Karaganov: “Il conflitto è già una guerra mondiale”. La visione strategica russa tra escalation, deterrenza nucleare e fine dell’ordine occidentale

Karaganov: “Il conflitto è già una guerra mondiale”. La visione strategica russa tra escalation, deterrenza nucleare e fine dell’ordine occidentale

Di Nicola Bielli

In una lunga intervista rilasciata presso il podcast del Prof. Glenn Diesen , il politologo russo Sergey Karaganov delinea un quadro radicale del conflitto globale: guerra già in corso a livello sistemico, crisi dell'Occidente, fine della diplomazia tradizionale e necessità di una nuova dottrina strategica russa. Le sue affermazioni includono scenari di forte escalation e una revisione profonda della deterrenza nucleare.

Nel corso dell' intervista estesa al prof. Glenn Diesen , il politologo russo Sergey Karaganov ha presentato una lettura estremamente ampia e conflittuale dell'attuale situazione geopolitica, sostenendo che il mondo si troverebbe già dentro una "guerra mondiale a più livelli", non limitata al solo teatro ucraino.

Secondo Karaganov, il conflitto in Ucraina rappresenta solo l'innesco visibile di una trasformazione più profonda dell'ordine internazionale, che coinvolgerebbe simultaneamente Europa, Medio Oriente e Asia, segnando la fine definitiva della fase unipolare guidata dall'Occidente. Nella sua analisi, Karaganov interpreta l'attuale fase storica come una guerra globale "diffusa", in cui non esiste più una separazione netta tra conflitto locale e confronto strategico tra grandi potenze. A suo giudizio, l'Occidente avrebbe progressivamente ampliato il livello di coinvolgimento nel conflitto con la Russia, anche attraverso supporto militare e intelligence all'Ucraina. Questo processo, secondo la sua lettura, avrebbe trasformato una guerra regionale in una dinamica globale. Il politologo arriva a descrivere la situazione come una fase storica comparabile a una guerra mondiale, sostenendo che la stabilità internazionale sarebbe ormai compromessa su scala planetaria.

Una parte centrale dell'intervista riguarda la risposta strategica della Russia. Karaganov sostiene che Mosca avrebbe inizialmente cercato di evitare un'escalation diretta, ma che tale approccio non avrebbe prodotto risultati. Da qui deriva la sua tesi principale: la necessità di rafforzare la deterrenza russa attraverso una maggiore disponibilità all'escalation, che secondo lui includerebbe:

  • attacchi convenzionali a obiettivi simbolici o logistici in territorio europeo
  • pressione militare progressiva per forzare un cambiamento politico
  • revisione della dottrina nucleare russa in senso più "flessibile" rispetto all'uso della deterrenza estrema

Karaganov sostiene che la dottrina tradizionale della "non vittoria nucleare" sarebbe superata, affermando che in un conflitto sistemico anche la deterrenza deve essere ridefinita. Queste posizioni sono tra le più drammatiche dell'intervista poiché dimostrano che un esponente di primo piano degli intellettuali Russi manifesta esplicitamente che un cambio di passo è vicino nella dottrina nucleare Russa , esasperata e minacciata esistenzialmente poiché non riconosce più nell'Unione Europea ( Élite ) un interlocutore equilibrato . Nel suo discorso, Karaganov attribuisce una responsabilità significativa alle élite europee e ad alcuni governi occidentali, accusati di aver contribuito a intensificare il conflitto con la Russia. In particolare, interpreta l'Europa come parte attiva di una strategia di pressione su Mosca, mentre gli Stati Uniti avrebbero avuto un ruolo iniziale decisivo nell'innesco della crisi, seguito da un coinvolgimento crescente dei paesi europei. Paesi come Germania e Regno Unito vengono citati come attori particolarmente influenti nella postura occidentale, in un quadro in cui, secondo lui, la competizione tra potenze avrebbe sostituito qualsiasi logica di sicurezza condivisa.

Uno dei passaggi centrali dell'intervista riguarda la cosiddetta "escalation orizzontale". Karaganov sostiene che il conflitto non sia più confinato all'Ucraina, ma si stia estendendo ad altre regioni strategiche, tra cui Medio Oriente e Asia. A suo avviso, questa espansione sarebbe parte di una crisi più ampia dell'ordine globale, con effetti destabilizzanti su commercio, energia e sicurezza internazionale. Pur non escludendo formalmente la diplomazia, Karaganov si mostra fortemente scettico sulla possibilità di una pace stabile nel breve periodo. Critica i precedenti tentativi negoziali, come i processi di Minsk, considerandoli inefficaci. Anche le recenti ipotesi di un riavvicinamento diplomatico tra Stati Uniti e Russia vengono giudicate insufficienti o simboliche. Secondo la sua lettura, eventuali tregue non equivarrebbero a una vera pace, che potrebbe essere raggiunta solo dopo un profondo cambiamento politico in Europa.

Nella parte finale dell'intervista, Karaganov affronta anche il tema dell'identità storica russa. Respinge l'idea di una Russia esclusivamente europea, sostenendo invece una natura "eurasiatica" del paese, influenzata storicamente da culture diverse: bizantina, islamica e asiatica. In questa lettura, la fase di occidentalizzazione iniziata con Pietro il Grande avrebbe avuto una funzione storica, ma sarebbe oggi giunta al termine. Karaganov sostiene che la Russia abbia già assorbito ciò che poteva dalla cultura europea e che il futuro del paese debba essere orientato verso una dimensione multipolare, con maggiore integrazione verso l'Asia e il cosiddetto "Sud globale".

Le dichiarazioni del politologo russo delineano una visione del mondo fortemente conflittuale, in cui la competizione tra blocchi appare irreversibile e la deterrenza militare diventa elemento centrale dell'equilibrio internazionale. In un contesto globale già segnato da tensioni crescenti, queste affermazioni contribuiscono ad alimentare il dibattito sulla stabilità dell'ordine internazionale e sui rischi di una progressiva militarizzazione delle relazioni tra grandi potenze.

Di Nicola Bielli

29.05.2026

Nicola Bielli, nasce a Siena nel 1982, laureato in Giurisprudenza e Master in Politics and Society in Europe presso la Facoltà di Scienze Politiche di Siena. "Mi rileggo nelle imprese di Don Chisciotte e mi piacciono i mulini a vento! "

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La questione della neutralità Italiana

Nota dell'autore

È proprio all'interno di questo contesto che in Italia emerge il tema della neutralità nazionale.

A partire dal 10 Maggio è possibile partecipare alla raccolta di firme per promuovere una legge d'iniziativa popolare che potrebbe comportare per l'Italia il recupero di una postura internazionale fisiologica ai propri fondamentali nazionali .

L'idea della neutralità italiana nasce dalla convinzione che, in un mondo sempre più attraversato da tensioni geopolitiche permanenti, l'Italia debba recuperare una propria autonomia strategica e tornare a muoversi secondo i propri interessi nazionali, piuttosto che come semplice estensione delle strategie delle grandi potenze.

La neutralità non viene descritta come isolamento o rinuncia al ruolo internazionale del Paese, ma come tentativo di sottrarre l'Italia alla logica dell'escalation continua che caratterizza il nuovo scenario globale. L'obiettivo sarebbe quello di ridurre il coinvolgimento diretto nei conflitti internazionali, evitando che il Paese venga trascinato dentro dinamiche militari, economiche e strategiche che rischiano di produrre conseguenze sempre più pesanti sul piano interno. L' Italia dovrebbe riportare al centro della propria politica estera gli interessi economici nazionali, la tutela del proprio sistema industriale e la sicurezza energetica, cercando al tempo stesso di recuperare un ruolo credibile di mediazione diplomatica nel Mediterraneo e nello spazio europeo.

Ecco che per uscire da questa dinamica distruttiva L'idea è di ribaltare la prospettiva e passare da un vincolo esterno imposto con la finalità di controllare l' indirizzo politico strategico Italiano , ad un vincolo interno voluto dai cittadini per tutelarsi e dare una prospettiva futura ed un esempio internazionale.

In questo scenario aggiornare l' art.11 della Costituzione e renderlo un faro di civiltà occidentale porterebbe l'Italia a presentarsi sulla scena internazionale come attore credibile di mediazione , recuperando la sua vocazione diplomatica che è sempre stata riconosciuta e rispettata nel Mondo ; permetterebbe all'Europa di individuare una strategia di uscita dalla costante dinamica di escalation in cui è stata precipitata dalle élite europee e americane ; infine potrebbe indirizzare le proprie risorse verso settori nazionali che perseguono realmente il benessere dei propri cittadini, sottraendoli al rischio di un coinvolgimento dei propri giovani in una chiamata alle armi sempre più vicina .

Per firmare ed avere maggiori informazioni:

FONTI

Intervista integrale presso il podcast YouTube del Prof . Diesen del 10 Maggio 2026 :

https://youtu.be/2Gd5jdl36cg?is=f5BB8bmT0JaCfXmY

Glenn Eric Andre Diesen (nato nel 1979) è un politologo, commentatore politico e politico norvegese attualmente professore presso il Dipartimento di Economia, Storia e Scienze Sociali dell'Università della Norvegia sud-orientale.

Sergej Aleksandrovič Karaganov (in russo Cерге́й Алекса́ндрович Карага́нов ; Mosca, 12 settembre 1952) è un politologo russo. È presidente onorario del Consiglio per la Politica Estera e di Difesa, un think tank che si occupa di analisi della sicurezza, fondato da Vitalij Šlykov. È preside della Facoltà di Economia Mondiale e Affari Internazionali presso la Scuola Superiore di Studi Economici dell'Università di Mosca. Stretto collaboratore di Evgenij Primakov, è stato consigliere presidenziale sia di Boris El'cin che di Vladimir Putin. Membro della Commissione Trilaterale dal 1998, è stato parte del direttivo internazionale del Council on Foreign Relations e dal 1983 è anche vicedirettore dell'odierna Accademia russa delle scienze.

Commenti (3)

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    1. nicolcass 30 maggio 2026

      Putin non ha letto Macchiavelli...il Principe è all'inizio che deve essere spietato..specie quando ha contro una banda di criminali...e dopo trattare...non viceversa

    1. Martin 30 maggio 2026

      Sarebbe - forse!!!!!- il caso di chiarire che la visione di Karaganov - politologo certamente influente in Russia - NON è quella di Putin, come lo stesso Putin ha più volte lapidariamente chiarito, specie con riferimento alla dottrina nucleare. Putin non ha mai approvato l'uso tattico delle armi nucleari, che sarebbero da utilizzare solo in caso di rischio di invasione e distruzione della Russia.

      La verità dei fatti è che Putin ha intenzionalmente limitato al massimo le vittime civili, contrariamente a quanto accaduto nella WW2 e in tutte le altre maggiori successive guerre (Corea, Vietnam, Afghanistan, guerra civile yugoslava, Iraq, Siria, Libia, Gaza). Il risultato della rinuncia, per esempio, ai bombardamenti di sterminio della popolazione urbana, ha trascinato la guerra per troppo tempo, ed apparentemente una parte crescente della pubblica opinione russa non è contenta.

      Il punto è che da circa 30 anni in Russia Putin raccoglie ben oltre il 50% del consenso elettorale, ma anche che resiste una minoranza di circa il 15% di comunisti e di circa il 10% di formazioni ipernazionaliste. Entrambi, comunisti e nazionalisti, ritengono che l' Occidente vuole governare la Russia e che Putin è troppo accomodante con l'Occidente.

      Se quindi, come sembra, il dissenso sta aumentando tra le file dei suoi sostenitori, per l' Occidente non c'è proprio nulla di cui essere contenti.

      Per farla corta, si rischia infatti di passare dalla padella alla brace ardente.............come probabilmente vogliono la Commissione UE ed i circuiti guerrafondai europei e americani.

    1. ric 30 maggio 2026

      forza RUSSIA !

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