In Bulgaria vince Rumen Radev, la Ue in allarme. E' già arrivato un nuovo Orban?

In Bulgaria vince Rumen Radev, la Ue in allarme. E' già arrivato un nuovo Orban?
Rumen Radev

Di Tarik Cyril Amar, Rt.com

Dopo otto elezioni anticipate in cinque anni, il bulgaro Rumen Radev, un pragmatico riformista di 62 anni con una vasta esperienza politica (è un ex presidente) e militare (è anche un ex generale), è appena riuscito a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento nazionale. Si tratta, secondo Bloomberg, di “una vittoria schiacciante” e, per la rivista tedesca di punta Spiegel, di una “vittoria esorbitante”.

Con questa svolta, il partito di Radev, Bulgaria Progressista, ha anche interrotto una lunga serie di elezioni inconcludenti e ora ha ottime possibilità di formare un governo stabile e duraturo dopo anni di instabilità e scandali, culminati nel crollo totale del governo alla fine dello scorso anno.

L’affluenza alle urne è stata più alta del solito, il che è un altro segnale del sincero sostegno popolare al messaggio di Radev e rafforza il suo mandato. La Bulgaria ha sofferto di una situazione di stallo prolungata e di una massiccia crisi di fiducia pubblica. Nessuno può prevedere il futuro, ma Radev promette un nuovo inizio, e questo risultato elettorale offre almeno la possibilità di realizzarlo. Inoltre, secondo i sondaggi, il consenso di “Bulgaria Progressista” non è stato solo profondo ma anche ampio: la Generazione Z, i cittadini più anziani, gli elettori pro-UE e coloro che spesso, nei media mainstream occidentali, vengono denigrati come “filorussi” e, non da ultimo, gli elettori bulgari espatriati – sono tutti nel mix.

Sebbene «Bulgaria Progressista» non disponga della maggioranza dei due terzi necessaria per apportare modifiche costituzionali senza l’aiuto di altri partiti, Radev avrà abbastanza seggi per governare senza un partner di coalizione. In un paese in cui la formazione di coalizioni è ormai associata a corruzione e inefficienza, questo rappresenta un vantaggio. Soprattutto se Radev manterrà una delle sue principali promesse elettorali: combattere la corruzione e l’influenza di quella che i bulgari chiamano l’«oligarchia».

In sintesi, la vittoria elettorale di Radev dovrebbe essere motivo, se non di festeggiamenti, almeno di ottimismo. Tanto più che egli è pronto ad applicare un pragmatismo costruttivo anche alle relazioni della Bulgaria con l’UE. Nelle sue stesse parole, “ciò di cui l’Europa ha bisogno in questo momento è pensiero critico, azione pragmatica e risultati, in particolare la costruzione di una nuova architettura di sicurezza e il recupero della sua potenza industriale e competitività […] Questo sarà il principale contributo della Bulgaria alla sua missione europea.”

Cosa c’è che non va?

Molto, a quanto pare, almeno per alcuni osservatori occidentali e soprattutto dell’UE alle prese con i propri pregiudizi e, in realtà, le proprie fobie. Perché, vedete, c’è una cosa che Radev non ha: non odia la Russia.

Infatti, secondo lo Spiegel, sempre allineato all’UE fino all’ossequiosità, c’è “inquietudine a Bruxelles,” perché Radev ha “la reputazione di essere incline verso Mosca.” Che modo delicato di gridare “I russi sotto il letto bulgaro!”

Ma è lo stesso comunque: Radev è accusato di una delle peggiori eresie contro la dottrina occidentale e, in particolare, dell’UE.

Essere indulgente e persino “amico della Russia”, come ha affermato ad esempio Bloomberg. L’elenco dei suoi presunti peccati è breve ma impressionante: si è opposto alla fornitura di sempre più armi per alimentare la guerra per procura dell’Occidente contro la Russia in Ucraina e attraverso l’Ucraina; ha definito la Crimea russa, non crede nelle sanzioni contro la Russia e, in generale, osa criticare la politica estera dell’UE.

Radev, a dire il vero, non ha fatto dichiarazioni radicali riguardo all’adesione della Bulgaria all’UE o alla NATO, e gli osservatori concordano generalmente sul fatto che è molto improbabile che metta in discussione l’una o l’altra. Resta persino da vedere se ora che detiene il potere, ripeterà i suoi attacchi sull’errore della Bulgaria di aver adottato l’euro. Eppure tutta quella moderazione e quel pragmatismo potrebbero non essere sufficienti per i veri credenti che ora dominano l’UE. Per loro, il semplice fatto che Radev manifesti apertamente la sua mancanza di fiducia nel progetto di guerra in Ucraina e – correttamente – accenni al fatto che il futuro dell’Europa dipende dall’energia a basso costo, cioè russa, potrebbe benissimo essere sufficiente per avviare una deriva verso l’ostracismo.

Per ora, il messaggio sembra essere che l’establishment dell’UE non si aspetta che Radev diventi un secondo Viktor Orbán, il leader storico dell’Ungheria che l’UE ha appena rimosso con una massiccia interferenza nella politica interna del Paese. Ma l’essenza di quell’offerta condizionata di provare a cooperare è, ovviamente, in realtà un avvertimento o, per essere più precisi, una minaccia: non fare come Orbán, o saranno guai!

L’ironia di questo rapporto difficile è palpabile, ma vale la pena ribadirla: il problema non è che Radev sia “filorusso”. È semplicemente ragionevole e pragmatico, e questo lo pone in contrasto con l’estremamente irrazionale russofobia che mantiene una stretta morsa sull’UE. Mentre i commentatori mainstream occidentali sono bloccati a riflettere se la presunta simpatia di Radev per la Russia sia un problema grande o forse solo piccolo, sono, come spesso accade, presi dalla domanda sbagliata. Il problema non è affatto “Radev e la Russia”. È che per così tanti nell’UE, l’unico buon rapporto con la Russia è quello cattivo, davvero molto, molto cattivo.

Di Tarik Cyril Amar, Rt.com

20.04.2026

Tarik Cyril Amar, storico tedesco che lavora presso l’Università Koç di Istanbul e si occupa di Russia, Ucraina ed Europa orientale, storia della Seconda guerra mondiale, Guerra Fredda culturale e politica della memoria.

Commenti (1)

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    1. Piramis 22 aprile 2026

      1600 letture e zero commenti. Questo la dice lunga su quanto gli italiani conoscano la Bulgaria. Ci vivo da 9 anni e la frequento da 12, vi spiego a grandi linee chi è Radev.
      Bisogna prima sapere che in Bulgaria, alla faccia delle famose "maggioranze bulgare" il partito che ha preso la maggior parte dei voti, negli ultimi 6 anni non ha superato il 25%. Finora. Nella primavera del 2020 i bulgari, stufi della corruzione del governo in carica, marcato GERB (un po' il nostro PD) smaccatamente venduto alla UE oltre che a chissà chi altro, hanno cominciato a protestare e si sono accampati davanti al parlamento.
      Le proteste e l'accampamento sono durate fino ad aprile del 2021 quando si sono tenute le elezioni anticipate.

      In Bulgaria il sistema elettorale è semplice: il Presidente consegna, al partito che ottiene più voti l'incarico di formare il governo, se questo non ci riesce passa l'incarico al secondo e, se neanche quello riesce, il Presidente fa un ultimo tentativo assegnando l'incarico a qualcuno che lui ritiene possa formare un governo.
      Se nessuno ci riesce o se passa più di un mese senza essersi formato un governo, si indicono nuove elezioni dopo circa 4 mesi. Alla faccia delle nostre "democrazie" che ti fanno votare quando decidono dall'alto.

      Nel frattempo tra una votazione e l'altra, il Presidente nomina un governo ad interim di sua scelta, chiamiamolo "tecnico" non politico. A differenza dei nostri, però, i quali sono creati per fare scelte impopolari senza rimetterci il capitale politico, i governi ad interim bulgari hanno sempre funzionato meglio di quelli scelti dalla politica di professione, in pratica, i politici facevano i danni ed i governi ad interim, nominati dal Presidente, riparavano e costruivano.

      Il Presidente è eletto a suffragio universale, ovvero è eletto direttamente dal popolo, non è un accroccolo aumma aumma come i nostri.

      Nel 2021 si sono tenute tre votazioni, ad aprile, a luglio e a novembre. Quelle di novembre hanno coinciso con quelle presidenziali, nelle quali, il Presidente uscente, Radev, ricandidatosi, ha preso quasi il 67% dei consensi, riconfermandosi.

      Da allora, governi politici disastrosi che hanno effettuato scelte autolesioniste, specie nei rapporti con la Russia (da cui dipendevano per l'87% del fabbisogno energetico) e non parliamo del turismo, per il quale si sono dati la zappa, la vanga e l'ascia non solo sui piedi ma fino all'inguine, è stata tutta un'escalation di aumento vertiginoso dei prezzi e di malcontento popolare.

      Radev Presidente, ad ottobre 2020, quando tutta l'isteria COVID era al suo massimo (ma in Bulgaria, defunti sotto la media degli ultimi 5 anni), Radev diceva "Non c'è nessun problema pandemia, quello che abbiamo qui è un problema sanitario di ospedali allo sfascio".
      Poco dopo, il governo in carica, ricattato e foraggiato dalla commissione UE, faceva dichiarare il lockdown (sostanzialmente mai attuato in Bulgaria) e, da quel momento, è iniziata la conta dei morti in eccesso, pochi, ma prima non esistevano proprio.

      A gennaio 2026, Radev si è dimesso dalla carica di Presidente per creare un partito nuovo, ha deciso di prendere finalmente in mano le sorti della Bulgaria non solo dalla posizione del controllore ma da quello del manovratore della locomotiva.

      L'anno scorso aveva appoggiato un partito che aveva chiesto di effettuare un referendum sull'euro, tanto che alla fine lo chiamavano il referendum di Radev, anche se non era lui il promotore, ma era comunque la figura di spicco più autorevole che lo appoggiava.
      Il referendum è stato più volte bocciato a più livelli e dal 1 gennaio 2026, dopo tre anni di ritardo dalla prevista adozione, l'euro ha sostituito il Lev.

      Si vede che questo è stato troppo, sia per Radev che per i bulgari e, per ora, l'affluenza e il sostegno sembrano confermarlo.
      Radev sta formando il gabinetto dei ministri, ha già pronti i ruoli chiave che ha assegnato a quelli che nei governi ad interim precedenti si sono dimostrati più efficienti ed affidabili e, se son rose (bulgare), fioriranno.

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