Di Danilo Fabbroni
Il punch al mandarino, bollente come si conviene, defluiva in gola nel vano tentativo di scaldarmi. Nello stanzone, piccolo capannone nell’hinterland milanese, sparuti termosifoni portatili, elettrici, pieni di olio bollente ronfavano invano nel mediocre tentativo di scaldare l’ambiente.
La bocciofila era stracolma di gente: periodo delle Feste. Infreddolito e deluso, specie dalla palla gialla, la n. 7, che nelle ripetute partite di carambola si rifiutava ostinatamente di andar in buca, avevo staccato la spina e mi rifugiavo a sentire il mio occasionale compagno di tavolata che andava avanti imperterrito a raccontarmi (così lui credeva in quanto io lo stavo a malapena ad ascoltare) quello che gli era capitato poco tempo fa: “sai” – mi faceva – “giorni fa il mio Maestro di Musica si è preso gioco di me, dileggiandomi anche se scherzosamente pel fatto che io credo ai complotti. Sarà che lo dice perché appartiene alla Famosa Somma Etnia?”.
Lo guardai abbastanza imperterrito (del resto non capivo certo a quale etnia si riferisse) ed ammiccai, al che lui giustamente non capendo se il mio ammiccamento fosse di compiacimento o di diniego o di quanto altro si alzò, non nascondendo la delusione, per andar al bancone ad ordinare anche lui un punch, di quelli così bollenti che è duro da tener in mano. Anch’io feci la stessa cosa ma guadagnai l’uscita sfidando le stilettate della tramontana che imperversavano sulla via di casa. Sarà stato il punch – più rum di bassa lega che mandarino - o il freddo pungente o chissà altro: era come se trovassi solo allora le risposte da dare al mio sconosciuto interlocutore della Bocciofila.
Chi ha veramente paura del Complotto come se fosse un essere o un Concetto alieno, proveniente da chissà quale galassia extraterrestre? Per inciso: questa Paura, questo Terrore, fu assai tangibile durante l’imperversare della Pestilenza di Davos, ai tempi del Morbo Sovrano, genesi 2019, come se tanti “colonello Kurtz” – quello del conradiano Cuore di Tenebra come del coppoliano Apocalypse Now – si fossero duplicati, anzi centuplicati tra le schiere dei “volenterosi carnefici” del Morbo gridando all’unisono “Il Terrore, l’Orrore”, volendo indicare l’Immagine Impossibile da sostenere, quella appunto di un Complotto dietro le quinte dell’apparente “scientificità”[1] di quegli accadimenti.
Cosa paventa dunque il carneade, vedi il M° di Musica, quando pensa al Complotto? Presto detto: l’assurdità di questa idea; l’Orrore per l’Ignoto che questa idea rappresenta; il Terrore che questa idea potrebbe aver un fondamento reale. Se poi ci mettiamo il sempiterno desiderio dell’essere umano di accodarsi ai Più, alla Massa dominante (la quale pensa di esserlo ma invece non lo è affatto dominante!), al desiderio di Volontaria Servitù[2] il Grande Gioco dei Poteri Apicali[3] è fatto: Rien ne va plus! Ma in fin dei conti cosa è il Complotto, cosa si cela dietro a questo lemma?
Se un lemma esiste qualcosa “conterrà”, qualcosa vorrà dire insomma. In effetti il termine complotto designa un’idea molto semplice, basica: il complotto è niente altro che una idea segreta[4], la quale non deve essere accessibile ai più, invece condivisa da almeno due persone, giacché un’idea segreta conservata solo da una persona non è un complotto.
Un complotto non necessariamente è materia di azioni violente né appunto di codice penale: un complotto lo si potrebbe “vedere” in un patto di società in un consiglio di amministrazione che vede alcuni soci condividere all’insaputa di altri un piano per una votazione che porti a sovvertire appunto il patto societario, sic et simpliciter! Et voilà, ecco il complotto, o come direbbe il M° di Musica (di una sicura specifica etnia) credendo di essere spiritoso, il Gomblotto! Ovviamente l’uso “maestro” (si fa per dire) del Complotto avviene per cause magniloquenti e qui, appunto, si fa fatica da Sisifo a vedere che ci siano increduli che non scorgono la Sagoma del Complotto essendo quest’ultima Nuda come mamma la fece, nuda come il famoso Re della Favola: forse – a lampante esempio - questi Signori non sentirono mai parlare di Marco Giunio Bruto, Gaio Cassio Longino e Decimo Bruto? Se avessero letto Shakespeare saprebbero che costoro furono gli uccisori di Giulio Cesare e lo fecero grazie ad un complotto cioè coltivando una idea segreta, riservata solo a loro medesimi, allo loro ristretta cerchia.
Ma senza toccare cieli sommamente stellati come quello shakespeariano basterebbe più prosaicamente aver in mente JFK, il film di Oliver Stone sul delitto Kennedy, per capire che un proiettile dato per vagante a multi-traiettoria a dir poco a Z non poteva provenire da Lee Oswald, appunto da un fucile solo, quello di quest’ultimo, ma soprattutto il proiettile di Oswald, mero fantoccio, non avrebbe mai potuto far indietreggiare – così come testimoniano tanto le foto[5] quanto il film amatoriale dell’attentato[6] – il torso del Presidente all’indietro giacché Oswald era posto dietro la carovana presidenziale, quindi il colpo fatale venne esploso dal fronte davanti ad essa! Tanto per dirne solo due di tantissimi casi eclatanti paragonabili a questi. Nondimeno non ci togliamo il gusto della commedia Western & Spaghetti e chiudiamo l’argomento col succulento boccone della sceneggiata delle Baggianate Rosse[7] che in via Fani, per addobbarsi ben bene a Festa, scelsero una mise discreta, quella della divisa di aviere, tanto, come dirlo? per farsi notare anche dai ciechi, dalle talpe e dai redivivi Ray Charles! O forse la divisa serviva molto più scaltramente a dividere le 2 squadre del derby? Coloro (le Baggianate Rosse) che recitavano, stile Franco Nero con Sergio Leone/Cinecittà e quelli invece che agivano da consumati professionisti del crimine organizzato-politico? Magari un giorno ce lo dirà qualche magistrato…
Chissà… Fatto sta che i Minus Habens volti a dileggiare l’Idea di Complotto leggendo solo la “Gazzetta dello Sport” non hanno potuto prestar attenzione ad uno che ebbe a capir tutto, Roberto Calasso, incontestato intellettuale riverito nelle migliori università mondiali.
Per la gioia di costoro riportiamo alcuni passi tratti proprio dalla penna di Calasso. Pregnante la citazione di pagina 43 de La rovina di Kash[8]: «Quale cristallina ebbrezza, essere colui che muove colui che è supposto muovere il complotto della Rivoluzione!».
La tematica del complotto è ribadita da Calasso a pagina 135 sempre de La rovina…: «Rimane soltanto nella perenne ombra del complotto e riemergerà dalle biblioteche, con i grandi etnografi universitari». Ancora ne L’innominabile…, p. 20,[9] scrive: «Il complotto nasce insieme alla storia. […] Gli assassini-suicidi riconducono a Osama bin-Laden nelle caverne di Tora Bora, che riconduce a Hasan-i Sabbah nella fortezza di Alamut. Ci sono forme che non estinguono[10]. Mutano, si caricano e si svuotano di significati a seconda delle occasioni. Ma un filo sottile le lega sempre ai loro inizi». Chiudiamo coll’ultima citazione ma ce ne sarebbero ben altre: «Il ruolo centrale che il sacrificio aveva nelle società arcaiche viene ora assunto dall’esperimento. I sacerdoti crudeli, che alzano il coltello sull’altare, son ora gli artefici del complotto. […] Il socialismo stesso, fratello nemico del capitalismo, dal capitalismo dipende come un volantino di propaganda dell’Esercito della Salvezza si riconduce ai versetti di Isaia. […] Al suo posto appaiono nuovi sacerdoti: le spie».[11]
A quando una contestazione verso il Sommo Calasso sull’argomento del Complotto da parte dei Minus Habens? Attenderemo con gioia sebbene temiamo che l’attesa sia vana.
Ma vorremmo aggiungere per concludere un’altra considerazione attinente a quella pratica metodologica in campo industriale che risponde al nome di reverse engineering. Questo termine sta ad indicare una condizione particolare per cui dal prodotto finito, realizzato in tutto e per tutto, per una serie di ragioni si procede a ritroso per giungere all’ultimazione del progetto, dei disegni, insomma dalla cosa reale a quella eidetica, teorica. Ebbene, se applichiamo a due seminali narrazioni del Complotto questa metodologia ne scaturiscono considerazioni interessanti. Il primo, l’ultra celeberrimo, I protocolli dei Savi di Sion[12] mentre il secondo, ben più recente si intitola Iron Mountain. [13]
Rapporto sulla possibilità e desiderabilità della pace [14], anch’esso ovviamente dipinto come falso: a compulsarli oggi come oggi si direbbe che la Realtà descritta in essi abbia di gran lunga superato la Fantasia che vi era dentro quei testi: significativo no? Sbalorditivo? No, di certo, del resto parlavano di Complotti. Inispecie di Complotti addebitati ad una Speciale Etnia: quella del Maestro di Musica. In fin dei conti se siamo aperti di mentalità, verso chi era Servitore il Grande Direttore d’Orchestra[15] ai tempi dell’affaire Moro – Igor Markevic – se non dell’Etnia? Ai posteri l’ardua sentenza. O forse ce lo dirà Gad Lerner o Giuliano Ferrara?
Di Danilo Fabbroni
14.03.2025
Danilo Fabbroni compare a metà degli anni Cinquanta e sfiora tangenzialmente il ’68 mentre Gli Anni di Piombo lo vedono in pieno sobbollimento nel tentativo di esfiltrare dalla mediocrità della provincia da cui provenivano i suoi natali. Una serie di Pianeti disposti in circostanze favorevoli lo proietta in una cross-pollination intessuta di sfere e di interessi compositi, all’apparenza urticanti uno contro l’altro: velista agonista professionista; fotografo di interni professionista ma in primis raccattando argent de poche scrivendo della sua amata creatura da sempre, la Musica. Tre “costanti” che si imprimeranno per sempre nel suo DNA. Ha all’attivo decine e decine di articoli tra articoli, libri, interviste in video, oltre 2 medaglie al valore atletico. Vox clamantis in deserto.
NOTE
[1] Il gregge umano ovviamente si cautela bene a trarre insegnamento da quanto scrissero Gianni Collu e Giorgio Cesarano nel lontano 1973 in Apocalisse e rivoluzione: “la scienza sa soprattutto di non sapere tutto”! Avevano già capito. Avevano capito quello che la casalinga di Voghera non capisce e cioè l’essere la Scienza come, del resto, ogni altra branca del Sapere umano, assolutamente preda dei condizionamenti usuali a cui è sottoposto ogni essere umano cosicché il risultato apparentemente obiettivo dello stesso processo scientifico è orientato ultimativamente da un bias, da un vero e proprio pregiudizio che è la contaminazione entro le teste d’uovo degli scienziati dello Zeitgeist, dello Spirito del Tempo coevo. Alla stessa stregua dell’avvocato, del giudice, del GIP che ha prestato giuramento in Loggia così lo Scienziato, il Medico nella fattispecie della Peste di Davos, ha prestato giuramento verso l’illuministica Dea Ragione e non ha discernimento altro che tale “faro”. Faro che ovviamente date le circostanze descritte fa carne di porco, fa strame, di ogni altro metro di giudizio che non sia il freddo, asettico, algido “ragionamento scientifico”. Non solo, come il Giudice che giurò fedeltà verso la Patria ma che in cuor suo presta fede solo a Compasso, Gonnellino e Cazzuola del Tempio, tanto da obbedire supinamente ai Comandamenti che dalla Loggia vengono emanati, così il Medico (lo Scienziato) che prestò giuramento al Bastone di Asclepio, icona del serpente attorto alla verga, eponimo del Soccorso Medico, in realtà presta volentieri il fianco ad ogni seducente pressione del Dio Denaro che i Poteri Apicali, non per niente, disseminano a profusione, lastricando la loro strada di foglie d’oro. Perciò alla casalinga di Voghera è negato aver contezza che – come ella scrive all’onusto quotidiano milanese settimane fa – ebdomadari o mensili scientifici, al loro vertice stanno “Nature”, “Science” et alii, non potrebbero certo vivere coi loro abbonamenti ma lo fanno unicamente grazie a laute prebende che ricevono dai grandi trust farmaceutici, immense holding sanitarie, a.k.a. come BigPharma. A questo proposito basterebbe setacciare la profusione di testi a carattere scientifico apparsi da Adelphi, sin dal lontanissimo Il Tao della fisica di Fritjof Capra, per rendersi davvero conto di come la Scienza degli Scienziati sia preda di una deriva ideologica che la polarizza verso lidi di assoluto nichilismo. Se a questa distorsione mentale, leggi etica, si aggiunge il condizionamento del potentissimo dio-denaro, l’orizzonte che ne deriva non può esser che quello a cui tutti assistemmo durante la Peste di Davos.
[2] Discorso sulla servitù volontaria: (Edizione integrale) : de La Boëtie, Étienne, D.E., OMBand, Fanfani, Pietro:
[3] Come si noterà a differenza di Altri noi non denominiamo chi ci soggioga: torneremo sul perché di questo in un’altra puntata.
[4] Come ben mostrato e dimostrato qui: Il segreto e le società segrete : Simmel, Georg, Balducci, Giovanni, Cascio, Mauro: Amazon.it: Libri
[5] Mensile “Epoca”, servizio centrale, dicembre 1963, numeri 680-689.
[6] Film che ovviamente fu occultato dall’FBI e non avrebbe mai visto la luce se non fosse stato per il Procuratore Distrettuale Jim Garrison.
[7] Il Sacrificio Rituale di Aldo Moro: quando la verità puoi dirla, ma soltanto in un romanzo - Come Don Chisciotte
[8] La rovina di Kasch - Roberto Calasso
[9] La rovina di Kasch - Roberto Calasso
[10] Fa notar bene questo passo: “ci son forme che non si estinguono”!
[11] La rovina…, op. cit., pp. 317, 320, 321.
[12] Un “falso” pamphlet addebitato ai Servizi russi - Ochrana – zaristi.
[13] Report from Iron Mountain: Lewin, Leonard: 9780979917639
[14] Su questo testo è in corso uno studio a firma nostra. Per ora ci limiteremo a dire questo: il saggio si dipana nella sua membrana centrale tutto giocato su motivazioni, sul filo di situazioni di causa-effetto, di azione-reazione di squisita marca geo-politica, di accadimenti scatenati dalla leva del do ut des, stile “faccio guerra in quanto alimento il complesso militar-industriale; arricchisco gli affaristi, i mercanti di morte e via di seguito” insomma un approccio eminentemente econometrico ma man mano che lo si legge con occhio avveduto ecco comparire qua e là, sempre più incessantemente un altro nodo gordiano della questione e cioè quello attinente ai dei scopi che appaiono secondari nello scatenare la guerra ma che invece sono quelli primari e cioè la carestia, il depopolamento, l’annichilimento, la nientificazione mortuaria che essa provoca, in una parola sola, la vera motivazione della guerra è l’eugenetica forzata. Oltre alla gran leva denarile evidentemente agisce in Lor Signori una altra leva che si appoggia sul Denaro ma il cui centro motore è la Volontà niccciana di Potenza, ma ci torneremo sopra in prossime puntate. Ora c’è troppa carne al fuoco.
[15] Il misterioso intermediario. Igor Markevic e il caso Moro - Fasanella, Giovanni, Rocca, Giuseppe - Libri

DrCaligari 16 marzo 2025
Complotto dalla treccani: cospirazione nascosta ai danni delle autorita costituite. Poiche invece trattasi di un progetto di ristrutturazione sociale che vediamo chiaramente svolgersi alla luce del sole e a favore delle cosiddette elite direi che ancora una volta siamo in ambito orwelliano. Se tutti non fanno che ripeterlo e' solo perche dopo il classicismo il romanticismo l'esistenzialismo eccoci approdati nell'epoca del PAPPAGALLISMO.