Il ritorno della gabbia del Patto di Stabilità

IL RITORNO DELLA GABBIA DEL PATTO DI STABILITÀ

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

Negli ultimi anni la questione europea, ossia la questione delle regole di bilancio e dell’euro, è caduta nel dimenticatoio. Una delle ragioni sta nel fatto che dal 2020 il Patto di stabilità è stato sospeso. Infatti, la pandemia aveva duramente colpito l’economia del Paesi europei e, per farvi fronte, la decisione unanime fu di sospendere le regole restrittive di bilancio contenute nel Patto di stabilità. Oggi, la questione europea si accinge a riprendere la sua centralità dal momento che a gennaio 2024 avrà fine il periodo di sospensione. Inoltre, c’è la possibilità che le regole del Patto di stabilità vengano cambiate entro dicembre. Ma, se su questo non dovesse esserci un accordo tra i Paesi europei, verranno ripristinate le vecchie regole.

Vediamo quali sono. Il Patto di stabilità, sottoscritto nel 1997, si prefigge di garantire la disciplina di bilancio degli stati membri dopo l’introduzione della moneta unica. Il patto di stabilità contempla i cosiddetti parametri di Maastricht: il limite al deficit pubblico del 3% sul Pil e il limite al debito pubblico del 60% sul Pil. A questi vincoli, che inibiscono la capacità di spesa degli Stati della Ue, si aggiunge la regola che prevede la riduzione annua di un ventesimo dell’ammontare del debito pubblico eccedente il limite del 60%. Va aggiunto, inoltre, che il testo del Patto di stabilità è stato reso ancora più stringente con l’introduzione, dopo la crisi del 2008, di otto regolamenti, i cosiddetti six pack e two pack, e nel 2012 del Fiscal compact.

Il Patto di stabilità e gli altri regolamenti hanno avuto negli anni un impatto deleterio sull’economia e sullo Stato sociale europei. Infatti, le regole che impongono limiti al deficit annuo e al debito hanno impedito di far fronte alle crisi economiche che si sono succedute. Normalmente quando si verificava una crisi i vari Paesi usavano lo stimolo degli investimenti pubblici per rivitalizzare l’economia. Questo, però, a partire dal 1997 è stato impossibile. Il Patto di stabilità è una vera e propria gabbia che introduce delle rigidità nella gestione dell’economia capitalistica, che per sua natura è ciclica e si caratterizza per le ricorrenti crisi economiche. Le regole di bilancio di fatto bloccano gli investimenti statali che, dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni ‘90, hanno avuto la funzione di trainare l’economia europea. Questa è una delle varie ragioni per le quali il Pil della Ue ha perso molti punti di incidenza sul Pil mondiale (dal 28,1% del 1990 al 16,6% del 2022), perdendo posizioni rispetto ad altre economie come quella cinese.

Una delle misure più critiche è la regola della riduzione annua di un ventesimo dell’eccedenza del 60% del debito pubblico. Si tratta di una regola che, fino ad ora, non è stata applicata ma che, in caso lo fosse, provocherebbe tagli enormi a tutta la spesa sociale, dalla sanità alle pensioni all’istruzione. Il debito pubblico italiano è di circa il 141% del Pil, pari a 2.859 miliardi di euro. Se dovessimo dimezzarlo al 70% si tratterebbe di eliminare in venti anni un ammontare del debito di 1.429 miliardi che all’anno significherebbe un taglio di 71,4 miliardi, una cifra enorme che, tanto per dare una idea della grandezza, ammonta a più della metà della spesa sanitaria annua, che nel 2020 è stata di 123,5 miliardi. Quindi, ogni anno, ci dovrebbe essere un surplus di bilancio, cioè entrate statali superiori alle uscite, di oltre settanta miliardi. Un risultato praticamente impossibile a raggiungersi. Come detto, tale regola non è stata ancora applicata ma la tendenza a ridurre il debito ha contribuito a condurre un Paese come l’Italia a una stagnazione economica più che ventennale e a consistenti tagli allo Stato sociale.

Nell’aprile del 2023 la Commissione europea ha avanzato una proposta di riforma del Patto di stabilità che bilanci i parametri di rigore con un maggiore sostegno agli investimenti. Il commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni, ha sottolineato che il tempo di tale riforma è limitato e che, in caso di mancanza di un accordo sulla riforma del Patto di stabilità entro dicembre 2023, si prospetta un ripristino tout-court delle vecchie regole. Ora il dossier è nelle mani del presidente di turno della Ue, la Spagna, che è chiamata a redigere una proposta di riforma. Finora l’accordo tra i vari Paesi sembra mancare. Da una parte c’è la Germania (66,1% il suo debito pubblico nel 2022) e i suoi alleati, tra i quali i Paesi Bassi (50,1%), che premono per la compressione dei debiti pubblici. Dall’altra parte ci sono i Paesi con alto debito, tra cui la seconda, la terza e la quarta economia della Ue, ossia la Francia (111,8%), l’Italia (141,7%) e la Spagna (116,1%), che premono per maggiore flessibilità.

Inizialmente c’è stato uno scontro tra Germania e Francia, la coppia che ha diretto i processi di integrazione europea. Poi la Francia ha, in qualche modo, sposato la posizione tedesca nel tentativo di orchestrare un compromesso, ricavando una eccezione chiara sullo scomputo dal deficit delle spese militari. Il compromesso non ha lasciato soddisfatta l’Italia, che si trova nella situazione più difficile dato l’alto debito, e che preme per lo scomputo dal deficit non solo delle spese per la difesa, ma anche di quelle per la transizione ecologica e digitale. Lo scomputo delle spese militari è accettato da tutti a causa del processo di riarmo a livello europeo per via della guerra in Ucraina e per la richiesta degli Usa di portare almeno al 2% del Pil la spesa militare dei Paesi appartenenti alla Nato. Lo stesso ministro della Difesa italiano, Crosetto, ha dichiarato che la quota del 2% del Pil in spesa militare può essere raggiunta dall’Italia solamente in caso di riforma del Patto di stabilità, scomputandola dal calcolo del deficit.

Il problema maggiore è che il debito pubblico è calcolato in percentuale sul Pil, che rappresenta il denominatore. Se, quindi, il Pil non cresce adeguatamente, cioè più del debito, l’incidenza del debito sul Pil aumenta. La questione è proprio questa: siamo, in tutta la Ue, in una fase in cui il Pil è stagnante. L’Italia, secondo i dati ufficiali contenuti nella manovra, dovrebbe crescere dell’1,2% nel 2024, ma la Commissione europea, l’Ocse e la Banca d’Italia prevedono una crescita allo 0,8%, il Fondo monetario internazionale allo 0,7% e la Confindustria allo 0,5%. I dati sulla produzione industriale di settembre rispetto ad agosto dicono che, per quanto riguarda l’Italia, la crescita è zero, mentre Germania e Francia sono addirittura in contrazione. Quello che spaventa maggiormente è che possa realizzarsi in Europa una vera e propria recessione. In un quadro di questo tipo, con il ritorno alle vecchie regole di bilancio verrebbe meno la doppia sostenibilità del debito e di crescita e investimenti.

Recentemente sulla questione europea è intervenuto anche Mario Draghi in una conversazione con Martin Wolf nell’ambito di un convegno organizzato dal Financial Times. Draghi ha detto che l’Europa è caratterizzata, negli ultimi vent’anni, dalla perdita di competitività nei confronti di Usa, Giappone, Corea del Sud e Cina. Il punto centrale è la produttività, che è insufficiente soprattutto se consideriamo che l’Europa è in calo demografico. Per sostenere un continente che invecchia è necessario aumentare la produttività e per farlo bisogna investire di più in tecnologia, in capitale umano, in formazione e in istruzione. Per questa ragione Draghi propone più Europa cioè una maggiore integrazione tra i Paesi della Ue, che permetta di esprimere un’unione politica, economica e militare più forte: “Senza un’unione più profonda, nella politica estera, nella difesa, nell’economia, la Ue non sopravviverà se non come mercato unico” (i).

Il punto è che fino ad oggi una maggiore integrazione non ha corrisposto a una maggiore crescita, ma al contrario a maggiori vincoli, come quelli del Patto di stabilità, che hanno introdotto una maggiore rigidità nel funzionamento della leva economica pubblica con risultati deleteri. Inizialmente, tali vincoli sono stati introdotti per comprimere la spesa sociale (pensioni, sanità, istruzione, ecc.), che avvantaggiava il lavoro salariato, e per favorire il capitale privato. Il Patto di stabilità e i regolamenti che si sono succeduti hanno penalizzato il ruolo dei Parlamenti nazionali imponendo dall’esterno, cioè da parte dell’Europa, la disciplina di bilancio ed esautorando di fatto il legislativo nazionale a favore dell’esecutivo. In questo modo, si è di fatto eliminata la sovranità democratica e popolare (ii). Col tempo, inoltre, si è realizzata una camicia di forza che penalizza le frazioni nazionali più deboli del capitale europeo, come Francia, Italia e Spagna, rispetto alla Germania. Per questo c’è uno scontro in atto tra l’Italia e la Germania sulla questione della riforma del Patto di stabilità.

La soluzione, quindi, non può essere quella proposta da Draghi, anche perché l’Europa ha dimostrato anche di recente di essere molto divisa al suo interno e subalterna agli Usa per quanto riguarda la politica estera e militare. C’è necessità invece di recuperare una maggiore sovranità, che però non sia puramente retorica ma una sovranità effettiva, democratica e popolare. Con sovranità democratica e popolare si intende il recupero e l’allargamento dell’influenza della maggioranza dell’elettorato, ossia del lavoro salariato e delle classi subalterne, sul processo decisionale pubblico. Si tratta, quindi, di una sovranità molto diversa da quella proposta dal governo Meloni. Questo, infatti, da una parte punta a una riforma del Patto di stabilità che faccia recuperare risorse da distribuire al capitale nazionale e, dall’altra parte, punta a rafforzare l’esecutivo, il governo, a scapito del parlamento. Ne è dimostrazione la contro-riforma, proposta dalla Meloni, che contempla l’elezione diretta del primo ministro e un notevole premio di maggioranza che penalizzerà ancora di più la rappresentanza politica dell’elettorato. Non è, quindi, da una eventuale riforma del Patto di stabilità che possiamo aspettarci una soluzione, ma dalla sua eliminazione.

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale; Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.

NOTE

(i ) = Isabella Bufacchi, Draghi: più integrazione o l’Europa non sopravviverà, Il Sole 24 ore, 9 novembre 2023.

(ii) = Su tali questioni suggerisco di vedere di Domenico Moro, Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.

Commenti (22)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 22 caricati
    1. carla 21 novembre 2023

      Il Sud Africa è un paese che dovrò iniziare a considerare di più, sono rimasta ignorante e ferma all'arpatheid.
      Già durante il covis si sono distinti e in particolare si è distinto il personale della loro AIFA, smentendo gran parte della bourla.
      Musk è nativo del SudAfrica.
      Ora leggo che il Sudafrica chiede alla Corte penale internazionale di emettere un mandato di arresto per Netanyahu, affermando che se la Corte non accogliesse la richiesta, ciò significherebbe un “fallimento totale” della governance globale.
      I nostri media venduti tutti zitti, lo ha scritto solo il corriere de Ticino.

    2. uomospeciale 21 novembre 2023

      Sono curioso anch'io di vedere se e come alla richiesta di arresto verrà dato seguito.
      E come la cosa verrà divulgata dai nostri meRdia
      ( se sarà mai divulgata, ma non sono fiducioso )

    3. carla 21 novembre 2023

      La fiducia l'ho smarrita da anni, anzi da generazioni, mi è rimasta solo tanta curiosità ed è quella che mi tiene in vita. Praticamente viviamo in una isteria talmente grande che come in un film a puntate vorrei vedere come va a finire

    1. carla 21 novembre 2023

      Guardate anche gli spagnoli come scendono in piazza quando i politici si dimostrano i bifolchi traditori quali sono.
      A Barcellona il mese scorso bisognava sentire come anche una guida italiana che vive e lavora là era d'accordo con tutte le lotte che stanno portando avanti da anni e non aveva timore a dirlo e spiegarlo a noi turisti durante il tour guidato.
      Forse la cosa più interessante della visita stessa, considerando che visitavo la città per la terza volta.

    1. carla 21 novembre 2023

      Quando ho visto il fanatismo con il quale i miei vicini di casa e la popolazione italiota in massa nord centro sud sono andati a fare da cavia, a differenza di moltissimi altri paesi del globo, ho capito perchè da pinocchio&lorenzin hanno deciso per il nostro sterminio.
      Non è rimasto nulla di ciò che ha dato l'impero romano, il rinascimento, la rep. di Venezia nel mio caso e nemmeno di ciò che erano i nostri nonni e bisnonni della prima e seconda WW compreso il ventennio.
      Dico sempre che da badoglio siamo venduti e non si sa neppure a che prezzo, ma chi altro ha anche lontanamente capito a spanne come siamo messi?
      A questo punto mi vengono in mente solo le parole di Berlinguer all'opposizione che disse che non rideva mai perchè c'era ben poco da ridere.

    1. SkOhN 21 novembre 2023

      Su una cosa non concordo: la riforma del premierato in realtà è propedeutica per rivedere la nostra partecipazione a trattati internazionali. Con l'attuale assetto istituzionale per il governo sarebbe effettivamente impossibile uscire dall'euro o dalla Nato. Il PdR lo impedirebbe.

    2. Megas Alexandros 21 novembre 2023

      Le riforme sono tutte utili e no… dipende poi dalla volontà di chi gestisce il Sistema. Ad esempio Draghi vuole unire fiscalmente e bancariamente la UE…. cosa giusta a livello tecnico per chi usa la stessa moneta….. ma se lo fa per affinare le armi per rendere più accentrato il saccheggio di popoli e nazioni….. una cosa giusta diventa poi devastante!!! Spero di aver reso l’idea

    3. SkOhN 21 novembre 2023

      Si, vero.
      Tuttavia, il nostro assetto istituzionale attuale limita fortemente l'azione di governo. Visto e considerato che sono più di trent'anni che al quirinale abbiamo personaggi che mai farebbero passare simili scelte, ritengo tale riforma essenziale allo scopo.

    4. Megas Alexandros 21 novembre 2023

      Le porcate e la violenza alla ns Ciatituzione però le hanno votate parlamento e governo

    1. PietroGE 21 novembre 2023

      Un paio di appunti : gli investimenti nella razionalizzazione e modernizzazione dell'economia sono necessari come il pane e questo lo si dovrebbe dire a chiare parole ai cosiddetti 'ragionieri frugali', ma gli investimenti da soli non bastano. Occorre un contesto dove è possibile lo sviluppo di tecnologie autoctone nei settori strategici e per questo c'è bisogno di dazi, la fine cioè della libera circolazione delle merci che esiste solo in Europa. C'è poi il contesto a monte da sviluppare, cioè la qualificazione del personale, a partire dalla scuola. Quanto alla riforma del premierato, secondo me non va abbastanza nella direzione della elezione diretta di chi dovrebbe governare il Paese, come prescrive la democrazia. Basta con gente nominata nei corridoi del potere, basta con il governo delle lobby e della cosiddetta 'moral suasion'.

    2. Megas Alexandros 21 novembre 2023

      Tu sei allo “step” successivo, ovvero a come si dovrebbe spendere. Mentre il problema attuale è far capire che si può spendere di fronte a chi da 30 anni ci dice che non si può spendere!!!!!

    1. SkOhN 21 novembre 2023

      I paesi frugali Germania e Olanda giocano la partita della Ue contro noi mediterranei avendo l'arbitro che fischia a loro vantaggio. La Francia sta nel suo limbo fregandosene (si veda aiuti vari alle imprese o l'aver bloccato l'acquisizione di Fincantieri su STX).
      Noi, a questo punto dovremmo imporci con veti e, nel caso fosse necessario abbandonare il club.
      Forse la faccio facile, ma non vedo chi ce lo possa impedire.

    1. Megas Alexandros 21 novembre 2023

      Complimenti a Moro, ottimo articolo che spiega alla perfezione i contenuti della questione sia a livello tecnico che politico. Tutti noi dovremmo al più presto prendere coscienza di questa realtà certificata dalla semplicità dei numeri è dimostrata nei fatti dei quali famiglie ed imprese italiane portano profondi segni sulla loro pelle.

    1. Jimbo 21 novembre 2023

      L'articolo é perfetto ma l'Italia va dalla parte opposta, non solo per Draghi, Mattarella, la scusa della colonia, la Meloni, Monti, i sindacati, gli industriali, e chissá chi altri, tutti venduti presenti, passati e pure deceduti.
      Nossignori... per il popolo.
      La gente vive nelle proprie bolle, si fida di loro e dei cowboy, anzi li ringrazia, li adora: è bene metterselo bene in testa.
      Non è interessata a maggiore sovranitá.
      Sta bene divanizzata nella gabbia/bolla.
      C'è lo smartphone, il prosecchino, e pure il pilates.
      Nella gabbia c'è tutto, grazie ai Padroni, anzi vorremmo di più chessò ristorante tutte le sere, oppure spritzino sempre, 4 giubbotti nuovi di pacca.
      Vogliamo dippiù, crescere crescere crescere.
      Si ma comporta uccidere uccidere uccidere.
      Noi vogliamo crescere crescere crescere e ci fidiamo di Loro, della loro democrazia.
      Il capitalismo neoliberista dei cowboy è entrato dentro ogni singola cellula e non c'è attualmente modo di estirparlo.

    2. Megas Alexandros 21 novembre 2023

      La realtà di asservimento massonico al Sistema da parte di una fetta di italiani che tu mostri, è reale. Ma ci sono il 37% di italiani che alle ultime elezioni si è astenuto che di fatto rappresenta numericamente il primo partito italiano. Dobbiamo aumentare il numero di italiani che non si sente più rappresentato da questo sistema dei partiti.

    3. Jimbo 21 novembre 2023

      Sono pessimista sulla questione ma in effetti quel 37% è l'unica cosa confortante.
      Purchè venga convertito in una proposta economico-politica.
      Proposta, non solo opposizione.
      Nel senso: non basta essere contro il neoliberismo o l'Euro o le bombe in testa ai civili, occorre proporre idee.
      Senza una "conversione" si torna allo sconforto.
      La mia impressione è che anche in quel 37% , che numericamente è tanta roba, la maggior parte sia indifferente alle questioni economico-politiche.

    4. Megas Alexandros 21 novembre 2023

      L’indifferenza e la non presa di coscienza c’è anche in molti che votano, che magari lo fanno per automatismo….. per il resto sono d’accordo con TE

    5. mago 21 novembre 2023

      eh si fossi nato a Napoli negli anni del Comandante mi sarei fatto le scarpe nuove...

    1. Jimbo 21 novembre 2023

      1) Il sistema attuale é in stallo, anzi in una decrescita mascherata. Lo é anche perché tende alla decrescita. Infelice;
      2) la nettissima maggioranza degli italiani adorano l'Europa, l'UE e pure la NATO e le sue bombe che aprono in due donne e bambini sparsi qua e lá in luoghi sconosciuti e polverosi;
      3) alla nettissima maggioranza degli italiani sta benone vivere nella gabbia, non si nota ribellione ma nemmeno insofferenza, sguazziamo nel benessere, tutti a parlare di crisi e Caritas ma la ggente continua a vivere una vita sopra le righe, da nababbi;
      4) per rivoltare il sistema ci vorrebbe come minimo l'indisciplina dei governanti/politici spinti dalla forza del popolo, ma allo stato attuale é impossibile, vedasi precedenti punti 2) e 3), se no l'insorgere del popolo che faccia deragliare i governanti/politici tutti asserviti ai Padroni ma non é fattibile perché tutto sommato stiamo benone (sempre punti 2 e 3).
      Anzi da dio.
      Quindi?

    2. mago 21 novembre 2023

      Alla faccia del patto di stabilità Si stanno pure dissanguando per i fratelli Ukraini sperando di bankettare poi...ma alla fine qualcuno pagherà sto conto altro che spritz..

    3. Jimbo 21 novembre 2023

      Sicuramente mago qualcuno pagherá il conto ma sono bravi, Loro, a isolarlo.
      Mentre tutti gli altri contineranno a spritzare.

    4. mago 21 novembre 2023

      alla Romana ognuno paga il suo e gli italioti quello di tutti..non ci posso credere...

Visualizzati 22 di 22 commenti approvati.