Italia sconfitta: non solo calcio, è il paese a non vincere più

Italia sconfitta: non solo calcio, è il paese a non vincere più

FONTE: LIBREIDEE.ORG

Campane a morto per l’Italia: «Personalmente vedo l’uscita dal girone finale dei mondiali di calcio come la Nemesi, la giusta punizione per un paese cantato da Dante quale regno dell’ignavia».

Mai definizione fu più azzeccata, per Mitt Dolcino, che ricorda: nel 1996 la sconfitta con la Corea fermò l’invasione dei calciatori stranieri in Italia, concentrandosi sugli italiani e portando in dote il mondiale 15 anni dopo. Che farà l’Italia, ora che anche i giovani italiani scappano? Dettaglio: queste note profetiche, Dolcino le ha scritte (su “Scenari Economici”) prima di conoscere l’esito del catastrofico match di San Siro, conclusosi a reti inviolate tra le lacrime dell’eroe nazionale Buffon. Calcio a parte: un segnale sinistro, simbolico e inquietante, per un’Italia che non riesce più a vincere. Fuor di metafora: «C’è una regola abbastanza affidabile: vittorie ricorrenti nello sport arrivano quando un paese funziona, nel caso del calcio quando l’economia “tira” almeno in certi settori in cui il paese rappresentato eccelle». Questo vale certamente per l’Italia, assicura Dolcino: i 4 mondiali di calcio vinti dalla nazionale azzurra «sono arrivati a seguito di grandi miglioramenti differenziali a livello economico». Anche il mitico “mundial” spagnolo del 1982, quello di Bearzot (con Pertini al seguito) arrivò dopo l’aggancio della ripresa Usa spinta da Reagan.

Stesso discorso per i mondiali pre-bellici, continua Dolcino, in cui «la crescita innescata dalle conquiste fasciste – prima di fare la follia di seguire Hitler – aveva dato nuova linfa alla speranza italica». La stessa “ratio” vale anche per il mondiale del 2006, quando l’Italia «era il darling europeo degli anglosassoni, con la proficua guerra in Iraq, mentre Germania e Francia arrancavano nel Vecchio Continente, incazzate con gli italiani troppo filo-Usa». Tutto sommato «anche per Italia ’90 si poteva vincere», visto che «l’economia italiana pre-Tangentopoli tirava alla grande». Dolcino ricorda anche «i trionfi sportivi del venerato Moro di Venezia figlio di Montedison, azienda poi svenduta ai francesi per via di una tangente pagata alla magistratura milanese». Agli sfortunati mondiali Usa 2000 «si poteva vincere sulle ali dell’illusione speranzosa – mal riposta – della scellerata entrata nell’euro». Oggi, invece, «l’Italia è letteralmente annichilita dallo schema che la Germania ha imposto attraverso l’euro, un piano per affossare il più grande alleato Usa non-anglosassone in Europa».

Peggio: «L’Italia è prossima al fallimento economico». Nei piani franco-tedeschi «il prossimo anno arriverà la Troika per disporre degli asset nazionali più preziosi, in presenza di una classe politica nazionale non-eletta che, da 4 governi, fa gli interessi stranieri e non quelli italiani». Non poteva conoscere il risultato di Italia-Svezia, Dolcino, quando scriveva: «Pensate davvero che possa vincere i mondiali un paese al collasso, prossimo al fallimento, con l’Inps che deve attingere per oltre 100 miliardi di euro annui ai bilanci statali per non fallire?». Pensate davvero che possa farcela, un paese «con crescita del Pil nulla o quasi, con centinaia di migliaia di disperati che arrivano sulle coste», quelli che per la sinistra «saranno il futuro»? Questo è un paese «con le tasse più alte d’Europa per le imprese». In altre parole: così, non si va da nessuna parte (nemmeno ai mondiali di calcio, infatti). Il parallelo con il pallone è suggestivo e impietoso: «Il Milan del Cavaliere vinceva perchè l’economia tirava, perchè il Cavaliere fu un grande condottiero sportivo, perchè c’erano delle nicchie con enorme valore associato che permettevano al calcio italiano di eccellere».

Oggi c’è qualcosa o qualcuno che eccelle in Italia? Voi direte, la Ferrari o qualcosa del genere. Vero, ma allora dovreste tifare Olanda, visto che la sede è là». Colpa delle delocalizzazioni? Certo, «imposte da tasse altissime, come conseguenza del rigore euro-imposto». La fuga delle aziende ormai ha lasciato «il deserto economico (e sociale)», vale a dire «un paese con bassi stipendi, dormitorio di vecchi, a forte emigrazione di italiani capaci e formati, serbatoio di manodopera a basso costo, con masse consumanti ma non risparmianti in quanto il valore aggiunto deve rimanere per forza oltre Gottardo. E tutto questo per preciso volere euro-tedesco». Come non far giungere il nostro sentito grazie agli ultimi quattro premier, tutti rigorosamente non-eletti? Monti e Letta, Renzi e Gentiloni: grazie, «per non aver difeso il paese». Scriveva Dolcino, alla vigilia di Italia-Svezia: «Sappiate che non gioirò per l’eventuale mancata qualifica, spero anzi che l’Italia possa farcela. Ad ogni modo non tutto il male vien per nuocere: se la mancata qualifica potesse essere utile a farvi capire che l’Italia è davvero nella cacca fino al collo – al contrario di quello che i media cooptati al potere europeo vogliono farvi credere, per tenervi tranquilli – beh, questo sarebbe davvero un ottimo risultato. Meglio di una vittoria sportiva».

Fonte: www.libreidee.org

Link: http://www.libreidee.org/2017/11/italia-sconfitta-non-solo-calcio-e-il-paese-a-non-vincere-piu/

14.11.2017

Commenti (57)

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Mostra commenti 31 caricati
    1. Giuseppe Dezio 16 novembre 2017

      ma nel gesto riprodotto dalla foto di copertina, quel signore si sarà mica scompigliato i capelli, che la Head & Shoulders, marchio della multinazionale americana Procter & Gamble, se non glieli trova belli a posto, s'incazza e ne prende un altro

    1. mystes 16 novembre 2017

      Questa sconfitta passerà alla storia come la sconfitta del calcio nell'era Renzi-Boldrini i quali come è noto adorano il calcio delle squadre africane e di quelle medio-orientali.

    1. oriundo2006 15 novembre 2017

      In un attacco di delirio complottista di prima serata sono portato a ritenere che l'errore fatto dall'allenatore ( non inserire una punta ) sia stato voluto e cercato da CHI continuamente ripete il mantra che l'Italia DEVE cambiare: cosa di meglio che inibire l'immaginario collettivo portato ad identificare nazionale con modo-de-fare-de-nojartri ? Era una occasione troppo importante per lasciarsela sfuggire. La sconfitta induce ripensamenti, inclina a manifestazioni di autolesionismo estreme, tipo spegnere la TV fino a Luglio inoltrato, suggerisce ipotesi alternative e porta a chiedersi DOVE abbiamo sbagliato, li' ed anche prima...e dunque a cambiamenti nel senso che 'qualcuno' poi indichera'...
      Ad esempio nel referendum...abbiamo dato torto ai soliti noti, questi padroni nuovi che non apprezzano di esser mandati a quel paese ( il loro, tanto per far capire...). Dunque, se il ragionamento e' corretto, fra poco vi saranno ALTRE 'scelte' 'obbligate', altre occasioni in cui l'interesse nazionale verra' a scontrarsi con le 'esigenze' di dominio della nota casta degli 'intoccabili', quelli che vogliono aver ragione anche quando hanno torto e che hanno parecchi servi a comando a Roma ( e Milano, sopratutto ).
      E' troppo per voi ? Sono da TSO ? Puo' essere. Nel frattempo faccio notare come cosa da un lato ridicola e da un altro preoccupante, il fatto che secondo certuni se vi fosse guerra in qualche paese selezionato, si potrebbe adire ad un 'ripescaggio' dell' Italia...non so se dolermi della c@@@naggine di chi propala notizie simili o mettermi a sorridere: costoro, meno male, non hanno capito niente. E forse hanno pure ragione.

    1. Lupis Tana 15 novembre 2017

      b. (alias tutankamon) ha rovinato tutto, in primis il calcio,

      non solo per gli stranieri in squadra, ma anche per lo schifoso spettacolo dell'elicottero, dei nani e delle ballerine, di tutta quella oscenità da baraccone,
      quel modo di ostentare tutto e di più umiliando gli altri, comprava, sic? tanti stranieri da tenerli in tribuna per non farli avere alle altre squadre...ed i soldi forse erano i nostri, soldi a gò gò,

      adesso tutankamon si è rifatto la verginità ed anche avrà sbiancato il c... affari suoi, ma in politica è stato anche peggio.... tutto è partito da lì. saluti t l

    2. Mario Poillucci 16 novembre 2017

      Personalmente credo che tutto sia partito e coinciso con ''la Milano da bere'', ricordi? Ciao L.T.!!

    3. Primadellesabbie 16 novembre 2017

      Forse non tutto, direi che ha fornito una seducente cornice dozzinale che ha convinto molti ad appendere la crosta in salotto, e gli altri a considerarla, dato che sta lì, un dipinto comunque apprezzabile.

    1. enricodiba 15 novembre 2017

      Il calcio è lo specchio della società, nel calcio abbiamo incompetenti al governo che mettono incompetenti amici loro e pensano solo a fregare il popolo, organizzando olimpiadi e altre pappattoie statali, basterebbe cacciare questi ladri e tutto migliorerebbe.
      Stessa cosa nella politica, che ci vuole...

    1. Pippo Spano Pres MEV 15 novembre 2017

      "tra le lacrime dell’eroe nazionale Buffon"

      Calcio scommesse , diplomi truccati e chi piu'ne ha piu' ne metta.

      Certo in un paese in cui si da un ruolo politico di primo piano ad un indagato per mafia e stragi il titolo di "eroe nazionale per Buffon" ci puo'anche stare.

      Questa é l'italia con i suoi eroi "prêt-à-porter"

    1. Alberto Capece Minutolo 15 novembre 2017

      L'Italia fascista che era cresciuta prima dell' "errore di mettersi con Hitler", senza il quale si fa intendere tutto sarebbe andato magnificamente. Qui siamo di fronte alla piena manifestazione di una italiotità che tuttavia pensa di essere acculturata e brillante Basta conoscere un po' di storia e sapere che gli anni 30 in iItalia furono di gravissima crisi economica, tanto che si dovette arrivare a mettere in piedi l'Istituto per la ricostruzione industriale e abbassare gli stipendi di tutto il puibblico impiego. Le imprese sportive e coloniali (peraltro completamente fallimentari) servivano da compensazione emotiva.e non erano affatto il portato di un Paese in crescita. Il problema dell'Italia è che ci sono troppi italiani buoni solo per il bar

    2. gilberto6666 15 novembre 2017

      Il fascismo ha determinato le precondizioni per l'Italia potenza industriale nel dopoguerra, Iri in testa. Oltre ad uno stato sociale avanzato ed oggetto di valutazioni positive anche oltreconfine, come ad esempio in Inghilterra con Churchill. Con i governi liberali antecedenti il fascismo, l'Italia aveva le paludi alle porte della Capitale. Questo al di là delle apologie e dell'antifascismo di maniera. Oltre ad una certa altezzosità anti nazionale, frutto delle propaganda decennale tesa a farci sentire inferiori.

    3. MarioG 15 novembre 2017

      Gli anni 30 furono di gravissima crisi economica altrove.
      (E non parlo solo di chi perse la I guerra ma anche di chi la vinse e magari aveva ben altre risorse rispetto alla "fallimenare" italia).
      Il problema dell'Italia è che chiunque parla a vanvera.

    1. Tonguessy 15 novembre 2017

      Ma che razza di incroci logici! Intanto bisogna dimostrare che 11 milionari che inseguono una palla rappresentano l'Italia. Secondo me rappresentano sé stessi ed il declino della classe a cui appartengono. Io con quelli lì ho gran poco a che fare, quindi mi chiamo fuori.
      Secondo: è possibile dichiarare che l'avvento del climate change è imputabile alla scomparsa dei corsari. Oppure alla scellerata distruzione dei pioppi di via Roma.
      Terzo: se è successo " tutto questo per preciso volere euro-tedesco" ne consegue che la Germania vincerà i mondiali. Anzi c'è da chiedersi come mai non li abbia tutti vinti da quando c'è l'euro. Fare previsioni è facile, difficile è azzeccarle. Troppa sicumera e populismo, temo.

    1. snypex 15 novembre 2017

      C.V.D. - Continuate ad avere fede, se è commestibile solo quella vi rimarrà da mangiare.

    1. Marco Echoes Tramontana 15 novembre 2017

      Ma basta co sta storia.

      Ecco il mio commento inutile per un articoletto inutile su un argomento inutile. Torno a leggermi Il mago di Oz, che l'ho appena iniziato.

    1. pianista 15 novembre 2017

      Anche la Svezia è invasa dalle risorse. Dovevano perdere anche loro!

    2. Eric Maria Gerets 15 novembre 2017

      Qualcuno deve pur perdere, l Italia ai mondiali sarebbe stata disastrosa, lo sarà anche la Svezia, è il fatto di doversela giocare alla pari e sullo stesso piano con dei mediocri che fa diventare il tutto addirittura peggiore della sconfitta stessa.

    1. Eric Maria Gerets 15 novembre 2017

      -Quindi nel 2006 non era il regno dell ignavia? Lo diventa negli ultimi 10 anni, prima un pardiso terrestre.Semplicistico e non corretto.-

      -A parte l errore (66 non 96), è una ca***a, l Italia calcistica diventerà fortissima alla riapertura agli stranieri(quelli enormi, che fanno la differenza : Maradona, Van Basten, Mattheus, Falcao, Zico, Cerezo,Careca, Gullit, Platini, Ronaldo,ecc)
      INSEGNAMENTO: i migliori insegnano, i giovani imitano, i migliori giovani imparano e diventano forti a loro volta.
      Le RISORSE straniere che arrivano oggi nel calcio italiano sono scadenti, mediocri, pagate poco e senza qualità, giocano al posto dei giovani italiani, infestano i vivai fin dalla categoria allievi, qualche talento va a giocare all estero, gli altri svernano nelle categorie inferiori, ricorda qualcosa questo andazzo??-

      -Vero ma non sempre, se parliamo di nazionali, Spagna Brasile Argentina smentiscono l assunto.-

      -Magari, ma ahimè, non servirà a nulla, i media sono troppo forti, prevarrà il malcontento a 5stelle (troppo ricchi, troppi soldi, vertici troppo vecchi, ci vuole ..... rullo di tamburi....il RICAMBIO GENERAZIONALE, [Mecojoni])-

    1. Fabio E. Nategh 14 novembre 2017

      ARTICOLO BISLACCO. l italia in pieno boom economico 1958 non si qualifico ai mondiali

    1. Anonimo 14 novembre 2017

      AL di là di alcune inesattezze temporali dell'articolo, il fondo di verità è che siamo un paese stanco e senza prospettive se non quello del posto fisso e della casa di nonna..... o diamo una bella sterzata o
      Siamo inguaiati fino a che non tocchiamo il fondo ..... e non dobbiamo iniziare a scavare come farebbero i bravi italici medi

    1. ignorans 14 novembre 2017

      Buffon che piange... che sceneggiata....tutti grandi attori!.
      Io credo che persone autentiche non ce ne siano. E' tale e tanto l'amore per la recita che ci è stato instillato che siamo tutti attori in questo enorme filmone collettivo.

    2. uomoselvatico70 uomoselvatico7 15 novembre 2017

      Infatti ormai è tutta una recita stile grande fratello...
      Dove quasi tutti fingono per tutta la vita di essere qualcun altro, al punto che ormai non sanno più neppure loro se sono falsamente veri, o veramente falsi.
      Piangere per una una merdosa partita...... Figuriamoci!
      Io si è ne che piangevo da bambino..........Le volte che mio padre mi dava le cinghiate sulla schiena.
      Passati i 12 anni mi si son atrofizzate le ghiandole lacrimali mi sa...

    3. RenatoT 15 novembre 2017

      ... piangono per i contratti/milioni persi... mica per la partita.. :)

    4. pincopallo 15 novembre 2017

      il colmo è che buffob ha detto che hanno mancato una "funzione sociale"...
      Nel senso che avrebbero potuto, vincendo, continuato a rincoglionire gli italioti ?

    5. ZENA 15 novembre 2017

      Anche un giornalista di sky disse più o meno la stessa cosa

    1. A 19th century man 14 novembre 2017

      Vabbe' quest'articolo è follia pura. Un conto è fare il parallelo, sensato, economia protezionista che funziona - calcio protezionista che funziona, altra cosa è voler far passare la funzione "economia che funziona"="nazionale vincente". Anche perché poi bisognerebbe spiegare come mai sia riuscito il Brasile a vincerne 5 di mondiali.

    1. Tizio8020 14 novembre 2017

      Ma quante minchiate scrive, questa gente?

      Leggo: "Anche il mitico “mundial” spagnolo del 1982, quello di Bearzot (con Pertini al seguito) arrivò dopo l’aggancio della ripresa Usa spinta da Reagan."

      Peccato che, secondo Wikipedia, la "ripresa" americana cominciò un anno dopo:

      "Dopo una recessione nel biennio tra il 1981 e il 1982, l'economia statunitense iniziò una rapida ripresa nel 1983."

      Se gli inizi sono questi, e quindi le premesse son sbagliate, allora il resto nemmeno lo leggo...

    1. Pedro colobi 14 novembre 2017

      Bertold Brecht diceva " Al momento di marciare, molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico" Ecco, le campane a morto suonano da tempo per l'Italia, da tempo, da quando alla testa del paese vi è il nemico che, con l'aiuto dei media , che hanno più di 300 giornalisti con doppio passaporto e con l'aiuto del Vaticano , hanno occupato il paese e tutte le istituzioni e , mentre istupidivano gli italiani con spudorate e false teorie democratiche infarcite di buonismo, le toglievano i diritti,il lavoro,la sicurezza, i valori, la moneta, la nazione e tutto il resto. Ora una minoranza di mercenari governa per conto terzi il paese e la parola nazionalismo è diventata una parola sconcia. Cosa si può fare? Niente!
      Servirebbe un generale con i coglioni ma non c'è più neppure quello.

    2. Pierrot Lenolese 14 novembre 2017

      E se ci fosse... il generale, a farlo passare per scemo ci metterebbero un nanosecondo.

    3. pincopallo 15 novembre 2017

      oppure gli darebbero qualche milioncino...

    1. Vincenzo Cirigliano 14 novembre 2017

      Bell'articolo in parte anche condivisibile, ma la venerazione del Cavaliere mi sembra esagerata. Ha governato dal 1994 al 2011 e di danni a questo paese ne ha fatto tantissimi. La Sinistra Renziana ha solo completato la sua opera.

    1. ant85 14 novembre 2017

      L'Italia calcio e Italia politica sono esattamente la stessa cosa, ovvero un sistema di persone raccomandate che continua a gestire le risorse pubbliche a prescindere dai risultati prodotti. La prima ha fallito per colpa di idioti politicizzati e clubs di Serie A che non hanno investito un soldo sui talenti nostrani, la seconda è ben descritta dalla resurrezione di Berlusconi (che ha già anticipato il suo leccare il culo alla Merkel) in Sicilia.

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