La carne in questione

La carne in questione

DI GEORGE MONBIOT

monbiot.com

Allevare animali è insostenibile come estrarre carbone.

Cosa penseranno le future generazioni, guardando indietro alla nostra epoca, vedendo le sue mostruosità?

Pensiamo alla schiavitù, alla sottomissione delle donne, alle torture legalizzate, all’assassinio degli eretici, alle conquiste e ai genocidi imperiali, alla prima guerra mondiale e all’ascesa del fascismo, e ci chiediamo come quelle persone non si accorgessero degli orrori che commettevano. Quale pazzia odierna farà ribrezzo ai nostri discendenti?
Ce ne sono molte tra cui poter scegliere. Ma una di queste, credo, è l’incarcerazione di massa degli animali per permetterci di mangiare le loro carni, o uova, o bere il loro latte.
Nello stesso momento in cui ci definiamo animalisti, ed elargiamo gentilezze ai nostri cani e ai nostri gatti, infliggiamo brutali deprivazioni a miliardi di animali, che hanno la capacità di soffrire esattamente allo stesso modo. L’ipocrisia è talmente evidente che le future generazioni si meraviglieranno di come non siamo stati in grado di rendercene conto.

Il cambiamento avverrà con l’avvento di carne artificiale economica. I cambiamenti tecnologici hanno spesso aiutato a catalizzare i cambiamenti etici. L’accordo di 300 milioni di dollari firmato dalla Cina lo scorso mese per comprare carne cresciuta in laboratorio, segna l’inizio della fine dell’allevamento dei capi di bestiame. Ma non accadrà velocemente: grandi sofferenze continueranno per molti anni.

Quindi la risposta, quella data da chef famosi e food-blogger, è quella di allevare gli animali all’aperto: mangiare manzi o agnelli ruspanti, non porci da batteria. Ma tutto quello che ne consegue è cambiare da un disastro – la crudeltà di massa – a un altro: la distruzione di massa.

Quasi tutte le modalità di allevamento provocano danni ambientali, ma nessuna più di quella all’aperto. La ragione è l’inefficienza. Il pascolo non solo è abbastanza inefficiente, ma è stupendamente dispendioso. Quasi due parti della superficie terrestre è utilizzata per la coltura del foraggio, ma gli animali alimentati interamente nei pascoli producono solo 1 grammo degli 81 grammi di proteine consumati al giorno da una persona.

Uno studio pubblicato su Science of the Total Environment afferma che “la produzione dei capi di bestiame è l’unico grande motivo della perdita di habitat”. I pascoli sono un sistema automatico in piena regola per la distruzione ecologica: serve solo lasciar liberi gli animali di pascolare e loro faranno il resto, mangiucchiando piantine di alberi, semplificando ecosistemi complessi. I pastori aiutano questo assalto macellando i grandi predatori.

In Inghilterra, per esempio, le pecore forniscono, in termini di calorie, intorno all’1% della nostra dieta. Tuttora occupano circa 4 milioni di ettari negli altipiani. Equivale più o meno a tutta la terra coltivata in questo paese, e a più del doppio degli spazi edificati (1,7 milioni di ettari). Il ricco complesso delle foreste pluviali che una volta ricopriva le nostre colline è stato cancellato, la natura selvaggia ridotta a una manciata di specie coraggiose. Il danno prodotto è molto più elevato della quantità di carne prodotta.
Rimpiazzare la carne con la soia nella nostra dieta, riduce meravigliosamente la quantità di terra richiesta per un chilo di proteine: del 70% nel caso di polli, dell’89% nel caso del maiale e del 97% nel caso della manzo. Uno studio suggerisce che se cambiassimo tutti la nostra dieta in una vegetale, 15 milioni di ettari di terra nel Regno Unito attualmente usati per l’allevamento potrebbero tornare al loro stato naturale. In questa alternativa, questo paese potrebbe nutrire 200 milioni di persone. La fine dell’allevamento di animali sarebbe la salvezza della natura selvaggia mondiale, delle nostre meraviglie naturali e dei magnifici habitat.

Comprensibilmente, gli allevatori hanno obiettato contro questi dati di fatto, usando un argomento ingegnoso. L’allevamento di bestiame, sostengono, può eliminare il carbonio dall’atmosfera e conservarlo nel terreno, riducendo o addirittura invertendo il riscaldamento globale. In un discorso TED visto da 4 milioni di persone, il proprietario di ranch Allan Savory sostiene che il suo approccio “olistico” all’allevamento potrebbe assorbire abbastanza carbonio da far tornare l’atmosfera a livelli pre-industriali. La sua incapacità, quando l’ho incontrato, di sostanziare le sue tesi, non ha per nulla intaccato la loro popolarità.

Affermazioni simili sono state fatte anche da Graham Harvey, l’agricoltore redattore esecutivo della serie BBC The Archers - afferma che le praterie degli Stati Uniti potrebbero assorbire tutto il carbonio “che è finito nell’atmosfera dall’epoca dell’industrializzazione” – e amplificate dalla campagna ‘Campaign to Protect Rural England'. Le organizzazioni di allevatori di tutto il mondo adesso promuovono con ardore questa visione.

Un report pubblicato questa settimana da Food Climate Research Network chiamato Grazed and Confused, mira a rispondere alla domanda: può l’allevamento all’aperto causare una netta diminuzione dei gas serra? Gli autori ci hanno messo due anni per indagare sulla questione. Hanno citato 300 fonti. La loro risposta è inequivocabile. No.
E’ vero, affermano, che alcune alternative di allevamento sono migliori di altre. Sotto certi aspetti, le piante nate nei pascoli accumuleranno carbonio nel terreno, attraverso l’espansione del proprio sistema di radici e il tappeto di fogliame intorno. Ma affermano che persone come Savory e Harvey sono “pericolosamente ingannevoli”. Le evidenze sull’accumulo di carbonio supportate nei loro presunti sistemi speciali di allevamento (variamente descritti come “olistici”, “rigenerativi” o “adattabili”) sono deboli e contraddittorie, e suggeriscono che se proprio c’è un effetto, è minimo.

Al massimo si potrebbero ridurre dal 20 al 60% le emissioni di gas serra che l’allevamento produce. Ma anche questo dato potrebbe essere sovrastimato; un saggio pubblicato questa settimana dal giornale Carbon Balance and Management suggerisce che la quantità di metano (un potente gas serra) che gli animali d’allevamento producono è stata sottostimata. In entrambi i casi, la riduzione di carbonio nei pascoli non può compensare gli impatti degli animali sul clima; esclusi quelli dell’industrializzazione. Mi piacerebbe che il team di TED postasse un avviso sui video di Allan Savory, prima che molta altra gente venga ingannata.

Mentre snoccioliamo le ultime affermazioni, rimane da affrontare un fatto scomodo: allevare animali sembra incompatibile con l’idea di un futuro sostenibile per gli esseri umani e per altre specie, così come lo è estrarre il carbone.

Quella vasta distesa di pascoli, da cui otteniamo così poco ad un prezzo ambientale così alto, sarebbe meglio usarla per rinselvatichire: il ripristino di massa della natura. Non solo perché questo aiuterebbe a rovesciare il catastrofico declino degli habitat e della diversità e dell’abbondanza di habitat, ma le foreste, le paludi e le savane assorbirebbero molto più carbone anche della più sofisticata tecnica di allevamento.

La fine dell’allevamento di animali potrebbe essere difficile da digerire. Ma siamo una specie resiliente e adattabile. Abbiamo attraversato una serie di cambiamenti incredibili: l’adozione del sedentarismo, dell’agricoltura, delle città, delle industrie.

Adesso è tempo di una nuova rivoluzione, quasi profonda come quelle di altri grandi cambiamenti: lo switch ad una dieta vegetale. La tecnologia è – dipendentemente da quanto vuoi alimenti simili alla carne (il Quorn mi sembra abbastanza indistinguibile dal pollo o dal macinato) – o arrivata o proprio dietro l’angolo. Lo switch etico sta già avvenendo: anche oggi, ci sono mezzo milioni di vegani nel paese del roast beefs. E’ tempo di abbandonare le scuse, i falsi miti e le false comodità. E’ tempo di guardare le nostre scelte morali come lo faranno i nostri discendenti.

George Monbiot

Fonte: www.monbiot.com

Link: http://www.monbiot.com/2017/10/06/the-meat-of-the-matter/

6.10.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GEA CAVOLI

Commenti (252)

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Mostra commenti 74 caricati
    1. Annalisa Rossi 22 ottobre 2017

      Io non digerisco le verdure, specialmente crude. Ed i legumi. Medici tradizionali ed omeopati mi hanno più volte raccomandato di limitare il loro consumo che non tollero. Volendo comunque mangiare questi cibi, che tra l'altro mi piacciono, li preparo per pranzo e raramente per cena, per non rischiare notti insonni. Sin da bambina mangiavo senza problemi la carne. Rossa e cruda, condita solo con olio e limone. Soffrivo di una strana forma di anemia, globuli rossi irregolari per forma e colore, oltre che complessivamente pochi. Ho eliminato quasi totalmente latte e derivati, senza problemi. E sto riducendo gli alimenti contenenti zucchero e glutine. Ma non posso non mangiare la carne, che mi permette di dormire bene, avere energia, stare in salute. Piccola nota: mia madre, vegetariana, morì di cancro allo stomaco. Seconda piccola nota: mio padre, onnivoro-carnivoro, compirà a breve novant'anni con salute di ferro e cervello da adolescente. Terza piccola nota: mio figlio come quasi tutti i bambini (al contrario di quanto su un commento sostiene un vegano, si informasse dalle mamme) non ha mai sopportato le verdure. Vive di proteine animali, ha 27 anni ed è sano come un pesce. Ogni tanto mal di stomaco: quando con gli amici mangia la pizza. Siamo tutti diversi? Chissà, magari è così. Nota aggiuntiva: sostenere che il mondo starebbe benissimo con 15 miliardi di vegani a riempire ogni spazio con la loro presenza certo non indolore (anche i vegani respirano, vivono in case, costruiscono luoghi di lavoro e svago, si muovono e spostano beni e merci...) credo sia alquanto azzardato. Come ritenere che la verdura vada bene per tutti. E' pur vero che una "non aggressiva" vegana un giorno mi disse, parlando di un bambino figlio di amici affetto di una grave forma allergica che gli consentiva di mangiare solo carne di abbacchio, che il tal bimbo doveva essere lasciato morire in quanto tale allergia era evidentemente una risposta del suo karma ad una cattivissima vita precedente. E che solo morendo avrebbe espiato. Ma non voglio generalizzare: i matti mangiano cose diversissime...

    1. DisadAzione 19 ottobre 2017

      Solito discorso ..siamo troppi? ..forse si, o almeno lo siamo per mangiare una bistecca a testa, anche perché bisognerebbe poterla mangiare tutti e 7,575,322,939.
      7 miliardi di bistecche ..che messe tutte in fila coprirebbero la distanza di 1.4 milioni di km, casualmente la stessa che ci separa dal sole ..in un folle BBQ galattico.
      C'è da dire anche che da buon frugifero-onnivoro ..mi nutro con piacere di ogni cosa la natura abbia reso edibile dai pomodori alle salsicce crude ..i primi me li coltivo nell'orto, le seconde invece andiamo a casa del contadino, macelliamo insieme a lui un maiale "vero" ..e le prepariamo come piacciono a noi, 1/3 carni pregiate 1/3 ritagli 1/3 grasso scelto, pepe, poco aglio e poco sale.
      Semplicemente così.. come si è sempre fatto dalle mie parti nelle ultime 12000 generazioni. Non vedo cosa ci sia di cosi poco sostenibile ..se non il giusto denaro che do al contadino in cambio di cibo.
      "E’ tempo di guardare le nostre scelte morali come lo faranno i nostri discendenti" Giusto.
      Smettiamo quindi di usare la Grande Distribuzione per nutrirci ..e facciamo tutti un passo in dietro. Costa soldi, fatica e rinunce? ..un smartfon o un vestito in meno, in cambio di cibo sostenibile e di qualità non mi sembra un pessimo scambio.
      Questione di scelte direi ..più che di carne.

    1. zeppelin 19 ottobre 2017

      "Il cambiamento avverrà con l’avvento di carne artificiale economica."

      AAAAARRRRGGGHHHH!!!!

    2. Gino2 20 ottobre 2017

      ma no. sono gia pronti prodotti a base di "proteine", generico.
      Saranno poi insetti tritati.
      Questo è già il presente.

      Non ho nulla contro le proteine degli insetti. Non vedo perchè una vacca o un gambero si, una cavalletta o una blatta no.

      Il discorso sarà però sempre che i ricchi avranno le bistecche e i poveri barrette proteiche a base di ogni cosa che si muove.

    3. ignorans 20 ottobre 2017

      E quindi? I soldi e le bistecche fanno la felicità?

    4. Gino2 20 ottobre 2017

      non ho capito la domanda riferita al mio commento........... O_o

    5. ignorans 20 ottobre 2017

      Perché condanni i poveri all'infelicita? A una vita sfigata?

    6. Gino2 20 ottobre 2017

      Uh?
      Faccio una semplice constatazione.
      I ricchi hanno molto più frequentemente accesso a "roba" di qualità superiore perché possono permetterselo.
      Cosa ci trovi di strano?

      Le barrette di "generiche proteine animali" sono cibo a basso costo quindi destinato alle masse povere.

    7. ignorans 20 ottobre 2017

      Quindi per te i soldi e le bistecche sono la chiave della felicità

    8. Gino2 20 ottobre 2017

      Ignorans, perdonami, poi mi scoccio e divento sgarbato:
      Ma dove l'hai letta questa "relazione"?
      Non ho parlato di felicità.

      Se hai in mente qualcosa, dilla, stè specie di mezze frasette/domande sono senza senso.

    9. ignorans 20 ottobre 2017

      Può il povero essere felice?

    10. Gino2 20 ottobre 2017

      Senza rendertene conto sei tu che stai facendo questa relazione.
      Se sei onesto con te stesso ti farai delle domande in merito.

      Se me lo chiedi per sapere la mia opinione ti dico che dal mio punto di vista non c'è affatto relazione tra le due cose.
      Sono però consapevole che (con ogni probabilità) la maggioranza della gente fa fatica a staccare queste due cose.
      Quindi la domanda è più complessa di ciò che sembra.
      Dovrei approfondire perciò, dicendo che: Si. Il povero può essere felice, perchè ritengo che la felicità non sia legata alla "proprietà materiale", purtuttavia, molto spesso non lo è.

    11. Gino2 20 ottobre 2017

      Devo però aggiungere un P.S.:
      Togliendo di mezzo la "felicità", concetto attorno a cui girano troppi luoghi comuni, giudizi superficiali e banalità, per essere usato a meno di usare molta cautela, il "ricco" ha, se vuole, accesso a condizioni materiali migliori, come cibo di qualità, cure mediche, comodità materiali etc.

      (non vedo cmq, come questo c'entri con il discorso "carne/vegan".

    12. ignorans 20 ottobre 2017

      Non lo vedi? Allora sei cieco. Solo se "il povero" ribalta le concezioni, i luoghi comuni in cui tu lo hai infilato, ha una possibilità. Solo mandando a quel paese la bistecca ed evitando di credere a quello in cui credi tu.....

    13. Gino2 20 ottobre 2017

      Ma di quali luoghi comuni parli?
      In cosa credo io?

    14. ignorans 20 ottobre 2017

      Che i ricchi abbiano delle chances in più

    15. Gino2 20 ottobre 2017

      me te sei fumato qualcosa?
      stai bevendo grappa invecchiata?
      Hai dormito poco?

      Per quale motivo trasformi a tuo piacimento quello che scrivo per poi ribattere?
      Cos'è? Il nuovo sport del forum?

      mi auto cito se non fosse chiaro : il "ricco" ha, se vuole, accesso a condizioni materiali migliori, come cibo di qualità, cure mediche, comodità materiali etc."

      Dove sta il luogo comune?
      Di quali "chances" parli?

      Però davvero arrivare a sti livelli è fastidioso oltre che inuitile e stupido.

      So cosa vorresti fare e dire.
      Gia ti ho capito al primo messaggino.
      Ci hai provato con la "felicità".
      Ora parli di "chances".... Bravo...vediamo cosa tiri fuori dopo....

    1. Luca R 19 ottobre 2017

      Ottimo articolo, dieta vegana adatta agli atleti.. con integratori!
      www.liberoquotidino.it/news/salute/13266033/dieta-vegana-e-sport-agonistico-attenti-alle-carenze-nutrizionali.html

    1. marcorda 18 ottobre 2017

      Ma non vi rendete conto che queste diatribe vegani contro onnivori e viceversa, sono funzionali al sistema che ci vuole divisi in fazioni, in un mondo duale (o bianco o nero). Il "Divide et impera" é applicato sistematicamente a tutti i livelli che siano razze, religioni, squadre di calcio o alimentazione. Che cosa vuol dire VEGANO o ONNIVORO? Milioni di persone si possono racchiudere in 2 uniche categorie? Io personalmente ho un'alimentazione vegetariana ma non mi sento di appartenere a nessuna categoria. Ascolto il mio corpo e cerco di capire cosa fa bene o no per lui, senza preconcetti o ideologismi. Io sono un individuo unico con la mia consapevolezza, una piccola particella che fa parte di un tutt'uno (chiamatelo Dio, Universo, Ologramma o come volete). Credo che l'alimentazione sia una questione molto personale. Cio che fa bene a me puó far male ad un'altro. Dipende da tanti fattori inclusi il proprio livello di conoscenza e consapevolezza.

    2. Gino2 20 ottobre 2017

      Infatti il discorso non dovrebbe essere affatto vegano o carnivoro, solita diatriba mediatica per dividere l'opinione pubblica mentre il problema è un altro, ovvero il modello di allevamento degli animali e lo stile di vita.
      Cose che NON COMPETONO AL POPOLO ma al potere che ci frega sempre a causa degli stupidi che si fanno ingabbiare litigando come all'asilo vegano vs carnivoro.

      Lo stile di vita è IMPOSTO. (si ok, qualcuno dirà di no, gli rispondo di svegliarsi che se non se ne rende conto allora vuol dire che lo subisce ancora di piu)

      Gli allevamenti sempre piu intensivi sempre piu grossi sempre piu in mano alle corporation. (soldi tanti soldi)

      Il resto, come sempre, sono diatribe per sempliciotti.

      Il vegano/vegetariano che con la sua "scelta consapevole" (ahahah) (o forse indotta?) crede cambierà il mondo, mi fa tenerezza.

    1. TdP 18 ottobre 2017

      Mi sembra di capire..leggendo i post..che ormai nessuna teoria ..scienza o consuetudine..può dirsi esente da critiche o sberleffi..e come tale giudicata..come un'inutile massa di cazzate o sproloqui di dubbia origine..tale da non prendersi neppure in considerazione..

      L'unica soluzione..che è quella da me compresa molti anni addietro..è quella di verificare di persona le virtù dei cibi..in modo che ..usando il metodo scientifico del vedere che cosa succede..potremo finalmente dare un giudizio sereno e veritiero sulla faccenda..

      In fin dei conti.. se i gatti e le scimmie sanno mangiare quello che gli conviene..potremo farlo anche noi..che alla fine siamo anche animali..

      Con queste premesse indaghiamo i cibi e le diete..e poi potremo parlare a ragion veduta sicuri di essere nel giusto..in quanto sostenuti dal metodo empirico e sperimentale...che se un cibo un cibo o una dieta ci fa stare male..nessuno scienziato potrà smentirci..in quanto si basa su un'evidenza immediata e quindi indubitabile...

    2. Nat 18 ottobre 2017

      Ma sì. In definitiva chi ha negato che troppa carne faccia male?
      Chi ha negato le storture e gli effetti negativi derivanti dagli attuali
      sistemi di produzione (agricoltura ed allevamento)? Certo che serve buonsenso, come si dice “poco di tutto”. Il fatto è che ci sono questi fedayn dell’alimentazione
      che oltre ad assumere atteggiamenti intolleranti e simil-religiosi non
      capiscono che il problema dell’alimentazione e quindi della produzione di beni
      alimentari è legata a quello della sovrappopolazione. E se glielo fai notare sei
      un drogato ( di carne), fascista e xenofobo, a volte pure misogino. :)

      La verità la posseggono solo loro. Loro non sono specisti, razzisti ed intolleranti. Loro vogliono il bene dell’umanità, sono tolleranti, equi e solidali… Poi però condannano e stigmatizzano chiunque non approvi in blocco la loro "filosofia" di vita. Non accettano confronto e spesso fanno uso della violenza. Voglio dire, è palese che siano stati condizionati ed addomesticati a dovere. Non per niente questo movimento ha assunto gli stessi tratti del femminismo. Purtroppo la loro logica binaria non gli permette di andare oltre i dettami di quel marketing (propaganda) che tanto condannano.

      Poi ci sono quelli ancor più avanti che ti dicono che il cibo del futuro sono gli insetti. E’ la neocultura o cultura del progresso. siamo fottuti. :)

    1. An 19th century man 18 ottobre 2017

      La questione della carne che per essere prodotta brucia risorse è sacrosanta, ma il tipo non mi pare in buona fede per eccesso di reductio ad Hitlerum.

    1. Filippo Gregoretti 18 ottobre 2017

      Sono l'unico che non sopporta Monbiot? E sono pure vegano...

    1. Enzo 18 ottobre 2017

      L'allevamento degli animali può benissimo essere fatto al pascolo nei boschi, o nei frutteti biologici osservando comunque il periodo di carenza dei fitofarmaci.Nei boschi l'allevamento degli animali manterrebbe bassa l'erba impedendo gli incendi.Dove i terreni sono ripidi o superficiali o il clima è sfavorevole la soluzione migliore è il bosco coltivato con gli animali sotto che lo puliscono.Ovviamente bisogna immettere gli animali quando il bosco è un poco cresciuto.Per i terreni molto ripidi o lontani il bosco può essere seminato con l'elicottero

    1. Tip Tap 18 ottobre 2017

      Finiremo a mangiar crocchette come disse il buon Balasso.....

    1. Pyter 17 ottobre 2017

      Questa volta sono dalla parte dei vegani.
      Se non li avessimo allevati, i maiali si sarebbero estinti.
      E senza maiali non sarebbe potuto nascere il porcellum.

    2. Tizio.8020 18 ottobre 2017

      "Allevati" ?

      Forse volevi dire "votati" ????

    1. Mechano 17 ottobre 2017

      7 miliardi di persone entrerebbero nel solo Stato del Texas con densità di 10.000 abitanti kmq, nell'isola di Manhattan ci vivono con densità di 18.000 per kmq, quindi quasi il doppio.

      Il problema demografico è una falsa percezione delle dimensioni del pianeta.
      Il problema è come hai scritto del consumo, cioè 1/4 di mondo vuole continuare a riempire il carrello e soprattutto la casa di prodotti inutili.

      Inoltre chi fa tanti figli non lo fa per stupidità, al contrario anzi, è l'istinto di sopravvivenza che porta a fare molti figli per avere la speranza che qualcuno sopravviva.
      Se popolazioni povere fanno molti figli la colpa è di quelle ricche che le mantengono povere derubandole.

      Popolazioni povere che vengono aiutate e istruite smettono di fare così tanti figli.

      Il sistema si regolerebbe da solo se anche gli altri popoli avessero uno stato sociale, cultura e indice di sopravvivenza come il nostro.

      Nel pianeta tutti i sistemi si regolano da soli, se si lascia fare alla natura.
      Nel sistema umano è la falla, che per profitto di una ideologia quella mercatista e neoliberista ha creato il problema.

      ALEXANDER DUGIN: L’ULTRALIBERISMO GLOBALISTA È CONTRO LA NATURA UMANA E A FAVORE DELLA SUA TOTALE DISTRUZIONE!

      https://www.controinformazione.info/page/4/

    2. Holodoc 17 ottobre 2017

      A certo, una città grande come il Texas, cemento e asfalto fino all'orizzonte senza mai vedere una collina verde... 15 miliardi di persone che mangiano quinoa e soia... mi alletta proprio questo futuro!

    3. Mechano 18 ottobre 2017

      Cemento e asfalto all'orizzonte?
      Ma quanto siete scimuniti?
      Ma quanti ritardati mentali ci sono dietro alle tastiere che scrivono su Internet?

      È un esempio, che spiega la proporzione tra lo spazio sul pianeta e la popolazione.
      In Australia come in Africa o Sud America puoi attraversare aree grandi quasi quanto l'Europa senza incontrare altri esseri umani.

      Nessuno si è mai messo davanti ad un planisfero e capire la geografia e le proporzioni spaziali...
      Ma tutti a parlare di sovraffollamento.

      Poi con questi scimuniti ci parli e ti rendi conto che al mercato gli fanno schifo i neri e scansano gli slavi... E allora capisci tutto.
      Omofobia, disturbo antisociale, chiusura mentale e paura dell'altro.
      Per cui il pianeta è troppo affollato. E sarebbero pure contenti di votare per qualche psicopatico pronto a sterilizzare e fare campagne di riduzione della popolazione.

      La maggior parte dei popoli di questo pianeta sono bellissimi, parlo anche dei vari masai, watussi, buriati, cambogiani, toltechi, nativi americani, ecc.
      E tutti con tradizioni e conoscenze sull'uomo e il rapporto con la natura che i coglionazzi di occidentali intossicati non abbiamo più da qualche generazione.

      Ma tutti gli scimuniti continuano ad affermare che siamo troppi, e dobbiamo eliminarne almeno la metà.
      Si spazziamo via intere civiltà e tradizioni così stiamo più larghi e al mercato i neri puzzoni ci stanno lontani.

    4. WM 18 ottobre 2017

      Occhio con gli epiteti, stai esagerando.

    1. GioCo 17 ottobre 2017

      [cito]
      Ma una di queste, credo, è l’incarcerazione di massa ...
      [fine citazione]

      Se Monbiot si fosse fermato avrebbe scritto un articolo significativo. Per una volta avrei letto di qualcuno che si occupa degli umani anche in funzione delle bestie e non delle bestie per rinnovare uno dei tanti capi di accusa verso gli umani. Nessuno fa niente per niente, un Leone non ti lecca se ha fame e un uomo non può provare pietà per gli animali che alleva dato che lo fa praticamente da quanto è comparso sulla terra o giù di lì ... a meno che non vogliamo ricordare la ciaccia ... solo diversamente spietata.
      Voglio dire, non esiste nessun comportamento senza motivo, esiste un motivo per ogni comportamento, animale o umano che sia. Accusare significa affermare che non si conosce un motivo per quel comportamento (umano) e di conseguenza si condanna per causa della propria ignoranza (principalmente). Questo non significa giustificare l'allevamento e lo sfruttamento, men che meno quello intesivo. Ma guardiamo in faccia la realtà, gli animali da allevamento sono tali UNICAMENTE perché allevati dall'Uomo. Nella selva quegli animali lì sono semplice pasto per altre bestie. Allora il problema è per Monbiot la "sostenibilità" di un allevamento, che equivale a dire: "annulliamo la bestia allevata perché non ci serve". Direi un tantino (ma giusto un pochetto, ne?) più orribilmente tetra come prospettiva per la "popolazione delle bestie". Un allevamento invece dove il rapporto conserva il patto originale sarebbe più coerente: sfruttamento in cambio di protezione e un ambiente favorevole. Che poi è il patto che l'Uomo ha rivolto a se stesso in varie forme, l'ultima: lavoro (=schiavitù moderna) in cambio di wellfare (=benessere). Peccato che è complicato offire tale patto a oltre 7miliardi di individui tra cui vecchi, disabili, donne e bambini ... e altre categorie varie più "fragili".

      Ma vedere la questione dal buco della serratura dello sfruttamento zootecnico, è come avere ridotto il cervello al dogma scientista che la verità e un prodotto "unico" della scienza. Che poi è smentito dalla stessa ricerca, dato che il primo assunto è che qualsiasi ricerca non porta verso nessuna "certezza".
      Noi dovremmo in verità capire come quello che vediamo nell'allevamento intensivo è un semplice riflesso di un auto-condanna che abbiamo imposto a noi stessi per primi e che ogni volta che ci condanniamo, non facciamo che reiterare e irrobustire l'idea che sia giusto essere condannati. Ma un condannato che sa di essere condannato e che gestisce un animale non può gestirlo meglio di come è trattato lui stesso. No?

    2. Tonki 17 ottobre 2017

      Senz'altro vero. Ma allo stesso tempo allora, l'allevamento intensivo e la sua critica, è uno specchio per vedere quello che non vogliamo vedere di noi, o che non riusciamo più a vedere. E allora accettarlo acriticamente, è accettare l'uomo contemporaneo, il sistema nel quale è inserito e la vita che fa.

    1. Tonki 17 ottobre 2017

      Comunque ragazzi, è abbastanza oggettivo che è incivile e inumano rinchiudere milioni di animali, farli vivere di merda, e poi ucciderli e mangiarli.
      Ed è probabile che nel tempo, più avanti, sorgesse mai una civiltà, verrà ricordato come una pratica brutale, come la schiavitù, la tortura, la sottomissione delle donne e così via. Non capisco perché vi offendete.

      Io mangio carne, ma sono consapevole di farlo per mancanza di sensibilità, tornaconto, e per una mentalità ancora primitiva, come la poteva avere uno schiavista qualche secolo fa, o un marito padrone cento anni fa. Tanta gente si offende, ma chi mangia carne non fa una scelta, è semplicemente priva di empatia e non comprende il gesto che fa. Perché offendersi se qualcuno celo fa notare? E' vero.
      E' come il neoliberismo, che avete citato qua e là.. Mica si offende Soros se gli dite che è un criminale per aver affondato la lira o la sterlina. Vi risponderà che poteva farlo, e che non ha alcuna empatia né responsabilità verso il prossimo che lo abbia frenato dal farlo. E perché mai pensate che mangiamo carne?

    1. Mechano 17 ottobre 2017

      Lo zucchero aumenta l'acidità. Le sue ceneri dopo la combustione sono acidificanti.
      Inoltre lo zucchero raffinato essendo stato spogliati di tutti gli enzimi e le vitamine drena l'organismo di molti nutrienti. Come fa il cloruro di sodio puro ossia il sale raffinato. E le farine raffinate.

      In chimica qualsiasi molecola ridotta alla sua forma pura, tende a creare legami anche forti con le molecole ad essa compatibili a livello elettronico. E quindi quando l'eccesso viene eliminato si porta via tramite gli organi emuntori molte molecole di elementi che invece servivano all'organismo.

      Non a caso il fruttosio della frutta è tossico se assunto da solo e in grandi quantità, ma non lo è se assunto con tutto il frutto, perché nel frutto è legato ad altre molecole che ne annullano la tossicità.

      Sono le basi della chimica e della biologia, si studiano alle medie. Eppure tu non sembri saperne nulla.

    2. Huber 17 ottobre 2017

      Ti ho detto che aggiungono lo zucchero (e tanto altro come ben sai per esperienza diretta) per modificare il sapore della carne perché di bassissima qualità ...che lo zucchero sia un alimento acidificante quando bruciato (cucinato) o metabolizzato sono d'accordo, però se la salsa è acida per qualche motivo , la nonnina ci aggiunge lo zucchero e fa la magia... anche il limone è acido quando lo mangi, ma poi metabolizzato diventa alcalinizzante , sto sbagliando?
      È evidente che mi riferivo al gusto credo... Io la chimica l'ho sempre odiata, però osservo la natura e grazie a questo ho paura degli allevamenti intensivi che in 24-25 giorni ti pompano un pollo di 2 kg e lo vendono a 5 € l'uno ... e anche , di più, delle colture intensive e della cicoria che in 2 settimane da piantina appena spuntata diventa come due dei miei pugni...Un piccolo trucco: se la carne mentre la cucini si stringe diventando la metà è merda...Se l'acqua in cui cucini le cicorie diventa verde pastello le cicorie sono merda...Se invece il cibo te lo fai cucinare da altri ... assaporando si capisce ovviamente tutto quanto, però devi avere un metro di misura giusto...
      Tu hai mai mangiato un cavolo verza coltivato in maniera naturale ? Cosi da poter capire veramente quello che mangi? Penso che se sei un amante degli ortaggi come dici di essere mangiandone uno potresti avere un orgasmo...che non avrai mai con la merda che vendono al mercato figurati nei supermercati ...E penso che abitando in città ti debba spostare un pó prima di trovare un coltivatore diretto che conosci bene ,che fa un'agricoltura giusta, etica e sana , e questo lo fai solo se te lo puoi permettere...
      No no, la chimica la odio e non mi interessa, preferisco riconoscere le erbe spontanee e mangiarle facendo una misticanza o saper crescere un coniglio per 4-5 mesi saperlo macellare e cucinare o raccogliere a settembre le monicelle (ottima carne, magra e molto proteica) che escono dal terreno quando piove ... secondo me non si tratta solo di mangiare bene e sano, si tratta di vivere il cibo nel modo giusto , troppo facile ed enormemente svantaggioso andare alla Coop di turno, il cibo te lo devi sudare, solo così lo apprezzi...La natura non è compassionevole con nessuno, se in qualche modo non vali, non servi a nulla ti fa morire così diventi letame, noi uomini invece dobbiamo sempre avere la presunzione di sapere quello che è giusto per lei

    1. Vamos a la Muerte 17 ottobre 2017

      "La fine dell’allevamento di animali potrebbe essere difficile da digerire. Ma siamo una specie resiliente e adattabile": appunto perché siamo una specie adattabile l'uomo si adatterà quando proprio non potrà farne a meno.
      Forse un giorno l'uomo non mangerà più carne ma, penso, inizierà a farlo solamente quando sarà "costretto" dall'Evidenza (se mai arriverà a essere palese una tale Evidenza) non prima.

    1. TdP 17 ottobre 2017

      Neanche i monaci buddisti in Tibet sono vegani..e la ragione è presto detta..
      L'organismo si deve regolare in relazione all'attività e alla temperatura esterna..
      La dieta vegana è povera di grassi e di vitamine che aiutano a bruciare i cibi vegetali..e in caso di condizioni meteo avverse ..fallisce miseramente e porta il fisico alla morte..

      Può andar bene come dieta disintossicante..per brevi periodi..o in climi caldi..dove il Sole supplisce alle carenze..ma non indefinitivamente..

      Il risultato che ne esce se la si continua è vivere male..come un aereo che può volare anche senza un motore..ma arranca..

      Dieta vegana con qualche tuorlo d'uovo può andare..ma in climi ottimali..altrimenti andiamo poco lontano..
      Basta verificare di persona .. ridurre il riscaldamento e avere la sincerità di capire che viviamo male se la si fa..
      Evidenza questa che difetta in chi ha il pregiudizio morale..che non arretra di fronte a nulla ..neppure al buonsenso..

    2. Mechano 17 ottobre 2017

      Allora lo ripeto anche a te.
      I 70.000 membri scientifici della Academy of Nutrition and Dietetics americana non sono d'accordo con te e dopo 40 anni di studi hanno decretato che hai torto.

      Tu chi sei per contraddirli?
      E per inteso, i monaci buddisti zen sono vegani. Compresi i monaci Shao Lin ai quali forza e velocità non manca.

      "È posizione dell'Academy of Nutrition and Dietetics che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, nutrizionalmente adeguate e possono apportare benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Queste diete sono adatte in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusi la gravidanza, l'allattamento, la prima e la seconda infanzia, l'adolescenza, l'età adulta, per gli anziani e per gli atleti."

    3. Tiresia Branding 17 ottobre 2017

      Budda è morto di vecchiaia dopo avere mangiato uno spezzatino... fai un po te. In tibet il burro di yak lo mettono pure dentro il te. E chi sono sti settantamila che contraddicono centinaia di migliaia di anni di dieta onnivora che ci hanno portato ad esistere ancora oggi? Mandiamo gli esquimesi all'inferno, sono un anomalia intollerabile... giusto? Come si permettono di sopravvivere di sola carne e pesce? Non lo sanno che 70000 ignoranti che fanno finta di sapere tutto hanno deciso che non è possibile?
      Poveri noi, che decadenza dell'intelletto... pure il buon senso e l'evidenza della realtà sono morti

    4. Mechano 17 ottobre 2017

      Inuit (non equimesi) e lapponi hanno subito una mutazione genetica per poter sopportare diete solo carnee e ne pagano le conseguenze con una vita media di 36 anni.

      Hai mai visto un lappone o inuit 30enne? Somiglia ad un 50enne occidentale.

      70.000 ignoranti? Il buonsenso e l'evidenza mostrano che l'ignorante sei tu.

    5. Tiresia Branding 17 ottobre 2017

      certo che sono ignorante, e questa consapevolezza mi stimola a migliorare la mia situazione di minorità usando la ragione invece che dogmi preconfezionati. Chi vive di convinzioni e certezze resta al palo della storia e dell'evoluzione. Ti auguro una lunga vita, sufficiente a perlomeno farti venire un singolo piccolo dubbio.

    6. Mechano 17 ottobre 2017

      Io vivo di dubbi, e cerco prima dentro di me poi nei libri e nella conoscenza, poi torno a confrontare con cosa avevo trovato dentro di me e nella mia coscienza...

      E la mia coscienza di essere umano mi ha fatto capire che mangiare carne non ha alcun senso per motivi molto semplici.

      Il primo motivo è che se mangi solo animali morti ti ammali, se mangi vari vegetali specie crudi ti curi. L'ho capito io tramite mia madre che le minestre di verdura mi aiutano a guarire se sto male, e la carne mi intossica se esagero. E me lo hanno confermato le istituzioni scientifiche con i loro 40 anni di studi.

      Quindi gli animali morti non sono il nostro cibo di elezione.
      La capacità di tolleranza delle proteine animali è del 5% ossia il nostro sistema immunitario riesce a tollerare 1 sola volta a settimana una proteina di origine animale.
      Quindi ripeto gli animali morti non sono il nostro cibo. Ma li mangiamo per altri motivi...

      Il secondo motivo è che la mia coscienza empatica, consapevole, e compassionevole mi ha fatto capire che se mangio carne faccio del male a me stesso procurandomi malattie, o problemi difficili da gestire.
      Del male ai miei simili perché è insostenibile a livello globale.
      E del male a degli animali che reputo abbiano il diritto di vivere secondo natura e morire sempre secondo natura. Quindi nascere, brucare erba e morire o predati da altri animali carnivori o di vecchiaia come qualsiasi altro animale.

      Perché sento, percepisco, ma soprattutto so perché studiato che non ho bisogno di allevarli, torturali (o farlo fare ad altri al posto mio) e poi mangiarli.

      Io non tengo neppure cane e gatto nonostante abbia spazio e giardino proprio per non negargli una vita secondo natura. Già la nego a me stesso vivendo in occidente in un paese capitalista e mercatista...

      Non impongo il mio pensiero agli altri. Ma di sicuro lo farò quando mi renderò conto che la cattiva alimentazione degli altri crea problemi a me e ai miei familiari. Con acqua costosa o inquinata, guerre e malattie, e altri problemi derivanti dagli allevamenti intensivi.

    7. stefano passa 17 ottobre 2017

      i monaci buddisti sono tendenzialmente VEGETARIANI non vegani, ma hanno l'obbligo di mangiare qualsiasi cibo offerto...
      se domani vado ad un tempio buddista e come offerta porto una porchetta, loro la devono accettare e mangiare per forza

    8. stefano passa 17 ottobre 2017

      vacci a vivere te in quelle condizioni ambientali, e di stile di vita, portati dietro cibo vegano e vediamo quanto campi....

    9. TdP 17 ottobre 2017

      Il problema non è la mancanza di cibi vegetali..ma la mancanza dei cereali..che riduce la vita media a trent'anni..come succedeva con l'uomo di neanderthal..
      Con l'avvento dell'agricoltura e la coltivazione dei cereali la vita si è allungata..la carne non c'entra nulla..come non c'entra nulla l'alimentazione vegana per allungare la vita..
      La carne è da evitarsi per chi vuol vivere in modo più armonico e meno aggressivo..ma può essere anche una medicina in caso di debilitazione.. sotto forma di pesce..
      Parlo per esperienza personale..avendo provato molti tipi di diete e avendo visto le carenze che provocano..
      Alla fine la dieta più salutare è mangiare di tutto avendo i cereali in chicchi come base..e privilegiando le variazioni in relazione alle stagioni e alle prestazioni che vogliamo dal nostro organismo..
      Ma una cosa è chiara..l'uomo si nutre dei tre regni..animale.. vegetale e minerale..mancando uno dei quali l'alimentazione è carente e provoca danni se la prolunghiamo senza motivi validi..

    10. Holodoc 17 ottobre 2017

      E come ti ringrazieranno!!! ;)

      Scherzi a parte, il Dalai Lama dice che l'importante è non contribuire ad uccidere gli animali, ma se ti viene offerta carne e non è stata uccisa per tua scelta, allora non va rifiutata.

    11. Holodoc 17 ottobre 2017

      Riguardo al Tibet, i montanari sono dispensati dal divieto di non mangiare carne altrimenti non avrebbero di che sostentarsi.

      In certi ambienti naturali è impossibile coltivare, quindi se si vuole sopravvivere lì è INDISPENSABILE mangiare prodotti della pastorizia.

      Soluzione "vegana": non abitare dove non si può coltivare... quindi RIDURRE LA POPOLAZIONE!

    12. Tiresia Branding 17 ottobre 2017

      e non posso fare a meno di chiedermi perché non cominciano loro ad autoeliminarsi (tanto per dare il buon esempio) invece di, non solo riprodursi, non solo essere pragmaticamente improduttivi e inetti(se non a scassare i cabasisi al prossimo), ma pure con la pretesa di vivere in eterno

    13. Nicolass 17 ottobre 2017

      mai letto tante stupidaggini tutte insieme

    14. Tizio.8020 17 ottobre 2017

      E se portassi delle cozze???

      https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=4&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwieyb-X0vjWAhUCElAKHeiQDqgQtwIIMDAD&url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DEy35xYnRXWg&usg=AOvVaw0NyY8wihSQeGFqGPk4Cc5D

    15. Tizio.8020 17 ottobre 2017

      Costringiamo gli Inuit a mangiare "solo quello che possono coltivare da soli, nel loro territorio!"

    16. Tizio.8020 17 ottobre 2017

      Cit: "Il primo motivo è che se mangi solo animali morti ti ammali"

      ...io a mangiarli vivi ci ho provato, ma credimi: è una faticaccia!

    17. Mechano 18 ottobre 2017

      Quale parte di "hanno subito una mutazione genetica" non hai capito?
      Stava su molte pubblicazioni lo studio sulle popolazioni dei climi estremi e la loro maggiore tolleranza alle proteine animali.

    18. ignorans 18 ottobre 2017

      Corretto. Ma il tema "buddismo e alimentazione" richiederebbe un approfondimento più sostanzioso, che in un blog....

    19. stefano passa 18 ottobre 2017

      Concordo anche perché non esiste solo il buddismo tibetano, anzi credo sia quello meno diffuso

    1. Mechano 17 ottobre 2017

      Il problema demografico non esiste se le scelte di consumo di tutti sono sostenibili.
      E l'alimentazione carnea ha dimostrato di non esserlo.

      Ci sforziamo tanto per accettare norme anti-inquinamento, riciclo, e tutta una serie di attività di cui potremmo fare a meno, ma non ci riusciamo anche nel cibo.

      Io non sono un vegano etico. Lo ero diventato per motivi di salute. Ma mi sono reso conto che questo tipo di scelta ha benefici molto più profondi...

    2. Tiresia Branding 17 ottobre 2017

      non è sostenibile nel momento in cui si produce per profitto e non per bisogno, e questo riguarda ogni aspetto dell'alimentazione, compresa quella vegetale. Questo è l'unico nodo davvero etico di cui tener conto e che puntualmente invece ignoriamo sotto l'anestesia dei discorsi modaioli e pseudoscientifici artatamente propagati da chi ha i propri interessi in gioco. Neppure il veganismo è sostenibile se non si cambia il paradigma alla radice della nostra pseudo-cultura. Dove va a finire l'invenduto di migliaia e migliaia di megasupermercati? Eppure deve essere una quantità enorme. Il disavanzo e lo spreco devono essere shockanti ed inimmaginabili. Queste sono le cose sulle quali pensare, se si vuole inquadrare davvero il problema. Le scelte personali, quando tali rimangono non sono ovviamente sindacabili... l'imporle invece è ingiustificabile; non è più questione di etica, ma di puro pregiudizievole fanatismo

    3. Mechano 17 ottobre 2017

      I prodotti vegetariani invenduti non finiscono nello stesso posto di quelli carnei invenduti. Anche perché quelli carnei hanno in più lo status di rifiuto specifico a rischio.
      Quelli vegetali no, perché ci si può produrre compost e rientrare in circolo produttivo di altri vegetali.
      Quelli carnei vanno distrutti.
      Una visita alla tua locale ASL ti chiarirà il concetto di "rifiuto specifico a rischio sanitario".

      Il resto del discorso finisce sempre nell'aberrazione del capitalismo consumista, e non ha a che fare con questo articolo sulla sostenibilità del consumo di carne.
      Nessuna attività umana è sostenibile se inquinata dalla malattia del profitto e della crescita infinita.

    4. Tonguessy 17 ottobre 2017

      Solo a Milano vengono butti via 100 quintali al giorno di pane. Che mi risulta sia cibo per vegani, no? Mica contiene carne....

    5. Mechano 17 ottobre 2017

      E sinceramente cosa c'entra col discorso etico e sostenibile dell'allevamento animale di cui parla l'articolo?

      Riproponi il problema quando si parlerà delle aberrazioni e le storture del capitalismo mercatista, del profitto e degli sprechi.

      Persone consapevoli di nutrizione e che hanno spazio e tempo si mettono in casa un piccolo mulino per macinare le granaglie, impastarle e metterle in forno o usare una di quelle macchine del pane che ormai costano pochissimo.

      Non sprecano ed hanno un pane di qualità molto più elevata.

      A questo deve portare il progresso, non ai forni industriali e lo spreco di quintali di pane.

      Se entrasse nella tradizione di tutti, e gli Stati e i sistemi economici ci dessero la possibilità lo farebbero tutte le famiglie. Una volta si faceva se non sbaglio, poi si è abbandonato in nome del progresso e del mercato che a pagamento ti toglie questo onere per lasciarti tempo libero da sprecare in altre interessanti attività come guardare la TV o girare per centri commerciali.

      https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dkitchen&field-keywords=mulino+a+pietra+per+cereali

    6. ignorans 17 ottobre 2017

      Ma hai presente gli scaffali dei latticini nei supermercati? Quanti tipi diversi di yogurth! Ma a che serve tutta quell'abbondanza? A nulla, ad allettare i sensi degli esseri umani e convincerli all'acquisto. E allora? E allora finchè non risolvi il desiderio umano, finchè non convinci "il consumatore" a darsi una calmata, non hai fatto nulla. Bisognerebbe convincere la gente che la cosa migliore è vivere nella scarsità, ma come si fa?

    7. Holodoc 17 ottobre 2017

      Anche ritenere giusta la crescita ulteriore della popolazione rientra nella mentalità del profitto:

      + popolazione = + consumi = + PIL

    8. Mechano 17 ottobre 2017

      Non nella scarsità, nella sobrietà.
      Come dice Pepe Mujica, la sobrietà!

    9. Mechano 18 ottobre 2017

      La migliore efficienza nei sistemi di mercato è l'economia della scarsità, pochi prodotti molto ambiti e costosi danno maggiori profitti con minori rischi.
      La produzione di massa ha alti rischi. Perché se vendi a poco margine devi vendere un numero enorme di pezzi.
      Ma se vendi ad alto margine prodotti elitari a poca popolazione benestante fai gli stessi profitti ma con minore rischio.

      Mi pare siano concetti del primo anno di economia, ma a voi sfuggono...
      Non sapete più dove andare a parare pur di giustificare il vostro pezzo di carne morta nel piatto.

    1. Huber 17 ottobre 2017

      Mai comprato salsa, mai olio, carne quella che compro è solo paesana o allevata da me...Mi dispiace per chi vive in città, ma chi come me vive in campagna fa una vita da signore...

    2. fuffolo 17 ottobre 2017

      Gli inurbati mangiano così perchè non sanno produrre da soli quello che consumano.
      Sono mangiamerda per pigrizia anzi per accidia.
      Purtroppo le conseguenze delle loro scelte le paga chi vive fuori dalle loro città (di merda).

    3. Primadellesabbie 17 ottobre 2017

      Il contrasto culturale città-contado é alle radici della nostra civiltà.

      Mi pare lo riduciate a "merda-rosolio".

      Non mi convince del tutto.

    4. fuffolo 17 ottobre 2017

      Nelle pieghe dell'urbe trovano facile nascondiglio parassiti e sfruttatori. Che come tanti altri trovano imbarazzante mostrare pubblicamente la loro repulsione per le fatiche del lavoro.
      Qui en plein air riconosci quanto valgono gli altri e se consumano in eccesso te ne accorgi.

    5. Primadellesabbie 17 ottobre 2017

      Perché? Cos'hai contro l'abbondanza?

      Vuoi togliere i rari momenti di allegria ai poveri cittadini?

      Mi pare che sfoderi un'attitudine moralistica niente male, non coltiverai anche qualche intento persecutorio?

    6. fuffolo 17 ottobre 2017

      "Mi pare che sfoderi un'attitudine moralistica niente male, non coltiverai anche qualche intento persecutorio?"
      SI

    7. Primadellesabbie 18 ottobre 2017

      Ah, bon!

    1. TdP 17 ottobre 2017

      Il cibo non crea dipendenza..ma è la dipendenza principale..!
      Infatti se non mangiamo moriamo..e più dipendenza di così....

      Quello che cambia è il livello di dipendenza tra chi mangia giusto e chi mangia in eccesso..prescindendo da cosa poi si mangia..

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