Il vero incubo di Washington: l’America Latina unita e indipendente

Un libro svela il tallone d'achille degli Usa. Intervista all'autore Alessandro Fanetti.

Il vero incubo di Washington: l'America Latina unita e indipendente

Nella storia dell’umanità quest’area del mondo è sempre stata decisiva. Basti pensare alle civiltà che ivi abitavano già prima dell’arrivo di Colombo (fra le altre, Olmechi, Aztechi, Inca, Maya), le quali ci hanno lasciato saperi, tradizioni e conoscenze all’avanguardia.

E poi dal XV secolo come terreno di conquista e colonizzazione per varie potenze europee (Spagna e Portogallo su tutte) che ne hanno ampiamente sfruttato le risorse per accrescere il proprio dominio sul mondo allora conosciuto.

Per arrivare infine al 1823 con la Dottrina Monroe, riassumibile con la frase “l’America agli USA”, la quale ha garantito il dominio di Washington sul Continente. Dominio sviluppatosi certamente a scapito delle Potenze europee ma, soprattutto, a detrimento delle aspirazioni dei popoli che abitavano quelle terre.

Popoli che comunque non si sono mai arresi al controllo esterno, promuovendo forme di lotta e proposte innovative di unità e indipendenza presenti ancora oggi.

Incontriamo Alessandro Fanetti, studioso di geopolitica e relazioni internazionali, già autore del libro Russia: alla ricerca della Potenza perduta (2021) e che adesso ci porta dall'altra parte del globo con America latina & Caraibi: «Alba e cuore» del nuovo mondo multipolare. Lotte, indipendenza e unità dell'area decisiva della geopolitica globale (Eiffel Edizioni, 2024).

  • A proposito dell’oggi, che ruolo ha questa regione nelle dinamiche geopolitiche globali?

Ancora una volta, questa regione è e sarà decisiva. Infatti, nell’attuale scontro titanico fra unipolarismo e multipolarismo (in pratica fra chi aspira a mantenere intatto l’ordine internazionale sorto dopo la fine della Guerra Fredda e chi invece ne promuove uno con vari poli di potere “paritari”), l’America Latina e Caraibi hanno la “capacità strategica” di far vincere l’uno o l’altro.

Nel dettaglio, possiamo notare come l’unipolarismo a guida USA (con la NATO e le sue “propaggini” come l’AUKUS nella regione del Pacifico) mantiene la sua forza in primis grazie alla capacità di proiezione globale che Washington ha. Capacità derivatagli in primo luogo da due fattori:

  • Avere un “cortile di casa” sostanzialmente incapace di rappresentare una seria minaccia militare per gli Stati Uniti.
  • Sebbene in declino, mantenimento di una certa presa politico – economica su vari Paesi della regione a sud del Rìo Bravo.

Al contrario, il multipolarismo fatica a dispiegare tutto il suo potenziale in quanto le principali potenze che lo propugnano (Russia e Cina in primis, ma anche Iran, Turchia, India ed altre ancora) “coabitano” lo stesso Continente e non sempre hanno interessi comuni. Con Washington che ovviamente cerca di insinuarsi nelle incomprensioni e dissidi altrui per dividere il “campo multipolare”.

In quest’ottica, dunque, non è un caso che Mosca e Pechino, ma anche Teheran, si impegnino alacremente per “entrare” in America Latina e Caraibi. Impegno in primo luogo per sostenere le forme di lotta e le iniziative unitarie e sovrane dell’area in funzione anti – dominio statunitense, obbligando poi gli USA a distrarre risorse e impegno nel suo “cortile di casa” invece che globalmente.

  • Quali sono le forme di lotta e le iniziative unitarie e sovrane alle quali ti riferisci?

Fin dall’arrivo degli spagnoli nel XV secolo, sono esistite forme di resistenza che hanno avuto più o meno successo.

Forme di resistenza che hanno avuto poi nel Libertador Simòn Bolìvar la “guida suprema”. Per arrivare a un periodo più vicino a noi, basti ricordare il ‘900 con la pressione comunista sviluppatasi praticamente in tutto il continente e che ha avuto nell’italiano Antonio Gramsci il Maestro e in Cuba il faro indiscusso. Pressione comunista affiancata dall’esperienza cristiana della Teologia della Liberazione. Per arrivare poi al Terzo Millennio con il “dispiegamento delle ali” del Socialismo del XXI secolo e delle esperienze unitarie anti – imperialiste come ALBA – TCP e CELAC.

  • Cosa stanno facendo Russia e Cina nell’area?

Fedeli alla linea tenuta già nel corso del ‘900, Mosca e Beijing continuano e rafforzano il proprio sostegno ai Paesi a loro più “ideologicamente” affini, in primis Cuba, Nicaragua e Venezuela. Paesi definiti da Washington “asse del male”. In particolar modo, la Russia sostiene e sviluppa cooperazioni maggiormente in ambito militare, mentre la Cina più in ambito economico. Quest’ultima ha una penetrazione molto forte anche in economie e Paesi dell’area non direttamente vicini ideologicamente ma ai quali fanno gola gli investimenti del gigante asiatico.

In sostanza, dunque, una penetrazione a 360° che Washington giudica ostile e che obbliga quest’ultima a dover impegnare sempre maggiori risorse nel Continente americano.

  • In tutto questo, qual è il ruolo dell’Unione Europea e dell’Italia?

L’Unione Europea è un nano geopolitico che sostanzialmente non ha peso nelle dinamiche geopolitiche del continente americano. Così come l’Italia, che pure potrebbe giocare un ruolo significativo, in primis di “ponte di dialogo” fra Paesi (basti pensare alla presenza “italiana” in Argentina o alla capacità di Roma di non riconoscere l’autoproclamatosi Guaidò come Presidente del Venezuela nel 2019, nonostante le pressioni di Washington).

L’Europa, e in particolar modo alcuni dei Paesi che ne fanno parte (come l’Italia), godono di una certa simpatia nel mondo e dunque anche in America Latina e Caraibi. Simpatia, coadiuvata da capacità economiche e culturali non indifferenti, che potrebbero davvero far divenire il Vecchio Continente un faro della promozione del dialogo e del benessere nel mondo. Purtroppo, però, tutto ciò è bloccato da lacci e lacciuoli sovranazionali, nonché da modelli imposti da élite che tutto hanno a cuore tranne che la giustizia sociale e la pacificazione globale.

  • Un’ultima considerazione: il libro ha la postfazione di Rodrigo Rivas, intellettuale cileno che ha vissuto in prima persona molte delle cose che tratti nel libro.

Esattamente, Rodrigo è in primo luogo un amico ma anche un grandissimo intellettuale che conosce la sua terra come pochi altri al mondo e che ha vissuto in prima persona una parte decisiva del ‘900 latinoamericano e caraibico. In particolar modo la questione cilena, vivendo e promuovendo le speranze e le aspirazioni suscitate da Allende prima del colpo di stato di Pinochet del 1973. Colpo di stato magistralmente architettato e voluto da Washington per sedare una delle esperienze di unità e indipendenza più “pericolose” del continente.

La sua postfazione mi riempie di gioia, così come credo che diano un “quid” decisivo al libro la prefazione di Andrea Turi, Presidente del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo CeSEM, e le due interviste all’analista geopolitico argentino Sebastiàn Schulz e alla Prof.ssa messicana Margarita Aurora Vargas Canales.

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Alessandro Fanetti. Studioso di geopolitica e relazioni internazionali, autore del libro Russia: alla ricerca della Potenza perduta (Edizioni Eiffel, 2021); America latina & Caraibi: «Alba e cuore» del nuovo mondo multipolare. Lotte, indipendenza e unità dell'area decisiva della geopolitica globale (Eiffel Edizioni, 2024).

Il vero incubo di Washington: l'America Latina unita e indipendente

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17.07.2024

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Commenti (19)

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Mostra commenti 19 caricati
    1. omega 19 luglio 2024

      Lentamente qualcosa in America latina sta cambiando, in effetti.
      C'è piena consapevolezza, ad esempio, del fatto che i gringos spadroneggino alquanto.
      Il bolivarismo però è ancora più di facciata che sostanziale, nonostante il fatto che rappresenti l'unica posizione politica plausibile per quel continente.
      Finché le elite di quei Paesi terranno i loro tesoroni negli Usa, le cose non potranno velocemente mutare.

    1. LuxIgnis 18 luglio 2024

      Coloro che criticano tanto il multipolarismo e i paesi da esso rappresentanti si rilevano per quello che sono. Poveri idioti nelle mani dei poteri correnti, nella migliore delle ipotesi. Falsi alternativi che in realtà sono totalmente a favore dei poteri occidentali.
      Non è questione di politica, è questione di mentalità. Non servono le efferatezze provocate dai poteri occidentali, sono sempre giustificati con la presunta inettitudine dei paesi altri in questo caso degli americani latini. Poi però le loro risorse servono eccome e contribuiscono a mandare avanti il nostro mondo.
      È come tirare costantemente mer* addosso a qualcuno per poi con orgoglio dire che puzza.
      Spero si vada avanti col progetto multi polare. Perché l'occidente deve sparire dalle carte geografiche. Il mondo che rimane ringrazierà e poi vedremo chi sono gli inetti.

    2. absitiniuriaverbis 18 luglio 2024

      Almeno è un'alternativa.
      Poi potremmo sempre ricorrere all'italico 'Arlecchino servo di due padroni'.

    3. sbregaverse 18 luglio 2024

      Meglio due che uno ¿?
      Già si soffre per uno tanto vale aggiungere il secondo.

    4. LuxIgnis 18 luglio 2024

      Sto leggendo un libro sulle tradizioni orali degli Hopi, e per quanto incredibile è interessante la storia antica che si sono tramandati.
      In poche parole questo tipo di conflitto, per semplificare, occidente e resto del mondo è già avvenuto, con due terre Atlantide e Lemuria (qui si danno i nomi occidentali per una somiglianza geografica, gli Hopi li chiamano in altro modo) che si potrebbe far corrispondere al blocco atlantico e il resto del mondo.
      Anche allora gli atlantidei furono aggressivi e cercarono di soggiogare Lemuria. Ma non finì bene, entrambi i continenti furono distrutti. Atlantide completamente compresi i suoi abitanti. Di Lemuria qualcosa è rimasto e molti dei suoi abitanti migrarono poi nelle Americhe.
      La storia si ripete?

    5. BrunoWald 19 luglio 2024

      I falsi alternativi sono quelli pienamente identificati con l'agenda nichilista del sistema. E i poveri idioti credono che esistano buoni e cattivi in un mondo governato da mafie criminali.

      Tu chiacchieri da Roma. Io in Sudamerica ci vivo, e osservo i comportamenti quotidiani. L'imperialismo è una realtà concreta, che ha causato tragedie immani, ma la corruzione spicciola, la cattiveria, la mancanza di principi, di scrupoli, di rispetto, di empatia, di responsabilità che osservo tutti i giorni non li ordina l'ambasciata americana, come vorrebbe un terzomondismo d'accatto: sono fenomeni spontanei, che si auto-riproducono per le ragioni indicate da Pecchioli in altro articolo.

      Disgraziatamente, gli Hopi non esistono più, o sono realtà residuali che sopravvivono ai margini del mostro capitalistico. Gli altri, che ne sono ormai parte integrante, sono marci come noi.

      Poi smettila di mentire, che nessuno disprezza gli altri popoli né li considera inetti: cinesi e indiani, per esempio, son fin troppo capaci, infatti hanno alle spalle civiltà millenarie. Si tratta semmai di capire che la natura umana è la stessa ovunque, cambiano solo le circostanze.

    6. absitiniuriaverbis 19 luglio 2024

      Sono dell'idea che I libri non servono per sapere ma per pensare.
      E pensare significa sottrarsi all'adesione acritica per aprirsi alla domanda, significa interrogare le cose al di là del loro significato abituale reso stabile dalla pigrizia dell'abitudine.
      Il risultato è un sacco di dubbi su quello che mi hanno raccontato.

      Se lo ritrovo, ti allego un link ad un articolo in merito di qualche anno fa: un buon sommario che va comunque preso con le pinze...

    7. absitiniuriaverbis 19 luglio 2024

      Eccolo,
      https://www.restorica.it/antica/leggende-della-storia-atlantide-lemuria-e-gli-altri-continenti-scomparsi/

      A proposito di indiani: quando lavoravo presso la HP a San José (California) attraversavo il vicino confine con il Messico per accompagnare una ragazza 'mezzo sangue' Indiana a trovare la nonna.
      La nonna era la' strega' del villaggio e parlava sufficientemente spagnolo. La ragazza mi aveva stregato anche lei, ma questa è un' altra storia!
      Ricordo questo suo proverbio, a proposito della tua domanda inerente la storia: Non inciampi su una montagna, ma inciampi su una pietra.
      Oggi siamo in un pietraio ed abbiamo così difficoltà a mantenerci in equilibrio perché abbiamo perso di vista la montagna.

    8. LuxIgnis 19 luglio 2024

      Coda di paglia?
      Parli del Sud America ma vai in qualunque periferia di una città europea, e vedi il risultato. Almeno loro hanno la scusa di essere stati colonizzati, resi schiavi, influenzati con propagande violente, hanno avuto golpi di stato di destra col patrocinio USA, genocidi vari. Insomma non se la son passata bene grazie agli occidentali. Che siano ridotti così lo capisco. In fondo se prendo una persona e gli tolgo tutto compreso la dignità e l'identità il risultato sarà al 90% quello.

      Tu forse no, ma c'è gente che disprezza gli altri popoli in giro in questo forum. Ma bisognerebbe chiarire cos'è il disprezzo, perché spesso lo si nasconde in frasi che sembrano innocue.

      È una questione di mentalità non di politica. L'ho detto. Finché si ha una certa mentalità, a parole si può dire quello che si vuole, ma poi sempre lì si va. Se a parole si è contro un sistema ma poi si ha lo stesso paradigma dominante allora si è con il sistema.

      Le circostanze influenzano enormemente la personalità umana. Ma la natura sempre quella è. Finché si è in tempo se le circostanze cambiano affiora anche la vera natura. Ma dalle circostanze bisogna spesso difendersi e difendere la natura e questo porta a cose molto sgradevoli.

    1. Martin 18 luglio 2024

      Sono qui che rido, e continuo a ridere, quando leggo certi articoli e mi dispiace per chi non mi sopporta, ma avendo tempo libero, non mi trattengo.
      L'unico processo di integrazione latinoamericana degno di nota e' il MercoSur, e per farla molto corta dopo 40 anni di discorsi, roboanti dichiarazioni, cerimonie e organismi vari, i 4 Paesi non hanno ancora nemmeno una tariffa doganale comune. Formalmente ce l'hanno, ma ha piu' buchi di un colabrodo o di una forma di groviera. Sara' anche questo colpa degli USA?
      E già, perchè è sempre colpa degli USA, e chi si azzarda a contestare tale assioma, dev'essere un pericoloso reazionario.Eppure, alcuni fatti dovrebbero far riflettere.

      Premetto che anche io da ragazzino andavo ai concerti degli Inti Illimani e sfoggiavo con orgoglio il maglioncino di alpaca peruviana; per non parlare dell'antipatia che avevo per ogni divisa militare, e che ancora oggi sopravvive in una istintiva diffidenza.

      Poi sono cresciuto, mi sono documentato e ho dovuto sbattere il grugno su alcuni fatti. Per esempio, solo 7 anni dopo il cruento golpe del 1973, nel 1980 Pinochet sottopose a referendum la nuova costituzione cilena da lui proposta. I risultati, con una quota altissima di votanti, furono il 66% di si alla nuova costituzione ed il 30% di no.
      Nel 1988, Pinochet fece un nuovo referendum sulla sua permanenza al potere per altri 8 anni, e lo perse con il 44% di si e il 55% di no. Ed infatti, correttamente nel 1989 furono convocate elezioni multipartitiche.
      In sostanza, Pinochet nel 1980 aveva oltre il 60% di sostegno e nel 1988, quando perse, il 44% di sostegno. Non basta? E sarebbe colpa degli USA?

      I militari argentini il golpe lo fecero in punta di piedi - proprio per via dello sdegno per la violenza del golpe di Pinochet -nel 1976, dopo essersi consultati ed aver avuto l'ok di tutte le maggiori forze politiche, sindacati peronisti in prima linea.
      Come mai? Semplicissimo per chi ha voglia di considerare I FATTI: era dal 1969 che il Paese subiva continui attentati e stragi da parte di due eserciti terroristi, i marxisti dell' ERP e i Montoneros, con migliaia di vittime. L'elenco degli attentati e delle stragi, scaricabile da internet in inglese e in spagnolo, rende i nostri anni di piombo uno scherzo.
      Dopo anni di scontri armati e sparizioni (su circa 15.000 terroristi i militari ne uccisero circa 9-10.000), nonche' di crisi economica, i militari con Galtieri ebbero la brillante idea di fare una azione dimostrativa e piantare la bandiera argentina sulle Falklands o Malvinas, da sempre popolate da discendenti britannici. La cosa doveva finire li', con un negoziato con la GB.

      Senonche' - come nessuno vi racconterà qui in Europa - quando Galtieri annunciò pubblicamente un azione che militarmente era solo simbolica e dimostrativa, si trovo' la Plaza de Mayo e tutta l'Argentina in festa, invocante "Malvinas, Malvinas". Eh si, circa 9-10.000 persone erano state uccise o erano "sparite", ma il polo argentino era in festa!!!!!

      A quel punto i militari, che avevano sempre sofferto gravemente la mancanza di consenso popolare (che invece Pinochet aveva eccome), decisero di trasformare una azione simbolica e dimostrativa in una guerra vera e propria: ossia sotto la spinta dell'unanime entusiasmo del popolo argentino, festante in piazza come se avesse vinto un altra volta la Coppa del Mondo!

      Che i militari argentini non avessero alcuna intenzione di una guerra quando fecero quell'azione simbolica, e' inoppugnabilmente dimostrato dai tempi dell'azione dimostrativa stessa.
      Se avessero atteso solo un mese e mezzo o due mesi in più, infatti, le note condizioni metereologiche del'Oceano Atlantico nell'inverno australe non avrebbero MAI consentito l'invio da parte della GB delle navi da guerra. La GB sarebbe stata costretta a far passare diversi mesi prima di inviare le navi.
      Anche un grottesco sfacelo di tali dimensioni sarebbe stato colpa degli USA?

    2. omega 19 luglio 2024

      Non è vero che le Malvinas sono sempre state abitate dagli Angli.

    1. Arthur 18 luglio 2024

      Sul ruolo che l'America Latina, unita(?), dovrebbe avere nel futuro mondo multipolare non mi pronuncio...

      Per quanto riguarda il cosiddetto multipolarismo, ripeto che è roba preparata.
      Da un po' di tempo il mio sesto senso mi dice che a dirigere la transizione sarà l'Anglia e che l'obiettivo sia trascinare nel fango le due superpotenze che dopo il 1945 hanno costituito i due punti bipolari del mondo: gli USA e la Russia, le quali negli ultimi 100 anni sono state quello che sono soltanto perché l'Anglia così ha voluto (1917 in Russia e cooptazione degli USA nella Prima Guerra Mondiale).
      E nel fango saranno gettati anche i vari soggetti usati negli ultimi 200 anni.
      Poi l'Anglia, insieme alla vecchia Europa, riprenderà le redini.
      L'Europa gli serve, poiché un Re senza vassalli non può regnare e soprattutto perché l'Anglia senza l'Europa resterebbe isolata e sola dinanzi al resto del mondo (e la solitudine fa paura, è ancestrale).
      Naturalmente saranno cooptate le potenze asiatiche: Cina, India, Giappone, Corea, ma soprattutto l'India, da pompare per sgonfiare la Cina, operazione che richiederà 20-30 anni.
      E poi?
      Come andrà a finire?
      Non lo so.
      Suppongo che fino alla fine del secolo gli equilibri non saranno toccati.

    1. Martin 18 luglio 2024

      Ma quale unita' latinoamericana... basta osservare il MercoSur, dopo oltre 40 anni di chiacchiere, cerimonie e dichiarazioni, Argentina, Brasile Uruguay e Paraguay non hanno nemmeno una tariffa doganale comune.

    1. pieros 17 luglio 2024

      https://www.opiniojuris.it/opinio/il-pakistan-al-centro-della-sfida-multipolare/

      È lo stesso autore o un omonimo?

    1. danone 17 luglio 2024

      Fanetti ti devi mettere d'accordo con Mackinder.
      Chiaritevi un attimino fra di voi e poi ci tornate a dire quale sarebbe l'area del mondo veramente decisiva.
      Anche perchè ormai ne abbiamo le balle piene con ste teorie geo-politiche.
      Girano troppe opinioni libere diverse su questa questione, ovvero se sia l'hearthland asiatico l'area decisiva da controllare, o il sud america, per altri (i veri complottisti), è l'antartide, per altri ancora è la vecchia europa con l'Italia naturale portaerei nel centro strategico del mediterraneo.
      Pensa che c'è perfino qualcuno che teorizza che l'area geo-politica più strategica ed importante da controllare, per gestire il mondo intero, sia il mio tinello di casa.
      Il problema è che io vivo in un bilocale e non ho mai avuto il tinello.
      Ma allora le sorti del mondo da chi sono decise? e soprattutto da dove?
      Mah! forse non lo sapremo mai, misteri della geo-politica moderna.
      Ma una cosa è certa.
      Prima dell'invenzione dei tinelli la lettura delle dinamiche del mondo era molto più semplice e limpida, mica come oggi, epoca di grande confusione, proprio perchè ognuno allinea una sua personale visione del e sul mondo, perchè parte dal proprio tinello di casa, ma che dico parte, magari partisse, perchè rimane dentro al suo tinello di casa.
      Ma lo volete capire o no che il piano dei tinelli fu inventato proprio per nascondere il vero piano su cui risiede il vero potere e dal quale governa le vere logiche geo-tinelliche mondiali?!

      Consiglio al Fanetti la lettura di due saggi di geo-tinellica davvero fondamentali, uno è..
      "Pinocchio e la crescita asimmetrica e unipolare del suo naso"
      l'altro è..
      "Alice nel paese multipolare delle meraviglie".
      Entrambi scritti da un autore che a dire geniale è dir poco, questi saggi permettono al lettore di capire con grande facilità che dietro alle favole ed ai suoi stravaganti personaggi di fantasia, anche se molto diverse tra loro, si nasconde la stessa moral suasion di fondo.

    2. Martin 18 luglio 2024

      Mackinder, quello che ha dichiarato - per primo, e' importante - che chi controlla Europa e Asia, ossia l'Eurasia, molto probabilmente controlla il mondo.
      Che genio, vero? Chi l'avrebbe mai detto!

    3. sbregaverse 18 luglio 2024

      E c'è sempre Alinocchio che controvoglia fa il finocchio.

    1. Taccarezza 17 luglio 2024

      Un mega-puttanajo massonizzato/protestantizzato nella piena disponibilità strategico-militare dei ‘’gringhi’’. L’unico (potenziale) problema strategico per coloro è rappresentato dagli immigrati di origine messicana di prima e seconda generazione, restii a lasciarsi assimilare al canone culturale yankee.

    2. BrunoWald 17 luglio 2024

      "Un mega-puttanajo massonizzato/protestantizzato nella piena disponibilità strategico-militare dei ‘’gringhi’’."

      Direi che, per quanto impietosa e sommaria, la tua sintesi descrive assai bene la situazione dell'America Latina.

      Purtroppo.

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