Il Trattato del 1947 ha segnato la nostra schiavitù (ma le catene si possono spezzare)

Ormai è necessario desegretare le clausole del Trattato di Parigi con le forze Alleate e revisionarle definitivamente.

Il Trattato del 1947 ha segnato la nostra schiavitù (ma le catene si possono spezzare)

Di Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org

Mentre il nostro Governo accetta senza batter ciglio che la più grande portaerei statunitense attraversi il nostro mare Adriatico[1], ricordiamo quali siano le ragioni storiche di questo subire costante le decisioni americane sul nostro territorio. Bisogna guardare indietro, al Trattato di Pace firmato a Parigi nel 1947 fu di fatto una Resa senza condizioni[2], un “Dettato di Pace”[3]. L’Assemblea costituente italiana votò a favore della ratifica del Trattato di Parigi il 31 luglio 1947, e autorizzò il Governo della Repubblica guidato da Alcide de Gasperi a ratificarlo con legge del 2 agosto 1947; Enrico de Nicola gli diede piena ed intera attuazione con decreto legislativo del 28 novembre 1947, recependolo nell’ordinamento giuridico italiano con effetto retroattivo al 16 settembre 1947.

Qui di seguito il discorso vibrante e indignato di Benedetto Croce all’Assemblea costituente[4].

“Io non pensavo che la sorte mi avrebbe, negli ultimi miei anni, riserbato un così trafiggente dolore come questo che provo nel vedermi dinanzi il documento che siamo chiamati ad esaminare, e nell’essere stretto dal dovere di prendere la parola intorno ad esso. Ma il dolore affina e rende più penetrante l’intelletto che cerca nella verità la sola conciliazione dell’interno tumulto passionale.

Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l’abbiamo perduta ‹‹tutti››, anche coloro che l’hanno deprecata con ogni loro potere, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l’ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l’opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra Patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra Patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. Ciò è pacifico quanto evidente.

Sennonché il documento che ci viene presentato non è solo la notificazione di quanto il vincitore, nella sua discrezione o indiscrezione, chiede e prende da noi, ma un giudizio morale e giuridico sull’Italia e la pronunzia di un castigo che essa deve espiare per redimersi e innalzarsi o tornare a quella sfera superiore in cui, a quanto sembra, si trovano, coi vincitori, gli altri popoli, anche quelli del Continente nero.

E qui mi duole di dovere rammentare cosa troppo ovvia, cioè che la guerra è una legge eterna del mondo, che si attua di qua e di là da ogni ordinamento giuridico, e che in essa la ragion giuridica si tira indietro lasciando libero il campo ai combattenti, dall’una e dall’altra parte intesi unicamente alla vittoria, dall’una e dall’altra parte biasimati o considerati traditori se si astengono da cosa alcuna che sia comandata come necessaria o conducente alla vittoria. Chi sottopone questa materia a criteri giuridici, o non sa quel che si dica, o lo sa troppo bene, e cela l’utile, ancorché egoistico, del proprio popolo o Stato sotto la maschera del giudice imparziale. Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai nostri giorni (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituiti per giudicare, condannare e impiccare, sotto nomi di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti, abbandonando la diversa pratica, esente da ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni dei loro uomini, e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo e concludendo con ciò la guerra. Giulio Cesare non mandò innanzi a un tribunale ordinario o straordinario l’eroico Vercingetorige, ma, esercitando vendetta o reputando pericolosa alla potenza di Roma la vita e l’esempio di lui, poiché gli si fu nobilmente arreso, lo trascinò per le strade di Roma dietro il suo carro trionfale e indi lo fece strozzare nel carcere. Parimenti si è preso oggi il vezzo, che sarebbe disumano, se non avesse del tristemente ironico, di tentar di calpestare i popoli che hanno perduto una guerra, con l’entrare nelle loro coscienze e col sentenziare sulle loro colpe e pretendere che le riconoscano e promettano di emendarsi: che è tale pretesa che neppure Dio, il quale permette nei suoi ascosi consigli le guerre, rivendicherebbe a sé, perché egli non scruta le azioni dei popoli nell’ufficio che il destino o l’intreccio storico di volta in volta loro assegna, ma unicamente i cuori e i reni, che non hanno segreti per lui, dei singoli individui. Un’infrazione della morale qui indubbiamente accade, ma non da parte dei vinti, si piuttosto dei vincitori, non dei giudicati, ma degli illegittimi giudici.

Noi italiani, che abbiamo nei nostri grandi scrittori una severa tradizione di pensiero giuridico e politico, non possiamo dare la nostra approvazione allo spirito che soffia in questo dettato, perché dovremmo approvare ciò che sappiamo non vero e pertinente a transitoria malsania dei tempi: il che non ci si può chiedere. Ma altrettanto dubbio suscita questo documento nell’altro suo aspetto di dettato internazionale, che dovrebbe ristabilire la collaborazione tra i popoli nell’opera della civiltà e impedire, per quanto è possibile, il rinnovarsi delle guerre.

Il tema che qui si tocca è così vasto e complesso che io non posso se non lumeggiarlo sommariamente e in rapporto al solo caso dell’Italia, e nelle particolarità di questo caso.

L’Italia, dunque, dovrebbe, compiuta l’espiazione con l’accettazione di questo dettato, e così purgata e purificata, rientrare nella parità di collaborazione con gli altri popoli. Ma come si può credere che ciò sia possibile, se la prima condizione di ciò è che un popolo serbi la sua dignità e il suo legittimo orgoglio, e voi o sapienti uomini del tripartito, o quadripartito internazionale, l’offendete nel fondo più geloso dell’anima sua, perché, scosso che ebbe da sé l’Italia, non appena le fu possibile, l’infesto regime tirannico che la stringeva, avete accettato e sollecitato il suo concorso nell’ultima parte della guerra contro la Germania, e poi l’avete, con pertinace volontà, esclusa dai negoziati della pace, dove si trattava dei suoi più vitali interessi, impedendole di fare udire le sue ragioni e la sua voce e di suscitare a sé spontanei difensori in voi stessi o tra voi? E ciò avete fatto per avere le sorti italiane come una merce di scambio tra voi, per equilibrare le vostre discordi cupidigie o le vostre alterne prepotenze, attingendo ad un fondo comune, che era a disposizione.

Così all’Italia avete ridotto a poco più che forza di polizia interna l’esercito, diviso tra voi la flotta che con voi e per voi aveva combattuto, aperto le sue frontiere vietandole di armarle a difesa, toltole popolazioni italiane contro gli impegni della cosiddetta Carta atlantica, introdotto clausole che violano la sua sovranità sulla popolazioni che le rimangono, trattatala in più cose assai più duramente che altri Stati ex nemici, che avevano tra voi interessati patroni, toltole o chiesta una rinunzia preventiva alle colonie che essa aveva acquistate col suo sangue e amministrate e portate a vita civile ed europea col suo ingegno e con dispendio delle sue tutt’altro che ricche finanze, impostole gravi riparazioni anche verso popoli che sono stati dal suo dominio grandemente avvantaggiati; e perfino le avete come ad obbrobrio, strappati pezzi di terra del suo fronte occidentale da secoli a lei congiunti e carichi di ricordi della sua storia, sotto pretesto di trovare in quel possesso la garanzia contro una possibile irruzione italiana, quella garanzia che una assai lunga e assai fortificata e assai vantata linea Maginot non seppe dare.

Non continuo nel compendiare gli innumeri danni ed onte inflitte all’Italia e consegnati in questo documento, perché sono incisi e bruciano nell’anima di tutti gli italiani; e domando se, tornando in voi stessi, da vincitori smoderati a persone ragionevoli, stimate possibile di avere acquistato con ciò un collaboratore in piena efficienza per lo sperato nuovo assetto europeo.

Il proposito doveroso di questa collaborazione permane e rimarrà saldo in noi e lo eseguiremo, perché corrisponde al nostro convincimento e l’abbiamo pur ora comprovato col fatto: ma bisogna non rendere troppo più aspro all’uomo il già aspro suo dovere, né dimenticare che al dovere giova la compagnia che gli recano l’entusiasmo, gli spontanei affetti, l’esser libero dai pungenti ricordi di torti ricevuti, la fiducia scambievole, che presta impeto ed ali.

Noi italiani, che non possiamo accettare questo documento, perché contrario alla verità, e direi alla nostra più alta coscienza, non possiamo sotto questo secondo aspetto dei rapporti fra i Popoli, accettarlo, né come italiani curanti dell’onore della loro Patria, né come europei: due sentimenti che confluiscono in uno, perché l’Italia è tra i popoli che più hanno contribuito a formare la civiltà europea, e per oltre un secolo ha lottato per la libertà e l’indipendenza sua, e, ottenutala, si era per molti decenni adoperata a serbare con le sue alleanze e intese difensive la pace in Europa. E cosa affatto estranea alla costante sua tradizione è stata la parentesi fascistica, che ebbe origine dalla guerra del 1914, non da lei voluta ma da competizioni di altre potenze; la quale, tuttoché essa ne uscisse vittoriosa, nel collasso che seguì dappertutto, la sconvolse a segno da aprire la strada in lei alla imitazione dei nazionalismi e totalitarismi altrui. Libri stranieri hanno testé favoleggiato la sua storia nei secoli come una incessante aspirazione all’imperialismo, laddove l’Italia una sola volta fu imperiale, e non propriamente essa, ma l’antica Roma, che peraltro valse a creare la comunità che si chiamò poi l’Europa e, tramontata quell’egemonia, per la sua posizione geografica divenne campo di continue invasioni e usurpazioni dei vicini popoli e stati. Quei libri, dunque, non sono storia, ma deplorevole pubblicistica di guerra, vere e proprie falsificazioni. Nel 1900 un ben più sereno scrittore inglese, Bolton King, che con grande dottrina narrò la storia della nostra unità, nel ritrarre l’opera politica dei governi italiani nel tempo seguito all’unità, riconosceva nella conclusione del suo libro che, al confronto degli altri popoli d’Europa, l’Italia “possedeva un ideale umano e conduceva una politica estera comparativamente generosa”.

Ma se noi non approveremo questo documento, che cosa accadrà? In quali strette ci cacceremo? Ecco il dubbio e la perplessità che può travagliare alcuno o parecchi di voi, i quali, nel giudizio di sopra esposto e ragionato del cosiddetto Trattato, so che siete tutti e del tutto concordi con me ed unanimi, ma pur considerate l’opportunità contingente di una formalistica ratifica.

Ora non dirò ciò che voi ben conoscete; che vi sono questioni che si sottraggono alla spicciola opportunità e appartengono a quella inopportunità opportuna o a quella opportunità superiore che non è del contingente ma del necessario; e necessaria e sovrastante a tutto è la tutela della dignità nazionale, retaggio affidatoci dai nostri padri, da difendere in ogni rischio e con ogni sacrificio. Ma qui posso stornare per un istante il pensiero da questa alta sfera che mi sta sempre presente e, scendendo anch’io nel campo del contingente, alla domanda su quel che sarà per accadere, risponderei, dopo avervi ben meditato, che non accadrà niente, perché in questo documento è scritto che i suoi dettami saranno messi in esecuzione anche senza l’approvazione dell’Italia: dichiarazione in cui, sotto lo stile di Brenno, affiora la consapevolezza della verità che l’Italia ha buona ragione di non approvarlo. Potrebbero bensì, quei dettami, venire peggiorati per spirito di vendetta, ma non credo che si vorrà dare al mondo di oggi, che proprio non ne ha bisogno, anche questo spettacolo di nuova cattiveria, e, del resto, peggiorarli mi par difficile, perché non si riesce a immaginarli peggiori e più duri.

Il governo italiano certamente non si opporrà alla esecuzione del dettato; se sarà necessario, coi suoi decreti o con qualche suo singolo provvedimento legislativo, la seconderà docilmente, il che non importa approvazione, considerato che anche i condannati a morte sogliono secondare docilmente nei suoi gesti il carnefice che li mette a morte.

Ma approvazione, no! Non si può costringere il popolo italiano a dichiarare che è bella una cosa che esso sente come brucia, e questo con l’intento di umiliarlo e di togliergli il rispetto di sé stesso, che è indispensabile ad un popolo come a un individuo, e che solo lo preserva dall’abiezione e dalla corruttela.

Del resto, se prima eravamo soli nel giudizio dato di sopra del trattamento usato all’Italia, ora spiritualmente non siamo più soli: quel giudizio si avvia a diventare un’opinio communis e ci viene incontro da molti altri popoli e perfino da quelli vincitori, e da minoranze dei loro parlamenti che, se ritegni molteplici non facessero per ora impedimento, diventerebbero maggioranze, E fin da ora ci si esorta a ratificare sollecitamente il Trattato per entrare negli areopaghi internazionali, da cui siamo esclusi e nei quali saremmo accolti a festa, se anche come scolaretti pentiti, e ci si fa lampeggiare l’incoraggiante visione che le clausole di esso più gravi e più oppressive non saranno eseguite e tutto sarà sottoposto a revisione.

Noi non dobbiamo cullarci nelle facili speranze e nelle pericolose illusioni e nelle promesse più volte trovate fittizie, ma contare anzitutto e soprattutto su noi stessi; e tuttavia possiamo confidare che molti comprenderanno la necessità del nostro rifiuto dell’approvazione, e l’interpreteranno per quello che esso è: non un’ostilità contro il riassetto pacifico dell’Europa, ma, per contrario un ammonimento e un contributo a cercare questo assetto nei modi in cui soltanto può ottenersi; non una manifestazione di rancore e di odio, ma una volontà di liberare noi stessi dal tormento del rancore e dalle tentazioni dell’odio.

Signori deputati, l’atto che oggi siamo chiamati a compiere, non è una deliberazione su qualche oggetto secondario e particolare, dove l’errore può essere sempre riparato e compensato; ma ha carattere solenne, e perciò non bisogna guardarlo unicamente nella difficoltà e nella opportunità del momento, ma portarvi sopra quell’occhio storico che abbraccia la grande distesa del passato e si volge riverente e trepido all’avvenire. E non vi dirò che coloro che questi tempi chiameranno antichi, le generazioni future dell’Italia che non muore, i nipoti e pronipoti ci terranno responsabili e rimprovereranno la generazione nostra di aver lasciato vituperare e avvilire e inginocchiare la nostra comune Madre a ricevere rimessaménte un iniquo castigo; non vi dirò questo, perché so che la rinunzia alla propria fama è in certi casi estremi richiesta all’uomo che vuole il bene o vuole evitare il peggio; ma vi dirò quel che è più grave, che le future generazioni potranno sentire in se stesse la durevole diminuzione che l’avvilimento, da noi consentito, ha prodotto nella tempra italiana, fiaccandola. Questo pensiero mi atterrisce, e non debbo tacervelo nel chiudere il mio discorso angoscioso. Lamentele, rinfacci, proteste, che prorompono dai petti di tutti, qui non sono sufficienti.

Occorre un atto di volontà, un esplicito ‹‹no››.

Ricordare che, dopo che la nostra flotta, ubbidendo all’ordine del re ed al dovere di servire la Patria, si fu portata a raggiungere la flotta degli alleati e a combattere al loro fianco, in qualche loro giornale si lesse che tal cosa le loro flotte non avrebbero mai fatto. Noi siamo stati vinti, ma noi siamo pari, nel sentire e nel volere, a qualsiasi più intransigente popolo della terra".

Di Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org

20.10.2023

NOTE

[1] https://www.adriaports.com/it/shipping/in-arrivo-a-trieste-la-portaerei-piu-grande-del-mondo/#:~:text=TRIESTE%20%E2%80%93%20%C3%88%20in%20arrivo%20nel,rimarr%C3%A0%20fino%20al%20gioved%C3%AC%20seguente.

[2] https://www.prismamagazine.it/2023/05/10/il-doppio-stato-che-ha-insanguinato-litalia/#:~:text=Che%20cosa%20dice%3F,Trattato)%20aiutarono%20la%20causa%20alleata.

[3] https://www.jstor.org/stable/26040079?typeAccessWorkflow=login

[4] https://legislature.camera.it/_dati/costituente/lavori/Assemblea/sed200/sed200nc.pdf

Commenti (43)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 43 caricati
    1. sim 23 ottobre 2023

      All'Italia fu imposta una resa umiliante in quanto paese profondamente diviso tra partigiani vendicativi da un lato e fascisti sconfitti, osteggiati e disillusi dall'altro, molti dei quali finirono per accettare a malincuore il nuovo corso. Il grido di dolore di Croce emerge dalla consapevolezza che in quella situazione di prostrazione e divisione interna non si poteva negoziare con il vero egemone, ossia la cupola dell'alta finanza che controlla proprietà ovunque nel mondo e domina pure le nazioni apparentemente egemoni dividendole internamente; esse agli occhi degli oligarchi rappresentano solo le sedi centrali del loro potere, ma anch'esse sono sacrificabili e sostituibili all'occorrenza. I banchieri che controllano il denaro e le multinazionali decidono quali nazioni far crescere o decrescere, quali far vincere o perdere. A un belligerante basta tagliargli crediti, viveri e petrolio ed è già sconfitto. Gli stessi nazisti furono sostenuti dalla cupola criminale fino a un certo punto, ma poi essa comprese che le dittature nei paesi 'favoriti' erano troppo rischiose per i suoi interessi, e quindi... viva la Repubblica! Così l'occidentale medio si è fatto piacere una schiavitù privilegiata chiamandola libertà, sostituendo l'amor di patria con lo stipendio 'dignitoso': fedele quindi a chi paga di più, come un mercenario. Senza valori condivisi non c'è una patria, senza una patria il popolo diventa popolazione e perde la sovranità

    1. omega 22 ottobre 2023

      Per Mago o Maghi, non ricordo.
      L'Oscarino indicato tempo addietro in un commento come conoscente del genitore residente nell'area di Sibari, si chiamava per caso Pisani?
      Mi scuso con tutti dell'indebita intrusione, non sapevo come interloquire.

    1. omega 22 ottobre 2023

      Tale discorso andrebbe letto e commentato in tutte le scuole d'Italia, in prossimità del 25 aprile e del 2 giugno.

    1. Kajros 22 ottobre 2023

      Magari. nel web a parte CDC , Controinformaione , Byoblu panorama sconfortante perchi non vive sui social -che poi di sociale non hanno un cippa di clacson- ...Le catene a quanto ne so sono avvinghiate perchè siamo "Italia S.r.l" un possedimento d'oltremare usa-ue. concordo con tutti i commenti di chi mi ha preceduto.

    1. sbregaverse 21 ottobre 2023

      Croce.....croce e delizia
      delizia al cor.
      Grazie Katia la cosa era da me ignorata.

    1. TorreNera 21 ottobre 2023

      Se tu mi dichiari guerra e poi la perdi, casa tua diventa casa mia.
      Poi si possono fare tutte le revisioni storiche che si vogliono o che ci fanno stare meglio. Ma la sostanza non cambia!

    2. Ciaparat 21 ottobre 2023

      Sì, ma sono gli stati a dichiararsi guerra e a vincere e perdere le case... di qualcun altro...

    3. BrunoWald 22 ottobre 2023

      Verissimo. Stati e bandiere sono astrazioni, ma il potere che li emana è una cosa molto concreta, specialmente quando si presenta come un esercito nemico che costruisce una base con armi nucleari nei pressi di casa tua. E ti impone un'economia predatoria, una cultura straniera in cui vieni allevato fin da piccolo, ecc.

    4. sbregaverse 22 ottobre 2023

      Esatto ed in ogni caso i FATTI, per essere capiti, vanno, come dice bene il cpt, contestualizzati e prima ancora:
      STORICIZZATI.(Cfr.Vico Gentile Croce Fusaro anco)

    1. Ciaparat 21 ottobre 2023

      Ma basta con queste idiozie collettiviste!
      Io non ho perso niente, nessuno di quelli che leggono e scrivono qui ha perso niente: nessuno di noi era neanche nato. Ma neanche i nostri padri o nonni non hanno perso niente. Un trattato di pace (o una dichiarazione di guerra) avviene tra entità giuridiche, gli stati, che si arrogano il diritto di parlare a nome di entità astratte, i "popoli", le "nazioni", tutte cose che non si sono mai viste, non vincono, non perdono, non pensano e non mangiano. A causa di questi stati molti perdono la vita, altri perdono la casa, nessuno guadagna nulla. Mai.

    2. CptHook 21 ottobre 2023

      Mi permetto di dissentire..., se il paese in cui vivo è diventato una colonia assoggettata, tutti abbiamo perso tutto, e la cosa peggiore è che non lo abbiamo capito fin da piccoli (io ho 74 anni).
      Questo ci ha portato a crescere con idee profondamente sbagliate che hanno condizionato le scelte ed i comportamenti per gran parte della nostra vita.
      Mio caro, abbiamo perso la dignità..., se questo non ha valore per chiunque, non so cosa altro possa aver valore.

    3. Ricciardo 21 ottobre 2023

      una visione anarcoide sulla quale concordo.
      tralasciando questioni ideali ed ideologiche riguardo all'anarchia, nei fatti, le entità giuridiche sovraordinate realizzano interessi contrapposti a quelli degli individui che manifestano rappresentare.

    4. Ciaparat 21 ottobre 2023

      Hai ragione, siamo tutti più poveri, materialmente e spiritualmente. Ma questo indipendentemente dalla Pace di Parigi. La sovranità è concetto delle filosofia politica che non si applica agli individui. Le persone hanno proprietà, lo stato ha sovranità.

    5. BrunoWald 22 ottobre 2023

      Hai ragione. E dopo il fallimento dei grandi esperimenti politici novecenteschi la cosa è divenuta sempre più evidente, benché pochi ne siano consapevoli.

      Ogni potere è intrinsecamente nemico della libertà individuale, che considero il bene supremo; ma la libertà è illusoria se non si appoggia su una coscienza autonoma, e infatti la maggioranza dormiente desidera solo un pastore che dica loro cosa fare e cosa pensare. Direi che la pandemenza ha dissipato le ultime illusioni che si potevano nutrire al riguardo.

      Le comunità anarchiche di uomini liberi rappresentano un ideale elevato, che presuppone una maturità e consapevolezza rarissime nella nostra specie; per ciò resteranno sempre un fenomeno minoritario, esposto alla violenza del primo "pastore" che riesca a riunire intorno a sé un numero sufficiente di pecoroni.

    6. oriundo2006 22 ottobre 2023

      Insieme alla libertà individuale, che astrattamente è già presente nella nostra Costituzione, qui è in gioco la nostra libertà sovraindividuale, collettiva, quella che fornisce la base ( la 'meditata base' avrebbe detto Croce ) delle nostre origini come popolo autonomo 'superiorem non ricognoscente'.
      Oggi 'ricognosciamo' tutto ed il contrario di tutto, tanto per non farci mancare niente.
      Ma realisticamente, con una debolissima spiritualità autonoma 'libera' da dogmatismi secolari, con una cultura politica di seconda sponda e ignorantissima, con una caterva di immigrati ( italiani o stranieri ) di scarso se non nullo apporto intellettuale o morale, con una classe dirigente nei secoli ladra e servile, cosa mai avremmo potuto fare nel dopoguerra o negli anni recenti ?
      Arricchirci e basta e 'più non dimandare'.
      Per chi ci è riuscito. Per gli altri una pensione minima e tante grazie che c'è. Abbiamo avuto esattamente in proporzione a quanto eravamo e siamo.

    7. oriundo2006 22 ottobre 2023

      Vorrei far notare una cosa circa la 'libertà'.
      Questa è una dimensione che sperimentiamo individualmente ma è fondata sulla Coscienza sovraindividuale, compresente e comune a tutti, entità divina come indicano ad esempio gli scritti sapienziali shivaiti o buddisti ( nel cristianesimo è all'incirca lo 'spirito santo' ).
      Nell' infelice epoca immediatamente precedente a noi, gli scritti junghiani sull' inconscio collettivo ne hanno dato notizia ma non delucidazione esatta.
      E' uno degli elementi centrali del Divino, della Sua presenza insieme a noi ed in noi, pur trascendendo ampiamente questo bizzarro e ridicolo essere che si arroga qualifiche divine a titolo di superiorità personale.
      Non è in altri termini possibile parlare di libertà senza parlare di coscienza e senza che questa non venga a riferirsi all' Unione tra noi, mortali esseri, e la parte Divina che giace inascoltata in noi stessi.

    8. oriundo2006 22 ottobre 2023

      E' dunque una dimensione privilegiata, 'Divina' tra noi, il mondo e gli altri e come tale va considerata: con rispetto e non come licenza, con amore e non con intento 'esclusivista', perchè è una dimensione che ci lega agli altri e che non ci divide da loro.
      E' la Coscienza che da sempre invoca la Libertà come sua modalità essenziale: di tutti e non di qualcheduno, come troppi pensano.
      Quanto è capitato alla Germania ed all' Italia è stata una punizione collettiva di una arrogante pretesa all' universalità da parte di regimi apertamente suprematisti che negavano agli altri il diritto a considerarsi a tutti gli effetti esseri umani 'pieni'.
      Ogni riferimento all' attualità è giustificato ed ogni possibile replica pure: se predominerà l' intento suprematista significherà l'estinzione del genere umano.

    9. lilithdea 25 ottobre 2023

      Basterebbe vedere l'pinione pubblica che accettò che Moro fosse stato rapito e poi condannato a morte per sacrificarlo in nome dei rapporti di sottomissione con gli americani. L'unico che mostrò le palle, pur non condividendo il resto del suo operato, fu Craxi a Sigonella.

    10. lilithdea 25 ottobre 2023

      Mah, la sovranità non è un concetto astratto paragonabile ad un trattato filosofico, ma un Diritto che ogni libera nazione o popolo deve esercitare. Altrimenti la Palestina perché combatterebbe da 50 anni per vedersi riconosciuti i propri diritti di stato indipendente?

    11. ric 25 ottobre 2023

      avessimo un CRAXI al governo !

      Stai parlando di un vero capo di STATO.....

    12. Martin 25 ottobre 2023

      Ma quasi tutti nell' Europa post 1945 hanno perso la dignita', e di certo non solo l'Italia

    13. CptHook 25 ottobre 2023

      Sì, vero, però ho impressione che in questo campo siamo più bravi noi...

    14. Martin 25 ottobre 2023

      Il nostro e' stato un destino molto particolare, ma se studi quelli degli altri Paesi europei, siamo in ottima compagnia.

    15. Tizio8020 25 ottobre 2023

      Macheccazzostaiaddì??????
      "Non persero niente" ???
      Persero tutto.
      I miei nonni furono costretti a combattere in continenenti lontani, i loro figli furono sfollati e bombardati, persero case ed affetti.
      E tutto per colpa dei traditori che fecero vincere il nemico.

    16. lilithdea 26 ottobre 2023

      Paragonato ai nani odierni sì..peccato avesse una pessia classe politica nel suo Psi, le tangenti ha ammesso pure lui che le prendevano. Non erano i soli certo.

    17. lilithdea 26 ottobre 2023

      La Francia però spesso ha dei rigurgiti di dignità, non ultimi i gilet gialli.

    18. ric 26 ottobre 2023

      verissimo...ma a quato pare le tangenti ed il malgoverno e' una pecuniarita' di quasi tutti . resta il fatto che a mio avviso e' l'unico vero capo di stato che abbiamo avuto dal 1945-
      anche se non ho mai votato socialista ,.

      Forse non ere un santerello neache lui... ma almeno aveva le palle .Ma dopo Sigonella lo hanno fatto fuori......
      tutto sommato un volta-gabbana come il Felpini e banda , fanno molti piu danni ...di lui.

    1. emilyever 21 ottobre 2023

      Per piacere, si potrebbe avere il link del trattato di pace di Parigi ?

    1. BrunoWald 21 ottobre 2023

      E infatti:

      “Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai nostri giorni (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituiti per giudicare, condannare e impiccare, sotto nomi di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti”.

      I processi di Norimberga ed altri similari, per non parlare dei farseschi processi sommari istituiti dai sovietici, furono grottesche contraffazioni del diritto, in pratica delle rappresentazioni teatrali camuffate da procedimenti giudiziari in cui i più basilari principi giuridici venivano calpestati e derisi sull’altare della propaganda, che esigeva l’annientamento morale dei vinti mascherando il loro linciaggio attraverso una truce parodia della giustizia.

      Eppure, ancora adesso, non pochi continuano a blaterare di “una nuova Norimberga” e amenità simili, ritenendoli fonte di diritto internazionale.

    1. BrunoWald 21 ottobre 2023

      Un punto cruciale evidenziato da Croce è l’illegittimità delle pretese del nemico di possedere una qualsivoglia “superiorità morale”, che si riflettevano anche nella stucchevole e ipocrita retorica delle “Nazioni Unite”, e di esigere addirittura il pentimento, l’espiazione e conseguente “riabilitazione” dei malvagi.

      Gli anglo e i loro tirapiedi ci hanno bombardati, uccisi, stuprati, incarcerati e derubati: questo è il solo “diritto” concesso loro dalla legge del più forte. Ma alla pretesa di ricevere pure le nostre scuse e promesse di buona condotta, e addirittura di ringraziarli per averci “liberati” e salvati da noi stessi, si può rispondere solo mandandoli all’inferno.

      “E qui mi duole di dovere rammentare cosa troppo ovvia, cioè che la guerra è una legge eterna del mondo, che si attua di qua e di là da ogni ordinamento giuridico (...) Chi sottopone questa materia a criteri giuridici, o non sa quel che si dica, o lo sa troppo bene, e cela l’utile, ancorché egoistico, del proprio popolo o Stato sotto la maschera del giudice imparziale.”

      Esatto: la guerra è la guerra, da tutti praticata nel corso dei millenni. Sarà una cosa orribile, immorale, ma resta il fatto che la guerra appartiene alla natura umana, e quando due nazioni si combattono, l’unico imperativo morale è quello di vincere ad ogni costo. I vinti potranno essere sterminati, ma non certo giudicati!

    1. BrunoWald 21 ottobre 2023

      La qualità umana e intellettuale, anche in un avversario – quale avrei considerato Croce se fossi stato suo contemporaneo – fa sempre giustizia delle mistificazioni della propaganda.

      La guerra l’abbiamo perduta tutti: alcuni, però, la persero combattendo contro i nemici che ci imposero questo infame trattato; altri, invece, collaborando con essi. E questo fa un mondo di differenza. Finché non accetteremo la dolorosa verità che non ci fu liberazione alcuna, ma solo una umiliante disfatta che ha ipotecato il nostro futuro per secoli; e che non pochi italiani, vuoi per ingenuità, per malinteso idealismo, ovvero per opportunismo e consapevole tradimento, hanno attivamente contribuito a tale disfatta, e pertanto non meritano celebrazioni retoriche ma una condanna senza appello, resteremo un popolo da quattro soldi.

      Croce probabilmente ignorava che il regime che la guerra l’aveva dichiarata era stato spinto, “indirizzato”, e in definitiva costretto, di malavoglia, da quelle forze oscure che il conflitto avevano reso inevitabile per poter perseguire i loro fini globali, e che disponevano dei loro agenti occulti anche in Italia, anche nelle fila del partito, del governo, dell’economia, delle forze armate.
      Perché le vere cause e responsabilità della 2GM, al di là dell’opinione che si può avere di ognuno dei suoi protagonisti, rimangono tutt’ora un segreto ben guardato, inaccessibile alla cosiddetta opinione pubblica.

    2. Martin 25 ottobre 2023

      Ma infatti per me uno dei problemi principali e' la storia dello scorso secolo che ci insegnano nelle scuole, ossia la versione dei vincitori. La WW1 l'hanno voluta tutti i Governi dei Paesi che l'hanno combattuta, perche' - per farla breve - non sapevano cosa fare di fronte alle richieste del proletariato industriale e contadino. Altro che "colpa di Guglielmo II".
      E anche le responsabilita' della WW2 vanno equamente ripartite principalmente tra Germania, Polonia, Urss, USA, GB e Francia, altro che " solo colpa di Hitler". Finche' non si ridiscute la storia del 900, non si esce dalla odierna decadenza.

    3. Tizio8020 25 ottobre 2023

      https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=27372

    1. Martin 21 ottobre 2023

      Fa impressione leggere le giuste argomentazioni, tipiche dell'armamentario dell' idealismo ottocentesco, di Benedetto Croce. Per inciso, somigliano molto a quelle dei sognatori del manifesto di Ventotene, quelli che immaginavano una comunita' europea che ci avrebbe liberato da guerre e oppressioni di ogni genere. Oggi chiunque le legga, sorride........

    2. BrunoWald 21 ottobre 2023

      "Oggi chiunque le legga, sorride…….."

      Vero.
      Ma la differenza è comunque abissale rispetto al livello dei quaquaraqua che tengono banco ai giorni nostri.
      Non ho mai amato Croce, ma nel confronto con i miserabili omuncoli che dovrebbero rappresentare la cultura attuale, torreggia come il Cervino.

    3. lilithdea 25 ottobre 2023

      Vero. Aggiungo che quando si magnifica lo statista De Gasperi nello story telling post resistenza, che era un politico di serie A, va detto che accettò anche lui una resa incondizionata pur di avere i soldini del piano Marshal. Infatti le elezioni di allora erano più controllate di quelle odierne, basti pensare che comunque i 5 stelle prima di essere imbrigliati anche loro al sistema le avevano vinte. E qualcosa di decente comunque lo hanno fatto, in modo confuso.

    4. Martin 25 ottobre 2023

      De Gasperi aveva studiato e vissuto per lungo tempo in Austria e ovviamente parlava perfettamente tedesco: assolutamente perfetto per assumere sulle spalle le colpe di entrambi, tedeschi e italiani. Che e' quello che ha fatto (la colpa!!!), alla fine stile Adenauer in Germania......

    5. Tizio8020 25 ottobre 2023

      ...Graziearca: era Deputato del parlamento Austriaco!!!!

    6. Martin 25 ottobre 2023

      Appunto

    1. JHON 21 ottobre 2023

      Onore a Lei Katia, per avere riportato all' attualità un documento che rimarrà nei secoli, una condanna all' ignominioso atto di resa, mascherato di pace, firmato a Parigi nel 1947 dai nostri Governanti di allora. In base di tale trattato l'Italia divenne una nazione a Sovranità limitata e soggetta alle disposizioni delle cosiddette potenze alleate. Vinti e Umiliati e ridotti in catene, oggi come allora vorrebbero toglierci anche la vita se fosse necessario per raggiungere i loro scopi, come hanno dimostrato con il siero magico, ma la verità sta vedendo la luce, ci vorrà tempo ma i traditori che hanno remato contro il Popolo Italiano saranno smascherati e puniti e con loro il potere masonico-anglo-satanico che sin dalla costruzione del canale di Suez, ha lavorato per far si che il nostro Bel Paese, non emergesse più di tanto, nel novero delle Nazioni più virtuose mondiali.

    2. ric 21 ottobre 2023

      il colmo e' che in italia festeggiamo la vittoria degli altri unitamente alla nostra schiavitu' , con tanto di frecce tricolori ....che paese di mer......

    3. lilithdea 25 ottobre 2023

      Faceva bene Silvio ai suoi tempi a disertare il 25 aprile..ovviamente non perché contrario al Regime americano che dal '47, ma direi dall' 8 settembre del '43, ridotto ad una nazione vassalla a sovranità limitata, dal 1998 anche nei confronti della Ue. Basterebbe vedere tutti i tentativi di golpe e le stragi compiute in Italia.

    4. Martin 25 ottobre 2023

      E il fatto che Berlusconi non c'e' piu', inizia a sentirsi. Vedo strane manovre a Mediaset e nel Giornale...........

Visualizzati 43 di 43 commenti approvati.