di Glauco Benigni
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Alcuni degli ultimi dati da tenere in considerazione
Fonte: UN Trade and development
- Il mercato AI da 189 Bn del 2023 raggiungerà il valore di 4,8 Tr. nel 2033 , crescendo a un ritmo medio del 35% all’anno.
- La percentuale di AI nell’intero mercato tecnologico passerà da 7% del 2023 al 29% del 2033.
- Nel 2022, 100 aziende (in USA e Cina) hanno rappresentato il 40% degli investimenti in R&D (Ricerca e Sviluppo). USA e Cina insieme posseggono il 60% dei brevetti mondiali.
- Solo i Paesi del G7 sono coinvolti nelle maggiori iniziative relative all’AI. In 118 nazioni non si registra alcuna attività.
- L’AI potrebbe mettere a rischio il 40% dei posti di lavoro nel mondo ma contemporaneamente sviluppare un 27% grazie alle innovazioni.
Fonte: Investopedia
Nel 2024 gli USA hanno investito 110 Bn $; la Cina 10 Bn $; le maggiori nazioni europee tutte insieme 16 Bn $. Dal 2013 al 2024 la spesa pubblica degli Usa in AI è stata 5,2 Bn $ dei quali il 75% spesi dal Ministero della Difesa.
Fonte: Grand View Research
Nel 2024 il mercato globale dell’AI ammontava a 280 Bn $. Era composto da 5 aree equivalenti ognuna a circa il 20% ( Deep Learning; Machine Learning; Natural Language Processing; Machine Vision e Generative AI). Nel 2024 gli USA rappresentavano il 29,5% del mercato globale. La Cina il 19%.
Il piano d'azione: Dove c’era una fabbrica, domani ci sarà un Data Center
A gennaio del 2025 il Presidente USA Donald Trump ha emanato un Ordine Esecutivo intitolato "Rimuovere le barriere alla leadership americana nell’intelligenza artificiale". Il 23 luglio la Casa Bianca è tornata sull’argomento con il Piano d'azione per l’AI in USA. In sostanza, fa sapere Trump, si tratta di “innovare più velocemente e in modo più completo dei nostri concorrenti nello sviluppo e nella distribuzione di nuove tecnologie AI in ogni campo e smantellare inutili barriere normative che ostacolano il settore privato”. Una incitazione che sembra voler dire: “Sbrighiamoci prima che i Cinesi stabiliscano il primato”. Per qualche verso è come quando iniziò la corsa allo spazio e dopo il lancio dello Sputnik sovietico gli USA, alla fine degli anni 50 del secolo scorso, cominciarono a stanziare somme immense e a potenziare le infrastrutture della NASA per sanare il gap. Arrivando addirittura – secondo qualcuno – a simulare una sbarco sulla Luna che non ci sarebbe mai stato.
Il Piano di azione per l’AI, nelle sue 28 pagine grondanti retorica imperiale, immagina 3 trasformazioni simultanee. Un paio di rivoluzioni, sia in area industriale che nell’informazione e una “rinascita” della Scienza e delle Arti. I pilastri sui quali si fonda il progetto sono: 1) accelerare l’innovazione; 2) realizzare un’imponente infrastruttura in USA dell’Intelligenza Artificiale; 3) assumere la leadership nella diplomazia e nella sicurezza internazionale in materia di AI. Per gestire l’ambizioso progetto si immagina che i lavoratori americani dovranno essere messi al centro della nuova politica; l’AI dovrà essere libera da pregiudizi e perseguire la “verità oggettiva”. Uno dei ruoli del Governo sarà ovviamente impedire l’uso improprio dell’AI.
Come si può constatare siamo di fronte a una “lettera di intenti” impegnativa e di notevole portata. Tale da prevedere una leadership in grado di perseguire "la verità oggettiva". Una aspirazione questa che ci riporta ai tempi dell’infallibilità della Santa Sede. Un’aspirazione che speriamo non venga sostenuta come è stata sostenuta l’esportazione della Democrazia. Al di là delle affermazioni di principio Il Piano si fonda su 3 Ordini Esecutivi che sono stati emanati contemporaneamente.
Il primo si intitola Prevenire l’AI Woke nel Governo Federale. Vuol dire che, in nome della neutralità ideologica, gli LLM- Large Language Model (tipo Chat GPT, Gemini, Claude e gli altri che ci sono e ci saranno), devono essere strumenti che non manipolano le risposte a favore di dogmi ideologici quali: diversità, equità e inclusione (riassunti nel testo con l’acronimo “DEI”). Semplificando ulteriormente, significa che l’AI non deve indulgere troppo, secondo quanto già espresso abbondantemente da Trump, a favore delle discriminazioni razziali, né del gender-fluid e del transgenderismo.
Il secondo: Accelerare l’autorizzazione federale dell’infrastruttura del Data Center, impone invece delle priorità all’Amministrazione per facilitare la rapida ed efficiente costruzione di ogni infrastruttura digitale, alleggerendo nel contempo gli oneri normativi federali. E qui Big Donald si lancia come mai nessun altro Presidente ha fatto. Cosa si intende con “ogni infrastruttura digitale”? Soprattutto “Data Center”, costruiti ognuno con budget superiori a 500 milioni di dollari, in grado di gestire centinaia di megawatt, alimentati dalle migliori forme di produzione energetica, che utilizzano semiconduttori di ultima generazione e clouds e sono in grado di archiviare oceani di dati, rinvenirli a velocità che tende a infinito e proteggerli da qualsiasi minaccia fisica e informatica.
“La mia amministrazione – scrive Trump nelle premesse al Piano - ha inaugurato un'età dell'oro per la produzione americana e il dominio tecnologico. Perseguiremo piani industriali audaci e su larga scala per portare ulteriormente gli Stati Uniti in testa ai processi e alle tecnologie di produzione critici che sono essenziali per la sicurezza nazionale, la prosperità economica e la leadership scientifica. Questi piani includono i data center e le infrastrutture di intelligenza artificiale che li alimentano, comprese le linee di trasmissione ad alta tensione e altre apparecchiature”. Per facilitare la costruzione dei Data Center il Governo Federale metterà a disposizione, a condizioni agevolate, territori che sono in suo possesso.
Il terzo Ordine Esecutivo si chiama Promuovere l'esportazione della American AI Technology Stack. Con “Technology Stack” si intendono quegli apparati che integrano software, hardware, database e altri strumenti utili a gestire prodotti digitali, siti web e applicazioni per sistemi in mobilità. Questa serie di norme prevede che gli Stati Uniti non devono limitarsi a guidare lo sviluppo delle capacità di intelligenza artificiale di uso generale e di frontiera, ma anche devono far sì che le tecnologie, gli standard e i modelli di governance dell’IA americana siano adottati in tutto il mondo “per rafforzare le relazioni con gli alleati e garantire il continuo dominio tecnologico”. La frese sembra scritta apposta per gli europei, i quali sempre più si rivelano potenziali colonizzati ideali, ovvero “alleati sui quali esercitare un continuo dominio tecnologico”, specialmente per quanto riguarda le applicazioni belliche dell’AI.
In questo caso gli intenti dell’Ordine Esecutivo sono: sviluppare ed eseguire una strategia unificata del Governo Federale per promuovere l'esportazione di tecnologie e standard americani; allineare le risorse tecniche, finanziarie e diplomatiche per accelerare la diffusione di pacchetti prioritari di esportazione; partecipare alle iniziative multilaterali per la diffusione e la promozione delle proprie esportazioni; sostenere i paesi partner nel promuovere ambienti normativi che favoriscano la diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale americani; analizzare l'accesso al mercato e rimuovere gli ostacoli alla competitività delle proprie offerte. Un Ordine Esecutivo che suona dunque come uno straordinario piano di marketing planetario in cui la Casa Bianca si propone di creare e far adottare, nella sfera geopolitica della propria influenza, una serie di norme e di standard tecnici che consentano di assumere una leadership indiscutibile e non scalabile.
Il progetto generale include ovviamente anche partnership pubblico-privato relative alle sfide della catena di approvvigionamento per la robotica americana e la produzione di droni. E inoltre sostiene azioni significative del Dipartimento della Difesa affinché i militari siano posizionati in prima linea nell’innovazione e nell’implementazione dell’IA. Ciò include la trasformazione di college militari senior in centri specializzati di ricerca e sviluppo di intelligenza artificiale .
Non c’è che dire, la visione MAGA si autoesalta all’idea che gli USA assumano un ruolo primario nello sviluppo dell’AI e oltre a mille agevolazioni per il settore privato prevede anche importanti finanziamenti alle start up.
Per molti versi, questo Piano di Azione per l’AI statunitense, rappresenta l’ennesima sfida ma anche l’ennesima conferma delle enormi difficoltà tecnologiche in cui versa l’Unione Europea: un gigante economico e culturale che però appare affetto da nanismo digitale. Un Soggetto che ormai da anni, invece di innovare, si muove con i freni tirati: dal regolamento sulla privacy (GDPR), all’A.I. ACT del 2024, passando dal Digital Services Act e Digital Markets Act, tutti quadri normativi in cui brilla l’eccesso di divieti e obblighi.
15.08.2025
Glauco Benigni. Giornalista professionista e saggista.
Autore del saggio “WEBCRACY – La verità sorvegliata“
absitiniuriaverbis 4 settembre 2025
Ogni tanto ammiro il comportamento dei vulcani che non si tengono tutto dentro!
Poi mi contengo.
In fondo di incontinente c'è ne già uno che basta e avanza.