Alastair Crooke
strategic-culture.su
Il tentativo di Trump di costruire uno "scenario Budapest" (ovvero un vertice Putin-Trump basato sul precedente "accordo" dell'Alaska) è stato unilateralmente annullato (dagli Stati Uniti) in un clima di asprezza. Putin aveva iniziato la telefonata di lunedì, durata 2 ore e mezza. Secondo quanto riferito, Putin avrebbe usato toni duri riguardo alla mancanza di preparazione degli Stati Uniti verso un quadro politico, sia per quanto riguarda l'Ucraina, sia, cosa fondamentale, le più ampie esigenze di sicurezza della Russia.
Tuttavia, quando è stata annunciata dalla parte americana, la proposta di Trump era tornata (ancora una volta) alla dottrina di Keith Kellogg (l'inviato degli Stati Uniti in Ucraina) di un "conflitto congelato" sulla linea di contatto esistente prima di qualsiasi negoziato di pace, e non viceversa.
Trump doveva sapere bene, prima che si discutesse dei colloqui di Budapest, che la dottrina Kellogg era stata respinta più volte da Mosca. Allora perché ha ripetuto la richiesta? In ogni caso, lo scenario del vertice di Budapest ha dovuto essere cancellato dopo che la telefonata preliminare concordata tra il ministro degli Esteri Sergey Lavrov e il segretario di Stato Marco Rubio si era arenata. Lavrov aveva infatti ribadito che un cessate il fuoco in stile Kellogg non avrebbe funzionato.
Sembra che l'amministrazione statunitense si aspettasse che le sue minacce di fornire all'Ucraina missili Tomahawk, accompagnate da una retorica sempre più dura sui raid in profondità nel territorio russo, fossero sufficienti a costringere Putin ad accettare un congelamento immediato, rinviando sine die tutte le discussioni sui dettagli e su una soluzione più ampia.
Secondo quanto riferito, gli analisti militari russi avrebbero detto a Putin che le minacce di Trump erano solo un bluff: anche se fossero stati forniti i missili Tomahawk, la quantità sarebbe stata limitata e la manovra non avrebbe comportato alcuna sconfitta tattica o strategica per la Russia.
Il corso degli eventi fa capire che Trump non ha compreso questa "realtà" russa, nonostante due anni di ripetizioni sul fatto che la Russia non avrebbe ceduto su un "congelamento immediato". Oppure, in alternativa, può essere che gli interessi del "denaro oscuro" abbiano esercitato forti pressioni su Trump, dicendogli che un vero processo di pace con la Russia non era consentito. Così Trump ha annullato l'intero scenario, mormorando ai media che un incontro a Budapest sarebbe stato "una perdita di tempo" e lasciando che la sua amministrazione (il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Bessent) annunciasse nuove sanzioni contro le più grandi compagnie petrolifere russe, accompagnate da un appello agli alleati affinché si unissero a loro.
Ricordiamo che la realtà "russa" è che Putin non vorrebbe ripetere l'errore del 1918, quando la Russia aveva firmato l'umiliante pace di Brest-Litovsk, sotto la pressione della Germania. Putin ripete spesso che nel 1918 erano state proprio le pressioni per "fermarsi" a costare alla Russia il suo status di grande potenza e a farle perdere intere generazioni di russi. Lo sforzo colossale di milioni di persone era stato scambiato con l'umiliante pace di Brest-Litovsk. Erano seguiti il caos e il collasso.
Putin rimane concentrato sul raggiungimento di una nuova architettura di sicurezza a livello europeo, anche se la volubilità di Trump e i vincoli invisibili mettono in discussione le nuove richieste di Putin o gli incontri. Putin è arrabbiato: molte "linee rosse" russe sono state superate; l'escalation è imminente, forse a un livello senza precedenti.
Gli europei, imperterriti dalla cancellazione dell'incontro di Belgrado [sic, probabilmente intendeva Budapest, N.D.T.] stanno promuovendo un "nuovo/vecchio" piano in dodici punti che escluderebbe concessioni territoriali e prescriverebbe un cessate il fuoco lungo le attuali linee del fronte. I vertici occidentali stanno mettendo le cose in chiaro: la Russia deve essere sconfitta. L'escalation è già iniziata: sono state annunciate nuove sanzioni dell'UE sulle importazioni di gas russo nell'Unione e sono stati lanciati attacchi notturni contro raffinerie di petrolio in Ungheria e Romania (quest'ultima membro della NATO). Ancora una volta, il messaggio agli Stati dell'UE è chiaro: nessun passo indietro. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha sottolineato il punto: "Tutti gli obiettivi russi nell'UE sono legittimi". L'UE è chiaramente disposta a fare di tutto per dichiarare guerra da sola e costringere all'adesione.
Dato che Kiev ritiene impossibile rinunciare a qualsiasi parte del proprio territorio, mentre la Russia mantiene la preponderanza della forza militare, è difficile immaginare come possa essere possibile un negoziato in questo momento. Probabilmente, la questione ucraina sarà risolta con una prova di forza. L'urgenza dell'UE nel tentativo di portare Trump dalla propria parte riflette il timore di un'accelerazione e di un accumulo delle vittorie militari russe.
Tutto questo tumulto riguardo alla Russia avviene proprio mentre Bessent si reca a Kuala Lumpur per contestare la risposta della Cina all'improvvisa estensione da parte degli Stati Uniti (dopo negoziati commerciali apparentemente promettenti) dei controlli sui prodotti tecnologici cinesi importati negli USA. Come ritorsione, la Cina ha risposto imponendo controlli sulle terre rare.
Trump, infuriato, è esploso, minacciando la Cina con dazi del 100%. Il mercato azionario statunitense, seguendo un copione ormai collaudato, ha inizialmente subito un crollo, ma Trump ha rapidamente pubblicato un annuncio ottimistico in tempo per l'apertura del "mercato dei futures" e gli acquirenti si sono precipitati, con le azioni che hanno raggiunto livelli record. Per gli americani, tutto va bene.
Tuttavia, lunedì scorso, il linguaggio elogiativo e positivo di Trump nei confronti della Cina ha raggiunto inaspettatamente il livello "11" [*]: "Penso che quando finiremo i nostri incontri in Corea del Sud [con Xi], la Cina e io avremo un accordo commerciale davvero equo e davvero ottimo", ha detto Trump. Ha espresso la speranza che la Cina riprenda gli acquisti di soia americana dopo che le importazioni da Pechino sono crollate a causa dello stallo sui dazi. Ha anche esortato la Cina a "smettere con il fentanil", accusando le autorità cinesi di non riuscire a frenare le esportazioni dell'oppioide sintetico e dei suoi precursori chimici.
E, proprio per assicurarsi un nuovo picco del mercato azionario, Trump ha aggiunto di non credere che "la Cina voglia invadere Taiwan".
Tuttavia, ora che Mosca ha effettivamente posto fine allo scenario "Budapest" degli Stati Uniti, la domanda è se Xi deciderà se assecondare i capricci di Trump vale l'inevitabile angoscia (l'incontro in Corea del Sud non è ancora confermato). E l'angoscia sembra destinata ad aumentare.
Tuttavia, il passaggio di Trump a un linguaggio eccessivamente positivo nei confronti della Cina potrebbe riflettere qualcos'altro: uno sviluppo scioccante per Trump e gli Stati Uniti?
Era stato ampiamente previsto che il nuovo primo ministro giapponese, la signora Sanae Takaishi, al momento dell'insediamento avrebbe pronunciato una forte retorica anti-cinese per rafforzare l'alleanza con gli Stati Uniti, potenziare la forza militare del Giappone e contenere Pechino.
Eppure è successo il contrario.
Nel suo primo discorso alla nazione, Takaishi ha affermato che non avrebbe sostenuto la guerra commerciale degli Stati Uniti contro la Cina e che non sarebbe diventata uno strumento di pressione economica degli Stati Uniti. Ha criticato apertamente la politica tariffaria di Trump, definendola "l'errore più pericoloso del XXI secolo".
Reuters ha commentato che la sua posizione aveva colto di sorpresa Washington. Un grande shock. È emerso che, da quando è entrata in carica, la nuova premier ha tenuto una serie di incontri con le più grandi aziende giapponesi, che le hanno trasmesso un messaggio univoco e urgente: semplicemente, l'economia giapponese non sopravvivrebbe ad un'altra guerra commerciale.
Poi, una settimana dopo l'insediamento, ha espresso apertamente il suo sostegno alla Cina, attuando la più grande svolta di politica estera dalla Seconda Guerra Mondiale. La Cina non è più il "nemico".
È iniziata una nuova era in Asia. Trump è sotto shock: ha accusato Takaishi di aver tradito i principi del libero scambio. La CNN l'ha definita una "pugnalata alle spalle" da parte di un alleato stretto.
Ma il peggio doveva ancora arrivare: i sondaggi hanno mostrato che il primo ministro godeva del 60% di sostegno per la sua posizione sull'indipendenza economica giapponese e che oltre il 50% sosteneva anche la sua posizione sulla Cina!
Bloomberg ha lanciato un'altra bomba: Takaishi ha avviato, in collaborazione con la Cina e la Corea del Sud, una ricalibrazione strategica dell'architettura monetaria asiatica in risposta al crescente uso del potere economico come leva da parte di Washington. Cina, Giappone e Corea del Sud stanno costruendo un'area monetaria comune. Lo swap trilaterale proposto consentirebbe ai tre Paesi di regolare gli scambi commerciali, estendere la liquidità e gestire le crisi attraverso le proprie valute, in modo completamente indipendente dall'Occidente.
Se questi progetti dovessero maturare, minerebbero il primato del dollaro, sottraendogli il 15% del commercio globale, e probabilmente porterebbero al crollo dell'intero equilibrio di potere asiatico (filo-occidentale) esistente.
Ma c'è di più: la visione di Takaishi si integrerebbe con lo sviluppo del sistema di compensazione digitale SCO/BRICS in tutta l'Asia centrale. Tuttavia, Trump vuole smantellare i BRICS, insieme ad ogni altra minaccia all'egemonia del dollaro statunitense. Ci si aspetta un'escalation, con ulteriori minacce di dazi.
Se la Cina non dovesse rispondere con sufficiente entusiasmo alla campagna di seduzione di Trump, allora la situazione probabilmente si aggraverebbe, di pari passo con l'escalation nei confronti della Russia (Venezuela e forse Iran). Trump ha già minacciato il Giappone con sanzioni, anche se questo sembra solo avvicinare il Giappone alla Cina, dove ora risiede la predominanza degli interessi commerciali giapponesi. Ci aspetta un periodo instabile, probabilmente caratterizzato da violente oscillazioni dei mercati finanziari.
La Russia e la Cina rimangono strettamente allineate sulle questioni geopolitiche ed entrambe potrebbero avere altri motivi per continuare a dialogare con Trump (se non altro per evitare di innescare inavvertitamente una crisi finanziaria in Occidente, di cui sarebbero ritenute responsabili) o per scopi di de-confliction militare. Tuttavia, sembra che, più che danneggiare questi Stati, le tattiche di leva di Trump stiano sortendo l'effetto contrario, mentre la crisi del debito e del credito negli Stati Uniti si fa sempre più acuta.
Uno qualsiasi di questi punti caldi geopolitici potrebbe infiammarsi. Ucraina-Russia, Venezuela, Iran, Siria, Libano, Pakistan-India e, naturalmente, Gaza e Cisgiordania sono solo alcuni. La situazione è fragile, Trump è una sfida per ogni analisi strategica, gli europei mancano di una vera leadership e sono internamente coinvolti in una psicosi bellica.
Come recita un vecchio detto viennese: "A Vienna la situazione è disperata, ma non grave" (cioè non aspettatevi che qualcuno in Occidente reagisca con un minimo di sobrietà).
Alastair Crooke
[*] La frase gergale è a "livello 11" (to eleven) viene dal film cult (un finto documentario) This Is Spinal Tap di Rob Reiner (1984). Nel film, il chitarrista Nigel spiega che il suo amplificatore va fino a 11 (anziché al classico massimo di 10), così può suonare "un po’ più forte". È diventata un’espressione ironica per dire: "al massimo assoluto, oltre ogni limite, alle stelle" [N.D.T.]
Fonte: strategic-culture.su
Link: https://strategic-culture.su/news/2025/10/29/world-financial-and-geo-political-framework-at-time-of-imminent-disorder/
29.10.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
Dario Lampa 30 ottobre 2025
Ma noi già siamo nel caos totale causato da personalità paranoiche e criminali! Caos ambientale, sociale, economico/finanziario e queste tre "variabili" sono strettamente connesse tra di loro. Anzi posso tranquillamente affermate che siamo entrati nel Medio Evo post industriale e se ci va bene passeremo rapidamente in una novella età della pietra! Dico se ci va bene perché siamo in un devastante processo con retroazione positiva, alimentato dalle variabili prima citate, il quale potrebbe portare all' estinzione l'umanità.