IL TIMES E BERLUSCONI: MACCHE’ NOEMI

IL TIMES E BERLUSCONI: MACCHE’ NOEMI

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Che il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “clown” e “buffone sciovinista”, e ciò solo per motivi di indignazione politica, lo lascio credere ai giornalisti, ma noi persone raziocinanti dobbiamo andare oltre. Un quotidiano della portata del Times, storico bastione del conservatorismo mondiale, voce internazionale dei Consigli di Amministrazione più potenti del pianeta, non si muove così violentemente per così poco (Noemi e festini), né è pensabile che abbiano scoperto solo oggi che Silvio Berlusconi alla guida del G8 è come un orango alla guida di un pullman. La scusante ufficiale per quell’editoriale di fuoco ai danni del Cavaliere è un insulto all'intelligenza. Rattrista, ma non stupisce, che in Italia nessuno dei paludati opinionisti pro o anti ci stia pensando.

Il motivo è altro, non v’è dubbio, ed è assai più importante. Per farvi capire, cito la caduta dal potere del dittatore indonesiano Suharto nel 1998. Uno dei peggiori assassini di massa del XX secolo, nulla da invidiare a Hitler per numero di morti, era il cocco di mamma degli USA e della Gran Bretagna, media inclusi, che lo adoravano perché obbediva puntigliosamente a ogni diktat dell’establishment economico neoliberale d’Occidente e soddisfaceva ogni sua voracità di profitto, naturalmente a scapito dell’esistenza di milioni di disgraziati suoi connazionali.

Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta. L’allora Segretario di Stato di Clinton, Madeleine Albright, gli disse due parole secche. Fine di Suharto.

Torno in Italia. Io sono convinto che lo stesso meccanismo sia in opera col nostro capo di governo. Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui. Forse non gli sta obbedendo, da troppo tempo, e la corda si è spezzata, dunque l’attacco del Times. C’è un’ipotesi ragionata (e qui documentata) che vale la pena considerare e ve la propongo come riflessione. Naturalmente, seguendo lo schema Suharto, per l’establishment degli investitori internazionali non è altrettanto facile sbarazzarsi di Berlusconi. Un dittatore al tuo soldo lo sciacqui giù dal lavandino con relativa semplicità, basta chiudere i rubinetti che lo foraggiano. Per un leader democraticamente eletto le cose sono molto più complesse. Di mezzo c’è la sua gente (noi) che ahimè lo vota, e continua a votarlo. In quei casi la strategia è altra, e nel mondo anglosassone si chiama ‘character assassination’. Lo si dipinge sui maggiori media compiacenti come uno scandaloso incapace, si fanno cordate con alcuni media dell’opposizione interna, e si spera che in tal modo egli ne riceva un danno elettorale. Ma soprattutto gli si manda un messaggio, chissà mai che non si ravveda. Purtroppo per i manovratori, in questo caso hanno a che fare con gli italiani, e questo non l’avevano previsto. Ma continuiamo.



Berlusconi entrò sulla scena politica come il tipico Liberista economico (Liberal Economics), colui cioè che invoca privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Nelle Corporate Boards della City di Londra come a Bruxelles fu un giubilo unico. Era il 1994, Tangentopoli aveva appena eliminato quella fastidiosa classe politica così statalista, popolana, centralista, che non piaceva affatto alla classe dei neoliberisti rampanti di Londra e Washington. L’ipotesi che Tangentopoli sia stata teleguidata dall’esterno proprio per far strada alla Liberal Economics sul modello Thatcher/Reagan, non è cospirazionismo da Internet; ne discussi molto seriamente una sera con l’ex magistrato del pool Gherardo Colombo, che già ne sapeva qualcosa. Torniamo al ’94. Dopo pochi mesi fu chiaro che l’uomo di Arcore era tutto meno che un purista del mercato. Prima cosa, nella sua compagine di governo troneggiavano (ancora oggi) partiti simil-nazionalisti con legami molto radicati con le classi medio-basse, e avversi al concetto di leadership finanziaria sovranazionale incontrastata. Secondo, e ancor più cruciale, Berlusconi non dava segno di voler trasformare la ricca Italia in una trincea del capitalismo speculativo d’assalto, col minor numero di regole possibili, e paradiso degli investitori selvaggi. E mai lo ha fatto. L’Italia dei tre mandati del Cavaliere rimane ancora oggi un Paese tradizionalista nel Capitale, nelle banche, zeppo di zavorre statali, poco profittevole (questo fra parentesi ci ha salvato dal crack finanziario USA, ma agli investitori frega nulla di noi cittadini e dei nostri risparmi, nda). L’ipotesi è dunque che nella stanza dei bottoni i famelici Padroni del Vapore si siano spazientiti dopo anni di frustrazione dei loro piani per l'Italia, ergo l’attacco del Times. Vediamo i fatti.

Siamo nel 2004, la prestigiosa e influente fondazione di destra neoliberale Stockholm Network di Londra pubblica un rapporto dove si legge “Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro (due teorici ultra Liberisti italiani, nda) sono delusi dalla differenza fra la retorica del Libero Mercato di Silvio Berlusconi e la sua reale capacità di fornire le tangibili riforme dell’ostinata burocrazia statale italiana” (1). Parole che trovano eco su decine di pubblicazioni della destra economica europea, sigle troppo oscure per questo contesto, ma tutte improntate a un senso di delusione verso le politiche economiche di Silvio. Passano due anni e il noto Economist (che non è quel bastione di progressismo che alcuni sciocchi qui pensano, nda) scrive: “L’Italia necessita urgentemente di riforme radicali, ma la coalizione di Berlusconi, che in teoria doveva essere dedita al Liberismo economico, ha fatto quasi nulla nei suoi 5 anni al governo” (2). Da notare che siamo nel 2006, a poco dall’avvento del governo Prodi, che riceverà in quegli anni il plauso di una ridda di fanatici del Libero Mercato, come il Fondo Monetario Internazionale, e il motivo c’è: Prodi alla Commissione Europea fu uno dei falchi del Liberismo economico, e nella stanza dei bottoni sapevano bene a quel punto che per ottenere le radicali riforme del lavoro e della finanza, in Italia era sui dalemiani che bisognava puntare, visti i tentennamenti di Silvio. Dopo pochi giorni esce il tedesco Der Spiegel: “L’amministrazione Berlusconi non ha mai mantenuto le promesse di taglio alle tasse, ulteriori privatizzazioni, e riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e privare le burocrazie del potere”. (3)

Dopo pochissimo dall’elezione di Prodi, l’università di Harvard negli USA indice un seminario ultra neoliberal sull’economia italiana, presente anche Gianfranco Pasquino (ops!). Nella pubblicazione degli atti si leggono le parole di Alberto Alesina, professore ‘Nathaniel Ropes’ di politica economica nel prestigioso ateneo, che dopo aver ricordato i compiti futuri del bravo Prodi, dice: “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi, e rendere più facili i licenziamenti”. (4) Cioè una pessima pagella, a suo dire, dei precedenti anni di Berlusconi, che anche l’Economist continuava a definire “assai scarsi di riforme delle insostenibili pensioni e dell’inflessibile (sic) mercato del lavoro”, da parte di un leader “mai veramente interessato alle riforme” (5). Il fuoco di sbarramento contro il ‘disobbediente’ Cavaliere è a questo punto massiccio. Le bordate arrivano anche dagli USA, e proprio guarda caso allo scadere del breve mandato Prodi. Il Wall Street Journal, voce dei falchi fra i falchi della finanza di destra, scrive a pochi giorni dalle elezioni del 2008 che “Berlusconi ci ha deluso in economia durante il suo ultimo mandato”. La vicenda Alitalia sta infuriando, cioè, sta infuriando gli investitori esteri assetati di affari sul cadavere della nostra linea aerea, mentre Berlusconi osa ipotizzare una cordata italiana per il salvataggio. Scrive il WSJ: “Berlusconi la scorsa settimana se n’è uscito contro la vendita di Alitalia, e questo è un segnale di mancanza di dedizione alle riforme”…. “Air France-KLM volevano garanzie che i sindacati e i politici non bloccassero le dolorose ristrutturazioni (per i lavoratori, nda)” E dopo due righe di plauso per il compiacente Veltroni, il quotidiano dà l’affondo: “Berlusconi aveva promesso tagli alle tasse, riforme del mercato del lavoro e liberalizzazioni, ma ha fallito in tutto… Egli si è rivelato più un nemico corporativo del Libero Mercato che un Liberista economico disposto a fare ciò che è necessario” (6)

Alitalia non va giù agli investitori internazionali, e infatti non poteva mancare la regina dei loro quotidiani, il Financial Times, che tenta nel settembre del 2008 di mandare un richiamo all’insubordinato Cavaliere, suggerendogli di “… seguire l’esempio della Thatcher, e di sfidare i sindacati a scoprire le carte, così da far scoppiare l’ascesso (sic) di 30 anni di relazioni sindacali italiane irresponsabili e dannose” (7). E ancora: “Nonostante la sua immagine da imprenditore neoliberale, Berlusconi, dicono i critici, si trova a suo agio a fare il dirigista statale, con l’Alitalia in primis. La compagnia viene consegnata a un gruppo italiano e sottratta ai compratori stranieri” (8) E che il Financial Times avesse anch’egli dichiarato una guerra permanente a Berlusconi, anche se con metodi decisamente più ortodossi di quelli del Times, lo dimostra quanto ha scritto poche settimane fa, con toni sprezzanti: “Il suo primo governo nel 1994 non ha combinato nulla. I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006 sono stati noti per aver fallito di nuovo nell’introdurre in Italia le riforme Liberiste così essenziali al Paese per essere competitivo nell’eurozona” (9).

Ricordo a questo punto, per chi si fosse perso, che questo coro martellante che pronuncia sempre le parole magiche ‘riforme’ e ‘Liberismo’, altro non chiede se non la solita ricetta precedentemente descritta: privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (come peraltro leggibile nelle dichiarazioni riportate). La ricetta, cioè, che di noi persone e del nostro sangue versato se ne fotte, e che pretende solo una cosa: Unlimited Corporate Profits. Ne è un esempio brillante una delle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (leggi il Tesoro USA) fatte all’Italia allo scadere del 2008, altro rimbrotto al Cavaliere. E’ profferta con un linguaggio omeopatico, ma la si può leggere fra le righe: “Gli autori apprezzano in Italia gli sforzi per diminuire la disoccupazione (nota dell’autore: si preoccupano dei nostri senza lavoro?). Gli autori incoraggiano una seconda tornata di riforme del mercato del lavoro, per rafforzare il legame fra redditi e produttività (nda: vale a dire il valore e la qualità di vita della persona misurato unicamente in termini di contributo al profitto altrui). Gli stipendi devono adeguarsi alle differenze regionali (nda: gabbie salariali, su cui il FMI insiste da tempo), il lavoro a tempo indeterminato deve essere più flessibile (nda: già praticamente non più in offerta, qui si chiede che sostanzialmente scompaia), in tandem con una rete di ammortizzatori sociali maggiorati (nda: ci risiamo, socializzare i danni e privatizzare i profitti, cioè lo Stato paga per la disperazione dei lavoratori, le aziende licenziano e si ri-quotano in borsa).” (10) Questa abiezione sociale è ciò che realmente si cela dietro alla parola ‘riformismo’ (Rutelli, Prodi e D’Alema + seguaci prendano nota).

Ma torniamo a Silvio Berlusconi. L’ultimo avvertimento gli giunge proprio dal Times il 7 maggio 2009, e in toni inequivocabili: “Nei suoi due maggiori mandati Berlusconi ha fallito nelle riforme così disperatamente urgenti in Italia… La UE e l’OECD continuamente rivelano l’eccessiva regolamentazione del business (in Italia, nda)… I lavoratori statali rimangono protetti… e le sue sbandierate riforme del sistema pensionistico sono state minimali… le tasse rimangono alte, e la resistenza del suo governo a tagliare la spesa pubblica è enorme” (11).
v

Tre settimane dopo, il possente quotidiano britannico perderà di colpo la sua celebrata compostezza dopo 224 anni, e dalle sue pagine partirà un attacco sgangherato e volgare a Silvio Berlusconi. Vi si leggerà che è “un clown”, “un buffone sciovinista”, un playboy patetico, la cui performance con le signorine e nei confronti degli italiani curiosi della vicenda Noemi è inaccettabile, per il bene della democrazia e del mondo intero. Certo, come no.

E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fatta infinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.

Nota a margine per l’Egregio direttore del Times:

“Sir, non mi risulta che negli anni cha vanno dal 1997 al 2007 il Suo giornale abbia mai usato termini così aggressivi per Mr Tony Blair, PM, mentre si rendeva corresponsabile di crimini contro l’umanità (Turchia, Timor, Ex Yugoslavia, Iraq, Palestina, Afghanistan…) e di alto tradimento della patria mandando a morire truppe britanniche su basi mendaci, oltre ad aver ridotto le classi disagiate della Gran Bretagna a livelli di povertà “pre-Vittoriana” (The Guardian), tanto che l’organizzazione Medecins du Monde ha dovuto aprire delle tende-cliniche di strada in diverse periferie urbane britanniche. Gradirei una spiegazione, Sincerely Yours, Paolo Barnard"

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=116

17.06.2009

Note:

1) Stockholm Network, THE STATE OF THE UNION: MARKET-ORIENTED REFORM IN THE EU IN 2004

2) The Economist 7/01/2006

3) Der Spiegel 30/01/2006

4) April 20, 2006, Harvard Gazette

5) The Economist, Apr 3rd 2008

6) WSJ MARCH 25, 2008

7) Financial Times, Sep 22 2008

8) FT, October 18 2008

9) FT, May 28 2009

10) INTERNATIONAL MONETARY FUND ITALY: Staff Report for the 2008 Article IV Consultation. Prepared by Staff Representatives for the 2008 Consultation with Italy. January 7, 2009

11) The Times, 07 May 2009

Commenti (56)

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    1. robocop 17 giugno 2009

      Ammettiamo che tutto quello che è scritto su questo articolo è vero, allora chi difende Berlusconi?

      Signor Barnard, lei è troppo intelligente per semplificarla in questo modo, lei è in malafede.

      Qui le ipotesi sono due:


      1) O Berlusconi è fin dall'inizio a servizio di quei poteri che lei dice essergli contro.


      2) O qualcosa molto più potente di Berlusconi lo controlla e lo protegge.

      La tesi del ricco contro tutti i poteri forti, non a mai funzionato (vedi Kennedy) è Berlusconi non mi sembra il tipo che si sacrifica da Eroe per la libertà degli italiani.

      Allora se lei è un giornalista onesto, identifichi i due poteri che si combattono, è la pianti di fare articoli a senso unico.

      Un giornalista libero identifica chiaramente tutti gli attori in campo, altrimenti è in malafede.

      Lei fa la stessa cosa che fanno Santoro, Grillo e Travaglio, ma almeno loro si schierano apertamente, lo dicono chiaramente che il loro essere di parte è per loro un riequilibrio dovuto ad un potere eccessivo in mano a Berlusconi.

      Lei è molto più disonesto, perché evidenzia i poteri forti che sono dietro la sinistra e non facendo vedere quelli che sono dietro la destra, fa sembrare Berlusconi un eroe che combatte solo contro tutti.

      Visto che entriamo nel complottismo le chiedo:

      Chi c'è dietro a Berlusconi?

      Perché anche quando la sinistra poteva togliergli il potere televisivo, non lo ha fatto?

      Quali sono i rapporti di Berlusconi con la Mafia?

      Quale altro potere insieme alla mafia sta dietro a Berlusconi?

      Lei è un giornalista da anni, si dimostri serio, lei lo sa che la partita, non è:

      USA-GB-ISRAELE conto Berlusconi e Italiani, da tempo che l'avremmo persa.

      E nemmeno è pensabile che Berlusconi sia difeso da PUTIN.

      Dico la mia:

      Ma non è che PDL e PD sono controllati dalla stessa lobby di potere, e si ricordi che di leggi a favore di quei poteri i governi di centro-destra ne hanno fatte in quantità cosi come il PD.

      Forse con tutte le sue magagne, Grillo si dimostra più serio di lei, quando afferma che PDL e PD sono espressioni dello stesso potere.

      Al massimo si può pensare che all'interno dello steso potere si contrappongano diverse correnti, ma comunque tutte curano i loro interessi non quelli dei popoli.

      Le do un consiglio, scriva l'altra metà di questo MEZZO articolo.

      Se poi vuol sapere perché anche i giornali di quei poteri forti bacchettano Berlusconi, è semplice, per ricordargli chi comanda.

      Saluti

    1. Enrico 17 giugno 2009

      Mi sembra ci sia un po’ di confusione nell’articolo di Barnard.

      La pressione fiscale è sempre rimasta alta negli ultimi 15 anni con qualsiasi governo in carica.
      Unica eccezione: Prodi ha tolto l’ICI ad una parte di italiani e Berlusconi ha completato l’opera l’anno scorso.
      Capitolo privatizzazioni: le hanno fatte tutti i governi negli ultimi 15 anni, chi più chi meno.
      Ma tutti fondamentalmente male, senza alcuna reale apertura del cosiddetto mercato e della concorrenza.

      No comment poi sull’idea “geniale” partorita da Tremonti, quella delle “cartolarizzazioni” conclusasi con una totale svendita di tutto il vendibile aggravata dagli ulteriori danni per le casse dello Stato che aveva già speso soldi che pensava di incassare in futuro e che però non ha mai incassato.

      Stendiamo poi un velo pietoso sulla questione Alitalia, su cui Berlusconi ha fatto campagna elettorale in nome dell’italianità. Alitalia tra qualche anno finirà ugualmente in mani straniere a costi però inferiori di quanto avrebbe dovuto sostenere Air France se fosse andata in porto l’operazione del governo Prodi, e senza l’accollamento dei debiti di Alitalia (già scaricati sui contribuenti italiani).
      E alla fine la cordata italiana completerà così i suoi profitti da tutta questa operazione, già ben remunerativa per le loro esclusive tasche, mentre la compagnia aerea sta sprofondando sotto gli occhi di tutti.

      In Italia, per fortuna o per sfortuna, il turbo liberismo non c’è mai stato né mai ci sarà. Così come non c’è mai stata né mai ci sarà una vera concorrenza. E questo vale per chiunque è e sarà a Palazzo Chigi.

      Piuttosto, è la politica energetica dell’ENI (e dell’Italia quindi) che sta dando veramente fastidio a certi gruppi di potere internazionali. Ma Berlusconi è semplicemente uno strumento dell’ENI, che ha già ampiamente utilizzato, e continua a farlo, i buoni rapporti personali tra Berlusconi e Putin.
      Che poi Berlusconi sia consapevole o meno del fatto che scegliere South Stream piuttosto che Nabucco potrà costargli caro in futuro si vedrà. Ma soprattutto gli costerà caro se con questa scelta anche lui ha già o avrà nel prossimo futuro dei sostanziosi e personalissimi tornaconti economici.

    1. antoniona 17 giugno 2009

      "Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui...."

      Penso che siano fondamentali in tal senso gli accordi per le forniture di gas stretti con Libia e Russia.
      Quelli che, dicendosi di sinistra, si schierano acriticamente con gli anglo-americani, sono due volte traditori: oltre a tradire i lavoratori (che patria non hanno, essendo una merce libera di circolare), si schierano anche a vantaggio della borghesia di altri paesi.
      Marx li avrebbe sputati in faccia.

    1. glomer 17 giugno 2009

      Adesso mi vorreste dire che chi ha votato Berlusconi, ha fatto il male minore a questo paese, in questo periodo storico???
      Bah!!! Sono d'accordo in parte con Barnard...

    1. Tetris1917 17 giugno 2009

      qualche considerazione:

      1) In Italia siamo i primi ad avere leggi ultra liberiste per il mercato del lavoro: introdotte dal duo D'alema-Berlusca nel biennio 2000-2002

      2) Abbiamo il costo del lavoro, soprattutto al sud piu' basso in Europa (in cui ci sta pure la Romania)

      3) Tutto sommato il tessuto industriale ancora tiene

      4) Ampi settori dell'economia in mano privata.




      Allora i problemi sono:

      1) Costo della macchina pubblica che drena risorse a tutto spiano

      2) Debito pubblico

      3) Italia a due motori

      4) Incapacita' organica ad affrontare il cambiamento




      Questo all'estero (FMI) lo sanno. Forse speravano in un terreno fertile tipo Argentina pre-2001, ossia pre-collasso economico.



      Allora, per attuare i piani del capitalismo globale, sono piu' funzionali i Prodi o i D'alema che questi seguaci le gnocca, o come si dice da me, "purchiacca" :-)

    1. eresiarca 17 giugno 2009

      Concordo. Fa piacere constatare che anche Barnard si sia "svegliato".
      Solo un paio di cose, di cui una non emerge chiaramente:
      1) Mani Pulite fu fatta effettivamente in nome del "Libero mercato", per ridurre l'Italia ad uno stato da colonia centramericana a maggior gloria di Usa-Sion, ma il soggetto che doveva beneficiarne era la Sinistra, non Berlusconi, che a tutti gli effetti si è configurato come un "imprevisto" (così si spiega la sua rapida "scesa in campo").
      2) Non è vero che nessuno si è accorto di quale torbida manovra viene attivata contro Berlusconi. Basti leggere certi articoli di "Libero", oppure, sul versante di coloro che non occupano posizioni di potere, né a destra né a sinistra, le analisi di G. La Grassa e Petrosillo sul blog "Ripensaremarx".
      Anche sul sito del Coordinamento Progetto Eurasia si possono trovare analisi sul "complotto contro Berlusconi" (per esempio, quella di E. Galoppini e A. Grego). Comunque, più sono quelli che si accorgono della torbida manovra e meglio è.
      Ma stiamo sicuri che il primo ad esserne informato è Berlusconi stesso!
      Piaccia o non piaccia, al di là dei nostri rispettivi "mondi migliori possibili", in questo momento ogni appoggio agli attacchi portato a Berlusconi situa nel campo degli alleati di Usa-Sion.

    1. nessuno 17 giugno 2009

      Ma sai che soddisfazione raccontare tutto il marciume che c'è davanti a una platea mondiale...e a reti unificate!!!!




      Magari anche dove ha preso i soldi per iniziare la sua fulgida carriera

      Allora si che di marcio ce ne sarebbe a josa

    1. nessuno 17 giugno 2009

      Rilevo e faccio rilevare che il sig.barnad sostiene le stesse tesi del sig. daniele capezzone il servetto del papi.


      X

      katy

      Ti bannano?

      Meglio barnad hai ragione lui non ti banna

    1. chisciotte 17 giugno 2009

      per Marcusdardi: Quanta utopia..però confesso che se succedesse mi piacerebbe...ASSSAI...

    1. Marcusdardi 17 giugno 2009

      Questo articolo è davvero interessante e offre molti spunti di riflessione sui Poteri Forti, che fanno il bello e il cattivo tempo dell'economia.
      I nostro Premier potrebbe però giocarsi una rivincita, cioè quella di dire a reti unificate tutta la verità...a 360°......Certo magari crolla! (coi soldi che ha cade comunque su un morbido materasso) Ma sai che soddisfazione raccontare tutto il marciue che c'è davanti a una platea mondiale...e a reti unificate!!!!
      Ciao
      Marcusdardi

    1. katy 17 giugno 2009

      Sono daccordo sostanzialmente con te Barnard, specie su Travaglio ,Grillo , ho postato tante volte nel blog della centrale a biomasse che vuole costruire al posto dello zuccherificio di Jesi (AN)la famiglia Maccaferri di Bologna sono stata sempre bannata non sono riuscita ad inserire il post.

    1. ranxerox 17 giugno 2009

      Succinto: per la serie "si stava meglio quando si stava peggio".

    1. fernet 17 giugno 2009

      Mavalà mavalà Barnard!

      Madai...for Italy it's the mafia, camorra, 'ndrangheta, sacra corona unita, stupid. Manovalanza for the economy.

    1. PIEROROLLA 17 giugno 2009

      http://www.youtube.com/watch?v=0VqJYe7D4pA

      SONO D'ACCORDO, POI, PERCHE' TANTA ATTENZIONE DA PARTE DEI MASS MEDIA MONDIALE SULL'IRAN?

    1. nessuno 17 giugno 2009

      Whoooo, barnad che è più complottista di me!!!!!

      Il sig. barnad dimentica sempre che noi dal 1945 siamo una colonia amerikana e che da quella data tutti i politici che si sono avvicendati hanno seguito alla lettera i dicktat amerikani ivi compreso il berlusca.


      Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta. L’allora Segretario di Stato di Clinton, Madeleine Albright, gli disse due parole secche. Fine di Suharto.


      Se suharto è stato liquidato alla prima, ma era un dittatore, berlosco è stato eletto democraticamente tre volte quindi due di troppo.
      Una volta l'hanno provato e non andava bene perchè permettere una ulteriore rielezione?
      I servizi segreti , i media inglesi hanno i dati e i mezzi per sputtanare berlosco sulle sue connivenze con il malaffare italico, mafia,camorra 'ndrangheta comprese

      Dal Britania in poi il liberismo ha galoppato veloce e lo stato sociale lo stanno smantellando giorno per giorno quindi mi pare che l'analisi del sig.barnad faccia acqua da molte parti

      Si aggiunge quanto sotto quotato ,che è una vera e propria ossessione per il sig. barnad, e un articolo che , a mio avviso, fà acqua da ogni parte


      E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fatta infinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.
    1. rocks 17 giugno 2009

      Appoggio sostanzialmente la tesi, ma non bisogna scordare che le cose possono e devono essere più complesse. Intendo questo articolo come una rifessione più libera sul mondo politico italiano, il cui centro-sinistra ha enormi legami con i poteri forti finanziari (nessun mistero), ma possiede anche un'anima legata alla vecchia DC statalista e ad una sinistra che potremmo definire cooperativa, oltre a frange no-global/no-liberal (lo intendo in senso buono). Partendo da qui la riflessione diventa complessa, perché ci si deve chiedere come far emergere quest'anima. Come mettere in minoranza D'Alema e Prodi, ma non tanto nel Partito, forse lo sono già, ma agli occhi della gente. In questa lotta per la supremazia delle idee a volte sembra spuntarla il solo Tremonti, ma poi vai a capire da che parte sta, e vai a capire se lui lo sa... Perché alla fine qui il voto sembra sempre andare contro il buon senso, che forse non esiste.

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