Intervista ad Alain de Benoist: “L’importanza del paganesimo nella storia delle radici delle culture europee”

Il filosofo Alain de Benoist intervistato da Alexander Markovics sul paganesimo come orizzonte spirituale primordiale dell'Europa, sulla critica all'universalismo monoteista e sugli orizzonti di pensiero verso un nuovo inizio.

Intervista ad Alain de Benoist: “L’importanza del paganesimo nella storia delle radici delle culture europee”

Di Alexander Markovics, multipolarpress.com

  • Alexander Markovics: Secondo la sua visione, il paganesimo pone l'essere umano al centro; non è fissato sulla trascendenza come nel monoteismo, né sulla natura in sé come nell'ecologia moderna. Da un punto di vista pagano, cosa pensa che debba essere criticato nel pensiero teocentrico del monoteismo e nel pensiero incentrato sulla natura nell'ecologia moderna?

Alain de Benoist: Esiste una trascendenza immanente che ci permette di andare oltre una semplice opposizione tra antropocentrismo e teocentrismo. Condivido la critica mossa dagli ecologisti all’antropocentrismo, nella misura in cui ritengo che l’uomo non possa essere compreso al di fuori del tutto vivente, né al di fuori di una prospettiva cosmica.

Ciò a cui mi oppongo è l’idea fondante del monoteismo: la distinzione teologica tra l’essere creato (il mondo) e l’essere increato (Dio). Questa distinzione, che raddoppia il mondo reale con un “mondo di fondo”, lo rende un mero oggetto il cui soggetto è Dio, identificato con la causa finale di tutto ciò che esiste.

In questa prospettiva, il mondo è necessariamente svuotato di ogni sacralità intrinseca. Non ci sono più luoghi sacri, fiumi sacri, sorgenti sacre, tempi sacri, né geografie sacre, e così via.

Il cristianesimo ha sostituito il sacro con il santo, due nozioni che hanno ben poco in comune (la santità è una qualità morale, mentre il sacro non lo è). Si sono così create le condizioni per un progressivo disincanto (Entzauberung) del mondo, che culmina oggi con la modernità tecnologica e commerciale.

Questo è ciò che Heidegger chiama l’incorniciamento (Ge-stell) o la macchinazione (Machenschaft).

La distinzione tra essere creato ed essere increato è anche all’origine di tutte le altre dualità che hanno paralizzato il pensiero per secoli: anima e corpo, corpo e spirito, essere e dovere, natura e cultura, materialismo e spiritualismo, trascendente e immanente, innato e acquisito, e così via.

Radicalizzando tutte queste opposizioni relative, abbiamo disimparato a comprendere la complementarità degli opposti.

  • Alexander Markovics: Nella sua conversazione con Charles Champetier, lei parla dell’opposizione tra la tradizione monoteistica come tradizione di eteronomia e la tradizione greca o propriamente democratica come tradizione di autonomia. Potrebbe spiegare cosa significa questo per la differenza tra monoteismo e paganesimo? Considera qui l’ebraismo e il cristianesimo come un’unità giudaico-cristiana, o vede differenze significative tra queste due religioni monoteistiche? L’Islam, che talvolta viene considerato negli studi religiosi comparati come la forma più radicale di monoteismo, occupa un posto particolare a questo riguardo?

Alain de Benoist: Il Dio dei monoteismi gode di un potere assoluto che deriva dalla sua natura. Il modello di autorità che egli tende a proporre è quello di un potere che nulla può limitare. Questo modello “assolutista” è stato a lungo sostenuto dal papato nella sua lotta contro l’imperatore, specialmente durante la Controversia delle Investiture, e in seguito è servito da base teologica per l’assolutismo dei principi e dei monarchi di “diritto divino”. Tutto ciò implica una radicale eteronomia.

La nascita della democrazia in Grecia, al contrario, segnò il primo tentativo di instaurare un regime in cui la sovranità appartenesse al popolo (o almeno agli uomini liberi). L’esercizio di questa sovranità è inseparabile da ciò che Benjamin Constant chiamava la «libertà degli Antichi»: si è liberi non quando ci si ritira nella sfera privata, ma, al contrario, quando si partecipa alla vita pubblica.

Nel mio libro On Being a Pagan, pubblicato più di quarant’anni fa, ho certamente fatto un uso troppo intensivo del termine “giudaico-cristiano”. A rigor di termini, l’uso di questo termine è giustificato solo in due casi ben precisi.

In primo luogo, per designare i primi ebrei che riconobbero Gesù come il Messia (ma non necessariamente la sua divinità), in particolare la primissima comunità di Gerusalemme guidata da Giacomo, fratello di Gesù, nonché le correnti che ne ereditarono il retaggio, come gli Ebioniti o gli Elcesaiti, i quali – in contrasto con la corrente paolina – continuarono per diversi secoli a rivendicare Gesù pur affermando di considerarsi ancora all’interno del giudaismo (il che valse loro una doppia condanna, da un lato da parte della Chiesa di Roma e dall’altro da parte del giudaismo rabbinico e sinagogale).

Si può anche parlare, con cautela, di “giudeo-cristianesimo” per designare elementi di teologia comuni al cristianesimo e all’ebraismo, ad esempio l’adesione a una concezione monolineare della storia, in opposizione alla concezione ciclica degli Antichi.

Al di là di tali confronti, tuttavia, le differenze superano le somiglianze. Le differenze tra ebraismo e cristianesimo sono considerevoli e non devono essere sottovalutate.

Il cristianesimo, ad esempio, che è una religione di salvezza molto individualista (si raggiunge la salvezza da soli), non si fonda sulla nozione di elezione.

L’ebraismo, la cui intera storia è segnata da una tensione dialettica tra un polo particolarista e uno universalista, sostiene che l’ebraismo e l’appartenenza al popolo ebraico vadano necessariamente di pari passo.

Non so se si possa dire che l’Islam costituisca «la forma più radicale» di monoteismo. Ha senza dubbio ereditato elementi da sette ebraiche come gli Ebioniti, che molto probabilmente hanno contribuito alla sua nascita.

Ciò che è certo è che, anche se presenta Gesù (‘Īsā ibn Maryam) come profeta e rende lungo omaggio a sua madre (che è citata nel Corano più spesso che nei Vangeli canonici), l’idea che Dio possa avere un Figlio è estranea all’Islam quanto lo è all’Ebraismo.

Ecco perché i musulmani accusano i cristiani di “associare altri a Dio”, cioè di promuovere una forma nascosta di politeismo. Il dogma della Santissima Trinità, la cui formazione sotto varie influenze resta da chiarire, è certamente una delle cose più inaccettabili da un punto di vista strettamente monoteista. All’interno della Chiesa, non fu formulato prima del IV secolo (fu proclamato nel 381 al Concilio di Costantinopoli).

[caption id="" align="aligncenter" width="1282"] Alain de Benoist[/caption]

  • Alexander Markovics: Nella sua concezione del paganesimo, lei parla del monoteismo come della radice dell’intolleranza e del totalitarismo moderno. In che misura l’universalismo biblico e l’universalismo delle ideologie moderne sono collegati? Secondo lei, il pensiero totalitario del liberalismo e della globalizzazione si è necessariamente sviluppato dal monoteismo? Vede anche un legame tra il totalitarismo moderno e l’antica scuola degli atomisti, con rappresentanti come Democrito, Epicuro e Lucrezio, che difesero i primi approcci a un pensiero materialista e incentrato sull’individuo da un punto di vista pagano?

Alain de Benoist: Ovviamente non si tratta di ricondurre al monoteismo ogni forma di intolleranza e violenza, poiché queste fanno semplicemente parte della natura umana.

Ciò che si può dire, tuttavia, è che l’universalismo – costantemente associato nella storia delle idee all’individualismo (l’umanità definita come la somma totale degli individui) – incoraggia la violenza, e spesso la giustifica, quando è sostenuto da un’ideologia e da una fede che si presentano come portatrici di una verità assoluta.

In tale prospettiva, il nemico non è più un avversario, ma un criminale o un colpevole, una figura del Male che deve essere sradicata. Le “guerre giuste” a cui assistiamo oggi non fanno altro che prendere il posto delle antiche guerre di religione.

Naturalmente, questo universalismo è in realtà solo un etnocentrismo mascherato. Che sia propagato da missionari, soldati o mercanti, l’Occidente ha sempre cercato di imporre al mondo intero valori che erano propri — i «diritti umani», per esempio — presentandoli come «valori universali». Da questo punto di vista, l’universalismo moderno non è in effetti fondamentalmente distinto dall’universalismo monoteistico, di cui rappresenta solo una forma secolarizzata, proprio come l’ideologia del progresso secolarizza la vecchia concezione biblica di una lenta progressione verso la Città di Dio.

L’idea stessa di un unico Dio porta a pensare che, agli occhi del Creatore, tutte le differenze che distinguono i popoli e le culture abbiano solo un’importanza o un significato secondario.

Nella sana teologia cristiana, il popolo di Dio non ha confini. L’universalismo moderno riprende la stessa idea nell’affermare che l’umanità ha un valore politico e morale e che noi ne facciamo parte in modo immediato, indipendentemente dalle nostre particolari appartenenze, mentre in realtà ne facciamo parte solo indirettamente, attraverso l’intermediazione di una singola cultura. Il sistema capitalista, che è soprattutto un sistema senza limiti, vede analogamente nei confini e nei vincoli solo ostacoli da eliminare per instaurare un mercato planetario.

Una delle grandi differenze tra il politeismo e il monoteismo è che, per quest’ultimo, gli altri dei non sono gli dei di altri popoli, ma figure del Male. Gli Antichi trovavano del tutto naturale che i Greci adorassero gli dei greci, i Romani gli dei romani e i Germani gli dei germanici. Nel paganesimo non ci sono dogmi, né eresie, né crociate.

Il Dio monoteista, che sostiene di essere ovunque e in nessun luogo, è “geloso” degli altri dei e cerca con ogni mezzo di eliminarli. Questo apre la porta all’intolleranza sacra.

In Germania, questo fenomeno è stato descritto molto bene da Jan Assmann.

Per quanto riguarda Democrito, Epicuro e Lucrezio, li metto da parte, perché le loro filosofie non possono, a mio avviso, essere ridotte a un “approccio materialista incentrato sull’individuo”. L’atomismo di Democrito non ha nulla a che vedere con l’individualismo, ma va piuttosto di pari passo con lo scetticismo. Epicuro e Lucrezio si occupano soprattutto della felicità.

  • Alexander Markovics: La lunga storia del paganesimo ha prodotto numerosi archetipi che ancora oggi plasmano il pensiero europeo. Uno di essi è Dioniso, il dio del vino e della follia, il due volte nato, che gli studiosi di religione comparata interpretano come una prefigurazione di Gesù. Un altro è Cibele, la Grande Madre, che ricercatori come Bachofen interpretano come prova del pensiero matriarcale tra le popolazioni pre-indoeuropee d’Europa. Cosa ne pensi di queste due divinità e degli archetipi che incarnano?

Alain de Benoist: Ovviamente avresti potuto citare mille altri esempi: Marte, Ercole, Venere, Minerva, Odino-Wotan, Thor, Freyja, Lug, Teutates, Indra, Agni e così via. Nel corso dei secoli, i nomi degli antichi dei ed eroi hanno continuamente dato origine a narrazioni popolari, racconti meravigliosi, archetipi che alimentano l’immaginario culturale e interpretazioni sempre nuove. Questa è una delle prove che il paganesimo non è mai scomparso del tutto.

Dioniso, che svolge un ruolo fondamentale nella filosofia di Nietzsche, forma con Apollo una coppia di grande significato. Ma ci vuole molta immaginazione per vedere in lui una «prefigurazione di Gesù». La sua epifania veniva celebrata nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, motivo per cui i cristiani, incapaci di sradicare la sua popolarità, fissarono la festa dell’Epifania nella stessa data nel III secolo. La Natività di Cristo, fissata molto tardi al 25 dicembre, sostituì analogamente le celebrazioni immemorabili del solstizio d’inverno. Come Iside o Astarte, la dea frigio-greca Cibele era spesso assimilata a Maria, la madre di Gesù (il cui culto permetteva di compensare la crudele assenza di una dea nelle religioni monoteistiche). È per questo motivo che i cristiani immaginavano che Maria fosse morta a Efeso, che nell’antichità ospitava il principale santuario di Cibele.

Le tesi di Bachofen godettero di immensa popolarità ai suoi tempi, in particolare presso Engels. Alcune neofemministe continuano a citarlo come riferimento, ma a mio avviso a torto. L’idea che la più antica cultura indoeuropea fosse una cultura matriarcale è stata smentita così spesso che è meglio non tenerne conto (anche se il grande libro di Bachofen Il diritto materno [Das Mutterrecht] ha anch’esso i suoi pregi).

  • Alexander Markovics: Il paganesimo appare spesso nell’Europa contemporanea sotto forma di una “seconda religiosità”: molti europei scoprono il politeismo sotto forma di una “religione New Age” o di una “tradizione antica” reinventata nel XVIII e XIX secolo. Perché pensa che questa forma di religiosità stia guadagnando terreno in Occidente, e in che modo differisce da un paganesimo autentico per il XXI secolo?

Alain de Benoist: Sono favorevole a un ricorso al paganesimo, ma non credo nel suo ritorno come credenza accompagnata da un'ortoprassi collettiva. Esistono oggi numerosi gruppi “neopagani”, ma mi sono sempre chiesto se credano veramente negli dei che professano. Alcuni sono simpatici e abbastanza seri, ma la grande maggioranza presenta le caratteristiche che lei menziona: o sono incapaci di rivendicare una tradizione autentica, oppure cadono nella confusione New Age. Ecco perché Spengler parlava della “Seconda Religiosità”, un’espressione che si applica pienamente a loro.

Essere pagani, per me, non significa travestirsi da alto druido o rivolgere invocazioni a Wotan. È, più semplicemente, familiarizzarsi con l’universo spirituale delle grandi religioni europee, sentirsi più a proprio agio leggendo Omero o Marco Aurelio piuttosto che San Paolo o Sant’Agostino, meditare sul simbolismo degli antichi dei, ammirare l’etica dell’onore dei grandi eroi – in breve, ripristinare intellettualmente e spiritualmente una continuità.

Non credo molto, d’altra parte, in un “paganesimo delle catacombe”. Il paganesimo è una religione collettiva, non una fede individuale. Nel sacrificare agli dei, si rendeva omaggio alla città; si riaffermava la propria fedeltà al popolo a cui si apparteneva. Non si sperava nella salvezza; si credeva nella volontà e nel destino.

  • Alexander Markovics: Dalla diffusione del cristianesimo, sono stati fatti diversi tentativi per ristabilire il paganesimo in Europa. Uno di questi fu il regno dell’imperatore Giuliano II – Giuliano l’Apostata – che cercò di imporre nell’Impero Romano una forma di paganesimo ellenistico fortemente influenzata dalla filosofia neoplatonica. Cosa ne pensa del tentativo dell’imperatore Giuliano?

Alain de Benoist: Fallì, e non poteva che fallire. Giuliano salì al potere nel 360 e morì in battaglia già nel 363 (forse ucciso da un soldato cristiano), nella battaglia di Samarra, vicino a Baghdad. Il suo regno durò quindi solo tre anni, un periodo troppo breve per modificare il corso degli eventi.

Il suo libro Contro i Galilei, di cui conosciamo solo frammenti, rimane tuttavia, insieme al Discorso vero di Celso e al Contro i cristiani di Porfirio di Tiro, una delle testimonianze più preziose a nostra disposizione per comprendere come i grandi intellettuali pagani discutessero ai loro tempi coi cristiani.

Eppure, nonostante la portata della sua sconfitta e la brevità del suo regno, Giuliano – erroneamente chiamato «l’Apostata» – rimane, insieme a Federico di Hohenstaufen, una delle figure che ha maggiormente affascinato scrittori e poeti, da Montaigne e La Boétie a Ibsen e Alfred de Vigny, e più tardi Jacques Benoist-Méchin e Gore Vidal. Gli sono stati dedicati innumerevoli libri, che rivelano quasi invariabilmente una silenziosa ammirazione e un'inconfondibile nostalgia.

Di Alexander Markovics, multipolarpress.com

25.02.2025

Fonte: https://www.multipolarpress.com/p/paganism-and-european-roots

Titolo originale: Paganism and European Roots

Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org

Commenti (9)

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Mostra commenti 9 caricati
    1. ric 19 aprile 2026

      credo che tutte le religioni , tranne quella ebraica , abbiano un fondamento anche se poco in evidenza. tutti hanno una fede nella quale pongono in primo piano i loro essenziali valori .Basta vedere quella yankees , dove il denaro rappresenta il loro Dio , che onorano con 4 secoli di massacri pur di compiacerlo .

    1. PietroGE 19 aprile 2026

      Alain de Benoist tocca dei punti interessanti e importanti nella sua intervista, come il rapporto tra ebraismo e cristianesimo, l'universalismo del monoteismo, la scomparsa del paganesimo e il totalitarismo, Su alcuni sono d'accordo con lui, su altri meno. Ad esempio lui dice giustamente che la differenza principale tra ebraismo e cristianesimo è l'assenza in quest'ultimo del carattere di popolo eletto, una differenza sostanziale che supera anche quella riguardo alla Trinità. Quanto all'universalismo (cristiano o no) fondato sull'etnicismo, è vero che in passato, specie durante il periodo coloniale c'è stata questa ideologia che ha accompagnato le conquiste, oggi però degenerata nel 'sono tutti europei' cambia solo il colore della pelle, e quindi nella negazione delle identità altrui e conseguentemente della propria. Per quanto riguarda il totalitarismo delle religioni monoteistiche, c'è un diverso grado di verità, che arriva al 100% nell'islam, meno nel cristianesimo attuale. In generale però Alain de Benoist dipinge il paganesimo come una religione di tolleranza e pluralismo, pace e unità con la natura, cosa che secondo me non è mai stata. Oggi è diventato una moda, il New Age, senza più sostanza religiosa. Si è avverato quello che diceva Nietszche sul 'Dio che è morto' ucciso con l'avvento dell'Illuminismo, cioè della Dea Ragione, ma questo riguarda gli Dei atropomorfi, quelli, appunto, del paganesimo.

    2. oriundo2006 19 aprile 2026

      Mi permetto di replicare l'affermazione di Bonoist, che tu Pietro riporti secondo cui''..la differenza principale tra ebraismo e cristianesimo è l’assenza in quest’ultimo del carattere di popolo eletto..''.
      Non è così. Il cristianesimo paolino fornisce una legittimazione chiara ed evidente del trapasso nella nuova forma del 'Patto' nelle famose Epistole: l'Antico Testamento si deve considerare oramai riferito quanto a 'popolo eletto' non più a quello ebraico ma al 'popolo cristiano' che l'ha sostituito in tutto e per tutto. Il Nuovo patto prende sostanza e forma dal vecchio e lo abroga succedendogli completamente.
      Così Paolo, il 'protogesuita', se così si può dire...
      Esisteva però una corrente minoritaria all' interno del cristianesimo nascente, che non era completamente d'accordo con quanto Paolo asseriva, qui e altrove: capofila ne sarebbe stato Pietro, che aveva conosciuto Gesù di persona e che non condivideva certe sue asserzioni sopratutto quelle direttamente 'politiche'.
      Su questo ho letto qualcosa che appena potrò vi riferirò: qui ne potete vedere certe conclusioni, discutibili o meno che lo siano:
      https://www.academia.edu/33256823/PAOLO_il_FARISEO_mai_convertito_cambiato_di_mentalit%C3%A0_su_cui_SI_FONDA_la_Cristianit%C3%A0.

    3. PietroGE 19 aprile 2026

      Lettera ai Galati 3, 28 (Nuova Riveduta o CEI), parte del Nuovo Testamento scritto dall'apostolo Paolo. Il versetto recita: "Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù".....
      Significato : Tutti coloro che credono diventano figli di Dio e discendenti di Abramo, eredi secondo la promessa, superando le distinzioni della legge mosaica. Non c'è più un popolo eletto.
      In ogni Messa il prete dice alla consacrazione : «Questo è il calice della nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati»
      Significato Questa alleanza sostituisce quella
      dell'Antico Testamento, risultando unica e definitiva.
      Più chiaro di così.

    4. oriundo2006 20 aprile 2026

      Salve Pietro, appunto: il 'popolo eletto' è adesso quello cristiano, elevato a tale condizione dalla predicazione di Gesù e dalla adesione alla sua 'divinità' 'speciale'.
      E' un 'popolo' non più a base 'etnica', semmai lo sia davvero stato e sopratutto lo sia ancora oggi quello ebraico, ma a base confessionale.
      Un 'popolo' formato da individui 'cristiani' non più di un 'ethnos' specifico: ma sempre 'popolo' è, tanto da venir considerato come tale dalla chiesa che lo 'pasce' in quanto 'gregge', cioè unità composta da individui specifici unificati dall'adesione religiosa.
      Questa 'elevazione' per mezzo della completa 'sostituzione' del 'vecchio' Patto con quello 'Nuovo' ha consentito ed ha legittimato ogni sorta di azione violenta e criminale verso gli 'altri', quali che essi siano: questo ancora oggi.
      Ancora oggi le guerre hanno questo lato aspetto 'teologico' veterotestamentario, non capito dall' occidente cristiano ma molto bene da chi cristiano non è.
      'Rinversare' il Vangelo nella Bibbia ha condotto a questo esito e Paolo ne è stato l'artefice.
      Tenersene lontani sarebbe stato confluire nello gnosticismo, con Gesù come 'Maestro di Verità alla pari di altri grandi 'iniziati'.
      Ma non sarebbe stata più 'religio' per le masse ma solo per pochi adepti 'illuminati', come le successive 'eresie' hanno tentato di fare, cosa non sempre colta appropriatamente.
      Anche qui l'aspetto 'politico' di 'potere' presente in Paolo è essenziale, come poi lotta spietata di potere è stata quella successiva tra pagani e cristiani.
      Gli aspetti 'comunistici' o meglio protosocialisti, presenti specie negli Atti, hanno costituito la ragione essenziale della vittoria della nuova religione.
      Allontanarsene come è stato fatto dal papa polacco in avanti, ha costituito una progressiva perdita di interesse da parte del 'gregge'.
      Riprenderli oggi sarebbe ridicolo: sarebbe rinversare vino vecchio in otri nuovi ... per astemi.
      Oramai è il messaggio 'politico' a non aver più alcuna 'presa' sociale. Nessuno pensa più che il 'socialismo' comunistico sia la chiave per edificare il regno di 'dio' sulla Terra. Nessuno: neppure i cristiani lo pensano più.
      E allora si pone la domanda: è ancora un 'popolo' quello cristiano oppure è stato diluito nella singolarità dei suoi soggetti ?

    5. PietroGE 20 aprile 2026

      Non ci siamo! Tu confondi 'popolo' con comunità di credenti. Il popolo eletto del Vecchio Testamento è l'etnia ebraica, è il popolo come lo intendono i tedeschi cioè 'Volk'. Non è possibile diventare ebrei se non si è della stessa razza, I cristiani sono una comunità di credenti, chiunque può diventarne membro. Non è possibile trasporre il concetto di popolo eletto dall'ebraismo al cristianesimo. È quello che afferma Paolo nell'Epistola e questa è la differenza sostanziale tra ebraismo e cristianesimo. I crimini li hanno commessi tutti a questo mondo, credenti di ogni religione e atei. Inoltre non si deve confondere il cristianesimo con la chiesa cattolica (o protestante o ortodossa) perché la separazione tra stato e chiesa, proclamata in modo chiarissimo da Cristo, non è stata applicata per più di un millennio, basta vedere come gli imperatori venivano coronati in chiesa. Anche questa separazione è inesistente nell'ebraismo e ancora meno nell'islam, dove ,in modo esplicito o implicito, gli stati sono tutti teocratici.

    6. oriundo2006 21 aprile 2026

      Questo non è il punto fondamentale. Il punto decisivo è quanto Paolo asserisce sul 'Nuovo Patto' e sulla fine dell'esclusività di una nazione, quella ebraica, quanto alla titolarità del medesimo, ovvero del rapporto privilegiato. E' avvenuta una 'traslatio imperii' anche a proposito della titolarità e adesso i cristiani sono il 'popolo eletto'.
      Dunque, possono fare ciò tutto ciò che vogliono se in vista del trionfo del cristianesimo.
      E' è esattamente quello che è successo.

    1. alduccio 19 aprile 2026

      Prima dei millenni in cui i fedeli cristiani sono stati abituati a vedere immagini in cui la vergine Maria appariva con Gesù in braccio ci sono stati i millenni in cui Iside appariva con Horus in braccio.

      Con la nuova visione del monoteismo entra in gioco un nuovo concetto, mai esistito prima, chiamato “unico vero Dio”, ed emergono tre nuovi concetti che diventano dominanti in questo mondo: verità (una unica), male (quando ci allontaniamo dalla verità), individuo (ciò che conta è la tua lealtà verso l’unico vero Dio). Questi tre concetti “cristiani” sono alla base della modernità, e sono controintuitivi.. Jiang Xueqin

    1. maghi 18 aprile 2026

      purtroppo alain de benoist dimentica di dire che paganesimo e monoteismo sono entrambe degenerate in religioni settarie, quindi sono fondamentalmente tentativi di controllo delle masse. Per questo, chi è cristiano, può salvarsi solo individualmente. Penso che anche tutte le altre religioni abbiano una classifica sulla quale basare la salvezza, ma a me basta la mia, perchè non posso certo credere a tutte le religioni del mondo per cercare la salvezza. Gesù nella Valtorta dice ad un ebreo che anche chi non decide di divenire suo discepolo, o non ce la fa, va in Paradiso, basta che sia un buon ebreo. Praticamente afferma che il Paradiso è di tutti coloro che decidono di amare Dio e il prossimo indipendentemente dal credo religioso, quindi anche gli atei, visto che Dio è in fondo in tutti gli uomini per la presenza dell'anima.

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