Inclusi o deboli

Inclusi o Deboli

Di Veronica Duranti

La parola d'ordine della cultura predominante oggi, in occidente, è "inclusività". Dietro questo termine, apparentemente positivo ed indice di progresso dell'umanità (progresso non meglio definito, vista l'assenza dell'obiettivo ideale da raggiungere), si nasconde, in realtà, il proposito di creare una società di vittime e priva di discernimento.

Partendo dal secondo aspetto, scardinare il concetto che categorie che a un occhio obiettivo risultano fuori dallo spettro del comportamento normale (o quantomeno potrebbero farne scaturire il dubbio, come chi si identifica in animali, alieni e altre creature o chi sostiene che esistano infiniti sessi) debbano obbligatoriamente essere accettati e integrati nella società in quanto minoranze, a prescindere dalla natura del loro stato di minoranza, fa sorgere la lecita domanda: su quale criterio ordinante della società si fonda l'inclusione o la non inclusione delle suddette o altre minoranze? Ciò che deve essere incluso o escluso da una società è determinato in base ai valori etico-filosoci e politici che ordinano quella determinata società, ossia, alla base dell'accettazione o del rifiuto di qualche categoria c'è sempre la facoltà di discernimento.

Quello che l'inclusione a tutti i costi vuole attaccare e compromettere è, a prescindere dall'oggetto in questione, la capacità di discernimento in sé. Facendo leva sul senso di colpa di chi esclude, la cultura dell'inclusione avvia un meccanismo politico e una mentalità insensibile e passiva nei confronti di qualsiasi innovazione imposta dalle élite in nome dell'inclusività, fosse anche la più aberrante. Molto lontana da ciò che vuole sembrare, la società inclusiva è la fase finale della politica di massa, nella quale sotto la bandiera dell'accettazione, le élite decidono e le masse devono solo essere passive e inclusive.

La seconda conseguenza dell'inclusività a oltranza è la creazione dell'ideal-tipo umano di vittima e, se esiste una vittima, esiste anche il salvatore della vittima. Il salvatore della vittima è, ovviamente, colui che ha creato tale categoria: il potere (in senso lato). In tal modo si instilla nelle persone, sin dall'infanzia, un approccio all'esistenza (potenzialmente colma di disgrazie) debole, irresponsabile, adolescenziale e, in conseguenza di ciò, volto all'odio e alla violenza distruttiva. La consapevolezza di essere vittime provoca un eterno senso di impotenza nella persona o nella categoria "oppressa"; l'adorazione della vittima provoca, nella società, invidia, disprezzo e ripudio di chi, non sentendosi vittima, si rivolta al "carnefice" (come i palestinesi del 7 ottobre), cessando quindi di essere vittima.

L'esistenza non è inclusiva, può essere spietata, come spietato è il potere che ci governa e occorrerebbe insegnare che ciò che si vuole conquistare lo si deve conquistare senza fare leva sulla compassione e sulla pena della società e del potere stesso ma solo sulla giustezza delle proprie rivendicazioni.
Facciamo l'esempio del femminismo attuale, che come argomento, in certi ambienti, va per la maggiore. La donna viene dipinta dalle cosiddette femministe come eterna vittima della società borghese e patriarcale (che non esiste più), e, non si capisce in base a quale logica, dovrebbe essere aiutata a emergere. Non si capisce la logica perché se la donna è capace quanto l'uomo nel fare ciò che il sesso maschile fa (cosa che la scrivente sostiene fermamente), perché mai dovrebbe essere aiutata da una società (ormai scevra di limiti e discrimanozioni politico-legali nei suoi confronti) a farlo?

Altra coseguenza che la società vittimistica crea è l'irresponsabilità e la conservazione della popolazione in uno stato infantile, alla ricerca di qualcuno con cui prendersela, incapace di sopportazione delle sofferenze e di autodisciplina, dunque comprabile, ricattabile e addomesticabile: basta farla soffrire un po', e si offrirà autonomamente di servire il potere (ricordarsi del Green pass, non fa mai male).Non a caso sono state progressivamente cancellate le radici greche della nostra civiltà e non a caso è stato ampiamente distorto il concetto cristiano della Croce e della Passione.

Così come sono stati posti in ridicolo Uomini che hanno scelto spontaneamente la via della sofferenza materiale per un ideale, come Che Guevara, che mai vorrebbe (presumo) essere dipinto come povero oppresso necessitante di essere accolto e rispettato, ma come Guerrillero Heroico. Dietro l'inclusione c'è il disarmo finale dell'animo umano e della dialettica del pensiero. La società arcobaleno è la tomba dell'Umanità e delle sue potenzialita di emancipazione spirituale e materiale.

Di Veronica Duranti

Veronica Duranti è una giovane studentessa e attivista, ha militato in varie realtà e nell'estate 2021, fu cofondatrice del movimento nazionale Studenti Contro il Green Pass.

Commenti (26)

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    1. Heidrek 27 giugno 2024

      Idem come per la precedente opinione pubblicata ieri sul tema: una gran confusione.
      In realtà il fulcro della questione consta nella sostituzione di un termine ormai obsoleto (integrazione) con uno che meglio risponde a intenti educativi e più in generale di maggior coesione sociale per far fronte ai notevoli cambiamenti che la nostra società sta vivendo: l'ambito in cui l'inclusività viene più studiata e applicata è appunto quello scolastico e in riferimento agli stranieri NAI e ancor più ai disabili, tutto il resto è, al 99%, aria fritta.
      Per farla breve, obiettivo dell'integrazione è quello di normalizzare il diverso mentre l'inclusione persegue il suo inserimento preservandone la diversità: e scusatemi, ma leggendo i commenti a me pare proprio che quello che si desidera maggiormente qui sia proprio la preservazione delle differenze, la non-omologazione. Paradossalmente qui dovremmo tutti essere dei gran fan dell'inclusività.
      Come ho detto sopra si parla di inclusione in prevalenza nell'ambito scolastico, quando si parla di inclusione nella sfera delle questioni di genere, di orientamento sessuale etc. tutto diventa molto vago e soggettivo e non meriterebbe nemmeno d'esser preso in considerazione, stando -come giustamente rivendicate tutti- al singolo soggetto decidere se vuole essere incluso o meno in un certo sistema o schema sociale: e sottolineo che in quest'ambito non vige proprio alcun obbligo, a meno che qualcuno non intenda rivendicare l'uso delle parole negro, frocio o puttana, questione sulla quale posso anche essere aperto al confronto ma su cui l'ultima parola dovrebbero averla sempre i diretti interessati, ovvero dovrebbero essere le persone di colore, gli omosessuali o le donne a concedere o meno l'uso arbitrario di questi termini nei loro confronti.
      Ma giusto per fare un esempio, integrazione sono le c.d. quote rosa, un esempio di inclusione è la richiesta di maggiori tutele per le donne lavoratrici come congedi parentali più flessibili, malattia retribuita durante il ciclo etc.: ovvero la differenza fra una normalizzazione coatta e potenzialmente disfunzionale (pensiamo a una fabbrica: 50% di lavoratori uomini e 50% donne, dal reparto presse al cda) e una che preservi e tuteli le immutabili peculiarità della natura femminile.

      Poi, io ho il sospetto che a scaldare gli animi sia più che altro il senso di imposizione dall'alto di una nuova terminologia. È naturale, è umano, ma lasciatemelo dire: è anche un po' da boomer.

    1. Liberto 27 giugno 2024

      L’esistenza non è inclusiva, può essere spietata, come spietato è il potere che ci governa e occorrerebbe insegnare che ciò che si vuole conquistare lo si deve conquistare senza fare leva sulla compassione e sulla pena della società e del potere stesso ma solo sulla giustezza delle proprie rivendicazioni.

      Niente di più vero. È da qui che nasce quella fame, quella voglia di riscatto, che fa grandi le persone che reagiscono a ciò che è stato "ingiusto" nella loro diversità.

      Gli altri per Darwin si estinguerebbero anche se oggi sembrano dover avere per primi la parola.

    1. Individualista 27 giugno 2024

      Se domani i maschi scioperassero in massa, le femmine non saprebbero neanche da dove cominciare... altro che la donna sa fare ciò che l'uomo fa: ti ci immagini in fonderia, cara Veronica, ed io invece no mi ci vedo pur essendo maschio. Questo è il motivo: siete vittime di voi stesse nel pretendere di essere in grado di fare... ma solo a parole...

    1. gix 27 giugno 2024

      Mi chiedo se qualcuno si è mai sentito veramente escluso per non potersi sedere al bar per un caffè e per tutte le scemenze che dei dementi hanno inventato ai tempi del green caz. Incazzato magari si, ma escluso? E non farei confusione tra esclusione/inclusività e soprusi persecutori più o meno gravi, come togliere il diritto al lavoro o altro. Tanto per fare un esempio, non credo che gli ebrei si ritenessero esclusi da qualcosa durante la loro persecuzione, semmai perseguitati, ma non si ponevano certo il problema dell'inclusività o, meglio ancora, del giudizio degli altri (nel loro caso, anche prima delle persecuzioni...). Il problema della cultura occidentale oggi è l'inclusività? Forse nei TG o nei contesti culturali omologati, ma nessuno va a chiederlo nelle periferie di una qualunque città, non solo italiana, o nei posti dove la cosidetta "inclusività" mette a dura prova le più elementari regole di rispetto tra esseri umani.

    1. BrunoWald 26 giugno 2024

      "L’esistenza non è inclusiva, può essere spietata, come spietato è il potere che ci governa".

      Già... Ed è proprio la natura spietata dell'esistenza a confutare alla radice la fuffa buonista ed egualitaria. Su tale presa di coscienza si fonda ogni etica aristocratica (nulla a che vedere con la classe sociale detta "nobiltà".)

      È l'attrito prodotto dal confronto con l'esistenza a determinare le differenze - perché ci sono i forti e i deboli, i saggi e gli stupidi, gli onesti e gli indegni, i coraggiosi e i vili, in un'infinità di gradazioni e combinazioni possibili, rivelando così il rango di ognuno.

      I "primi" (i ricchi e privilegiati) e gli "ultimi" (i malriusciti) condividono l'odio per il valore: gli uni perché se ne sentono minacciati, gli altri per risentimento.

      "Facendo leva sul senso di colpa di chi esclude"...

      Per meglio dire, facendo leva sulla debolezza di carattere di chi si lascia imporre l'etica dell'avversario.

      È un peccato dover sfiorare un tema così vasto con due frasette buttate là.

    2. absitiniuriaverbis 27 giugno 2024

      Scrivi 'perché ci sono i forti e i deboli, i saggi e gli stupidi, gli onesti e gli indegni, i coraggiosi e i vili, "

      È sicuramente vero, tuttavia ogni aggettivo va considerato almeno da due prospettive distinte ed opposte.
      Per cercare di spiegarmi uso il tuo linguaggio:
      Prospettiva a) “Facendo leva sul senso di colpa di chi esclude"
      Prospettiva b)" Facendo leva sulla debolezza di carattere di chi si lascia imporre l’etica dell’avversario."

      Questa dicotomia consente a chi esercita il potere (di qualunque tipo, da finanziario a fideistico) di esercitare il più semplice due pesi e due misure.

    3. BrunoWald 27 giugno 2024

      I limiti del logos ci costringono a maneggiare goffamente la complessità del reale con concetti ambigui, imperfetti. Ogni aggettivo va considerato da prospettive diverse a seconda del punto di osservazione. Non è mia intenzione sputare sentenze o giudizi, cerco solo di condividere con voi (e chiarire a me stesso) certi pensieri suscitati in me dall'osservazione del mondo.

      A ciò si aggiunge, ma a è meno importante, il tentativo di contrastare la retorica del nemico.

    4. Giudice Holden 27 giugno 2024

      O per dirla con don Mariano: "Ci sono gli uomini, i mezzuomini, gli ominicchi, i pigliainculo ed i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.

      E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre"

      

      Forse chiarifica di più, nonostante i limiti del logos.

    5. Heidrek 27 giugno 2024

      Guarda, ogni volta che trovo qualcuno che propone questa citazione come chiave di lettura della società non posso fare a meno di chiedermi se chi la fa è consapevole o meno del fatto che Sciascia la piazza in bocca a un capocosca mafioso che blandisce il carabiniere che è riuscito a inchiodarlo per omicidio; e che ciò che Sciascia -che sempre simpatizzò per il socialismo, ma che in particolare quando scrisse Il giorno della civetta era praticamente un marxista- intendeva suggerire è che simili suddivisioni arbitrarie e suprematiste del genere umano sono proprie di individui repellenti e dalla morale deprecabile come, appunto, i mafiosi.

    6. Giudice Holden 27 giugno 2024

      Ne sono consapevole, ho letto il libro e visto il film... detto questo, una verità non è meno vera se a pronunciarla è un mafioso od un dittatore.
      E che sia vera lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni... basti guardare a come ha reagito la stragrande maggioranza della gente alla dittatura sanitaria.

    7. uomospeciale 27 giugno 2024

      È la tragedia delle specie gregarie come la nostra.
      Gli esseri umani poi sono doppiamente fregati, perché non solo sono gregari e in perenne in cerca di un leader, ma vogliono pure sentirsi utili..
      Insomma fregati per sempre, e senza rimedio.

    1. Ummon 26 giugno 2024

      La/le società è/sono qualcosa di elastico: da sempre, e per sempre, rimescolate dalla geografia (non sono le migrazioni: pensate cos'ha significato nella Storia l'annessione di nuovi territori), dalla religione e dall' ideologia, da interessi economici contrapposti, da spaccature generazionali.

      Da questo punto di vista non abbiamo visto nulla che non sia già stato visto dai nostri predecessori fin dall' alba dei tempi.

      La frase centrale dell' articolo, quella che a me sembra prodigiosamente sbagliata, è quella sulla "giustezza della propria causa": tante volte è così, ma tante e tante altre la società si divide fra due, tre, tanti schieramenti, ciascuno dei quali legittimamente impegnato a difendere la propria causa.
      Non solo l'economia, ma quasi tutto ciò che siamo abituati a pensare come "diritti", è il prodotto di una lunga negoziazione interna alla società avvenuta in un tempo molto lungo.

      Mi viene da citare (aiuto!!!) la Thatcher: "there is no such thing as Society".
      Lo dico ovviamente in modo sarcastico, ma nel suo cinismo contiene un po' di verità: non esiste "la società" se non come ribollire magmatico di gruppi, istanze, credenze, necessità.

    1. uomospeciale 26 giugno 2024

      E' diritto di tutti escludere dalla propria vita chiunque ci stia sulle balle, altro che inclusività "per forza" o mescolanza per forza,o anche il volersene stare per i cazzi propri mescolandoci solo con chi ci piace e sentiamo affine a noi non va più bene, adesso?
      Infine Veronica, non fingere di non sapere a che servono quote rosa, discriminazioni positive, azioni affermative, finanziamenti agevolati a pioggia all'imprenditoria rosa, le leggi di genere e l'intero impianto del diritto di famiglia, pensato su misura di donna come anche tutto l'infinito armamentario mediatico, sociale e legislativo di propaganda vittimista e di genere.
      Quella in corso in occidente da 50 anni tra uomini e donne, è soltanto una semplice lotta per il potere.
      Né più né meno.
      Una lotta combattuta con le menzogne, la propaganda, il vittimismo, la falsificazione sistematica dei dati sulle violenze, la criminalizzazione e lo svilimento continuo di una sola parte della popolazione al fine di strapparle continui vantaggi, ricchezze, avanzamenti sociali e posizioni di potere a favore dell'altra.
      Una guerra combattuta dalle donne contro gli uomini, che non solo non hanno mai imbracciato le armi, ma non si sono proprio mai difesi in alcun modo:

      Anzi fino a ora si sono sempre e solo calati le braghe davanti a qualsiasi richiesta, accusa o pretesa per quanto potesse essere assurda o iniqua.... Nessuna reazione, niente, nothing *

      *Se si esclude il disimpegno e l'abbandono in massa delle relazioni tra i sessi, ormai diventate intollerabili:
      Oggi nessuno sano di mente correrebbe il rischio di mettersi in casa un nemico.

    2. BrunoWald 26 giugno 2024

      "Una guerra combattuta dalle donne contro gli uomini, che non solo non hanno mai imbracciato le armi, ma non si sono proprio mai difesi in alcun modo"...

      No, una guerra combattuta dai poteri oscuri che hanno in odio l'umanità per colpire la vita fin dalle sue premesse, mettendo un sesso contro l'altro, ben sapendo quanto fosse facile manipolare l'opportunismo e la stupidità delle masse.

      "Anzi fino a ora si sono sempre e solo calati le braghe davanti a qualsiasi richiesta, accusa o pretesa per quanto potesse essere assurda o iniqua…."

      E quindi, pienamente meritevoli dei calci ricevuti. Chi è colpa del suo mal...

    1. TorreNera 26 giugno 2024

      Sarò anche cresciuto in una famiglia patriarcale (avanti voi che a me vien da ridere) ma di certo il significato della parola "rispetto" l ho imparato. Lo porto ma lo pretendo!
      È molto semplice.

    2. Heidrek 27 giugno 2024

      Curioso, anch'io cresciuto in una famiglia patriarcale invece ho imparato una cosa diversa: la cortesia è dovuta, anche agli sconosciuti, il rispetto va guadagnato.

    1. sbregaverse 26 giugno 2024

      E' proprio inclusività ovvero in^cul^sività ?!?

    1. pieros 26 giugno 2024

      Che c'entra "che" Guevara?

    2. pippo123 26 giugno 2024

      w Arafat

    1. pippo123 26 giugno 2024

      Non essere inclusi è antipatico...mi hanno negato la possibilità di prendere un treno per 2 anni, neanche prendere un caffè...non ho potuto andare ad un funerale di un amico...strano nessuno ricordi ste ostiate...anzi gli stessi che la menano con sta inclusività a beneficio di last sbark bozambo N'kono sono gli stessi che mi hanno inflitto diktat para nazisti...

    2. Brule 26 giugno 2024

      Verissimo, ma l'inclusività, oltre alla raffinata strategia politica identificata dall'autrice, temo sia un trucco simile a quello del conte Mascetti di Amici miei.
      Una salva di frasi e concetti incoerenti, con la strategia di manipolare.
      Sono vent'anni che dovremmo sentirci in colpa per l'inclusione di qualunque forma di orientamento sessuale, quando se un operaio e una postina si innamorano, e vogliono mettere su famiglia con un bilocale in qualche terra di nessuno e una utilitaria tenuta su con il fil di ferro per accompagnarli al lavoro, sono considerati due borghesi reazionari incuranti della crisi climatica e del dramma delle schiere lgbtq che non possono adottare.
      Un po' come il covid, quando ogni ventenne sanizzo di Cassino o Potenza doveva sentirsi in colpa per gli spregiudicati degustatori di grappa clandestina della val Serina con il quadruplo degli anni.
      "Pentitevi e mortificatevi, o untori!"

    1. R66 26 giugno 2024

      Tolti la TV, qualche localino ed evento chic, nella vita di tutti i giorni, quando vi capita di imbattervi in questo grande dilemma della inclusività?
      A me, mai.
      Se un qualcosa non mi piace, lo evito, non ne parlo, me ne frego.
      Tale semplice osservazione mi porta a pensare che l'inclusione sia richiesta più dai detrattori che dai "fenomeni", in quanto non riescono ad evitare quel qualcosa (TV, localino o evento che sia).

      Il contrario di fare una cosa, è non farla, non farne un'altra.

    2. Teopratico 26 giugno 2024

      Naturalmente la questione è posta come materiale. Il problema ce l' hai per la paura di non avere un posto dove posare il capo la notte e un desco dove mangiare, la paura di essere giudicato per i tuoi indumenti etc.. Il sistema vuole convincerti che al di fuori sei fottuto, sei una merda schiacciata da tutti, e per questo vilipeso ad libitum...

    1. Teopratico 26 giugno 2024

      Mai mi sono sentito incluso nella mia società, pur essendo nato in queste terre montuose circondate dal mare, ho solo inutilmente combattuto i sensi di colpa addossatimi da sempre, da tutti, da tutto, pure dai sampietrini della mia città, sensi di colpa che riconducevano le ragioni di tale esclusione alla mia sola responsabilità, alla mia indolenza, ai miei vizi; a nessuno, lasciam perdere i parenti serpenti, ma nemmeno a un professionista psicologo/a ben pagata è venuto mai in mente che è una scelta mia, incondizionata: io rifiuto questo sistema materialistico dall' infanzia, in toto. E sia quel che sia.
      Lascio presto questo preambolo personale per affermare e addossare io la colpa a chi vuol essere incluso, qui, in Italia. Africano/afgano/minorante gay, lgtabcdefghjk/ perché vuoi, desideri essere qui incluso?

    2. LuxIgnis 26 giugno 2024

      Io allargherei la tua domanda, andando oltre il tema.
      Perché si vuole essere inclusi?

    1. Arian Van Heisen 26 giugno 2024

      Grande Veronica..! una vera Femmina degna del Maschio.

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