Il riarmo europeo tra contrasti fra paesi e crescita delle imprese belliche

Il riarmo europeo tra contrasti fra paesi e crescita delle imprese belliche

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

Sembra passato molto tempo da quando la transizione ecologica era al centro del dibattito della Ue, oggi le preoccupazioni green hanno lasciato il passo alla spinta a potenziare la difesa europea. Nel recente Consiglio europeo – il consesso che riunisce i capi di governo europei – l’attenzione è andata tutta alla questione militare e alla guerra.

Tuttavia, le spaccature sono evidenti tra i 27 Paesi che compongono la Ue, e che faticano a trovare una posizione unitaria specialmente sul finanziamento del riarmo ritenuto necessario per affrontare la Russia di Putin. Tale difficoltà è dovuta alla disomogeneità degli interessi nazionali, sui quali pesa la posizione geografica, più o meno vicina all’epicentro della crisi bellica, cioè all’Ucraina, ma anche l’orientamento politico generale. Ad esempio mentre Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo, afferma che “non bisogna spaventare troppo i cittadini con discorsi di guerra”, l’omologa estone, Kaja Kallas, sostiene che “occorre prepararsi anche ad una guerra sul terreno”, riecheggiando le recenti dichiarazioni del presidente francese, Macron, secondo il quale non è da escludere l’invio di truppe di terra in Ucraina.

La spaccatura non è solo sulla percezione della imminenza della guerra. Anche se quasi tutti i Paesi sono più o meno d’accordo sul potenziamento dei loro apparati bellici, sono però spaccati in due sulle modalità di finanziamento del riarmo. La spaccatura esiste anche tra la Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, che propone di istituire un centro di spesa comune per acquisire munizioni e armi da inviare all’Ucraina, e Olaf Scholz, il cancelliere tedesco, che lo ritiene inutile.

Quindi, il contendere è tutto incentrato sul finanziamento europeo o nazionale del riarmo europeo. Su questo si confrontano due gruppi contrapposti di Paesi. Da una parte c’è un gruppo di Paesi del Nord, i cosiddetti “frugali”, che sostengono che la difesa è una competenza nazionale e che pertanto deve essere finanziata con risorse nazionali. La proposta della Commissione europea di creare un programma comune con cui sostenere le politiche industriali legate alla difesa è stata considerata una inaccettabile invadenza delle scelte nazionali.

Fa parte di questo gruppo la Germania, che si è opposta alla costituzione di una industria europea della difesa e il cui ministro dell’Economia, Christian Lindner, ha affermato che “L’Europa deve investire di più in difesa, ma ciò non significa che debba farlo l’Unione Europea”. La Germania non a caso ha stanziato, a livello nazionale, un budget di 100 miliardi di euro per rafforzare le proprie Forze Armate.

Dall’altra parte, invece, troviamo un altro gruppo di Paesi, capeggiato dalla Francia, e nel quale è presente anche l’Italia, secondo cui la difesa europea non può fare il salto richiesto senza massicce risorse che solo un debito comune può fornire. Infatti, il problema è che, a differenza dei frugali, i Paesi del sud della Ue hanno debiti pubblici elevati e non possono dislocare risorse ingenti sulla spesa bellica, anche perché sempre i frugali sono fautori della disciplina di bilancio, sancita dai Trattati europei, che impone controllo e riduzione progressiva dei debiti dei Paesi del Sud.

Secondo questi ultimi, invece, il debito pubblico europeo, con l’emissione di eurobond, si è dimostrato molto utile per fronteggiare le conseguenze della pandemia di Covid-19 e potrebbe essere replicato per il rafforzamento degli eserciti continentali.

Quindi, la discussione prosegue sul nuovo debito in comune per finanziare la difesa. Intanto, Zelensky è intervenuto al Consiglio europeo per chiedere un aumento nella fornitura di nuove armi, che sarebbe da finanziare con i profitti generati dai fondi russi che sono congelati in Occidente dal momento dello scoppio della guerra.

I 27 hanno dato il loro consenso di massima all’operazione, con la sola riserva dell’Ungheria, che creerà ulteriore sfiducia nella collocazione di fondi dai Paesi emergenti in Europa. Inoltre, la Ue al Consiglio europeo ha fatto proprio l’obiettivo di rilanciare e integrare l’industria della difesa, e i capi di governo e di Stato hanno chiesto uno studio di fattibilità sulle varie possibili opzioni di finanziamento per le spese militari.

In una lettera congiunta Francia, Estonia, Lettonia, Lituania, Portogallo e Romania hanno affermato che ci sono diverse strade possibili da esplorare, tra cui un prestito europeo. La Germania, come abbiamo detto è contraria a un nuovo debito in comune, anche perché i finanziamenti del NextGenerationEU, il fondo stabilito per la transizione ecologica e digitale e la resilienza delle economie europee, in gran parte non sono stati ancora utilizzati.

La Germania, inoltre, è stretta in una contraddizione: da una parte ha bisogno di fondi per la transizione ambientale e la difesa, dall’altra si è imposta un freno al debito, che si sta rivelando una pericolosa costrizione. Infine, la Germania è contraria anche all’unione europea del mercato dei capitali, che potrebbe mobilitare risorse private anche sul riarmo.

Intanto per quanto riguarda l’Italia, Meloni, a margine del Consiglio europeo, ha avuto un incontro con Macron in cui si è discusso anche di difesa comune, sulla quale i due si sono trovati in sintonia, in particolare sull’alimentare la spesa bellica mediante iniziative finanziarie che non escludono il ricorso all’emissione di debito comune. Anche il coinvolgimento nella questione del finanziamento della spesa bellica della Bei – la banca europea per gli investimenti – è considerato dalla Meloni “un passo in avanti”.

Mentre i vertici dei governi europei discutono sull’integrazione dell’industria bellica europea e sul modo di reperire gli ingentissimi fondi necessari a finanziare il riarmo europeo, la tendenza al riarmo ha avuto un impatto favorevole sulle imprese europee della difesa quotate in borsa.

Solo nell’ultimo anno, l’indice in euro Stoxx Europe Total Market Aerospace & Defence ha guadagnato una crescita del 50% in borsa. Tutte le più importanti imprese belliche europee hanno beneficiato di una forte crescita del loro valore azionario. La francese Safran è aumentata del 57%, la tedesca Rheinmetall del 64%, la franco-tedesca Airbus del 43%, la britannica Bae Systems del 41% e l’italiana Leonardo del 100%.

La crescita delle imprese del settore bellico in Europa è molto più forte di quella delle imprese omologhe statunitensi, che comunque hanno una capitalizzazione di borsa molto maggiore. Qual è la ragione?

Questa risiede nel fatto che molti Paesi europei risultano indietro rispetto alla richiesta della Nato di portare al 2% del Pil la spesa militare, mentre gli Usa spendono circa il 3,5% del loro Pil in armi e equipaggiamenti.

Le azioni delle imprese militari Usa sono state sostenute da una spesa elevata e costante, che non è stata aumentata in maniera significativa a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina. Viceversa l’Europa non ha mai apprezzato i titoli delle imprese belliche, anche a causa della decisione della Bei di escludere dai suoi finanziamenti le imprese belliche, decisione su cui, come abbiamo visto sopra, la banca è tornata indietro.

Tuttavia, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina molti Paesi – soprattutto i Paesi baltici e la Polonia, che hanno superato ampiamente il 2% di spesa sul Pil - hanno aumentato la spesa militare. Il connesso aumento degli investimenti e degli acquisti di armamenti ha reso più appetibili i titoli di borsa delle imprese belliche europee. La situazione di Leonardo riflette questo contesto.

L’azienda italiana ha beneficiato di maxi commesse come quella polacca per gli elicotteri AW149 nel 2022. Inoltre, le banche d’affari come la Deutsche Bank e Bofa ritengono che le azioni di Leonardo abbiano ancora molto spazio di crescita, proprio a causa del riarmo in corso.

Secondo alcuni analisti l’Europa ha necessità di pianificare l’intervento di spesa militare per sostenere le imprese belliche europee che devono soddisfare ordini in crescita. In particolare bisogna aumentare in tempi stretti una capacità produttiva che si era strutturata per i tempi di pace.

La verità è che gli ultimi decenni non sono stati tempi di pace. Tuttavia, le guerre intraprese dalle potenze europee e dagli Usa erano dirette contro avversari di basso profilo tecnologico e scarsi sul piano dell’armamento pesante (Iraq, Afghanistan, Libia, Siria), per contrastare i quali l’industria bellica europea era più che sufficiente. Ora, invece, si prospetta la possibilità di scontrarsi con apparati bellici moderni e potenti, tipici di Stati grandi e strutturati, come la Russia.

Ciò che appare evidente è una forte tendenza al riarmo connessa a una forte tendenza alla guerra. Tuttavia, bisognerà vedere come evolverà la questione dei finanziamenti e soprattutto la questione delle modalità di finanziamento. Anche perché tra i 27 ci sono interessi differenziati. A spingere per la militarizzazione del continente sono soprattutto la Francia, i paesi baltici, la Finlandia e la Polonia.

L’attivismo francese e le parole di Macron sull’invio di truppe europee in Ucraina sono una sorta di rivalsa nei confronti della Russia che ha sostituito recentemente la Francia come partner economico, militare e politico in diversi Paesi africani ex colonie francesi. Altri Paesi europei, come ad esempio la Spagna, non sono interessati a farsi coinvolgere dagli interessi francesi.

Senza un piano del tipo di NextGenerationEu, cioè senza l’emissione di debito europeo in comune, appare molto difficile che bilanci statali già gravati da molte uscite e costretti nei vincoli del Patto di stabilità possano sostenere le spese necessarie a confrontarsi con avversari di un certo livello. A meno di non ridurre altre voci di spesa.

Ciò che appare chiaro è che la guerra ormai la fa da padrona e che a pagarne le conseguenze saranno, come al solito, i lavoratori e le classi subalterne, che saranno chiamati a combattere una eventuale guerra.

Inoltre, le risorse preziose che dovrebbero andare alla sanità, all’istruzione e al sostegno sociale ai settori più disagiati della popolazione rischiano con tutta evidenza di prendere la strada della spesa bellica. Anche la proposta dell’uso del debito pubblico europeo, che potrebbe fare molto per lo sviluppo del continente e per la sua popolazione, viene circoscritto alla spesa bellica.

Concludendo, appare evidente quanto dicevamo in un precedente articolo e cioè che una più stretta unione europea – in particolare su un piano decisivo come quello delle Forze Armate e dell’industria bellica – sarebbe o impossibile o reazionaria.

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

27.03.2024

Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale; Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.

Commenti (46)

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Mostra commenti 46 caricati
    1. Martin 28 marzo 2024

      Intanto l'Europa continua a perdere PIL, reddito e potere d'acquisto rispetto agli USA, siamo a -30% in 20 anni, dall'Euro e dall'adesione dei Paesi dell' Est. Ovvio, la rivoluzione tecnologica in corso la fanno gli USA, la Cina ed alcuni Paesi asiatici, qui da noi si preferisce il Risiko dell'estensione dell'UE a Est. Centinaia di miliardi all' Est Europa, all'energia green e al settore militar-industriale, tutto non per la crescita economica ed il benessere degli Europei, ma per permettere al Governo imperiale della Commissione UE di continuare nel Risiko dell'estensione a Est.

    1. Gino 27 marzo 2024

      Sarà la guerra dei pulcinella e degli arlecchini.
      Trump o Biden non farà differenza alcuna.
      A comandare l'UE è e rimarrà la City of London.
      L'unico scopo della guerra sarà, come è sempre stato, la conservazione del potere. Nel nostro caso, della UE e della NATO.
      In nessun caso vi sarà conflitto nucleare, ma tale spauracchio verrà comunque largamente impiegato, sia dai russi che dai mass media occidentali.
      Gli ipocondriaci (i cacasotto) vivono senz'altro tra noi in maggioranza strabordante. La prova l'avemmo con il covid. Condizionarli e facilissimo. La prova provata l'avemmo nell'occasione delle così dette 'vaccinazioni'.
      Ai cacasotto ipocondriaci gli si può far fare di tutto. Per magari premiarli poi facendogli fare i kapò all'interno dei lager.

      Per noi europei occidentali non si prospetta un futuro radioso.

    2. ws 27 marzo 2024

      in nessun caso vi sarà conflitto nucleare,

      Solo se la russia "cede prima".
      La russia è l' ultimo ostacolo al dominio globale della "setta mondialista" e nessun mezzo sarà risparmiato per spezzarla.
      Costasse pure la vita di 500Ml di €uropoidi.
      Tanto a LORO che frega?

    3. carla 27 marzo 2024

      Certo e i sionisti sono dietro a tutto, ci odiano, quale mezzo migliore della IIIWW per farci fuori in massa

    4. mago 28 marzo 2024

      prima erano un tantino defilati ora non hanno piu remore a mostrarsi..

    1. carla 27 marzo 2024

      Sarò pure lobotomizzata, ma si sta rivelando vero che dovunque ci sono ebrei, ci sono guerre, morte e distruzione.
      Dicono che non è vero?
      E chi sono zelenskyy e netanyahu?
      Dei carmelitani scalzi?

    2. ws 27 marzo 2024

      Non fare de !"l'antietruschismo " ( o quantomeno non "diretto" ) , altrimenti CDC chiude "prima del tempo"
      Mala tempora currunt ( e peggioreranno ...)

    3. mago 28 marzo 2024

      calcola poi quelli che ci si imparentono pure poi non vanno a dirigere la bocciofila di turno...

    1. Primadellesabbie 27 marzo 2024

      Qui Gianandrea Gaiani di Analisidifesa tratta l'argomento dal minuto 10'40" e per 5' circa, se voleste ascoltare (video intero 33'):

    2. BrunoWald 27 marzo 2024

      Mi dicono: "il video non è più disponibile".

    3. Primadellesabbie 27 marzo 2024

      Ho riprovato ora e a me funziona, ma appare questa scritta: "These results may be new or changing quickly".
      Il titolo del video è:
      "Migliaia di europei morti in UCRAINA - ft. Gianandrea Gaiani"

      (In quei 5 minuti descrive la situazione degli eserciti e degli arsenali europei, UK compresa, da cui risulta come nessuno possa, materialmente, scontrarsi con la Russia.)

    4. absitiniuriaverbis 27 marzo 2024

      Qui è disponibile.

      Grazie del link.

    5. BrunoWald 28 marzo 2024

      Ti ringrazio.

    1. Marco Fontana 27 marzo 2024

      So che sono off-topic e me ne scuso, sia con i lettori che con la Redazione.

      Ma è accaduto un fatto che non può passare sottotraccia: sul blog sauraplesio.blogspot.com è stato rimosso un post in applicazione alla censura "europea", introdotta dal DSA del 17 febbraio scorso.

      All'autrice del blog, Saura Plesio, è pervenuto un ammonimento che le impone la revisione dell'intero contenuto dei post sul suo blog, pena l'immediata chiusura dello stesso.

      Comedonchisciotte rappresenta una delle rare Agorà virtuali dove è possibile esprimere liberamente le proprie opinioni, anche in contrasto tra loro, ma con civile e costruttivo spirito di conoscenza e confronto.

      Sensibilizzo quindi tutti, in primis la Redazione di questo importante blog, che già sarà al corrente dell'accaduto, per aprire un dibattito su questo rischio-censura ormai manifesto e non più "teorico".

      Grazie.

    2. Redazione CDC 27 marzo 2024

      Gent.le Marco, grazie della segnalazione. Esprimiamo piena solidarieta' a Saura Plesio, di cui di frequente usiamo rilanciare gli articoli. Sono e saranno tempi ancora piu' duri, ma insieme ce la faremo. Grazie del supporto dimostrato.

    1. Cachafaz 27 marzo 2024

      Di quale riarmo state a parlare, comprare gli f-35 e i patriot? Ma per favore! Avevano piu' possibilita' i boscimani contro gli inglesi, o gli indiani d'america contro gli yankie stessi, che le truppe nato contro la russia. Il sistema industriale e' stato distrutto, le materie prime non ci sono ed il mondo e' tutto contro. Intanto, non so' se e' chiaro, l'uccidente fa il giro largo dell'africa, palla lunga e pedalare. E l'africa stessa, le materie prime, passano di mano. Idem gli arabi.

    1. Brule 27 marzo 2024

      A mio parere, a parte il formidabile giro di mazzette, serve per giustificare qualche scherzo... tipo un prelievo forzoso, o una patrimoniale, o un ticket ancora più elevato per accedere alla Sanità.
      Non so più se si tratta di risorse drenate, per spostarle ad altre persone, perchè queste persone dei soldi non sanno che farsene.
      Inizio a pensare che la moneta (così come la paura e il senso di colpa) sia in fondo un grosso recinto per noi bovini.

    1. uomospeciale 27 marzo 2024

      Se qualcuno minaccia di ucciderti o di farti uccidere mandandoti a morire per i suoi sporchi interessi come minimo dovrebbe essere messo in galera a vita.
      Come minimo...
      Il fatto che i guadagni azionari delle industrie di armi contino più delle centinaia di migliaia di vite umane perse per garantirli dovrebbe già essere sufficiente a capire in che mani siamo, e che questa gente se non fermata per tempo, ci manderà tutti quanti al macello.
      Dietro le industrie della morte che mandano i loro lobbisti a fare shopping nei parlamenti comprando deputati, ministri, generali e senatori con la formula del 3X2 come al supermercato, ci sono persone, consigli di amministrazione, azionisti, nomi e cognomi e sono loro i responsabili che vanno fermati.
      Perché faccenda è molto semplice:

      O noi, o loro.

      Chi pensa di poter uccidere le persone per un dividendo azionario, sappia che non siamo più nel '39:
      La gente si è svegliata, sa chi sono ed è disposta a tutto, pur di salvarsi la pelle.

    2. ws 27 marzo 2024

      La gente si è svegliata, sa chi sono ed è disposta a tutto, pur di salvarsi la pelle.
      Dici? Durante la pandeminchia non mi è sembrato.

    3. Primadellesabbie 28 marzo 2024

      Se fosse così le fabbriche e gli uffici sarebbero vuoti...

    1. sbregaverse 27 marzo 2024

      Siamo i quinti esportatori d'armi a livello globale.
      Basta.....tenercele.

    2. DrCaligari 27 marzo 2024

      John Lennon era un grande perché riusciva a conferire appeal alla pace e la rendeva un bisinéss. E noi che siamo Italiani, artisti e poeti per antonomasia...

    1. DrCaligari 27 marzo 2024

      Il problema e che la guerra ha tante parole, la tattica la strategia gli armamenti le battaglie gli scenari le alleanze... Quindi ha un maledetto fascino in fondo. La pace parole ne ha poche. Non vende cribbio non vende.

    2. sbregaverse 27 marzo 2024

      Praticamente la guerra è distillato di consumismo purissimo.

    3. Primadellesabbie 28 marzo 2024

      "Non vende", è detto molto bene.

      Ma viene da lontano: quando si è deciso di diffondere e imporre un modo di produrre i beni efficiente [attenzione alla portata di questo concetto] e concorrenziale, la guerra moderna, assieme a altre derive come società irregimentata, inquinamento, sciupio, consumismo, era già incorporata nel progetto.

      L'apice di questa forma di civiltà, o il punto di svolta necessario è stato raggiunto [secondo me] con l'adozione della pratica della ricerca scientifica sistematica, del lavoro di laboratorio al posto delle intuizioni dei Tesla.

      C'è uno grave scompenso culturale tra la nostra organizzazione sociale e quel modo sistematico di esplorare/aggredire ciò che ci circonda.
      Si tratta di due epoche forzate a convivere.

      Da allora viviamo un corto circuito continuo, che ha portato alla perdita di ruolo di ogni componente e allo svuotamento di quasi ogni aspetto della comunità in cui viviamo.

    4. DrCaligari 28 marzo 2024

      Interessante quello che dici. Ieri leggevo di qualcuno che invece ha diviso le scoperte/innovazioni tecnologiche in due tipi, corrispondenti a due ere in pratica: quelle fino agli anni cinquanta circa il cui scopo era di migliorare l'esistenza. E poi quelle successive, dagli anni sessanta in poi, la cui caratteristica comune è sempre quella di garantire un controllo, in termini di mappatura, di dati etc (e naturalmente soprattutto mentale), verso chi le usa. Sul rapporto tra guerra e guadagno che ne deriva, credo invece che dovremmo ragionare in una maniera doppia: la guerra come evento rilevante per un Paese da una parte e per chi ci lucra, aziende tipo Haliburton ad esempio, dall'altra. Sembra banale ma una delle conseguenze che ne discendono è la possibilità che sia svantaggiosa per un Paese e vantaggiosa per una lobby. L'esempio potrebbe essere il ventennio passato in Iraq. Anche qui la tendenza mi pare andare sempre più in questa direzione, di sdoppiamento diciamo.

    5. Primadellesabbie 28 marzo 2024

      Faccio notare che mentre nel progredire grazie a intuizioni la scoperta passa necessariamente attraverso un esame per mezzo della coscienza dello scopritore (forse l'intuizione 'cerca' lo scopritore [ma questo richiederebbe una spiegazione]), prima di essere utilizzata, con il metodo di esperimenti sistematici, quasi una rete a strascico calata nella realtà, tutto ciò che si viene a scoprire è messo a disposizione di chi ha organizzato la ricerca, che è libero di sfruttarla secondo i capricci della sua avidità priva di principi etici.

      La differenza è colossale.

      L'uomo avido e privo di freni selezionato dalla società che ci ospita non dovrebbe poter fruire dei prodotti di un metodo di ricerca adatto, forse, a una società evoluta secondo orientamenti meno rozzi.

      Lo stridore è palpabile, si pensi solo alla recente 'pandemia', ma gli es. sono molti.

    6. DrCaligari 28 marzo 2024

      Perdonami ma non sono del tutto d'accordo sulla tua idea di ricerca. Intendo dire in teoria hai perfettamente ragione, però anche la ricerca stessa è morfologicamente mutata nel tempo. A me sembra che tu la descriva com'era, ma purtroppo non è più. Due epoche anche qui insomma. Ormai è il committente a chiedere espressamente cosa vuole che si scopra e considerati i costi e la complessità delle attrezzature il ricercatore non ha più alcun margine di libertà. Ti annoio ma per l'esempio parto da lontano: cosa fece Bush tra il 1977 in cui lasciò il posto da Direttore della Cia e il 1980 in cui divenne "Vicepresidente" sotto Reagan? Fu il Ceo della Lilly and company farmaceutici. Stai per dirmi vaffa, ma aspetta. Cosa dobbiamo alla Lilly? (tra tante altre cose): 1876 il chinino, qui la ricerca è come dici tu. 1955 il vaccino di Salk e la produzione in serie di insulina e penicillina: questo lo definirei il periodo spartiacque cioé in bilico tra le due epoche. 1972: il Prozac, quindi si é ormai in piena era della ricerca su commissione e delle innovazioni finalizzate al controllo. Aggiungo una piccola ma secondo me gustosissima curiosità: Alberto Franceschini ha raccontato che all'inizio le Br cercavano un tipo nuovo di Molotov, che era di vetro e troppo esplosiva, e la trovarono nella bottiglietta di plastica morbida Lilly. Che rispondeva alle esigenze di combustione lenta e vigorosa ma non troppo, e che venne utilizzata da lui e Mara Cagol nelle primissime azioni in cui davano fuoco alle auto dei dirigenti nei parcheggi. La famosa Lilly insomma, capisci? Bush ahahah. Come sa essere ironico il Potere non trovi? Uno di cui ci eravamo quasi dimenticati e che secondo me è ancora il vero grande padrone del vapore, tanto per dirne un'altra (e ho sentito dire il padrone di Pfitzer per aggiungerne un'altra). Scusa il prolisso se nulla ti è nuovo di quanto ho scritto.
      p.s. la primissima azione della Lilly Alberto e Mara la effettuarono, in Toscana direbbero, a duscento metri da casa mia e da dove sto scrivendo ora. Questo per dire che il Tempo passa, ma lo Spazio, ahimè, resta.

    7. Primadellesabbie 28 marzo 2024

      Scrivi:

      "...è il committente a chiedere espressamente cosa vuole che si scopra e considerati i costi e la complessità delle attrezzature il ricercatore non ha più alcun margine di libertà..."

      È questo il punto che coglie il cambiamento cui faccio riferimento.
      Giustamente parli di 'ricercatore', un travet, non più di scopritore o inventore, magari anche stimolato dall'ambiente in cui si trova.
      C'è un nuovo rapporto con la natura, diverso da tutto ciò che era stato fin lì.

    1. Arthur 27 marzo 2024

      Non guardo la TV da anni.
      Ogni tanto la riaccendo per verificare il livello, che purtroppo scende sempre di più.
      Ieri sera ho acceso l'aggeggio.
      Naturalmente stavano trasmettendo l'ennesimo dibattito dove tutti parlavano di terza guerra mondiale imminente.
      Un tizio allarmato prende la parola e dice che, data la situazione, dovremmo essere tutti terrorizzati.
      Ecco la parola chiave: terrorizzare.
      Ormai lo dicono spudoratamente, senza neanche fingere.
      A quel punto ho spento immediatamente.
      Durata dell'esperimento: 5 minuti.

    2. Arthur 27 marzo 2024

      Cosa significa?
      Che è in atto una pianificata operazione di terrorismo psicologico.
      Una volta era il debito pubblico con conseguenti tagli alle pensioni, poi fu la psicosi pandemica con annessi ricatti e vessazioni, poi ancora il cambiamento climatico e le idiozie varie (farina di insetti e carne sintetica, stop alle auto a benzina, case e terreni che saranno sequestrati), e infine ecco servita la terza guerra mondiale con pericolo nucleare.
      Contemporaneamente si procede con lo stillicidio di notizie riguardanti attentati, femminicidi, crimini vari, incidenti, catastrofi.
      Sta per arrivare l'estate con il caldo, vedrete cosa tireranno fuori dal cilindro, cose del tipo "temperatura a 50 gradi", etc.

      In sostanza: terrorismo puro e affarismo sulla produzione e vendita di armi.
      Un andazzo già sperimentato durante la psico-pandemia con produzione e vendita di mascherine, guanti, siringhe e ovviamente i sieri.
      E inutili investimenti green.

      Vivete sereni.

    3. Arian Van Heisen 27 marzo 2024

      Tutti i media in generale: Televisione Nazionale, News, quotidiani m settimanali , Talk show sono solo mezzi di PROPAGANDA Anglo Usa giudea, l' informazione libera
      non esiste piu in occidente

    4. uomospeciale 27 marzo 2024

      La televisione ormai è immondizia pura, va usata solo come maxi schermo del PC, per i film e i videogiochi.
      Alcuni anni fa mi è caduta l'antenna in seguito a un temporale, e non l'ho manco più rimessa su.

    5. gianB 27 marzo 2024

      A quanto pare c'è chi paga anche il canone ma dice che non la guarda ...

    6. ws 27 marzo 2024

      A meno che tu non abbia un fotovoltaico "stay alone" pagare il canone è sostanzialmente obbligato

    7. gianB 27 marzo 2024

      Ma vero dici? Bè allora pagate!

    8. IlContadino 28 marzo 2024

      Per non pagare il canone si deve comunicare, tramite raccomandata, all'ufficio competente, una comunicazione dove si dichiara di non possedere la tv. Ogni anno, entro fine gennaio. Sei euro più lo sbattimento, ogni anno.
      Paghi e ti sbatti per dire che sei intelligente, essere intelligenti ha un suo pegno da pagare;-))

    9. IlContadino 28 marzo 2024

      I figlioletti di un amico, anni fa, erano piccini, sono "scapatti di casa" per andare al circo del paesello, cinquecento metri di fuga, una vicina si accorge di loro e li riporta a casa.
      Comunque, il padre, in collera, vuole dar loro una punizione, toglie la tv dal muro, la mette in cantina: "un mese senza tv!".
      Col passare delle settimane in famiglia si accorgono che senza tv si vive meglio; dopo anni, la tv è ancora in cantina.
      Benedetta quella fuga

    1. absitiniuriaverbis 27 marzo 2024

      Il riarmo è dato per scontato.
      Perché mai?!
      Quale logica oscena si deve forgiare, utilizzare per approdare a questa conclusione?
      Ci sono dei guerrafondai per i quali tutto è buono purché ci sia guerra.
      Questa è la logica da sconfiggere. Questi i personaggi da emarginare.
      Il resto è una conseguenza.

      Lo so ho scritto una banalità disarmante.
      Ma non vedo altra soluzione.

    2. Arthur 27 marzo 2024

      Produzione e vendita di armi.
      I focolai di guerra servono per giustificare investimenti, produzione e vendita.
      Come mascherine, guanti, siringhe, sieri, etc. durante la psicopandemia.

    3. absitiniuriaverbis 27 marzo 2024

      ... non dimenticare 'controllo'.

    4. Bertozzi 27 marzo 2024

      Per rispondere alla tua domanda di prima Cui Prodest? direi che questo articolo sontuoso ti risponde alla grande: i produttori di armi, sempre loro, che avranno ben nomi e cognomi. Prima son passati alla cassa con la guerra del farmaco poi passano alla cassa con la guerra delle armi, vendute da privati agli stati, per le quali, nota bene, lo stato si indebita... per cui chi ci guadagna? chi è tuo creditore, che nel contempo è anche colui che ti vende le armi per scannarti col tuo vicino,o lontano. Nel mezzo ci sono le persone che credono e prontamente eseguono. Bisogna vedere fino a che punto però. C'hai voglia a inventare guerre. E in ultimo, non è che voglio passare per filo russo schierato perchè figuriamoci, però non riesco a non notare la differenza anche qui, gli stati occidentali le armi le comprano, (e indovinate da chi...) i russi se le fanno da loro, da quel che ne so, e non si indebitano con nessuno. Non mi sembra poco.

    5. Nonso 27 marzo 2024

      Non dimenticate il mercato dell'energia

    6. Dico no 27 marzo 2024

      I nuovi ingressi di alleati Nato hanno un loro peso in fatto di produzione e vendita di armi, anche senza conflitti

    7. ws 27 marzo 2024

      i produttori di armi,
      cioè i "bankesters" che "possiedono" TUTTO.
      Anche se ora devono "concentrasi" di più su la "guerra alla russia" che su la "guerra il CO2" e "guerra alla pandemia"
      Ma tanto per LORO il risultato è sempre lo stesso : arricchirsi e fottere i popoli.

    1. PietroGE 27 marzo 2024

      Il problema fondamentale del riarmo europeo non è il finanziamento o quali modelli d'arma scegliere per la produzione comune o dove posizionare le nuove fabbriche di armamenti, il problema è chi decide dell'impiego degli eserciti e quali criteri adotta. È ovvio che dovranno essere le leadership politiche a gestire l'uso delle armi solo che non esiste una unione politica europea e il problema ancora più grande è che non esiste una politica estera europea. Esistono solo le politiche nazionali, a volte in contrasto tra loro per ragioni di prestigio o di interesse spicciolo. C'è poi il problema di dire all'opinione pubblica che ogni aumento di spesa militare potrebbe comportare una diminuzione delle spese sociali e del welfare in generale, perché i soldi sono quelli che sono.

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