento l'unica cosa chiara è la distanza, di ciò che questo strano tipo raffigura, dalle solite trite e ritrite raffigurazioni (mediocrità) a cui noi 'raffinatissimi' occidentaloidi siamo oramai assuefatti...
      https://www.youtube.com/watch?v=i8sOtn904tE

      Chissà mai perché youtube gli permette di parlare anche a noi occidentali del "miliardo d'oro" (oltre che la lingua, con i russi c'è di mezzo anche il cirillico).
      Boh! Gatta ci cova?
      (bisognerà che infine mi decida ad attrezzarmi con un efficace traduttore)

    1. Cachafaz 17 maggio 2023

      Per quanto riguarda l'aspetto militare , mentre l'europa pensa (per ora solo pensa) di riarmarsi, la russia lo ha gia' fatto. Il ministro dell'industria russo, quindi comunicazione ufficiale, svela che
      " nel primo quadrimestre del 2023 i russi hanno prodotto piu' carri armati che nel 2022. Proiettili , missili e munizioni 7 volte di piu' che nel 2022. L'intera produzione bellica russa nel 2023 sara' 4 volte quella del 2022. " Riportato dal canale telegram colonnel cassad-

    1. Jimbo 17 maggio 2023

      L'uccidente ha dominato solo con la forza dal dopoguerra fino alla caduta del comunismo.
      Solo tramite guerre e golpe. Milioni di morti nascosti dai media.
      Noi ci siamo trovati al posto giusto nel periodo giusto. Solo fortuna.
      Ci siamo girati dall'altra parte mentre bruciavano a tonnellate i comunisti in America Latina e in Africa.
      Poi dopo la fine del comunismo quando i criminali pensavano di aver vinto, i popoli latino americani si sono ribellati e agli USA che avevano instaurato dittature in tutti gli stati gliene sono rimasti 4-5.
      L'Africa sta facendo il resto.
      L'impero che si basa sulle ruberie economiche e la violenza feroce, obbligato alla crescita perpetua si é trovato nudo.
      Sia dal punto di vista economico che del potere pensa di avere come unica chance il reset completo.
      Cina e Russia che non c'entrano piú niente col comunismo sono equiparati al pericolo comunista del secolo scorso.

    1. Cachafaz 17 maggio 2023

      A mio modo di vedere e' tutto molto semplice; hanno lavorato per 70 anni onde mettere, gradualmente, i loro servi in tutte le isituzioni. Qui in italia ovviamente il golpe del 92 con il quale hanno fatto piazza pulita di chi almeno in parte cercava di difenderci, mettendo al potere i servi piddioti, una razza particolarmente vile e disonesta, e quindi i cloni del centro destra, utilizzati , nulla di piu', solo per dare un po' di ricambio al pidioti che restano i loro preferiti. Una volta completata l'operazione di mettere i loro servi dappertutto, allargare la nato ecc ecc., hanno iniziato nel 2020, quello che loro credevano l'atto finale. Finta pandemia, finto vaccino, cibo ormai quasi interamente velenoso, irrorazioni dall'alto di sostanze aventi anche esse lo scopo di ammalarci e farci campare molto meno....insomma il piano di depopolamento. Si opponeva una parte significativa di mondo, che aveva l'alfiere militare e spirituale nella santa madre Russiakin cui Putin per me e' una figura calata dal cielo...e' spaventosamente efficiente, non sbaglia una mossa....e' illuminato. Sono quindi passati, nonostante le precedenti evidenze tipo siria dove i russi avevano gia' spianato la nato, ad attaccare appunto la potenza euroasiatica, dopo aver forticato l'ucraina. Di questo evidentemente non potevano fare a meno, e per me centra anche il seguimento del piano satanista, senno' sembrerebbe razionalmente inspiegabile. Ora, che come logica e previsioni la russia gli sta facendo il culo, e quindi si avvertono pesanti scricchiolii nel marcio uccidente, a livello geopolitico si ma anche economico con le banche pressoche' insolventi, e' chiaro che ai politici, giornalai, medici assassini ecc. gli e' preso la leppa al culo, come suol dirsi. Hanno semplicemente paura che li andiamo a prendere! Ecco perche' sono sempre piu' guerrafondai...e' la paura!!!

    2. Brule 17 maggio 2023

      Che poi non si capisce se ci sono o ci fanno.
      Alla Russia non serve neanche stare nel Donbass, gli basta stare un metro dentro al confine ucraino e continuare a tritare.
      Più passa il tempo è più le litanie del passato saranno sempre più prive di significato.
      "Ce lo chiede l'Europa"... cioè di sabotare il poco welfare che abbiamo per sponsorizzare i nazisti sarà più complicato da sostenere.
      Volevano la deindustrializzazione, e gli tocca rimettere su fabbriche di carri armati e di missili.
      Volevano i cittadini impauriti da rimbecillire con la Spoon River della Val Seriana, e gli tocca illuminare con il faro d'avanspettacolo il miles gloriosus.
      Hanno creato legioni di novax, gente che manco ci pensava ai vaccini, ma che dopo il giro di giostra imposto da Draghi ora come sente la parola vaccino si mette spalle al muro con la giacca arrotolata alla manica e una bottiglia rotta nell'altra mano.
      O rimettono la leva o accettano immigrati dal sud del mondo per organizzare una sorta di tercio, ma questi una volta congedati rimarranno nel tessuto sociale italiano ed europeo, con una capacità di influenza opposta ai desiderata delle elite, cioè masse di giovani maschi in giro con un chihuahua depresso e a dieta.
      Capace che tornano di moda la caccia come modalità di approvvigionamento proteico e le scuole di combattimento all'arma bianca.
      E tutto per Hubrys...
      Grottesco poi il destino ucraino, volevano entrare in EU per essere più ricchi, e saltano sul carro nel momento in cui l'EU vuole farci vivere esattamente come gli ucraini degli anni 50.
      Come salire su di un taxi per scappare, e quello ti porta indietro da dove vieni.

    3. LuxIgnis 17 maggio 2023

      A proposito di armi, l'avete letta la notizia che la comunità Europea ha deciso che le armi sono esenti dalla carbon tax. Evidentemente queste non inquinano.
      https://t.me/lantidiplomatico/25244

    1. Martin 17 maggio 2023

      "Il fatto che quasi nessuno delle migliaia di esperti che lavorano nei ministeri degli Esteri dei vari Paesi europei sia apparso pubblicamente come voce critica e ammonitrice indica o un’enorme mancanza di senso di responsabilità o dimostra che i rappresentanti dell’intellighenzia sono stati attivamente esclusi da queste istituzioni".

      PROSIT! E' semplicemente che i Ministeri degli Esteri dei Paesi Occidentali non sono popolati da analisti anche critici, ma da veri e propri lacche' o maggiordomi dei politici di turno. Sono i politici a decidere le carriere dei funzionari.. e per i diplomatici la cosa vale al cubo...vedi la differenza tra essere spediti a Singapore o in Sudan, a mangiare arachidi...

      Ovviamente, il nostro Ministero degli Esteri non rappresenta eccezione alcuna - per chiunque lo conosca solo un po'.

      La politica europea italiana dal 2011 e': guardare quello che propone la Commmissione, registrare le posizioni di Francia e Germania, e poi accodarsi, possibilmente con qualche distinguo o virgola spostata ad arte, e spacciata per "posizione autonoma". Non a caso ci puoi piazzare un Di Maio o un Tajani qualunque.... decenni fa c'era Andreotti.....capirete bene...

      Chiunque si opponga a tale "strategia", viene ritenuto irresponsabile o inaffidabile........e' in sostanza la linea del ragazzino che non e', ma si sente, il piu' gracile della strada, che non si azzarda a schierarsi contro i bulli dominanti.... la self fulfilling prophecy del servo, che tale resta: pricipalmente per causa propria.

      A fronte delle inevitabili e continue batoste e sberle alla Bud Spencer che prendiamo ormai ininterrottamente dalla guerra in Libia e le dimissioni di Berlusconi, il motto dei lacche' e' sempre lo stesso: "era inevitabile", detto con la finta erre moscia ed l tono di sussiego di chi conosce le profonde correnti della Storia.

      Verrebbe voglia di prendere certi ceffi a schiaffi, perche' che l' "era inevitabile" viene detto quasi sempre dopo, e MAI prima... a dimostrazione che non era inevitabile nemmeno un po'...

    1. LuxIgnis 17 maggio 2023

      Difficile commentare un articolo come questo, perché dice tutto.
      Centra esattamente il punto della questione e della vera posta in gioco.
      Aggiungerei solo che non è questione di solo gli ultimi 30 anni, ma credo che certe dinamiche avvengono già da tempo, come in effetti ha accennato l'articolo citando Napoleone.
      In più, la consapevolezza più grande che un nuovo ordine multipolare porterebbe è il fatto che la nostra civiltà si è resa grande depredando tutti gli altri. La nostra ricchezza è costruita per buona parte sul sangue degli altri. Ora che gli altri hanno preso la forza e il coraggio di contrastare questo il nostro impero scricchiola pesantemente. Ma non scricchiola per la paura di essere invasi ma per il fatto che crollerebbe su se stesso se non rimodulerebbe i parametri aggressivi ed eredi del colonialismo che ha.
      La nostra civiltà è al collasso su molti fronti: economico, politico, culturale. E loro pensano che solo una guerra ci possa salvare. Ma il destino non si può fermare.

    2. ric 17 maggio 2023

      e' il sistema che è al collasso.

    1. Bertozzi 17 maggio 2023

      Che noia sta escalation, è un'anno che escaliamo e non cambia niente, le lumache sono arrivate, adesso che piove e stanotte mi hanno escalato una pianta di zucchine, lasciandone poca cosa, e stanno già attaccando le fragole, io cerco di metter loro un po' d'ansia "oh ragazze è già quasi un anno che siamo in piene terza guerra mondiale termonucleare globale, non siete preoccupate? Non sentite l'escalation? ma quelle niente, non si fanno prendere dalle ansie come magari invece fanno i vicini e vanno avanti come se niente fosse. Comunque se i vaccinatori mascherati, i container, e gli inviati di Barbara D'Urso non vi ansieggiano più, avete bisogno per sentirvi vivi di nuove paranoie create ad arte e sostenute giorno dopo giorno dagli schermi e schermini, e visto che l'ascensore sociale non si può più prendere, prendete pure l'escale e andate nel rifugio antiatomico o garage o rimessa o cantina, chiudetevi dentro e dopo esservi messi a pancia in giù assumete due pasticche di iodio come da disposizioni di Zaia ormai di un anno fa, e affronterete come si deve l'escalation.
      Ci vediamo giù!

    2. LuxIgnis 17 maggio 2023

      I tempi del cosmo, dell'ordine delle cose, non sono quelli umani. Sono molto più lenti. O meglio dilatati.
      Non credo che noi vedremo fisicamente qualcosa di tutto questo ma la direzione è quella.

    3. sbregaverse 17 maggio 2023

      La saggezza dell' escargot.
      ¿?
      S'è fatta il camper.
      Ma c'è il rischio che : tanto va l'escargot all'insalata che finisce alla bourguignonne.

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