La “Bibbia” strategica di Mackinder riconsiderata

È passato così tanto tempo da quando Brzezinski aveva formulato la teoria di Mackinder che la diplomazia classica è impallidita.

La “Bibbia” strategica di Mackinder riconsiderata

Alastair Crooke
strategic-culture.su

Nel 1997 Zbig Brzezinski, la vera "mente nascosta" dietro il progetto di trasformare l'Afghanistan un pantano di "fango" in cui trascinare la Russia, aveva scritto il suo celebre libro "La grande scacchiera". Un'opera che ha inserito "per sempre" nello Zeitgeist statunitense la dottrina Mackinder secondo cui "chi controlla il cuore dell'Asia controlla il mondo".

Il sottotitolo era "Il primato americano e i suoi imperativi geostrategici". Brzezinski aveva già scritto nel suo libro che, senza l'Ucraina, la Russia non sarebbe mai diventata la potenza dell'heartland, ma che, con l'Ucraina, la Russia avrebbe potuto e voluto diventarlo. Così, la dottrina di Mackinder, il dettame "chi controlla il cuore del paese", era stata codificata nei “testi sacri” degli Stati Uniti: mai permettere una heartland unificata. E l'Ucraina era stata considerata il cardine attorno al quale ruotava il potere dell'heartland.

Brzezinski aveva anche stabilito che questa "Grande partita a scacchi" avrebbe dovuto essere una partita di pura supremazia statunitense: "No, non gioca nessun altro", aveva insistito; è un gioco per uno solo. Una volta mosso un pezzo degli scacchi, "noi" (gli Stati Uniti) giriamo semplicemente la scacchiera e muoviamo i pezzi sull’altro lato (al posto "degli altri"). Non c'è "nessun altro" in questo gioco", aveva avvertito Brzezinski.

Questo è il dilemma di oggi: è passato così tanto tempo da quando Brzezinski aveva formulato la teoria di Mackinder che la diplomazia classica è impallidita.

Era stato Henry Kissinger, tuttavia, a dare alla tesi di Mackinder la sua celebre svolta: "Chi controlla il denaro controlla il mondo" sarebbe diventato il dollaro e l'egemonia bancaria finanziarizzata.

Ma Kissinger, in questo, si sbagliava fin dall'inizio. Perchè, in realtà, è sempre stato così: "[Solo] chi ha capacità produttive, materie prime, cibo, energia (umana e fossile) e denaro vero può cambiare il mondo". Ma Kissinger aveva semplicemente ignorato queste condizioni accessorie, legando invece gli Stati Uniti alla creazione di una "ragnatela globale di dollari usati come arma" (toccatela, e il velo delle sanzioni vi avvelenerà). Questo sistema era stato poi moltiplicato da Wall Street, che aveva concesso l'accesso a trilioni di denaro di nuova creazione solo ai compiacenti.

Kissinger, tuttavia, in omaggio a Mackinder, aveva anche sviluppato la dottrina della "triangolazione": Gli Stati Uniti avrebbero dovuto cercare di allearsi con la Russia contro la Cina, oppure con la Cina in opposizione alla Russia. Mai e poi mai lasciare che Cina e Russia si alleassero contro l'Occidente. Il cuore dell'Occidente doveva rimanere sempre frammentato.

Queste "regole" sono impresse nei circuiti mentali di Washington. Tuttavia, le nozioni su cui si basano hanno oggi una scarsa validità. La contrapposizione tra gli Stati militarizzati e continentali (nel cuore dell'Asia) e le potenze navali (gli atlantisti) difficilmente riflette i sempre più astratti strumenti di potere di oggi.

La sfera del dollaro, per esempio, è stata indubbiamente una fonte di potere per gli Stati Uniti (con l’imposizione ai vari Stati dell'obbligo di acquistare e detenere dollari) fin dagli accordi di Bretton Woods e da quelli sul petrol-dollaro. [Questo dominio] aveva creato una enorme domanda artificiale di dollari, che, inizialmente, aveva funzionato bene a favore di Washington. Ma ora non più di tanto.

Era troppo bello per essere vero: stampare e al diavolo conseguenze. Debito? Non importa: continuate a stampare. Washington ha esagerato (l'allettamento politico era troppo forte).

E così, l'"egemonia" del dollaro è passata da strumento di proiezione di potere a prima fonte di vulnerabilità degli Stati Uniti. In parole povere, il massiccio eccesso di dollari e di debito in dollari di Washington ha trasformato il "dollaro" in un'arma a doppio taglio: ora taglia contro l'Occidente. La base manifatturiera occidentale, finanziariamente troppo indebitata, si è atrofizzata e si è ridotta, dando vita negli Stati Uniti ad una società a due livelli, caratterizzata da enormi disuguaglianze.

L'attuale conflitto in Ucraina ha evidenziato le carenze del potere egemonico, carenze che derivano proprio da una base produttiva trascurata.

Mackinder, se oggi fosse qui, potrebbe quindi dover modificare il suo modello, distinguendo tra la terra che è "fuori" da un insieme di politiche economiche (il blocco asiatico, africano e globale del Sud guidato dai BRICS), e quella che è "dentro", cioè all'interno di un paradigma consumistico e guidato dal debito "costiero".

A ciò si aggiungono i costi specifici associati a questa eccessiva militarizzazione (cioè la "guerra" finanziaria "a tutto campo"). Il Tesoro americano ha usato diverse varianti: il debito (prima per far crollare la posizione globale della Gran Bretagna nel dopoguerra), l'arma dei tassi d'interesse per "ridurre a misura" il miracolo economico giapponese dei primi anni Ottanta. La Francia e l'Occidente avevano utilizzato la guerra per porre fine alle aspirazioni di Gheddafi di una sfera panafricana che utilizzasse il dinaro d'oro, piuttosto che il franco o il dollaro. E poi ci sono state la sanzioni senza precedenti alla Russia, che, paradossalmente, hanno dato origine ad una rinnovata forza economica della Russia, anziché al suo collasso finanziario (come ci si aspettava).

Anche in questo caso, però, vediamo l'incongruenza del doppio taglio della "spada delle sanzioni": il Wall Street Journal ha notato che gli europei si stanno impoverendo - a causa delle misure di blocco, ma ancora di più aderendo al "progetto" di guerra finanziaria di Biden, volto a mettere in ginocchio la Russia):

Nel 2008, l'Eurozona e gli Stati Uniti avevano prodotti interni lordi (PIL) equivalenti, oggi il divario è dell'80%. Il Centro europeo di economia politica internazionale, un think tank con sede a Bruxelles, ha pubblicato una classifica del PIL pro capite degli Stati americani e dei Paesi europei: L'Italia è appena davanti al Mississippi, il più povero dei 50 Stati, mentre la Francia si colloca tra l'Idaho e l'Arkansas, rispettivamente al 48° e 49° posto. La Germania non salva la faccia: si trova tra l'Oklahoma e il Maine (38° e 39°). Il salario mediano americano è oggi una volta e mezzo superiore a quello francese.

Valeva la pena che i leader dell'UE ipotecassero il futuro dell'Europa in nome della solidarietà della Casa Bianca? In ogni caso, lo stratagemma delle sanzioni non ha funzionato.

Ebbene... gli Stati Uniti e l'Unione europea si trovano nel mezzo di una nuova svolta della "storia" geostrategica di Mackinder su come impedire l'emergere di un heartland unificato: Si tratta di una variante del progetto di "ridimensionamento" della superiorità tecnologica giapponese: È chiaro però che lo strumento dell'"Accordo di Plaza" (1985), che prevedeva la manipolazione dei tassi di interesse contro un Giappone "sconfitto" e compiacente, non funzionerà con la Cina.

La Cina infatti è sottoposta ad un assedio tecnologico accompagnato da una campagna di stigmatizzazione, in cui il suo leader viene sminuito, mentre l'economia cinese viene spremuta e le viene negato l’accesso alla tecnologia occidentale. Ogni giorno, i media celebrano le conseguenti difficoltà economiche della Cina:

"La sua crescita fulminea è rallentata, la breve impennata post-pandemia si è esaurita e gli analisti indicano profondi problemi strutturali che minano le prospettive future della Cina. Xi e la cricca al potere (sic) stanno lottando per affrontare le nuove sfide poste dalla maturazione dell'economia cinese... L'economia cinese una volta sembrava il nuovo motore del mondo [come lo era il Giappone]... ma si comincia ad avvertire una sorta di stagnazione".

È vero. Il prolungato logorio americano dell'economia cinese ne ha frenato la crescita. Le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti e l'Europa sono in calo e la disoccupazione giovanile è fonte di preoccupazione per la leadership cinese.

Ma la Cina sa bene che questa è una guerra: la "guerra strategica di Mackinder". In un recente viaggio a Pechino, il Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Gina Raimondo, ha avvertito che l'incertezza prevalente, alimentata anche dalle dure azioni intraprese dal governo cinese contro le imprese straniere, sta rendendo la Cina "non investibile" agli occhi degli investitori statunitensi.

Un momento! Fermatevi un attimo per assimilare le parole del Segretario al Commercio: adottate il nostro modello economico, o vi taglieremo fuori!

Anche il segretario Yellen ha recentemente tenuto un discorso sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina, sottintendendo che la Cina ha prosperato in gran parte grazie al libero mercato anglosassone, ma che ora si sta orientando verso una posizione statale, che "è conflittuale nei confronti degli Stati Uniti e dei suoi alleati". Gli Stati Uniti vogliono cooperare con la Cina, ma solo ed esclusivamente alle loro condizioni.

Gli Stati Uniti cercano un "impegno costruttivo", ma che deve essere subordinato alla garanzia dei propri interessi e dei propri valori di sicurezza: "Comunicheremo chiaramente alla RPC le nostre preoccupazioni sul suo comportamento... mentre ci impegneremo con il mondo a portare avanti la nostra visione di un ordine economico globale aperto, equo e basato sulle regole". La Yellen ha concluso dicendo che la Cina deve "giocare secondo le regole internazionali di oggi".

Non sorprende che la Cina non ne voglia sapere.

È un esatto parallelo di quanto era avvenuto nel 2007 al Forum sulla sicurezza di Monaco. L'Occidente insisteva affinché la Russia accettasse il paradigma di sicurezza globale della NATO. Il Presidente Putin aveva sfidato l'Occidente: "Lo fate: attaccate continuamente la Russia - ma noi non ci piegheremo". L'Ucraina è oggi il banco di prova di quella sfida del 2007.

In parole povere, il discorso della Yellen mostra una totale incapacità di riconoscere che la "rivoluzione" sino-russa non si limita alla sfera politica, ma si estende anche a quella economica. Dimostra quanto sia importante sia per Putin che per Xi l'"altra guerra", quella per uscire dalla morsa dell'"Ordine" globale a guida occidentale.

Già nel 2013, in un discorso sulle lezioni apprese dalla disintegrazione dell'Unione Sovietica, Xi aveva individuato la causa di questa implosione negli "strati dirigenti" (dopo il passaggio all'ideologia liberale-mercantile occidentale dell'era Gorbaciov-Yeltsin), che avevano portato l'Unione Sovietica al nichilismo.

Il punto di Xi era che la Cina non aveva mai fatto questa disastrosa deviazione verso il sistema liberale occidentale.

Putin aveva risposto: "La Cina è riuscita nel miglior modo possibile, a mio avviso, ad utilizzare le leve dell'amministrazione centrale (per) lo sviluppo di un'economia di mercato... L'Unione Sovietica non ha fatto nulla di simile, e i risultati di una politica economica inefficace hanno avuto un impatto sulla sfera politica".

Washington e Bruxelles non ci arrivano. In parole povere, la valutazione di Xi e Putin è che il disastro sovietico era stato il risultato di un'incauta svolta verso il liberalismo occidentale; mentre, al contrario, l'"Occidente collettivo" vede come un "errore" della Cina - per il quale si sta portando avanti una guerra tecnologica di tipo finanziario- proprio il suo allontanamento dal sistema mondiale "liberale".

Questo disallineamento analitico è semplicemente impresso nei circuiti mentali di Washington. In parte spiega anche l'assoluta convinzione dell'Occidente che la Russia sia così debole e fragile dal punto di vista finanziario a causa dell'errore primordiale di essersi sottratta al sistema "anglosassone".

Il culmine: Washington sta violando la (propria) regola numero uno di Brzezinski: l'"imperativo" di fare in modo che Russia e Cina non si uniscano contro l'Occidente.

La grande domanda che ci si pone oggi è se la tecnologia armata come "imperativo geostrategico" per dividere l'heartland sarà più efficace nel raggiungere questo obiettivo di quanto non lo sia stato il dollaro usato come arma.

La scorsa settimana Huawei ha lanciato il suo nuovo smartphone dotato di un processore 9000s prodotto dall'azienda cinese di semiconduttori SMIC, con un processo di fabbricazione a 7 nm. Meno di un anno fa, quando gli Stati Uniti avevano introdotto una serie di sanzioni contro l'industria cinese dei semiconduttori, gli "esperti" avevano giurato che avrebbero ucciso l'industria, o almeno congelato il suo processo tecnologico allo standard di 28 nm. Ora la Cina è chiaramnete in grado di produrre in massa chip a 7 nm interamente in loco. L'iPhone 14 Pro ha chip a 4 nm, quindi la Cina è quasi alla pari, o forse in ritardo di uno o due anni.

Con una mossa, osserva Arnaud Bertrand, la Cina ha dimostrato che gli sforzi degli Stati Uniti per ostacolare Huawei e l'industria cinese dei semiconduttori sono stati inefficaci. Che cosa hanno ottenuto le sanzioni? Hanno contribuito alla produzione nazionale di una classe di semiconduttori che non esisteva prima delle sanzioni. Gli altri Stati hanno capito: rifornitevi di semiconduttori da aziende occidentali e gli Stati Uniti non esiteranno ad armare il settore per fini geopolitici. Comprate cinese, dice Bertrand.

Questa settimana, la Cina ha lanciato un fondo di investimento da 40 miliardi di dollari per sostenere l'industria dei semiconduttori.

Alastair Crooke

Fonte: strategic-culture.su
Link: https://strategic-culture.su/news/2023/09/11/the-mackinder-strategic-bible-reconsidered/
11.09.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Alastair Crooke CMG, ex diplomatico britannico, è fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut, un’organizzazione che sostiene l’impegno tra l’Islam politico e l’Occidente. In precedenza è stato una figura di spicco dell’intelligence britannica (MI6) e della diplomazia dell’Unione Europea.

Commenti (10)

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    1. absitiniuriaverbis 15 settembre 2023

      Visto che si parla di nanometri, in quantistica gli effetti possono precedere le cause. Questo accade anche in politica! Sono i pensatori del senno di poi.

      Inoltre, per ogni azione esiste una reazione uguale e contraria (terzo principio).
      Per contrastare quella contraria, in questo caso, non è possibile girare la scacchiera.
      E per due motivi, non te lo lasciano fare ed hanno capito le regole del gioco.

      Certo, il gioco degli scacchi tridimensionali è patrimonio della fantascienza ma vuoi vedere che...
      Ok, ne ne so abbastanza ma non mi meraviglierei di giochi multidimensionali.

    1. Divoll 14 settembre 2023

      Per riassumere, basterebbe un antico detto popolare: il diavolo fa le pentole, ma i coperchi li fa sempre qualcun altro.
      I membri della globomafia, non importa se quella delle generazioni passate o di oggi, che si sono sempre proiettati nell'immaginario mondiale come genii della geopolitica, della finanza, dei cambiamenti epocali e soprattutto del male, sono in realta' come il famoso coyote dei cartoni animati, quello degli astuti progetti ACME per catturare lo struzzo Bip-Bip, ma che falliscono ogni volta. Brzezinski et al. avevano pronosticato che la Russia senza l'Ucraina non sarebbe mai tornata a essere una potenza? Invece era ed e' vero l'esatto contrario. Hanno costruito un grande progetto su premesse sbagliate - e non solo nel caso della Russia - perche' (1) non erano e non sono ne' genii, ne' tantomeno dei, come amano vedere se stessi, ma comuni mortali troppo avidi, piuttosto ignoranti e di vista corta; (2) perche' hanno basato le proprie certezze sull'arroganza e sul disprezzo, invece che su una conoscenza profonda di territori, popolazioni e culture; (3) non hanno mai capito una semplice, ma fondamentale verita' fisica, etica e filosofica di base, su cui poggia l'universo e che potremmo descrivere come una legge della dinamica in grande. A ogni forza - specie alla forza del caos, ovvero del Male - si opporra' una forza eguale e contraria per ristabilire l' equilibrio. Il mondo puo' funzionare solo attraverso il Bene di tutte le sue parti.

    2. mago 14 settembre 2023

      sono ferrivecchi prigionieri di un retaggio anni 40 dove a torto o a ragione i nemici erano quelli..

    3. Divoll 14 settembre 2023

      In realta' e' un retaggio che conta quasi mezzo millennio durante il quale tanti hanno ambito alla conquista del terriorio e delle ricchezze naturali della Russia. Con scusanti ogni volta diverse, ma sempre con lo stesso scopo. E questo spiega le invasioni da parte del regno Polacco-Lituano nel '500 (noto allora come Rech Pospolitaja), le incursioni turche e inglesi, separatamente o combinate (periodo 1760-1783, anno in cui, proprio a causa di queste continue guerre Caterina II strappo' la Crimea all'impero ottomano), l'invasione napoleonica (1812), la guerra di Crimea (1854-56) a cui partecipo' mezza Europa, l'invasione nazista (1942-45) e ora la guerra attuale che gli americani ormai riconoscono apertamente di aver volutamente provocato.

    4. mago 14 settembre 2023

      se proprio insisti come non darti ragione,ma ci hanno sembre sbattuto il grugno e penso che anche questa volta sia uguale.

    5. rossinimauro 14 settembre 2023

      penso che ragionino 'batti e ribatti si piega anche il ferro'

    1. IlContadino 14 settembre 2023

      Ieri il tizio della CIA, oggi quello dell'MI6.
      Io ci provo a leggere i loro scritti, ci metto anche un po' di impegno, respiri profondi e abbandono dei pregiudizi, ma faccio davvero una gran fatica. La mia mente semplice continua a dirmi che questi mi pigliano in giro, come il ciarlatano sull'autobus: una mano cattura l'attenzione, l'altra ti ruba il portafoglio.
      Almeno così mi pare.
      Mentre li leggo mi prende una certa agitazione, mi accorgo della mano che mi distrae, non vedo l'altra, non so cosa mi stanno rubando

    2. logos 14 settembre 2023

      CIT:"non so cosa mi stanno rubando". E tu contadino sei distante anni luce dall'essere l'ultimo degli sciocchi. Ecco il motivo della tua agitazione, sposa di un profondo turbamento. Se non avessi mai visto i colori, riusciresti ad immaginarli? l.

    3. sbregaverse 14 settembre 2023

      Saggio, conta, il portafoglio deve essere la nostra ultima preoccupazione , questi
      ci vogliono rubare L' ANIMA.( e in qualche misura e in larga parte ci sono riusciti , per il passato, e continuano a riuscirci anche adesso)

    4. absitiniuriaverbis 15 settembre 2023

      Nulla possono rubare che noi già si abbia accettato di perdere. Almeno.

      O, con alte parole, un ladro non può prendermi quello che non ho o che, avendolo, non ho custodito a sufficienza.

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