Il ramo d'ulivo fiammeggiante

Guerra Russia-Ucraina: estate 2025

Il ramo d'ulivo fiammeggiante

Big Serge - bigserge.substack.com - 17 giugno 2025

"È impossibile tenere un ramo d'ulivo in una mano e sparare con l'altra".

Così aveva detto Wilhelm Solf, diplomatico del Ministero degli Esteri della Germania imperiale. All’inizio del 1917, con la guerra arrivata a metà del suo corso e mentre l'Europa brancolava tra le stragi e l'esaurimento della civiltà della Prima Guerra Mondiale, Solf era stato uno dei pochi esponenti del governo tedesco a sostenere una pace negoziata. Naturalmente, sappiamo che la Prima Guerra Mondiale non era terminata nel 1917: i tentativi di negoziare un accordo erano crollati quasi istantaneamente dal momento che gli alleati avevano completamente rifiutato le proposte tedesche. Stranamente, uno dei principali punti di malcontento non riguardava nemmeno gli obiettivi bellici o i particolari termini della pace, ma piuttosto la questione delle colpe. Sia le Potenze Centrali che l'Intesa alleata erano irremovibili sul fatto che l'altra parte dovesse formalmente accettare la colpa della guerra, e i colloqui non erano mai andati oltre questo punto.

L'abortito processo di pace era stato ulteriormente intorbidito dall'intervento del presidente americano Woodrow Wilson. Forte della fiducia conquistata con la vittoria alle elezioni del 1916, Wilson sentiva di avere la libertà d'azione politica per intervenire più attivamente in Europa e gli Stati Uniti - forse unici tra tutte le potenze del mondo - sembravano avere leve per influenzare entrambe le parti in conflitto. L'agenda di Wilson, quindi, era quella di negoziare una "pace senza vittoria", senza che nessuna delle due parti annientasse l'altra, in uno spirito di amicizia e rispetto reciproco. Una pace senza vittoria, secondo Wilson, sarebbe stata percepita come un'umiliazione dalla parte sconfitta e avrebbe creato le condizioni per una guerra futura, seminando risentimento e revanscismo difficili da trattare.

Sapendo ciò che sappiamo del Trattato di Versailles, che aveva portato proprio a questo tipo di pace punitiva che suscitava un profondo risentimento, i commenti di Wilson sembrano preveggenti. Sfortunatamente, l'idealista (qualcuno direbbe ingenuo) presidente americano non aveva capito a fondo la situazione. Il suo discorso sulla Pace Senza Vittoria era stato ben accolto dal pubblico americano, ma respinto come un anatema da praticamente tutti gli altri, compresi non solo i tedeschi ma anche l'Intesa anglo-francese.

Wilson, isolato dall'altra parte dell'oceano, non aveva capito due cose molto importanti. In primo luogo, che l'Europa, dopo anni di carneficine, era esangue. Questo in particolare dopo il tentativo malriuscito della Germania di estendere le offerte di pace agli alleati; l'Intesa era rimasta indignata dalle condizioni tedesche, che considerava insulse, mentre i tedeschi erano a loro volta oltraggiati dal brusco rifiuto di quelle stesse condizioni da parte dell'Intesa. In secondo luogo, Wilson non aveva compreso che non sarebbe stato visto come un mediatore imparziale, soprattutto dai tedeschi. Sebbene potesse essere considerato uno statista con un tocco di talento, in posizione unica per fermare lo spargimento di sangue, Berlino fondamentalmente non si fidava né di lui né degli alleati e preferiva invece sfruttare spietatamente tutti i suoi poteri cinetici. La pace senza vittoria sarà anche sembrata caritatevole e confortevole, ma la vittoria era molto più attraente. Dopo milioni di vittime, tutte le parti in causa preferivano puntare alla vittoria piuttosto che zoppicare verso un pareggio.

A rischio di forzare troppo l'analogia, in Ucraina ci troviamo in una situazione molto simile. Il Presidente Trump, come Wilson, è sceso dall'alto della sua vittoria elettorale pienamente determinato a insinuarsi nella guerra come pacificatore. Il suo impegno a porre fine alla guerra, come il discorso di Wilson del 22 gennaio 1917, ha funzionato molto bene con il suo pubblico interno, ma ha avuto poca risonanza al di là dell'Atlantico. Come i tedeschi un secolo fa, la Russia non vede il Presidente americano come un onesto mediatore e ha scoperto che la sua influenza non è così grande come pensava. Ma, soprattutto, è vero oggi come nel 1917 che è maledettamente difficile convincere gli Stati in guerra a ritirarsi quando sono ancora in preda alla foga del combattimento e ad abbandonare i costi sommersi di tanto spargimento di sangue. Ha persino fatto il suo ritorno il tema della colpa, visto che molti Paesi europei hanno scartato l'idea di fare concessioni alla Russia semplicemente sulla base del fatto che Mosca sarebbe la parte colpevole di questa guerra.

Abbiamo un problema da Prima Guerra Mondiale, che si risolverà con una soluzione da Prima Guerra Mondiale, quando una delle due parti in guerra riuscirà ad esaurire e spezzare l'altra. Mentre le squadre di negoziatori ucraini e russi si riunivano a Istanbul per i loro brevi negoziati di facciata, prevedibilmente non produttivi, le due parti continuavano a scambiarsi colpi come al solito e l'esercito russo avanzava lungo la linea di contatto. Il ramo d'ulivo di Wilhelm Solf non è mai stato seriamente in gioco, ma la pistola rimane operativa. In Ucraina gli animi sono accesi e il sangue continuerà a bagnare il terreno.

Il crollo della diplomazia (di nuovo)

I recenti "colloqui di pace" di Istanbul tra l'Ucraina e la Russia sono iniziati e finiti in un batter d'occhio, rendendo evidente (come se non lo fosse già) che nulla di produttivo poteva venire dalla discussione. La seconda tornata di colloqui, svoltasi il 2 giugno, è durata circa un'ora, un tempo appena sufficiente per i convenevoli diplomatici. Prevedibilmente, non è stato concordato nulla, tranne un accordo provvisorio per lo scambio di prigionieri di guerra e salme di caduti, accordo che ha già iniziato a perdere colpi.

In questo momento, il problema della diplomazia è che c'è poca voglia di negoziare davvero un accordo, anche se tutte e tre le parti principali (Ucraina, Russia e Stati Uniti) sono disposte a impegnarsi in una diplomazia performativa con obiettivi opposti tra loro. È improbabile che qualcuno dei team negoziali sia arrivato a Istanbul con l'aspettativa o l'intenzione di porre fine alla guerra, ma avevano obiettivi genuini che stavano cercando di raggiungere. La questione è ulteriormente offuscata dal problema accessorio dell'accordo sui diritti minerari tra Ucraina e Stati Uniti, che non è direttamente correlato alle prospettive di una pace negoziata ma che è comunque un aspetto della negoziazione performativa del Presidente Trump.

Per la Russia, lo scopo della diplomazia performativa è quello di ribadire pubblicamente i propri obiettivi bellici e mostrare fiducia nel proprio dominio sul campo di battaglia. È fondamentale ricordare che in ogni fase di questa guerra, quando ne ha avuto l'opportunità, Mosca ha sempre ribadito gli stessi termini fondamentali che costituiscono la "linea di fondo" russa: questi includono il ritiro delle forze ucraine dai quattro oblast annessi, il riconoscimento delle annessioni russe, i limiti alle dimensioni e agli armamenti delle forze armate ucraine, il divieto per l'Ucraina di far parte di alleanze militari, compresa la NATO, la tutela del russo come lingua ufficiale dell'Ucraina e la revoca delle sanzioni internazionali contro la Russia.

Ciò equivale, in termini concreti, alla resa dell'Ucraina. Mosca ha esitato a usare un linguaggio del genere e ha certamente evitato un linguaggio roboante in stile Guerra Mondiale come "resa incondizionata", tuttavia questo è ciò che questi termini rappresentano. Ciò è particolarmente vero nel caso delle città negli oblast annessi che sono ancora sotto il controllo ucraino - Kherson, Zaporizhia, Slovyansk e Kramatorsk. Il possesso di queste città rimane la carta più importante in mano a Kiev e, in effetti, l'unica vera leva che ha nei confronti della Russia è la sua capacità (per il momento) di costringere l'esercito russo a subire ulteriori perdite per conquistare queste città. Una volta che la Russia avrà conquistato queste città, alll'Ucraina non sarà rimasto nulla nulla da offrire nei negoziati. La reiterazione di questi obiettivi bellici da parte della Russia equivale quindi a chiedere all'Ucraina di consegnare le sue risorse negoziali più importanti, e questo significa la resa.

Dovremmo quindi considerare le azioni della Russia a Istanbul come un'ostentata dimostrazione di forza, una richiesta poco velata di resa dell'Ucraina tramite un atto di diplomazia performativa, una performance esclusivamente diretta a Kiev e Washington.

L'Ucraina, tuttavia, è impegnata in una propria forma di diplomazia performativa, ma i russi non sono il pubblico a cui Kiev si rivolge. Piuttosto, i “negoziati” dell'Ucraina sono sotto forma di segnale verso Washington (e in misura minore verso l'Europa). Lo si vede dal fatto che, mentre la Russia chiede la resa de facto dell'Ucraina, Kiev chiede misure provvisorie, come un cessate il fuoco limitato. L'obiettivo, per l'Ucraina, non è quello di porre fine alla guerra, ma di dipingere i russi come la parte intransigente, non disposta ad accettare nemmeno un cessate il fuoco temporaneo. Secondo gli ucraini, questo crea uno scenario comunque vantaggioso per Kiev: se la Russia accetta un cessate il fuoco, questo smorza lo slancio russo sul campo di battaglia e offre all'AFU l'opportunità di riprendersi; se la Russia non accetta, questo può essere presentato all'Occidente come prova della sete di sangue russa.

[caption id="attachment_228789" align="aligncenter" width="1024"] Diplomazia performativa a Istanbul[/caption]

Il risultato è che Mosca e Kiev si avvicinano alla questione dei negoziati con paradigmi incompatibili. Kiev, idealmente, vorrebbe un cessate il fuoco senza alcun obbligo negoziale; Mosca vuole negoziati senza cessate il fuoco. La Russia ha dimostrato di essere perfettamente a suo agio nel negoziare mentre sono in corso operazioni militari. Se la discussione crolla, può sempre essere ripresa in seguito e, in ogni caso, l'esercito russo può continuare ad avanzare. Questa flessibilità deriva dalla fiducia russa di poter raggiungere gli stessi obiettivi strategici in entrambi i casi. Per l'Ucraina, invece, negoziare in un contesto di combattimenti in corso è un calcolo sbagliato, perché è l'AFU che viene costantemente fatto arretrare e vede indebolirsi la sua posizione strategica.

Portando questo aspetto alla sua conclusione paradigmatica, la Russia e l'Ucraina hanno visioni fondamentalmente diverse del rapporto tra operazioni militari e negoziati. L'Ucraina cerca di negoziare per migliorare la propria posizione militare: usa la diplomazia performativa per ottenere ulteriore sostegno dai suoi sostenitori occidentali e cerca un cessate il fuoco per ricostituire le proprie forze. La Russia, invece, usa le operazioni militari per migliorare la propria posizione nei negoziati. I particolari obiettivi e le richieste belliche delle due parti sono quasi irrilevanti, poiché le due parti non sono nemmeno d'accordo sullo scopo dei negoziati.

Nel frattempo, gli Stati Uniti sono impegnati in una forma di diplomazia altrettanto performativa, che mira a dare a Trump una flessibilità strategica in Ucraina. Organizzando i negoziati tra Russia e Ucraina (e consegnando a Mosca il suo labirintico piano di pace), Trump può sostenere di aver compiuto uno sforzo in buona fede per porre fine al conflitto. Se funzionerà e si riuscirà a raggiungere una pace negoziata, sarà acclamato come un grande pacificatore. Se non funzionerà, sarà ben posizionato per lavarsi le mani dell'Ucraina, passando Kiev agli europei. Ne vediamo già i segni: Washington minaccia di abbandonare il processo di pace, si prepara a ridurre l'assistenza militare a Kiev e Trump adotta un linguaggio sempre più apatico nei confronti dell'Ucraina.

Trump è senza dubbio desideroso di evitare di trasformare l'Ucraina nel suo Afghanistan e ha il vantaggio di un partner junior (l'Europa) perfettamente disposto, anche se non del tutto in grado, di tenere il sacco per lui. Tutto sommato, Trump ha gestito l'Ucraina abbastanza bene, se si comprende che il suo obiettivo principale è quello di ottenere flessibilità politica, piuttosto che porre fine alla guerra a tutti i costi o ottenere una sorta di vittoria ucraina. Semplicemente portando i negoziatori ucraini e russi nella stessa stanza (per quanto performativi siano stati i procedimenti), ha ottenuto il margine di manovra sufficiente per dire all'opinione pubblica americana che aveva fatto del suo meglio; quando i negoziati crolleranno, potrà iniziare a lavarsi le mani dell'Ucraina e passare la patata bollente agli europei.

Con la conclusione dei rapidi e prevedibilmente infruttuosi colloqui di Istanbul, sembra che siamo finalmente pronti a superare la farsa, soprattutto alla luce delle ultime notizie secondo cui gli Stati Uniti stanno annullando le discussioni bilaterali non correlate con Mosca. L'aspetto più evidente di tutto questo è che non è cambiato praticamente nulla nelle relative posizioni negoziali. Nonostante l'affermazione del vicepresidente Vance secondo cui la Russia "chiede troppo", Mosca sta facendo esattamente le stesse richieste che ha fatto per anni, scontrandosi sempre con lo stesso muro di mattoni.

Né l'elezione di Trump, né il fallimento delle offensive ucraine nella steppa di Zaporizhian e a Kursk, né i continui progressi russi nello sgombero del Donbass hanno avuto un effetto concreto sul calcolo negoziale. Tutte queste cose sono importanti di per sé, ma curiosamente nessuna di esse ha spostato l'ago della bilancia sulle prospettive diplomatiche in Ucraina. I negoziati sono un'impresa stranamente statica, sterile e performativa, che serve principalmente come forum per consentire all'Ucraina e alla Russia di ribadire pubblicamente i propri obiettivi e le proprie lamentele. Da questo punto di vista, [i negoziati] sono per lo più innocui. Nel frattempo, la guerra sarà combattuta fino alla sua conclusione.

Il Blockbuster dell'Ucraina: la guerra d'assalto nel contesto

Il momento di gran lunga più importante dell'anno, almeno per i media occidentali, è stato l'inaspettato attacco dell'Ucraina ai mezzi dell'aviazione strategica russa dislocati in basi aeree nel profondo della Russia stessa. L'attacco, nome in codice Operazione Ragnatela, è stato certamente notevole per tre ragioni distinte. In primo luogo, ha degradato l'aviazione strategica russa (bombardieri strategici e Airborne Early Warning and Control), sostanzialmente indenne fino a quel momento. In secondo luogo, l'attacco ha colpito basi russe lontane, fino all'Estremo Oriente russo, e questo ha compromesso il senso di distacco geografico della Russia e l'inviolabilità delle sue vaste dimensioni. In terzo e ultimo luogo, la piattaforma per l'attacco era altamente innovativa: gli ucraini hanno lanciato piccoli droni da vettori trasportati su camion e assemblati all'interno della Russia stessa, in una base ucraina segreta a Chelyabinsk.

Un elemento interessante da notare subito è che, sebbene l'uso di un sistema di lancio montato su camion sia nuovo, l'idea in sé non lo è e, in effetti, era nata dai russi stessi. Più di dieci anni fa, la Russia aveva iniziato a giocare con un sistema, affettuosamente soprannominato "Club K", che pretendeva di lanciare missili da crociera da una piattaforma di lancio rassomigliante in tutto e per tutto ad un innocuo container da trasporto. Commercializzato originariamente come arma antinave, il Club K aveva attirato critiche severe in quanto esercizio di perfidia, e anche il progetto in corso della Cina su questo tema ha ricevuto critiche simili.

Questo, ovviamente, rende piuttosto buffo il fatto che l'Ucraina abbia ricevuto un così ampio plauso e un elogio incondizionato per l'Operazione Ragnatela. Le lamentele mosse contro gli esperimenti russi e cinesi con i sistemi di tipo Club K riguardano essenzialmente il fatto che è illegale camuffare sistemi d'attacco come innocui carichi civili. Chiaramente, l'attacco ucraino non è particolarmente diverso e si limita a scambiare un container marittimo con un camion. Chi legge il mio lavoro da tempo sa che non sono il tipo che si strugge per il "diritto internazionale", che considero un concetto essenzialmente insensato. Il diritto internazionale non è una vera legge, ma solo un meccanismo istituzionalizzato che consente ai forti di limitare i deboli. Né, del resto, l'ipocrisia è davvero importante. Ciò che conta, soprattutto in tempo di guerra, non è ciò che uno Stato è "autorizzato" a fare dal diritto internazionale, ma ciò che è in grado di fare e qual'è la sua propensione al rischio. Nel caso del Club K e dell’Operazione Ragnatela, vediamo che la loro perfidia è la nostra audace operazione segreta. L'ipocrisia non ha molta importanza, ma almeno è divertente.

Passiamo quindi ai danni della Ragnatela. Inizialmente, gran parte dell'infosfera ucraina aveva snocciolato cifre palesemente assurde, sostenendo che qualcosa come il 70% della flotta di bombardieri strategici russi fosse stata distrutta. Secondo la dichiarazione ufficiale del governo ucraino 40 bombardieri e velivoli di preallarme sarebbero stati gravemente danneggiati o distrutti, il che equivale forse a un terzo dell'inventario russo. Un esame dei video pubblicati dall'Ucraina e delle immagini satellitari conferma una dozzina di perdite totali, mentre i funzionari della difesa occidentali si sono accordati su 20, tra cui sei TU-95 e quattro TU-22 distrutti.

[caption id="attachment_228790" align="aligncenter" width="1280"] TU-95 distrutti nella base aerea di Olenya[/caption]

Se si contestualizza questo dato, significa che la Russia ha perso circa il 12% della sua flotta di TU-95 e il 7% dei TU-22, mentre l'inventario dei TU-160 è rimasto indenne. In totale, si tratta di circa l'8,5% dei bombardieri strategici russi. Il problema, che emerge costantemente da parte ucraina, sono le aspettative assurdamente elevate e un grossolano fraintendimento del significato di “successo”. In qualsiasi paradigma realistico, distruggere quasi il 10% dei bombardieri strategici russi con droni relativamente economici sarebbe considerato un successo considerevole, ma la continua aspettativa che le capacità russe possano essere semplicemente spazzate via impedisce una valutazione così realistica.

Dovremmo riconoscere i lati positivi per l'Ucraina, per evitare di cadere nella trappola del “coping”. È evidente che Ragnatela è stata un'operazione ingegnosa dal punto di vista schematico e innovativa dal punto di vista tecnico da parte dell'Ucraina. Colpendo cinque basi aeree russe molto distanti tra loro con mezzi dislocati nel cuore della Russia, Ragnatela è stata audace e ambiziosa, e non ha richiesto mezzi ucraini particolarmente preziosi. Dal punto di vista del calcolo rischi/benefici, questo è stato chiaramente un successo per l'Ucraina.

Inoltre, bisogna ammettere chiaramente che i velivoli russi distrutti sono, di fatto, per lo più insostituibili. Il TU-95 è fuori produzione da anni, e la flotta esistente avrebbe dovuto svolgere un ruolo di supporto per il prossimo futuro. La Russia ha una certa produzione di TU-160, con forse quattro velivoli in consegna a breve termine, ma questo ovviamente non sostituirà completamente le recenti perdite. Tuttavia, le cose sarebbero potute andare molto peggio. Le perdite sono state ridotte al minimo grazie al totale fallimento degli attacchi su due dei cinque campi d'aviazione presi di mira. L'aeroporto di Dyagilevo, vicino a Ryazan, è stato difeso efficacemente e non è stato colpito alcun aereo; l'attacco all'aeroporto di Ukrainka, nell'Oblast' di Amur, è fallito a causa dell'esplosione del contenitore di lancio. Sembra anche che l'attacco a Ivanovo Severny abbia colpito una coppia di aerei A-50 (AEWAC), ma li abbia distrutti.

Ci ritroviamo con un bilancio misto. L'Ucraina ha dimostrato un'inedita e ambiziosa capacità di colpire i mezzi russi e ha distrutto diversi velivoli insostituibili, ma i risultati sono stati certamente molto inferiori a quelli sperati da Kiev. I russi hanno buone ragioni per ritenere di essere scampati al peggio. Di certo, questo sarà un incentivo ad accelerare la costruzione di rifugi antiaerei rinforzati, che è in corso a ritmo lento dal 2023, anche se ovviamente non in tutti i campi d'aviazione.

Finora, i russi avevano dato la priorità al rafforzamento dei campi d'aviazione a portata dei sistemi d'attacco convenzionali ucraini (in luoghi come Kursk e la Crimea). L'Operazione Ragnatela probabilmente spingerà a un analogo rafforzamento di campi d'aviazione lontani e che un tempo si pensava fossero relativamente sicuri.

[caption id="attachment_228797" align="aligncenter" width="1200"]kalino_airfield Rifugi di nuova costruzione presso l'aeroporto di Khalino, nell'Oblast' di Kursk[/caption]

Tirando le somme, il bilancio della Ragnatela è abbastanza chiaro: è stato un successo significativo per l'Ucraina, in quanto ha distrutto un buon numero di risorse russe di valore rischiando pochissimo. Tuttavia, diversi campi d'aviazione russi sono riusciti a scamparla senza perdere aerei, grazie a un mix di successo della difesa aerea russa e di malfunzionamento ucraino. Gli ucraini hanno ottenuto un successo, ma molto inferiore a quello che avrebbero potuto sperare.

Più significativamente, tuttavia, Ragnatela ha degradato le capacità russe in un modo che è molto improbabile abbia un impatto materiale per l'Ucraina stessa. La perdita di bombardieri strategici, in particolare di modelli fuori produzione, mette a dura prova gli equipaggi rimanenti e riduce la capacità, ma è altamente improbabile che queste perdite possano ridurre, se non in modo marginale, gli attacchi russi contro l'Ucraina.

La prima e più importante ragione è che i missili aviolanciati della flotta da bombardamento strategico costituiscono una frazione relativamente piccola delle munizioni che la Russia spara in Ucraina. La stragrande maggioranza è stata e continua ad essere costituita da droni (come il venerabile Geran) e dagli Iskander lanciati da terra. I Geran, in particolare, sono le munizioni più numerose attualmente in uso, con centinaia di lanci al giorno e una produzione in rapido aumento. La partecipazione dei TU-95 agli attacchi aerei è un'occasione relativamente rara e, per quanto rumorosi e cinematografici possano essere gli i “Grandi Orsi” (denominazione occidentale del TU-95, N.d.T.), non sono neanche lontanamente la piattaforma di lancio principale in questa guerra.

In effetti, Ragnatela offre l'opportunità di pontificare su un punto secondario di notevole importanza. L'uso dei missili da crociera aviolanciati da parte della Russia è diminuito significativamente nel 2025, in quanto la Russia accumula missili non solo per l'uso in Ucraina, ma anche per altre contingenze. In effetti, pochi giorni prima che Kiev colpisse la forza di bombardamento strategico, i media ucraini si interrogavano ad alta voce sull'uso relativamente scarso di questi sistemi da parte della Russia, notando che, nel corso dell’anno, i lanci aerei da parte dei bombardieri strategici erano avvenuti solo pochissime volte. Al momento, il fattore chiave che limita gli attacchi russi con missili da crociera sull'Ucraina non è né la carenza di missili né la mancanza di cellule, ma la decisione strategica di accumulare risorse.

Nel grande schema delle cose, la perdita di bombardieri insostituibili comprime le capacità russe di punta, ma non in modo tale da cambiare il calcolo per l'Ucraina in questo momento. Distruggere un gruppo di TU-95 a terra è un successo per l'Ucraina, soprattutto se si considerano i mezzi a basso costo spesi per l'impresa, ma non risolve il problema: la Russia ha stabilito la capacità di bombardare l'Ucraina in modo sostenibile, in particolare con gli Iskander e i Geran, accumulando mezzi d'attacco. È possibile che, sulla scia dell'Operazione Ragnatela, la Russia sia costretta a fare un uso più frequente del TU-160 (che finora è stato usato con estrema parsimonia), ma è chiaro che la Russia ha molte opzioni di attacco e le sue capacità nei confronti dell'Ucraina rimangono più che adeguate. Questa è una guerra di logoramento industriale e le operazioni segrete dell'Ucraina non possono sostituire la capacità di condurre una campagna aerea persistente.

In definitiva, questo ci porta al punto più ampio. Ragnatela è stato un esempio innovativo di operazione asimmetrica, ma questo non fa che sottolineare la presenza in questa guerra di una più ampia asimmetria. La Russia è il combattente di gran lunga più ricco e potente in questo conflitto, il che significa paradossalmente che ha più risorse da usare e da perdere. L'Ucraina è riuscita a distruggere quasi una dozzina di bombardieri strategici russi, ma l'Ucraina non ha alcun bombardiere strategico. La Russia sarà sempre vulnerabile a perdite asimmetriche di questo tipo, perché possiede risorse che l'Ucraina non ha. Perdere i bombardieri strategici non è positivo, ma è meglio che non averli affatto. In questo conflitto, c'è ancora una sola parte che dispone di un vasto e diversificato arsenale di sistemi d'attacco prodotti internamente, ed un’altra parte che deve ricorrere ad attacchi di droni lanciati da camion (certamente molto intelligenti) a causa dell'esaurimento delle sue capacità d'attacco convenzionali.

Colpire il punto di giunzione: aggiornamento sul fronte del Donbas

Sul terreno, l'asse principale dello sforzo dell'esercito russo continua ad essere il fronte centrale del Donbas, intorno alle città di Kostyantynivka e Pokrovsk. Questo è particolarmente vero ora che i due assi a sud di Donetsk e Kursk sono stati in gran parte eliminati. Un breve sguardo alla mappa della situazione rivela un'offensiva russa in crescita in questo critico settore centrale. Gli ultimi anni dovrebbero averci dato un buon senso di cautela nell'usare parole come “sfondamento” e “collasso”, per cui mi limiterò a sostenere che l'esercito ucraino è in seria difficoltà in questo settore.

Le ragioni sono abbastanza semplici e risiedono non solo nella crescente carenza di personale di cui soffrono le formazioni ucraine, ma anche in una tripla vulnerabilità che esiste in questo particolare settore del fronte. In breve, l'asse Pokrovsk-Kostyantynivka soffre di quella che chiameremo una “tripla cucitura” che lo rende molto vulnerabile dal punto di vista operativo, e l'attuale offensiva russa mira direttamente a questa cucitura, o giunzione operativa. Approfondiamo.

Il primo filone, o vulnerabilità, è geografico e quindi di gran lunga il più facile da comprendere. La questione di fondo è che la cintura urbana della parte occidentale di Donetsk (che va da Kostyantynivka a Slovyansk) si trova sul fondo di una valle. Nel settore di Kostyantynivka, in particolare, ci sono alture intorno a Chasiv Yar, Toretsk e Ocheretyne, tutte ormai saldamente in mano russa e che costituiscono basi di appoggio

[caption id="attachment_228796" align="aligncenter" width="1200"]central_donbas Mappa altimetrica del Donbas centrale[/caption]

Il problema operativo dell'Ucraina, tuttavia, va ben oltre la mappa altimetrica. Infatti, il problema dell'elevazione si intreccia con i problemi strutturali delle difese preparate dell'Ucraina. Per capirlo, dobbiamo innanzitutto ricordare lo stato del fronte nel 2023. Due estati fa, l'asse principale dello sforzo russo passava per Bakhmut, ovvero un'avanzata verso ovest attraverso il centro di Donetsk. A quel punto, l'asse sud-orientale del fronte (Avdiivka, Krasnogorivka, Ugledar) era stabile per l'AFU. Di fronte alla prospettiva di un'avanzata russa direttamente da est, gli ucraini avevano costruito intorno a Kostyantynivka difese rivolte a est, verso Bakhmut.

Il crollo del fronte meridionale crea un perno nelle difese ucraine, cosicché l'asse dell'avanzata russa si trova ora a sud-ovest di Kostyantynivka, anziché a est. Sebbene gli ucraini abbiano iniziato a costruire nuove difese (orientate verso sud) dopo il crollo del fronte meridionale, rimane un vuoto significativo a ovest di Kostyantynivka. Inoltre, il “punto di congiunzione” in cui le difese ucraine si intersecano è essenzialmente al limite sud-occidentale di Kostyantynivka stessa.

[caption id="attachment_228795" align="aligncenter" width="1200"]ukra_def_belts Cinture difensive ucraine[/caption]

Le recenti avanzate hanno portato i russi dietro le posizioni ucraine a guardia dell'approccio sud-occidentale di Kostyantynivka. Quando i russi hanno raggiunto Yablunivka (circa il 4 giugno), erano saldamente nelle retrovie della cintura difensiva a sud-ovest di Kostyantynivka, aprendo la linea ucraina per entrare nel fianco occidentale della città e collegarsi con l'avanzata da Toretsk.

[caption id="attachment_228794" align="aligncenter" width="1140"]Kostyantynivka Situazione approssimativa intorno a Kostyantynivka[/caption]

Data la mancanza di personale in Ucraina, questi sistemi di trincee minacciano di diventare autostrade per le forze russe, come abbiamo visto lungo l'asse di Ocheretyne nel 2024. Una volta che le forze russe irrompono in queste cinture, sono in grado di riversarsi lungo la totalità delle cinture in profondità nello spazio ucraino.

In breve, una serie di debolezze strutturali si intrecciano tutte nello stesso settore del fronte. I russi stanno avanzando da alture vantaggiose verso i punti di giunzione strutturali delle difese ucraine, precisamente nell'area del fronte che separa Pokrovsk e Kostyantynivka. Il risultato è che si sta delineando un doppio avvolgimento, con i russi che si dirigono attraverso il centro verso le aree retrostanti di queste città. Il terreno e l'orientamento delle linee ucraine hanno permesso di creare un enorme cuneo russo che interromperà le linee di comunicazione con entrambe le città. Questo sarebbe un grosso problema già in circostanze ideali, ma, data l'incapacità dell'Ucraina di presidiare adeguatamente le sue posizioni, è diventato una crisi.

[caption id="attachment_228793" align="aligncenter" width="1200"]donbas_front Fronte centrale nel Donbas circa 11 giugno[/caption]

Nelle prossime settimane, le forze russe continueranno ad incunearsi tra Pokrovsk e Kostyantynivka, sondando la strada nel “fegato” operativo dell'Ucraina. Quando raggiungeranno lo spazio a sud-ovest di Druzhivka, saranno in grado di tagliare le linee di comunicazione con entrambe le città. Contemporaneamente, continueranno a rafforzare le difese sul fianco sud-occidentale di Kostyantynivka. Con le forze russe che penetrano nel fianco sud-occidentale della città e questa si trova già in una posizione insostenibile,

Tra le due città, è probabile che Kostyantynivka cada per prima, e che i russi inizino ad assaltare la città vera e propria a un certo punto in luglio. In quella che definirei semplicemente una decisione di comando, i russi sono stati pazienti nello spingere Myrnograd e nello schiacciare la spalla della posizione di Pokrovsk. A questo punto, sembra improbabile che lo facciano finché l'avanzata nel filone non avrà compromesso le linee di rifornimento dalle retrovie.

A rischio di essere un po' iperbolico, questo rimane l'unico settore da tenere sotto stretta osservazione. Le forze russe stanno esercitando sforzi relativamente minimi sugli altri assi del fronte. Ci sono progressi incrementali, ricchi di opportunità, intorno a Lyman e Kupyansk, e l'espansione della “zona cuscinetto” russa nell'oblast' di Sumy merita di essere osservata. Sembra estremamente improbabile, tuttavia, che la Russia abbia intenzione di spingere il fronte verso la città di Sumy; piuttosto, la zona cuscinetto mira a conquistare una linea difensiva avanzata lungo le alture sul lato ucraino del confine, mantenendo aperto un fronte vantaggioso per dissipare le risorse dell'Ucraina. Il centro di gravità di questa guerra rimane il Donbas centrale e il fatto operativo chiave, in quanto tale, è stato il perno dell'asse strategico russo. Dopo aver avanzato verso ovest attraverso Bakhmut nel 2023, hanno sfondato a sud nel 2024 e ora stanno avanzando ortogonalmente nella difesa ucraina tra Pokrovsk e Kostyantynivka, nel penultimo atto della campagna del Donbas prima di raggiungere l’obiettivo a Kramatorsk e Slovyansk.

Conclusione: Chiarezza strategica

Ho scritto spesso dell'importanza cruciale di una “teoria della vittoria” quando si conduce una guerra. Questa si riferisce, nel senso più semplice del termine, alla necessità per uno Stato di avere un concetto generale per far leva sul potere per raggiungere i suoi obiettivi bellici. È il legame strategico che collega le operazioni militari e la diplomazia agli obiettivi bellici dello Stato.

Mentre la guerra si avvia verso il quarto anno, l'Ucraina e i suoi sostenitori occidentali sono passati attraverso diverse teorie di vittoria, tutte tranquillamente scartate dopo essere andate in pezzi. Nel primo anno di guerra, la teoria della vittoria ucraina era incentrata sulla creazione di un inaccettabile calcolo costi-benefici per la Russia. Se l'Ucraina e l'Occidente avessero mostrato un'inaspettata risolutezza, mantenendo l'AFU a combattere ferocemente sul campo, si sperava che la Russia si sarebbe tirata indietro dal combattere una lunga guerra, in particolare mentre le sanzioni rosicchiavano l'economia russa. Invece, la Russia ha iniziato a mobilitarsi per una lotta più lunga e l'economia russa ha finora resistito intatta alle sanzioni.

Questa teoria della vittoria è stata poi sostituita da un modello basato esclusivamente sulle operazioni militari, che ipotizzava che fosse possibile ottenere una vittoria decisiva a sud, superando le difese russe nel ponte di terra. Questa teoria si è dissolta in modo molto più visibile, con i corazzati occidentali che bruciavano nella steppa dopo un tentativo fallito di sfondare la linea Surovikin. Un secondo tentativo di riprendere le operazioni decisive ha avuto una fine simile a Kursk.

Nell'ultimo anno circa, la teoria della vittoria ucraina ha fatto nuovamente perno, in particolare sotto gli auspici della nuova amministrazione Trump, a favore di parole come “logoramento” e “stallo” come meccanismo per ottenere un accordo negoziale. Se il fronte ucraino può essere bloccato in qualcosa che si avvicina a uno stallo - cioè se il costo di ulteriori avanzamenti può essere reso proibitivo per la Russia - si creeranno le condizioni per una pace negoziata.

Al contrario, la Russia ha una teoria di vittoria essenzialmente coerente dalla fine del 2022, quando ha iniziato la mobilitazione. Questa teoria è molto semplice: stabilendo una base per operazioni militari sostenibili contro l'Ucraina, è possibile mantenere una pressione costante e avanzare sul terreno fino a quando la resistenza ucraina non crollerà o la Russia controllerà il Donbas. Fino a questo momento, l'Ucraina non ha dimostrato capacità - né di passare all'offensiva né di fermare l'avanzata russa nel Donbas - tali da cambiare questo calcolo di base.

I commentatori occidentali raramente cercano di vedere il conflitto dal punto di vista della Russia, ma, se ci riuscissero, capirebbero subito perché la fiducia russa rimane alta. Secondo il suo punto di vista, la Russia, ha assorbito e respinto i due migliori colpi dell'Ucraina sul terreno (la controffensiva del 2023 e l'operazione Kursk) e ha resistito a una lunga e costante infusione di potenza di combattimento occidentale senza che la traiettoria della campagna di terra o della guerra d'attacco cambiasse radicalmente. Nel frattempo, la Russia ha sostanzialmente conquistato l'intero Donbas meridionale, spingendo il fronte oltre il confine nell'Oblast' di Dnipropetrovsk, ed è pronta ad avvolgere il settore centrale del fronte con l'avanzata intorno a Pokrovsk e Kostyantynivka.

Ci troviamo quindi di fronte a uno stridente scollamento. Da un lato, l'amministrazione Trump si è avvicinata all'Ucraina come se la sua elezione avesse cambiato radicalmente tutto e avesse aumentato immediatamente le probabilità di una pace negoziata. La Russia, invece, ritiene, giustamente, che non sia cambiato nulla. Ha assorbito tutto ciò che l'Occidente ha gettato nel conflitto e continua ad avanzare sul terreno e a colpire incessantemente l'Ucraina con una base materiale che considera chiaramente sostenibile, senza gravare eccessivamente sulla vita civile in Russia.

Se qualcuno si è sorpreso che la Russia sia venuta a Istanbul solo per ribadire le stesse condizioni che aveva presentato fin dall'inizio, evidentemente non ha prestato attenzione. La Russia non ha alcun incentivo ad ammorbidire la sua posizione finché ritiene che il calcolo sul campo di battaglia sia immutato, e nulla di ciò che l'Occidente (o l'Ucraina) ha fatto dal 2022 ha dato a Mosca una ragione valida per rivedere le sue opinioni. Le richieste di base della Russia dovrebbero essere ormai ben chiare, così come la volontà russa di raggiungere questi obiettivi cineticamente. Se l'Ucraina non rinuncerà al Donbas al tavolo di Istanbul, questo verrà conquistato dall'esercito russo. Alla fine, la differenza è minima.

Ci rimane la formulazione di Woodrow Wilson. Non, ovviamente, la sua idea di “pace senza vittoria”, che, oggi come nel 1917, non ha alcuna possibilità di successo. Piuttosto, ci rimane il Wilson indurito e amareggiato del 1918. Con gli Stati Uniti ormai belligeranti attivi nel conflitto, le prospettive di Wilson si erano immensamente oscurate ed egli si opponeva categoricamente a negoziare con una Germania non sconfitta. Aveva invece concluso che "se la Germania fosse stata battuta, avrebbe accettato qualsiasi condizione. Se non fosse stata sconfitta, lui [Wilson] non avrebbe voluto fare accordi con lei".

Se il ramo d'ulivo è appassito, è sufficiente la pistola.

BigSergeBig Serge è, evidentemente, un taciturno a proposito di se stesso; sospettiamo che questo signore (che è tutto quanto abbiamo di lui) possa essere stato un suo antenato.

Link: https://bigserge.substack.com/p/overthrowing-fate-barbarossa-revisted

Scelto, tradotto e revisionato da Markus e CptHook per ComeDonChisciotte

Commenti (8)

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Mostra commenti 8 caricati
    1. Niloleum 19 giugno 2025

      invo bancallere errta ares e orssa
      errta di dus, errta di dus
      errta di coninfe
      errta di vode fisince al errta

    1. mago 19 giugno 2025

      Il vecchio è mai dimenticato Arafat rispolvero questo vecchi adagio in un celebre discorso presso le Nazioni Unite con la fondina alla cintola, il celebre discorso del mitra e dell ulivo..correva l’anno domini 1974 e tante bombe di Israele dovevano poi insanguinare il Medio Oriente.
      Pacem in Terris…..

    1. maghi 19 giugno 2025

      vale più un poseidon, che tutta la flotta di bombardieri nucleari. Che poi i russi siano immensamente superiori sul campo, si è visto a Kursk. I droni col filo possono essere fermati solo coi pallettoni e, se uno non è cacciatore, è inutile sia un cecchino, ma sparare ad un volatile non necessita di sangue freddo, mentre col drone in arrivo le cose cambiano, eccome se cambiano.
      Mi ricordo che un mio amico, cacciatore, fu caricato da un cinghiale. Sparò e poi una cartuccia difettosa inceppò il fucile. Per fortuna il primo colpo andò a segno. Così è coi droni. Non hai una seconda possibilità. O noi o loro. Roba da cacarsi addosso.
      Ammesso e non concesso, che non abbiano un dispositivo auto esplodente e i tiri coi fucili a pallettoni hanno una gittata utile breve, troppo breve.

    1. ric 19 giugno 2025

      forza IRAN !! annientali !!

    2. maghi 19 giugno 2025

      anche gli ucraini? Non bastano gli ebrei?

    3. ric 19 giugno 2025

      pure gli ucraini !

    1. sbregaverse 19 giugno 2025

      Macchè appoggiare a terra il ramo d'ulivo, magari forcellato,
      rende la mira più stabile.

    1. afrin 19 giugno 2025

      Un tetto alla richezza di un individuo o di un'associazione eliminerebbe il 99% delle guerre, rimarrebbero le guerre per le donne, tipo la guerra di Troia che per mancanza di soldi si combaterebbe tra ex e l'amante...Bellissimo :) :) :)

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