LA GEOPOLITICA DEI PAPI

Il Papa è forse la singola persona più importante del mondo. E' anche la più potente? O quantomeno riesce a far sentire la sua voce in proporzione alla propria potenziale influenza?

LA GEOPOLITICA DEI PAPI

Di Franco Ferrè per ComeDonChisciotte.org

E’ morto un Papa e, come dice il detto proverbiale, presto se ne farà un altro. Al di là del più o meno affidabile toto-nomi e delle convinzioni dei singoli riguardo al magistero spirituale di questo o quel Pontefice, un aspetto che i più non trattano è quanto la figura del Papa sia (o possa essere) rilevante per il corso degli eventi nel suo tempo. Connesso a ciò, naturalmente, si può ragionare su quanto ciascun pontefice abbia influito o meno sul mondo che lo circondava, non solo dal punto di vista religioso, ma, più in generale da un punto di vista, per così dire, geopolitico.

Sotto questo aspetto, Pierluigi Fagan fa una riflessione interessante, nel suo post Facebook dedicato al pontificato di Jorge Bergoglio

“Francesco I era a capo di una comunità di credenti di circa 1,4 mld di persone. Distribuita nei vari paesi del mondo, anche quando non fa maggioranza assoluta lo è spesso relativa o è minoranza qualificata. Socialmente, culturalmente e quindi politicamente, ripartita per stati e società questa comunità pesa più della sua stretta numerica. In più, Francesco I veniva dal Sud America, guardava spesso all’Asia (e la Cina, vecchio pallino gesuita) e curava la penetrazione della sua Chiesa in Africa. In ottimi rapporti con l’area ortodossa, meno con la protestante (non tanto con gli anglicani ma con le sette americane), meno ancora con l’area ebraica, equilibrato nelle relazioni con l’islam a differenza del suo predecessore. Insomma, possiamo pesare la sua influenza diretta e indiretta, come leader culturale di opinione, come influente per l’immagine di mondo, almeno al doppio della sua stretta area di credenza, il che ne ha fatto -sotto questo punto di vista- l’individuo più importante in senso globale e di gran lunga. “

Fagan, come spesso accade, ha ragione: la figura del Papa probabilmente è, con riferimento ad un singolo individuo, la più importante al mondo. Lecito quindi chiedersi quanto colui che, a buon diritto, può essere considerato la persona più importante al mondo, possa oggi influenzare il corso degli eventi, globalmente inteso. Questa è la domanda che si pone Andrea Zhok riguardo agli ultimi due pontefici, ma prima di riportare il suo post, decisamente meritevole, vale la pena di aggiungere che il Papa probabilmente più influente sugli avvenimenti del suo tempo è stato il terzultimo, ovvero Giovanni Paolo II.

[caption id="" align="alignnone" width="403"] Gli ultimi tre Papi in una foto all'epoca di Giovanni Paolo II[/caption]

E lo è stato già a partire dalla sua elezione che certamente non è stata indipendente da un certo qual desiderio della maggioranza dei cardinali elettori di dare un colpo (che poi si rivelerà mortale) a tutto il mondo che all’epoca – era il 1978 – faceva riferimento al blocco sovietico e, più in generale, al comunismo reale. Che si dichiarava ateo, ma presentava al proprio interno paesi di radicata tradizione religiosa, a partire dalla Russia, ma anche, appunto, dalla cattolicissima Polonia e che in questo aveva senza dubbio un punto debole, su cui far leva. L’elezione di un polacco, per di più giovane (quindi con una prospettiva di medio-lungo termine) al soglio di Pietro fu indubbiamente uno dei primi fattori che segnarono il declino di quel mondo. Non a caso fu proprio in Polonia che poco dopo l’elezione del Papa si creò il primo sindacato indipendente del blocco sovietico, Solidarnosc, che fu anche il primo movimento di opposizione ai regimi comunisti a non essere represso da Mosca con i carri armati; con il polacco Karol Wojtyla al soglio di Pietro, i carri armati non erano più utilizzabili e la protesta venne osteggiata in modo più obliquo ed indiretto dal generale Jaruzelski, posto a capo del governo, che lo mise al bando, ma non riuscì mai veramente neutralizzarlo, tanto che - pur in clandestinità - Solidarnosc continuò ad operare per tutti gli anni Ottanta, minando - grazie anche al sostegno della Chiesa cattolica - il sistema, fino a diventare partito di governo dopo la caduta del Muro di Berlino. Del resto, non fu nemmeno un caso che, appena colta l’importanza che la figura del Papa stava assumendo nell’aprire una breccia nell’apparentemente impenetrabile Cortina di Ferro, ci fu un serissimo tentativo, fallito di poco, di farlo fuori fisicamente; tentativo con tutta probabilità orchestrato proprio dai servizi segreti di quei paesi che negli anni seguenti furono rivoluzionati anche grazie al suo pontificato.

Mentre il già citato Fagan rimpiange Bergoglio in primis in quanto portatore di una visione della realtà, espressa principalmente dall’enciclica “Laudato sì”, che evita indebite semplificazioni e che molto si avvicina a quella "cultura della complessità" che Fagan giudica l’unica adatta per cogliere i fenomeni del mondo attuale e quindi affrontarli, la visione Andrea Zhok (che cita la stessa enciclica) si sofferma, come detto, sugli ultimi due Pontefici, il cui magistero, nonostante sia stato svolto da due personalità tutt’altro che scialbe, ha visto un sensibile arretramento dell’importanza del Papato come attore sullo scenario mondiale e ne analizza con acutezza le ragioni. Non ci sentiamo di aggiungere altro, quindi lo riportiamo per intero...

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DAL CANALE TELEGRAM DI ANDREA ZHOK - 21 APRILE

Gli ultimi vent'anni di pontificato credo abbiano delineato un quadro in cui traspare il declino dell'influenza internazionale del papato di Roma. I due ultimi pontefici hanno tentato strade complementari, in parte opposte, per conferire nuova centralità alla Chiesa cattolica. Papa Benedetto XVI, nei suoi otto anni di pontificato (2005-2013) ha tentato di percorrere una strada di consolidamento dottrinale con ripristino di alcuni fattori tradizionali. Su questa strada "tradizionalista" ha incontrato resistenze tali nell'entourage vaticano da condurlo all'inaudito passo di un abbandono in vita del soglio pontificio. Il gesto di Benedetto si voleva emblematico, ammonitorio. Il riferimento al fondatore del principale ordine monastico, San Benedetto, era stato inteso da Ratzinger come auspicio e ispirazione di una "rinascita" del mondo occidentale, proprio come i monasteri benedettini ne erano stati la matrice all'indomani del collasso dell'impero romano (la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente Romolo Augustolo è del 473 d.C., la composizione della regola benedettina è del 525 d.C.). Quell'auspicio e quell'ispirazione sono naufragati. I papi, come i sovrani del passato, non governano mai da soli, ma hanno bisogno di un intorno funzionale, una "corte", un "apparato" efficienti e aderenti alla "missione", per poter tradurre il proprio magistero in costumi e istituzioni. E quell'intorno è risultato inadeguato al compito di tradurre il magistero di Ratzinger. Papa Bergoglio era asceso al soglio pontificio rifacendosi ad un'altra figura emblematica, meno decisiva sul piano istituzionale, ma potente sul piano ideale: San Francesco d'Assisi. La figura di Francesco, ascetica, mistica, con tratti quasi panteistici, esprimeva un auspicio e un'ispirazione differenti da Benedetto, ma parimenti connotati all'insegna di un rinnovamento radicale. La spinta ideale di papa Francesco era rivolta a sostegno degli umili, delle parti "perdenti" del mondo moderno, si voleva critica dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sulla natura. L'enciclica "Laudato Si" rimane un testo esemplare, un'enciclica di grande potenza analitica e rara profondità di messaggio. Si cita spesso la "Laudato Si", etichettandola come "enciclica ecologica", quasi fosse una delle tante esibizioni di greenwashing che ammorbano il discorso pubblico corrente. Ma chi si prenda la briga di leggerla vi trova una ricchezza analitica straordinaria, un'integrazione del tema ambientale nel tema dello sfruttamento economico generale, una critica ai meccanismi di capitale, al predominio dell'economia finanziaria sull'economia reale, al dominio tecnocratico, una critica delle presunte "soluzioni di mercato" al degrado ecologico (come i "carbon credits"), e molto altro. Ma al netto delle grandi speranze iniziali, i dodici anni del pontificato di Bergoglio hanno mostrato di nuovo l'enorme difficoltà dell'odierno papato a proporre con successo un messaggio autonomo. I tratti del magistero di Bergoglio che sono stati ripresi e promossi sono stati tutti e soli quei pochi di "liberalizzazione dei costumi" (es.: le aperture LGBT con la lettera a padre Martin) e di amplificazione della narrazione corrente (es.: l'adesione alla lettura dominante sul Covid) che si confacevano ad un'immagine di stereotipato "modernismo". Le numerose altre posizioni scomode sul capitalismo finanziario o su temi internazionali, da Israele alla Libia, dall'Iran alla Russia, sono state messe in sordina, talvolta persino censurate. L'impressione complessiva è che i due ultimi pontificati abbiano mostrato due tentativi - intellettualmente robusti e spiritualmente alti - di conferire nuova centralità al cattolicesimo romano e al suo messaggio storico. Il primo tentativo, con maggiore connotazione "conservatrice" si è arenato rapidamente nella paralisi. Il secondo tentativo, con maggiore connotazione "progressista" è stato ridotto ad una sostanziale impotenza in tutti gli ambiti in cui non remava nella direzione della corrente - laddove la "corrente" indica la moda ideologica privilegiata dalle oligarchie finanziarie angloamericane. Tutto si potrà dire di Ratzinger e di Bergoglio, ma certo non che siano stati papi privi di ispirazione, di preparazione o di carattere. Tutt'altro. Eppure è difficile dire che a due decenni di distanza lo statuto, ideale e operativo, del cristianesimo cattolico abbia acquisito di centralità o autorevolezza. Cosa ci riserverà la prossima fumata bianca al conclave naturalmente nessuno lo sa, ma credo che sia saggio tenere basse le aspettative. Le condizioni storiche non sembrano essere tali da consentire a nessun nuovo pontefice, quali che siano le sue eventuali preclare qualità, di invertire una tendenza stagnante. E il problema non è che "il papa non ha divisioni militari", come disse Stalin a Jalta: le "leve spirituali" possono fare cose straordinarie. Ma le leve spirituali sono quella "forza debole" che funziona solo quando poggia su un fulcro spirituale interno alle persone. E oggi non scommetterei sulla diffusione di tale fulcro neppure tra chi abita le stanze dei palazzi vaticani.

IL POST COMPLETO DI PIERLUIGI FAGAN QUI

Di Franco Ferrè per ComeDonChisciotte.org

26.04.2025

Commenti (3)

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Mostra commenti 3 caricati
    1. Dario Lampa 26 aprile 2025

      Ovviamente!

    1. mago 26 aprile 2025

      Da vecchio e navigato complottista se penso al famoso conclave alla famosa fumata bianca ai files desecretati in USA a papa Luciani penso che la geopolitica sia dettata altrove.

    1. sbregaverse 26 aprile 2025

      Non si muove foglia che Dio non voglia.
      { Nemmanco quella di fico }

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