Il Villaggio Liquido: così si combatte davvero il sistema

La necessità delle Associazioni nell'era dell'Acquario.

Il Villaggio Liquido: così si combatte davvero il sistema

Di Aldo Barani

PREMESSA DELL’AUTORE

Negli ultimi trent’anni le società europea e soprattutto quella italiana, sono profondamente cambiate. Sono cambiate per una serie di fattori che sarebbe troppo lungo discutere e, sinceramente scriverne non ci porterebbe da nessuna parte, se non quella di additare come al solito questo o quel colpevole. I colpevoli sono rappresentati da uomini, ai quali vengono attribuite responsabilità di potere. La mia visione principale è che non ci sono uomini che detengono il potere, ma è il potere che detiene gli uomini. Esso ha una “vita propria”, e quando un uomo sceglie di asservirsi a certi giochi, il potere lo ingurgita privandolo di personalità e riducendolo ad un’anonima marionetta all’interno della società, questi servirà solo ad assolvere ad una determinata funzione.

Lo studio che mi accingo a scrivere, frutto delle mie opinioni e di ragionamenti, è troppo lungo per essere considerato un libriccino e troppo corto per essere considerato un libro, ha lo scopo di spiegare quale secondo me è il futuro che ci aspetta, dove stiamo inesorabilmente andando, ovviamente in chiave ottimistica, dato che i filosofi e i sociologi (categorie alle quali non appartengo) dei lustri passati, hanno ben predetto lo scempio che stiamo vivendo adesso, con largo anticipo, in un loro presente florido e questo è stato possibile grazie all’osservazione di dettagli, di sfaccettature e sfumature, anche a volte apparentemente impercettibili, che il mondo e le società occidentali già manifestavano ma soprattutto, vuole mostrare una chiave interpretativa diversa per “vivere nel mondo senza essere del mondo” nel ventiduesimo secolo. Di proposito parlo di una realtà futura, perché ad oggi questo modello applicativo non è attuabile se non nelle idee di quelle persone, avanguardia di valori etici permanenti e che in quanto tali, sanno bene che questo non è il loro tempo, quindi scelgono il “martirio”. È vero, forse questa parola è forte se consideriamo che oggi gli Stati difficilmente uccidono in pubblica piazza i loro dissidenti, preferiscono deriderli e denigrarli, eppure, anche se non fisica, è pur sempre una forma di violenza e come tale andrebbe condannata ma come sappiamo bene il carnefice mai punisce se stesso e per mantenere il potere bisogna tollerare una certa quantità di dissenso, mantenendo il suo volume al di sotto di una certa massa critica.

A fronte di queste piccole premesse che voglio sviscerare nei prossimi capitoli, desidero divertirmi a disegnare il quadro della società di domani, avvalendomi anche di strumenti quali l’astrologia che, approcciata con l’opportuna serietà oggettiva, può fornire uno strumento per spiegare come certi archetipi collettivi si ripropongono ciclicamente e, di conseguenza, come disinnescarli qualora volessimo farlo. Chiudo la premessa con due domande: a patto che conoscessimo il futuro, perché calcolabile sulla base di trend ripetitivi, e ci rendessimo conto che la maggior parte di noi sta andando a “sbattere violentemente contro un muro”, avremmo la volontà di fermarci per tempo? Soprattutto, gli individui dotati di volontà, fermerebbero il disastro o lo asseconderebbero in segno di accettazione che ogni uomo, società e civiltà ha i suoi tempi?

LA FOTOGRAFIA

Ipotizziamo, senza troppo allontanarci dalla realtà, che la società contemporanea all’interno della quale viviamo e che possiamo identificare con il “mondo occidentale”, sia il prodotto del liberismo anglosassone che si è sviluppato esponenzialmente dal secondo dopoguerra ad oggi. Bene, questo fatto storicamente accertato e accettato, non è un male come valore assoluto, ma lo è nella misura in cui noi ci consideriamo al di fuori dei valori fondanti della suddetta civiltà. Mi spiego meglio: all’interno di ogni gruppo, più o meno grande, esiste un manipolo di individui, che rifiutano la narrativa dominante con cui la civiltà racconta se stessa, e cerca dei riferimenti alternativi al di fuori di essa. Questo gruppo minoritario, così come quello maggioritario, cerca una qualche forma di aggregazione, fortunatamente nella maggior parte dei casi seguendo strade legali e solo raramente attraverso la disobbedienza rivoluzionaria. Questo fatto è insito nella natura dell’uomo che, come diceva Aristotele, è un animale politico, pertanto il fenomeno di una minoranza dissidente è permanente sia nello spazio (inteso come geografia del mondo), che nel tempo (inteso come periodo storico). A questo gruppo minoritario, però, voglio dedicare un capitolo a parte, dunque per adesso mi limito a questo accenno.

La visione maggioritaria della nostra civiltà, che per convenzione viene di solito indicata con il termine “sistema”, detta le priorità sulla base della sua visione del mondo, che è funzionale al raggiungimento e soprattutto al mantenimento di determinati vantaggi che il nostro sistema ha rispetto agli altri.

La struttura della società, così come la sua idea (visione) , però non è un principio statico, bensì dinamico, e cioè in continuo sviluppo. La società è dinamica, il diritto è dinamico, la moneta e la finanza sono dinamiche, la politica è dinamica, insomma tutto è dinamico e non può essere altrimenti, perché essendo umani, siamo soggetti al passare del tempo che, anche se ciclico, comunque disegna un moto. Pertanto il mantenimento della ricchezza di questa parte del mondo, per restare in piedi, non può riproporre gli stessi valori di trent’anni fa, ma li deve indirizzare e manipolare, secondo un flusso di eventi tali da poter permettere una pseudo conquista continua anche quando il potere ha già raggiunto il suo massimo sviluppo e si avvia verso il declino.

Questo inizio del declino, lento, ma nemmeno tanto, e inesorabile è in atto e questo non è un male, o meglio, non lo sarà per i minoritari.

Moltissimi sono stati i filosofi, i politici e i sociologi che hanno raccontato il declino del mondo moderno e della cultura occidentale, questi saggi descrivono i tratti salienti dell’invecchiamento della società occidentale partendo da una premessa vera e riconosciuta:

le civiltà sono fenomeni umani e come tutti i fenomeni umani hanno una nascita, una crescita, un periodo di massimo splendore, un invecchiamento ed infine… una morte. Questo è un altro fatto.

La società occidentale, quindi, così come è nata e cresciuta, dovrà prima o poi cedere il passo al nuovo che si ripropone. Le diatribe tra gli storici e i politologi vertono tutte sul calcolo di quando e non se avverrà il declino, e ognuno di loro azzarda ipotesi sulla base del proprio percorso politico o di studio, ma il fatto resta: l’Occidente, così come tutte le civiltà, dovrà morire.

Per comprendere a pieno lo sviluppo di una società, serve studiare, ma non occorre ingobbirsi sui libri, è altrettanto proficuo osservare un bambino e la sua crescita, e di un uomo la sua vecchiaia.

L’infante è dotato di una forza vitale propulsiva, leggera, spensierata; fagocita il latte materno, che simbolicamente potremmo accostare all’abbeverarsi dalla cultura da cui egli nasce. Un bambino impara dai suoi errori e diviene sempre più forte, sempre più arrogante fino a sfidare il ventre della madre e l’autorità del padre da cui è nato, al fine di spodestarlo per sostituirsi a lui e prenderne il ruolo. Ormai uomo vive la sua vita e se ad un certo punto di questa, non farà una profonda autocritica ed analisi del suo intero essere, affronterà la vecchiaia radicandosi in abitudini comportamentali, che diventeranno dipendenze anche emotive, si irrigidirà, si disidraterà (perderà cioè la funzione plastica dell’acqua e del rimettersi in gioco), e dopo un periodo di narcotica e perfida vecchiaia, semplicemente morirà. Tutto qui.

Descritta così, può sembrare anche troppo semplicistica, banale e resta astratta, se non la applichiamo agli imperi del passato o alle società moderne. Da Italiani allora prendiamo in considerazione, in maniera sintetica due esempi, il primo per tradizione culturale, il secondo per alleanze “spontanee di appartenenza economica”, senza dilungarci sui fatti prettamente storici e senza entrare troppo nei dettagli, ma andiamo a monte dei problemi; osserviamo non gli uomini ma le funzioni e come al cambiare della funzione si è modificata la struttura. Insomma valutiamo la storia dal punto di vista della metastoria.

  1. L’Impero Romano:

questo nasce per volontà e opportunismo di tre popoli principali: gli Etruschi, i Latini e i Sabini; queste popolazioni caratterizzeranno poi tutta la casta dei patrizi. Con una grande forza propulsiva culturale, dettata dalle conoscenze non solo pratiche, ma anche mistiche e trascendentali soprattutto etrusche, affermarono la propria identità prima in tutta l’Esperia (antico nome dell’Italia), poi conquistarono, in guerre e battaglie sempre più gloriose per mare e per terra, quasi tutto il mondo conosciuto e gravitante sul Mediterraneo raggiungendo la massima espansione tra il 98 e il 117 d.C.

L’evoluzione politica dell’impero romano ha visto diverse forme di governo, prima con i re, poi via via sempre più raffinate fino alla repubblica per poi tornare alla monarchia. Si trattava di un uomo solo al comando che non è riuscito (e come mai avrebbe potuto), mantenere in vita un organismo vetusto; tanto è vero che per far restare in piedi almeno la cultura romana religiosa e dominante, l’impero ha dovuto scindersi; fatto sta che nell’insieme l’Impero Romano, dopo 1229 anni, morì.

  1. L’impero statunitense:

esso non è un impero così come lo si può immaginare, ma ne ha tutte le caratteristiche, e se l’Impero Romano è durato poco meno di mille anni, questo avrà una vita molto più breve, perché direttamente proporzionale alla velocità con cui le popolazioni prendono gradualmente consapevolezza di se stesse. Nato ufficialmente dai coloni anglosassoni, ha prima sottomesso le popolazioni indigene così come fecero i Romani, e poi ha voluto affermare la sua indipendenza dal Regno Unito per il dominio sui mari (vedi Roma Cartagine). Il suo governo è sempre stato basato su una democrazia laica di origine massonica, quindi elitaria, tanto è vero che i presidenti che si sono succeduti, sono sempre appartenuti ad una stretta cerchia di famiglie. Come per l’impero romano, quando saliva ai vertici del potere un uomo troppo anticonformista per la struttura del potere stesso, esso lo eliminava nella migliore della ipotesi attraverso scandali, altrimenti con omicidi politici. Oggettivamente è tra gli stati più guerrafondai della storia, perché questa è la natura delle cose (so che mi attirerò le critiche di molti ma a parte il romanticismo con cui viviamo la vita, dobbiamo sforzarci di essere oggettivi, altrimenti verremo sempre raggirati). Ha raggiunto la sua massima espansione nell’immediato secondo dopoguerra e adesso… beh questo lo vedremo.

Per proseguire con questa analisi, devo condividere un concetto esoterico ufficioso ma che non può essere reso ufficiale per ovvi motivi; è un po’ come il segreto di Pulcinella, tutti lo sanno ma si guardano bene dal raccontarlo. La fine di un organismo vivente è pressoché calcolabile. Citerò il libro che meglio di tutti descrive questa dinamica, ovvero “Giacomo Casanova, storia della mia vita”.

Non voglio rovinare la sorpresa a nessuno, qualora qualcuno decidesse di leggerlo; mi limito a dire che egli fa riferimento all’anno di bilancia (riferimento alla durata media della vita) e come l’onda di ritorno (seconda metà della vita), è leggermente più breve dell’onda di andata. Mi fermo qui, perché non desidero angosciare nessuno, però se non consideriamo questo aspetto, non possiamo correttamente valutare a che punto della storia ci troviamo.

Rapportiamo questo concetto ai due imperi sopra descritti:

Impero Romano: nascita di Roma 21 Aprile 753 A.C, massima espansione 100 d.C. circa, caduta ufficiale dell’Impero Romano d’Occidente 476 d.C.

Fissiamo l’anno di bilancia dunque nel 100 d.C., ciò vuol dire che l’onda di andata è durata circa 853 anni, mentre l’onda di ritorno 376 anni, se stiamo alle date ufficiali, dopodiché l’impero romano si è scisso con lo stesso processo con cui la cellula replica se stessa ovvero la mitosi.

Gli Stati Uniti nascono il 4 Luglio 1776, e se riteniamo il loro massimo sviluppo nel 1945, con riferimento ai gravi fatti della bomba di Hiroshima che sanciscono la supremazia militare degli U.S.A. nel mondo, vuol dire che parliamo di un’onda di andata di 169 anni. Dopo il ’45, gli Stati Uniti hanno solo fissato il loro dominio identificandosi come una talassocrazia (potenza con dominio sui mari), e benché nel’89 la caduta del muro, possa sembrare un’ennesima vetta, in realtà, è solo il risultato conseguente ad una colonizzazione planetaria già avvenuta trent’anni prima attraverso due prodotti: i jeans e la Coca-Cola, che oggi sono il simbolo del mondo globalizzato.

Così, quindi, per gioco, proviamo a sommare 169 anni al 1945, otterremo l’anno 2114. Come detto però, l’onda di ritorno è più veloce dell’onda di andata, e se consideriamo: la velocità con cui le popolazioni occidentali hanno preso consapevolezza di questo inganno globale, che nel caso dell’Impero Romano l’onda di ritorno è durata circa la metà di quella di andata, e che soprattutto prima della caduta ufficiale dell’Impero Romano ci sono state avvisaglie, saccheggi, invasioni e chi più ne ha più ne metta, vuol dire che prima della fine di questo secolo gli Stati Uniti d’America sono belli che andati. Determinare una data precisa secondo me è impossibile, perché le varianti sono innumerevoli e incalcolabili, però già oggi vediamo la speciazione tutta interna al popolo americano, che si divide tra “trampiani” e “neo cons”. È forse il preannunciarsi di una scissione già avvenuta su un altro piano di esistenza, perché, come già descritto l’archetipo si ripete?

È mia opinione che il concetto appena espresso, sia conosciuto dalle élite di tutto il globo.

Chi fa parte della civiltà occidentale a motore americano cerca un modo per sopravvivere, gli antagonisti invece, cercano modi per accelerare la fine di questa civiltà prossima alla fine.

La fotografia che voglio tracciare dunque non è altro che un unire i puntini già tutti presenti nel quadro internazionale. Da una parte abbiamo un Impero in declino, dall’altro più concorrenti in ascesa. Organismi come le Nazioni Unite e la Nato, hanno esaurito la loro funzione, perché gli Stati e gli imperi si mantengono su rapporti di forza e non su convivenze pacifiche e adesso che i rapporti di forza stanno cambiando, il mondo cambia. Vuoi perché l’uomo non è ancora abbastanza maturo, vuoi perché non vogliamo rinunciare al nostro benessere, vuoi per tanti motivi, ma alla fine resta il fatto che chi sta bene non vuol stare peggio, e chi sta male vuole star meglio come è giusto che sia, perciò lo scontro è inevitabile. Il prezzo dello scontro non è determinato, però dal numero eventuali di morti che ci sarebbero sul campo. La mia opinione brutale e feroce che però rende l’idea, è che: “Nella strategia per il successo di una civiltà, cosa sono dieci, cento o mille morti, quello che conta è il raggiungimento dello scopo attraverso la tattica, che deve essere funzionale al mantenimento del potere della classe dominante di quella stessa civiltà, la considerazione di perdere parti di sé è paragonabile ad un uomo che sceglie di perdere sangue piuttosto che non presentarsi sul campo di battaglia.” Se facciamo una rapida carrellata della storia degli ultimi diecimila anni, giusto per non allungarci troppo… vedremo che la guerra è normale e che la pace è un’anomalia.

Possiamo sintetizzare che oggi ci troviamo in un mondo diviso in sei civiltà le quali, non corrispondono geograficamente ai cinque continenti e si che identificano con:

  1. civiltà Occidentale: formata dalla potenza egemone che è indiscutibilmente trainata da un corpo statunitense con cervello anglosassone e che di rimorchio si porta l’Europa occidentale, paesi russofobi, l’Australia e il Giappone;
  2. civiltà indocinese: formata da una cultura cinese ormai globalizzata, con tentacoli nei paesi del sud-est asiatico e con l’India, che per motivi di opportunismo gli strizza l’occhio;
  3. civiltà russa allargata alla cultura ortodossa orgogliosa della loro appartenenza non alla patria, così come noi pensiamo, ma alla terra e alla religiosità;
  4. una civiltà sud e meso-americana che, forte di una sua appartenenza culturale, oggi forse trova per l’ennesima volta la forza di riscattarsi dall’essere identificati, come il cortile di casa degli Stati Uniti d’America;
  5. la civiltà africana che non riesce, per corruzione della sua classe dirigente ad affermare la propria identità culturale degna di onore e rispetto;
  6. la civiltà araba che è in forte ascesa soprattutto grazie all’opportunismo turco e in via di riunificazione (vedi gli ultimi fatti della Lega Araba) dopo le continue pressioni occidentali.

Queste, secondo me, sono le civiltà generali che disegnano oggi il mondo. Tutte le narrative che descrivono queste civiltà, raccontate dal loro punto di vista sono propaganda. Ogni civiltà nella misura in cui si trova nella sua età di sviluppo, cerca di affermare se stessa e questa affermazione è la strategia con la quale si comporta nei confronti delle altre civiltà. La propaganda interna ed esterna si muove sulla tattica, quindi il raggiungimento di obiettivi intermedi dettati dà ordine di priorità.

Secondo la mia teoria, quindi, la prima tattica, quella prioritaria, è quella del controllo delle classi dirigenti e governative dei paesi e Stati, che compongono le suddette civiltà, affinché parlino una lingua comune e rispondano ad un’unica forma pensiero, al fine di muoversi come un sol uomo. La seconda tattica è asservire le costole che compongono gli Stati in modo da tenere il polso della situazione e cercare la minima dispersione d’opinione (viene tollerato il dissenso a patto che questo non raggiunga una certa massa critica). Le priorità successive vengono stabilite sulla base dei mutamenti dei rapporti di forza delle varie civiltà che sono dinamici.

La prima priorità tattica, ovvero quella della gestione dei governi e delle classi dirigenti, è palesemente il controllo della classe politica.

La seconda priorità è quella che più di tutte regola, determina e manovra l’evoluzione dei popoli. Per “costole” dello Stato, intendo i vari comparti, dipartimenti e soprattutto i corpi intermedi. Penso che, quando si vuole manovrare e indottrinare un popolo, è principalmente qui che si colpisce. Questo per due motivi fondamentali:

  • questi corpi ed enti hanno diretto contatto con la popolazione;
  • dato che questi corpi ed enti sono in diretto contatto con noi, sono composte da persone a noi prossime, quindi è una guerra fratricida di storica memoria “divìde et impera”.

Ci tengo, però, a concludere con uno spunto di riflessione. Possiamo identificare come “costole” dello Stato e corpi intermedi assertivi e che promuovono nella pratica la propaganda:

  • l’istruzione e la cultura, che hanno l’onere di formare le generazioni future;
  • l’informazione, quindi il mondo dei media,
  • la sanità, che ha il compito di mantenere alta la qualità della vita anche delle generazioni mature;
  • le politiche sociali e le associazioni, che si occupano dell’integrazione delle diverse classi e di mantenere viva la scala sociale;
  • il mondo del lavoro composto da impresa e sindacati;
  • la magistratura
  • il comparto difesa e gli organi di polizia pubblici e privati.

In che modo queste strutture hanno contribuito e contribuiscono al degrado etico dei cittadini che compongono oggi le loro civiltà?

LA CORNICE DELLA FOTO

Ho concluso il precedente capitolo lanciando uno spunto di riflessione sul modo in cui, quelle che ho definito “costole” dello Stato e corpi intermedi, influiscono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini di un determinato paese appartenente ad un determinata civiltà. La risposta è abbastanza deduttiva:

“Questi apparati tengono le briglie di uno schema sociale che identifica i loro componenti in funzioni e caselle prive di personalità, inglobandoli in un collettivo anonimo e compiacente del potere, attraverso una meritocrazia protesa solo all’asserzione e non alla critica, sia essa distruttiva o peggio… costruttiva.”(citazione dell’autore).

Se questi organi appoggiassero, assecondassero o, addirittura promuovessero l’evoluzione dell’individuo sia sul piano orizzontale migliorandone la qualità della vita espressa in termini salariali, che sul piano verticale, attraverso l’approfondimento sincero delle proprie radici etnico-culturali, andrebbero incontro alla formazione di individui con un certo grado di libertà. Tale libertà potrebbe provocare la critica del sistema dominante e, quindi, un rischioso distacco dall’autorità, ossia in termini espliciti un crollo per implosione e questo il potere, specie quando esso si trova nella sua parabola discendente, non può permetterselo.

Ma se allora tutto è già scritto, definito e opportunamente incasellato, in cosa consiste quella che definisco la cornice del quadro?

Secondo me, per “cornice del quadro”, dobbiamo intendere quelle persone appartenenti a quella fetta minoritaria, ma non tutta, che tiene veramente in equilibrio il sistema, gli dà un contorno ben definito e che è la parte più sana della civiltà a cui essa appartiene. Se definiamo il primo gruppo, la tela del quadro, come A, possiamo definire questa cornice come il gruppo B. Diciamo che questa è la parte che possiede un grado più profondo di coscienza. Non dobbiamo, però, confondere l’evoluzione di coscienza, o meglio la consapevolezza, con la cultura dell’individuo. È logico pensare che tanto più una persona sia erudita, più ampia sia la sua consapevolezza, ma non è sempre così. Esiste una cultura popolare e popolana ricca di tradizione e buon senso, in altre parole possiamo trovare luminari tra i popolani e bacchettoni tra i dotti.

Per quanto le élite possano sforzarsi di tenere tutto sotto controllo, per quanto oggi gran parte di quelle sei civiltà soffrano di fobia nei confronti di quelli che si autodefiniscono alternativi, le élite sanno che non possono nulla contro lo spirito indomabile dell’uomo, che si trasforma nello spirito delle civiltà e soprattutto spirito dei popoli. Questa percentuale di popolazione, che solitamente si aggira sempre intorno al venti per cento della popolazione, non è però, una massa unica, ma deve essere suddivisa in ulteriori due gruppi, che come un frattale, mantengono sempre lo stesso rapporto percentuale, ovvero: ottanta – venti.

Si vengono a formare tre gruppi, che per convenzione nomino: A, B e C.

L’ulteriore suddivisione di questo gruppo è necessaria perché esiste un fenomeno sociale, conosciuto come magnetismo minoritario, che si contrappone al magnetismo maggioritario.

Il magnetismo è una forza di attrazione che tende ad accentrare intorno a sé, un volume sempre maggiore, così da aumentare la sua massa. Vi sono, dunque, persone che in maniera del tutto naturale ruotano prima e si fondono poi con il pensiero dominante per una serie di motivi. I principali sono la comodità e l’opportunismo, quella che oggi viene indicata come “comfort zone” (gruppo A). Poi vi è di riflesso un altro numero di persone che sono aprioristicamente oppositori e che, quindi, si dissociano senza una reale e obiettiva motivazione fondata sulla logica e la critica e anche queste si aggregano intorno ad un centro magnetico forte ma dalla massa più piccola rispetto alla precedente (gruppo B). Potremmo definire questi due gruppi come due tifoserie. Non importa se la loro parte ha ragione o torto, ne prendono sempre le difese e ne lodano le azioni.

Se ci soffermiamo a pensare alle varie proposte di civiltà, potremmo facilmente notare queste due fazioni, A e B in occidente e in particolare in Italia sono sempre state presenti, come i guelfi e i ghibellini e che sono funzionali al mantenimento di un potere basato sulla dualità. L’aspetto divertente, ma non troppo, è che se mettiamo a sistema la parabola di sviluppo di una civiltà, e il vigore con cui queste fazioni si scontrano, potremmo notare come i fermenti popolari sono inversamente proporzionali all’apice della parabola.

Mi spiego meglio: quando una civiltà inizia il suo cammino di sviluppo, in questi due gruppi vi è una grinta determinata dalla voglia di sopraffazione reciproca, che si attenua, quando la civiltà è al suo apice, perché quando una civiltà è prospera, tutto il collettivo sta bene. Quando, però, la civiltà inizia la su fase discendente, allora le differenze di nuovo si accentuano e quella che una volta era grinta diventa caparbietà, e la società inizia a spaccarsi.

Vi è poi quella percentuale ancora più minoritaria, che cresce in seno al secondo gruppo di individui e che identifica le persone veramente pericolose per il sistema, perché sono quelle con un grado di consapevolezza elevato, che non accettano di essere pedine di questa partita e che, quindi, cercano di creare una reale alternativa. Questa aliquota di persone è sempre stata presente in tutte le culture e in tutti i periodi storici e la identifichiamo appunto con la lettera C.

Posso ardire che più grande è un gruppo di individui, minore è il suo grado di consapevolezza: diciamo che si tratta di uno scontro tra la quantità e la qualità.

All’interno di ogni civiltà e popolo vi è uno spicchio di persone che sono più o meno consapevoli, custodi ed eredi della cultura etnica delle loro radici, delle loro tradizioni, e capaci di metterle in pratica nel quotidiano.

Questa “forma mentis” che posseggono, per i motivi più disparati, non è altro che vivificazione dello spirito del popolo al quale appartengono, quindi essi hanno un forte carattere tradizionale, che spesso è legata alla spiritualità ed ad una forma nobile di religiosità. Sono uomini che, come direbbe Evola, hanno una forte tendenza tradizionale e ascetica e che pertanto sanno che è inutile indicare la Luna a chi è in grado di guardare solo il dito e nonostante ciò non cadono nell’errore di volersi affermare sull’una o l’altra fazione, ma semplicemente creano o tentano di creare una visione alternativa, accettando il fallimento e rispettando la tempistica di ogni uomo. Non sono santi, sono semplicemente eroi nel senso semantico ellenico del termine.

La cosa divertente è che i tre gruppi sono promiscui, quindi quest’ultima compagine (C) è presente per vocazione anche in quegli apparati dello Stato che compongono gli organi intermedi e le costole applicative del potere e interpretano le norme secondo un principio etico che in quanto tale, risulta aristocratico nella sua mesa in opera. Ecco, dunque, che all’interno di ogni civiltà e paese compaiono servi dello Stato, politici o dottori che con la schiena dritta, portano avanti la loro personale interpretazione di civiltà e società.

Quando una civiltà è in ascesa questi eroi vengono premiati e celebrati per vanto, quando la civiltà è in declino vengono osteggiati, denigrati, uccisi e poi celebrati lo stesso ma per comodo. Qui gli esempi si sprecherebbero.

Ovvio è che quando il potere è in forti difficoltà, perché sente il fiato sul collo del tempo che inesorabilmente si avvicina alla fine, teme questa compagine, perché diventa fortemente pericolosa, una minaccia per la tenuta della struttura stessa del sistema, ed eliminarli non è sempre possibile, per cui il potere prova ad incanalarli nel secondo gruppo, accostandoli a fanatici ed integralisti. A volte il potere utilizza uomini del gruppo A infiltrati nel B, quelli che oggi vengono definiti “gatekeeper” (custodi). Sono custodi di un recinto, all’interno del quale il dissenso viene tenuto al di sotto di una certa massa critica.

Questo è l’obiettivo della propaganda, che tanto più si avvicina la fine del sistema, tanto più deve essere feroce, perché la minaccia involontaria del gruppo C, non è quella di risvegliare il primo gruppo (essi non ci provano neanche), ma far aprire gli occhi a qualcuno del gruppo B, e non con le parole ma con un’arma più potente: L’esempio.

La forza della cornice del quadro sta nel fatto che essa attraverso l’esempio può diventare un centro magnetico che, essendo contrapposto al gruppo A, attirerebbe a sé il gruppo B per moto naturale e questo provocherebbe un aumento della massa in esame, tale da mettere in serio pericolo non la struttura ma la funzione della civiltà, un vero attacco frontale alla strategia dei potenti, che sovra gestiscono quella civiltà.

IL RITMO E LA POTENZA

Ho descritto la visione della fotografia, della sua cornice, delle funzioni e, dunque, delle loro strutture. Proviamo adesso ad azzardare ad almeno uno dei loro rispettivi principi, un moto al quale essi non possono sottrarsi, perché dettati da movimenti meccanici, prevedibili, quindi, anch’essi calcolabili. Cominciamo col dire che a differenza della legge che prevede l’eccezione, il principio non ammette né deroghe né singolarità.

Iniziamo col dire che i meccanismi che vogliamo prendere in esame sono due:

  1. RITMO;
  2. POTENZA.

Questi due meccanismi (il primo è anche un principio ermetico, mentre il secondo è un suo moto consapevole applicativo) si differiscono principalmente per una caratteristica: il primo è passivo, il secondo attivo. È analogico associare un principio passivo alle masse, per cui i gruppi maggioritari saranno vittime del RITMO, mentre quelli identificati genericamente con le lettere B e C saranno carnefici della POTENZA.

1. L’analisi dal gruppo maggioritario (A), composto sia dall’élite di riferimento, che dal “volgo” che lo rende una massa o, per usare un termine tanto caro ai “cattivi”, un gregge. Questo corposo numero di persone rispetta, il principio del RITMO. Per RITMO dobbiamo intendere l’alternanza meccanica, di essere vittime, di un movimento a pendolo per cause esterne (fattori di condizionamento sociale indotti), che ci fa oscillare da un’emozione all’altra, e nei comportamenti che da esse derivano, incastrandoci nell’illusione dell’identificazione. È facile comprendere il principio del ritmo se lo applichiamo ad un singolo individuo e alla sua alternanza emotiva.

Non trascuriamo questo aspetto, perché e fondamentale per comprendere il punto storico all’interno del quale ci troviamo.

Abbiamo definito un gruppo più o meno grande di persone, come un sol uomo, quindi possiamo applicare gli stessi principi di un singolo alla massa. La civiltà sta agli uomini come un corpo umano sta alle sue cellule. Quando una civiltà prova una determinata emozione, la risposta della collettività sarà un determinato comportamento sociale, che dopo un determinato periodo manifesterà un altro comportamento ad esso contrario. Come non possiamo non citare le depressioni collettive vissute in epoca di guerre e l’entusiasmo per la vita che ne scaturisce subito dopo?

Viene naturale pensare che sia ovvio dopo un trauma cercare di reagire con una forte carica positiva e il pensiero è corretto. Il punto di vista, però, che sto cercando di fornire, va a monte del problema e non vuole spiegare il modo in cui reagire ad una determinata condizione, bensì il perché: causato il trauma, la società per effetto organizza la reazione.

Dato, però, che le masse, essendo sistemi più emotivi che concettuali rispetto al singolo, si muovono lungo le emozioni basilari (rabbia, paura, tristezza, gioia), che si ripetono con frequenza sinusoidale, le risposte saranno sempre le stesse sulla base dello spirito che caratterizza quella civiltà. La risposta caratteriale ripetuta nel tempo diventa prima un’abitudine per la società, poi una dipendenza ed infine diventa patologia o tossicodipendenza emotiva.

In effetti tutte le civiltà sono più o meno “patoplastiche”(la patologia cambia nome a seconda del periodo storico) rispetto al loro grado di vita biologica e questo dipende dal fatto che siano in ascesa o in declino. Va da sé che più una civiltà è vicina al suo declino, più le patologie sono evidenti.

Proprio al pari di quanto accade per l’essere umano più l’età media di quella civiltà è anagraficamente vecchia, più le sue patologie si avvicineranno ad aspetti nevrotici e cronico degenerativi; viceversa quanto più quella civiltà è formata da individui giovani e rampanti, tanto più sarà soggetta ad atteggiamenti di aggressività tendente al narcisismo e alla violenza acuta.

Semmai qualcuno volesse manipolare le masse, dunque, cose dovrebbe fare? Beh, innanzitutto conoscere la storia e l’evoluzione di quella società o quel popolo, così da conoscerne le risposte emotive e i contrappesi; poi dovrebbe sollecitare un’emozione più o meno intensa calcolando la reazione che si vuole ottenere, successivamente dovrebbe calcolare anche la qualità dell’onda di ritorno emotiva con la relativa risposta e la tempistica con la quale essa avviene; infine dovrebbe indebolire quella civiltà, aumentando l’arco di oscillazione del pendolo, ovvero dare emozioni gradualmente sempre di maggiore intensità, così da estremizzare le risposte affinché si riproduca uno stato di confusione e fragilità che, a volte viene chiamato “dissociazione cognitiva”.

Questo è in sintesi il principio della rana bollita di Chomsky.

È superfluo ricordare come, l’opera di maggiore efficacia per tali operazioni sia quella componente degli Stati e delle civiltà che chiamiamo media. Questi, quando promuovono la propaganda, fanno formazione invece che informazione.

Se consideriamo che questo è quello che succede alle masse, cioè ai gruppi A, i gruppi B e C dovrebbero conoscere a mena dito questo sistema, per non cadere nella trappola di aggregarsi solo per solitudine, che tocca l’emozione della paura e tende all’unione attraverso le unità più piccole e fondamentali per lo sviluppo della persona umana: la famiglia.

La famiglia risulta perciò un pericolo sociale per gli intenti di liquefazione della società, dunque, va abbattuta.

2. Per POTENZA, dobbiamo intendere, proprio come descrive la fisica, l’energia espressa in un determinato tempo e se per energia intendiamo la forza e per tempo la velocità, allora potremmo definire la POTENZA come: Forza per Velocità. La forza è notoriamente un processo attivo, come la velocità che indica un moto, di conseguenza stiamo parlando di come si muovono e soprattutto dovranno muoversi i gruppo C e, di rimorchio, qualcuno del gruppo B.

Nella parabola disegnata dalla civiltà, si è suggerito come questi gruppi siano presenti durante tutta la traiettoria e le loro manifestazioni siano più o meno palesi ed energiche nell’arco di tempo che traccia la civiltà. Essendo naturale supporre che una società in declino radicalizzi le sue patologie e nevrosi, allora si verificherà che la potenza espressa dai gruppo B e C sarà sempre maggiore, e quando suddetta “r-esistenza” sarà tale da aver attratto un numero sufficiente di persone, la civiltà rovesciandosi e morendo per implosione, darà inizio ad una nuova forma di pensiero riconosciuta e accettata.

Per spiegare bene l’archetipo della POTENZA, così come la intendo, ci viene in aiuto l’Astrologia.

L’astrologia spiega i legami analogici tra i pianeti, le costellazioni e il nostro modo di interpretare la vita. Ai pianeti, soprattutto, vengono dati i nomi di divinità pagane i quali rappresentano in maniera antropomorfa le qualità dei sentimenti e dei comportamenti che proviamo, sia come singolo individuo, che come collettività. Se parliamo di Afrodite (Venere) parliamo di amore, se parliamo di Ares (Marte), parliamo di forza, guerra e così via. La Potenza, dunque, può e deve, per essere praticata nel quotidiano, esistere in noi tanto da “essere noi” e questo può verificarsi solo se conosciamo i processi emotivi e comportamentali che tali sentimenti muovono, raccontati sotto forma di mito, che è la narrazione di un archetipo.

Semplicemente alla formula:

“Potenza = Forza per Velocità” possiamo sostituire la formula:

“Potenza = Marte per Mercurio” , dove Marte interpreta la forza e la volontà dell’uomo, mentre Mercurio, come è noto, interpreta la velocità del pensiero prima di tutto.

Ecco perché si spiega l’utilizzo dell’Astrologia e perché sia Marte che Mercurio oltre a essere divinità sono anche energie planetarie. Esiste, però, una divinità olimpica che, per coincidenza, si identifica con il prodotto di queste due caratteristiche: Athena (Minerva latina). La formula quindi diventa:

“Marte per Mercurio = Minerva” che, altra strana coincidenza, essendo occulta, non ha nel nostro sistema solare un pianeta che porti il suo nome.

Ancora una volta ci viene in soccorso il mito, che ci spiega come Minerva nasca già adulta, formata e armata, dal cervello di Zeus il quale a causa della forte emicrania provocata dalle gestazione nella testa, chiede ad Efesto (Vulcano latino, dio del fuoco e padre dell’alchimia) di aprirgli la fronte in due. Da questo atto cruento nasce appunto Athena, dea anche della guerra. Ma di quale guerra stiamo parlando? Di quella che acceca gli uomini uccidendo con la ferocia espressa da Marte? No, ma dal connubio con l’intelligenza espressa da Mercurio e questo è chiarissimo nel momento in cui apriamo un cassetto della memoria e ricordiamo come fu proprio la dea Athena a suggerire all’astuto Odisseo la costruzione del famoso cavallo per entrare e vincere a Troia.

È questo che il gruppo C vive nella sua meccanicità, ossia un modo archetipale di vivere la vita che lo vede costantemente impegnato tra la volontà di agire e la capacità veloce e ingegnosa di trovare una soluzione sia ai problemi presenti, che a quelli futuri. È, una sorta di talento, che lo condanna ad uno stato di necessità continua al fine di attivare la volontà per vincere la guerra. Questo è anche il motivo per il quale, all’inizio di questo lavoro, si è utilizzato il termine “Arguzia”. Questo talento, se pur apparentemente sinonimo di altri quali l’intelligenza, la furbizia o l’astuzia, ha secondo la mia visione romantica, una radice greca e deriva da Argo, che è il nome della nave con la quale Giasone e la sua ciurma andarono alla conquista del vello d’oro: mito questo in seno alla costellazione dell’Ariete, quindi anatomicamente, per la melethosia (astrologia medica), il cranio.

Possiamo concludere quindi che Minerva è arguzia.

Può essere stato noioso tracciare una linea psicosomatica per il ritmo ed epica per la potenza, ma era necessario per continuare a leggere questo piccolo testo con “l’arguzia” tipica dei gruppi C di cui abbiamo trattato.

Terminiamo questo capitolo lanciando un ennesimo spunto di riflessione: quanto noi siamo soggetti come il gruppo A al ritmo? Quanto siamo arguti come il gruppo C? Soprattutto, quanto camminiamo pericolosamente su quel crinale che funge da argine per dividere A e C e ci comportiamo vanitosamente da gruppo B?

ARCHETIPI PLANETARI UTILI

Continuando a tracciare la linea del “mondo che verrà”, dei suoi drammi, della sua scissione e del suo capovolgimento fisiologico, utilizziamo sempre l’Astrologia come chiave interpretativa. Vero è che abbiamo già dato un accenno astrologico e mitologico chiarendo quello che per noi è la POTENZA.

Si badi che non vogliamo utilizzare l’astrologia come strumento, per riproporre uno pseudo paganesimo wagneriano, ma usarla sapendo che essa è uno dei capisaldi di tutte civiltà.

Questo perché tutte, ma proprio tutte le culture, hanno tra i loro pilastri una componente religiosa che andrebbe conosciuta e studiata, non solo dal punto di vista essoterico che è divergente, ma soprattutto dal punto di vista esoterico che è convergente. Ci accorgeremmo, allora, che il valore della spiritualità essoterica, che si fa carne nella religiosità di un popolo, diventa religione che come un laccio lega, con l’allusione della tradizione, le culture ad una sorta di forma-pensiero moralista, che perde l’accezione neutra della parola potere, e assume quella negativa di dominio (riferimento a Francesco Saba Sardi che spiega come il dominio si ottiene con il lavorio sinergico tra religioni e eserciti).

Alla base di tutte le teorie filosofiche e delle religioni, monoteiste e non, abbiamo l’astrologia, che ripete, attraverso l’interpretazione dei simboli e dei miti ad essi correlati, le evoluzioni sacrali e speculative.

Allora, ripercorriamo le civiltà prima elencate, con ad esse associate le componenti religiose dominanti, ovvero quelle che poi nella vita pratica hanno contribuito alla creazione dei comportamenti sociali o addirittura, nell’ambito legislativo alle costituzioni e al diritto:

  1. Civiltà Occidentale: protestantesimo, ebraismo e cristianesimo cattolico;
  2. Civiltà indocinese: buddismo, induismo e taoismo;
  3. Civiltà russa: cristianesimo ortodosso;
  4. Civiltà sud e centroamericana: cristianesimo cattolico e animismo;
  5. La civiltà africana: cristianesimo cattolico e animismo;
  6. La civiltà araba: religione islamica.

Possiamo notare immediatamente che ben quattro civiltà su sei hanno in seno una cultura cristiana di marice mediterranea, che seppur modernizzata, per adattamento alle esigenze dei tempi e delle società, mantengono un seme culturale unico. Bisogna sottolineare però, che la cultura ortodossa, non è altro che un cristianesimo delle origini, quindi non contaminato dal “politicamente corretto” cattolico dell’ultimo secolo, che tende sempre più a dirigersi verso una proiezione protestante della dottrina, per accontentare le élite che hanno trasformato le comunità in masse informi.

La civiltà islamica, nonostante sia una religione essotericamente più radicale della nostra, è comunque monoteista e si contrappone come alternativa culturale e sociale nell’amministrazione dello Stato, alla visione occidentale. La civiltà indocinese, provenendo all’apparenza da una cultura diametralmente opposta alla nostra, ha esteriormente altri paradigmi, più filosofici che dogmatici, che solo dopo la globalizzazione degli ultimi venti anni sembrano attenuarsi, cosicché adesso siamo immersi in una emulsione, che viene dipinta come un miscuglio omogeneo e armonico, se non fosse per quei “regimi” che proprio non vogliono adeguarvisi.

Conscio di aver generalizzato per comodità di narrazione, non posso accantonare la componente laica presente in tutte le civiltà, ma va sottolineato come la laicità di una civiltà è inversamente proporzionale alla pressione con cui una religione, tira le briglie degli organi dello Stato.

Questo testo ha come scopo la divulgazione in Italia, in quelle che saranno le future comunità, è doveroso almeno un accenno ai parallelismi tra l’astrologia e la cultura italiana, sia laica che religiosa, liberata dai retaggi morali nei quali siamo immersi.

Come abbiamo visto, l’Italia rientra nella civiltà occidentale. Rientra in questa cultura a piè pari solo dal secondo dopoguerra, mentre prima per la sua posizione geografica è sempre stata un ponte tra la visione imperialista europea e la cultura mediorientale. La nostra storia quindi è il prodotto della migliore sintesi tra oriente e occidente. Nel momento in cui abbiamo fatto una scelta di campo netta, abbiamo rinunciato a parte delle nostre radici, che però, attraverso i simboli e i miti, continuano a smuovere le coscienze di un popolo che lentamente sta abbandonando le sue radici e che come conseguenza, per effetto di quel pendolo descritto nei capitoli precedenti, avrà un ritorno propulsivo.

Conoscere le nostre origini ci permetterà di non lasciarci travolgere dall’onda che si manifesterà sotto forma di crisi identitaria, che in realtà stiamo già vivendo.

Gli Italiani, sono gli eredi dell’impero romano e, come tali, la loro struttura sociale è la somma delle principali culture mediterranee. Noi siamo figli dei Romani così come dei Greci e degli Egizi: giganti, che hanno lasciato orme profonde come solchi adesso riempite dalla polvere del neoliberismo imperante.

Questa profonda storia è evidente attraverso un simbolo e un mito. Il primo, il simbolo, è l’immagine della Repubblica italiana; il secondo, il mito, è la religione cristiana che ha condizionato sia i credenti che gli atei.

Il simbolo della Repubblica italiana è una stella a cinque punte che, attraverso i suoi raggi, si inscrive in una circonferenza la quale rappresenta una ruota dentata, che sovrasta due ramoscelli uno a destra e uno a sinistra. Cosa rappresentano: la stella, la ruota dentata e quei due ramoscelli, che più che sorreggere lo stemma sembrano glorificarlo?

La stella a cinque punte (pentacolo), è alla base della cultura egizia ed è stata portata in Italia (antica Esperia), da Pitagora. Questa, come tutti i simboli è multitasking, ovvero, mostra i suoi segreti man mano che ci addentriamo in dettagli che adesso appagherebbero solo il diletto. Ci basta sapere che questa è connessa sia alla stella Sirio, importantissima perché alla base del calcolo astronomico delle piene del Nilo, che ad un linguaggio matematico sacro che, attraverso il pitagorismo (Pitagora studiò in Egitto), passerà fino al rinascimento con Leonardo da Vinci.

La ruota dentata invece, rappresenta la tecnica, l’ingegno, cioè l’applicazione fattiva delle conoscenze profonde custodite al suo interno (la stella), come un ventre gravido. I due rami al di sotto sono a sinistra un ramo d’ulivo e a destra un ramo di quercia. Se sovrapponiamo gli emisferi del cervello a questi due rami, abbiamo per coincidenza che l’emisfero sinistro rappresenta l’emotività, ovvero la sua polarità femminile, mentre l’emisfero destro la razionalità, ossia la sua polarità maschile. Quindi, nella dualità vegetale sono rappresentati gli equilibri celebrali.

L’ulivo e la quercia, però, non sono due alberi casuali, ma sono, per caratteristiche mitologiche e organolettiche, gli alberi sacri: l’ulivo ad Athena (Minerva), la quercia a Giove (Zeus). Nella trattazione della POTENZA, si è descritta l’influenza di Minerva o Athena, così rappresentativa da dare il nome alla polis più importante della Grecia antica. Quale migliore messaggio quindi per identificare le nostre origini elleniche? La quercia è l’albero sacro a Giove, divinità principale dell’Impero Romano, tanto importante che Giove, padre degli dei, non ha solo un imponente albero sacro, ma anche un animale ossia l’aquila, emblema romano per eccellenza e, come si intuirà alla fine, del patriarcato di Aquileia.

Abbiamo visto, quindi, come già nello stemma della nostra Repubblica vi sono le origini egizio-giudaiche rappresentate dalla stella, che in astrologia si rifanno alla dea Afrodite e al pianeta Venere; la ruota dentata, simbolo della tecnica che rappresenta il dio e il pianeta Urano (notare come nel mito Venere nasce direttamente da Urano, questo spiega perché il pentacolo si trova all’interno), il ramo d’ulivo, simbolo di Minerva, prodotto tra Hermes (pianeta Mercurio) e Ares (pianeta Marte) e il ramo di quercia simbolo di Zeus (pianeta Giove) e padre degli dei.

Mi sento di affermare, quindi, che la laicità italiana si esprime in linguaggio astrologico, identificandoci con le divinità sopra citate. Conoscerci quindi significa comprendere i talenti e i vizi di Zeus, così come quelli di Afrodite, Athena, Ares, Hermes e Urano, insomma una bella responsabilità.

Affrontiamo la componente religiosa, ovvero il Cristianesimo. Il cattolicesimo è una derivazione del cristianesimo, avvenuta solo nell’estate del 325 d.C. a Nicea (città dell’Asia minore, attuale Turchia) per volontà dell’imperatore Costantino, per ristabilire la pace all’interno dell’impero. I dogmi scelti fra i tanti furono selezionati per motivi politici e contenevano insegnamenti: pietrini, giacomini e giovanniti, più una notevole quantità di ritualità mitraica (il mitraismo era una religione iniziatica di origine mediorientale importata e diffusa all’interno dell’esercito romano).

La religione cristiana è monoteista e identifica un Dio unico e trino, che si manifesta attraverso: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Anche l’astrologia, in realtà, a mio avviso è monoteista: il suo monoteismo si racchiude nella radice della parola con-siderare, e si manifesta attraverso una trinità formata da Giove padre, Apollo figlio e Mercurio Spirito Santo.

Le caratteristiche con cui Giove viene rappresentato come il Padre per i cristiani sono innumerevoli e evidenti. Più celati, invece, sono gli accostamenti tra Apollo e Gesù Cristo. Basti pensare, però, a come le festività dell’anno solare ripercorrono i momenti principali dell’”orbita solare astrologica” e noteremo come il Natale è la festa del “Sol Invictus” dei Romani che celebra la nascita del Sole dopo il solstizio d’inverno e come la Pasqua è il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera (Selene dea della Luna piena nella costellazione di Ariete sottesa al domicilio di Marte).

Lo Spirito Santo invece, quella fiamma che pervade e infervora la sapienza del credente, è astrologicamente parlando quell’Hermes che, come una folgore, dona intuizione e ispirazione a chi la sa cogliere.

Ecco in sintesi spiegato come lo Stato laico e la religione cristiana convergono su alcune divinità astrologiche e planetarie che identificano il nostro modo di essere: scanzonati, romantici, ingegnosi e presuntuosi, insomma ITALIANI.

È mia opinione che fino a quando non capiremo il nostro essere nel profondo e come esso interagisce all’interno della nostra civiltà di riferimento, non potremo interpretare a pieno il periodo cronologico che stiamo vivendo, come da Italiani reagiremo e dove, senza poche sofferenze, andremo a parare.

RELIGIONI E FORME PENSIERO NEGLI EQUINOZI

Questo titolo è anticonformista, perché in realtà l’Universo si muove in un’armonia perfetta nel rispetto sinergico di tutte le sue componenti planetarie e galattiche, però dopo aver compreso chi siamo e come ci comportiamo da Italiani nella nostra civiltà, dobbiamo tracciare la linea del contesto mondiale di transizione all’interno del quale ci troviamo da un punto di vista astrologico; cosicché ci accorgeremo che questo passaggio di gestione degli equilibri mondiali era assolutamente prevedibile, come ce ne sono stati altri in passato e come ve ne saranno in futuro. Non leggiamo l’astrologia come la narrazione romantica di una spiritualità che vorremmo che si realizzasse, ma accostiamoci più semplicemente come ad un: “Così in alto come in basso, e così in basso come in alto per tracciare il miracolo della cosa unica” (Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto).

Per interpretare il presente e azzardare il futuro, l’astrologia utilizza i transiti, ovvero il passaggio di questo o quell’astro rispetto al nostro pianeta e in aspetto geometrico con gli altri astri. Per essere un po’ più precisi ma non annoiare chi legge, diciamo che i pianeti tra loro disegnano angoli e vettori e se la risultante della forza vettoriale è vantaggiosa, avremo un transito positivo, altrimenti ne avremo uno negativo.

Va da sé che non vi sono pianeti negativi o positivi, ma è il nostro punto di vista e come decidiamo di agire o subire l’evento che determina tali caratteristiche.

Nel periodo storico che stiamo attraversando, grandioso per l’intensità dei fenomeni sociali e antropologici ai quali stiamo assistendo, l’astrologia e l’astronomia ci stanno indicando una speciazione dell’umanità interna a tutte le civiltà e soprattutto all’interno di quelle che per i motivi cronologici già descritti, si trovano nella fase discendente della parabola.

La speciazione è un processo evolutivo grazie al quale si formano nuove specie da quelle preesistenti e può essere:

  • Simpatrica: quando due popolazioni non isolate geograficamente si evolvono in specie distinte;
  • Parapatrica: riguarda popolazioni che vivono in aree limitrofe, con diverse condizioni ambientali ;
  • Peripatrica: quando un piccolo numero di individui costituisce una nuova popolazione ai margini dell’areale di origine.

Nell’uomo questi processi zoomorfi, rivestono un carattere socio-culturale e non fisico, e sono sempre legati a determinati transiti astrologici. Si pensi agli Italo-americani (troppo tradizionalisti per considerarsi Americani e troppo liberali per sentirsi Italiani), o alle comunità Amish che vivono al contempo isolate ma raggiungibili dalla civiltà.

Oggi che le terre emerse sono state tutte popolate (ad eccezione dell’Antartide), e la tecnologia permette di spostarsi e comunicare quasi in tempo reale, queste tre tipi di speciazioni si sono fuse, secondo me, in un nuovo tipo di evoluzione che le fonde e dissolve insieme. L’emigrazione generazionale dei giovani da un terreno fisico ad uno multimediale, con il relativo trasporto della propria socialità sulle piattaforme social che come terra di confine hanno leggi proprie e comportamenti differenti dalle comunità fisiche.

Le grandi speciazioni umane sono avvenute ad ogni passaggio epocale, a cui per comodità si dà una finestra di circa duemila centocinquanta anni perché segna il fenomeno astrologico della precessione degli equinozi. La precessione degli equinozi è una rivoluzione sole-lunare, che permette all’asse terrestre nord, di ruotare di un grado ogni settantadue anni sul perno situato al polo sud, un movimento simile a quello della trottola, cosicché ciclicamente, il nord magnetico si sposta, contribuendo tra l’altro al cambiamento climatico. Questo fenomeno, visto dal punto di vista astrologico, si traduce nel fatto che ogni duemila centocinquanta anni il Sole nel suo sorgere il giorno dell’equinozio di primavera, cambia la costellazione di riferimento, lungo un percorso zodiacale che però segue il senso antiorario, quindi non si parte dall’Ariete per giungere ai Pesci, ma si parte dai Pesci per arrivare all’Ariete. Nella storia questo ha costituito sempre la nascita delle religioni e di nuove forme pensiero.

Oggi siamo nel passaggio da una finestra all’altra e, a questo attraversamento, si aggiungono i transiti di due pianeti definiti generazionali: Plutone e Urano.

Ci troviamo in una era che necessariamente vedrà la morte dei vecchi schemi religiosi e di pensiero, e la nascita di nuovi.

Allora qui si pongono una serie di domande alle quali azzardo di dare una risposta:

  1. Quale sarà la prossima processione degli equinozi?
  2. Quale sarà dunque la nuova religione?
  3. Quali saranno le nuove forme di pensiero laiche?
  4. Quali saranno i metodi applicativi nella scienza e nella tecnica?

Ma soprattutto:

Come il dominio svilupperà l’andamento delle civiltà in ascesa e in declino nella nuova era astrologica?

Per rispondere a queste domande, che poi daranno il via alla trattazione delle comunità di domani, ricordiamo una premessa fondamentale:

“I cicli stellari sono inesorabili, non possiamo evitarli. L’unica cosa che possiamo scegliere sta nella dignità con la quale andargli incontro. Possiamo essere attivi o passivi; agire o subire. Nessuna delle due scelte è sbagliata a patto che sia consapevole. L’unico errore che possiamo fare è quello di presumere che coloro che fanno una scelta diversa sbaglino, e ciò ci mette in una posizione di superiorità, ma non è verità, è solo la vanità di un animale (uomo), che crede di vedere e sapere più di quell’intelligenza universale che in quanto perfetta, non commette errori. Siamo noi, in fondo, che non abbiamo la consapevolezza di capire l’insieme armonioso del disegno.” (citazione dell’autore).

L’ERA DELL’ACQUARIO

Già nel titolo è contenuta la risposta alla prima domanda, che ci darà modo poi di rispondere alle altre.

  1. Stiamo entrando nel tempo dell’Acquario.

Superata l’era dei Pesci, entreremo nell’era dell’Acquario. Per molti astrologi quest’era è già cominciata

il ventuno dicembre duemila venti. Perché questa data? Beh, come abbiamo già scritto, gli aspetti planetari sono molto importanti, e scandiscono i vari passaggi. In questa data abbiamo avuto la convergenza di due fenomeni: il primo è il solstizio d’inverno, ovvero quella nascita del Sole che mai muore e torna costantemente e prepotentemente a riproporre archetipi e modelli; il secondo, riguarda il ventuno dicembre, quando c’è stata un’importante congiunzione Giove Saturno, come non si vedeva da tempo, che ha gettato il mondo intero in una serie di restrizioni “animiche” come non si sentivano da secoli, una su tutte la “psicopandemia”.

Il passaggio dai Pesci all’Acquario, viene citato anche nei vangeli:

“Andate in città, lì incontrerete un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo, nella casa dove entrerà e lì parlate con il padrone.” (Mc 14,12 – 16,22).

Anche qui a livello simbolico si potrebbero notare molti suggerimenti.

Innanzitutto il Cristo dice questa frase a ridosso della Pasqua, che simboleggia la liberazione e la resurrezione, poi il riferimento alla città, quindi ad un contesto collettivo industrializzato per l’epoca, dove cioè gli uomini hanno messo in opera una struttura sociale funzionale alla convivenza, ma soprattutto “…l’uomo con la brocca d’acqua”, che in astrologia è da sempre stato identificato con la costellazione dell’Acquario. Gesù poi continua dicendo di seguirlo, di entrare nella sua casa, e i segni zodiacali si chiamano proprio così, case, ed infine: “…e lì parlate con il padrone.” Il padrone è il pianeta che trova il domicilio nel segno dell’Acquario, ovvero Saturno (dio del tempo e dell’agricoltura), ma anche Urano suo padre, dio del cielo e che simboleggia la tecnica e l’anticonformismo. Abbiamo dunque un transito di costellazioni che prevede un cambio di padrone di casa: da Nettuno nei Pesci passiamo a Saturno/Urano in Acquario.

Nettuno ci lascia una profonda religiosità legata ai dogmi, mentre il binomio Saturno/Urano, prende una duplice valenza, a seconda della consapevolezza delle genti che ad essi si ispirano.

Rispetto ad un gruppo passivo, ergo maggioritario (gruppo A), avremo il subire le energie frustranti e mortifere saturnine, che sfoceranno in una mancanza di punti fermi, così da attivare un Urano che ancora uccide i suoi figli. Si tratta di energie che sottendono la pazzia non creativa di un dio dei cieli, che vive con schifo il generare figli con Gaia (dea della Terra) e che per non perdere il dominio, li uccide, ripiegando nella tecnica e in un falso progresso, con la complicità della conoscenza cupa di Saturno.

Al contrario, i gruppi minoritari C e B (qualora questi si lascino emancipare attraverso l’esempio), potranno vivere un Saturno attivo che evira suo padre Urano spodestandolo, e riducendolo al ruolo che gli compete, ovvero osservatore utile e consigliere prezioso (padre nobile che aiuta Rea a salvare Zeus/Eros), nulla di più.

Lo strumento di questo passaggio sta nell’atto dell’evirazione proprio di Urano per mano del figlio Saturno. Si, perché dal fallo di Urano caduto in acqua, per mano di Saturno, nasce Afrodite (Venere), dea della bellezza, dell’estetica e quindi dell’etica (riferimento aristotelico al rapporto tra etica ed estetica). Di qui propongo la famosa citazione: “La bellezza salverà il mondo”.

Consideriamo, inoltre, che il segno dei Pesci fa parte della stagione invernale, che è il periodo dell’anno all’interno del quale la natura, morta, si contrae in attesa della rinascita primaverile.

Stiamo passando da un periodo invernale carico di una forza mobile tesa all’introspezione della civiltà, ad un periodo ancor più freddo, verso un tempo sempre algido ed invernale (L’Acquario inizia e finisce all’interno dello stesso mese), dove ormai le scelte sono state fatte, e non resta altro che farsi seme nella terra, fermi, dignitosi e autorevoli, per aspettare il risveglio della natura, della civiltà e dell’uomo. Ecco perché nei capitoli precedenti ho descritto come il gruppo C in realtà sia composto da martiri, perché la consapevolezza del tempo prevede la conoscenza del fenomeno invernale, che non darà fiori o frutti, semplicemente perché questo non è il tempo. Viceversa si dovrà seminare per intravedere, ma non oggi, un paradigma omnicomprensivo come i grandi movimenti culturali della storia.

Compresa l’epoca nella quale siamo prossimi ad entrare, ma che come tutte le transizioni avrà anche periodi felici e speranzosi, cerchiamo con lucida immaginazione, di disegnare la religione che subentrerà e che, come sempre, terrà soggiogate essotericamente, la componente maggioritaria e passiva della popolazione mondiale, a prescindere dalla civiltà d’appartenenza.

  1. La prossima religione.

La costruzione di una nuova religione prevede alcuni passaggi fondamentali. Il primo di questi è il sapere da dove si viene e di questo abbiamo lungamente parlato. Il secondo è sapere su quale scenario geopolitico e sociale si sta giocando ed anche a questo abbiamo accennato nel momento in cui abbiamo semplificato il mondo, suddividendolo in civiltà paraboliche, che si trovano in punti diversi del loro disegno di funzione. Il terzo è dove stiamo andando, così da incanalare quelle energie: verso la nostra attenzione e quella del prossimo nostro, se siamo in buona fede, o verso la manipolazione se volessimo approfittarcene.

Approfondiamo per qualche riga lo studio almeno del glifo della costellazione dell’Acquario con un’angolazione diversa dalle altre.

L’Acquario è l’undicesimo segno dello zodiaco, è il segno d’aria di natura fissa. Riportiamo il glifo.

È importante prima di entrare nel vivo della trattazione, fare una premessa e porre un dubbio legittimo: perché l’Acquario, che deve il suo nome all’acqua, tanto più che viene generalmente rappresentato da un uomo che svuota un’anfora traboccante, è un segno d’aria? Qual è la relazione, se esiste, tra l’acqua e l’aria?

Le acque, alle quali si ispira l’undicesimo segno, non sono quelle terrene, bensì le acque cosmiche; ovvero quelle energie fluidiche che, come l’acqua, tutto penetrano a condizione che ci si ritrovi nelle sue correnti, e tra le sue onde. L’Acquario, visto con un’occhiata fugace, indica la corrente del mare. Suddividendo il simbolo, notiamo un aspetto importante, audace e rilevatore, a condizione che “giochiamo” smantellando completamente il glifo.

Il Villaggio Liquido: così si combatte davvero il sistema

Mettendo a sistema tre tecniche cioè quella della divisione in due segni, quella del capovolgimento e quella dell’affiancamento, noteremo un aspetto davvero interessante.

Il Villaggio Liquido: così si combatte davvero il sistema

La linea unica che si viene a formare, ha (compresi gli estremi moncati), otto picchi.

Provando a spezzare la linea in diversi punti, notiamo che si vengono a formare n.3 W.

Proviamo a lanciare l’ipotesi:

WWW sta per Word Wide Web, ovvero ragnatela intorno al mondo. È come se nell’era dell’Acquario, nella quale stiamo per entrare, le forze sottili, che su delega superiore amministrano questo piano di esistenza, avessero la necessità di legare in una rete l’attuale consapevolezza dell’uomo. Questo legaccio si proietta anche con l’incredibile ripetizione vocale e scritturale con la quale questa sigla viene ripetuta nel linguaggio comune. Sembrerebbe una specie di “mantra inconsapevole”.

Possiamo notare come tutta la tecnologia contemporanea (ricordiamo Urano è anche il pianeta della tecnica), sia costituita da onde che si propagano nell’aria. Pensiamo ai cellulari, alla televisione e alla rete internet. Abbiamo dunque un Acquario che, tecnologicamente parlando, muove le sue onde attraverso l’aria. Che questo poi costituisca una ragnatela oppure no, è una formalità, fatto sta che, ho scritto che l’Acquario nonostante il suo nome ingannevole, è un segno d’Aria, ci riferivamo proprio a questo.

Se consideriamo inoltre la Cabala ebraica, possiamo notare come la lettera W (in ebraico si legge Wav), ha una curiosa valenza numerica: 6.

Il Villaggio Liquido: così si combatte davvero il sistemaQui di fianco possiamo notare proprio la lettera Wav scritta nell’alfabeto ebraico.

A questo punto la sigla WWW prenderebbe il significato di 666.

Dobbiamo considerare questo numero biblico associato alla bestia, e al fatto di come le proprietà relative a tali entità indichino la lontananza dal mondo della luce.

Si può affermare che il segno dell’Acquario indica la potenza espressa dalle acque cosmiche che, attraverso l’etere, possono infiltrare, corrodere e distruggere l’uomo per mezzo del suo spirito superbo, radicato cioè nella sua presunzione.

Questo è l’archetipo religioso che si verrà a risvegliare, quindi il mondo si sta muovendo in quella direzione e molto di quello che scriviamo è già attuale.

La prossima religione di massa, che si verrà a costituire quindi, sarà fondata su due paradigmi fondamentali:

  • l’uomo, inteso come individuo allontanato dall’interazione fisica con il prossimo e, che come un animale cresciuto in batteria, dovrà limitarsi alla soddisfazione delle sue pulsioni. I suoi bisogni sociali verranno spostati su una piattaforma mentale, che gli permetterà di riprodurre tutte le esperienze della vita ordinaria, ma senza utilizzare gli organi di senso.
  • lo scientismo, ovvero la capacità di accettare la scienza per dogmi invece che per dialettica. La sottomissione a tabelle e protocolli applicativi non soltanto nel contesto medico, ma anche nei settori ingegneristici, scolastici e soprattutto informativi.

Insomma, i presupposti sostanziali della nuova religione sono già in essere nella società; anche la forma è leggermente abbozzata, anche se bisogna ancora plasmarla come un vasaio l’argilla, ma chi di dovere è già in azione.

L’Italia, avanposto per le sperimentazioni farmaceutiche, ha visto l’arrivo del vaccino proprio nella data del venticinque dicembre. La scelta non è stata casuale, perché un rituale magico, per poter funzionare, deve ripetere procedure astrologiche già acclarate nel tempo. Per completare l’Opera, l’iconografia deve ripetere l’uccisione del vecchio per mano del nuovo. Ricordiamo come il Cristianesimo, fulcro delle civiltà in declino, ha sostituito nei suoi templi l’acqua battesimale, simbolo del battesimo (iniziazione dell’acqua), ed elemento della costellazione dei Pesci (paradigma uscente), con un liquido che per caratteristica ci disinfetta, allontanandoci dallo “sporco” che regola il mondo; praticamente è il contrario di quello che ha fatto il Cristo precedente, ovvero farsi carne per vivere le passioni e le fragilità dell’uomo.

So che questa rappresentazione della realtà può sembrare al contempo spaventosa e fantasiosa, ma purtroppo il male è sempre più banale di quello che sembra.

  1. Forma di pensiero laico.

Dopo la religione, affrontiamo il tessuto culturale laico, sia borghese che operaio, ovvero di quelle categorie che seppur non più esistenti nella sostanza, ancora vengono riesumate nella forma, per ripetere un sistema di controllo e di narrazione descrittiva morto e sepolto.

Nel quinto capitolo abbiamo fatto riferimento allo scrittore Francesco Saba Sardi e al suo libro: “Dominio: potere, religione, guerra” , ed abbiamo detto come i gangli che amministrano le civiltà lo fanno attraverso il potere religioso e quello militare. Abbiamo visto quello religioso, quello militare adesso.

Fino al secolo scorso, quando le civiltà si contrastavano per aumentare la propria influenza conquistando nuovi territori, per accaparrarsi le materie prime necessarie al proprio benessere e per la supremazia geopolitica, l’arma laica più utilizzata era la guerra, che consisteva nella fabbricazione artificiale di un nemico da abbattere. Questo aveva una doppia valenza: esteriorizzare i problemi all’esterno del sistema, così da controllare il dissenso interno (generalmente questo è il metodo usato dal singolo individuo, quando, invece che farsi un esame di coscienza e guardarsi dentro, addita questo o quell’estraneo), e condensare l’opinione pubblica in maniera che provi le stesse emozioni, le stesse tensioni, ed agisca con gli stessi comportamenti prevedibili. Per dare un tono sacrale all’azione bellica, la laicità si ammantava, più o meno a seconda dei casi, di un carattere ideologico, o addirittura, religioso. Oggi che quasi tutto il pianeta è popolato da questa o quella civiltà, e che chiaramente si conosce chi detiene le materie prime, la guerra assume un tono nuovo.

Dai conflitti simmetrici sul terreno, con un gran numero di morti, si è passati prima agli scontri asimmetrici, ovvero civiltà strutturate in alleanze militari definite contro singoli paesi o realtà rurali, che nulla possono rispetto all’industria bellica pesante. Si vuole tornare a scontri che contrappongono le civiltà sulla visione del mondo, cioè “egemonia VS pluralità”, agendo in contesti non più tridimensionali (terra, mare, cielo) ma tetradimensionali (cioè con l’aggiunta dello Spazio). Le armi sono tali per cui i Reggimenti, le Brigate e le Divisioni non possono nulla se devono contrastare un nemico che agisce per mano di un patogeno altamente industrializzato e selettivo, oppure un fenomeno meteorologico. Le civiltà in declino, dovendo allungare il più possibile il mantenimento di un dominio morente, come animali feriti pronti a tutto, investono le risorse nella ricerca e nell’impiego di armi suggestive ed iperdistruttive. I “Padroni universali”, così chiamati dal Chiesa, che muovono le civiltà per proprio uso e consumo, sanno benissimo, come già detto nei primi capitoli, che un certo quantitativo di morti, su entrambi i fronti non è collaterale, ma auspicabile per facilitare il rimodellamento e la rinascita delle civiltà sconfitte.

Nella civiltà occidentale soprattutto, le classi marxiste oggi non esistono più, e la borghesia ha abdicato al suo ruolo mediano e artificioso dell’interpretazione del liberismo, per cui tutto si è mescolato in una accozzaglia di individui attenti solo al proprio interesse o a quello di una circoscritta categoria, per non perdere i vantaggi rispetto alle altre fazioni interne alla propria civiltà. Il campanilismo, tra l’altro tutto italiano, ha perso qualsiasi valore etico legato alla comunità e al territorio e ha assunto un puro indice opportunistico.

Cadute la maschere della falsa scienza, della falsa religione e della spiritualità, rimane combattere solo per non perdere l’autorità rimasta, dopo che l’autorevolezza è “andata a farsi benedire”.

Le civiltà in declino come quella occidentale, però, non sono uniformi nel volere la guerra, perché tanti anni di egemonia mondiale, di ricchezza costruita sulle spalle delle civiltà che ancora non avevano riconosciuto la loro identità, hanno prodotto uomini deboli e capricciosi, che demandano il lavoro sporco alle tecnologie, per coprirsi dietro un velo di giustizia ormai unto e impolverato. Inoltre, la forza di una civiltà, la sua voglia di riscatto e rivalsa gioca molto sulla sua età anagrafica. Una civiltà giovane ha più vigore e virilità rispetto ad una anziana, che si limita a non voler perdere i diritti acquisiti.

La forma pensiero laica nell’era dell’Acquario, dunque, è diversa a seconda se ci troviamo difronte ad una civiltà che nella parabola sale o scende. Se sale, la grinta espressa dalle idee e dalla fermezza può generare un magnete tale da uniformare il suo popolo intorno a valori etici ed altruistici espressi nella generazione di quella Venere figlia di Urano per mano di Saturno; se la civiltà scende, la forma pensiero dominante sarà come il cristallo di un metallo vile che aspetta solo la sua decomposizione naturale. Avremo degli individui che sbraitano nel metaverso, mentre il loro corpo fisico si crogiola in un’obesità senza vigore. La guerra è necessaria purché la facciano gli altri, perciò dopo aver demandato per procura un numero sempre maggiore di conflitti per sfuggire alle proprie responsabilità, saranno costretti ad affrontare uno scontro epocale senza avere gli strumenti morali, mentali e fisici per poterla affrontare.

Questo scontro, com’è sempre stato, avrà una sollecitazione esterna per mano di civiltà contrapposte, ed una sollecitazione interna per l’aumento esponenziale del gruppo B di cui una parte bruta, tenderà sempre alla violenza.

  1. Applicazioni nella scienza e nella tecnica

La religione condiziona sempre i comportamenti sociali dei paesi all’interno dei quali si trova, sia che la gente sia credente oppure no. Le tattiche di manipolazione e le religioni devono muoversi all’unisono per disorientare e indottrinare i popoli, dunque le applicazioni della scienza e della tecnica nell’era dell’Acquario, devono considerare una massiccia propaganda di costume laico e morale religiosa.

La chiesa scientista, rafforzerà e promuoverà il dogma di un uomo dio-padre creatore nella funzione di artefice di una creatura macchina con lui fusa, che non può commettere errori.

La componente laica esaspererà i vantaggi prestativi in individui senza genere.

La scienza, vittima dei suoi dogmi, trasformerà in filosofia senza dialettica i meccanismi di applicazione. La ripetizione empirica del fenomeno non sarà più alla base del vero, ma la scelta aprioristica della soluzione, su matrice opportunista, bollerà il diverso come errore, che per la sopravvivenza del sistema, andrà eliminato.

Le nuove tecnologie si muoveranno nella fabbricazione di aggeggi sempre più piccoli e connessi gli uni con gli altri in una depravata armonia fisica con il corpo fisico, che sarà l’ospite di cip in grado di poter manovrare (questa è solo un’illusione) le apparecchiature a distanza come terminali di tentacoli wifi.

L’idea blasfema dell’uomo in grado di gestire un sé macchina, più grande del sé fisico, sarà veritiera solo temporaneamente e solo per i pionieri di questo mondo iperuranico, viceversa le masse e le greggi, che in quanto archetipi sempre vivranno nel mondo, diventeranno vittime di questo obbrobrio, e invertiranno inconsapevolmente il dio-padre uomo nel dio padre macchina e il figlio macchina nell’eterno figlio uomo.

Quell’entità luciferina che si pensava illuminasse con la sua luce prometeica l’uomo nuovo, lo abbaglierà, riducendolo a contorno della società futura, guidata (in maniera perfettibile) da coloro che oggi sono ai margini e che abbiamo già identificati come la cornice della foto.

  1. Necessità del dominio di gestire attraverso l’implosione dell’egemonia geopolitica.

Dati tutti i presupposti fin qui descritti e che già possiamo vedere nel presente, le gerarchie umane che sono l’emanazione del potere, in accezione negativa, hanno la necessità di favorire un cambio di passo e questo è il motivo per cui essi hanno una sufficiente forza di volontà per mettere in opera le loro idee.

Un uomo, per quanta volontà possa avere, difficilmente riesce ad ottenere un risultato e questo perché è vittima dei suoi schemi mentali che, con un movimento spiralico, lo faranno ritorcere sempre sulle sue abitudini. Questo è ormai un concetto trito e ritrito. Quello che permette alla volontà un guizzo tale da poter vincere tutte le resistenze che si trovano sul cammino, è lo stato di necessità. Trovandoci difronte ad un bisogno, il cambiamento perde di volontarietà e subentra un meccanismo di sopravvivenza che a volte chiamiamo tenacia.

Le stelle con i suoi cicli già forniscono tutte le necessità di cui abbiamo bisogno per agevolare un cambiamento: basta immergersi con buon intento nella corrente del fenomeno. “I cattivi” fanno proprio questo: si immergono all’interno dello stato di necessità, conoscendone le intensità e le frequenza e lo manipolano per un tornaconto personale. Il cielo ha già deciso che le gerarchie egemoni attuali, con questi sistemi religiosi e militari, sono superate, e bisogna considerare la possibilità che diverse civiltà abbiano pari diritti e pari dignità sociale. Le persone che hanno avuto il dono di un grado di coscienza più ampio, hanno il diritto naturale di recuperare il valore della parola comunità attraverso la loro manifestazione coraggiosa.

Concludiamo questo lungo capitolo scrivendo che la società che verrà, scissa tra autoritari e autorevoli, avrà uno slancio incredibile proprio verso le piccole comunità, perché esse sono avanguardia fisica nel territorio.

La maggioranza dei popoli che compongono le civiltà invece, a nostro avviso, ripiegheranno in un metaverso che, come il paese dei balocchi, sarà il recinto dorato per comodi e pigri.

IL FALSO FUTURO ALLE SPALLE

Apriamo questo capito riesaminando velocemente come le civiltà si evolvono lungo una curva a parabola che sale veloce, fautrice di idee innovative all’inizio e dopo una fase di consapevolezza del sé volta un percorso di strutturazione sempre più piramidale, tentacolare e farraginosa fino a quando, avvitandosi su se stessa, diviene incapace di rigenerarsi e si lascia andare ad una corruzione intrinseca che, come la vecchiaia per l’essere umano, la conduce alla necrosi dei suoi tessuti e valori iniziali.

Infatti, è nostra opinione che per intuire ciò che avverrà, basta guardare cosa è già successo all’inizio di tutte le civiltà. Quegli individui che nelle civiltà arcaiche erano i promotori di idee così innovative da essere considerati dei pazzi, in realtà erano semi piantati in terreni ancora troppo aridi per essere fecondi, e man mano che la consapevolezza generale saliva, altri individui hanno cominciato a condividere quelle visioni e a cercare, ognuno nel suo piccolo, un sistema applicativo per rendere carne le relative visioni spirituali, ovviamente andando incontro a non pochi ostacoli da parte del dominio. Nonostante il fallimento dell’uomo però, le idee restano, quindi altri uomini, facenti parte di percentuali sempre più grandi e all’avanguardia, hanno reinterpretato e riseminato nella speranza di un germoglio e quando gli individui hanno cominciato ad aggregarsi in comunità, il potere, per autoconservazione, ha dato loro narcotici dell’anima per sedare società innovative. All’inizio il potere vi riesce, ma il fallimento è annunciato.

Ripetutamente abbiamo assistito a clan che si strutturavano prima in villaggi, poi in paesi, poi in città e via via in amministrazioni territoriali sempre più grandi come gli Stati. È da notare come, ogni volta che dal piccolo si passava ad un ampliamento gestionale, il primo vettore usato era quello emotivo e ormai sappiamo il perché. Le autocrazie hanno preso un carattere sempre più autoritario man mano che il piccolo diventava vecchio e doveva lasciare il posto ad un “leggermente più grande”, spinto da un movimento che sempre è partito dal basso, mai dall’alto. Qui, però, ci vuole una piccolo chiarimento: è vero che l’esplosione dei movimenti per la strutturazione delle società parte dal basso, ma l’effetto detonante viene dato da quelle élite che immaginano un futuro migliore, o peggiore, e prima di agire contaminano i gangli della civiltà, infiltrando in quei settori già descritti, uomini pregni dei valori etici del “nuovo mondo”.

Dato che stiamo tracciando l’ipotetica linea della società di un domani lontano ma non troppo, sentiamo, a questo punto della storia, di vedere i semi piantati in un terreno alla soglia del divenire fecondo. Questo avviene perché, il passaggio che parte dalle comunità e arriva ad un unico ammasso di individui planetario, chiamato globalizzazione, è fallito e oltre la grandezza delle odierne civiltà, a nostro avviso, non si potrà andare, perché le civiltà, per quanto imbastardite in alcuni valori identitari, non possono rinnegare totalmente se stesse, anche perché non tutte sono allo stesso punto evolutivo.

Le tensioni che creano le une con le altre quindi sono maggiori rispetto alla tolleranza per l’integrazione, che poi è inesistente in quanto, una civiltà in declino è feroce, ergo non cerca l’integrazione paritaria anche con la rinuncia ad alcuni diritti, ma l’assorbimento dell’altra, attraverso il suo parziale smembramento territoriale o infettandola dall’interno con idee dissidenti dal pensiero maggioritario, e più vicino al proprio modus operandi.

Tale sistema si rivela funzionale nei gruppi minoritari di tipo B che, insoddisfatti, fuggono dal pensiero dominante per rifugiarsi nella protezione della civiltà concorrente e spesso gli individui appartenenti a questa compagine vengono strumentalizzati, ingannati e trasformati in violenti, per diversi motivi mentre gli individui appartenenti al gruppo C leggono questa variazione di opinione interna semplicemente come un’alternativa possibile ma non vera, che quindi può essere integrata al pensiero principale, sviluppata e che potrebbe addirittura migliorare la vita quotidiana del prossimo.

Pertanto quello a cui stiamo assistendo, è soltanto l’ennesimo tentativo di accrescere ulteriormente una massa di individui svuotati della propria identità, per inserirli in un insieme globale così tanto plastico da essere liquido.

Perché allora bisognerebbe uscire da questo schema ripetitivo apparentemente inevitabile?

E come uscirne cercando di limitare al minimo le perdite?

Il perché uscirne è abbastanza banale: restare all’interno di questo schema costringe l’uomo ad inseguire questa o quella emergenza inventata allo scopo di derubarci dell’unica risorsa vitale non rinnovabile, cioè il tempo. È il nostro tempo e la sua gestione che sono state attaccate con la costruzione di bisogni fittizi, allo scopo di rincorrere le risorse per poterle ottenere. È assolutamente vero che nell’ultimo secolo c’è stato un aumento esponenziale della qualità della vita ordinaria (a discapito del rapporto col trascendente), con invenzioni come la lavatrice, il frigorifero ecc, ma a questi strumenti, sono stati aggiunti, ad esempio, i telefoni cellulari, i computer, la televisione e automobili sempre più elettroniche e tanti altri giocattoli per adulti. Questi “aggeggi”, utili nella misura in cui vengono ridimensionati alla funzione di strumento e non di dipendenza, oggi sono diventati di fascia larga, insieme a tutti quegli abbonamenti che hanno contribuito ed accelerato l’isolamento dell’individuo dalla comunità. Bisogna uscire da questo schema, semplicemente per riprendersi il tempo, perché un uomo senza tempo perde anche lo spazio ed un uomo senza nemmeno lo spazio non può comprendere questo “Uni-verso” e… un uomo che non comprende, manca il bersaglio della sua vita e resta infelice.

UN FUTURO ALTERNATIVO

“1Samuele 17”. Qui si parla della celebre battaglia biblica tra Davide contro Golia. I significati etici, morali e non solo di questo scontro, sono molteplici, e variano a seconda della nostra fede religiosa, fatto sta che a prescindere da quale sia il nostro credo, è fuori discussione che il piccolo vince sul grande.

Un giovinetto, non ancora in età d’armi, che come occupazione principale custodiva le greggi del padre, scende in campo non per combattere, ma solamente per portare assistenza ai suoi tre fratelli. È lì sul campo di battaglia che decide di combattere contro il temibile Golia di Gat. Rifiuta l’elmo e la corazza e munito solo di bastone, fionda, una bisaccia con cinque pietre e una spada, va incontro al gigante. Golia è forte, abituato alla lotta, feroce e orgoglioso, eppure perde. Con un sasso fiondato nel pieno della fronte Davide atterra Golia e in un baleno gli è sopra per ucciderlo prima e decapitarlo poi grazie alla spada.

Tutto sembra dirci che non serve essere dei veterani della guerra per vincere il grande mostro, occorre piuttosto essere leggeri, veloci, abili e audaci. Come non pensare che Davide, in quanto pastore di greggi, abbia già quell’autorevolezza che gli permetterà di affrontare a schiena dritta i pericoli apparentemente più grandi di lui? E come non pensare che non servono colpi sferrati con ferocia, bensì con astuzia e precisione per atterrare e non uccidere il nemico? Ed infine; come non comprendere che, per uccidere bisogna “fiondarsi” sul nemico, quando esso è in terra tramortito per decapitarlo (ovvero privarlo dell’organo dove risiede il pensiero)?

Come possiamo pretendere allora che, l’uscita da una civiltà in declino, possa risiedere nella costruzione di un nemico con un volume di forza simile al gigante? L’archetipo ciclicamente rivive.

Tutti i gruppi minoritari sono portati a pensare che il sistema migliore per abbattere un sistema ormai troppo grande, feroce e farraginoso, sia quello di formare un unico fronte di resistenza con lo scopo di concentrare le forze per colpire il sistema con le sue stesse modalità d’azione. Questa modalità, oggi non sarebbe efficace. Scrivo “oggi”, perché ci troviamo sempre all’interno dell’età dell’Acquario, un’era liquida nell’aria, che ci piaccia oppure no. Se il sistema (Golia) si trovasse di fronte un unico nemico, già strutturato e quindi irrigidito seppur giovane, saprebbe come muoversi, attaccare e difendersi, ergo bisogna agire diversamente.

Il giovane Davide ha tutte le caratteristiche astrologiche che abbiamo visto essere presenti in Hermes (Mercurio), tanto è vero che, se per gioco affiancassimo le immagini del dio Hermes e quelle del David di Donatello, noteremmo una sorprendente somiglianza. Bisogna, dunque, affrontare il Sistema con le virtù proprie di Hermes e il coraggio di Ares e di nuovo abbiamo la nostra Athena, che è anche la dea della giustizia.

Sono dell’idea che la risposta a quel “come…”, con cui abbiamo chiuso il precedente capitolo, risieda nella costituzione di piccole comunità, quei famosi “Villaggi liquidi” che abbiamo utilizzato come titolo per questo testo.

In una civiltà in declino, prossima alla dissoluzione per implosione, la resistenza deve farsi attraverso piccole comunità, non isolate dal contesto generale, ma che si fanno sangue all’interno del sistema dominante. Potremmo definire questo fenomeno una speciazione “emopatrica”.

Devono essere piccole perché questo periodo storico che stiamo attraversando, non vive caratteristiche tali per cui sia possibile raggiungere un numero abbastanza importante di persone con un alto grado di consapevolezza. Gli uomini e le donne, che costituiscono i gruppi C, sono ancora pochi e purtroppo isolati, perché a volte timorose del loro potenziale. Restare piccoli permette di avere innumerevoli vantaggi tutti efficaci per le società alternative che si verranno a creare. Rimanere piccoli permette di essere veloci, leggeri nelle nuove forme pensiero, senza i lacci di sistemi rigidi che rallentano le procedure decisionali, inoltre per il “gigante”, è più difficile inseguire tante piccole prede veloci piuttosto che un’unica preda grossa. Le attuali civiltà e quella occidentale in particolare non hanno gli strumenti per poter perseguitare tante comunità dissidenti. Potrebbero al massimo colpirne qualcuna, le più rappresentative, per dare un segnale della propria autorità, ma non tutte. Infine nei piccoli gruppi vige un legame identitario e solidale, legato al territorio, che fa sì che i componenti del gruppo si sostengano in un sodalizio etico di gran lunga superiore a quello di grossi gruppi che, più crescono, più diventano impersonali. Occorre formare comunità di famiglie, di gente unita e ritrovata in comunione di valori, e non per convergenza di interessi.

Gli interessi sono mossi dalla volontà, i valori irrinunciabili dalla necessità. I primi hanno breve durata, quindi sono destinati al fallimento, i secondi sono vincenti, perché, incuranti della caduta del singolo, sostengono l’immortalità del valore che si traduce in idee innovative.

La comunità deve essere liquida, perché è l’archetipo dell’Acquario che ce lo chiede. Abbiamo condiviso cosa intendiamo per liquido nell’aria, adesso bisogna far scendere nella pratica materiale l’idea delle onde dell’etere. Una comunità liquida deve essere capace di adattarsi alle esigenze contingenti, prendendo la forma del recipiente che la contiene, ovvero confondersi all’interno del tessuto territoriale che la ospita e al contempo, attraverso la sua viscosità, deve permeare e contaminare i falsi valori neoliberali, in modo da risultare sfuggente alla presa del sistema dominante. Sarà liquida perché, deve sfruttare anche l’attuale sistema di divulgazione scientifico e parzialmente anche quello mediatico, nella misura di puro strumento asservito all’esigenza della comunità, senza fronzoli e senza farsi agganciare dal circolo di informazioni tossiche, che mettono in serio rischio la tenuta del tessuto etico della comunità stessa. Il sovraccarico di informazioni che circolano in rete satura di nozioni e curiosità solo tattiche e distrattive, finalizzate all’impoverimento della capacità critica dell’essere umano.

L’individuo che, parte attiva di una comunità, sottrare alla propria centratura interiore il tempo che gli servirebbe per fermarsi a respirare e ascoltare quelle intuizioni nutrimento per l’intero gruppo al quale egli appartiene, non fa altro che nutrire gli schemi del vecchio, che continua all’interno di un dissenso, strumentalizzato come tifoseria, dal dominio stesso

E qui il tempo risulta nuovamente rubato, in quanto il metaverso nelle sue forme distrattive non è altro che quella droga, questa volta causata da impressioni mentali e non da sostanze allucinogene, che come LSD, ha deteriorato il movimento rivoluzionario pacifista che si stava rendendo pericoloso negli anni sessanta del secolo scorso.

I liquidi, a differenza dei solidi, non respingono la luce, ma la assorbono e la rifraggono in direzioni ad essi più confacenti. Fanno una sorta di leva metafisica di luce che indirizza il flusso energetico in una direzione vantaggiosa e tale vantaggio deve esprimersi nella produzione di un polo magnetico, tale da poter attirare un numero sempre maggiore di individui, senza cadere nella presunzione dell’affermazione di un gruppo, ma solo nella manifestazione identitaria dello stesso. Bisogna esserci senza pretese e aspettative: in fondo la libertà dell’uomo è uguale sia per coloro che vogliono rendersi parte attiva all’interno della propria società, che per coloro che scelgono, in maniera inconsapevole, di restare passivi di fronte alla speciazione ormai avvenuta. Questa forma pensiero, che può apparire rinunciataria o, addirittura, abbandono nei confronti del prossimo, in realtà è una forma nobile di carità, perché vede il suo fondamento nel profondo valore della libertà altrui scevra, della presunzione, che colpisce spesso quelli che si autodefiiscono “risvegliati”.

Nel futuro le comunità formeranno una rete di condivisione di informazioni e idee atte al miglioramento funzionale della rete, aumentando progressivamente il numero dei nodi che la compongono, restando piccole.

Questa visione futuristica, dunque, vede una rete di comunità villaggio (per villaggio non intendiamo prettamente un luogo fisico di concentrazioni edilizie), dove ogni villaggio, dovrà assolvere ad una funzione predominante e con una struttura similare alle altre. Ogni singolo villaggio manterrà una propria identità irrinunciabile, cioè una serie di valori statutari non negoziabili. Questi potranno essere politici, religiosi, laici, non importa; quello che importa è che tale comunità sia fautrice di promozioni atte allo sviluppo dell’essere umano nel suo intero, quindi anche alla componente trascendentale, che si traduce nella fermezza di valori etici.

I singoli villaggi dovranno delineare un serie di virtù da mettere in condivisione sulla rete, questa volta fisica, che si verrà a formare, così da addensarsi solo per alcune battaglie, per aumentare la massa critica e per darsi solidarietà le une con le altre in caso di un feroce attacco di massa che avverrà.

Possiamo avere un villaggio specializzato negli aspetti legali, mentre un altro sarà formato da persone competenti in materia sanitaria, di salute o, addirittura, agroalimentare. Ogni villaggio (associazione/comunità) dovrebbe mettere su una piattaforma comune con gli altri villaggi, l’accesso a questi servizi Una condivisione bilaterale che potrà fornire, agli individui dei villaggi, una sopravvivenza in quei settori.

Auspico in un tempo in cui questi villaggi saranno tanti, così tanti che il gigante, ormai a terra, dovrà arrendersi ad un nuovo complesso liquido e articolare di società inafferrabile, che poi a sua volta tenderà a consolidarsi e riunirsi, ma questo è ancora molto lontano e non è materia di discussione di questo testo.

CONCLUSIONI FINALI

“Quando dalle forme blande di patriottismo, si è passati a quelle radicali nazionalistiche, è venuto chiaramente in evidenza il carattere regressivo di tali tendenze e il contributo ad esse dato alla stessa emergenza dell’uomo massa in uomo moderno.” (Julius Evola “Cavalcare la tigre”).

Ho pensato di iniziare con una citazione il nostro resoconto di quanto descritto finora.

Ho provato a motivare la mia interpretazione della metastoria che corre lungo le parabole di civiltà più o meno etnico-identitarie, ho cercato di incasellare ognuna di esse, senza forzare la mano, nella sua fase storica soffermandomi, ovviamente, sulla nostra civiltà, perché è in essa che operiamo. Il declino della civiltà occidentale fu già descritto da filosofi come Evola o Guénon nei primi de Novecento. Le considerazioni a cui giunsero questi luminari del pensiero, non erano profezie mistiche, ma il frutto di calcoli strutturati basati sull’osservazione dei fenomeni sociali.

È inutile dunque continuare a raccontare il degrado del mondo e di alcune porzioni del pianeta, l’implosione del sistema è già avvenuta, perciò bisogna osservare quello che sarà, senza perdersi in fronzoli di cronaca per inseguire le agende globaliste, che sono realizzabili solo all’interno di chi è completamente assorbito dalla narrazione dominante.

Bisogna muoversi per funzione e struttura già nel mondo che sta a divenire, così da riprenderci il tempo e fare il vero miracolo: “camminare sereni, consapevoli che non stiamo scappando da un passato, ma siamo trainati da un futuro irreversibile” (citazione dell’autore).

Il futuro è una società formata da “Villaggi Liquidi”, che formano una rete di relazioni fisiche, recuperando i rapporti umani che sono un diritto naturale, come l’aria, l’acqua e la terra. Le reti saranno come il micelio per i funghi, un impianto nervoso che cresce sotto il terreno e feconda il bosco.

I calcinacci degli Stati occidentali e soprattutto europei, che resteranno di qui a cento anni, saranno pervasi da questa rete che non si sostituirà allo Stato, ma sarà il Paese reale.

Nell’era dell’Acquario anche gli altri segni fissi vengono esaltati, per cui le virtù del Toro, Leone e Scorpione possono, anzi devono, tornarci utili per interpretare al meglio il presente dell’undicesimo segno. Nell’Acquario dobbiamo puntare non ai valori patriottici, ma al valore del territorio. Sostituire la Patria con la terra sento sia la chiave per effettuare quel salto fluido che ci permetterà di digerire una civiltà che ci nutre con vecchi tozzi di pane indurito, e sostituirlo abbeverandoci con un vino rosso, prodotto dal recupero della nostra identità culturale permeata di spiritualità.

Oggettivamente non sono in grado di descrivere con precisione chirurgica tra quanti anni questa realtà sarà visibile e manifesta, e sinceramente dubito di pensare che la vedrò con i miei occhi, però penso, sento e voglio, che l’inizio del nuovo è vicino.

Concludo infine, descrivendo quali potrebbero essere quelle fette di territorio che saranno pioniere dei villaggi così come li abbiamo descritti finora.

La principale civiltà in declino è quella occidentale e che le frange di resistenza osservano con una sana invidia quelle civiltà che si oppongono ad essa. È verosimile dunque supporre che, quei territori che per tradizione riconoscono un’identità culturale simile alle civiltà concorrenti siano le più papabili.

Tra i paesi occidentali più portati ad una visione campanilista e non rivoluzionaria in chiave aggressiva, abbiamo proprio l’Italia. Il bel paese non è formato da un popolo di coraggiosi rivoluzionari. Abbiamo avuto i nostri eroi, uomini eccelsi che però sono stati martiri e non capipopolo. Il popolo nel suo insieme tende alla passività e all’adattamento, quindi in alcuni Italiani, esemplari unici nell’arte dell’arrangio, c’è già in grembo lo sviluppo di questi villaggi, perché noi Italiani siamo figli naturali di Hermes e Afrodite.

Ci sono realtà italiane prepotentemente legate alle loro tradizioni territoriali. Queste porzioni di paese sono combinazione, le terre di confine del reame corrotto. Parliamo, dunque, del popolo sardo, di quello friulano e di quello del Trentino- Alto Adige. Le altre regioni di confine come la Sicilia su tutte, sono troppo controllate a livello capillare da quei poteri corrotti che, per ora, ne impediscono lo slancio.

La Sardegna ricca per tradizioni e legami sociali, così come la provincia di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia, sono regioni formate da nuclei di persone che danno un valore trascendentale alla terra, senza cadere nella mistica e restando nel pragmatismo, ed è curioso notare anche come due su tre terre di queste terre, siano simili per conformazione e origini del territorio.

Concludo che nel territorio sardo, altoatesino e friulano, vi sono già i germi dei villaggi liquidi, realtà che vanno sostenute e incrementate, e che queste regioni italiane, sono già attenzionate dai gangli malati dello Stato, perché oggi questi apparati non sono filo-repubblicani bensì filo-governativi; dunque non mostrano un alto profilo etico, ma una mimica di costume truccata dal moralismo prossimo venturo. Ovviamente questa resta solo una nostra opinione.

Termino con un augurio: “Abbiamo le comunità sane, abbiamo proto-villaggi liquidi, non resta che lavorare su noi stessi per ampliare la consapevolezza della nostra potenzialità”.

Di Aldo Barani

PS.

Dedico questo testo all’associazione “LIBARS”, una piccola fiamma che però, in questo tempo, risulta essere una luce per tutti quegli individui sani che hanno mostrato coraggio, che si sono messi in gioco, contro il mondo convenzionale e a volte anche contro gli affetti, per seguire un ideale di giustizia e di bellezza, che sta aiutando in maniera fattiva a riscoprire i valori identitari in una terra spesso ritenuta provinciale e che, in realtà, è un avamposto per contrastare, con la creazione di un’alternativa concreta, la riscoperta dell’identità di una terra ricca di tradizione e trascendenza.

Dal canto mio, sono onorato di fare parte di questa comunità che mi ha accolto e sorretto. Spero di ripagarla con altrettanta dignità e di accompagnarla per tutta la durata di questo armonioso sodalizio.

Auspico che il numero della nostra associazione cresca in qualità e prego affinché possiamo essere d’esempio per altri individui pregni di quei valori etici che contraddistinguono i “LIBARS”, al fine che sorgano altrettante comunità vogliose di modificare una realtà che ormai non è più a misura d’uomo.

Infine auguro a noi LIBARS di essere semplicemente sempre più LIBARS.

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Commenti (24)

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    1. Scalca 5 giugno 2025

      Il dogma aristotelico "zoon politikon" è, secondo me e altri, un errore storico di profonda portata di conseguenze negative.

      Di base, gli esseri umani sono animali biologicamente sociali, non politici.

      Questo viene da un'ancestrale commistione, un imbroglio, una confusione fra il riconoscimento collettivo del dominio (o potere eminente) e della politica.

      La politica nasce dalla necessitá della coesistenza e dello sviluppo sociale fra i tanti e i diversi (polis), non una impossibile coesistenza pacifica fra sette, clan, tribù e cerchi esoterici conclusi ognuno con la propria idea esclusiva di mondo.

      Per questo la politica o è essoterica o non è.

      La politica è l'arte (tekhnè) di stare assieme e bene fra tanti e diversi.

      La conseguenza più importante è che la funzione necessaria, cioè che risponde a necessitá oggettiva e non a idealismi suggestivi, della politica è il controllo e la limitazione del potere eminente di turno in qualsiasi tempo o luogo esso si concretizzi.

      Per il resto stendo una coltre pesante, visto il divieto di critica posto dalla redazione, un atteggiamento ottusamente ideologico, inaccettabile (e ve lo dice uno che fu di sinistra).

      Per farmi capire: la nascita e lo sviluppo di Roma fu un processo politico, altrimenti non potevano stare insieme tribù diverse ed è da queste fucine politiche che nascono gli imperi e forse muoiono.

      Queste sono le aporie umane apparenti che vanno studiate e capite.

      Ci vorrebbe più umiltá che suggestioni astrologiche e mitologiche che facilmente poi portano ad autoesaltazioni stupidine.

    1. sbregaverse 28 maggio 2025

      Ecco perchè amo l'epigramma.

    1. lysmata 27 maggio 2025

      mmm... L'hai scritta ma tu stesso non sai se l'hai scritta bene o male, di la verità... Ritenta, Sarai piú fortunato.

      Io chiudo qui. La conversazione inizia a scadere di qualità. Saluti a tutti!

    1. alessandroparenti 27 maggio 2025

      Si scrive Estiqaatsi. per questo ti censurano, Lysmata.

    1. alessandroparenti 27 maggio 2025

      "Non sono ammessi commenti che..." Alla faccia della libertà di opinione ed espressione. Tranquilla, redazione! Non mi esprimo. E del resto non avrei neanche il tempo di leggerlo, troppo lungo. Nè l'interesse: se si tira in ballo l'astrologia lascio subito perdere. Prendo atto però che è un articolo speciale. Che sia il primo di una futura serie privilegiata di articoli intoccabili?

    1. ric 27 maggio 2025

      sette piani di morbidezza !!

    1. ric 27 maggio 2025

      ma dato che il tizio ha fatto una panoramica superficiale che va bene per qualsiasi introduzione umanitaria... con tanta profusione di parole,

      non poteva dedicarne qualcuna ad una eventuale soluzione , oltre a quella tipica strausata di " uniamoci e parliamone "?

    1. Martin 27 maggio 2025

      Il tema? Quale? Se ne toccano diverse decine di temi fondamentali, a livello filosofico, storico e politico, e con una superficialità ed una presunzione impressionante. Non si sa veramente da dove iniziare.

    1. Fedeledellacroce 27 maggio 2025

      Finalmente qualcuno che oltre a citare grandi menti, ci espone le "sue" idee ed intuizioni. Forse non tutte condivisibili, peró farina del suo sacco.
      Essendo io un C tra i C, risuono parecchio con Aldo.
      Con meno fronzoli, meno riferimenti biblici-astrali, il succo é quello: La nuova societá nascerá da questi piccoli gruppi ribelli e consapevoli.
      Grazie CDC
      Poi i miserabili che devono sempre insultare e denigrare, fanno parte del gioco. Chiamiamoli A o B, o Martin

      :-))

    2. lysmata 27 maggio 2025

      Pensa che invece narrazioni bislacche come questa potrebbero servire semplicemente a metterti ulteriore fumo negli occhi.

      O, usando un'ennesima interpretazione, potrebbe trattarsi di un semplice delirio dell'autore, che persone "intelligenti" come te, per vía di un certo effetto alone ( se lo leggo su CDC allora deve essere vero), lo legittimano, contribuendo ad alimentare la follia dell'autore stesso.

      Tutte interpretazioni, come vedi. Tutte plausibili. E non mi addentro oltre, una persona con 4 neuroni messi in croce é sicuramente capace di leggere oltre questa semplice frase e farsi le sue dovute considerazioni.

      Adesso mi aspetto che Redazione elimini anche il tuo messaggio, dato che pure il tuo dileggia e offende.

    3. Martin 27 maggio 2025

      Fedele, scusa se insisto, ma se vuoi ti invio la collezione completa dei fumetti del Mondo dei Puffi e delle loro avventure, non è poco. Anche lì c'è tanta saggezza!

    4. maitresse 27 maggio 2025

      “Essendo io un C tra i C”

      Otto lettere?

    5. Fedeledellacroce 27 maggio 2025

      Sui puffi, posso istruirti.
      Sono blu, e sembrano dei funghetti.
      Ma tu queste cose non le capirai mai.

    6. Fedeledellacroce 27 maggio 2025

      No, 5
      Come piace alla maitresse......
      :-))

    7. Fedeledellacroce 27 maggio 2025

      Questo era il mio commento:
      Con meno fronzoli, meno riferimenti biblici-astrali, il succo é quello: La nuova societá nascerá da questi piccoli gruppi ribelli e consapevoli.

      Ora respira, dieci volte.

    8. ric 27 maggio 2025

      ma sai...siamo stufi di ulteriori avventi mistici alla pasionaria di Lourdes, un testimone di Geova avrebbe fatto la stessa filippica di cui sopra.

      fra i miserabili che commentano metti pure anche me...

    9. ric 27 maggio 2025

      nella nuova societa' di piccoli ribelli consapevoli e ben educati , avremo una divisa per distinguerci come i boy scout ?

    10. Fedeledellacroce 27 maggio 2025

      HAHAHA
      Mi hai riaddrizzato la giornata

    11. Fedeledellacroce 27 maggio 2025

      Si, anche io come te sono stufo degli avventi mistici alla lourdes, eppure, invece di ignorare tali articoli, mi ostino a commentarli.
      Miserabilmente
      Siamo tutti sulla stessa barca

    12. alessandroparenti 27 maggio 2025

      Dare del miserabile a Martin invece è concesso. dopo otto ore il tuo post è ancora qui.

    13. Fedeledellacroce 27 maggio 2025

      “Statuto Speciale”
      Che goduria

    14. Nonso 27 maggio 2025

      Martin è antipatico e non l'ha ancora capito, è ora che lo capisca.

    1. Martin 27 maggio 2025

      Comprendo la politica di apertura, ma articoli del genere fanno veramente male alla credibilità di chi li pubblica.

    2. alessandroparenti 27 maggio 2025

      E in più gode dello "Statuto Speciale". Cosa ancor più ridicola. La redazione doveva aver proprio la coda di paglia...

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