La fine della guerra di gabinetto

La guerra di Putin come quella di Moltke, da Kabinettskriege a Volkskriege.

La fine della guerra di gabinetto

Big Serge
bigserge.substack.com

Il secolo che va dalla caduta di Napoleone, nel 1815, all'inizio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, è solitamente considerato una sorta di età dell'oro per il militarismo prussiano-tedesco. In questo periodo, l'establishment militare prussiano aveva ottenuto una serie di vittorie spettacolari su Austria e Francia, stabilendo un'aura di supremazia militare tedesca e realizzando il sogno di una Germania unificata attraverso la forza delle armi. La Prussia di quest'epoca aveva prodotto anche tre storiche ed emblematiche personalità militari: Carl von Clausewitz (un teorico), Helmuth von Moltke (un praticante) e Hans Delburk (uno storico).

Questo secolo di vittorie e di eccellenza aveva creato nell'establishment prussiano-tedesco un senso di arroganza e di militarismo che, nell'agosto del 1914, aveva portato il Paese a marciare impetuosamente verso la guerra, per poi naufragare in un terribile conflitto in cui le nuove tecnologie avrebbero vanificato il suo approccio bellico idealizzato. L'orgoglio, come si dice, precede la caduta.

Si tratta di una storia interessante e appagante, che presuppone un ciclo di arroganza-caduta abbastanza tradizionale. C’è comunque un fondo di verità in questa storia, perché molti elementi della leadership tedesca possedevano un eccesso di fiducia di livello indecoroso. Tuttavia, bisogna anche considerare che, prima della [grande] guerra, c’erano molti pensatori tedeschi di spicco che avevano espresso paura, ansia e assoluto timore. Avevano qualcosa di prezioso da insegnare ai loro colleghi - e forse anche a noi.

Torniamo indietro, fino al 1870, alla guerra franco-prussiana.

Questo conflitto è generalmente considerato l'opera magna del titanico comandante prussiano, il feldmaresciallo Helmuth von Moltke. Con un abile controllo operativo e uno straordinario senso dell'intuizione, Moltke aveva orchestrato un'aggressiva campagna iniziale, facendo affluire in Francia le armate prussiano-tedesche come fossero una massa di tentacoli. Nelle prime settimane di guerra aveva intrappolato e messo sotto assedio il grosso dell’esercito francese nella fortezza di Metz. Quando l'imperatore francese, Napoleone III, si era messo in marcia con un'armata di soccorso (comprendente il resto delle formazioni francesi ancora in grado di combattere), Moltke aveva dato la caccia anche a quell'armata, accerchiandola a Sedan e portando l'intera forza (e l'imperatore) in cattività.

[caption id="attachment_196415" align="aligncenter" width="635"] Helmuth von Moltke - l'uomo di ferro e di sangue[/caption]

Da un punto di vista operativo, questa sequenza di eventi era stata (ed è) considerata un colpo da maestro e uno dei motivi principali per cui Moltke è diventato uno dei veri grandi talenti della storia (è sul mio personale Monte Rushmore, insieme ad Annibale, Napoleone e Manstein). I prussiani avevano realizzato il loro ideale platonico di guerra - l'accerchiamento del corpo principale del nemico - non una, ma due volte nel giro di poche settimane. Nella narrazione convenzionale, questi grandi accerchiamenti erano diventati l'archetipo della Kesselschlacht tedesca, o battaglia di accerchiamento, che sarebbe diventato l'obiettivo finale di tutte le operazioni militari. In un certo senso, l'establishment militare tedesco aveva trascorso il mezzo secolo successivo a sognare di replicare la vittoria di Sedan.

Questa storia è vera, ma fino ad un certo punto. Il mio obiettivo non è quello di "sfatare miti" sulla guerra lampo o cose del genere, tuttavia, non tutti nell'establishment militare tedesco avevano considerato lo scontro franco-prussiano come una guerra ideale. Molti erano terrorizzati da ciò che era accaduto dopo Sedan.

A tutti gli effetti, il capolavoro di Moltke a Sedan avrebbe dovuto porre fine alla guerra. I francesi avevano perso entrambi i loro eserciti addestrati insieme al loro capo di Stato e avrebbero dovuto cedere alle richieste della Prussia (acconsentire cioè all'annessione dell'Alsazia-Lorena).

Invece, il governo di Napoleone III era stato rovesciato e a Parigi aveva assunto il potere un governo nazionale, il cui primo atto era stato dichiarare una guerra totale. Il nuovo governo aveva abbandonato Parigi e ordinato una Levee en Masse, un richiamo alle guerre della Rivoluzione Francese, in cui tutti gli uomini di età compresa tra i 21 e i 40 anni dovevano essere chiamati alle armi. I governatori regionali avevano ordinato la distruzione di ponti, strade, ferrovie e linee telegrafiche per impedirne l'uso ai prussiani.

Invece di mettere in ginocchio la Francia, i prussiani si erano trovati di fronte una nazione in rapida mobilitazione, determinata a combattere fino alla morte. La capacità di mobilitazione del governo francese d'emergenza si era dimostrata sorprendente: nel febbraio 1871, aveva raccolto e armato più di 900.000 uomini.

Fortunatamente per i prussiani, questa mobilitazione non si era mai tramutata in una vera emergenza militare. Le unità francesi appena costituite avevano un equipaggiamento scadente e un addestramento insufficiente (soprattutto perché la maggior parte degli ufficiali francesi addestrati era stata catturata nella campagna di apertura). Le nuove armate francesi della leva popolare avevano una scarsa efficacia di combattimento. Moltke, infatti, era riuscito a catturare Parigi e, contemporaneamente, aveva iniziato una campagna che aveva visto le forze prussiane marciare in tutta la Francia per attaccare e distruggere gli elementi del nuovo esercito francese.

Crisi scongiurata, guerra vinta. Tutto era tranquillo a Berlino, o almeno così avrebbe dovuto essere.

Niente affatto. Anche se molti si erano accontentati di stringersi la mano e di congratularsi l'un l'altro per il lavoro ben fatto, altri nella seconda parte della guerra e nel programma di mobilitazione francese avevano visto qualcosa di spaventoso. Sorprendentemente, lo stesso Moltke era tra questi.

Moltke considerava la forma ideale di guerra quella che i tedeschi chiamano Kabinettskriege. Letteralmente "guerra di gabinetto", termine che si riferisce alle guerre limitate che avevano dominato la scena europea dal XVI al XIX secolo. La particolarità di queste guerre era che vi erano coinvolti unicamente i militari di professione degli Stati partecipanti e le loro leadership aristocratiche - nessuna leva di massa, nessuna orribile terra bruciata, nessun nazionalismo o patriottismo popolare. Per Moltke, la precedente guerra contro l'Austria era stata un esempio ideale di guerra di gabinetto: gli eserciti professionali prussiani e austriaci si erano scontrati in battaglia, i prussiani avevano vinto e gli austriaci avevano accettato le richieste della Prussia. Non c’erano state faide di sangue o guerriglie, solo un riconoscimento vagamente cavalleresco della sconfitta e concessioni limitate.

In Francia, al contrario, la guerra era iniziata come Kabinettskriege e si era trasformata in Volkskriege - una guerra di popolo, un evento che aveva messo in discussione l'intero concetto di guerra di gabinetto limitata. Come aveva detto Moltke:

Sono passati i tempi in cui, per fini dinastici, piccoli eserciti di soldati professionisti andavano in guerra per conquistare una città, o una provincia, e poi cercavano i quartieri d'inverno o facevano la pace. Le guerre di oggi chiamano alle armi intere nazioni…

Secondo Moltke, l'unica soluzione ad un Volkskriege era rispondere con una "guerra di sterminio". Moltke, ovviamente, non stava parlando di genocidio. Intendeva qualcosa di più vicino alla distruzione delle risorse francesi di base - smantellare lo Stato, distruggere le sue ricchezze materiali e gestire i suoi affari. In sostanza, chiedeva qualcosa di simile a ciò che la Germania aveva imposto alla Francia nel 1940: Hitler non aveva cercato di annientare la popolazione francese, ma non si era neanche limitato a prendere alcuni territori e ad andarsene. Invece, la Francia, come Stato indipendente, era stata schiacciata.

[caption id="attachment_196416" align="aligncenter" width="900"] Alphonse-Marie-Adolphe de Neuville, battaglia sul terrapieno della ferrovia[/caption]

Nel 1870-71 Moltke aveva sostenuto che perseguire obiettivi bellici limitati contro la Francia non aveva più senso, dal momento che l'intera nazione francese era ormai adirata con la Prussia-Germania. I francesi, sosteneva, non avrebbero mai perdonato alla Prussia la conquista dell'Alsazia e sarebbero diventati nemici intrattabili. Pertanto, la Francia doveva essere annientata come entità politico-militare, altrimenti si sarebbe semplicemente rialzata e, ben presto, sarebbe diventata un nemico pericoloso. Sfortunatamente per Moltke, il cancelliere prussiano Otto von Bismarck voleva una rapida risoluzione della guerra e non era interessato a cercare di occupare e umiliare la Francia. Aveva detto a Moltke di dare la caccia al nuovo esercito francese e di farla finita, e Moltke aveva obbedito.

Tuttavia, il timore di fondo di Moltke - che una guerra limitata non avrebbe ridotto in modo duraturo la minaccia della Francia - si era sarebbe rivelato corretto. C’erano voluti solo pochi anni perché i francesi ricostruissero completamente le loro forze armate: nel 1875, Moltke e il suo staff avevano concordato che la finestra di opportunità era ormai chiusa e che la Francia era nuovamente pronta a combattere un'altra guerra.

Nel frattempo, dal punto di vista militare, molti nell'establishment prussiano erano terrorizzati dal successo della Francia nel mobilitare un esercito d'emergenza. La vittoria della Prussia, sostenevano, era stata possibile solo perché la mobilitazione francese era stata improvvisata e le truppe prive di armi e di addestramento. Secondo loro, una nazione pronta a mobilitare e ad armare milioni di uomini in richiami ripetuti, con le infrastrutture logistiche e di addestramento necessarie, sarebbe stata quasi impossibile da sconfiggere, mettendo così in discussione l'intera struttura del processo bellico prussiano.

L'idea era così importante che Moltke aveva dedicato all'argomento gran parte del suo ultimo discorso al Reichstag, prima del suo pensionamento. Ecco cosa aveva detto in quell'occasione:

L'epoca della Kabinettskriege è alle nostre spalle - tutto ciò che abbiamo ora è la Volkskrieg e qualsiasi governo prudente dovrebbe esitare a scatenare una guerra di questa natura con tutte le sue incalcolabili conseguenze... Se la guerra dovesse scoppiare... nessuno può stimarne la durata o prevedere quando finirà. Le più grandi potenze d'Europa, armate come mai prima d'ora, si combatteranno tra loro. Nessuna può essere annientata così completamente in una o due campagne da dichiararsi vinta e da essere costretta ad accettare dure condizioni di pace.

Una simile affermazione sembra, e di fatto è, in contrasto con la percezione di una Germania bellicosa e troppo sicura di sé e con l'idea che tutti siano stati colti di sorpresa dalla durata e dalla ferocia della [Prima] Guerra Mondiale. In realtà, il più venerato esperto militare tedesco del periodo prebellico aveva esplicitamente previsto una guerra raccapricciante, totalizzante e lunga.

Altri membri dello staff di Moltke avevano parlato in modo ancora più esplicito della minaccia di una guerra di popolo, o guerra totale. Il feldmaresciallo Colmar von der Goltz era stato il più prolifico, scrivendo ampiamente sul progetto di mobilitazione francese e sostenendo che i francesi avrebbero potuto facilmente travolgere i tedeschi se avessero avuto la capacità di addestrare e rifornire adeguatamente i loro nuovi eserciti. La sua tesi generale era che le guerre future avrebbero necessariamente coinvolto tutte le risorse dello Stato e che la Germania avrebbe dovuto porre le basi per addestrare e sostenere eserciti di massa per anni di conflitto.

Negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, nell'establishment tedesco era nata un'ala minoritaria con le idee particolarmente chiare sull'imminente conflitto, che , secondo loro, avrebbe potuto essere vinto tramite il completo logoramento strategico [del nemico] e con la mobilitazione di tutte le risorse delle nazioni in una lotta che sarebbe durata molti anni. Dal punto di vista funzionale, l'apparato militare tedesco era diviso tra una maggioranza che prendeva a modello la prima metà della guerra franco-prussiana (con le schiaccianti vittorie di Moltke) e una minoranza meno importante, ma molto rappresentativa, che temeva le avvisaglie della mobilitazione nazionale francese e presagiva un futuro di "guerra di popolo".

Tutto questo è molto interessante per gli appassionati di storia militare e per i discepoli della sanguinosa storia bellica dell'umanità. Ciò che serve ai nostri scopi, tuttavia, è la discussione tra Moltke e Bismarck nei mesi finali del 1870. Moltke si era chiaramente reso conto della nascita del patriottismo bellico francese ed era del parere che una guerra limitata sarebbe stata controproducente, in quanto non sarebbe riuscita ad indebolire sostanzialmente la Francia nel lungo periodo, permettendo la sopravvivenza di un nemico intatto e vendicativo. Questo calcolo si era rivelato sostanzialmente corretto e, nella successiva guerra mondiale, la Francia era stata in grado di sostenere un potente sforzo bellico. Al contrario, Bismarck era favorevole ad una guerra ristretta e con obiettivi limitati, commisurati alla situazione politica interna. Non è esagerato affermare che la decisione di privilegiare le condizioni politiche interne rispetto ai calcoli strategici a lungo termine avrebbero impedito alla Germania diventare una potenza mondiale, portandola alla sconfitta nelle guerre mondiali successive.

Ovviamente quella che ho voluto fare qui è un'analogia storica abbastanza trasparente.

La Russia aveva iniziato una Kabinettskriege nel 2022, con l’invasione dell'Ucraina, per poi trovarsi impantanata in qualcosa di più simile ad una Volkskriege. Il modo di operare e gli obiettivi bellici della Russia sarebbero stati immediatamente riconoscibili ad uno statista del XVII secolo: l'esercito professionale russo aveva cercato di sconfiggere l'esercito professionale ucraino e di ottenere guadagni territoriali limitati (il Donbass e il riconoscimento dello status giuridico della Crimea). Era stata chiamata "operazione militare speciale".

Invece, lo Stato ucraino aveva deciso - come il governo nazionale francese - di combattere fino alla morte. Alle richieste di Bismarck per l'Alsazia-Lorena, i francesi avevano semplicemente risposto "non ci può essere risposta se non Guerre a Outrance" - guerra a oltranza. La guerra di gabinetto di Putin - guerra limitata per obiettivi limitati - è esplosa in una guerra nazionale.

A differenza di Bismarck, però, Putin ha scelto di vedere il rilancio dell'Ucraina. Il mio suggerimento - ed è solo questo - è che la doppia decisione di Putin, nell'autunno dello scorso anno, di annunciare una mobilitazione e di annettere i territori ucraini contesi, equivaleva ad un tacito riconoscimento della Volkskrieg ucraina.

Nel dibattito tra Moltke e Bismarck, Putin ha deciso di seguire la linea di Moltke e di condurre una guerra di sterminio. Non - e lo sottolineiamo ancora una volta - una guerra di genocidio, ma una guerra che distruggerà l'Ucraina come entità strategicamente funzionante. I semi sono già stati gettati e i frutti iniziano a germogliare: un democidio ucraino, ottenuto attraverso il logoramento sul campo di battaglia e l'esodo di massa dei civili della prima età [25-54 anni], un'economia in frantumi e uno Stato che si sta auto-cannibalizzando mentre raggiunge i limiti delle sue risorse.

C'è un modello per questo: ironicamente, la stessa Germania. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si era deciso che alla Germania - ora chiamata a rispondere di due terribili conflagrazioni - non si poteva permettere di persistere come entità geopolitica. Nel 1945, dopo il suicidio Hitler, gli Alleati non avevano preso il bottino di una guerra di gabinetto. Non c’erano state piccole annessioni qui, né confini ridisegnati là. No, la Germania era stata annientata. I territori erano stati divisi, l’autogoverno era stato abolito, il popolo era sfinito e sfiduciato, la politica e la vita stessa erano ormai un giocattolo del vincitore - proprio quello che Moltke avrebbe voluto fare alla Francia.

Putin non lascerà un'Ucraina intatta dal punto di vista geostrategico, un’Ucraina che cercherebbe di riprendere il Donbass e di vendicarsi, né permetterà che diventi una potente base avanzata della NATO. Al contrario, trasformerà l'Ucraina in un Trashcanistan, in uno stato fallito che non potrà mai condurre una guerra di revanscismo.

Clausewitz ci aveva avvertito. Anche lui aveva scritto del pericolo di una guerra di popolo. Così aveva parlato della Rivoluzione Francese:

Ora la guerra si presentava in tutta la sua cruda violenza.

La guerra era stata restituita al popolo che ne era stato in parte separato dagli eserciti professionali; la guerra si era liberata delle sue catene e aveva superato i limiti di ciò che un tempo era sembrato possibile.

Big Serge

Immagine di copertina: La dignità morente di un guerriero francese - L'Oublié! (Dimenticato) di Émile Betsellère (1872)

Fonte: bigserge.substack.com
Link: https://bigserge.substack.com/p/the-end-of-cabinet-war
01.12.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Commenti (37)

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Mostra commenti 37 caricati
    1. Gino 3 dicembre 2023

      Un grande esperto di storia militare dotato di eccellenti qualità e capacità letterarie. Questo è Big Serge: forse il meglio tra il meglio oggi disponibile, tra i cronisti delle vicende militari ucraine.

      Eppure a mio parere anch'egli sta peccando gravemente di miopia (potrebbe però essere soltanto una questione di prudenza): già ora sono disponibili elementi sufficienti per proiettare il presente nel futuro; un futuro in cui l'infiltrazione e la guerriglia la faranno da padroni; un futuro in cui i grandi sistemi d'arma risulteranno localmente essere impotenti.

      A permetterci di capire ciò a mio parere basta il solo caso del giovane militare russo recentemente utilizzato come operatore di droni killer, che in neanche un mese di servizio ha già ottenuto numeri di trincerati militari ucraini 'neutralizzati' pari all'1% del totale di ciò che altrimenti è stato realizzato su tutto il fronte: ne basterebbero dunque solamente altri 100, di suoi pari, per realizzare gli stessi numeri che attualmente vengono altrimenti realizzati dall'intero esercito schierato, ed oltretutto con costi che al confronto sono irrisori.

      Proiettando ciò al livello di un'eventuale insurrezione in una qualsiasi delle tante repubbliche delle banane attualmente incluse nella UE, cogliere si può fin d'ora quale potrebbe un domani diventare il più potente antidoto dell'imminente nostro Quarto Reich
      (il conflitto ucraino, correntemente utilizzato per realizzarlo, sta al contempo anche però suggerendo quale potrebbe esserne il più potente antidoto...)

    1. gin 3 dicembre 2023

      vorrei sommessamente aggiungere che l’anno prossimo ci sono le elezioni in USA, ad oggi totalmente imprevedibili. Il risultato potrebbe scompigliare i piani di qualcuno, non credete?

    2. Gino 3 dicembre 2023

      Personalmente non credo farà alcuna differenza: chiunque vincerà, sarà più o meno la stessa minestra (anche nel caso vincesse Kennedy Jr...)

    1. carla 3 dicembre 2023

      Ogni volontà unilaterale che ci viene imposta da anni sta lentamente smembrandosi.
      Se si ascoltano solo i nostri media mainstream nulla è cambiato:

      • stiamo vincendo in ucragna,
      • il covis ci minaccia e urge nuova serie di dosi,
      • il surriscaldamento è alle porte malgrado i jet privati che dovevano partire per la cop28 siano fermi per la bufea di neve
      • sembra inoltre che i paesi produttori di energia fossile abbiano comunicato a tale riunione di non essere disposti a tornare all'età della pietra per soddisfare le emissioni zero di quello che dovrebbe essere chiamato il cibo per le piante.
    1. oriundo2006 3 dicembre 2023

      La previsione-predizione di Big Serge è semplice: la Russia ha virato decisamente da un conflitto intellettualmente 'controllato' e limitato da un 'gabinetto di guerra' moscovita, con prospettive di fine conflitto del tutto 'politiche', ad un conflitto 'aperto' potenzialmente illimitato, coinvolgente le popolazioni e di necessità spietato per essere chiuso con successo.
      A metà tra i due sta la questione 'Wagner' di Prigozhin, fatto questo non compreso nella sua analisi: probabilmente l' ostilità aperta di quest' ultimo verso il gabinetto di guerra del Kremlino, con le sue decisioni illogiche militarmente ma politicamente alla ricerca di una 'mediazione' ( ultimamente è saltato fuori molto materiale in questo senso ) ha costituito il passaggio tra l' una e l'altra fase.
      Big Serge propende chiaramente per un totaler-krieg senza limiti di alcun genere, puntando ad una disarticolazione dell' Ucraina a partire dai suoi elementi costitutivi in quanto nazione, come fecero i tedeschi ad esempio nella prima fase della II GM con i Sudeti e la demolizione 'controllata' della Cecoslovacchia e suo 'riaccorpamento' nel Reich.
      Probabilmente Big Serge fissa così il futuro del confronto militare che però vede altri attori ed altre strategie confrontarsi in Ucraina.
      Questo è un elemento di debolezza complessiva dell'azione russa che, per essere efficace militarmente e concludere la crisi, dovrebbe poter contare su di un gruppo dirigente filorusso che prenda le redini del Paese, fissi i limiti della sconfitta militare ed espella il controllo degli occidentali dal territorio ucraino rimasto.
      Questa prospettiva oggi non c'è e c'è da dubitare che esista in futuro.
      Sin dagli esordi dell' Operazione Speciale mi ero permesso di indicare una debolezza complessiva della Russia, l' incertezza sul 'dopo', su cosa fare di un Paese smembrato e costretto ad una economia di guerra senza speranza ma limitrofo sia geograficamente sia umanamente, troppo grosso per esser fagocitato senza difficoltà e troppo povero per essere autonomo economicamente, specie dopo le devastazioni subite.
      Devo esser sincero: non vedo via d'uscita al controllo totale del territorio da parte di Mosca, pena il ritorno ad una guerra fra qualche anno. L' Ucraina è un bubbone purulento che deve esser fatto scoppiare al più presto prima che importi una cancrena complessiva della Russia e del restante corpo dell' Europa. Big Serge ha dunque ragione anche se la situazione complessiva assomiglia parecchio ad una tragedia greca: cioè irresolubile senza infinito dolore.

    2. Cachafaz 3 dicembre 2023

      Si, il gabinetto di guerra russo doveva rallentare per cuocere bene la Nato, infatti anche Surovikin e' stato tolto proprio per questo, andava troppo veloce.,

    3. carla 3 dicembre 2023

      Non capisco nulla di guerra e tattiche di guerra, ma lo avrebbe capito anche un inetto che stavano cuocendo a fuoco lento l'uccidente, e noi naziUe in particolare.
      Del resto tutti gli annunci roboanti fatti all'inizio sull'effetto delle sanzioni (che nessuno avrebbe approvato anche con minima esperienza) dovevano pur essere ridicolizzati.
      Come con la menzogna covis anche la guerra per procura che stiamo vivendo si nutre da anni di menzogna, inganno e fissazioni o turbe che ci vogliono inculcare a tutti i costi come se fossimo lobotomizzati.
      Purtroppo molti lo sono lobotomizzati.

    4. sbregaverse 3 dicembre 2023

      In vero, è molto peggio, sono riusciti a manipolare non solo la ragione , ma hanno
      annichilito le coscienze.

    5. Nestor Halak 3 dicembre 2023

      La vedo anch'io in questo modo: non credo che ci possa essere una soluzione definitiva della questione senza il controllo russo, diretto o indiretto, di quasi tutto l'attuale territorio ucraino, con l'eccezione della Galizia.
      Non era quello che i russi volevano, ma continuano a metterli con le spalle al muro.
      Questo in qualche modo implica una guerra molto più ampia e decisiva di quanto non fosse probabilmente nei piani e magari una vittoria che forse gli stessi russi temono.
      Il fatto che Putin continui a rafforzare l'esercito parrebbe indicare che questa sia effettivamente la strada intrapresa, ma potrebbe essere semplice prudenza, forse rimane nei piani la ricerca di un compromesso, sia pure provvisorio. Andare fino in fondo significa affrontare molte incognite.
      La Russia ha le risorse per sostenere la presa in carico dell'Ucraina? L'attuale assetto dell'Europa resisterebbe al colpo? E come muterebbe? Nel caso gli Stati uniti accetterebbero di ritirarsi dal continente perdendo così definitivamente l'egemonia mondiale?

    6. Cachafaz 3 dicembre 2023

      Il continuo rafforzamento dell'esercito e' comunque un buon investimento militare politico geopolitico, hanno una vasta pletora di stati che chiedono le loro armi-.

    7. Fantine 3 dicembre 2023

      Una sintesi perfetta, caro Sbrega.

    8. Eugiorso 3 dicembre 2023

      Non credo che Mosca voglia il controllo diretto su tutto lo stato-canaglia fallito ukraino, anche perché sfamare un trentina di milioni di indigenti che non hanno più nulla sarebbe molto costoso e, forse, fuori dalle possibilità della Federazione Russa.

      Cari saluti

    9. Eugiorso 3 dicembre 2023

      Se vivi in Italia ogni giorno, girando per strada, hai occasione di incontrare molti lobotomizzati e molti zombi ...

      Cari saluti

    10. Gino 3 dicembre 2023

      Già ora ne restano molto meno di 20 milioni (si stima tra i 15 e i 18). E sempre più in gran parte invalidi. E le fughe all'estero stanno continuando. E l'ultima tornata degli arruolamenti è stata un fallimento

      (il principale personaggio politico dell'oblast di Sumi ha dichiarato che sono riusciti ad arruolare soltanto l'8% di quanto preventivato; alcuni arruolatori sono inoltre o misteriosamente poi spariti o stati poi trovati morti, per cui parrebbe che ora esitino ad insistere ulteriormente...)

    11. Gino 3 dicembre 2023

      Il fatto che Putin continui a rafforzare l’esercito ...

      L'intenzione è di proseguire l'arruolamento dei volontari fino ad almeno tutto il 2025.
      L'affluenza pare essere enorme e crescente. Non prendono chiunque capiti: stanno facendo selezione.

      In Russia sta affluendo forza lavoro dalle altre ex repubbliche sovietiche.

      Nel 2025 pertanto disporrebbero di ben oltre un milione e mezzo di militari professionisti, già esperti, contrattualmente impegnatisi per 3 anni.

      I vertici politici russi hanno irrimediabilmente capito che con gli occidentali nessun accordo è possibile.

      Non credo vorranno poi passare all'offensiva, dopo che in Ucraina avranno chiuso i conti con la NATO. Le 'intenzioni' degli uccidentali sono di molto più difficile interpretazione. Probabilmente neppure loro sanno prevedere cosa faranno.

    12. Eugiorso 4 dicembre 2023

      Sui numeri di popolazione ukro superstite più di tanto non mi pronuncio, ma per la prossima leva, nonostante i morti, i mutilati, gli scappati all'estero per non morire, si andrà dai 17 anni ai 70 e saranno"coinvolte" anche le donne nei ruoli operativi di combattimento ... Se questo non è raschiare il fondo del barile cos'è?

      Agli usa-nato, i padroni di zelensky, la carne da cannone non basta mai, presumo per far consumare munizioni ai russi e colmare un po' l'inferiorità della nato.

      Recentemente ho visto un video di un giovane che con uno stratagemma cercava di scampare all'arruolamento forzato ... Sono mesi che catturano "le reclute", magari con l'uso della violenza, per spedirle (in catene?) al fronte.

      Cari saluti

    1. Giudice Holden 3 dicembre 2023

      Certamente fu un tattico geniale ed innovativo, ma ho sempre considerato Annibale Barca sopravvalutato come stratega. Per fare un parallelismo magari azzardato, una sorta di Rommel. Publio Cornelio Scipione a mio parere dimostrò una visione d'insieme decisamente migliore.

    2. Cachafaz 3 dicembre 2023

      Annibale, qualcosa non ha funzionato, senno' avrebbe vinto lui con Roma quando venne in Italia, ed alla fine perse con Scipione. Napoleone uguale alla fine fu sconfitto sul campo. Addirittura Von Mainstein! Rommel ottimo, ma strategicamente doveva prendere Malta, poi non so' se la colpa fu sua, o di Hitler o Kesserling. Ora possibile che l'impero piu' grande di tutti i tempi non sia degno secondo (small) Serge, di avere un generale tra i primi 4? Ne hanno avuti tanti di vittoriosi ed invitti, primo tra tutti Giulio Cesare, che tra l'altro prese solamente la gran bretagna e la francia dove era in inferiorita' numerica forse di 5 a 1 minimo, se non ricordo male.,

    3. Giudice Holden 3 dicembre 2023

      Infatti Annibale dopo Canne aveva Roma praticamente in pugno. La città era difesa solo dalle mura e da poche guarnigioni. Il comandante della cavalleria numidica lo esortò ad attaccare quanto prima, ma lui non se la sentì. Scipione strategicamente si dimostrò un genio, spostando prima la guerra in Spagna e poi in Africa. Rommel fu un grande comandante di divisione, i cui successi vennero però amplificati dagli inglesi per "giustificare" e nascondere le loro incapacità... ma anche lui strategicamente commise errori imperdonabili. Guderian, von Manstein e direi anche Zukov dal punto di vista strategico furono decisamente superiori. Cesare e Scipione furono tra i più grandi di sempre, sono d'accordo.

    4. Gino 3 dicembre 2023

      a non funzionare fu il fratello in spagna

    5. Darkman 4 dicembre 2023

      E i rivali politici presenti a Cartagine (Hanno II in primis) che gli ruppero le uova nel paniere.

    6. Darkman 4 dicembre 2023

      Non possiamo determinare se Annibale dopo Canne aveva le forze per conquistare Roma in un assalto e se non l'ha fatto plausibilmente la situazione reale era molto più difficile di quanto il Maarbale di Tito Livio lasci intendere a noi posteri.

    7. Giudice Holden 5 dicembre 2023

      Ovviamente ci si basa su ciò che ci hanno tramandato i resoconti di allora. A Canne comunque i romani persero gran parte della loro forza militare (il numero esatto è ancora oggi oggetto di dibattito tra gli storici), i cartaginesi poche migliaia di uomini. E' stato un errore non attaccare Roma? Per quello che oggi sappiamo, si. Annibale dimostrò di non avere un piano strategico rimase prudente e perse, Scipione al contrario rischiò e vinse la prima vera guerra mondiale della storia. Questo non toglie nulla al genio tattico di Annibale e la battaglia è studiata in tutte le accademie militari del mondo. In tanti hanno cercato di replicarla in grande, von Manstein ci è riuscito con la sua "lama falciante" in Francia nel '40.

    1. danone 3 dicembre 2023

      Parallelismo completamente cannato da big Serge, a parer mio, fra l'Ucraina di oggi e la Francia del tempo.
      L'Ucraina oggi combatte per procura, mentre la Francia, ai tempi, combattè veramente una Volkskriege patriottica, non aveva dietro altre potenze che le soffiavano sul collo, come alla povera e stupida Ucraina di oggi.
      Per il resto pezzo interessante.

    2. XL 3 dicembre 2023

      Il fatto che noi, da osservatori esterni e -spero- imparziali, vediamo una guerra per procura, non significa che la vedano gli Ucraini.
      Fin dal 1991(anno di indipendenza dell'Ucraina) è iniziata un'opera di lavaggio del cervello della popolazione a partire dalle scuole elementari, per cui molti dei poveretti mandati al macello ci vanno in buona fede per "ragioni patriottiche".

    3. danone 3 dicembre 2023

      Concordo, infatti bisogna considerare quelli che lavano i cervelli, non quelli che se lo sono fatto lavare.
      La classe dirigente ucraina non ha aderito all'occidente per patriottismo, ma per vil denaro.
      La guerra se la potevano e dovevano risparmiare, non è mai stata questione di patriottismo nella realtà, al di là di chi ci ha creduto.

    4. Gino 3 dicembre 2023

      ma l'hai letto l'articolo?
      "una Volkskriege patriottica" venne tentata
      venendo tranquillamente e rapidamente però stroncata, data l'improvvisazione...

    5. Gino 3 dicembre 2023

      la Volkskriege patriottica nel commento precedente la negavi...

    1. Martin 3 dicembre 2023

      L'analisi storico-militare in questione e' errata dalla A alla Z, perche' in totale mala fede ideologica.

      L'autore, tanto per cominciare, glissa sul fatto che la leva obbligatoria di massa fu introdotta con la Rivoluzione Francese e Napoleone, che diversamente non avrebbe mai potuto nemmeno sognare le invasioni criminali e imperialiste che scateno' in tutta Europa, fino alla Russia (!!!). Napoleone tento' di arrivare ad una Europa occupata e dominata dalla Francia, fino agli Urali, un secolo e mezzo prima di Hitler e Stalin. Fu solo ed esclusivamente un gigantesco e criminale guerrafondaio imperialista, nonostante il falso alone romantico conferitogli dai francesi per nazionalismo e dai marxisti perche' dietro aveva la rivoluzione francese e "il progresso del codice napoleonico".

      Con il congresso di Vienna e la tanto dileggiata restaurazione, si torno' alla molto piu' umana guerra di eserciti professionali (o Kabinettkriege nella mera versione tedesca). La guerra franco prussiana in tale ottica e' scarsamente rilevante, perche' la mobilitazione di massa francese non funziono', e perche' e' solo con la WW1 che da tutte le parti in conflitto si passo' definitivamente al supposto "progresso" della leva obbligatoria, ed allo sterminio di massa, enormemente agevolato dalla avvenuta rivoluzione industriale.

      Poi, la vittoria della Germania sulla Francia nel giugno 1940 non fu certo una guerra di sterminio, ma una guerra lampo, ossia proprio il contrario. Il nord della Francia fu occupato per evidenti ragioni militari, dato che la WW2 non era finita, e la Francia di Vichy fu lasciata libera di essere neutrale: fino a poi aiutare in modo decisivo gli anglo americani nello sbarco e occupazione del Nord Africa, che decise le sorti dell'Italia, divenuta totalmente esposta ai bombardamenti aerei dalle vicine basi nordafricane di USA e GB.

      E nemmeno la guerra di Putin, indipendentemente dai punti di vista, puo' essere lontanamente descritta come guerra di sterminio.

      Morale, tutta l'analisi non sta letteralmente in piedi a nessun livello, ne' storico e ne' strategico.

    2. Gino 3 dicembre 2023

      Breve parentesi rivoluzionaria a cui però seguì la restaurazione dei trattati di westfalia...

    3. Eugiorso 3 dicembre 2023

      L'Operazione Militare Speciale russa in ukraina ha subito significative modifiche nel corso dei mesi, la limitata leva/ mobilitazione parziale annunciata da Putin nel settembre (mi pare) dello scorso anno rappresnta un cambiamento, prima ancora la riduzione dei fronti al sud e al Donbass un altro cambiamento "in corso d'opera", la guerra di posizione sul fronte meridionale creando trappole "tricarne" per eliminare gli ukro-nato e i mezzi occidentali un altro cambiamento e via dicendo.

      In ogni caso, la Russia non è mai stata in "economia di guerra", cosa che si sarebbe puntualmente verificata con una leva generale di milioni di russi, non certo con una limitatissima mobilitazione parziale, e quindi l'OMS non si è mai trasformata in una vera e propria "guerra di popolo".

      Cari saluti

    4. Martin 4 dicembre 2023

      Che pero' sono del 1648, al termine della guerra dei trent'anni

    5. Gino 4 dicembre 2023

      pare che l'italiano tu lo capisca poco ...

    1. clausneghe 3 dicembre 2023

      Ottimo pezzo del grosso Sergio che traccia parallelismi interessanti tra le guerre dell'ultimo scorcio del passato millennio con quelle attuali, in particolare quella della F.Russa. contro l'Ucraina sostenuta dall'intera Nato.
      A proposito, è di ieri la dichiarazione del segretario della Nato, il funereo Stoltenberg, quel beccamorto con la faccia da idiota ha detto candidamente che " Bisogna prepararsi a cattive notizie dall'Ucraina che noi però sosterremo nella buona e nella cattiva sorte. Le guerre sono imprevedibili e non sappiamo quando finirà questa, ma sappiamo che più sosterremo l'Ucraina prima finirà"
      Più o meno ha detto questo lo Stoltone, come riportato dall'ansa, che tradotto vuol dire "stiamo perdendo ma avanti tutta fino alla fine"
      Vorrei vederlo saltare su una mina anti uomo e contorcersi con gli arti mutilati a bordo trincea guardando i commilitoni morti mentre si sta dissanguando..Forse capirebbe di aver sbagliato tutto nella vita.

    2. Eugiorso 3 dicembre 2023

      Bad news stoltenberg sa bene che nella riunione nato di Vilnius di questa estate, mi pare in luglio, in cui zelensky si è intrufolato senza essere invitato, era stato dato una specie di "warning" agli ukro-nazi, cioè o acquisite almeno un risultato strategico con la "controffensiva", entro il 31/12/2023, o i rifornimenti e i sostegni ... caleranno.


      Chiaro il senso della minaccia, per mettere il fuoco sotto il culo a zelensky e ai suoi, che hanno mandato a morire a piedi numerosa carne da cannone, nel tentativo di risparmiare i “preziosi” carri e blindati gentilmente offerti dall’occidente, ma tutto è stato inutile e i russi ora stanno riprendendo l'iniziativa, in vari settori del fronte, e rischiano di vincere già agli inizi del 2024 ...


      Grottesco osservare come questi guitti occidentaloidi fino ad alcuni mesi fa strombazzavano un possibile vittoria ucraina (l’ucraina può vincere), poi sono passati a un più prudente “la Russia non deve vincere”, e ora mollano al suo destino la carne da cannone superstite dolendosi di doverlo fare …


      Devodire, però, che quella ukro-nazi è una guerra "forzata" di popolo, perché i fanatici banderisti sono ormai quasi tutti morti, feriti o prigionieri, mentre i molteplici arruolamenti sono spesso forzati, avvengono catturando la recluta con l'uso della violenza e portandola al fronte ... Ci sono moltissimi video in rete, da molti mesi, che lo testimoniano.


      Cari saluti

    3. Gino 3 dicembre 2023

      Eccellente 'sintesi' di quanto detto da 'nomen omen':
      https://youtu.be/GJSq13IhPbc

    4. Espatriato 4 dicembre 2023

      Devodire, però, che quella ukro-nazi è una guerra “forzata” di popolo, perché i fanatici banderisti sono ormai quasi tutti morti, feriti o prigionieri, mentre i molteplici arruolamenti sono spesso forzati, avvengono catturando la recluta con l’uso della violenza e portandola al fronte … Ci sono moltissimi video in rete, da molti mesi, che lo testimoniano.

      Esattamente, ma questo punto Sergione nemmeno lo sfiora. Sembra quasi che... ma forse sono io che mi faccio le p. mentali.

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