Di Giovanni Amicarella
«Durante la convalescenza avevo acquistato e letto per la prima volta “Il Re in giallo”. Ricordo di aver pensato, finito il primo atto, che avrei fatto meglio a fermarmi: ero balzato in piedi e avevo lanciato il libro nel caminetto; il volume colpì il parafuoco e cadde aperto sul focolare, illuminato dalle fiamme. Se non avessi intravisto le prime parole del secondo atto, non avrei mai finito il libro…»
Il racconto di apertura della raccolta “Il re in giallo” è probabilmente il racconto più memorabile ivi contenuto: già si annusa quel senso di sospensione fra credulità e incredulità che rivederemo poi in Lovecraft e altri analoghi scrittori del genere che, non a caso, finirà per portare proprio il nome di quest’ultimo.
Immaginate che un giorno, uno strano uomo con una nebulosa reputazione, vi offra di costruirvi la vostra reputazione su misura. Non avete più commesso crimini, siete degli autori di successo, dei veri don Giovanni, dei famosi attori o parenti del presidente, o del papa. Ciò che lui diffonde su di voi, diventa in qualche modo reale. Un bisbiglio che si diffonde a macchia d’olio fra le strade d’America. In questo caso, è tutto corroborato da un libro nel libro, dal titolo che lascia poca fantasia sul contenuto, La dinastia d’America:
Esaminai una a una le pagine lise, consumate solo dalle mie mani e, pur sapendo tutto a memoria, dall’inizio, «Quando da Carcosa, dalle Iadi, da Hastur, da Aldebaran», fino a «Castaigne, Louis de Calvados, nato il 19 dicembre 1877», lo presi a leggere rapito, con un’attenzione avida, fermandomi per ripetere ad alta voce certi passi, e attardandomi specialmente su «Hildred de Calvados, figlio unico di Hildred Castaigne e Edythe Landes Castaigne, primo nella successione….»
A ciò crede terribilmente il nostro Hildred, che per l’occasione si è anche procurato un diadema e una veste degna di un re, aspettando la propria inevitabile investitura. Ogni tanto di nascosto se le mette davanti allo specchio, immaginandosi di arringare folle e proclamare leggi. A decorare la veste, uno strano emblema ocra, simbolo dell’enigmatico Re in Giallo, chiamato il Segno. Un filo rosso (o meglio, giallo), una figura di cui non sapremo effettivamente mai nulla dai vari racconti dell’opera che, direttamente o meno, lo hanno per presente-assente. Il Re in questione è una figura, ma anche un’opera teatrale omonima, che letta ha il potere di fare perdere il senno alle persone.
“Che le nazioni si levino e alzino lo sguardo sul loro Re! Andai al mobiletto e prelevai dalla custodia lo splendido diadema. Indossai la veste di seta bianca con il ricamo del Segno Giallo e mi posi la corona sul capo. Alfine ero Re, Re in Hastur a pieno diritto, Re perché conoscevo il mistero delle Iadi e la mia mente aveva sondato le profondità del lago di Hali. Ero Re!”
Dettaglio stuzzicante, l’omonimia fra lo pseudobiblum e la raccolta di racconti, al pari del Necronomicon, ha portato molti a mescolare realtà e finzione. Convinti insomma che ve ne sia una versione reale con gli effetti descritti.
Hildred era già stato ricoverato per cure psichiatriche per i danni riportati da una caduta da cavallo, e il racconto non tarda a dircelo per la bocca del cugino, Louis. Quello di successo della famiglia, con una bella fidanzata e membro di punta della cavalleria. Quando Loius sorprende Hildred dedito a rimaneggiare la sua corona, ne vede solo un cerchio di ottone. Così come la complicata cassaforte che la manteneva al sicuro, una banale scatola di biscotti. Hildred, convinto che il cugino voglia soffiargli il trono facendolo passare per pazzo, finisce per aggredirlo.
Quello che potrebbe essere un comodo racconto di delirio di un pazzo, lascia una serie di interrogativi disseminati a mo’ di briciole sul percorso narrativo, cosa che il brusco (volutamente) finale contribuisce a rimarcare. Nel racconto, ed è l’amabile caratteristica del filone weird (lett. strano), noi non sappiamo a chi credere: i personaggi hanno punti di vista che celano realtà e illusioni allo stesso modo, nel caso di Hildred l’informazione del precedente ricovero psichiatrico arriva talmente repentina da fare lo stesso effetto dell’introduzione del maggiordomo in un qualsiasi giallo. E’ una risposta sicuramente, ma è troppo immediata, quasi troppo facile.
Hildred è un pazzo? Il cugino si approfitta della sua condizione per soffiargli qualcosa? O, anticipando Lovecraft, questo Re in Giallo sta giocando con lui facendogli vedere cose che non ci sono?
Tema caro all’epica classica, quando gli dei sono annoiati tendono ad avvelenare le esistenze dei mortali. Seppur vero che nel caso del pantheon definito poi lovecraftiano, dove il Re in Giallo entra come Hastur, non sia sempre l’eventualità, ci sono anche racconti che vertono su percezioni alterate causate proprio a presunti pazzi che, tanto, non vengono creduti a prescindere.
L’enigmatico riparatore di reputazioni, Wilde, dal bizzarro aspetto e con uno strano rapporto di masochismo col proprio gatto (che ha come passatempo preferito graffiargli la faccia) resta un personaggio in sospeso che lascia più domande che risposte. Un ciarlatano o qualcosa di più? Un’allucinazione di Hildred?
Sicuramente ad oggi, in ogni caso, avrebbe la fila fuori dall’ufficio. Sarebbe stata un po’ la versione ante litteram di quelli che pagano per fare parlare di sé sui giornali, si bottano i social, o millantano amicizie e parentele a destra e manca sperando che qualcuno per esasperazione confermi. Alimentando un ego che, di fatto, non c’è.
Invito a recuperare il racconto, ed anche la raccolta (seppur cambi drasticamente tono e atmosfera verso la sua metà), che essendo del 1895 si trova in diverse traduzioni ed edizioni, anche pregevolmente illustrate. E voi, l’avete visto il Segno Giallo?
Di Giovanni Amicarella
Fonte: https://artverkaro.altervista.org/io-imperatore-damerica/
CaptainWildBillKelso 30 agosto 2025
"in ivi contenuto"? Ma mi facci il piacere!