Il tramonto dell'impero Potemkin

La sconfitta di Ursula da parte di Trump è un grande spettacolo, ma poco altro?

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Simplicius – Simplicius the Thinker - 30 luglio 2025

Trump ha fatto scalpore questa settimana con la sua importante sottomissione economica dell'Europa, con l'annuncio dei suoi dazi del 15%, fatto davanti a una Ursula von der Leyen curva e servile. Ma come per tutto ciò che sgorga dalla fonte della vittoria dell'amministrazione Trump, ci sono sfumature più sottili che meritano un esame più attento.

Un ringraziamento all'analista William Schryver per averci segnalato il recente articolo di un collega di Substack che ha elaborato un'argomentazione convincente sul perché il grande “colpo di mano” di Trump contro l'UE potrebbe, in realtà, non essere altro che l'ennesima bolla di sapone:

[caption id="attachment_230208" align="aligncenter" width="1200"]w_powell_substack https://warwickpowell.substack.com/p/the-great-entanglement?utm_source=substack&utm_campaign=post_embed&utm_medium=web[/caption]

Per completezza di informazione: ci sono molti modi di vedere la questione e molti non sono d'accordo con questo particolare punto di vista, ma vale comunque la pena prenderlo in considerazione. Il fatto stesso che si debba discutere se tali “enormi benefici” abbiano un effetto rigenerante sugli Stati Uniti è, a mio avviso, di per sé un brutto segno: il continuo sbandierare cifre astronomiche – centinaia di miliardi risparmiati grazie al DOGE! Un altro lotto a dodici cifre intascato dai dazi doganali! — non si traduce mai direttamente in qualcosa di tangibile. Naturalmente, è ancora presto e dobbiamo concedere più tempo affinché tali cose possano permeare strutturalmente, ma gli anni di vuote vittorie ci hanno sfiniti tutti.

Powell inizia la sua esegesi con una dichiarazione con cui concordo: la percezione conta più della realtà, oggi più che mai nel nostro “mondo simulato”, dove il denaro e le economie stesse non sono altro che strumenti di debito e fiat con eccessiva leva finanziaria e grossolanamente sopravvalutati.

Egli prosegue sostenendo che il “colpo di mano” senza precedenti di Trump sulla misera Ursula è stato in realtà un trionfo europeo su quel fighetto narcisista facilmente persuadibile.

Ma se si guarda oltre la retorica, emerge un quadro diverso. Paradossalmente, il quadro non è quello della debolezza europea in sé (o del vassallaggio, come sarebbero tentati di dire gli europei che provano disgusto per se stessi), ma quello della strategia europea di intrappolamento da una posizione di relativa debolezza. Semmai, questo “accordo” lega gli Stati Uniti più profondamente all'architettura economica e di sicurezza dell'Europa, e non il contrario. E lo fa utilizzando l'unica cosa a cui Trump non può resistere: l'illusione di vincere.

Il suo ragionamento è che praticamente tutte le promesse fondamentali dell'accordo sono false o impossibili da mantenere, compresi i 600 miliardi di dollari di investimenti europei negli Stati Uniti, i 750 miliardi di dollari di acquisti di GNL statunitense e simili. Anche l'accordo sul dazio del 15% è considerato inefficace per un motivo intelligente: la percentuale non è abbastanza alta da innescare il trasferimento delle linee di produzione, ad esempio negli Stati Uniti, ma è appena sufficiente per imporre a tutti prezzi più alti e maggiori debiti, senza influire realmente sui cambiamenti economici strutturali desiderati a beneficio del popolo americano. Powell lo definisce “il peggiore dei due mondi”:

Impone costi di attrito all'economia statunitense senza ottenere alcun cambiamento strutturale nella geografia della produzione. In parole povere, il 15% è abbastanza doloroso da danneggiare le imprese e le famiglie, ma non abbastanza da cambiare le decisioni relative alla localizzazione della produzione.

Nota veloce: alcuni sostengono che il 15% sia una percentuale sufficientemente bassa da poter essere pagata dagli importatori anziché dai consumatori, ma si tratta di una visione piuttosto ingenua, se si pensa davvero che il costo non verrà trasferito in qualche modo. Le aziende importatrici hanno molti trucchi per fingere di assorbire il costo e poi recuperarlo dal consumatore: ad esempio, possono semplicemente “ridimensionare” qualche altro prodotto nazionale non correlato per compensare le perdite. E, anche se non lo facessero, si tratta comunque di aziende americane, il che ha effetti economici composti a lungo termine sull'intero Paese, che alla fine si trasferiscono al consumatore.

Oppio per le masse: lo Shylock-in-chief e imbonitore specializzando per i dazi dice che l'UE “pagherà i dazi” - bugie tanto belle da ingannarti! (Howard Luttnick, Segretario al Commercio USA, N.d.T.)

The EU is not paying the tariffs, the importing companies are. The companies will need to deal with this consumption tax. They will negotiate lower costs, lay off workers & pass the new tax on to the consumer. https://t.co/EJvOksENSq

— Ed Neblock (@EdNeblock) July 29, 2025

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[caption id="attachment_230207" align="aligncenter" width="1200"]howard_luttnick https://www.newyorker.com/magazine/2025/07/28/donald-trumps-tariff-dealmaker-in-chief[/caption]

Si potrebbe obiettare: ma questi “prezzi più elevati” e i disagi per i consumatori sono compensati dalla promessa dell'UE di investimenti monumentali nell'economia statunitense con i suddetti trilioni in GNL e altri cosiddetti acquisti. Il problema è che queste cifre sembrano inventate di sana pianta, secondo la pratica ormai diffusa che si osserva regolarmente in Ucraina alla quale, per esempio, sono stati promessi missili Patriot solo per poi vedere la Germania e altri paesi litigare su chi pagherà cosa e come.

Allo stesso modo, Powell sostiene che 750 miliardi di dollari in acquisti di GNL in tre anni sono ridicoli, vista la semplice matematica che ne sta alla base:

Cominciamo con la cifra più audace: 750 miliardi di dollari in acquisti di GNL in tre anni. Nel 2024, l'UE ha importato circa 45 miliardi di metri cubi (bcm) di GNL statunitense, per un valore di circa 16-19 miliardi di dollari. Solo nella prima metà del 2025, ne ha importati altri 46,5 bcm, in linea con i quasi 93 bcm previsti per l'intero anno; si tratta di circa 33-39 miliardi di dollari, ipotizzando prezzi di mercato di 10-12 dollari/MMBtu.

In breve, l'UE dovrebbe aumentare sia il volume che il prezzo di oltre sei volte per raggiungere l'obiettivo annuale di 250 miliardi di dollari. Ciò non è assolutamente fattibile.

Appena un giorno dopo, questa opinione è stata confermata da diversi colossi mainstream:

[caption id="attachment_230206" align="aligncenter" width="1000"]politico_headers https://www.politico.eu/article/eus-600bn-us-investment-will-come-exclusively-from-private-sector/[/caption]

Dopo essersi impegnata ad investire 600 miliardi di dollari nell'economia statunitense, l'UE ha ammesso di non avere il potere di portare a termine tale impegno. Questo perché il denaro dovrebbe provenire esclusivamente da investimenti del settore privato, su cui Bruxelles non ha alcuna autorità.

L'articolo sopra riportato spiega che la Commissione europea ha ammesso, poche ore dopo la firma del c.d. “accordo colossale”, che gli investimenti promessi proverranno da società private alle quali non sono stati offerti incentivi per farlo, il che significa che l'intera messinscena non è altro che un'altra vuota dimostrazione di “pio desiderio”, volta a ingannarci con una breve operazione di pubbliche relazioni.

Ma l'idea che si possa contare sul settore privato per fornire quel livello di investimenti è stata accolta con scetticismo.

Questa parte dell'accordo è in gran parte performativa”, ha detto a POLITICO Nils Redeker del think tank Jacques Delors Centre. “[L'UE] non è la Cina, giusto? Quindi nessuno può dire alle aziende private quanto investire negli Stati Uniti”.

Al giorno d'oggi, praticamente tutta la politica estera è condotta in questo modo. Il ritmo della nostra era digitale iperconnessa ha facilitato una sorta di simulacro in cui nessuna esagerazione, menzogna o assurdità è troppo grande, purché possa essere rapidamente spazzata via da una ancora più grande. Se non ce n'è una disponibile, i maghi dei media mainstream hanno il compito di agitare le mani su qualche nuova “crisi” o “indignazione” per coprire le tracce di ciò che deve essere dimenticato.

Ma perché, vi chiederete, Powell giunge alla conclusione che l'accordo non è solo un ologramma, ma al contrario un astuto trionfo da parte degli europei in declino? La risposta sta in una tesi convincente secondo cui l'obiettivo principale della Regina dei Vermi era quello di intrappolare Trump e gli Stati Uniti nella politica europea e nella guerra infinita dello Stato profondo europeo. Egli conclude:

Offrendo cifre gonfiate, numeri da prima pagina e “grandi vittorie”, l'UE garantisce che:

  • L'industria della difesa statunitense sia finanziariamente legata all'Europa;
  • Il settore energetico statunitense sia vincolato all'Europa, ma con una capacità limitata di raggiungere effettivamente i numeri dichiarati, il che significa che gli acquirenti europei tornano comunque sul mercato;
  • Il sistema finanziario statunitense continui ad assorbire capitale europeo, che è solo una conseguenza dei persistenti surplus commerciali europei nei confronti degli Stati Uniti; e
  • Qualsiasi tentativo da parte degli Stati Uniti di ridurre la propria impronta in Europa comporterebbe ora un enorme costo economico interno.

In effetti, sotto l’apparente sottomissione, l'Europa ha creato un intreccio strategico per gli Stati Uniti nelle questioni di sicurezza europee. Trump pensa di stare vincendo, ma la realtà strutturale è che gli Stati Uniti sono gravati da maggiori responsabilità, maggiori aspettative e una maggiore esposizione economica.

Ora, forse la conclusione di cui sopra è un po' esagerata per ottenere un effetto drammatico. Senza analizzare in modo più approfondito i dati economici, non è chiaro quanto sia davvero “astuta” o deliberata questa svolta europea. Ma è vero che, con il pretesto di dare all'ego di Trump una spinta economica di cui aveva molto bisogno, l'Europa è riuscita almeno a manovrarlo in modo che sostenesse perpetuamente il complesso militar-industriale europeo e, per estensione, la guerra in Ucraina. Questa non è una vittoria europea in sé, ma un grave disastro per il futuro dei cittadini europei medi; tuttavia, è una vittoria per lo Stato profondo europeo, le cricche di Bruxelles e Londra controllate dalla finanza privata generazionale, il clan dei banchieri che deve mantenere il potere a tutti i costi e non può permettere che un sistema rivale emerga sulla scena globale, tanto meno alle loro porte.

Un altro punto di vista proposto:

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Come affermato sopra, si può sostenere che ciò a cui stiamo assistendo è un processo di autoassemblaggio in cui si sta verificando l'inevitabile frammentazione del mondo post-globalista, basato sul modello della “società aperta”. E gli Stati Uniti, sapendo di non poter più controllare questo processo né dominare le fazioni emergenti, si sono semplicemente rassegnati a suddividere il mondo in sfere e a progettare un rinnovato dominio della propria sfera come una sorta di premio di consolazione. Si tratta di una tattica di ritirata necessaria: se non possiamo essere padroni del mondo, saremo almeno padroni assoluti della nostra metà.

Un altro punto di vista stimolante sugli sviluppi è stato espresso da un analista francese:

Alcune riflessioni casuali sull'accordo:

-Dopo una fase di “globalizzazione felice”, l'UE rischia di entrare in una fase di “vassallaggio felice”. Gli Stati Uniti sono passati dall'essere un signore feudale “benevolo” a uno molto più aggressivo.

- Eppure, nonostante l'imbarazzo politico, resta da vedere se tutto questo sia poi così negativo dal punto di vista economico. Il 15% è negativo, ma sospetto che gran parte sarà pagato dai consumatori statunitensi a causa dell'inelasticità. Anche i produttori globali alternativi sono comunque soggetti a dazi

-Trump ama le sue “vecchie” industrie statunitensi. Cosa lo entusiasma? Che i consumatori dell'UE acquistino pick-up e SUV. Non sono certo le industrie del XXI secolo. Dubito fortemente che esista un mercato enorme per questi monster truck sovradimensionati e costosi. Sospetto che i veicoli elettrici cinesi, nonostante i dazi elevati, saranno molto più adatti.

- Il diavolo è nei dettagli. Si tratta solo di un accordo politico, sono curioso di vedere come andrà a finire nella pratica la questione dei miliardi di dollari in energia e armi, perché l'UE non può obbligare gli Stati membri ad acquistare energia o armi dagli Stati Uniti. Basta guardare il recente accordo con il Giappone.

Anche lui sospetta che gran parte dell'accordo sia discutibile, solo fumo negli occhi per le pubbliche relazioni. L'intera farsa globalista a questo punto consiste nel presentare un'immagine di solidarietà, crescita e “ottimismo”: una sorta di operazione psicologica narcotizzante per le masse che annegano nell'inferno postmoderno del collasso sociale e culturale. Considerate questi accordi nient'altro che un teatro kabuki volto a nascondere la massiccia stampa di debito della banca centrale destinata a sostenere ancora per un po' il sistema in disgregazione. A questo punto, l'unico mandato rimasto alla cricca dell'élite è quello di nascondere il degrado e presentare un'aria di “salute” e integrità strutturale sistemica: nient'altro conta per loro, ma la farsa non ci inganna più.

Certo, ciò che Trump sta facendo è di gran lunga superiore alla pantomima senza vita del regime decrepito di Biden. Dal punto di vista degli Stati Uniti, Trump sta almeno tentando qualcosa di radicale, piuttosto che il solito malthusianesimo keynesiano iperprogressista. Ma, allo stesso tempo, la crescente insipidità di ogni nuova “vittoria” può essere interpretata solo come una teoria del salto del gatto morto del declino imperiale terminale degli Stati Uniti. Tutto lo sfarzo e la gloria associati al “trionfale” ritorno al trono di Trump sembrano essere una sorta di ultimo respiro di un cadavere ormai rigido: tutto ciò che vediamo suona vuoto, ogni iniziativa è superficiale e di breve durata; la sottile patina dorata si sta scrostando, rivelando il vinile consumato.

Questo si traduce nelle “vittorie” combinate della sfera atlantista euro-americana. Siamo bombardati quotidianamente da proclami di nuove iniziative audaci, adornate con sfarzo e fronzoli, ma non viene mai fatto nulla di concreto: le condizioni di vita non migliorano e le infrastrutture continuano a marcire. Nel frattempo, l'Oriente registra una crescita tangibile con la nascita di nuove città nel deserto e ogni settimana vengono annunciate nuove meraviglie ingegneristiche, come è avvenuto il mese scorso quando l'India ha inaugurato il ponte ferroviario di Chenab, ora il ponte ferroviario ad arco più alto del mondo:

chenab_railway_bridge

Oppure, solo la settimana scorsa, quando la Cina ha dato il via ai lavori per il suo incredibile megaprogetto: la diga idroelettrica di Motuo, che sarà la centrale idroelettrica più grande e potente del mondo, superando persino la diga delle Tre Gole con un aumento di potenza pari a tre volte quella attuale.

Nel frattempo, sia Trump che Biden – anni fa – hanno annunciato i propri megaprogetti infrastrutturali da oltre mille miliardi di dollari destinati a trasformare l'America, nessuno dei quali è andato in porto o ha portato alla realizzazione di qualcosa. Questo è il salto del gatto morto: non è rimasto altro che qualche ultima vanteria e promesse rubate, mentre gli avvoltoi della Silicon Valley raccolgono gli ultimi resti dal cadavere.

L'unico barlume di speranza, almeno per quanto riguarda il tema dei dazi, è il seguente: il piano tariffario complessivo non è mai stato realmente inteso come un'operazione isolata per fare cassa, ma piuttosto come l'inizio di una riorganizzazione strutturale dell'intero sistema finanziario, con conseguenze prima per gli Stati Uniti e, presumibilmente, poi per il resto del mondo. Ciò è dimostrato dai ripetuti richiami di Trump agli Stati Uniti del XIX secolo e dal suo desiderio di sostituire l'imposta sul reddito con i dazi.

Pertanto, non dovremmo necessariamente criticare e giudicare ogni singola transazione tariffaria in base ai suoi meriti, piuttosto dare tempo affinché il piano a lungo termine possa dispiegarsi nella sua interezza. Forse c'è speranza che qualcosa nel sistema venga riorganizzato grazie alla graduale attuazione di questo nuovo – o meglio, ripensato – paradigma. Ma, alla fine, non si può sfuggire alla sensazione che, nonostante le speranze di una più ampia ristrutturazione globale, qualsiasi beneficio che ne deriverà non rappresenterà altro che l'ultimo debole salto di un gatto morto. Le basi sistemiche prevalenti nel XIX e all'inizio del XX secolo semplicemente non esistono più, e la mostruosità della finanza e del capitale globali che è cresciuta dal dopoguerra probabilmente non potrà essere smantellata nemmeno con queste misure parziali, lungimiranti e ben intenzionate.

A questo punto, l'unica certezza di trasformazione risiede nell'ascesa di un sistema rivale in Oriente che, in ultima istanza, porterà alla fine di quello gestito dalla vecchia nobiltà. L'unico problema è che è impossibile per loro arrendersi senza combattere e dovranno scatenare una grande guerra per preservare la loro egemonia in declino.

Simplicius76Simplicius76, approfondite analisi di geopolitica e dei conflitti, con un pizzico di ironia.

Link: https://simplicius76.substack.com/p/sundown-on-the-potemkin-empire-trumps

Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per ComeDonChisciotte

Commenti (3)

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Mostra commenti 3 caricati
    1. DrCaligari 31 luglio 2025

      Devi capire il piccolo per capire il grande, non vedo queste enormi contrazioni nel consumo né in me né in generale in Italia o in altri paesi. Vuol dire che la situazione è sotto controllo e le dichiarazioni, gli spaghetti che urlano ai venti per farci prendere sono solo virtuali. 8 miliardi e passa di soggetti da gestire, cosa possiamo capire delle vere politiche? Facciamolo ex post il tuo paese è in guerra, il tuo livello di consumo è crollato? Dei conflitti presenti si va cercando una mediazione per risolverli? Che poi dove c'è una guerra un problema esiste guardare il caso delle BR in Italia: vero magari delle infiltrazioni e tutto ma la questione conflittuale era comunque presente, radicata. Non è questione di egoismo quindi dire io sto qua e sto bene ma più semplicemente che ognuno sa della situazione sua.

    1. nicolcass 31 luglio 2025

      la foto mi ricorda un dialogo tra Pluto e Paperoga..due casinisti al cui confronto Fantozzi sembra un cazzuto del Mossad.

    2. ric 31 luglio 2025

      manca MALACHIA ....

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