La crociata dei bambini

La crociata dei bambini

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

Non chiamiamola guerra, perché anche in guerra ci sono dei codici d’onore e delle regole che fanno di un uomo un soldato - e non una bestia - che, ad armi pari, combatte contro un altro soldato.

Non chiamiamola guerra quando i numeri delle vittime sono, soprattutto, civili inermi colpiti dentro le case, le ambulanze e gli ospedali.

Non chiamiamola guerra quando l’obiettivo da colpire sono proprio i bambini in quanto discendenza, futuro da cancellare, seme da sradicare per sempre dalla faccia della Terra.

L’Unicef ha dichiarato che Gaza è “un cimitero di bambini”: 3.450 in sole tre settimane.

E' la strage degli innocenti, un infanticidio di massa.

Di poco inferiore deve essere anche il numero delle madri dato che i piccoli stanno loro accanto. Ma se anche il numero fosse molto più basso, le hanno uccise lo stesso, non nel fisico ma nel cuore.

I bambini sono sempre le vittime principali di ogni guerra. Lo ha descritto come nessun altro Bertold Brecht nel poema "La crociata dei bambini" (1942) in cui traspone un evento storico di epoca medievale ambientandolo fra le nevi della Polonia all’inizio della Seconda Guerra Mondiale: un gruppo di orfani attraversa macerie, morte e distruzione, cercando la via per una terra di pace.

Durante la fuga i bambini tentano di sopravvivere riproducendo i legami di solidarietà che la società degli adulti non è stata in grado di fare: c'è il bimbo che fa da papà guidando gli altri, la bimba che si prende cura dei più piccoli, quello che fa da maestro, ecc. E quando catturano un cane per i morsi della fame, alla fine, diventa una bocca in più da sfamare.

C'è il figlio dell'ebreo, il figlio del nazista, il figlio del polacco, del tedesco...ma lì non ci sono bandiere, sono in gruppo tutti insieme in un mondo che non è capace di proteggerli schiantandoli dentro la crudeltà della guerra.

Dalla Seconda Guerra Mondiale, le file di quella crociata si sono allungate ogni giorno di più: bambini palestinesi, israeliani, del Donbass, ucraini, bosniaci, afghani, siriani, libici, ecc.

I bambini di Gaza non sono solo figli dei Palestinesi, sono figli di tutti noi.

La crociata dei bambini In Polonia, nel Trentanove, una battaglia grande ci fu che fece rovina e deserto di tanti paesi e città. La sorella ci perse il fratello, la moglie il marito soldato, tra fuoco e macerie i figliuoli i genitori non trovano più. Dalla Polonia non si è saputo più nulla, né lettere né bollettini; ma nei paesi dell’Est una storia strana raccontano. La neve cadeva quando in quei posti si senti che la gente parlava d’una crociata di ragazzi che in Polonia era cominciata. Trottavano sugli stradali ragazzi affamati attruppati, e dai villaggi bombardati altri portavano con sé. Dalle battaglie volevano fuggire, da tutti quegli incubi e finalmente un giorno, venire a una terra di pace. Avevano un piccolo capo che li aveva guidati fin là; ma una gran pena aveva nel cuore: la strada non la sapeva. Una d’undici anni menava un bambino di quattro anni; come una mamma farebbe ma non fino a un paese di pace. Marciava nel gruppo un piccolo ebreo col suo bavero di velluto; lui, avvezzo al pane più bianco, da coraggioso s’era battuto. E due fratelli venivano avanti, che erano grandi strateghi per assalire una fattoria abbandonata, che lasciarono alla pioggia. Un ragazzo esile e grigio si teneva in disparte, evitava le provocazioni; era marcato da una colpa tremenda: veniva da un’ambasciata nazista. E c'era tra loro un musicista che in un negozio distrutto aveva trovato un tamburo ma, per non farli scoprire, non lo poteva suonare. E anche un cane c’era: lo avevano catturato per mangiarlo ma gli era mancato il coraggio e ora mangiava con loro. C’era una scuola ed un piccolo maestro che si sgolava; sulla corazza di un carro, uno scolaro sillabava, di «pace», «p» e «a». E al fragore di un freddo torrente anche un concerto ci fu: nessuno li avrebbe sentiti e il tamburo allora suonò. E anche c’era un amore, lei dodici, lui quindici anni; in un cortile di macerie, lei i capelli gli pettinava. Ma l’amore non dura per sempre, non nella morsa del freddo; come possono le piante fiorire se cade così tanta neve? E anche una guerra ci fu, perché un’altra banda comparve, ma la guerra fu presto finita, ché non c’era ragione di farla. Ma mentre ancora infuriava intorno a un casello distrutto, si dice che uno dei gruppi a un tratto fu a corto di viveri. E quando gli altri lo seppero mandarono uno dei loro con un sacco di patate; perché chi non mangia la guerra non fa. E ci fu anche un processo, e ardevano due candele; e fu un’inchiesta penosa, il giudice venne condannato. E il funerale ci fu di un ragazzo che portava il colletto di velluto; lo calarono due tedeschi e due polacchi nella fossa. C’erano protestanti, cattolici e nazisti per consegnarlo alla terra; e alla fine un piccolo socialista parlò del futuro dei vivi. Così c’erano fede e speranza ma non c’era né carne né pane; chi non gli dette un tetto non mi venga ora a dire che rubavano. E nessuno dia colpa a quei poveri che non li invitarono a tavola; per cinquanta ragazzi, farina ci voleva, non solo bontà. Pareva che andassero a sud, il sud è dove il sole all’ora di mezzogiorno proprio ti sta davanti. Trovarono anche un soldato tra gli aghi dei pini, ferito; lo curarono per sette giorni perché gli indicasse la via. Lui disse: «A Bilgoray!», tremava tutto di febbre, l’ottavo giorno mori e così anche lui seppellirono. Sebbene coperti di neve c’erano frecce e cartelli; ma non mostravano più la via giusta, qualcuno li aveva scambiati. Non era un scherzo malvagio, era per ragioni di guerra: cercando così Bilgoray nessuno mai ci arrivò. Erano in cerchio intorno al loro capo, lui guardava nell’aria di neve, accennò con la piccola mano e disse: «Dev’esser laggiù». Una notte videro un fuoco ma non gli andarono incontro; tre carri armati, una volta, passarono e dentro c’erano uomini. E una volta giunsero presso a una città, e le girarono attorno, camminando soltanto di notte finché la città non passò. Dove una volta c’era la Polonia del sud, furono visti nella neve della tormenta, quei cinquantacinque, per un’ultima volta. Quando io chiudo gli occhi li vedo come vagano dalle rovine di una fattoria alle rovine di un’altra. Su di loro, lassù nelle nuvole, vedo altri cortei, nuovi, grandi! Vanno a fatica contro i venti freddi, i senza patria, i senza meta, cercando una terra di pace, senza il tuono, senza l’incendio, non come quella che lasciano. E immenso diventa il corteo. E dentro il buio del crepuscolo non mi pare già più quel che era; altri piccoli visi vi scorgo, spagnoli, francesi, orientali. In Polonia, in quel mese di gennaio, un cane per caso fu preso; c’era un cartello appeso al suo collo smagrito, e c’era scritto: «Aiutateci, abbiamo perduto la strada, siamo cinquantacinque, il cane vi guiderà. Se non potete venire, lasciatelo andar via. Non gli sparate. Dove siamo, lui solo lo sa». Era una scrittura infantile, la lessero quei contadini; un anno e mezzo da allora è passato, il cane moriva di fame. Bertold Brecht

Nel 1968 Benjamin Britten farà del poema del drammaturgo tedesco un’opera musicale, una ballata per voci bianche, due pianoforti, organi e percussioni. Quest'anno, anche il cantautore Vinicio Capossela si è ispirato alle strofe di Brecht per la sua canzone "La crociata dei bambini", estratta dall’album “13 canzoni urgenti”.

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

4.11.2023

Commenti (17)

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Mostra commenti 17 caricati
    1. Nonso 7 novembre 2023

      Articolo inutile. Finché non capita ai nostri di bambini, non siamo capaci di sentire il dolore altrui. Facciamo schifo. Siamo la vergogna della Natura, l'insulto alla grandezza della Vita.

    1. uomospeciale 6 novembre 2023

      Purtroppo nel mondo disumano in cui ci tocca vivere gli unici bambini morti che contano sono quelli utilizzabili politicamente da una parte o dall'altra, per cui un bambino morto è molto meno morto se lo abbiamo ammazzato noi, o i nostri alleati.
      Anzi a guardarlo bene, è quasi vivo.
      Non a caso Putin ha più di una volta definito l'occidente "l'impero della menzogna e dell'ipocrisia )
      Del resto che cosa ci si può aspettare in una società dove il nostro governo se ne guarda bene sia dal condannare apertamente Israele per lo sterminio di bambini di Gaza, che dall'offrire corridoi umanitari e asilo politico in massa a donne e bambini in fuga dalla guerra, il tutto mentre fa una corsa contro il tempo per salvare una bimba inglese già in agonia e che nessuno al mondo può salvare?
      E che dire del silenzio assordante che c'è sull'aborto sistematico di migliaia di bambini all'anno perfettamente sani, persino in un paese come il nostro, dove si agita da sempre lo spauracchio dell'inverno demografico?
      Se avessero almeno il buon gusto di tacere, o di non mentire cercando grottescamente di apparire buoni, farebbero un pò meno schifo:

      Sempre repellenti intendiamoci, ma un pò di meno.

    1. omega 6 novembre 2023

      Come spesso mi capita, vado controcorrente.
      Quello di tirare in ballo i bambini è di un buonismo rivoltante e funziona sempre, ma non con me.
      Tutte le vittime innocenti di un conflitto sono da piangere e non solo i bambini, perfino gli animali e le piante.
      Inoltre, se i loro stessi genitori e parenti li usano come scudi umani e li mettono a rischio di morte, con chi te la prendi?
      Il ricatto umanitario è un'arma sporca.

    2. Sonia Milone 6 novembre 2023

      Controcorrente?
      Lei pianga pure per le piante e gli animali in perfetto conformismo con l'antispecismo ecologista che detesta, soprattutto, i bambini. Le consiglio però di andare a piangere o, se preferisce, a rivoltarsi, su altri siti perchè noi qui stiamo dalla parte dei bambini, tutti, gli unici sicuramente innocenti. Lei chiama "ricatto" ciò che io chiamo sensibilizzazione ma,.a prescindere dal nome, non mi stupisce che l'"umanitario" con lei non funziona...

    3. omega 6 novembre 2023

      Lei non mi conosce e della mia sensibilità non sa niente.
      Inoltre sta chiaramente deformando il mio pensiero, ponendosi in maniera offensiva.
      Ovviamente, non mi faccio censurare da nessun buonista intollerante, come lei dimostra di essere.
      Pertanto, continuerò ad esprimere il mio libero pensiero su questo come su altri siti, malgrado lei.

    1. berlioz 6 novembre 2023

      gli studiosi di genocidi hanno appurato che sono parecchio più efficaci quando si eliminano bambini e donne
      per completare l'opera consiglierei alle stelle di david di irradiare i testicoli dei soggetti palestinesi puberi ai checkpoint (bastano normali raggi x)...

    2. sbregaverse 6 novembre 2023

      Col TALIO si va sul sicuro.

    1. Martin 6 novembre 2023

      Tutto bene, eccetto per Bertold Brecht, uno dei falsi miti artistici e politici della sinistra salottiera, alla Nanni Moretti o Michele Serra (Errante). Aldila' del suo pieno sostegno alla decadenza imperante nella Repubblica di Weimar, Brecht appoggio' la repressione sovietica della rivolta di Berlino del 1953 e fu anche insignito dello Stalin Peace Price nel 1954. L'immagine libertaria che ne da' la sinistra e' semplicemente una truffa. Un soldino di cacio!

      Il contributo al teatro di Brecht e' stato di circa un millesimo di quello del russo Meyerkhold, che innovo' tutto (scenografia, recitazione, trucco, etc) e che, per quanto comunista, fu torturato e ucciso dalla polizia di Stalin, mentre la moglie mori' accoltellata agli occhi nel suo appartamento, sempre dalla polizia di Stalin.
      Ma Meyerkhold lo conoscono solo gli esperti di teatro, mentre la sola Bertold Brecht anche i muri, grazie alla propaganda marxista.

    1. PinoRossi 6 novembre 2023

      Solo io ho pianto a dirotto leggendo questo poema struggente?

    1. sbregaverse 6 novembre 2023

      E~ rode~, dentro, l'inestinguibile mestizia per gli obbrobriosi lutti d'innocenti.

    1. IlContadino 6 novembre 2023

      Ricordo i bambini cambogiani, al mercato di paese, senza un arto, a volte due, colpa delle mine, chiedere un soldo o un tozzo di pane. Quelli indiani, menomati, a volte nati così, altre per colpa dei genitori, anche loro chiedevano un soldo. Quelli di Bombay non chiedevano soldi, a loro bastava la sniffatina di colla dalla bottiglietta di coca che avevano in mano.
      Bambini che chiedono un soldo, un po' dappertutto, in giro per il mondo.
      Non parlo mai con nessuno di quei bambini perché ancora non so cosa è successo in me dopo averli visti, non li ho ancora metabolizzati, e son passati tanti anni, però ogni tanto li penso, continuo a non capire.

      Nollo scrivere il commento mi è venuto in mente che un giorno, ero stanco, sporco e affamato, non ricordo in quale paese fossi, un bambino mi ha chiesto un soldo, con insistenza, mi seguiva, continuando ad insistere, ad un certo punto gli ho mollato uno scappellotto, ci è rimasto male, più io, il punto più basso della mia esistenza.

    2. emilyever 6 novembre 2023

      Stamattina voglio fare la cinica, perchè queste tue ultime righe mi hanno ricordato un episodio della mia vita che mi ha lasciato perplessa sulle mie reazioni. Era l'estate del 1988, l'interno della Turchia, in una di quelle stradine "bianche" indicate sulla carta come piste da rally, ma che ci avrebbero fatto risparmiare molti chilometri per raggiungere dal nord la Cappadocia. Ero al volante, attenta ad evitare buche, quando da entrambi i lati della strada, evidentemente nascosti prima dalle alte erbe (o coltivazioni) dei campi, sbucarono frotte di bambini, che si slanciarono contro l'auto, battendo sui vetri, guardandoci, scusate il termine, con ferocia, cercando addirittura di sdraiarsi sul cofano, e urlando:- Madam, madam, hascisc, hascic- (la merce che cercavano di venderci in tutto il viaggio). L'amico seduto accanto mi raccomandò subito di andare avanti piano ma non fermarmi, l'altra amica dietro, veramente spaventata, gridava:- Mettili sotto, mettili sotto.- Dopo pochi minuti li abbandonammo , restammo in silenzio fino all'arrivo in un paesino, dove alcune persone ci spiegarono che i bambini non si sarebbero avvicinati se avessero visto un uomo al volante, ma essendo io una donna, avevano capito che si trattava di turisti. Quel che ci dicemmo poi noi tre, è che per qualche secondo avevamo rivisto da protagonisti quel film spagnolo di fantascienza, del 1976, " Ma come si può uccidere un bambino?", in cui, davanti a quest'orda assassina di bambini, non ricordo più se colpiti da un virus o da cosa, i protagonisti adulti non avevano potuto fare altro che attaccarsi alla mitragliatrice.

      Ovviamente, nessun riferimento ai fatti odierni, per lo meno da parte mia, non so cosa invece cosa scatti nella mente dei soldati isaraeliani e di chi li comanda.

    1. LuxIgnis 6 novembre 2023

      Non conoscevo questo evento storico o pseudo storico.
      Qui la pagina di wikipedia che ne parla e sono molte le opere letterarie che si sono ispirate a esso..
      https://it.wikipedia.org/wiki/Crociata_dei_fanciulli

      Conoscevo e ho apprezzato molto il meraviglioso romanzo di Kurt Vonnegut Jr. dal titolo "mattatoio n°5 o la crociata dei bambini" che parla, tra una cosa e l'altra perché un romanzo di fantascienza, del bombardamento americano a Dresda nella 2° guerra mondiale.
      Ne è stato tratto anche un bel film se si riesce a trovare....
      P.S. Si trova...me lo rivedo presto.

    1. Jimbo 6 novembre 2023

      Bel richiamo ma è inverosimile purtroppo che i bimbi di Gaza siano figli di tutti noi.
      Una buona fetta ne farebbe fuori a milioni di bambini, anche in grembo, per il clima o qualche altra favola.
      Quasi tutti gli altri chiusi nella loro bolla vedono solo il proprio di pargoletto.
      Gli altri per loro non esistono. Non li odiano ma semplicemente non li vedono. Figuriamoci a Gaza.
      Non ne vogliono manco discutere.
      "Shh sta buono, non me ne parlare".
      Infine quelli che dispiaciuti per i bimbi restano comunque chiusi nella loro bolla imprecando giustamente contro i sionisti. Ma alla fine restano immobili.

    2. Sonia Milone 6 novembre 2023

      Siamo qui per farglieli vedere e non ce ne andremo finchè non li avranno visti

    1. CptHook 6 novembre 2023

      Grazie Sonia, l'ho già diffuso a tutti i miei contatti con preghiera di fare altrettanto.
      🙏

    2. Sonia Milone 6 novembre 2023

      Grazie!!!

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