Di Patrizia Pisino
Siamo ormai vicini al 25 dicembre, una data diventata per la maggior parte delle persone una festività all'insegna dei regali, delle tavolate in famiglia e degli addobbi scintillanti. C’è chi, insieme all’albero, allestisce ancora il presepe con statuine che sembrano uscite da un racconto favolistico; altri inseriscono elementi moderni, stilizzandolo a tal punto da renderne difficile l'interpretazione.
Le città si sono accese di luminarie costose per attirare e invogliare i consumatori agli acquisti. Si percepisce una frenesia legata ai valori materiali così forte da far trascurare l’importanza della riflessione e del vero significato del dono.
O Signore fa’ che io non cerchi tanto di essere consolato quanto di consolare; di essere compreso, quanto di comprendere; di essere amato, quanto di amare. Poiché donando, si riceve; perdonando, si è perdonati; morendo, si resuscita alla vita eterna. Amen (Preghiera attribuita a San Francesco)
Il Natale viene così svilito del suo vero significato: la nascita di Gesù, luce del mondo e manifestazione di Dio sul piano terreno per guidarci a superare l'oscurità spirituale. Per la cabala ebraica tradizionale la venuta del Messia è l’archetipo dell'uomo nuovo e un punto di svolta cosmico (Tikkun) che risana il mondo, unendo il Divino (il Cielo) con l'Umano (la Terra) attraverso l'incarnazione. Rappresenta una "nuova nascita" spirituale per l'umanità, un risveglio di consapevolezza interiore e la realizzazione del potenziale divino in ogni individuo, collegato a concetti di salvezza, redenzione e rinnovamento interiore. È il momento della rivelazione: dal concepimento interiore di Maria, che accetta nel suo grembo il bambino che verrà chiamato Gesù, alla sua nascita in una grotta a Betlemme. Beit Lehem tradotto è "Casa del Pane", un chiaro richiamo al "Pane della Vita", la nascita dell'Eucaristia trasmessa da Gesù come nutrimento spirituale che porta alla vita divina.
Tutti i personaggi del presepe hanno un significato profondo, anche se spesso non ne viene colto il valore simbolico, riducendo il tutto a un racconto sterile. Cercherò di analizzarli per chiarire quale messaggio esoterico nascondano:
L’umile grotta rappresenta il mondo materiale. La Vergine è il simbolo della purezza spirituale che unisce il divino e l'umano, il Cielo e la Terra. Giuseppe rappresenta tutta l’umanità. Gli angeli sono messaggeri che arrivano sotto forma di impulsi, sensazioni o pensieri, portando opportunità per nuove esperienze. I Re Magi rappresentavano le ultime tre fasi del viaggio. Essi seguirono la stella dell’Est; l’Est rappresenta la mente più profonda. I cammelli che cavalcano i Magi (maghi) indicano la consapevolezza pura che porta i suoi doni alla mente. La mirra rappresentava la morte del vecchio, l’incenso la nascita del nuovo, e l’oro indica la realizzazione finale del Cristo. Il bue e l'asino simboleggiano l'ottusità di pagani ed ebrei che non riuscirono a comprendere la venuta del Cristo. Il pastore simboleggia l’uomo e la donna che devono badare al loro gregge (i pensieri), in modo che quelli degradanti vengano sconfitti da quelli rivolti verso la coscienza Cristica. Guardare i propri pensieri significa meditare sulla notte, simbolo del Vuoto da dove tutte le cose sono originate.
Dal Vangelo secondo Matteo vv.5-13 pregate in segreto.
"Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perchè il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate."
Così diceva Gesù per ispirare i suoi discepoli a guardare dentro di sé, perché è lì che il Regno dei Cieli dimora. Questi messaggi sono contenuti anche nelle opere di grandi artisti come Botticelli, Caravaggio, Parmigianino, Dosso Dossi, Giulio Romano, Dürer e Leonardo Da Vinci. In quanto conoscitori delle Sacre Scritture, essi riescono a trasmetterci il vero significato del Natale anche se con tecniche e scene diverse.
Un'opera realizzata da Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, poco conosciuta poiché rubata nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, ci conduce a percorrere un viaggio simbolico pieno di gioia e speranza: si tratta della "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi", unica nel suo genere. La Sacra famiglia viene rappresentata in una capanna, con San Giuseppe, l’asino e il bue, ma al posto dei pastori troviamo tre figure: San Lorenzo, San Francesco e un pellegrino (forse Frate Leone). La presenza dell’angelo che scende dal cielo con in mano un cartiglio che glorifica Dio ci fa capire che viene rappresentata una scena sacra.
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La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Caravaggio 1600[/caption]
Per comprendere i messaggi analizziamo i personaggi:
La Madonna è seduta a terra senza alcun segno di santità, guarda il figlio con adorazione ma anche con tristezza; è simbolo della sua virginea maternità nell'aver aderito al progetto di Dio per l'Umanità schiava del dolore e della miseria, pur sapendo dell’estremo sacrificio del suo adorato figlio per salvarla. Il Bimbo giace sulla nuda terra su di un panno bianco, povero e nudo.
La paglia richiama la mangiatoia su cui fu adagiato, simbolo dell'umiltà nel rinunciare alla eterna dimensione celeste da cui proveniva per immergersi nella corporalità umana. Il panno evoca il sudario che coprirà il suo corpo dopo il Sacrificio. Il bue e l'asino qui assumono un significato nuovo: diventano il simbolo di tutta la creazione pronta ad accogliere il suo Creatore. San Giuseppe è rappresentato in modo totalmente diverso dall’iconografia classica: è un uomo ancora giovane vestito con abiti secenteschi; rivolge lo sguardo verso il pellegrino e, con accanto gli strumenti del suo lavoro, diventa il custode della Vergine e di Gesù.
Il pellegrino che si appoggia sul bordone non è solo sineddoche dell'umanità in cammino verso il regno di Dio, ma anche simbolo di chi vive alla sequela di Cristo, sempre in cammino per annunciare la buona novella. San Lorenzo, riconoscibile dalla graticola, rappresenta l’esempio dell’importanza di ascoltare e accogliere la parola di Cristo fino al sacrificio personale. San Francesco, riconoscibile dalle stimmate, incarna la sua sequela di Cristo attraverso la povertà, la castità e l'obbedienza.
Caravaggio sottolinea in questi personaggi il valore glorioso della sofferenza accettata per amore di Cristo. La luce nell'opera ha una valenza allegorico-simbolica: evidenzia il sacro staccandolo dal profano e ci guida in una lettura diacronica per comprendere l'evoluzione dei personaggi. Egli coglie in un istante la nascita e la morte terrena di Gesù, svelando una realtà nascosta a chi non sa vedere.
Quest’opera eccezionale ci fa comprendere che ognuno ha uno scopo ben preciso e che tutti dovremmo contribuire all'armonia del progetto divino. In sintesi, la nascita di Gesù non è solo un evento storico ma un profondo mistero di manifestazione divina e un invito alla riscoperta del proprio potenziale spirituale.
Cerchiamo, quindi, di non essere vittime di un consumismo sfrenato. Se riusciamo a ritornare alla visione trasmessa dai vangeli, il dono diventa l’espressione della Grazia Divina: i doni spirituali ricevuti devono essere condivisi per portarci a uno stato di beatitudine, evitando ogni deriva verso la paura, il disordine e l’orgoglio personale.
Di Patrizia Pisino
22.12.2025
NOTE
Bibliografia: Jacopo da Varagine, La leggenda Aurea, Libreria editrice fiorentina.
Vangelo secondo Matteo (CEI). https://www.gliscritti.it/dchiesa/bibbia_cei08/nt47-vangelo_secondo_matteo.htm#cap_vangelo_secondo_matteo_6
akel 24 dicembre 2025
Antoine Augereau, designer di caratteri tipografici e editore parigino fu impiccato e il suo corpo bruciato il 24 di dicembre del 1534 per aver pubblicato un salmo senza autorizzazione (lo spirito natalino).
Nel periodo di cui lei parla la cristianità torturava e bruciava vivi quelli che non accettavano i suoi dogmi.
Nel continente americano i cristiani frutto della «“nuova nascita” spirituale per l’umanità» già praticavano le violenze sistematiche contro le popolazioni native che risulteranno in 50 milioni di nativi sterminati (il genocidio come “manifestazione di Dio sul piano terreno”).
natascia 25 dicembre 2025
Buon Natale. Non sento in me alcuna responsabilità per i genocidi presenti e passati. E’ tempo che le elite tornino al dibattito lasciando i dogmi alla chiesa. Forse è pure troppo tardi.