Influenza: vaccinare i bambini per fermare il contagio in famiglia è inutile

Influenza: vaccinare i bambini per fermare il contagio in famiglia è inutile

Di Eugenio Serravalle, assis.it

Nella mia esperienza di pediatra, incontro a volte nonni preoccupati e genitori animati dalle migliori intenzioni che mi dicono: “Vacciniamo i bambini così non portano l’influenza ai nonni”.

È una frase detta con amore, con senso di responsabilità, quasi con l’idea di un piccolo sacrificio a favore dei più fragili. Ma proprio perché nasce da una motivazione eticamente alta, merita di essere guardata con onestà e rigore e quello che emerge, quando si esce dalle semplificazioni, è che questa strategia non funziona come viene raccontata.

L’idea che la vaccinazione antinfluenzale dei bambini riduca in modo significativo i contagi in famiglia e protegga i nonni non è sostenuta da prove solide. Le grandi revisioni della letteratura, incluse quelle più rigorose, mostrano che la vaccinazione può talvolta ridurre un po’ il rischio individuale di ammalarsi in alcune stagioni e in alcune fasce di età, ma non dimostra di ridurre in modo affidabile la trasmissione del virus. In altre parole: anche se e quando una persona vaccinata si ammala in forma più lieve, può comunque eliminare il virus e contagiare gli altri.

Questo punto è cruciale, perché smonta l’idea, molto diffusa nella comunicazione sanitaria, che vaccinare un bambino serva a “proteggere gli altri”. Le revisioni sistematiche che hanno cercato di dimostrare una protezione indiretta dei conviventi non vaccinati mostrano risultati modesti, variabili e spesso legati a contesti molto particolari, come comunità chiuse e poco rappresentative della vita reale. Nei contesti normali, urbani, aperti, familiari, l’effetto è debole o assente. Da qui una conclusione semplice, ma spesso scomoda: vaccinare i nipoti per evitare che si ammalino i nonni è, nella pratica, inutile.

A rafforzare questo quadro arriva uno studio recente sulla dinamica dell’eliminazione virale e sull’efficacia dell’isolamento nelle persone con influenza sintomatica.

Analizzando ciò che accade realmente nelle famiglie, emerge che i bambini piccoli, soprattutto sotto i cinque anni, sono i principali diffusori del virus: eliminano più virus, raggiungono picchi più elevati e lo fanno per periodi più lunghi.

Ma emerge anche un dato decisivo: nelle persone che si infettano, la vaccinazione non modifica in modo significativo la quantità e la durata delleliminazione del virus. Vaccinati e non vaccinati, se malati, contagiano in modo simile. La differenza riguarda soprattutto i sintomi, in particolare la febbre, che tende a essere un po’meno frequente o meno intensa nei vaccinati. Questo può far sentire “meno malati”, ma non rende meno contagiosi.

Ed è qui che si inserisce una riflessione critica sulla cultura sanitaria contemporanea e sulla pubblicità dei farmaci antinfluenzali: il messaggio che passa, spesso in modo esplicito, è: hai la febbre, prendi qualcosa, abbassala e torna subito alla tua vita normale. È un messaggio pericoloso, perché confonde il benessere soggettivo con la sicurezza per gli altri. Abbassare la febbre non spegne il virus, non interrompe la capacità di contagiare; anzi, può favorire comportamenti che aumentano la diffusione, come uscire, lavorare, frequentare ambienti chiusi quando si dovrebbe stare a casa.

La prima vera terapia dell’influenza, quella che davvero riduce i contagi, non è il farmaco sintomatico e non è la vaccinazione “per gli altri”: è il riposo. Restare a casa quando si hanno sintomi, limitare i contatti, permettere al corpo di fare il suo lavoro. Questo studio mostra che, nella maggior parte dei casi, la diffusione del virus prima dei sintomi è bassa e che l’isolamento tempestivo delle persone sintomatiche è una misura efficace e proporzionata. Le infezioni senza sintomi sono rare e contribuiscono poco alla circolazione del virus. La trasmissione dell’influenza stagionale avviene soprattutto attraverso chi sta chiaramente male e continua a vivere come se non lo fosse.

Tutto questo porta a una conclusione che può sembrare controcorrente, ma che è profondamente razionale: la vaccinazione antinfluenzale non è uno strumento di controllo della trasmissione. Non ha prove di efficacia nel proteggere gli altri, e l’idea di vaccinare i bambini per difendere adulti e anziani è solo uno slogan pubblicitario per vendere il prodotto. Qualcuno crede ancora alla pubblicità?

La prevenzione dei contagi passa prima di tutto da comportamenti semplici, antichi e poco commercializzabili: ascoltare il corpo, rispettare la malattia, riposare e non andare in giro a contagiare gli altri “grazie” a una febbre abbassata artificialmente.

Figura S13 (da Sinead E Morris et all.) – Non sono state trovate associazioni tra l’eliminazione del virus e la vaccinazione nella stagione in corso. Nei pannelli superiori, da sinistra a destra, sono mostrati: • il giorno in cui termina l’eliminazione del virus rispetto all’inizio dei sintomi influenzali, • il giorno di inizio dell’eliminazione del virus rispetto all’inizio dei sintomi, • il giorno in cui si raggiunge il picco di eliminazione del virus rispetto all’inizio dei sintomi. • Nei pannelli inferiori, da sinistra a destra, sono mostrati: • la durata dell’eliminazione del virus (in giorni), • il valore massimo di virus eliminato, • la quantità totale di virus eliminato nel tempo. In sintesi, la vaccinazione nella stagione in corso non modifica né i tempi, né la durata, né la quantità di virus eliminato. Gli asterischi indicano il livello di significatività statistica (* p

Di Eugenio Serravalle, assis.it

12.12,2025

Bibliografia essenziale

– Demicheli V. et al., Vaccines for preventing influenza in healthy adults, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2018.

– Jordan R. et al., Universal vaccination of children against influenza: are there indirect benefits to the community?, Vaccine, 2006.

– Mertz D. et al., Effect of influenza vaccination on household transmission of influenza, Vaccine, 2016.

– Loeb M. et al., Effect of influenza vaccination of children on infection rates in Hutterite communities, JAMA, 2010.

– Yin J.K. et al., Indirect protection from vaccinating children against influenza, Epidemiology and Infection, 2017.

– Osterholm M.T. et al., Efficacy and effectiveness of influenza vaccines, The Lancet Infectious Diseases, 2010.

– Sinead E Morris et all. Influenza virus shedding and symptoms: Dynamics and implications from a multiseason household transmission study PNAS Nexus, Volume 3, Issue 9, September 2024

– Valenciano M. et al., Vaccine effectiveness in Europe: I-MOVE, Eurosurveillance, 2015. – Pebody R. et al., End-of-season influenza vaccine effectiveness, Euro Surveillance, 2019.

– Yan J. et al., Infectious virus in exhaled breath of symptomatic seasonal influenza cases, PNAS, 2018.


Fonte: https://www.assis.it/influenza-vaccinare-i-bambini-per-fermare-il-contagio-in-famiglia-e-inutile/

Commenti (2)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 2 caricati
    1. AlbertoConti 15 dicembre 2025

      Grande Dott. Serravalle, una voce coraggiosamente libera contro il 95% dei suoi colleghi pediatri allineati e coperti, cioè come minimo paraculi, se non criminali consapevoli.

    2. maghi 17 dicembre 2025

      però sinceramente questa anche con due nipotini me la sono persa. Comunque un medico mi ha detto che vaccinare significa riempire l'organismo di anticorpi, ossia di corpi estranei che si accumulano negli organi, come il colesterolo o gli acidi urici. Ovvio che facciano dei danni all'organismo. Ma che bella trovata questi vaccini, vero?

Visualizzati 2 di 2 commenti approvati.