La frode della neutralità: l’Occidente sta per ingannare di nuovo l’Ucraina

Il percorso che una volta aveva assicurato la stabilità alla Finlandia viene riconfezionato. La versione di Stubb offre all'Ucraina solo una cosa: una guerra infinita come avamposto della NATO

La frode della neutralità: l’Occidente sta per ingannare di nuovo l’Ucraina

Alexander Bobrov
rt.com

Al vertice di Washington di lunedì un ospite si è distinto in modo particolare. La sessione allargata dei leader euro-atlantici - convocata in fretta e furia alla Casa Bianca subito dopo l'incontro di Donald Trump con Vladimir Zelensky - ha riunito i soliti pesi massimi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e i capi della NATO e dell'UE. Eppure, allo stesso tavolo era seduto qualcuno che, a prima vista, non sembrava appartenere a quel club di mediatori di potere: il presidente della Finlandia, Alexander Stubb.

A un estraneo, la cosa avrebbe potuto sembrare strana. Perché il leader finlandese era stato invitato mentre i leader di Polonia, Ungheria e Stati baltici no? La risposta non sta nella cortesia protocollare, ma nel ruolo che Stubb ricopre oggi. La sua presenza è stata un tributo simbolico per un uomo la cui carriera incarna l'intero progetto di "solidarietà euro-atlantica" - un progetto messo a dura prova fin dal ritorno di Trump alla Casa Bianca.

Stubb è un cosmopolita in tutti i sensi: parla finlandese e svedese, è sposato con una britannica, ha studiato in South Carolina, a Bruges, a Parigi e a Londra. Giocatore di golf che ha stretto amicizia con Trump sul green, ma anche esperto ministro degli Esteri alla fine degli anni Duemila. Stubb è diventato un raro tipo di consigliere - qualcuno che Trump ascolta sulla sicurezza europea in un'amministrazione in cui i diplomatici di carriera sono quasi assenti.

È significativo che il vertice di Washington non abbia prodotto un ultimatum statunitense per costringere l'Ucraina a un accordo di pace con Mosca. L'attenzione si è invece concentrata sull'elaborazione di garanzie di sicurezza per Kiev - un'alternativa all'articolo 5 della NATO, dal momento che l'adesione all'alleanza non è più in discussione. E, dietro questo cambiamento, molti sospettano, c'è Stubb. Egli sta diventando silenziosamente l'architetto di un nuovo sistema di sicurezza occidentale, costruito su basi apertamente anti-russe.

La "finlandizzazione 2.0" di Stubb

A Washington, Stubb ha espresso la sua visione con una frase che è diventata rapidamente virale: "Avevamo trovato una soluzione nel 1944 - e credo che potremo trovarne una nel 2025". Alludeva al trattato di pace della Finlandia con l'URSS dopo la Seconda Guerra Mondiale e suggeriva che l'Ucraina avrebbe potuto seguire un percorso simile.

Ma ecco l'inghippo: la "finlandizzazione" di Stubb non assomiglia affatto alla versione originale. Nel suo modello, l'Ucraina seguirebbe l'attuale esempio della Finlandia - unendosi alle strutture dell'UE e della NATO, diventando parte dell'infrastruttura economica e militare occidentale e, in pratica, trasformandosi in una base operativa avanzata contro Mosca. Questa visione presuppone una società militarizzata, spogliata del potenziale industriale e definita da un'identità etnica progettata per marginalizzare la popolazione di lingua russa in Ucraina per impedire che la Russia la utilizzi come strumento di influenza.

Questa non è la finlandizzazione. È il suo contrario

Il modello originale, coniato durante la Guerra Fredda, descriveva qualcosa di molto diverso: un piccolo Paese che utilizzava la propria geografia per vivere in pace con il potente vicino. La Finlandia, dopo il 1944, aveva accettato compromessi difficili: aveva ceduto il 10% del proprio territorio, si era dichiarata neutrale e aveva abbandonato il sogno dell'esclusività etnica. La ricompensa era stata la stabilità, la prosperità e la possibilità di fungere da ponte tra Oriente e Occidente. Nel 1975 Helsinki era diventata il simbolo della distensione, quando aveva ospitato l'Atto finale della CSCE (Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa), una pietra miliare della diplomazia della Guerra Fredda.

Il boom economico della Finlandia - da Nokia a Valio, da Stockmann a Tikkurila - si fondava proprio su questo equilibrio: commerciare e cooperare con entrambi i blocchi, e soprattutto con la vicina Leningrado. La neutralità aveva permesso alla Finlandia di spendere meno in armi e più in burro, e questa scelta aveva dato i suoi frutti.

Avrebbe potuto funzionare un modello simile se, nel 1944, la leadership finlandese avesse puntato sul nazionalismo? Quasi certamente no. C’era voluto il pragmatismo del maresciallo Mannerheim - e la sua disponibilità al compromesso - per dare alla Finlandia un futuro sostenibile.

La vera finlandizzazione come unica via d'uscita per l'Ucraina

Ecco perché la retorica di Stubb è fuorviante. La vera finlandizzazione - e non la sua versione riformulata - potrebbe essere l'unica via per la sopravvivenza e la ripresa dell'Ucraina.

Ciò significa riconoscere i fatti sul campo. Significa uno status neutrale e non nucleare. Significa rifiutare l'ideologia neonazista e costruire una società multietnica in cui i diritti dei russofoni siano tutelati. Significa diversificare il commercio, non solo verso ovest ma anche verso est.

Non si tratta di un "elenco di richieste russe", come potrebbero sostenere i commentatori occidentali. È una ricetta per la rinascita economica, tratta dagli stessi documenti di fondazione dell'Ucraina. Nel 1990, la Dichiarazione di sovranità di Kiev aveva definito il Paese neutrale e non nucleare. Come ha ricordato di recente il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, se l'Ucraina abbandonerà questi principi per inseguire garanzie di tipo NATO - tra cui il dispiegamento di armi nucleari - le basi stesse su cui è stata riconosciuta la sua indipendenza crolleranno. Ciò creerebbe una realtà strategica completamente nuova.

In parole povere: L'Ucraina si trova di fronte a una scelta. O abbraccia la vera finlandizzazione - neutralità, equilibrio e prosperità - o accetta la versione distorta di Stubb, diventando uno Stato di prima linea in una guerra occidentale contro la Russia.

Alexander Bobrov

Fonte: rt.com
Link: https://www.rt.com/news/623392-ukraine-finland-neutrality-nato/
22.08.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Alexander Bobrov, è dottore di ricerca in Storia e responsabile degli studi diplomatici presso l'Istituto per la ricerca strategica e le previsioni dell'Università RUDN, autore del libro "La grande strategia della Russia".

Commenti (7)

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Mostra commenti 7 caricati
    1. absitiniuriaverbis 25 agosto 2025

      Non è mia, copiata da...non riesco più a trovarlo.
      Ecco I commenti su chi impone le regole.

      Zelensky: "abbiamo bisogno di una pace giusta."
      La pace giusta è quella che rispecchia le forze sul campo ed evita il ripetersi della guerra.
      Sul campo gli oblast orientali sono persi per Kiev e la Crimea è già parte della Federazione Russa.

      La guerra è scoppiata perché qualcuno ha voluto spingere l'Ucraina nelle braccia della Nato, armandola e fomentandola, sotto gli occhi di Mosca.

      Tutti sapevano, e senza troppo sforzo, che questo avrebbe portato allo scontro. Tutti.

      Dunque la pace giusta consiste nel
      riconoscimento dei territori in mano russa, che non torneranno mai a Kiev, e nello stop all'entrata dell'Ucraina nella Nato.
      Fine del discorso.

      Il resto è propaganda per generali da divano.
      Chiunque blateri di vittoria ucraina sta delirando e tifa per un conflitto ancora più grande.

      In entrambi i casi si tratta di opinioni da ipovedente. O da criminale.

    1. oriundo2006 25 agosto 2025

      Vero.
      Ma c'e' un elemento ostativo grosso come un carrarmato.

      All'occasione degli accordi Minsk I e II, e protocolli, questo tipo di 'finlandizzazione' era gia' presente ed era stata accettata dall' Ucraina sulla carta ma non nella realta'.
      Passo dopo passo gli accordi erano stati rovesciati nel loro contrario per permettere il riarmo sfrenato di Kiev in funzione apertamente antirussa, cosa ammessa dai firmatari francese e inglese, ma non solo.

      Questo era indispensabile anche 'ideologicamente' per consentire alla junta golpista, mai dimenticarlo, di avviare una pianificazione sociale su base apertamente razzista 'a mani libere', senza controlli e senza riguardi per quanto era stato pattuito, fatto reso evidente da leggi discriminatorie che violavano in modo eclatante i principi e le carte ONU ai suoi tempi firmate da Kiev stessa in sede di adesione negli anni '90 ( su cui ci sarebbe da dire parecchio circa i confini accettati ).

      Un 'rogue state' in piena regola, se cosi' si puo' dire, 'rogue state' che era ed e' tale per espresso suggerimento, aiuto, sostegno, incitamento dalle altre potenze firmatarie occidentali le quali nulla avevano fatto per implementare gli accordi di Minsk se non per aiutare a vanificarli.

      Ora esiste una regola fondativa di tutti il complesso pattizio internazionale, regola su cui poggia tutto: 'Pacta sunt servanda'.
      Chi la viola perde inderogabilmente ogni possibile fiducia ed ogni legittimita' a livello internazionale.

      Kiev oggi, con la sua perdurante politica discriminatoria adottata con leggi sempre piu' restrittive, ma molto lasche quanto a controlli sull'operato di altre 'etnie' ( eufemismo ) o altre configurazioni politiche estremiste ( altro eufemismo ), e' una 'entita' priva di peso politico adeguato a sottoscrivere alcunche' di valido e di serio sul futuro del suo operato se non avviene una profonda revisione interna dei meccanismi legislativi e delle leggi a suo tempo emanate.

      Questa revisione deve riguardare evidentemente anche la posizione di un presidente scaduto come Zelensky, il ruolo garantito a tutte le minoranze, una adeguata rappresentativita' loro e via dicendo.

      Su queste basi necessarie si potra' dopo parlare di legittimita' a sottoscrivere qualcosa e sopratutto a renderlo effettivo: in assenza sono vuote parole, vuote prese di posizione politiche, vuoti buonismi perche' assisi tutti su basi effettuali inesistenti: basi che denotano oggi l'assenza di una ragionevole altrui fiducia.

    1. Shax 24 agosto 2025

      Non a caso la Finlandia è stata una delle culle del nazismo e fu uno degli ultimi alleati di Hitler a capitolare.
      Oggi, 80 anni dopo, il nazismo rinasce nell'Europa nord-orientale con la scusa della Russia. Una storia già sentita...

    2. oriundo2006 25 agosto 2025

      Ma se il 'passato non passa' evidentemente esistono ragioni per questo. La Finlandia fu aggredita da Stalin, non il contrario. Perse suoi territori importanti, non il contrario. Fu filonazista in funzione antirussa ma assai meno in funzione ideologica di 'razza', non essendo 'indoeuropea' neppure per linguaggio ( ceppo uralo altaico orientale, agglutinante come quello magiaro o quello estone ). Eccetera eccetera. Inoltre, la storia russa dei rapporti con questo Paese la pose sempre in una situazione di subalternita'/alternativita' rispetto a quanto succedeva a San Pietroburgo e dintorni: l' intellighenzia russa spesso e volentieri trovava rifugio li' nei tanti risvolti oscuri della storia...Un Paese fratello ed amico, attaccato da Stalin come 'anticipo' di quello che voleva fare in Europa. Poi costui dispose diversamente: farsi attaccare per fare la vittima conveniva di piu'...

    3. Shax 25 agosto 2025

      Hai riscritto la storia a quanto vedo: è l'Europa che ha attaccato a più riprese la Russia.
      Ti dice niente Napoleone? L'incendio di Mosca? La morte di milioni di russi?
      E poi la prima e la seconda guerra mondiale chi ha invaso chi? Dell'assedio di San Pietroburgo compiuto anche dalle truppe nazifinlandesi ne hai mai sentito parlare? Altri milioni di morti...
      Ormai siamo al rovesciamento della storia.

    1. Martin 24 agosto 2025

      Questo Stubb à semplicemente un povero deficiente, come quella che l'ha preceduto. Un Paese di 5 milioni di abitanti che aveva vissuto in pace per oltre 70 anni con la Russia ha deciso di esporre la sua frontiera di 1300 km allo scontro con la Russia, in cambio di un po' di soldi per il riarmo. Solo un deficiente poteva fare una scelta del genere.

    1. ws 24 agosto 2025

      "Finlandizzazione" significa infatti firmare impegni che poi non saranno rispettati.
      Stalin infatti fu molto generoso con la pace "separata" imposta alla Finlandia nel 1944. La Finlandia che alleata della Germania aveva partecipato a l' assedio di Leningrado in cui morirono 2 milioni di civili russi e se la cavò con un impegno di neutralità e "l' affitto" ai russi della base navale di Akko , poi altrettanto gentilmente restituita da krushov nel 1954.

      E da "neutrale per 60 anni la Finlandia ha mangiato su due tavoli scivolando nel campo "occidentale" a partire dal 1992 fino alla proditoria violazione dei suoi impegni scritti con l' adesione alla NATO nel 2022.

      In pratica quindi per salvare la NATO-Ucraina Trump tenta di rifilare a Putin la stessa sola che i finlandesi hanno "postumamente" rifilato a Stalin. ( auguri !).

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