Il vero volto del suicidio Kessler

Il vero volto del suicidio Kessler

Di Roberto Dal Bosco e Elisabetta Frezza, renovatio21.com

Vi è tutta una tradizione di geremiadi sulle stragi perpetrate dai tedeschi in Italia, che va dal Sacco di Roma dei Lanzichenecchi (1527) agli eccidi compiuti dai soldati nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Una strage ulteriore è partita in queste ore, ma pare non ci sia nessuno a cercare di fermarla: anzi, consapevoli o no, i funzionari dell’esablishment, e di conseguenza il quivis de populo, sono impegnati ad alimentarla.

Esiste infatti un fenomeno sociologico preciso, conosciuto ormai da due secoli, chiamato «effetto Werther», che descrive l’aumento dei suicidi in seguito alla diffusione mediatica di un caso di suicidio, per imitazione o suggestione emotiva. Esso prende nome dal romanzo I dolori del giovane Werther di Goethe (1774), la cui pubblicazione fu seguita da una serie di suicidi imitativi tra i giovani europei, tanto da spingere alcune nazioni a vietarne la vendita.

Quella del suicidio come contagio non è un residuo dello scorso millennio. Vogliamo ricordare, specie all’Ordine dei Giornalisti e alle autorità preposte, che le direttive per il discorso pubblico sui suicidi sono molto precise: le cronache del suicidio vanno limitate, soppesate, controllate, perché è altissima la possibilità che i lettori ne traggano un’ulteriore motivazione per farla finita. Perfino nei motori di ricerca, alla minima query sulla materia, spuntano come funghi i numeri di telefono delle linee anti-suicidio.

«Le norme deontologiche indicano chiaramente le cautele con cui devono essere esposti questi casi per non provocare dei fenomeni di emulazione: ci sono dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che dimostrano in modo chiaro che parlare dei suicidi fa aumentare il numero delle persone che decidono di togliersi la vita» scrive l’Ordine, che sull’argomento organizza pure abbondanti corsi di aggiornamento.



Tutto questo pudore civile e spirituale è stato completamente inghiottito dalla propaganda sulle nuove frontiere dell’autodeterminazione, quella che vuole convincere tutti di essere padroni incontrastati della propria vita e della propria morte, e ci sta riuscendo alla grande. La morte assistita assume pure, in quest’era grottesca, le forme delle gambe delle Kessler – che, forse temendo un cortocircuito di senso, non si sono rivolte per la pratica all’Associazione Coscioni.

Il loro è stato un bel finestrone di Overton aperto sull’autosoppressione pianificata: basta guardare come ne parlano i giornali, le TV, gli ebeti al bar, per comprendere come esso serva a sdoganare definitivamente il suicidio come valore.

E per giunta una forma di suicidio nuova, con conseguenze sul racconto pubblico ancor più insidiose: par di capire infatti che si tratti di un suicidio per «vita completa», cioè il caso in cui l’aspirante morituro sente di aver esaurito, con più o meno soddisfazione, la sua esistenza. In Olanda, dove la fattispecie trova la naturale assistenza dello Stato eutanatico fondamentalista, la chiamano voltooid leven, e si adatta agli anziani (di solito tra i 70–75 anni) che non soffrono gravemente e spesso godono di una salute relativamente buona, ma che vogliono concludere la vita dettando loro le condizioni: i tempi, il contesto, la scenografia.

Le Kessler avevano deciso di morire. La piccola autostrage omozigotica era perfettamente programmata: la disdetta dell’abbonamento al quotidiano bavarese spedita per lettera con la data esatta del suicidio (la precisione tedesca!), i regalini inviati per arrivare a destinazione post mortem, la disposizione di essere cremate (ovvio) e di mettere in un’urna unica le proprie ceneri insieme a quelle della madre e del cane Yello. Particolare, quest’ultimo che, nel finestrone, apre un altro finestrino.

Le gemelle erano, come tante persone morbosamente legate a cani e gatti, nullipare: niente figli, per scelta emancipativa (tra le cronache che le immortalavano accompagnate a questo o quel divo, dicevano di aver visto il papà picchiare la mamma i fratelli morire in guerra: come in effetti non è mai accaduto a nessuno).

Morire così, facendosi trovare in una casa vuota, è qualcosa che ripugna al pensiero di chiunque abbia una famiglia. Perché, nella scansione naturale per cui si è figlie, ragazze, fidanzate, spose, madri, nonne, la casa si riempie di consanguinei e nemmeno solo di quelli. Nella famiglia (non fateci aggiungere l’aggettivo «tradizionale») non si può morire soli: la tua mano è stretta tra quelle di tante persone di generazioni diverse. Abbiamo in mente il caso di una nonna veneta, che, attorniata da una dozzina di figli, nipoti e pronipotini, mentre moriva pronunciò due semplici e inaspettate parole: «me spiaze», mi dispiace. Del resto, si accingeva a lasciare un intero universo che non solo non era vuoto, ma che materialmente, incontrovertibilmente, le voleva bene.

Ecco la condanna definitiva che proviene dal mondo creatosi con il dopoguerra e il boom economico: egotismo infinito e terminale che arriva ad impedire, oltre che la trascendenza, pure la discendenza. Persone narcotizzate e sterilizzate dalla TV, o per chi come loro stava dall’altra parte, catturate dal culto dell’immagine e del successo; soggetti che, programmaticamente rifiutando di procreare – e quindi di tramandare un pezzo della propria vita biologica, un pezzo di codice, un pezzo di cuore – coltivano una visione solipsista dell’esistenza suscettibile di sfociare nel nichilismo sociopatico. Si precludono così quella forma istintiva di empatia che, antivedendo il danno che un gesto estremo può provocare ad altri, tiene in conto la possibilità concreta che questo si traduca in pedagogia distorta.



Le Kessler in apparenza incarnavano il simbolo di un’era di gioia morigerata, di eleganza e di innocenza – mostravano al massimo le gambe chilometriche, mentre l’economia prosperava e il mondo costruiva una pace con il tetto di armi termonucleari – ma quell’era (che mai dobbiamo rimpiangere!) non ha fatto altro che preparare il terreno all’ambiente malato in cui ci tocca vivere nell’ora presente. Dove non c’è nulla al di fuori di me, non c’è l’al di là, ma neppure l’al di qua: no figli, no nipoti, no amici, no consorzio umano in generale. Perché, sì, l’utilitarismo edonista caricatosi nelle menti dei boomer così come nel sistema della medicina di Stato e dello Stato moderno tutto, è un orizzonte disumano e disumanizzante.

La vita svuotata di ogni dimensione che non sia il piacere, la vita che non contempla il dolore, non può non portare che al desiderio di morte quando la percezione del piacere sfuma, o quando appare il dolore, o anche quando, in assenza di dolore, c’è la paura che esso prima o poi si manifesti. La soglia che legittima la compilazione del modulo con la richiesta di morte si anticipa sempre di più, e lo Stato genocida è pronto ad assolverla sotto la maschera bugiarda della pietà anche per chi semplicemente desideri allestire il proprio teatrino funebre curando e controllando ogni dettaglio della scena, per chiudere il sipario definitivo sotto la propria esclusiva regia.

Lo scrittore francese Guy Debord, proprio negli anni in cui le Kessler allungavano i loro arti a favore di telecamere RAI, aveva pubblicato un piccolo saggio, invero un po’ sopravvalutato, intitolato La società dello spettacolo. Ebbene, ora che quella generazione è arrivata alla raccolta, potremmo aggiungerci una specificazione e parlare di società dello spettacolo della morte.

Come fosse il loro ultimo balletto, la morte procurata delle soubrette non è dipinta dai media alla stregua di un fatto tragico – anzi. Se neanche troppi anni fa di un suicidio si dava conto sulle pagine della cronaca (con relativa descrizione di particolari squallidi e disturbanti), oggi potrebbe finire tranquillamente nella rubrica degli spettacoli perché, in fondo, anche quello fa parte della carriera.

Quando una decina di anni fa, lanciandosi dalla finestra, si suicidò il regista Mario Monicelli, il cui successo fu coevo a quello delle Kessler, non fu del tutto possibile, per questioni organolettiche, esaltarne il gesto. Ora invece sì, perché non c’è la star spiaccicata sull’asfalto, non c’è nulla da pulire, il quadretto è asettico come nella brochure di un mobilificio.

Forse, inzuppati e inflacciditi dentro il brodo avvelenato della pubblicità progresso, non ci rendiamo più nemmeno conto di cosa alligni dietro la stomachevole apologia della carriera televisiva delle ballerine e del loro gesto orrendo, impacchettati entrambi nello stesso cartoccio mediatico che vuole profumare di teutonica, himmleriana, perfezione – quando in realtà puzza di cadavere e di impostura.



Non ci rendiamo conto di cosa significhi un messaggio patinato così violento nella sua apparente dolcezza per chi ne viene investito quando magari debba ancora capire, perché nessuno glielo ha trasmesso, il senso del vivere e il senso del morire, l’ineludibilità della sofferenza e la nobiltà che risiede nella forza di farsene carico.

Ci resta, ora, la conta impossibile di quanti ci faranno un pensiero a togliersi di mezzo dopo l’esempio delle gemelle suicide. Magari persone che un tempo le guardavano ballare in TV, che hanno lavorato e penato una vita intera, alle quali il suicidio di due soubrette VIP dovrebbe suonare come uno schiaffo in faccia e invece un sistema putrescente vuole far apparire come un addio di gran classe.

Chi può contrapponga subito a loro, nella mente, l’antidoto più naturale: il ricordo della propria nonna, che ha figliato, patito, lavorato per la discendenza con infinite ore-uomo, con un’eternità di pranzi della domenica e di racconti e di ricami, la nonna saggia e piena di affetto per chi veniva dopo di lei.

Perché dopo di lei qualcosa c’è: ci siamo noi, c’è la vita e c’è un mondo da ricostruire.

Di Roberto Dal Bosco e Elisabetta Frezza, renovatio21.com

19.11.2025

Fonte: https://www.renovatio21.com/il-vero-volto-del-suicidio-kessler/

Commenti (65)

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    1. TizianoS 23 novembre 2025

      Al mio paese, dove si parla uno strano dialetto, il nome delle Kessler veniva storpiato in Sghèrle. Poi il nome entrò nel linguaggio corrente e dire "L'é doi sghèrle" significava dire due ragazze stupidine.
      E alla fine trovo un po' stupida e vuota la fine delle due gemelle.

    2. ric 23 novembre 2025

      e' sempre difficile entrare nelle altrui menti e fare considerazioni come sentenze. Ovvio che in questi casi giudichiamo gli altri con il metro delle nostre esperienze. . i motivi di certi gesti hanno tutti una " motivazione sballata o non " a qualsiasi eta' avvengano.

    3. alessandroparenti 24 novembre 2025

      Molti non immaginano che magari non cercavano una grande fine, ma semplicemente volevano finirla.

    1. natascia 22 novembre 2025

      Tema pericolosissimo. Alla stregua dell’aborto, del cambio di sesso, della clonazione umana, della riproduzione forzata in vitro, dell’arbitrio e dell’ingerenza degli Stati su cure mediche da allevamento, sull’ingerenza in tutti i processi di decisione e di apprendimento umani che condizionano all’accettazione dell’entità statale come positiva per la società. Bisogna realizzare che gli Stati sono nemici dei popoli. Lo spazio mediatico dato a questo fatto personale prepara le masse a decisioni già pianificate volte alla loro decimazione.Le guerre prossime e future ne sono una ulteriore conferma. La mia unica speranza riguarda i pochi umani che sopravviveranno. Spero abbiano il tempo e la forza di riflettere su un mondo diverso. Siamo in uno stato di decadimento che prelude al crollo di questo schifo di civiltà occidentale.

    2. ric 22 novembre 2025

      il problema sta nel capire e accettare che in questa societa' umanoide la molla che tanto determina i comportamenti cui assistiamo e ne paghiamo le conseguenze e' la competizione. quella senza senso , senza benefici tangibile , quella dannosa , quella suggerita dal invidia , dal protagonismo e dal desiderio di supremazia. Credo che se appena l' eta' della ragione lo consente gli individui prendessero concreta conoscenza del fatto che la vita e' un alito che dura una frazione di secondo nella eternita' del universo , che dopo la nostra dipartita mai piu' avremo occasione di rivivere la nostra brevissima esistenza , forse e sottolineo il forse sapremo essere felici apprezzare questo mondo che ci ospita , diversamente da ora che ci scanniamo per avere il superfluo che non ci serve. Che mondo d merd....a

    1. Spartan 21 novembre 2025

      Le altre religioni, come si pongono nel confronto del suicidio ? Mi sembra, anche, che, Cristo, non affrontò mai ,direttamente, la questione.

    1. clausneghe 21 novembre 2025

      Spero che siano da esempio per altre due Tedescofile che dovrebbero togliersi di mezzo: La Kagna Kallas e la Von dei Lader..

    2. alessandroparenti 21 novembre 2025

      Non ci sperare. Magari

    3. ric 22 novembre 2025

      raccogliamo le firme per una loro soluzione finale...

    1. GioCo 21 novembre 2025

      Il suicidio se lo devi fare lo farai e nemmeno importa se lo pianifichi. Certo che determinati residuati bellici di tempi rappresentati da ciò che dovremmo Vedere come il fallimento che sono, non aiutano a capire ma sono pubblicizzati apposta nella misura in cui fanno confusione. In ogni caso, fosse pure una scelta è personale, va ignorata e messa nella spazzatura dell'Oblio dove è il suo posto: il Male sta allora nel pubblicizzarla oltre che farne un Vanto. "Io può e tu no" persino in una cosa miserabile come questa.
      Perché non si resce ad avere infinita pietà per ste cariatidi che hanno posto fine a una vita buttata nell'insipienza con insipienza ? Ci hanno dato la loro fama e si sono divertite e siamo per questo felici. Auguri per le vostre future rinascite, care gemelle e che vi siano almeno un poco meno grame di questa: con Affetto e sincero.

    2. alessandroparenti 24 novembre 2025

      Quanto livore per due persone che non conosci, che non ti han fatto niente, e di cui non conosci nemmeno le condizioni in cui stavano. Magari stavano male di salute, niente di più facile. Un po' di fantasia, o di immaginazione. E magari cambi opinione.

    1. nicolass 21 novembre 2025

      se fossero morte di vecchiaia non se le sarebbe inculate nessuno

    2. omega 21 novembre 2025

      In passato, invece, parecchi lo avrebbero fatto volentieri.
      Ma secondo me la motivazione del gesto non è stata questa.

    3. alessandroparenti 21 novembre 2025

      Tutti, credo.

    4. ric 25 novembre 2025

      mica tanto...Alla Vanoni mancano solo i funerali di stato e cripta nel Pantheon ....

    1. BrunoWald 21 novembre 2025

      In questo articolo, inqualificabile fin dall'incipit, non si capisce cosa cavolo ci azzecchino le stragi dei kattifi teteschi:

      "Vi è tutta una tradizione di geremiadi sulle stragi perpetrate dai tedeschi in Italia, che va dal Sacco di Roma dei Lanzichenecchi (1527)..."

      Se è per quello, gli altri potrebbero ricordarci i massacri perpetrati dai Romani in giro per il mondo conosciuto, e non si finirebbe più... Impariamo a smettere di piagnucolare e assumiamoci invece le nostre responsabilità: per colpa nostra, essendo deboli e disuniti, la penisola è stata per secoli un campo di battaglia per francesi, spagnoli, tedeschi ecc. Fine del discorso.

      "...agli eccidi compiuti dai soldati nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale."

      Anzitutto non erano "soldati nazisti", ma membri delle forze armate tedesche che si trovavano in Italia - di nuovo - per colpa nostra, costretti a difendere il loro fianco meridionale perché noi ci eravamo calati le brache, passando armi e bagagli al nemico.

      Abbiamo almeno la dignità di non fare le vittime, e mostriamoci capaci di un minimo di autocritica.

    2. oriundo2006 21 novembre 2025

      ''..per colpa nostra, essendo deboli e disuniti, la penisola è stata per secoli un campo di battaglia..''.
      Non mi pare.
      Per colpa e responsabilità del papato, incarnato nel vaticano, che si è opposto sempre all'autonomia spirituale e politica di questo povero, dannato, ma essenziale e meraviglioso Paese.
      Sin dal primo Regno d' Italia, quello dei Longobardi, distrutto il quale ad opera delle milizie franche chiamate dal papa di allora, venne il turno degli Svevi...e poi tutto il resto.
      Machiavelli lo fa capire chiaramente: volendo un Principe voleva un riunificatore laico contro le sempiterne mire papali.
      Il Risorgimento fu fatto anche e sopratutto contro le mire 'imperiali' del vaticano, che non si smuoveva dall' idea medievale dell' Imperium di tutta la cristianità basato sull' Italia come suo possesso speciale.
      Ed ora, non siamo ancora al punto di una sudditanza 'spirituale' verso il papato, nelle cose essenziali come il 'fine vita': avendoci cavato fuori dai c. il problema 'comunismo' ha l' ultima parola su questo ed altro.
      Insomma, è una rivisitazione in pieno di un Ancien Régime italico, con poteri stranieri che la fanno da padrone facendo perno sul potere millenario della chiesa, mentre gli italiani sono tornati indietro spiritualmente e moralmente ad una vergognosa sudditanza completa, scambiata con qualche licenza sodomitica, tanto che gente come Ruini ed altri intervengono su tutto ed il contrario di tutto.
      In altri Paesi non sarebbe possibile. Il fine vita riguarda solo ed esclusivamente la propria coscienza.
      E null'altro.

    3. ric 21 novembre 2025

      bravissimo! Ma sai che il italia le gesta degli antichi romani , come le scorribande in Africa dei secoli precedenti , vengono catalogate sul libro d' oro delle esportazioni di civilta' e democrazia sui selvaggi con tanto di stendardi e religiosi in prima fila ...Mentre i Carlo Magno e simili vanno nella lista dei barbari scesi dal Nord ...

    4. ric 21 novembre 2025

      non dimentichiamo che l' italia e' mai esistita . nasce politicamente per volere massonico e per ingordigia forzata e mal celata dai Savoia nel 1861.

    5. BrunoWald 22 novembre 2025

      Sai bene che nel giudizio sul ruolo nefasto del papato siamo d'accordo al 100%.

      Ma non si può nemmeno incolpare il lupo se le pecore si lasciano sbranare. L'hai detto tu stesso: in altri paesi sarebbe stato impossibile. Se li sono levati dai c0glj0ni, in un modo o nell'altro: possibile che decine di generazioni di italiani non ne siano state capaci, in diciassette secoli?

      Senza andare troppo indietro nel tempo, hanno estorto a Mussolini tutto quello che potevano estorcergli, ma qualche anno dopo, in tempo di guerra, passavano informazioni agli americani per fottere l'Italia. Avremmo dovuto appendere la curia al completo ai lampioni di Via della Conciliazione, invece siamo diventati democristiani...

      Bisognerà pur ammetterlo: come popolo lasciamo un pò a desiderare.

    6. ric 22 novembre 2025

      manca il legame di nazione che caratterizza altri popoli .Siamo uno stato costruito a tavolino per altrui interessi .
      come pretendere di definire italiano un qualsiasi Sinner o un Reynold Messner , una Eva Klotz , dopo che li abbiamo attaccati nel 1915 per ordine massonico ?

      Fratelli d' Italia.....

      ...https://www.centrostudifederici.org/goffredo-mameli-e-i-fratelli-di-loggia/

    7. omega 22 novembre 2025

      Secondo Dante il Tirolo era italiano, e non solo geograficamente.
      Altri lo hanno occupato.

    8. omega 22 novembre 2025

      Era l'unica possibilità che avevamo al momento per mantenere un poco di autonomia e di considerazione, dopo aver perso completamente la sovranità.
      Il fatto che dopo più di 80 anni siamo messi peggio di allora fa riflettere sulla nostra condizione di popolo.

    9. ric 22 novembre 2025

      Dante chi ? a sto punto possiamo dire senza smentita che la Gallia era Romana , che l' italia era francese dopo Napoleone , che la Libia , Etiopia , Somalia , Eritrea erano province italiane...
      Ma poi dante , il minuscolo e' gia' fin troppo onorevole , che cacchio ne sapeva di uno stato inventato nel 1861?

    1. afrances 21 novembre 2025

      "La morte assistita assume pure, in quest’era grottesca, le forme delle gambe delle Kessler – che, forse temendo un cortocircuito di senso, non si sono rivolte per la pratica all’Associazione Coscioni."
      Anche la mancanza di rispetto per i morti, suicidi e non, è una caratteristica dri nostri tempi, come questo articolo indecente dimostra in modo lampante.

    1. omega 21 novembre 2025

      Bellissimo articolo che esprime al meglio tutto quello che io penso della vicenda.
      Ho notato, al contrario, molta condivisione del gesto effettuato dalle ballerine, in nome del "diritto" a fare della propria vita quello che si vuole, senza alcuna percezione dello squallore morale ed esistenziale che esso sottende.

    2. BrunoWald 21 novembre 2025

      È ancor meno percepito lo squallore morale ed esistenziale sotteso dal fare della propria vita quello che vogliono gli altri.

    3. omega 21 novembre 2025

      Il sottinteso si riferisce al gesto e non al "diritto".

    1. Tashtego 21 novembre 2025

      "Non ci rendiamo conto di cosa significhi un messaggio patinato così violento nella sua apparente dolcezza"

      Eh, è così, il demonio sorride sempre... (mi vengono in mente le interviste tutte sorrisi e soavità della Murgia, che fra un sorriso e l'altro proponeva concetti destinate a dividere non solo le famiglie, ma l'uomo da sè stesso)
      Vediamo il risultato della scristianizzazione dell'Europa, così ben attuata come da famosi protocolli dei savi di sion. E' la mafia askenazi(s)ta a guidare le danze. Con le sue morbose nevrosi, le sue piaghe necrotiche ed infettive.
      Tutto sembra crollare senza rimedio.. eppure, come scrisse bene Bernanos, non si può essere al tempo stesso cristiani e disperati.

    2. ric 21 novembre 2025

      infatti la religione cristiana ha sempre fatto notare ai suoi adepti che nel regno dei cieli gli ultimi della terra saranno i primi nel cielo... che potente e micidiale arma di sottomissione !

      Ma poi nella semplicita' della debolezza umana trovo una profonda religiosità ( nulla che vedere con le religioni ) nella ricerca del suo angelo custode , al quale affida tutti i suoi timori dubbi e speranze, o forse quei valori che siamo incapaci di vederli su questa terra.

      la cantante Slovacca ..DARINA ROLINKOVA : "angelo mio"

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    1. gix 21 novembre 2025

      Dubito che l'emulazione sia una prerogativa dei casi di suicidio, mi pare più verosimile il fatto che l'emulazione sia alla base di quasi tutti i comportamenti umani. Nel caso del suicidio probabilmente intervengono alcuni fattori, come una certa dose di incoscienza (e anche di coraggio) che, in maniera alquanto misteriosa, finiscono per avere il sopravvento sull'istinto di conservazione, o sullo spirito di sopravvivenza, che dir si voglia. Ricordo un film di qualche anno fa, poco conosciuto, del 2006, "The bridge, il ponte dei suicidi", in cui una troupe aveva filmato i suicidi avvenuti dal Golden Gate di San Francisco nel corso dell'intero anno 2004. Il ponte era così diventato il palcoscenico di tutti coloro che pensavano di dare un tono "teatrale" alla propria recita finale definitiva, tale da dover essere vista o comunque lasciare un segno visibile anche per gli altri. Magari qualcuno di coloro che spingono per il suicidio come simbolo di progresso, potrebbe condividere l'idea che in fondo si tratta di un meccanismo autoregolatorio per la specie umana, in puro stile darwinista. Ma forse il vero mistero, almeno per me, è come possa uno che ha deciso di togliersi la vita, senza in realtà nemmeno essere malato, preoccuparsi di disdire l'abbonamento al giornale (le Kessler erano proprio di un'altra epoca...) o magari a netflix.

    1. sarah 21 novembre 2025

      Commento che rivolgerei all'autore, Dal Bosco, che leggo spesso e volentieri. No, questa volta no. Troppo giudizio, troppa semplificazione. Non esiste, non può esistere, solo un mondo duale dei "buoni", cattolici tradizionali e con tanti figli e un universo di dannati. Non gongoliamo ad immaginare le gemelle all'inferno: ciò che è da condannare è la cultura, folle, che tenta in ogni modo di normalizzare l'aberrazione. Proprio perché speriamo che quante più persone possibile rifiutino questo atteggiamento mortifero, non possiamo permetterci banali moralismi, tanto meno in nome di un cattolicesimo tradizionale che ha fatto del giudizio inappellabile troppo spesso un'arma mortale. E senza risultati apprezzabili in termini di "salvezza" morale. Così le persone scappano, ferite dallo stigma sociale che l'autore sentenzia con tanta sicumera. Anche perché è ben difficile dimostrare l'equazione che associa la famiglia tradizionale e numerosa esclusivamente ad un luogo d'amore e solidarietà reciproca. Purtroppo spesso si rivela anche luogo di emarginazione, incomprensione e talvolta odio. Anche quando si crede di rispettare i valori cattolici. Nelle varie "residenze" per anziani spesso si testimonia la solitudine anche di chi è stato volentieri dimenticato dai congiunti. La realtà è il mondo sono complessi, a ciascuno l'onere di usare il buonsenso. O si faranno solo gli interessi dei distruttori.

    2. omega 21 novembre 2025

      Rispetto e parzialmente condivido ampie parti del suo commento, ma mi trovo costretto a ricordarle che, nonostante le numerose sfumature da lei evidenziate, esiste una ferrea logica binaria, che si sostanzia nella scelta tra vita e morte, tra eros e thanatos.
      Perchè vivere implica amore e morire no, tranne che si tratti di un sacrificio eroico.
      Il fatto stesso di rinunciare alla procreazione, cioè alla gioa di dare la vita e di darsi un futuro, è sintomo evidente di morte spirituale.

    3. sarah 21 novembre 2025

      Ni. Per una donna la mancanza di figli non è sempre determinata da un rifiuto o dall'egoismo, può essere anche il corpo stesso a negarli. O un legame sentimentale critico, anche nello stesso matrimonio tradizionale. Questo può essere motivo di grande dolore, e se per caso la situazione viene affrontata con spirito di adattamento per non condannare la propria esistenza ad una continua espiazione, io credo che non sia nostro diritto storcere il naso. Chi ha dimostrato migliori qualità, ma anche solo più fortuna e grazia, non frema per l'impazienza di giudicare, sappia osservare. Certo non sarà questo il caso Kessler, ma conosco questo autore che apprezzo in molti suoi interventi. Ma non mi piace l'estremo riduzionismo. Lo stesso che, a volte involontariamente e in tempi non sospetti, porta dritto alla segregazione di chi non si comporta "come si deve", come fanno tutti...

    4. omega 21 novembre 2025

      Mi riferivo alla deliberata rinuncia, con le debite eccezioni (chi si fa suora, per esempio).

    5. sarah 22 novembre 2025

      Perché mai chi si fa suora dovrebbe essere un'eccezione legittima? Farsi suora è una scelta, prima di tutto coerente con le proprie convinzioni interiori. Non è neanche detto che c'entri immediatamente Dio, a volte si tratta solo del bisogno di trovare una propria collocazione in una struttura prima di tutto sociale. La storia è piena di esempi, anche celebri. E gli uomini che non desiderano sposarsi di solito diventano preti e frati? Ah, per l'uomo è diverso, già. Non sto criticando il suo pensiero che rispetto profondamente, ma rifletto sul fatto che qui si tratta di prendere coscienza di un attacco diretto all'essere umano che ha varie forme, compreso il recente massacro di innocenti (proprio donne e bambini) in medioriente. Affrontare questa sfida che è letteralmente epocale con categorie medioevali mi sembra una pessima scelta. Si è detto anche "chi è senza peccato scagli la prima pietra" e l'invito resta decisamente attuale.

    6. omega 22 novembre 2025

      Ho fatto un esempio forte per marcare la differenza tra una rinuncia fatta per una scelta di valore e quella delle due ballerine.
      Non si tratta tanto di scagliare o no pietre, bensì di manifestare l'estrema tristezza e delusione che tale gesto ha prodotto nel mio animo, commesso oltretutto da persone che dalla vita hanno avuto tanto.

    7. alessandroparenti 24 novembre 2025

      Di evidente c'è solo la tua presunzione di giudicare(male)chi non fa quello che tu pensi sia giusto fare. Altro che morte spirituale.

    8. omega 25 novembre 2025

      Coda di paglia?

    9. alessandroparenti 26 novembre 2025

      Le idee che esprimo e le mie opinioni non hanno mai a che fare con la mia situazione personale, egregio. Sia in fatto di economia, sia riguardo a come dev'essere la società. Evidentemente fatichi a capire per comprensibili ragioni che non tutti pensano sempre e comunque al proprio orticello.

    1. nicola 21 novembre 2025

      Non entro nel merito della scelta delle due gemellone. Mi fa piuttosto riflettere il fatto che ci sia un sacco di gente che considera il suicidio assistito un sinonimo di civiltà. E credo che questa perversione sia la conseguenza dell’aver introiettato in modo più o meno cosciente che la vita è solo un continuo adeguamento a norme, prescrizioni, protocolli, emergenze. Ecco dunque che lo Stato civile non è più quello che si prende o che dovrebbe prendersi cura di te, ma diventa quello che ti dà l’opportunità di toglierti di mezzo in modo indolore.

    2. BrunoWald 21 novembre 2025

      In un mondo che celebra la debolezza e la vigliaccheria, non si ha più nemmeno il buon gusto e l'integrità di "fare da sé", sparandosi o buttandosi da una terrazza: tra i "servizi" richiesti a papà stato si esige persino il suicidio assistito.

    3. alessandroparenti 24 novembre 2025

      Nè si ha il buon gusto di non criticarlo, chi fa da sè.

    1. mago 21 novembre 2025

      Un mondo strano dove tanta povera gente muore non per sua scelta e ci si preoccupa di scrivere articoli perché due persone hanno scelto di uscire di scena in modo decoroso,che si facciano qualche giro in qualche RSA ogni tanto.

    2. oriundo2006 21 novembre 2025

      Il sistema-spettacolo aveva dato tanto a loro. Probabilmente le aveva viziate, rese aduse a scandire la propria vita col successo presso il pubblico. Alle volte tutto diviene insopportabile. Cercare una via spirituale di comprensione e di saggezza è l' unica scelta, a mio modo di vedere...e tocca dimenticare la falsa identità che ci hanno appiccicato adosso. Impossibile forse, se l'interazione con la propria gemella è stata costruita proprio su questo. R.I.P.

    3. ric 22 novembre 2025

      bravissimo. ed inoltre aggiungo la stonata critica verso le due sorelle che va al di fuori dalla loro vita artistica . diciamo che ai tempi del "dadaumpa" vie erano trasmissioni televisive di intrattenimento tipo campanile sera di mike Bongiorno , il musichiere il musichiere di Mario Riva , lascia o raddoppia ecc...tempi degli anni 50/ 60 nel immediato dopo guerra .trasmissioni banali direi . Ma in quanto a banalita' e cattivo gusto abbiamo fatto grandi progressi , peggiorando di anno in anno su tutte le reti televisive...Isola dei famosi , sto Gerry Scotti pur simpatico volendo , ma te lo vedi per 10 ore al giorno in tutte le .salse..
      per non parlare dei due soliti bonolis e il balbettante delaurentis , icone della stupidaggine materializzata . Ora assistiamo a studi "di radio"in televisione almeno 10 giornalmente dove chi ci parla deve aver sempre un microfono stile Marconi e dell cuffie in testa ...Non voglio infierire su cosa meriterebbero quei personaggi che imparruccati come nel medio-evo si vestono da donne con rossetto fin sulle orecchie , ma non dimentichiamo quelle trasmissioni tipiche per deficienti dove un qualsiasi protagonista canoro o non si potrebbe benissimo esibire da dietro le quinte , poiche' si vedono soltanto facce da rimbambiti che premono pulsanti a vanvera..poi se vuoi sapere cosa ha detto in televisione il politico di turno , lo leggi il giorno dopo sul giornale , ma in televisione di fanno la cronistoria di cosa di cosa scrivono i giornali...

    4. mago 22 novembre 2025

      Vedo che soffri come me..guardo i programmi di cucina,ne tocca poi imparo qualcosa ,ma vedo che tanti manco farebbero i lavapiatti talmente fanno paciugate ,ps con le nuove normative mi hanno tolto la voglia di andare su Porn Hub e similari..

    5. ric 22 novembre 2025

      • ho visto di tutto... un piatto come secondo servito dentro un barattolo di vetro, tagliare l' insalata con le forbici , ristoranti che si definiscono super stellati , che hanno abolito la tovaglia sostituendola con un cartoncino pubblicitario...poi l' " impiattatore" parola coniata da me ma presto diventera' una professione tanto ambita per i giovani ne cuoco ne cameriere ,, che con le mani sistemano nel piatto il cibo con tanto di coreografie carnevalesche.... ma vogliamo ridere o inorridire , passiamo al " Barbieri " che va negli hotel 5 stelle , e mette il dito nel cesso per poi telefonare alla direzione per dire che c'e' umidita' inconcepibile...
      • ma poi non dimentichiamoci del Borghese che da decenni gira ristoranti , sovente senza tovaglia ma con tovaglioli di carta ormai e' una moda , pur restando il "coperto " come voce sul conto finale che sovente supera i 50 euro pro capite per un piatto condiviso condiviso in 4 , del contorno neanche una parolina....poi infine hai mai visto
      • descrivere una bottiglia di vino ?

      • Saro' un po' ruspante , ma trovavo piu' sincero RUBIO,,,
    6. mago 22 novembre 2025

      Sì ma ti posso garantire che ho pranzato da Canna ed è stata una delle migliori esperienze culinarie degli ultimi anni..

    7. ric 22 novembre 2025

      non lo metto in dubbio .

    8. alessandroparenti 24 novembre 2025

      Dunque a questo punto siamo arrivati? Interessante. Io non ho la Tv in casa da 17 anni e mi consoli dicendomi che non mi son perso niente.

    1. Gio 21 novembre 2025

      Assoluta indifferenza per questi due wurstel, credo che in tanti come me se ne siano ricordati solo perchè si sono tolte di mezzo.

    2. emilyever 21 novembre 2025

      Umana compassione per la loro storia, e non mi permetterei mai di giudicare perchè abbiano o non abbiano avuto figli; campanello d'allarme invece se l'obiettivo è la situazione in Canada, in cui ad una ragazza in sedia a rotelle che cercava una casa con un ascensore, viene invece proposto il suicidio assistito.
      L'unica domanda che mi è sorta dalla lettura dell'articolo è sull'effetto emulazione: ok, si è deciso di non parlare dei suicidi, specie fra i giovani (me l'aveva già detto un poliziotto anni fa) , ma per i femminicidi invece? ci potrebbe essere lo stesso pericolo? penso per esempio agli sgozzamenti quotidiani

    3. ric 21 novembre 2025

      prossimamente il suicidio ( assistito o forzato..) verra' suggerito ai disoccupati....

    4. Brule 21 novembre 2025

      Però quelli dovrebbero disincentivare, anzi forse si dovrebbe fare più cronaca sulle conseguenze, anni di detenzione, risarcimenti etc. Se questi babbei invece di dare in escandescenza quando vengono lasciati (si aprono praterie sconfinate di fatti propri da coltivare) pensassero agli anni di gattabuia cui vanno incontro...

    5. Brule 21 novembre 2025

      Assolutamente molto probabile. Ma ero sicuro che il mondo progressista, dopo aver afflitto l'intero creato per tentare di salvare i centenari orobici dal Covid (con le loro ineffabili pratiche salutistiche a base di lavori di muratura, deprivazione di sonno, zero verdure a tavola e piscine olimpioniche di grappa distillata in garage dai nipoti) si sarebbe votato all'esaltazione dell'eutanasia.
      A una prima vista può sembrare incoerente, la solita co******ta della sinistra (che conosco ahimè bene avendola frequentata in gioventù), ma la logica è ferrea, gnosticismo massone infiltrato nei ranghi di chi pensa di salvare i contratti collettivi nazionali del lavoro.
      Questi vogliono proprio la riduzione degli umani, in qualunque modo. Per loro è.... degrado.

    6. mago 21 novembre 2025

      E se sono sindacalizzati ?

    7. mago 21 novembre 2025

      Vedo per interesse con mia moglie il programma lady killer e coppie che uccidono,Americanate purtroppo vere che denotano una stupidità colossale di gente che uccide per 5000 euro e sai sono tutte femmine le assassine,siamo tutti sullo stesso piano.

    8. omega 21 novembre 2025

      A proposito dei femminicidi il pericolo c'è eccome, anche se, al contrario di codesti suicidi, essi vengono scoraggiati.

    9. omega 21 novembre 2025

      Chi per scelta non vuole figli io lo giudico eccome e lo condanno pure.
      Edonismo e nichilismo allo stato puro.

    10. alessandroparenti 21 novembre 2025

      Io ho sempre preferito condannare chi dice boiate. Ma non si può, non ci sono abbastanza galere.

    11. omega 22 novembre 2025

      Nessun arresto,per carità.
      Ma non abdico alla mia libertà di esprimere valutazioni.

    12. alessandroparenti 24 novembre 2025

      Condanni chi non fa figli perchè consideri l'uomo una specie in estinzione? A me pare piuttosto una specie infestante.

    13. omega 25 novembre 2025

      Se la cosa è deliberata ed egoista si.
      Se poi si ha una visione puramente negativa dell'essere umano, manca anche l'amore per se stesso e per i propri simili.
      E il nichilismo domina.

    14. alessandroparenti 26 novembre 2025

      Se nichilismo vuol dire prendere atto che l'uomo è la specie più invasiva e deleteria della storia del pianeta, allora sono nichilista.

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