Il sabotaggio della pace in Europa

Il sabotaggio della pace in Europa

Di Thierry Meyssan, voltairenet.org

Il 23 giugno 2022 il Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea ha deciso di concedere all’Ucraina lo status di Paese candidato. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha precisato che la strada per mettere in atto le riforme economiche e politiche, condizione dell’adesione, sarà lunga (la Turchia è candidata da 23 anni). Lo staff del presidente ucraino ha già precisato che Kiev non conta di entrare nell’Unione né oggi né domani, perché ha in vista un altro progetto; ma che lo status di candidato significa ottenere un forte sostegno finanziario da Bruxelles per il raggiungimento degli standard dell’Unione. L’Ucraina ha infatti aderito al progetto polacco Intermarium: un’alleanza di tutti gli Stati che si trovano tra il Mar Baltico e il Mar Nero.
Gli Stati membri dell’Iniziativa dei Tre Mari (in blu scuro).



INTERMARIUM, AVVERSARIO DELL’UNIONE EUROPEA

Questo progetto si fonda su basi geografiche nonché su un passato storico: la Repubblica delle due Nazioni (Corona del Regno di Polonia e Granducato di Lituania), esistita dal XVI al XVIII secolo. Il progetto fu formulato per la prima volta dal principe Adam Jerzy Czartoryski, durante la Rivoluzione polacca del 1830, fu ripreso nel periodo fra le due guerre dal generale polacco Józef Piłsudski, che lo chiamò Federazione Międzymorze. Piłsudski concepì in parallelo un’ideologia che propugnava la liberazione di tutti i popoli dell’Europa centrale dall’integrazione negli imperi tedesco e, soprattutto, russo: il “prometeismo”. Come Titano, prometteva agli uomini progressi tecnologici tali da affrancarsi dai loro sovrani. Piłsudski preferiva di fatto i tedeschi ai russi, quindi non esitò ad allearsi con austroungarici e tedeschi contro lo zar. Nel 2016 il presidente polacco Andrzej Duda presentò una terza versione del progetto, l’Iniziativa dei Tre Mari (il terzo mare è l’Adriatico). I Paesi partecipanti erano undici; da pochi giorni sono dodici.

Il progetto prometeico di Józef Piłsudski faceva spazio a diverse etnie, in un’epoca in cui imperava l’ideologia di Stati monoetnici e il razzismo scientifico. Per promuoverlo Piłsudski fondò anche una rivista a Parigi, che però non ebbe successo.





In linea di principio, questo progetto rappresenta una legittima risposta politica all’assenza di confini fisici nella grande pianura dell’Europa centrale: meglio uniti che essere sottomessi o farsi la guerra. Tuttavia le cose non erano poi così chiare come era sembrato: la Repubblica delle due Nazioni era una confederazione che permetteva alla Corona di Polonia e al Granducato di Lituania di conservare il proprio funzionamento; Piłsudski immaginava invece una Federazione in cui ogni popolo si sarebbe integrato e ove i polacchi avrebbero occupato una posizione dominante. Tutti i movimenti nazionalisti dell’Europa centrale fanno riferimento alla Repubblica delle due Nazioni, ma ne traggono conclusioni molto differenti.

Per i banderisti ucraini la Repubblica delle due Nazioni è l’erede della Rutenia, creata dai vichinghi svedesi, i variaghi; un’interpretazione un po’ forzata, giacché i rispettivi territori non si sovrappongono. Al più si può affermare che sono entità che hanno culturalmente punti di contatto. Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la Repubblica delle due Nazioni è un esempio di come una confederazione potrebbe affrancarsi dalla Russia… e al tempo stesso dalla Germania, Paese dominante nell’Unione Europea.

Giacché i dirigenti politici polacchi e ucraini scommettono sul progetto comune di confederazione, Intermarium, il presidente Zelensky ha potuto considerare senz’onta la possibilità di cedere la Galizia orientale alla Polonia [1]. Tuttavia, l’estrema destra (nel significato totalitaristico del periodo fra le due guerre) di entrambi i Paesi intende utilizzare questa politica per affermare le proprie idee razziste.

La Polonia non ha mai agito secondo le regole dell’Unione Europea, di cui è membro dal 2004. Nel periodo di candidatura non si è fatta scrupoli a usare le enormi somme incassate per la riforma dell’agricoltura per acquistare aerei da guerra statunitensi e fare la guerra in Iraq, agli ordini di Washington. Il raggiro fu escogitato dal polacco-statunitense Zbigniew Brzezinski e dalla franco-statunitense Christine Lagarde [2]. Da allora nulla è cambiato: oggi Varsavia è costantemente in contrasto con Bruxelles, in particolare riguardo al sistema giudiziario del Paese. L’Ucraina non avrà difficoltà a fare lo stesso doppio gioco.

Questo è il problema principale delle popolazioni dell’Europa centrale: cercano, giustamente, di svincolarsi dai loro grandi vicini, Russia e Germania, ma non riescono ad affermarsi senza doverli combattere. Una patologia che in passato le ha sempre spinte a scontrarsi fra loro.

Nel 2017 il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, partecipò al vertice dell’Iniziativa dei Tre Mari, a Varsavia. La Polonia è spesso definita il “cavallo di Troia” statunitense nell’Unione Europea. È anche la chiave di volta della presenza USA in Europa centrale.





Il principe Adam Jerzy Czartoryski morì in esilio a Parigi e il generale Piłsudski fece di Parigi la sede del movimento prometeico. Entrambi vollero fuggire al tempo stesso dalla Germania e dalla Russia. La memoria di questo periodo diede vita nel 1945 a una rete di emigrati d’Europa centrale, che lavorarono prima per il Vaticano, poi per i servizi segreti francesi e infine per gli anglosassoni (rete anch’essa denominata Intermarium [3]). Riunì i principali dirigenti in fuga dagli ustascia croati, dalla Guardia di Ferro rumena e così via. Poi nel 1991 si formò il Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia). Oggi i fautori di questo progetto sono vòlti verso gli anglosassoni. Il che spiega il sostegno di Washington e Londra a Varsavia e Kiev. Infatti, nel 2017 il presidente Trump partecipò al summit a Varsavia dell’Iniziativa dei Tre Mari; e il presidente Zelensky, intervenendo in video al vertice del 20 giugno 2022, ha chiesto e immediatamente ottenuto l’adesione dell’Ucraina.

L’interesse degli anglosassoni per il progetto Intermarium è antico. Uno dei padri della geopolitica anglosassone, sir Halford Mackinder, aveva individuato nell’Europa centrale il cuore (Heartland) dell’Eurasia. Secondo Mackinder, l’Impero britannico avrebbe potuto controllare il mondo solo controllando questa regione. Un suo discepolo, il primo ministro Boris Johnson, si è infatti precipitato a Kiev per portare a Zelensky il sostegno del Regno Unito. Tutti i geopolitici anglosassoni si rifanno alle idee di Mackinder, naturalmente anche Brzezinski che, insieme allo straussiano Paul Wolfowitz, fu una delle principali figure del Colloquio di Washington, che nel 2000 segnò l’avvio dell’alleanza fra Stati Uniti e Ucraina [4].

Nel 1983, in occasione della Settimana delle Nazioni Oppresse, il presidente Reagan ricevette il Blocco anticomunista delle Nazioni (ABN). Strinse la mano a Yaroslav Stetsko, primo ministro ucraino imposto dai nazisti, nonché ex braccio destro di Stepan Bandera.





Sfortunatamente coloro che spingono gli Stati Uniti a sostenere il progetto Intermarium sono figure di spicco del nazionalismo di estrema destra. Infatti i consiglieri che spinsero i presidenti Dwight Eisenhower e Ronald Reagan a fare proprio il concetto di “Nazioni oppresse (dall’URSS)”, erano tutti ex collaboratori dei nazisti, nonché membri del Blocco Antisovietico delle Nazioni [5]; gli organizzatori del Colloquio 2000, menzionato in precedenza, ne sono gli eredi; e oggi il loro esponente più di spicco è il polacco-statunitense Marek Jan Chodakiewics, instancabile nel minimizzare i crimini dei nazisti [6].

Tutti i membri dell’Iniziativa dei Tre Mari lo sono anche della UE, a eccezione dell’Ucraina. È naturale che la maggior parte di questi Paesi ritenga Intermarium un organismo ben più importante della UE, nonostante sia economicamente molto meno potente. Il fatto che l’Ucraina vi abbia aderito tre giorni prima del riconoscimento di Stato candidato alla UE, dimostra non solo che l’Ucraina considera l’Iniziativa dei Tre Mari più importante della UE, ma anche che Bruxelles ritiene che le convenga accettare tutti i membri dell’Iniziativa per tenerli vincolati.

Alla fine questa logica dovrebbe portare i membri dell’Iniziativa dei Tre Mari a uscire collettivamente dalla UE, di cui non hanno mai condiviso gli obiettivi politici, quando non la riterranno più finanziariamente utile.

Già ora l’architettura della sicurezza del continente, i cui cardini sono il Consiglio d’Europa e l’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa, è messa in discussione

L’ultima riunione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, cui non ha partecipato la Russia.



LA RUSSIA ESTROMESSA DAL CONSIGLIO D’EUROPA

Il Consiglio d’Europa fu istituito nel 1949. Taluni Paesi fondatori intendevano basare l’unità europea su principi giuridici comuni, per alcuni attraverso un Consiglio degli Stati, per altri attraverso un’assemblea di parlamentari. Alla fine ci fu una sintesi delle due proposte, ma ne furono esclusi l’Unione Sovietica e i Paesi satelliti. L’URSS e i Paesi del Patto di Varsavia vi aderirono subito dopo la caduta del Muro di Berlino.

Il Consiglio d’Europa è dotato di due istituzioni di riferimento. Innanzitutto la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che però negli ultimi mesi si è politicizzata, manifestando un’evidente parzialità contro la Russia. Due esempi: a gennaio ha riconosciuto il diritto di un cittadino russo di sputare sul ritratto ufficiale del presidente della Federazione di Russia (sentenza Karuyev c. Russia); a febbraio ha riconosciuto il diritto di un cittadino russo di disturbare una manifestazione filo-Putin esponendo un cartello «Putin meglio di Hitler!» (sentenza Manannikov c. Russia). Recentemente la CEDU ha inoltre censurato la legge russa, adottata dopo le rivoluzioni colorate, che obbliga le organizzazioni politiche che ricevono finanziamenti dall’estero di menzionarlo su ogni pubblicazione (sentenza Ecodefence e altri c. Russia).

L’altra grande istituzione è la Commissione di Venezia, che aiuta i nuovi Stati indipendenti a fare proprie le regole democratiche. Sia detto per inciso, questa Commissione ha ammonito continuamente l’Ucraina riguardo alle sue procedure amministrative e istituzionali [7].

Gli Occidentali hanno sospeso il diritto di voto della Russia al Consiglio d’Europa, accusandola di voler annettere l’Ucraina con la forza. Disgustata, la Russia ha risposto di non averne mai avuto l’intenzione e che sarebbe uscita da un’istituzione divenuta di parte.

Come già per il personale ONU, ora anche i funzionari dell’OSCE possono essere spie.



LA RUSSIA IMPEDITA A PARTECIPARE ALLE RIUNIONI DELL’OSCE

L’altra piattaforma intergovernativa è l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Fu creata nel 1975 con gli Accordi di Helsinki. A differenza delle Nazioni Unite, non è un organismo di mediazione, ma semplicemente un forum in cui i protagonisti del continente possono scambiare opinioni liberamente. Fu l’OSCE, per esempio, ad adottare la Dichiarazione d’Istanbul del 1999, la cosiddetta Carta della Sicurezza in Europa, che pose due importantissimi principi: (1) il diritto di ogni Stato di scegliere i propri alleati; (2) l’obbligo di ogni Stato di non assicurare la propria sicurezza a scapito di quella altrui; il non-rispetto di questi principi è all’origine del conflitto tra Stati Uniti e Russia [8].

Ricordiamo che la Federazione di Russia non ha mai contestato il diritto di ogni Paese di aderire alla Nato; ha contestato il diritto dei membri della Nato di ospitare sul proprio territorio basi militari statunitensi. I lettori di Réseau Voltaire ricorderanno che, quando il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha scritto a tutti i partner chiedendo come potessero conciliare i due principi della Dichiarazione di Istanbul con l’installazione di armi e militari statunitensi in prossimità della Russia, nessuno ha osato rispondere.

Ma la neutralità di questo forum è stata violata in aprile, quando nuovi funzionari dell’OSCE, per la precisione ex militari della Nato, sono stati colti in flagrante reato di spionaggio in Donbass [9].

Come se non bastasse, il Regno Unito ha rifiutato alla delegazione russa i visti per partecipare all’assemblea parlamentare annuale dell’OSCE, che si terrà a Birmingham dal 2 al 6 luglio 2022. Londra ha giustificato la violazione degli impegni assunti con le sanzioni nominative dell’Unione Europea contro i membri della delegazione russa.

Di conseguenza, non soltanto i documenti firmati dai 57 capi di Stato e di governo dell’OSCE non avranno valore, ma l’organizzazione si è strutturata come strumento di guerra, quindi non svolgerà più il ruolo istituzionale di forum.

L’architettura di sicurezza del continente europeo si trasforma quindi radicalmente. Alla fine l’Europa centrale formerà un blocco, dapprima in seno all’Unione Europea e Paesi candidati, poi fuori dall’Unione. La difesa della UE sarà garantita dagli Stati Uniti; la parte occidentale del continente europeo non comunicherà più con la parte orientale. Sarà il compimento del piano geopolitico degli anglosassoni. Ma se andrà a buon fine, il progetto sarà instabile. Innanzitutto gli europei occidentali hanno sempre avuto bisogno della Russia, inoltre i popoli d’Europa centrale hanno vissuto a lungo su un campo di battaglia: quando i cavalieri teutonici e i cosacchi non venivano a battersi a casa loro, si battevano tra loro.

Affinché la pace sia duratura bisogna rispettare tutti i protagonisti. Distruggendo le istituzioni deputate a garantire la sicurezza del continente, il conflitto generalizzato diventa inevitabile.

Di Thierry Meyssan, voltairenet.org

[1] “La Polonia e l’Ucraina”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 14 giugno 2022.
[2] « Avec Christine Lagarde, l’industrie US entre au gouvernement français », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 22 juin 2005.
[3] Unholy Trinity: The Vatican’s Nazis, Soviet Intelligence and the Swiss Banks, Mark Aarons & John Loftus, ‎St Martin’s Press (1998).
[4] “Ucraina: la seconda guerra mondiale non è finita”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 26 aprile 2022.
[5] Old Nazis, the New Right, and the Republican Party, Russ Bellant, South End Press (1991).
[6] lntermarium: The Land between the Black and Baltic Seas, Marek Jan Chodakiewicz, Routledge (2012).
[8] “La Russia vuole costringere gli USA a rispettare la Carta delle Nazioni Unite”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 4 gennaio 2022.
[9] “L’OSCE espulsa da Lugansk per spionaggio”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 15 aprile 2022. -- link fonte: https://www.voltairenet.org/article217462.html Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org 28.06.2022



Commenti (10)

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    1. DrCaligari 8 luglio 2022

      Della serie ho visto cose... Ho visto il grande Moby dick putiniano sbattuto in prima pagina di repubblica alle ventidue e quaranta di un venerdì sera. Cose che voi umani..

    1. BrunoWald 8 luglio 2022

      L'anglosfera è, in senso stretto, nemica dell'umanità, ma è indubbio che il suo nemico principale sia l'Europa, la cui distruzione è da secoli l'obiettivo strategico di Londra e poi di Washington.
      Infatti, se le classi dirigenti del "Continente" fossero state più sagge, si sarebbero coalizzate da lungo tempo per far fare a Londra la fine di Cartagine; e ovviamente, non avrebbero mai permesso né a un soldato né a un mercante americano di metter piede sulla nostra terra.
      Purtroppo, i governanti europei non sono affatto saggi, anzi... Con la parziale eccezione del mondo germanico, che ha avuto l'immenso merito storico di affrontare sul campo di battaglia quella genia di avvoltoi, pagando per questo un prezzo altissimo. Per contro, ci sono elites particolarmente stupide e infami, in primis quella polacca, che sta ripetendo pari pari lo sporco gioco già fatto tra le due guerre mondiali, insieme ad altri imbecilli minori come i cechi ed i baltici, con esiti che probabilmente saranno altrettanto tragici, se non peggiori. Gli avvoltoi che nidificano sul Tamigi e sul Potomac, ovviamente, non fanno altro che approfittarne: dietro ogni iniziativa che vada contro la Russia e la Germania ci saranno sempre loro.
      Questa buffonata dei Tre Mari non è che l'esempio più recente della vocazione suicida dei "piccoli popoli", specialmente slavi ma non solo, nella miope illusione di poter raccattare le briciole in una collisione fra titani nella quale, invece, i primi a finire sbriciolati saranno loro.

    2. Primadellesabbie 8 luglio 2022

      I popoli anglofoni sono stati protagonisti, per le loro caratteristiche, della rivoluzione industriale che ha prodotto l'affermazione della cultura borghese e la sua diffusione nel mondo.

      La cultura borghese è stata il terreno fertile per il successivo sviluppo sfociato nel consumismo travolgente che, a sua volta, è stato il trampolino che ha consentito il passaggio al regime della finanza fine a se stessa.

      Nessuna guerra avrebbe potuto ostacolare questo processo una volta avviato.

      Infatti la potenza che si è affermata nel dopoguerra ha riunito, e asservito senza alcuno sforzo al suo regime borghese la capacità scientifica, tecnologica, organizzativa e repressiva di tutti i contendenti della WWII, e ne dispone.

      Per impedire gli esiti che vediamo sarebbero stati necessari strumenti in grado di impedire lo sviluppo, o almeno l'affermazione priva di credibili alternative, della cultura borghese, strumenti che esistevano e si potevano adottare, magari mettendoli a punto, ma la pancia dei popoli e i suoi intraprendenti e subdoli fascinatori hanno avuto la meglio.

      PS - Le affinità culturali per sostenere l'unione di alcuni dei popoli centro europei, in alternativa alla UE, esistono. La Polonia, i Paesi Baltici e l'Ucraina rappresentano una forzatura in entrambe le organizzazioni.

    1. DrCaligari 7 luglio 2022

      Anche i disordini nel Karakalpakstan dei giorni scorsi, in direzione opposta. ma credo che abbiano lo stesso denominatore. Provare a minare la sicurezza interna russa da una parte o al contrario prendere provvedimenti nel senso di difenderla dall'altra sarà il leitmotiv dei prossimi anni. E considerata l'ampiezza di questi confini e l'esacerbazione degli animi, mi sa che il rischio escalation rimarrà elevato e davvero non se ne uscirà tanto facilmente.

    1. Martin 7 luglio 2022

      I Paesi del cd intermarium non sono MAI stati potenze marittime NE' MAI lo saranno. Mancano del tutto porti, flotta marittima, strade, ferrovie e linee di comunicazione e infrastrutture primarie interne, in sintesi le condizioni basiche, nonche' la piu' remota esperienza del ruolo di potenza marittima. Si straparla a vanvera, letteralmente. La distanza tra ambizioni o illusioni e realta' e' talmente siderale da essere patetica.
      L'Est Europa E' SEMPRE STATO, E' e RESTERA' la periferia dell'Europa Occidentale: fine del discorso. I loro ritardi secolari non sono recuperabili in pochi decenni.

    2. luebete 8 luglio 2022

      Infatti ha tutta l'aria di essere una mossa USA per evitare la formazione di una potenza continentale euroasiatica.

      I vantaggi geopolitici americani stanno nella dimensione continentale e nel controllo dei mari. La Russia ha solo dimensione continentale con limitati accessi al mare. Ma Russia + Europa allora rappresenterebbe un potenziale rischio per l'egemonia americana. Per questo hanno sempre creato zizzania nel nostro continente. Questa trovata dell'Intermarium potrebbe andare in quella direzione.

    3. oriundo2006 8 luglio 2022

      Potrebbero rapidamente diventarlo concedendo basi marittime a UK: come l' Ucraina, per caso si capisce, stava facendo proprio sul Mar nero vicino Odessa.
      L' 'operazione speciale' è servita proprio a questo.
      Il Donbass era una scusa: per 8 lunghi anni i russi hanno lasciato mano libera ai criminali ucronazi senza preoccuparsene più di tanto.
      Questa è la realtà e quella era la 'copertura' a quella realtà.
      NON era l'attacco paventato nel Donbass a preoccupare a morte Mosca ma la base militare che Londra stava costruendo di fronte all' Isola dei Serpenti ( circa ).
      Oggi le mire anglonavali si sono spostate verso Costanza ( Romania ), sempre nel Mar Nero, in condominio o meno con la Nato, mai sazia di basi militari e connesse servitù globali per i disgraziati popoli in cui si incista ( di adesso è il caso dei poteri totalitari anche in campo domestico che quegli sprovveduti di nordici starebbero concedendo alle truppe Nato ). Altre basi sono quelli recenti nell' Adriatico prospicienti le nostre coste.
      Poi qualche anima bella pensa che non siamo in guerra...

    1. oriundo2006 7 luglio 2022

      Vorrei segnalare che le dimissioni di Boris Johnson, avvenute dopo i numerosi ritiri di personalità dal suo governo, aprono forse uno spiraglio per una politica meno dichiaratamente e impunemente antirussa da parte del mondo anglosionista.
      L' Intermarium vive sul delirio antimoscovita di costoro più che su assai dubbi fervori antigermanici, o aneliti unionisti di Paesi che non si sono mai troppo amati nella Storia e che per lingua, tradizioni, società, religione sono parecchio divergenti.
      Conta qui ed ora solo la notoria venalità delle elites cooptate ed sopratutto il desiderio americano di spartirsi l' Europa in modo da ricavarsi un feudo tutto proprio: dopotutto, essi dicono, questi Paesi sono stati 'liberati' dal 'comunismo da noi ed è giusto che siano nostri 'alleati' stretti ( ovvero: bottino di guerra ).
      Dico forse sullo 'spiraglio', che ovviamente ci rallegrerebbe tutti, perchè mi pare assai strano l'accaduto, il primo nella storia anglosassone di un così ampio ritiro di fiducia anticipato da parte di ministri e sottosegretari. Potrebbe essere infatti possibile un intervento militare od un false flag clamoroso proprio perchè non imputabile completamente ad un governo in carica, dunque 'senza spese' politiche evidenti, senza capri espiatori cui chiedere conto in modo incontrovertibile delle responsabilità ufficiali.
      Queste potrebbero essere minimizzate ed essere dubbie e dunque l' imputabilità delle stesse discutibile se, come mi pare oramai evidente, la guerra in Europa si farà entro tempi assai ravvicinati: anche un Biden, un POTUS in crisi irreversibile di senescenza, contribuirebbe a stornare parte delle responsabilità effettive delle scelte militari prossime venture.
      Hanno infatti già provveduto a spartirsi le spoglie dell' Ucraina proprio in base a questa 'tabella di marcia', camuffandole con 'ricostruzioni' a venire dopo la sconfitta russa: una oscena ed ipocrita dichiarazione implicita di guerra insieme ad un disprezzo totale per la Russia, le sue indubbie ragioni e soprattutto la sua vittoriosa campagna militare: come se la Russia non esistesse più dopo...
      Cosa dà allora agli occidentali questa sicurezza ?
      Non certo l' ipotesi politica dell' Intermarium: questo vive di facciata e di vita non sua: è semplicemente un orpello per giustificare fondi ed ancora fondi e chiacchere ed ancora chiacchiere geopolitiche di 'esperti' grassi e tronfi, degli eunuchi di palazzo utili ai talk show.
      Non certo l'attuale situazione militare, disastrosa per l' Ucraina nel suo complesso.
      Cosa dunque ?
      Ripeto, cosa dà agli occidentali questa sicurezza ?

    2. luebete 8 luglio 2022

      Non penso che le dimissioni di B. Johnson siano positive.
      In fondo ha portato UK fuori dalla UE e, ad inizio pandemia, aveva proposto una gestione simil svedese, per poi tornare sui suoi passi.

      In fondo si può sempre peggiorare...

    3. omega 12 luglio 2022

      Non mi farei soverchie illusioni.

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