Kevin Barrett – The Unz Review - 3 dicembre 2025
Se avete seguito la preparazione di Trump alla guerra contro il Venezuela e avete una sensazione di déjà vu, in particolare la strana premonizione che sia di nuovo il 2003, le vostre sensazioni sono pienamente giustificate. Come George W. Bush nel 2003, Trump sta ammassando forze al largo delle coste straniere in preparazione di un'invasione di una nazione sovrana ricca di petrolio. E, come il suo predecessore, Trump sta facendo gli straordinari per vendere la guerra con pretesti ridicolmente falsi.
Come Bush Jr. nel 2003, Trump sta mentendo spudoratamente su una minaccia inesistente ma dal suono terrificante. Per Bush erano le mitiche armi di distruzione di massa irachene; per Trump è un altro tipo di presunta “arma chimica”: il fentanil. [Comunque] in entrambi i casi, il legame tra l'invasione pianificata dagli Stati Uniti e il pretesto è puramente immaginario.
Non c'è mai stata alcuna prova credibile che l'Iraq pre-2003, relativamente stabile, prospero ma paralizzato dalle sanzioni, possedesse un arsenale di armi chimiche, biologiche o nucleari. Quella storia era pura propaganda, frutto dell'immaginazione surriscaldata dei neoconservatori. I neocon sapevano che per spingere il pubblico alla guerra dovevano inventare una grande menzogna terrificante. “Di fronte a prove evidenti di pericolo, non possiamo aspettare la prova definitiva – la pistola fumante – che potrebbe arrivare sotto forma di un fungo atomico”, aveva dichiarato Bush con la sua famosa frase. In altre parole, chi ha bisogno di prove? Chi ha bisogno di evidenze? Scateniamo una guerra su vasta scala, massacriamo centinaia di migliaia di persone e distruggiamo un'intera nazione sulla base di accuse assurde e prive di qualsiasi fondamento.
Le affermazioni di Trump sul fentanil venezuelano sono ridicole quanto le chiacchiere di Bush sulle armi di distruzione di massa. Trump ha ucciso più di 80 persone sulle 20 imbarcazioni che il suo esercito ha fatto saltare in aria in modo sommario, in uccisioni extragiudiziali che equivalgono a omicidi premeditati di primo grado. Ma il killer in capo non ha presentato uno straccio di prova che dimostri che anche solo una di quelle imbarcazioni trasportasse fentanil. E possiamo tranquillamente supporre che non fosse così, per l'ovvia ragione che quasi tutto il fentanil consumato negli Stati Uniti è prodotto in Messico, non in Venezuela o in Colombia! Trump, che secondo i suoi amici non ha mai letto un libro in vita sua, non conosce la geografia (come la grande maggioranza degli americani, senza dimenticare una ex-ministro degli esteri britannica, N.d.T.), quindi presumibilmente non si rende conto che il Messico si trova immediatamente a sud degli Stati Uniti, in Nord America, mentre il Venezuela e la Colombia sono in Sud America e non possono avere nulla a che fare con il fentanil prodotto in Messico.
Le bugie deliranti di Trump sull'argomento sono quasi incredibili. In un discorso ha affermato che “ogni barca venezuelana (di fentanil)” – non ne esiste alcuna, come abbiamo visto - “uccide 25.000 persone”. In un altro discorso, il babbuino arancione ha affermato che ogni barca che fa saltare in aria “salva 25.000 vite americane”. Si tratta di affermazioni bizzarre per molte ragioni, non ultima delle quali è che, se fossero vere, basterebbero solo tre barche di droga per uccidere i circa 75.000 americani che ogni anno muoiono per overdose di fentanil. Da quando Trump ha fatto saltare in aria 20 imbarcazioni, sostiene di aver salvato 500.000 persone. Questi numeri ovviamente non tornano, ma non è necessario che tornino, dato che non esistono imbarcazioni venezuelane che trasportano fentanil. L'intera faccenda è una ridicola sciocchezza, un grave insulto all'intelligenza del popolo americano, delle forze armate statunitensi e del mondo intero.
Mentre uccide pescatori e navigatori innocenti, Trump perdona i veri trafficanti di droga. Il 3 dicembre ha concesso la grazia all'ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, che stava scontando una condanna a 45 anni per aver contrabbandato centinaia di tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Anche i repubblicani sono rimasti scioccati e sconcertati dalla grazia, che ha rivelato come l'intera “guerra alla droga” sia solo un pretesto per la guerra al Venezuela, una farsa totale.
Demonizzazione dei leader presi di mira
Trump sta seguendo il copione di Bush non solo evocando una minaccia immaginaria, ma anche demonizzando il leader della nazione su cui sta mentendo. Bush aveva ripetutamente definito Saddam Hussein un “tiranno assassino”, un “brutale dittatore”, un “maestro dell'inganno” a capo di un “regime brutale” che governava attraverso “la paura e la crudeltà”, un “dittatore omicida dipendente dalle armi di distruzione di massa”, “un uomo pericoloso che possiede le armi più pericolose del mondo”, “un dittatore omicida che tortura e uccide regolarmente il proprio popolo” e così via.
Sebbene alcune di queste accuse contenessero un fondo di verità, i crimini di Saddam Hussein non furono tra i motivi che spinsero gli Stati Uniti a invadere l'Iraq. Al contrario, gli Stati Uniti furono complici delle peggiori atrocità commesse da Hussein: durante la guerra Iran-Iraq degli anni '80 gli attacchi iracheni con armi chimiche utilizzavano gas mostarda e agenti nervini forniti dagli Stati Uniti. Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa di Bush, aveva personalmente autorizzato le spedizioni di quelle armi chimiche in Iraq orchestrate dagli Stati Uniti durante gli anni '80, quando Rumsfeld era stato inviato speciale di Reagan a Baghdad. Saddam Hussein ha usato quelle armi ripetutamente, inizialmente su richiesta degli Stati Uniti, uccidendo oltre 100.000 persone. Ironia della sorte, lo stesso Rumsfeld che aveva armato l'Iraq con armi chimiche nel 1983 guidò l'invasione dell'Iraq, ormai libero dalle armi di distruzione di massa, vent'anni dopo, con il falso pretesto che l'Iraq possedeva armi di distruzione di massa!
Bush demonizzò l'Iraq per nascondere il vero motivo dell'invasione del 2003: le qualità positive di Saddam Hussein, non quelle negative. Il dittatore iracheno, sebbene brutale con i suoi nemici, utilizzava i proventi del petrolio iracheno per fornire al suo popolo un'istruzione, trasporti, sanità e altre infrastrutture di altissimo livello (però aveva bisogno delle famose incubatrici degli ospedali kuwaitiani, N.d.T.). Hussein era anche impegnato nella costruzione di una potenza militare il cui scopo ultimo era quello di liberare la Palestina e, sebbene fosse disposto a mantenere relazioni cordiali con gli Stati Uniti, non avrebbe mai ceduto alle pressioni americane di tradire i palestinesi placando l'entità sionista genocida.
Allo stesso modo, sono gli aspetti positivi del governo di Nicolas Maduro a Caracas, e non quelli negativi, che hanno spinto gli Stati Uniti a tentare ripetutamente di rovesciarlo. Anche in questo caso, Trump sta prendendo spunto dal manuale di Bush, lanciando infantili attacchi ad personam contro il presidente venezuelano. Come Bush che insultava Saddam Hussein, Trump attacca ripetutamente Maduro definendolo un “dittatore” e un “delinquente”. Altri insulti alla Bush che Trump ha lanciato contro Maduro includono: “È un burattino”, “un fallimento totale”, “uno sciocco”, “un perdente”, “un criminale”, “un bugiardo”, “un delinquente che uccide il proprio popolo”, “un dittatore che si nasconde dietro le bugie”.
C'è molta meno verità nelle invettive anti-Maduro di Trump che nelle tirate anti-Saddam Hussein di Bush. Maduro gode di un ampio sostegno popolare, probabilmente più di quanto ne abbia Trump negli Stati Uniti. Come il suo predecessore bolivariano Hugo Chavez, la popolarità del leader venezuelano si estende al di fuori del suo paese all'intera sinistra latino-americana, che rappresenta la maggioranza dell'intellighenzia di quella parte del mondo. Sebbene molti venezuelani ricchi odino Maduro e il movimento bolivariano che rappresenta, proprio come i cubani ricchi odiavano Fidel Castro, queste persone sono considerate “gusanos” (vermi) dalla gente comune di quei paesi, che beneficia di governi che si concentrano sull'istruzione e l'assistenza sanitaria per i poveri piuttosto che sui profitti per i ricchi.
Maduro è infatti un patriota che sta rischiando la vita per difendere il suo Paese dal suo rapace vicino del nord. A differenza di Trump, è un uomo riflessivo e colto, capace di parlare a braccio per lunghi periodi con grazia e coerenza. Presenza fissa ai festival letterari e alle campagne culturali, Maduro sostiene l'opera dei grandi scrittori patriottici latinoamericani, tra cui Eduardo Galeano, Rómulo Gallegos e Luis Britto García. A differenza degli oligarchi statunitensi che lo odiano, Maduro sa che siamo stati messi al mondo non per accumulare ricchezze, ma per vivere una vita etica e contemplativa. Qualsiasi studioso imparziale del carattere giungerà rapidamente alla conclusione che Trump sta descrivendo se stesso, non Maduro, quando blatera a proposito di “un burattino”, “un fallimento totale”, “uno sciocco”, “un perdente”, “un criminale”, “un bugiardo” e “un delinquente”.
Le vere ragioni del regime di Trump per complottare contro il Venezuela non hanno nulla a che vedere con l'arma chimica fentanil, né con le calunnie contro Maduro, così come le vere ragioni del regime di Bush nel 2003 per invadere l'Iraq non avevano nulla a che vedere con le armi di distruzione di massa o i difetti caratteriali di Saddam Hussein. In entrambi i casi, le vere ragioni della guerra possono essere riassunte in due parole: “petrolio” e “Israele”.
Sia l'Iraq che il Venezuela sono geostrategicamente significativi e presi di mira dagli Stati Uniti a causa delle loro enormi riserve di petrolio. Bush ha invaso l'Iraq in gran parte a causa delle riserve accertate di petrolio dell'Iraq, stimate in 145 miliardi di barili. Il Venezuela ne ha 303 miliardi, più del doppio, il che lo rende il leader mondiale.
Ma il petrolio non è la questione principale né nella guerra di Bush del 2003 né nella replica di Trump del 2025. Lo è invece il sionismo.
Il governo di Maduro, come quello di Saddam Hussein nel 2003 e anche prima, si è dimostrato più che disposto a concedere alle aziende americane una quota delle sue ricchezze petrolifere a condizioni molto favorevoli. Ma in entrambi i casi gli americani non accettano un sì come risposta. Perché no? Perché entrambe le nazioni – l'Iraq nel 2003 e il Venezuela oggi – erano e sono impegnate a mantenere la piena sovranità, una delle cui espressioni è l'impegno nella lotta di resistenza palestinese contro il genocidio sionista.
Oggi il Venezuela ha stretti legami di alleanza con le nazioni anti-genocidio dell'Iran e dello Yemen. Mantiene legami politici, finanziari e logistici con Hezbollah. E anche se il governo bolivariano di Maduro sarebbe felice di concludere accordi petroliferi vantaggiosi per entrambe le parti con le compagnie statunitensi, si riserva il diritto di mantenere una politica estera sovrana, in generale e di allearsi con il popolo palestinese nella sua lotta contro il genocidio sionista, in particolare. Questa è esattamente la stessa posizione assunta dal governo di Saddam Hussein nel 2003.
Questo è inaccettabile per gli Stati Uniti, perché gli Stati Uniti sono dominati da un'oligarchia miliardaria ebraico-sionista sproporzionatamente grande che è fedele non agli interessi degli Stati Uniti, ma agli interessi dell'entità genocida che occupa la Palestina. Quando un paese ricco di petrolio e potenzialmente potente come l'Iraq o il Venezuela sceglie di allearsi con la lotta di liberazione palestinese, gli ebrei sionisti insistono che quel paese deve essere distrutto, a qualsiasi costo in termini di sangue e denaro.
Ecco perché Bush e Trump devono mentire sulle ragioni della guerra. Se dicessero la verità – “i boss criminali miliardari sionisti vogliono mandare in rovina l'America intraprendendo per [conto di] Israele guerre inutili e distruttive” – il popolo americano potrebbe essere tentato di porre fine a quell'oligarchia e alla stessa malefica entità sionista.
Kevin Barrett, Ph.D., è uno studioso arabista-islamologo e uno dei critici più noti della guerra al terrorismo negli Stati Uniti. Dal 1991 al 2006 ha insegnato in college e università a San Francisco, Parigi e nel Wisconsin. Nell'estate del 2006 il dottor Barrett è stato attaccato da un gruppo di legislatori statali repubblicani che hanno chiesto il suo licenziamento dall'Università del Wisconsin-Madison a causa delle sue opinioni politiche. Dal 2007 è stato informalmente inserito nella lista nera degli insegnanti dei college e delle università americane. Attualmente lavora come organizzatore di eventi no profit, oratore pubblico, autore e conduttore radiofonico.
Link: https://www.unz.com/kbarrett/venezuela-invasion-iraq-war-redux/
Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per come DonChisciotte
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oliver 7 dicembre 2025
Auguriamoci la sparizione dei criminali