DI THIERRY MEYSSAN
Reseau Voltaire
Un clan saudita dei Sudairi
è al centro dell'ondata controrivoluzionaria lanciata nel Vicino
Oriente per conto degli Stati Uniti. In una lunga analisi, suddivisa
in episodi pubblicati sul più importante quotidiano di lingua russa,
Thierry Meyssan inizia partendo da Damasco nel descrivere il quadro
generale delle contraddizioni che agitano questa regione.
In pochi mesi, tre governi filo-occidentali sono caduti nel mondo arabo: il parlamento ha rovesciato il governo di Saad Hariri in Libano, dopo di che i movimenti popolari avevano deposto Zine el-Abbidine di Ben Ali in Tunisia e arrestato Hosni Mubarak in Egitto.
Questi cambiamenti di regime sono stati accompagnati da manifestazioni contro il dominio statunitense e il sionismo. Hanno favorito politicamente l’Asse della Resistenza, costituito da Iran e Siria e da Hezbollah e Hamas.Per guidare la contro-rivoluzione in questa regione, Washington e Tel Aviv hanno fatto appello al loro sostegno più fidato: il clan dei Sudairi che interpreta più di ogni altro il dispotismo al servizio dell'imperialismo.
I Sudairi
Probabilmente non ne avete
mai sentito parlare, ma i Sudairi sono l'organizzazione politica più
ricca al mondo da decenni. I Sudairi sono formati dai cinquantatré
figli del re Ibn Saud, fondatore dell'Arabia Saudita, sette dei quali
sono stati generati dalla principessa Sudairi. Il loro capo era il re
Fahd, che governò dal 1982-2005. Non sono passati ancora sei anni dalla
sua morte. Il più anziano è il principe Sultan, ministro della Difesa
dal 1962, di 85 anni. Il più giovane è il Principe Ahmed, vice ministro
degli interni dal 1975, anni 71. Dagli anni '60, il loro clan ha organIizzato,
strutturato e finanziato i regimi fantoccio filo-occidentali del "Grande
Medio Oriente". Ora è necessario dare uno sguardo al passato.
L'Arabia Saudita è una figura giuridica creata dagli inglesi durante la Prima Guerra Mondiale per indebolire l'Impero Ottomano. Anche se Lawrence d'Arabia aveva ideato il concetto di "nazione araba", in realtà non era mai riuscito a fare di questi paesi delle nazioni, tanto meno un’unica Nazione. È stata ed è tuttora una proprietà privata dei Saud. Come è stato mostrato dall’inchiesta britannica sullo scandalo Al-Yamamah, all’inizio del XXI secolo non esistono conti bancari o bilanci del regno; ci sono solo i conti della famiglia reale che sono utilizzati per amministrare quello che è il loro dominio privato.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, dato che il Regno Unito non aveva più mezzi per sostenere il proprio imperialismo, questo territorio è passato sotto la sovranità degli Stati Uniti. Il presidente Franklin D. Roosevelt fece un accordo con re Ibn Saud: la sua famiglia avrebbe garantito la fornitura di petrolio agli Stati Uniti che, in cambio, avrebbero assicurato il sostegno militare necessario per mantenere i Saud al potere.
Questa alleanza è conosciuta con il nome di Accordo di Quincy, per essere stata negoziata sulla nave che aveva lo stesso nome. Si tratta di un accordo, non un trattato, perché non si lega due stati, ma uno stato e una famiglia.

L’Accordo di Quincy che lega gli Stati Uniti alla famiglia dei Saud
Ma visto che il re fondatore, Ibn Saud, aveva 32 mogli e 53 figli, non tardano ad emergere le rivalità tra i potenziali successori gravi. E allora è stato così deciso che la corona non si sarebbe trasmessa di padre in figlio, ma di fratellastro in fratellastro.
Cinque figli di Ibn Saud sono già saliti al trono. L'attuale re, Abdullah I, 87 anni, è un uomo di larghe vedute, anche se del tutto scollegato dalla realtà contemporanea. Consapevole del fatto che l'attuale sistema dinastico andrà a perdersi, egli vuole riformare le regole di successione. Il sovrano sarà quindi nominato dal Consiglio del Regno, ossia dai rappresentanti dei vari rami della famiglia reale, e potrebbe anche essere una generazione più giovane.
Questa idea saggia non ha soddisfatto
i Sudairi. Infatti, tenuto conto delle diverse rinunce al trono per
motivi di salute o di sibaritismo, i tre prossimi candidati appartengono
al clan: il principe Sultan già nominato ministro degli Interni di
85 anni, il principe Naif, ministro degli Interni di anni 78 e il principe
Salman, governatore di Riyadh, anni 75. Se si dovesse applicare la nuova
regola dinastica, tutto ciò andrebbe a loro svantaggio.
Resta quindi inteso che i Sudairi,
a cui non è mai andato troppo a genio il loro fratellastro, sono ora
giunti a odiare proprio il re Abdullah. Capiamo quindi il motivo che
li ha spinti a mettere tutte le loro forze nella battaglia che si sta
combattendo.

Il Principe Bandar e suo «fratello» George W. Bush
dana74 16 maggio 2011
si studierà mai la storia e l'attualità a scuola con questa dovizia di particolari ed accuratezza di indagine? tristemente conosciamo la rispsosta