IL VERO COMPROMESSO STORICO NON ERA CON LA DC MA CON LA NATO

IL VERO COMPROMESSO STORICO NON ERA CON LA DC MA CON LA NATO
Enrico Berlinguer sulla copertina di Time Magazine, all'interno l'intervista realizzata il 30 giugno 1975

Di Comidad

Al regista ed all’interprete del film “Berlinguer, la grande ambizione”, Nanni Moretti ha rivolto la seguente battuta: “Secondo me se Andrea Segre ed Elio Germano avessero avuto vent’anni nel 1973, avrebbero odiato il compromesso storico”. Ma, prima di amare o odiare il compromesso storico, sarebbe stato utile capire di cosa si trattava, poiché a tutt’oggi non è affatto chiaro.

La linea del cosiddetto compromesso storico fu tracciata da Enrico Berlinguer nel 1973 in tre articoli consecutivi e complementari sulla rivista “Rinascita”; articoli che partivano da un’analisi della vicenda del golpe in Cile. Nel primo articolo Berlinguer affermava: “Anzitutto, gli eventi cileni estendono la consapevolezza, contro ogni illusione, che i caratteri dell’imperialismo, e di quello nord-americano in particolare, restano la sopraffazione e la jugulazione economica e politica, lo spirito di aggressione e di conquista, la tendenza a opprimere i popoli e a privarli della loro indipendenza, libertà e unità ogni qualvolta le circostanze concrete e i rapporti di forza lo consentano.” Dall’analisi di Berlinguer risulta quindi che l’ostacolo principale da superare per ogni politica socialista è la sopraffazione imperialista, in particolare quella statunitense, che si esercita sia con l’aggressione diretta, sia facendo da sponda all’eversione interna.

Nel secondo articolo Berlinguer prospettava la soluzione al problema di come contrastare l’ingerenza imperialista: “Ecco perché noi parliamo non di una «alternativa di sinistra» ma di una «alternativa democratica» e cioè della prospettiva politica di una collaborazione e di una intesa delle forze popolari di ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico.”

Insomma, secondo il Berlinguer del 1973, per non soccombere all’aggressione imperialista il movimento progressista avrebbe dovuto allargare il più possibile la sua base sociale e politica; ciò, in un paese come l’Italia, comportava un’intesa anche con le masse cattoliche; ovvero, in termini più espliciti, con il partito della Democrazia Cristiana. Ma se avete capito che il cosiddetto compromesso storico consisteva in un antimperialismo iper-prudente e basato su una politica di gradualità e di alleanze, preparatevi ad una delusione.

Non erano passati neppure tre anni dalle sue riflessioni sulla tragedia cilena e Berlinguer, in un’intervista sul “Corriere della sera” del giugno 1976, affermava: “Io penso che, non appartenendo l’Italia al Patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento. Ma questo non vuol dire che nel blocco occidentale non esistano problemi: tanto è vero che noi ci vediamo costretti a rivendicare all’interno del Patto Atlantico, patto che pur non mettiamo in discussione, il di­ritto dell’Italia di decidere in modo autonomo del proprio destino”. Il concetto veniva poi ribadito: “Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico «anche» per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi per limitare la nostra autonomia.”

Ricapitolando, in tre anni Berlinguer era passato dal concetto di aggressione imperialista USA a quello molto più blando di “seri tentativi di limitare la nostra autonomia”; comunque Berlinguer si sentiva “più sicuro stando di qua”, perciò egli proponeva di restare nella NATO non soltanto per evitare una destabilizzazione dei processi di distensione, ma perché riscontrava addirittura una garanzia nell’appartenenza dell’Italia alla NATO, tanto da avere più possibilità di costruire il socialismo. Insomma, nel 1976 è sparito l’imperialismo USA; inoltre il braccio USA in Europa, la NATO, pur non essendo immune da critiche, comunque svolgerebbe una funzione di sicurezza per i suoi membri. Ma, visto che nella visione di Berlinguer non c’era più l’aggressione imperialista USA, allora cadeva anche la motivazione da lui addotta nel 1973 per giustificare la politica del compromesso storico del PCI con le “masse cattoliche”, cioè con la DC.

A ben vedere, è stato lo stesso Berlinguer ad uccidere la propria creatura, il compromesso storico con i cattolici, se non nella culla, già mentre questa muoveva i primi passi. Il compromesso storico infatti non era più con la DC ma con la NATO (come si dice: ubi maior minor cessat); dall’accordo col servo, la DC, si passava direttamente alla ricerca di un accordo col padrone, cioè la NATO. Il nemico del 1973 (l’imperialismo americano, quello che aveva ucciso Allende) nel 1976 era diventato un amico, anzi non era più neppure imperialismo ma sicurezza. Quanto ad Allende poi: ma chi lo conosce?

Ma, a questo punto, c’è un’altra domanda: è stato Berlinguer a santificare la NATO, oppure è la NATO ad aver santificato Berlinguer ed oggi a imporcelo come icona del politicamente corretto? La domanda non è astratta o arbitraria; anzi, è strano che certi dettagli stridenti non siano stati sottolineati a suo tempo. Dal rinunciare all’obbiettivo di uscire dalla NATO perché i rapporti di forza interni e internazionali non lo consentono al voler restare nella NATO per la libertà che questa offrirebbe, non c’è una sfumatura, c’è invece un abisso dal punto di vista politico e strategico; che è poi anche l’abisso che intercorre tra il parlare con un minimo di serietà o prenderti per il culo. Ma è ancora più importante notare l’approccio soggettivistico con cui Berlinguer saltava quell’abisso. Nel proporre l’accordo con la DC, Berlinguer aveva rispettato i rituali, ed anche le ipocrisie, del centralismo democratico; invece tre anni dopo, nel caso dell’accettazione della NATO, Berlinguer aggirava le procedure interne e metteva il partito davanti al fatto compiuto con un’intervista al quotidiano mainstream.

Risultava anche inedito per il suo ruolo di segretario di partito fare certe dichiarazioni così impegnative usando il verbo coniugato in prima persona: “Io penso che, non appartenendo l’Italia al Patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento” … “Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico” ... “Mi sento più sicuro stando di qua”. Si vede che la NATO, entità divina, infonde il carisma ai suoi apostoli con la discesa dello Spirito Santo.

Di Comidad (*)

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Di seguito pubblichiamo l'intervista al Segretario generale del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer di Time magazine, rivista dell'establishment americano con sede a New York City. E' datata 30 giugno 1975. "Abbiamo dato un contributo notevole alla lotta di libera­zione nazionale, a fianco degli Usa e della coalizione di forze anti­fasciste", così Berlinguer presenta il PCI. Ed esclude non solo la partecipazione al governo nazionale, ma soprattutto rimarca, sia dall'opposizione, sia in caso di salita al governo, la non opposizione del PCI all'appartenenza dell'Italia alla CEE e alla NATO.

Berlinguer: “Non abbiamo fretta”

Intervista a Time Magazine, 30 giugno 1975

È un buon compagno, ma non proprio una buona compagnia…”, disse una volta un dirigente comunista del Segretario del partito Enrico Berlinguer. Riservato e silenzioso, Berlinguer parla in un modo pacato e asciutto eppure ancora capace di diffondere un certo magnetismo. È un’anomalia in tutti i sensi. Sebbene guidi il più grande partito proletario d’Occidente, le sue fragili mani sono state raramente rovinate da un attrezzo più ruvido del timone di una barca a vela. Discendente di una famiglia aristocratica sarda di proprietari terrieri, è sposato con una cattolica praticante, ma è egli stesso un ateo.

I comunisti non hanno problemi nel giustificare l’apparente contraddizione tra il passato di Berlinguer e i suoi ideali. In parte anche perché è una tradizione italiana il fatto che la vita di un uomo sia solo affar suo; in gran parte questo riflette l’ammirazione dei membri del partito per un maestro teorico che li ha portati verso successi imparagonabili. La scorsa settimana Berlinguer ha discusso la sua “filosofia” con i corrispondenti del TIME William Rademaekers and Jordan Bonfante.

  • Qual è secondo lei il significato delle elezioni?
Anzitutto, i risultati delle elezioni sono stati significativi per la larga e vigorosa volontà di cambiamento espressa nello sposta­mento a sinistra, e in modo particolare quello verso il Pci. Voglio dire cambiamento della politica dell’attuale governo nazionale e, in larga parte, di quelli locali. Crediamo che gli elettori hanno potuto confrontare le amministrazioni nelle zone dove i comunisti sono una forza di governo con quelle zone che sono state amministrate dai democristiani, con l’esclusione dei comunisti. È generalmente riconosciuto, in Italia e all’estero, che i co­munisti hanno amministrato meglio rispetto agli altri. Le loro amministrazioni sono migliori in termini di pulizia e di onestà. Nessun episodio di scandalo o di corruzione è mai stato loro im­putato. Inoltre le amministrazioni di sinistra sono state migliori in termini di efficienza e di capacità di realizzazioni concrete. Soprattutto esse sono migliori perché sanno mantenere il contatto con i cittadini sollecitandoli a partecipare al processo democra­tico, a cominciare dagli organismi di base. La prima conseguenza del voto del 15 giugno è dunque la possibilità di estendere questo modo di governare. Nelle regioni, province e comuni dove il Pci e le sinistre hanno la maggioranza, proponiamo la collaborazione con le altre forze democratiche. E anche dove le sinistre non hanno la maggioranza, intendiamo fare. lo stesso. Per forze democratiche intendo quelle forze antifasciste che hanno partecipato alla elaborazione della Costituzione italiana..
All’interno di queste forze è possibile trovare convergenze per la soluzione di problemi concreti, anche se queste convergenze non dovranno necessariamente dare luogo a maggioranze governative.
  • Quali saranno i riflessi delle elezioni in campo nazionale?
Il significato principale è la sconfitta dell’anticomunismo. Con ciò non intendiamo le persone che hanno opinioni diverse dai comunisti, ciò che è del tutto legittimo. Ciò che condanniamo è l’anticomunismo come esclusione preconcetta del Pci dalla di­rezione della cosa pubblica a livello nazionale e locale, col prete­sto che il Partito comunista italiano non è democratico… Il tentativo di creare un clima da crociata anticomunista durante queste elezioni – un clima simile a quello del periodo della guerra fredda – è stato sconfitto. Noi vogliamo creare un rapporto positivo fra tutte le forze politiche democratiche che hanno radici nel popolo. La creazione di questa atmosfera è la sostanza del compromesso storico.
  • Il processo sarà graduale?
Il processo è necessariamente graduale. Non si possono ri­solvere i problemi del paese tutto d’un colpo. Noi non crediamo di essere alla vigilia di una nostra entrata nel governo nazionale. È impossibile fare previsioni. Noi non abbiamo fretta, come ab­biamo già detto, e i risultati delle recenti elezioni non hanno cam­biato questo nostro punto di vista. Pensiamo, però, che c’è grande urgenza di risolvere proble­mi acuti, come i problemi sociali ed economici, e di risanare lo Stato. È assurdo, illusorio e irresponsabile pensare che questi pro­blemi si possano risolvere senza il contributo del partito comu­nista. Come forza elettorale, siamo quasi allo stesso livello del partito democristiano.
  • Quali sono le prospettive politiche immediate per i comunisti?
Nella fase immediata credo si dovrebbe puntare a stabilire rapporti costruttivi in questo parlamento. Noi non proponiamo ele­zioni politiche anticipate. Chiediamo a tutti i partiti democratici di rispettare la tendenza indicata dal voto. Se i partiti terranno conto di questa tendenza, non ci sarà bisogno di elezioni politiche.
  • Qual è l’originalità dei comunisti italiani?
Esiste un orientamento secondo cui il movimento comuni­sta internazionale viene visto come un’unica entità omogenea. In­vece, esso presenta un panorama vario e all’interno di questo pano­rama c’è il Partito comunista italiano, con le sue tradizioni storiche e i suoi tratti originali. Il primo tratto caratteristico del nostro partito è che ha sempre fatto proprie le migliori tradizioni demo­cratiche e patriottiche del paese, risalendo fino al Risorgimento. Abbiamo anche dato un contributo notevole alla lotta di libera­zione nazionale, a fianco degli Usa e della coalizione di forze anti­fasciste. Il nostro partito ha lottato per garantire tutte le libertà fondamentali – la libertà di associazione, di parola, ecc. – nel quadro di un sistema sociale ed economico più avanzato, secondo la Costituzione del 1948 che consideriamo una delle più avanzate in Europa occidentale dal punto di vista democratico. E il partito comunista ha svolto un ruolo decisivo nell’elaborazione unitaria di questa Costituzione. Non abbiamo mai creduto, neanche nel 1945, che un solo partito – o una sola classe – potesse risol­vere i problemi del nostro paese. Il Partito comunista italiano è un partito di massa, non di quadri, come lo sono alcuni altri partiti comunisti. Noi abbiamo quasi 1.700.000 iscritti. Più della metà sono operai dell’industria o lavoratori agricoli, ma abbiamo anche iscritti che sono impiegati, artigiani, intellettuali, medici, insegnanti, donne che lavorano e casalinghe: insomma il popolo lavoratore nel senso più largo. Dal punto di vista numerico, siamo il più forte partito comunista del mondo occidentale, e anche il carattere di massa del nostro partito è una garanzia contro il settarismo.
  • Il Partito comunista italiano è autonomo?
Intendiamo mantenere la nostra autonomia all’interno del movimento operaio internazionale. Consideriamo che il periodo dei partiti-guida nel movimento comunista sia definitivamente finito. C’è stato un periodo in cui un centro organizzato del movi­mento dei partiti comunisti dava direttive comuni e obbligatorie. Quel periodo è definitivamente passato. Noi abbiamo rapporti corretti ed amichevoli con quasi tutti i partiti comunisti del mon­do. Riteniamo che questi rapporti devono basarsi sull’autonomia assoluta in due sensi. Primo, quello ovvio che ogni partito decida in propria politica per il proprio paese in modo autonomo; e secondo, nel senso di sentirci liberi di giudicare gli avvenimenti in­ternazionali, compresi quelli nei paesi socialisti, secondo ciò che valutiamo essere positivo o negativo. Non abbiamo la presunzione di dettare le nostre i idee ad altri, ma cerchiamo di rendere evidente al nostro popolo – ed anche all’estero – le forme speci­fiche che la costruzione di una società socialista dovrà prendere in Italia: siamo convinti cioè che tale forma sarà inevitabilmente diversa dalle forme in cui quella costruzione si è sviluppata in altri paesi. Non abbiamo rapporti amichevoli solo con i partiti comuni­sti cinese ed albanese, ma non per nostra scelta. Per un lungo periodo di tempo – per esempio, durante il Comintern – si è riconosciuta una speciale funzione di egemonia al Partito comuni­sta sovietico. Noi stessi abbiamo riconosciuto allora questa fun­zione, ma ora il sole è definitivamente tramontato su quel periodo.
  • Cosa avverrebbe se il Partito comunista italiano dovesse en­trare a far parte del governo nazionale?
Anzitutto, sul terreno della politica interna, ci sarebbe l’av­vio di importanti riforme sociali, quali quelle della casa, della scuo­la, della sanità, dell’urbanistica. Poi, spingeremmo per un gran­de progresso della produzione agricola e di quella industriale, por­tando avanti un processo di modernizzazione tecnologica. C’è ur­gente e pressante bisogno di una riconversione e di un ammoder­namento dell’apparato produttivo italiano, sia per soddisfare la domanda interna, sia per far fronte alla concorrenza internazio­nale. In secondo luogo, e questo è di vitale importanza, promuo­veremmo un risanamento morale della vita politica, sociale e giudi­ziaria dell’Italia. Questo è stato uno dei principali temi della nostra campagna elettorale: porre fine alla corruzione e alle disfunzioni sia all’interno dell’amministrazione pubblica, sia all’interno dei partiti. Queste cose sono molto sentite dal popolo. Ad esempio, la macchina fiscale in Italia è una delle più caotiche, ingiuste e inefficienti del mondo occidentale. Vogliamo porre fine alla com­mistione fra i centri pubblici e privati del potere economico, e fra questi gruppi e i partiti. Lavoreremmo anche per porre fine al vasto sistema di clientelismo, che è fonte di tanto spreco. Esiste un nesso fra la criminalità comune e il disordine politico, e fino a che non elimineremo la corruzione – specialmente in alto – non possiamo aspettarci grossi cambiamenti al livello della criminalità di strada.
  • Quale è la vostra posizione sulla Nato?
Sul terreno dei rapporti internazionali, noi non proponiamo che l’Italia ritiri la sua adesione dalle organizzazioni internazio­nali alle quali appartiene, né lo proporremmo se facessimo parte del governo. Parlo in particolare della Cee e della Nato. Questa non è una posizione tattica. Siamo arrivati a questa conclusione sulla base di un’attenta analisi della situazione internazionale e degli interessi dell’Italia. Attualmente è in atto un processo di distensione nel mondo. Gli Usa e l’Unione Sovietica sono i mag­giori architetti della distensione, ma anche altri paesi vi partecipano. Il ritiro unilaterale dell’Italia dalla Nato turberebbe l’intero processo di distensione, il quale si basa anche sull’equilibrio stra­tegico fra le forze della Nato e quelle del Patto di Varsavia. In­trodurre un elemento di squilibrio in tale processo sarebbe contro gli interessi della pace, contro i nostri stessi interessi e quelli di altri paesi.
  • Sui rapporti con gli Stati Uniti?
Se mi permettete, vorrei parlare di certi errori di giudizio degli americani. In passato, alcuni politici degli Usa sono stati incapaci di riconoscere che i partiti comunisti dei singoli paesi erano indipendenti. C’è stata la tendenza a credere che tutti i partiti erano parte integrante di un monolito comunista. È stato il caso del Vietnam. I dirigenti americani non hanno compreso a tempo di trovarsi di fronte a una grande forza nazionale. Questi errori di giudizio sono stati pagati a caro prezzo, soprattutto dai popoli interessati, ma anche dagli americani… Per quanto riguarda il Partito comunista italiano, noi chiediamo solo che l’America non si ingerisca negli affari interni italiani.
  • Si tratta di un pericolo o di un fatto?
Patti di questo genere sono stati rivelati anche dalla stampa statunitense. Non solo il popolo americano, ma anche i dirigenti americani dovrebbero capire che qualsiasi tipo di ingerenza è con­trario ai loro stessi interessi più profondi.
  • Il pericolo di ingerenza viene solo dall’America?
No. Questi pericoli di ingerenza negli affari interni’ italiani possono anche venire da altri paesi, ma noi siamo abbastanza tranquilli al riguardo. Siamo convinti che lo spirito di indipendenza del popolo è forte, e che esso non porta alcun danno agli interessi di altri paesi né è in contrasto con lo sviluppo di nostri rapporti amichevoli con tutti i popoli.
  • Cosa pensa di una sua eventuale visita negli Usa?

Sarei molto contento di visitare l’America. Per me, è un mondo da scoprire. Sarei molto contento di avere l’occasione di spiegare a personalità politiche americane che cos’è in realtà la nostra politica, dato che essa viene spesso presentata in modo distorto.

  • È secondo lei possibile un fronte popolare (comunisti-socia­listi) in Italia?

Non è questo l’obiettivo per cui lavoriamo. Invece di un fron­te popolare, siamo, sì, per rapporti più stretti di collaborazione con i socialisti, ma non nel senso di costituire un’alleanza che si contrapponga agli altri partiti popolari, perché ciò ci metterebbe in contrasto con le forze popolari cattoliche che stanno sia all’in­terno del partito democristiano che al di fuori di esso.

  • Se i comunisti dovessero andare al governo, lei vi parteci­perebbe?

Non ho nessun desiderio personale di partecipare al governo. Dal mio punto di vista, ho già abbastanza da fare.

  • Con la grande unità del’ compromesso storico, come potreb­be funzionare la democrazia parlamentare senza un’ effettiva oppo­sizione?

Ci sarebbe l’opposizione di destra. Attualmente ci sono i fascisti. Però, le forze di destra che si opporrebbero alle riforme sociali non sono solo i fascisti. Il problema sarebbe di avere un governo la cui base di consenso fosse sufficientemente larga per far fronte a quella opposizione in modo democratico (**).

NOTE

(*) = http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=1243 - 14.11.2024

(**) = https://www.enricoberlinguer.it/enrico/scritti/berlinguer-non-abbiamo-fretta/

Commenti (42)

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    1. ndr60 18 novembre 2024

      Alla fine, il compromesso l' hanno fatto e l' hanno chiamato PD. Comunque anche negli anni precedenti ci sono state abbondanti prove tecniche di cooptazione, corruzione e genuflessione alla NATO, per non farci mancare nulla.
      Ricordo ancora con disgusto la "politica di distensione della NATO" in Serbia, alla quale il governo D'Alema diede un buon contributo, si presume democratico e di sinistra. :)

    2. ric 22 novembre 2024

      sinistra e comunismo sono due cose letteralmente diverse....

    1. Primadellesabbie 18 novembre 2024

      Ricordo di Salvador Allende:

      https://www.grandeoriente.it/il-grande-oriente-ricorda-salvador-allende-il-fratello-presidente-passato-alloriente-eterno-l11-settembre-1973/

    2. Primadellesabbie 18 novembre 2024

      Un libro su Salvador Allende:

      https://www.grandeoriente.it/allende-massone/

    3. A.P. 18 novembre 2024

      urca! non è che giocava a tennis con pio laghi e gelli....... Allende era un marxista punto e basta, la storia dice questo.

    1. Martin 18 novembre 2024

      Tutto il discorso del compromesso storico nasce da una gigantesca balla della sinistra, ossia che Allende sia stato semplicemente un socialdemocratico di sinistra che aspirava ad un capitalismo con un volto più umano, appunto stile socialdemocrazie del centro-nord Europa.

      E' una balla gigantesca, o una favola, ancora oggi propagandata dalla sinistra europea. Allende era un marxista leninista che stava instaurando un regime dittatoriale che si rifiutava di dare seguito a decine di sentenze della magistratura, e che arrivo' a permettere e a coprire l'esproprio e la collettivizzazione di circa 3500 piccole e medie imprese rurali. Espropri di migliaia fattorie, allevamenti, vigneti, segherie, etc decisi dai vari collettivi marxisti locali, ossia marxismo leninismo allo stato puro.

      Quache settimana prima del golpe, il Parlamento cileno votò a maggioranza una risoluzione in cui chiedeva alle Forze Armate cilene di vigilare e intervenire. In sostanza, il Cile grazie ad Allende stava andando dritto verso la rovina economica e la guerra civile.
      Non lo si può esentare da ogni responsabiità inventando la favoletta del buon socialdemocratico.

      Quanto a Berlinguer, è grazie al compromesso storico che in Italia non siamo arrivati allo scontro interno ed alla guerra civile nella seconda metà degli anni 70. C'e' poco da dire, l'abbiamo scampata - per chi afferra cos'e' una guerra civile.

    2. A.P. 18 novembre 2024

      Pur essendo annoiato dal tuo protervo ed ideologico anticomunismo ti rispondo. Ebbene, Salvador Allende fu stato eletto dal popolo cileno e per inteso, il pcc non era un suo alleato strategico. Allende voleva certamente costruire un Cile socialista e le sue azioni di governo erano dirette in tale senso. Egli fallì perché la nazionalizzazione delle miniere di rame non poteva essere permesso dallo stato profondo usa e kissinger decise che Allende doveva essere rovesciato e incaricò il traditore della patria e fellone Pinochet ad eseguire il crimine. Quindi ti chiedo: credi tu che la barbarie con cui Pinochet eliminò tutta la parte di Unidad Popular e i comunisti cileni sia giustificabile solo perché il pololo cileno aveva scelto la via socialista? Tu giustifichi i crimini di Pinochet?
      Leggiti l'ottimo saggio di Tourin sulla genesi del fallimento di Allende e poi ne riparliamo. Per quanto mi riguarda, credo che il fallimento di Allende fu il fallimento di un esperimento socialista che comunque diede i suoi frutti: tutto ciò di socialista che oggi è esistente un sudamerica, poco in verità, è frutto di quella drammatica esperienza.

    3. Martin 18 novembre 2024

      Non è questione di giustificare i crimini di Pinochet, ma solo di inquadrare la realtà storica come è e non come a uno piace. Ovvio che gli USA non erano felici di trovarsi con un altro Paese marxista e collegato con Cuba in America Latina, ed altrettanto ovvio che hanno collaborato, ma il golpe è stato deciso ed effettuato dalle Forze Armate Cilene, non dagli USA, e con ampio supporto di ampia parte della popolazione, supporto registrato dal successivo referendum sulla nuova Costituzione del 1980, con altissima partecipazione al voto e 67% a favore. Quando perse il referendum del 1988, Pinochet aveva cmq ottenuto oltre il 40%.
      Come mai tutto quel consenso? Ovvio che la narrativa della sinistra non funziona.

    4. ric 22 novembre 2024

      assolutamente no ! Allende volle la nazionalizzazione delle miniere di rame , che erano sempre state preda degli yankees , e delle multinazionali con sede in svizzera. la vera causa delle difficolta' e del Cile furono causate dalla DC mondialista con al vertice Mariano Rumor , che sotto banco finanziarono completamenti gli scioperi dei camionisti in un territorio lungo 7 mila km....tutto per aizzare il popolo contro in governo di Allende. Ovvio con la collaborazione degli yankees a immettere sul mercato le riserve strategiche di rame a prezzo stracciato tanto per rendere invendibile il rame Cileno ....
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      Le misure messe in campo dall’amministrazione Allende stavano minacciando non solo gli interessi ideologici (era stato introdotto il divorzio e legalizzato l’aborto), ma anche sul versante economico gli Stati Uniti si sentirono messi sotto scacco (aumento dei salari, allargamento delle tutele sociali, una più equa distribuzione delle terre, nazionalizzazione della produzione del rame, togliendo il monopolio alle aziende statunitensi, e sospensione del pagamento del debito estero). Attraverso un embargo gli Usa cominciarono ad esercitare una crescente pressione sul paese latino-americano. Ma, oltre al boicottaggio dell’economia cilena, l’amministrazione Nixon finanziò direttamente i gruppi ostili al governo socialista. Dopo le azioni di influenza e spionaggio, gli Stati Uniti passarono direttamente all’organizzazione del golpe: la mattina dell’11 settembre, vennero bombardate le sedi radio e tv di Santiago del Cile, poi le forze armate capeggiate dal generale Pinochet iniziarono “l’Operazione silenzio”. Carri armati e aerei presero d’assalto il Palacio de la Moneda, sede del governo cileno, al cui interno erano riuniti il Presidente Allende e un gruppo di militanti a lui legati. Quando i militari dichiararono di aver preso il controllo del palazzo, Allende fu ritrovato morto al suo interno.
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      Allende sta a Mossadeq come pinochet sta a Reza Pahlavi ,

    5. ric 22 novembre 2024

      agli usa importa un fico secco dei comunisti nel mondo . a loro interessano solo le risorse dei loro paesi a bacco costo....

    6. Martin 22 novembre 2024

      Dovresti leggere altre fonti storiche. Allende fu un marxista leninista dei peggiori ed il Cile fu rapidamente ridotto alla rovina economica ed al bordo della guerra civile. Gli USA come ovvio erano ostili, ma il golpe fu al 95% opera delle Forze Armate cilene. Il successivo ampio supporto popolare a Pinochet dovrebbe chiarire molti aspetti. Intervengo in materia perche' non sopporto la falsità della versione della sinistra su Allende, ma non lo faccio con piacere, perche' inevitabilmente salta fuori chi mi accusa di essere filo Pinochet.
      Mutatis mutandis la questione e' simile per l'altra notoria dittatura militare, quella argentina, peggiore sotto tutti i punti di vista. Se non ci fossero stati due eserciti terroristi di almeno 15.000 persone, l'ERP marxista e i Montoneros, con centinaia di morti per attentati, bombe e scontri a fuoco dal 1969, stai sicuro che non ci sarebbe stata neanche la dittatura di Videla and company.

    1. BrunoWald 18 novembre 2024

      "Abbiamo anche dato un contributo notevole alla lotta di libera­zione nazionale, a fianco degli Usa e della coalizione di forze anti­fasciste."

      Per chi sa leggere tra le righe - ma neanche tanto - si tratta praticamente di una confessione.

      Chiamare "lotta di liberazione" il fiancheggiamento di un esercito invasore che finì per impadronirsi dell'Italia, significa essere funzionali alla mitologia politica che legittima l'asservimento dell'Italia all'imperialismo americano, le cui caratteristiche lo stesso Berlinguer descriveva così:

      "la sopraffazione e la jugulazione economica e politica, lo spirito di aggressione e di conquista, la tendenza a opprimere i popoli e a privarli della loro indipendenza, libertà e unità ogni qualvolta le circostanze concrete e i rapporti di forza lo consentano.”

      Questa è la realtà, oggi come allora: l'antifascismo e tutto il resto erano e restano aria fritta.

      Non si trattava ovviamente del solo PCI, ma di tutte le forze politiche del dopoguerra, compreso l'MSI che pure era tenuto ai margini del sistema.

    2. alessandroparenti 18 novembre 2024

      L'esercito invasore ai tempi era quello tedesco. Poi che i Tedeschi sarebbero stati migliori degli Angloamericani è un altro discorso.

    3. BrunoWald 18 novembre 2024

      I tedeschi erano nostri alleati, i loro soldati combattevano insieme ai nostri su diversi teatri di guerra. Si trovavano in Italia per aiutarci a fronteggiare l'invasione angloamericana.

      Poi l'oligarchia italiana si arrese senza condizioni al nemico, alle spalle dell'alleato assicurato del contrario fino al giorno prima. E quando la notizia trapelò alla radio americana, il re e l'intero governo fuggirono come sorci, provocando il collasso dello stato e delle forze armate.

      Malgrado la vigliaccata del savoia, i tedeschi avevano tutto il diritto di difendersi in Italia, impedendo agli Alleati di arrivare al Brennero. Poi altri italiani, non necessariamente fascisti, crearono la RSI per non abbandonare la nazione alla mercé degli stranieri, dell'una e dell'altra parte.

      La RSI fu uno stato legittimo, anch'esso formalmente alleato dei tedeschi. Il cd regno del sud era uno zombi resuscitato dal nemico che ci stava invadendo: ergo, l'invasore era Mark Clark, non certo Kesselring.

      Quanto sopra non ha nulla a che vedere con ideologie o passioni politiche, con l'essere filofascisti piuttosto che antifascisti: è la pura e semplice realtà storica, su cui qualsiasi persona onesta ed obiettiva dovrebbe convenire.

      Lo dimostra il fatto che ottant'anni dopo siamo ancora in queste condizioni di servi senza dignità.

    4. A.P. 18 novembre 2024

      Da cabaret il riferimento a kesselring come difensore della patria e Clarke come invasore. Vorrei sapere se oggi i donbassiani credono che putin sia un invasore e zelensky un difensore della patria. Ti chiedo: i morti di cefalonia erano difensori della patria o infami traditori?

    5. BrunoWald 18 novembre 2024

      Da cabaret è il commento tuo, se permetti.

      Kesselring era il difensore della sua, di patria: ma era anche nostro alleato. A differenza di Clark. Finché i vertici dello stato se la dettero a gambe levate, lasciando la nazione nella peste.

      I morti di Cefalonia li ha sulla coscienza il Badoglio. I tedeschi fecero quello che avrebbe fatto chiunque dopo un simile voltafaccia: stroncare qualunque resistenza armata degli ex-alleati (fino al giorno prima...). O volevi che li lasciassero tranquilli a consegnare l'isola agli inglesi?

      E i tedeschi morti nei Balcani e in Africa per salvare i nostri fronti , che sennò avremmo capitolato già nel 1941, non li consideriamo?

      Sono ottant'anni che vi raccontate storie inverosimili, caro A.P. Ma dopo tutto questo tempo il cerone comincia a cadere, e il volto delle cose si rivela per quello che è... Non sarebbe ora che cominciate a prenderne atto?

    6. BrunoWald 18 novembre 2024

      PS: paragonare il conflitto nel Donbass con la situazione italiana durante la guerra mondiale è poco serio.

    7. ric 22 novembre 2024

      a cominciare con de gasperi....

    8. ric 22 novembre 2024

      nessun invasore . eravamo alleati.

    1. Primadellesabbie 17 novembre 2024

      Il PCI era un partito goffo, e non sarebbe potuto essere altrimenti in un'ambiente saldamente in mano alla destra, tranne forse per gli irrilevante e teatrali appuntamenti elettorali, sostituiti gradualmente con il "Processo del lunedì".

      Destra divisa tra strateghi che vedevano lontano e scalmanati frementi.

      I primi hanno metodicamente impedito colpi di Stato a ripetizione che avrebbero fatto fallire il disegno di portarci al punto in cui ci troviamo.

      Con i se non si fa la storia.

      Ma se ci fosse stato un colpetto di Stato nell'ex Belpaese, nei primi anni '70, la destra ci si sarebbe impantanata con tutti gli stivali e oggi non avrebbe il cespuglio del sovranismo dietro il quale camuffarsi, e gli americani avrebbero dovuto servirsi di un copione meno ambiguo (tanto per limitarsi a questo).

    2. PietroGE 17 novembre 2024

      Ah bene, vedo che ti sarebbe piaciuto un bel golpe sudamericano, così, tanto per 'impantanare' la destra. Guarda chela destra non era al potere era fuori del cosiddetto arco costituzionale. Al potere c'erano i mafiosi DC, giustamente alleati degli americani.

    3. Primadellesabbie 17 novembre 2024

      La destra non ha mai mollato il potere, neanche per un quarto d'ora.

    1. PietroGE 17 novembre 2024

      Dagli estratti degli articoli citati risulta chiaro che Berlinguer all'internazionalismo proletario gestito da Mosca non ci credeva per niente e che cercava di ottenere un minimo di sovranismo, quel poco consentito dagli accordi di Yalta, per poter se non andare al potere in Italia almeno contare qualcosa. Voleva tirare un po' la corda per vedere quale spazio di manovra gli avrebbero lasciato. Quel che è successo a Moro dimostra che lo spazio era inesistente.

    2. carla 17 novembre 2024

      Moro e Berlinguer potrebbero essere considerati due facce della stessa medaglia perchè la fine che ha fatto uno poteva in altri momenti essere toccata all'altro.

    3. Martin 18 novembre 2024

      Salvo il fatto che Moro è stato ucciso da marxisti leninisti italiani resi orfani dal compromesso storico

    4. carla 18 novembre 2024

      Se non fossimo una colonia dal 3 settembre 1943 potrei forse anche avere qualche dubbio, ma credere a quello che ci hanno somministrato per 80 anni compresi sbarchi sulla luna e pandemenza mi porta a considerare molto più vicina alla realtà la prima sensazione che ebbi il giorno del rapimento Moro.

    5. Martin 18 novembre 2024

      Puoi avere tutte le sensazioni che vuoi, io quegli anni li ho vissuti da giovane, e li ricordo perfettamente. Il livello di conflittualità e di violenza politica era da Paese latinoamericano, e il movimento marxista italiano negli anni 70 raggiunse circa il 40% della popolazione: 33-35% di PCI, 4-5% della sinistra del PSI, più un 3-4% circa di estrema sinistra. Nemmeno parlare del livello di propaganda culturale di quei tempi, ex dottrina dell'egemonia culturale di Gramsci.

      Poi ci sono le dettagliate confessioni di diverse migliaia dei circa 4000 processati per terrorismo di estrema sinistra. Migliaia di confessioni, e nemmeno un indizio nominativo sulla presenza di servizi stranieri.
      Mario Moretti ha raccontato praticamente tutto, ed è (giustamente) rimasto in carcere per 25 anni.

      Ma si continua con le favole, solo perche' corrispondono ad una visione della realtà predeterminata in partenza, ossia ideologica. Non c'e' niente da fare!

    1. carla 17 novembre 2024

      Berlinguer è sempre stato molto serio e poco incline al sorriso, quando un giornalista gli chiese il perchè della sua espressione sempre così seria rispose che "non c'era proprio nulla per cui stare allegri".
      Non ricordo la data di questa risposta, sicuramente dopo il caso Cile/Allende.
      Comunque deve aver anche considerato come venivano eliminati gli stessi presidenti Usa quando poco graditi al deep state.
      Un politico navigato come lui non poteva ignorare quali rischi/trattamenti riservava il deep state anche nel secolo scorso a chi non si adeguava, vedi le promesse di kissinger a Moro.
      Dal dottor Zivago:" Adeguati! disse la macina al grano."

    1. Martin 17 novembre 2024

      Il punto di partenza e' errato, perche' Allende, comunque lo si giudichi, fu un marxista leninista che stava chiaramente instaurando un regime dittatoriale. Non per nulla il Parlamento cileno poche settimane prima del golpe di Pinochet, con una risoluzione a maggioranza votata anche dai DC, chiese alle Forze Armate di vigilare ed intervenire.

    2. Dario Lampa 17 novembre 2024

      Che differenza c'è tra una dittatura di sinistra (marxista- leninista) è una di destra tipo nazista?

    3. Nonso 17 novembre 2024

      Il Pride

    4. Dario Lampa 17 novembre 2024

      Quello... Gay?

    5. Nonso 17 novembre 2024

      La p maiuscola non ti ha acceso nulla?

    6. Dario Lampa 17 novembre 2024

      Cos'è? Il titolo di un film?

    7. Nonso 17 novembre 2024

      Ti consiglio di leggere prima il libro

    8. Dario Lampa 17 novembre 2024

      Ok.

    9. alessandroparenti 18 novembre 2024

      Dittatoriale nei confronti dei proprietari terrieri

    10. Martin 18 novembre 2024

      No e no. Verso piccole e medie imprese rurali, non verso i latifondisti, è una enorme differenza.

    11. ric 22 novembre 2024

      lqa differenza e0 enorme , va analizzata la finalita'.

    1. Dario Lampa 17 novembre 2024

      "Berlinguer, non abbiamo fretta."
      Infatti, per andare al potere, i burocrati del partito comunista, avrebbero dovuto svendere tutte le conquiste sociali fatte dal popolo dei lavoratori, cosa che è accaduta gradualmente, senza fretta per l'appunto, negli anni successivi con la trasformazione del partito da entità anti-sistema a suo "buon" alleato. Condotta che ha allontanato dal partito e dai nobili valori del movimento comunista, e no solo da questo, tanti lavoratori. Il marcato astensionismo attuale secondo me è dovuto anche anche a questo. Un' astensione però che penalizza solo i lavoratori e la povera gente.

    2. carla 17 novembre 2024

      "Astensione" è usare un eufemismo come se si dicesse "andarsene per morire".

    3. Moderatore 19 novembre 2024

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