Eccoci con un nuovo contributo del Dott. Mainardi per proseguire insieme nell'approfondimento del Microbiota e della sua centralità per la salute del nostro organismo.
Dopo Alla scoperta del Microbiota e La tua salute dipende da quello che mangi, il Dott. Mainardi prende spunto da un articolo di John F Cryan - ricercatore scientifico irlandese che ha approfondito nella sua lunga carriera il Microbiota, vantando più di 80mila citazioni scientifiche - per esporre la sua visione sul ruolo del microbiota nelle patologie neurodegenerative che affliggono le persone al giorno d'oggi, allo scopo di affrontarle una per volta. Il Dott. Mainardi ci fa capire come le patologie siano il risultato di azioni del microbiota che, inizialmente a nostro vantaggio, possono degenerare se il microbiota è debole.
In questo primo articolo ci focalizziamo sul rapporto tra Microbiota e Alzheimer.
Il pensiero del Dott. Mainardi, "cura il microbiota per permettergli di prendersi cura di te" ricalca quanto sostenuto da Ippocrate di Coo (460 a.C. - 377 a.C.), che già aveva intuito il ruolo del microbiota, da lui definito come: «La forza vitale che tende per natura a riequilibrare le disarmonie che portano patologie».
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Nel 2017, Quigley, E.M.M. scrive su Curr Neurol Neurosci Rep: "Gli scopi di questa revisione erano i seguenti: primo, fornire una panoramica del microbiota intestinale e delle sue interazioni con l'intestino e il sistema nervoso centrale (l'asse microbiota-intestino-cervello) nella salute; secondo, esaminare la rilevanza di questo asse alla patogenesi delle malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, e, infine, per valutare il potenziale per terapie mirate al microbiota." [1]
Nel 2020 Cryan JF, et al. scrivono in un articolo pubblicato su Lancet Neurol:
"Nonostante la grande delusione nella scoperta di farmaci per l'Alzheimer negli ultimi dieci anni, c'è stata una certa eccitazione per la possibilità che i microbi intestinali abbiano un ruolo nella malattia. Sebbene non sia un concetto nuovo, diversi studi suggeriscono una possibile origine microbica per la malattia di Alzheimer." [2]
Noi, nel 2019, con il costituito gruppo di studio internazionale sul microbiota, riunitosi per la prima volta a Genova nel 2019, con la presenza di Clark G, uno dei massimi esperti mondiali in questo settore, scriviamo: "Un numero crescente di prove precliniche e cliniche ha rivelato che l'ecosistema microbico intestinale può influenzare la salute neuropsichiatrica…il ruolo dell'asse MGB (microbiota-intestino-cervello) nelle malattie neuropsichiatriche, con l'obiettivo di identificare biomarcatori e nuovi target terapeutici, per consentire una diagnosi precoce e migliorare i trattamenti. Gli autori hanno anche valutato i nuovi progressi tecnologici per studiare e modulare, attraverso interventi nutrizionali e di altro tipo, il microbiota intestinale." [3]
Il seguente grafico, riportante il numero di pubblicazioni su Pubmed sul microbiota nelle patologie neurologiche, mostra il crescente interesse del mondo scientifico su questo tema.

Si è passati da 5 studi nel 2010 a 646 nel 2021 e oggi è evidente, e ampiamente accettato dalla comunità scientifica, il ruolo svolto dal microbiota in queste patologie (e non solo queste). Anche perché ci sono studi che lo confermano in modo inequivocabile: topi così detti “germ-free”, ossia privati del microbiota, a cui viene trapiantato il microbiota fecale di pazienti affetti da queste patologie, manifestano gli stessi sintomi del donatore.
Come può essere? vi chiederete.
Cercherò di semplificare al massimo, in quanto penso che tutti possano capire ciò che per anni è stato dimenticato. Ossia la dipendenza nutrizionale del cervello nei confronti dell’intestino.
Perché dico dimenticato? Perché un tempo le cure delle patologie si basavano sulla dieta, principalmente il digiuno. Già Ippocrate di Coo (460 a.C. - 377 a.C.), "padre" della nostra medicina, non solo sosteneva che il cibo fosse la migliore medicina, ma aveva già compreso il ruolo del microbiota, che lui definiva come: "La forza vitale che tende per natura a riequilibrare le disarmonie che portano patologie", e che, pertanto, "La migliore medicina consistesse semplicemente nello stimolare questa forza innata". Ippocrate ha anticipato anche filosofi della scienza, come Karl Popper (1902-1994), che sosteneva che la ricerca scientifica dovesse essere basata sulla falsificabilità dei risultati (anche se un solo risultato non soddisfa una teoria, questa va rivista). Infatti, circa 2500 anni fa, sosteneva: "Ci sono solo due cose, scienza e opinione: la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza".
Oggi siamo guidati da scienziati o da opinionisti? Chi, come me, studia la letteratura scientifica e fa ricerca per lavoro, rimane sbalordito del gap che c’è tra le attuali conoscenze e la pratica clinica.
Sono convinto che, al termine della lettura di questo articolo, anche senza conoscenze mediche, avrete capito perchè il funzionamento del cervello dipende da quello dell’intestino.
Il cervello, per funzionare, ha bisogno di molecole che abbiamo chiamato neurotrasmettitori. I più importanti neurotrasmettitori sono sintetizzati nel cervello da amminoacidi essenziali, ossia che ricaviamo solo dalla dieta.
Ad esempio: la serotonina è sintetizzata dal triptofano (trp), dalla serotonina ricaviamo la melatonina. Dall’amminoacido tirosina (tyr) ricaviamo invece la dopamina - che controlla i movimenti (nei soggetti affetti da Parkinson si rileva poca dopamina, mentre un suo eccesso scatena comportamenti ossessivi compulsivi fino alla schizofrenia) -, la noradrenalina - nota per le funzioni cognitive (nell’Alzheimer c’è ne poca) e per il ruolo nella depressione e nell’epilessia - e l’adrenalina - che se è poca ci rende soggetti a fatica cronica.
Questi neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, noradrenalina e adrenalina) svolgono anche azioni a livello intestinale, controllando la peristalsi, e rinforzando la membrana intestinale.
Dai loro precursori, triptofano (trp) e tirosina (tyr), possiamo anche ricavare molecole utili per processi riparativi. Ad esempio, dal trp possiamo derivare tutta una classe di molecole indoliche che svolgono azioni di rinforzo della membrana intestinale e, nel sangue, hanno azione anti-ossidante. È molto importante che la membrana intestinale sia integra, infatti le tight junctions (le "graffette" che tengono adese le sue cellule) sono continuamente demolite e ricostruite, anche in modo diverso, più o meno forte, in risposta del sistema neuroendocrino.
Il microbiota è il vigile che regola il traffico metabolico e decide quanto trp indirizzare sulla strada metabolica indolica. Se non siamo veloci a riparare la membrana cellulare, sarà costretto ad inviare altro trp per essere trasformato in indoli, così ci sarà meno trp disponibile ad essere captato dal cervello e, pertanto, una minore sintesi di serotonina e melatonina cerebrale. Sulla base delle nostre vulnerabilità, potremo avere “banali” disturbi del sonno, riduzione dell’umore, stato depressivo, cefalee, epilessia.
La velocità con cui siamo capaci di riparare i nostri tessuti dipende dalla biodiversità dei ceppi batterici intestinali, se è bassa, come nei primi 1000 giorni di vita (vulnerabilità) e nell’anziano (fragilità dell’anziano) allora è come un’automobile di F1 che si ferma ai box per un cambio gomme e trova i meccanici addormentati. Dubito che vinca la gara.
Un altro aspetto importante per la "salute" intestinale è il pH: nel colon i batteri sono pigiati come sardine, chi evita ad essi di risalire verso il tenue è principalmente un gradiente di pH, che funge da porta. Questo gradiente di pH è continuamente mantenuto grazie alla produzione di bicarbonato da parte dei colonociti, che compensa una potenziale acidosi prodotta da cibo digerito in uno stomaco acido, quando entra nel tenue.
Ovviamente i colonociti possono produrre bicarbonato se sono ben nutriti, si nutrono di acidi grassi a corta catena (SCFAs), principalmente butirrico. Seguendo stupide indicazioni alimentari abbiamo ridotto l’apporto di grassi saturi e in particolare modo quelli a corta o media catena, che sono un vero toccasana per l’ambiente intestinale dove vive principalmente il microbiota.
Per contrastare un acidosi, indirizziamo parte della tyr per produrre tiramina, che stimola una maggior produzione di bicarbonato da parte dei colonnati. Se i colonociti rispondono a questa stimolazione, riduciamo la sintesi di tiramina, altrimenti sempre più tyr sarà utilizzata per contrastare acidosi. Meno tyr sarà quindi captata dal cervello, e si ridurranno le sintesi cerebrali di dopamina (Parkinson), noradrenalina (Alzheimer), adrenalina (stanchezza cronica). Di Sabatino et al. riportano nel sangue di pazienti parkinsoniani valori stellari di tiramina.
Purtroppo per noi, il microbiota ritiene più importante cercare di mantenere una membrana intestinale integra, rispetto ad uno stato dell’umore o ad un buon sonno. Ritiene più importante cercare di mantenere un gradiente ottimale di pH rispetto a patologie come Parkinson, Alzheimer o affaticamento cronico, ma se noi applicassimo le conoscenze sarebbe felice di mantenerci sani poichè in cambio vuole solo un ambiente confortevole.
NOTE:
[1] Quigley, E.M.M. Microbiota-Brain-Gut Axis and Neurodegenerative Diseases. Curr Neurol Neurosci Rep 17, 94 (2017)
[2] Cryan JF, O'Riordan KJ, Sandhu K, Peterson V, Dinan TG. The gut microbiome in neurological disorders. Lancet Neurol. 2020 Feb;19(2):179-194
[3] Iannone LF, Preda A, Blottière HM, Clarke G, Albani D, Belcastro V, Carotenuto M, Cattaneo A, Citraro R, Ferraris C, Ronchi F, Luongo G, Santocchi E, Guiducci L, Baldelli P, Iannetti P, Pedersen S, Petretto A, Provasi S, Selmer K, Spalice A, Tagliabue A, Verrotti A, Segata N, Zimmermann J, Minetti C, Mainardi P, Giordano C, Sisodiya S, Zara F, Russo E, Striano P. Microbiota-gut brain axis involvement in neuropsychiatric disorders. Expert Rev Neurother. 2019 Oct;19(10):1037-1050.
Paolo Mainardi. Dall’anno della sua laurea in chimica (1982) entra a far parte di un gruppo di ricerca su epilessia dell’Università di Genova. Partecipa a studi sul ruolo della serotonina cerebrale nell’epilessia, che dimostrano una sua azione protettiva delle crisi, anche se era ampiamente ritenuta essere pro-convulsiva. Ricerca un modo per confermare questo suo ruolo anti-epilettico e individua in una sieroproteina del latte, principalmente del colostro umano, la molecola capace di aumentare la sintesi cerebrale di serotonina. Approfondendo le sue azioni, scopre il microbiota, di cui si innamora, diventando un profondo studioso.
https://www.dottpaolomainardi.it/
Massimo A. Cascone, 17.11.2022
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uparishutrachoal 17 novembre 2022
Essendo un cultore o praticante dell'Alimentazione Intuitiva, mi consento alcune puntualizzazioni doverose..
L'organismo sa cosa mangiare e siamo noi a non ascoltarlo, e ci lamentiamo delle malattie che ci capitano.
Quindi, ascoltarci e separare il cibo nutriente da quello passionale..che è anche questo utile ma non in quantità smodata.
In realtà, tutti gli studi sul microbiota sono solo analisi chimiche di utilità molto limitata, perché trascendono la cosa fondamentale, che è ascoltare il microbiota che ne sa più di noi.
Bisogna ascoltare il corpo che ci parla, e soprattutto capire la sua lingua, che è tacitata continuamente dalle nostre congetture mentali, utili solo a separarci dalla realtà, e ci fanno precipitare nell'inferno della mente.
Anche per questo, l'alimentazione è una Via di ricerca interiore che ci porta dalle Tenebre alla Luce.
L'Inferno è il labirinto di un supermercato, e l'uscita è il cibo che fa per noi.
L'argomento è vasto..ma solo una dritta.
Mangiare giusto è difficilissimo, in quanto il giusto alle volte può essere poco o essere tanto..e in più dobbiamo fare i conti con le nostre passioni e voracità, ma potremo cominciare con alcuni trucchi che ci salveranno dalle malattie più comuni che derivano dal cosiddetto stato infiammatorio..che è il terreno di cultura di quasi tutte le malattie.
L'antidoto all'infiammazione è mangiare cibi sfiammanti, sembra semplice, ma non lo è affatto, perché pur mangiando frutta e verdura, se lasciamo il cereale (base dell'alimentazione) lavorato e seccato, come la pasta o le farine, ci infiammeremo comunque, soprattutto in vecchiaia, quando gli organi si intorpidiscono e non ci liberano dalle tossine.
Mangiare riso integrale al dente, in modo che arrivi all'intestino non digerito, ma ancora sano, è la soluzione per rinfrescare il microbiota e noi stessi negli stati infiammatori.
L'ho verificato molte volte di persona, e se non lo mangio ogni tanto, sarei di nuovo preda di dottori e malattie.
Basta sapere questo e ci salviamo da influenze e ristagni intestinali che alla lunga ci fanno ammalare di millanta morbi.
Poi..ovviamente esistono anche altri cibi, ma il discorso diventa specialistico e di scarso interesse per chi non è assillato dal problema.
Riso integrale al dente, e l'infiammazione viene tenuta a bada liberandoci da dottori e medicine varie.
IlContadino 18 novembre 2022
Ciao Upa, sempre un piacere leggerti.
"Se fai il bravo la mamma ti prepara una bella torta", da lì in poi è tutta salita, legare il cibo al campo emotivo è il più grosso dispetto che facciamo ai nostri figli, dopo lo smartphone.
Considerazione personale, ho smesso (quasi del tutto) di dare consigli alimentari, mi sono accorto che è quasi impossibile trovare delle specifiche che vadano bene per tutti, forse proprio perché ognuno di noi ha creato una forte connessione tra il campo emotivo ed il cibo, l'emotivo crea interferenza nell'assimilazione dei nutrienti, ciò che aggrada il corpo di una persona è deleterio per un'altra, capita anche che il corpo di una stessa persona reagisca in maniera differente ad uno stesso cibo in momenti diversi, un gran casino insomma.
Detto ciò, ribadisco, sempre un piacere leggerti.
Buona giornata, vecchio saggio che non sei altro
Rnamessaggero 18 novembre 2022
Cosa ne pensi riguardo all' uso saltuario delle pasticche al carbone attivo ?
Leggendo che tieni in considerazione l' equilibrio intestinale, come fanno tutti i sani di mente e che non ti imponi una alimentazione ma ascolti e valuti i bisogni...
uparishutrachoal 18 novembre 2022
Essendo un antidoto all'alimentazione sbagliata che provoca disturbi intestinali, mi sembra che sarebbe meglio indagare cosa la provoca per non avere bisogno di antidoti che dovrebbero contrastarla sommandosi a essa.
In più, il carbone attivo mangia la vitamina C, perché asciuga l'intestino che per reidratarsi la toglie da altri organi infiammandoli.
Comunque, qualsiasi sostanza assumiamo, è bene masticarla e assaporarla, e solo così possiamo capire se l'organismo la gradisce o la rifiuta.
Alle volte la può gradire se mangiamo troppa frutta e verdura..altre volte disgusta se non ne abbiamo bisogno.
Il riso integrale al dente ha la stessa funzione, ma lavora in modo armonico senza stressare l'intestino essendo una medicina ma anche un cibo, a differenza del carbone.
Mangiare e bere di tutto per vedere l'effetto che fa è indispensabile per capire cosa ingurgitiamo e cosa si fa bene da cosa ci fa male..e in quest'ottica è bene anche provare il carbone attivo.
I disturbi vanno affrontati alla radice in cosa li provoca, altrimenti gli antidoti provocano effetti collaterali.
Il succo di limone, per esempio, fluidifica il sangue in modo eccezionale e salva la vita quando il cuore va in palpitazione per eccessiva densità del sangue, ma ha l'effetto collaterale di decalcificare le ossa, soprattutto i denti.
Bisogna andare verso i cibi che non provocano danni e allora gli antidoti non saranno necessari.
uparishutrachoal 18 novembre 2022
I consigli, a differenza del denaro, è piacevole offrirli agli altri e spiacevole tenerseli...e anche nell'alimentazione è così, anche se talvolta capita qualche anima che gradisce sentirli senza poi ovviamente applicarli..(hahaha)
Comunque, quando il consigliere e il consigliato abitano nel nostro corpo, allora è più facile l'operazione di apostolato, perché l'ego è più disponibile al confronto, anche se refrattario all'ubbidienza, ma così si scoprono le carte vere e false sull'argomento.
Il cibo è un bel problema, ma la soluzione non è nel cibo, ma in cosa ne è superiore, che è noi stessi..e capito questo, siamo già a buon punto, perché si svelano le passioni, i vizi e le virtù e così i cibi ci appaiono per quello che sono..semplici strumenti di lavoro per realizzare quello che vogliamo raggiungere col nostro corpo e anche oltre.
Col tempo ho imparato a usare questi strumenti per contrastare i vizi della mente, lasciandomi dominare dalle passioni ma non fino al punto di uccidermi, e per me, è già un buon risultato che mi libera dalla schiavitù dei dottori e degli ospedali..ma ancora aspetto il momento propizio per andare oltre l'attaccamento e incamminarmi nella Luce..che mi ha guidato per uscire dall'abisso ma che poi mi ha lasciato sul bordo in attesa che muova le gambe per ascendere alla cima, ma per ora mi gingillo adagiato sulla sporgenza, attrezzato di tutto il necessario per contemplare cima e abisso senza decidermi seriamente a salire, per mancanza di volontà detta anche accidia.
Ma spero che col tempo buono mi venga la voglia di vedere il panorama dalla vetta..e sarà una bella soddisfazione arrivarci, con l'amarezza di tutto il tempo sprecato nel campo base a congetturare.
Visto che sei uno scalatore, anche io mi considero tale, ma con meta diversa..e mi piacciono le solitarie, anche se sono più difficili, ma non abbiamo chi frena o ci suda addosso. (hahaha)
Ciao..