Il popolo delle tenebre e della luce

Un racconto di fantasia come monito per chi rifiuta di vedere ed un invito per un futuro di pace.

Il popolo delle tenebre e della luce

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

In un luogo molto lontano su una striscia di terra bagnata dal mare e chiusa da un alto muro di grigio e tetro cemento viveva Halima, una donna amabile e bella. Il suo cuore era puro come l’acqua della sorgente che ormai non scorreva più vicino a lei da quando gli invasori avevano deviato il corso del fiume e li avevano racchiusi in quel piccolo territorio; ma nella sua mente era ancora vivido il ricordo di quelle acque fresche di quando da bambina andava a rinfrescarsi dal caldo con il pretesto di riempire le giare dell' acqua. Halima viveva con i suoi due figli Jessenia bella come un fiore appena sbocciato e Zaki vivace e curioso tanto da mettersi sempre nei guai, in lui vedeva la bontà e il desiderio di aiutare proprie del suo sposo spazzato via dal fuoco distruttivo di un razzo lanciato sulla autoambulanza che guidava.
Halima era una esperta tessitrice e una fantasiosa ricamatrice, con le sue abili mani realizzava il tessuto per confezionare il kaftan e il thobe, che poi decorava con complessi disegni geometrici o con simboli stilizzati di uccelli e fiori realizzati con dei fili colorati rossi, azzurri, verdi, bianchi e gialli che lo impreziosivano rendendolo vivace e personalizzato. I suoi clienti erano sia donne che uomini e per ognuno di essi realizzava un thobe adatto al loro ruolo. La madre di Halima anche lei abile ricamatrice le aveva insegnato sin da piccola questa arte millenaria che risale all’epoca dei Cananei , lei poi aveva superato la sua insegnante riuscendo a conservare questa antica arte.
Dopo l’occupazione la sua famiglia era stata espulsa dalla propria casa e mandata a vivere in un territorio assegnato dall’invasore. I suoi genitori, dopo un duro lavoro, riuscirono a costruire una piccola dimora, e cercarono di vivere in pace con tutti, visto che il loro credo religioso era una piccola minoranza e per questo soggetto a persecuzioni sia da parte degli occupanti che degli stessi abitanti del piccolo territorio.
Quando si costituì un governo di liberazione per ottenere giustizia e il riconoscimento della loro identità come popolo, sembrava che anche altre nazioni ammettessero il loro diritto di avere uno stato libero con un proprio governo, così Halima e la sua famiglia pensarono di aver superato il peggio.
Credevano che finalmente si fosse stabilita una tregua, ma per la sua famiglia di confessione cristiana non era facile andare avanti, si trovarono tra due fronti contrapposti: quello musulmano e quello ebraico. Fin da piccola non riusciva a comprendere come mai le varie confessioni, che dovevano elevare lo spirito verso il dio dell’amore fossero utilizzate per uccidere.
Quando incontrò Arham fu subito amore, era un uomo gentile e dallo spirito compassionevole sempre pronto ad aiutare chiunque fosse in difficoltà, unico problema di divisione: era un musulmano sunnita.
Nonostante ciò, tale era il suo amore per la gentile Halima che, pur andando contro il suo credo, la sposò con il rito cristiano ortodosso. Durante la sua vita matrimoniale incominciò a capire ed ad apprezzare le parole trasmesse dal Cristo considerandolo un uomo giusto e compassionevole che amava i suoi stessi nemici perché li considera fratelli che ancora non avevano aperto il loro cuore all’amore del Divino.
Poi la tregua si trasformò in guerra, i missili colpivano incessantemente anche le città, causando devastazione e morte. Arham era impegnato a trasportare i feriti in ospedale incessantemente, non si dava tregua a volte non riusciva a tornare a casa e quando poteva abbracciare i suoi cari era così stremato che cadeva a letto e si addormentava, nonostante il fragore intorno e il suono delle sirene. Poi un giorno non tornò più.
La vita senza suo marito era stata dura, ma per amore dei suoi figli cercò di reagire e riuscì con il suo lavoro ad andare avanti.
Ma all’invasore sionista si aggiunsero gli integralisti islamici del movimento islamico di resistenza che in nome della religione incominciarono a compiere azioni di guerriglia con il fine della liberazione dei territori occupati. All’interno del territorio le donne prima libere ora dovevano sottomettersi all’uomo ed indossare il velo e prepararsi al jihad. Halima però, che era una donna risoluta e ferm su tutto ciò che per lei era giusto, non accettava nessuna imposizione e men che mai avrebbe accettato di abbandonare l’abito tradizionale per indossare il hijab e soprattutto di sottomettersi agli uomini e usare la violenza, perchè tutto ciò era contrario al suo credo religioso.

La sua determinazione venne presa di esempio da altre donne anche mussulmane che si vedevano negare ogni diritto, così decisero di fare fronte unico per opporsi al patriarcato che stava rendendo la loro vita ancora più dura. Si organizzarono e decisero che non avrebbero subito queste imposizioni.
Visto che veniva impedito alle donne di lavorare, Halima decise di insegnare oro l’arte del ricamo e vendere il frutto del loro lavoroquello al mercato. Questo gruppo di coraggiose donne diventò sempre più numeroso, tanto che iniziano a compiere azioni pacifiche anche contro l’invasore come informare e consigliare l’acquisto solo dei prodotti locali. Halima decise di far indossare il thobe a tutte le donne con un particolare ricamo sullo sfondo azzurro che rappresentava una bianca colomba su dei rami di ulivo intrecciati, con questi simboli volevano in tal modo comunicare la loro volontà verso la libertà da ogni imposizione sia patriarcale che dagli occupanti e che solo con una pace duratura poteva creare la condizione necessaria perchè potessero convivere senza nessuna prevaricazione.
La situazione però peggiorava, l’odio cresceva sempre più nefasto e gli integralisti non potevano certo lasciare che queste donne, che consideravano infedeli , potessero diffondere la corruzione.
Gli integralisti operando contro gli stessi interessi del popolo, non potevano venir meno al loro nefasto accordo di trasformare un paese dove le donne erano libere in recluse, impedendo loro anche di lavorare o muoversi senza il permesso del marito o del tutore uomo, in tal modo operando su un fronte xenofobo, l’invasore si rilevava addirittura di idee più aperte e pertanto unico detentore del potere perché combatteva l’autocrazia.
Ma queste coraggiose donne creavano scompiglio sui due fronti e fu cosi che l’intenzione dell’occupante di creare una lotta intestina ebbe il successo desiderato. Una mattina mentre Halina con i suoi due figli e le sue compagne erano al mercato videro arrivare i militari armati, fu un fuggi fuggi generale, le intenzioni erano abbastanza evidenti. Riuscirono a fuggire, mentre le armi tuonavano dietro di loro, grazie al giovane Zaki, che cercò di difenderle frapponendosi tra loro e i militari, quando vide che sua madre era al sicuro con sua sorella e le altre compagne, cercò di scappare ma era troppo tardi venne accerchiato e si ritrovò con le armi puntate davanti al volto. I suoi capelli ricci e neri fremevano dalla furia che si era impadronita di lui, il peso di quell’affronto era troppo per un fanciullo che amava sua madre e sua sorella, i suoi occhi azzurri splendettero abbagliando gli uomini che inaspettatamente abbassarono le armi. Zaki si allontanò spinto dal simun che all’improvviso soffiò violentemente nascondendolo nella polvere. Tornato a casa abbracciò i suoi cari e trafelato e stupito raccontò quello che era successo, la fede di sua madre lo rassicurò, era certa che il Signore lo avesse protetto. La coraggiosa lotta pacifica stava ostacolando i piani violenti proprio di coloro che si facevano scudo della fede, dovevano essere caute e cercare di non farsi catturate e soprattutto uccise.
Cosa potevano fare? Erano comunque già prigioniere su quella piccola striscia di territorio bagnata dal mare e chiusa verso l’interno da un alto muro insormontabile. Per rifugiarsi dove?
La mattina si svegliarono di soprassalto: un rumore assordante deflagrò scuotendo i muri della casa. Spaventati non sapevano se uscire o restare al riparo, avevano capito che erano sotto attacco.
Erano abituati alle incursione degli occupanti, si ripetevano periodicamente quando andava bene una volta l’anno. All’improvviso uno scoppio li assordò, i muri tremarono e si ritrovarono coperti da una polvere bianca, il soffitto si stava sgretolando! Capirono di non essere più al sicuro e uscirono appena in tempo. Si guardarono intorno... la loro abitazione era un mucchio di rovine, non esisteva più, anni di duro lavoro per costruirla ed ora in un attimo non esisteva più, non avevano più niente solo gli abiti che indossavano, si guardarono disperati. Sembravano delle statue di gesso inebetiti e frastornati. I missili avevano fatto tabula rasa di tutto l’isolato, la piazza dove si riunivano era ostruita dalle rovine e fiamme miste al fumo nero si alzavano verso il cielo coperto dalla polvere grigia. Il rumore era sempre più assodante, le urla disperate venivano coperte dal continuo fragore dei missili che cadevano ininterrottamente.
Cercavano un rifugio ma dove potevano andare?
La disperazione si impadronì di Halima, ma Zaki la rassicurò parlando in maniera risoluta e calma: “Vedrai che ne usciremo e saremo liberi, l’importante è stare insieme. “
La sorella si strinse forte alla madre e guardò il fratello con degli occhi pieni di paura tanto che si erano così incupiti da diventare neri.
Zaki dopo l’incontro con i militari sentiva dentro di sé una strana forza che gli infondeva coraggio, forse suo padre stava vegliando su di loro.
La madre che amava suo figlio di un amore immenso non capiva questo suo atteggiamento fiducioso e replicò: “Come puoi dire che riusciremo a liberarci? Scappare da questo inferno mi sembra impossibile. “
Ma Zaki cercava una via di uscita, si ricordò di un condotto fognario che convogliava le acque verso il mare. Una volta giocando con i suoi amici lo avevano percorso incuriositi senza badare all’odore sgradevole che aveva intriso anche i loro indumenti. Certo ora con tutte quelle rovine sarebbe stato difficile individuare il tombino da cui erano entrati, poi una volta sulla riva dovevano cercare una barca per allontanarsi.
Prima c’era un piccolo porticciolo da dove partivano i pescherecci, era una attività utile che sfamava le persone chiuse in quel territorio, ma poi l’invasore aveva bloccato le imbarcazioni uccidendo i pochi coraggiosi pescatori che cercavano di sopravvivere con la pesca. Anche per loro non sarebbe stato facile cercare di evitare gli attacchi da parte della marina militare degli invasori che presidiavano la costa.
Intanto per un attimo il fragore delle armi si interruppe, alcuni bambini coraggiosi uscirono timidamente cercando la gioia nel gioco.
Trovate la forza di sorridere
giocando tra le macerie di un mondo scomparso
insieme correte saltando da una barriera all’altra
cercate di non cadere
ferirsi diventa un problema
ferirsi significa morire
gli occhi scuri riflettono una luce sommessa
il sole risplende
ma la polvere oscura la luce
illuminata dal candido sorriso
cercare di dimenticare il terrore
affrontare il giorno con la speranza di vivere.
Fragore assordante disperde le gioiose voci
un attimo e tutto rimbomba
tutto cambia
diventa oscuro
compagni di gioco dispersi nel vuoto
voci angeliche senza più respiro
l’universo li accoglie urlando
scempio di anime innocenti
sacrificate per interesse materiale
adulti senza coscienza e amore
solo prestigio e prevaricazione.
Il presente ormai non esiste più.

Il bombardamento ritornò più potente di prima, Zaki e la sua famiglia rimasero così increduli e addolorati nel vedere quei corpicini straziati che si inginocchiarono rivolgendosi al Creatore:
Tu che sei in tutti noi
Tu che ci hai creato
Tu che ci fai trascorrere la vita in questo corpo
ora lo strazi portandolo via a queste anime innocenti
Tu sei il creatore anche dell’invasore
che uccide convinto che noi non siamo degni di vivere
quante piccole vittime saranno immolate
prima che l’orrore volga alla fine
forse noi non saremo più in questo corpo
forse non saremo più un popolo
abbiamo accettato tutto
abbiamo cercato di sopravvivere
nonostante ci avessero tolto tutto
Ti preghiamo fa che questo olocausto termini
Ti preghiamo fa che l’invasore veda l’amore.

Una improvvisa luce li invase, sentirono il corpo leggero ed evanescente come sospinti da una brezza fresca e rinvigorente. Si ritrovarono in un mondo dove tutto splendeva, l’acqua sgorgava intonando dei suoni che rilassavano il corpo, il verde era punteggiato da fiori bianchi e rossi il cielo era azzurro e limpido.
Una voce li scosse: “Ecco dove ho portato i bambini ora sono qui con me, ho creato questo vostro mondo e vi ho lasciato liberi di scegliere come trascorrere la vostra breve vita, ma il male è cresciuto e sta distruggendo ogni cosa, il logos e l’amore sono stati sostituiti dall’odio e dalla violenza, ancora non finirà questo olocausto fino a che le tenebre non saranno illuminate dalla speranza e dalla gioia.”
Halima spaventata replicò timidamente: “Cosa possiamo fare? “
La voce rispose: “A voi che siete i miei discepoli dono lo Spirito Santo. Andate e diffondete la parola di Dio, non abbiate più paura perché la morte non può niente contro la vita, la quale trionfa assumendo una forma piena e duratura. Perdonate il vostro nemico e diffondete la verità ricordando il mio nome.”
Halima con la mente in subbuglio chiese: "Io sono solo una donna con due fanciulli chi mai mi può ascoltare!?"
La voce la rassicurò: “Vi porterò nel regno di satana da dove tutto è iniziato e parlerete con il suo portavoce.”
Halima e i suoi figli si sentirono improvvisamente invasi da una enorme e vitale forza.
Si svegliarono in un parco verde con un limpido lago che rifletteva un bianco e classico edificio circondato da colonne, l’aria era pulita e non sentivano più il rumore delle bombe.
La donna con al fianco i due fanciulli si diresse verso quel candido edificio chiedendosi come poteva quel luogo così tranquillo essere la dimora del maligno.
Si avvicinarono al cancello ma furono fermate dalle guardie armate.
Halima disse risoluta: “Siamo qui per parlare con il presidente.”
Gli uomini armati aprirono il cancello colpiti dalla luce che emanavano e li scortarono verso l’ingresso.
Al loro passaggio tutti rimasero ammutoliti, stupiti da quel trio singolare che procedeva con passo fiero e deciso. Arrivati davanti alla porta del presidente entrarono. Il presidente un uomo alto, magro e con gli occhi persi nel vuoto rimase indispettito da tale improvvisa ed inaspettata visita e chiamò la sicurezza.
Nessuno gli venne in aiuto e così rimase al cospetto di quelle tre persone che non avevano nessun timore di lui che pure era l’uomo più potente del mondo e decideva della vita di tutti gli esseri umani.
Per lungo tempo rimasero senza articolare nessuna parola, eppure dall’esterno sentivano uno strano brusio. Una improvvisa luce si irradiò e tutto l’edificio risuonò esplodendo in tanti minuscoli pezzi.
Il presidente non aveva accettato la parola del Creatore preferendo la via del male, così svanì nel fuoco della purificazione insieme ai suoi complici. Non c’erano più...
Halima e i suoi figli aprirono gli occhi e videro che erano nuovamente immersi nelle macerie.
Uno strano silenzio li avvolse, poi delle persone si diressero verso di loro innalzando grida gioiose e osannando il Dio della misericordia.
Gli invasori e i falsi religiosi erano spariti, dileguati, finalmente erano liberi. Una nuova vita piena di speranza iniziava.

Commenti (31)

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Mostra commenti 31 caricati
    1. Giacomo 3 dicembre 2023

      Peccato solo per quell'accenno al patriarcato, che trovo fuorviante.
      A mio parere,il patriarca o la matriarca sono state le prime figure che con il loro carisma hanno creato i nuclei familiari, poi tribali e infine etnici.
      Continuare ad associare patriarcato a oppressione lo trovo sintomo dell'essere caduti nell'ennesima trappola del divide et impera.
      La vita è la famiglia deriva dal rapporto paritario e costruttivo tra uomo e donna, proviamo a pensare a questo

    2. patrizia p 3 dicembre 2023

      Il patriarcato da noi è stato ormai superato da tempo, le recenti polemiche che i femminicidi sono associati ad esso sono completamente folli e create ad hoc per nascondere il vero problema, ma così non è in palestina dove la donna non è libera e deve essere sottomessa all'uomo per ogni anche più piccola azione, non può nemmeno andare al lavoro deve stare a casa a badare ai figli che si devono immolare per la causa e indossare il tipo di abito scelto per loro.Questa non è libertà di scelta ma costrizione. Significativo quanto scritto nello statuto di hamas
      https://www.cesnur.org/2004/statuto_hamas.htm

    3. CptHook 3 dicembre 2023

      Temo di doverti contraddire almeno in parte. Cito da un articolo che sto traducendo adesso:

      "Nel 2009, una donna poteva essere arrestata perché non indossava l'hijab. Nel 2021, quando un poliziotto ha cercato di arrestare una giornalista per non aver indossato l'hijab, è finito in carcere."

      Venerdì Hamas si è scusato con la giornalista palestinese Riwa Murshid, dopo che questa era stata aggredita da un membro dei servizi di sicurezza del gruppo terroristico islamico, presumibilmente perché non indossava l'hijab."


      https://www.timesofisrael.com/hamas-officer-said-to-assault-gaza-journalist-for-not-wearing-hijab/

    4. Fantine 3 dicembre 2023

      E' una conferma.
      E posso dirlo con cognizione di causa.
      Si tratta di una giornalista, Capitano.
      Prova ad immaginare una donna "normale" (passami il termine).
      E per altro verso, non occorre andare lontano.
      Al di là degli ambienti familiari di immigrati, anche in Italia, ci sono quartieri in Francia in cui una donna non può andare senza velo. E dire che non può andare è un eufemismo, Capitano.

    5. sbregaverse 3 dicembre 2023

      In quanto venire, senza veli, è una certezza?

    6. Fantine 3 dicembre 2023

      Direi di no, Sbrega.

    7. CptHook 3 dicembre 2023

      Non nego che nella maggioranza dei casi ancora oggi ci siano le usanze che tu e Patrizia citate, soprattutto a livello di ceti"popolari"/tradizionalisti, e sicuramente troppo ci vorrà ancora prima che le cose possano cambiare significativamente.
      Però le cose cambiano, prima o poi e con l'attivo interessamento delle interessate, necessario.
      In Spagna, fino a due decenni fa, circa, la moglie che chiedeva la separazione doveva comunque restare sotto lo stesso tetto fino alla pronuncia del tribunale. Ti lascio immaginare come poteva essere.
      Da noi non ricordo da quanto tempo è sparito dal Codice Penale il famigerato "delitto d'onore".
      Non escludo che nello Statuto di Hamas possano esserci contraddizioni e pubblicità ma, comunque, viene professato un profondo rispetto della donna.
      Riprenderemo l'argomento quanto prima, avendolo già iniziato con l'Autrice (di cui ho il piacere di essere l'editor) già un paio di ore fa, ma avevo già spento il PC, per cui non avevo i riferimenti sotto mano.

    8. sbregaverse 4 dicembre 2023

      Hai detto tutto.
      Non si tratta di speranza ma di avere un po' di pazienza.
      (Anche l'Onnipotente ebbe bisogno di 6 giorni e poi 1 di riposo)
      Si lasci fare AMORE :
      AMORE è garanzia.

    9. sbregaverse 4 dicembre 2023

      Sì ma questo le accomuna a tutte le donne che fingono
      :~》

    10. Giacomo 4 dicembre 2023

      Penso sia errato il presupposto di collegare il patriarcato all'oppressione dei diritti.
      Il patriarca era il capobranco, colui che con la sua autorità, ma anche forza fisica e conoscenza, permetteva il prosperare del branco.
      Oggi alla base dei drammi che si svolgono in Palestina c'è la contrapposizione di due religioni, che vedono goim da una parte e infedeli dall'altra, con i cristiani in mezzo, come da lei evidenziato nel racconto

    11. CptHook 4 dicembre 2023

      Incredibile, per una volta sei stato serio..., questo mi preoccupa molto...

    12. sbregaverse 4 dicembre 2023

      Eh eh eh ........la cattiveria:
      chi legge SEMPRE interpreta !

    1. absitiniuriaverbis 3 dicembre 2023

      Si e no.

      Si perché il lavoro su se stessi è la base della consapevolezza ed è qualcosa che va salvaguardato e tramandato. Grazie per questo contenuto.

      No perché anche in questa favola si parla come al solito di un creatore ed annessi e connessi fenomeni... e ci risiamo con questa necessità del deus ex machina.
      Sono gli umani a dover, se vogliono, trovare le risposte e le azioni. Sono gli umani i responsabili dei problemi e delle soluzioni.
      Grazie comunque.

    2. sarah 3 dicembre 2023

      Lei va al cuore della riflessione. Gli umani spesso non trovano le risposte e le soluzioni, o ne trovano di posticce e temporanee, seppur a volte lodevoli. Manca qualcosa, quel qualcosa che dovrebbe fare la differenza rispetto ad una storia umana caratterizzata spesso da orrori. L'uomo si riconosce imperfetto quando approfondisce la propria condizione. E da questa consapevolezza può procedere su due strade: lavorare su se stesso e prodigarsi per diffondere questa conoscenza oppure confidare in una volontà superiore ( qualunque essa sia ) nella quale si identificherebbe "il bene" così vituperato in tante vicende umane? Una strada esclude l'altra o è forse possibile una sintesi tra le due? Forse la volontà superiore è ciò che viene a colmare il vuoto rappresentato dalla nostra fallibilità e vulnerabilità di fronte al "male". Significativa l'ambientazione palestinese, ma applicabile a una miriade di contesti.

    3. gianB 3 dicembre 2023

      "lavorare su se stesso e prodigarsi per diffondere questa conoscenza oppure confidare in una volontà superiore ( qualunque essa sia ) nella quale si identificherebbe “il bene” così vituperato in tante vicende umane?"
      Ritengo che chi lavora su se stesso, quindi ritiene tale lavorare sul proprio sentire il senso anche del rapporto con l'altro, considera che la Verità sia frutto di tale lavoro. Chi invece confida in una volontà "altra", che può essere "superiore" ma pur sempre "altra", delega la stessa idea di Verità a tale volontà "altra". Questo è fonte di grossi problemi.
      Che l'umano trovi delle soluzioni temporanee, non è per niente disdicevole, d'altro canto quali sono le soluzioni definitive che sono durate nel tempo? A volte non riesce a trovare neanche queste perché c'è chi invece vorrebbe trovarle definitive, magari applicando proprio il concetto di "volontà superiore".

    4. Nonso 3 dicembre 2023

      Quando si parla di "volontà superiore" non è escluso l'essere umano con la sua volontà, altrimenti non se ne parlerebbe nemmeno, mi pare logico.
      Considerare una "volontà superiore" non significa affidarsi a tale ignoto mistero ma, al contrario, essere sempre pronti, a livello percettivo, CON IL MASSIMO DELLA SENSIBILITA' E DELL'EMPATIA (cose che stanno cercando di atrofizzare in tutti i modi - conosci le teorie transumaniste? mi riferisco a quelle).
      Non considerare nient'altro che il Sè implica limiti, ignoranza e autoreferenzialità. Si diventa noiosi e, soprattutto, non si fruttificherà, socialmente parlando.
      Quando sento certi discorsi sterili, derivanti da una iperconsiderazione delle proprie capacità mentali, tralasciando gli altri strumenti che abbiamo a disposizione, lo sconforto è grande. Vedo, in certi approcci alla vita e alla conoscenza, non la morte, ma il nulla. Quel nulla che non è vuoto, ma pieno di stronzate.

      Il definitivo con un ignoto mistero, mi spieghi che caspita abbiano in comune?

      La "volontà superiore" (parlo coi tuoi termini perché io non sono ancora riuscito a capire quali vocaboli non sminuiscano il concetto) non è mica come una dittatura, alla "volontà superiore" partecipiamo tutti. Siamo tutti parte della "volontà superiore". Esula, questa, dalle istanze dei singoli, è cio che è.
      Piuttosto che pensare ad azioni risolutive, temporanee o definitive che siano, sarebbe importante lavorare sulla postura percettiva (sbrega non sei chiamato a dare consigli).

      Sapere e capire non sono sinonimi di sentire. E noi siamo algoritmi. Che d(')io ci perdoni.

    5. absitiniuriaverbis 3 dicembre 2023

      Cito il passo che scrivi:
      "Non considerare nient’altro che il Sè implica limiti, ignoranza e autoreferenzialità. Si diventa noiosi e, soprattutto, non si fruttificherà, socialmente parlando. Quando sento certi discorsi sterili, derivanti da una iperconsiderazione delle proprie capacità mentali, tralasciando gli altri strumenti che abbiamo a disposizione, lo sconforto è grande."

      Siamo fatti, dicono altri, ad immagine e somiglianza di qualcuno in alto, molto in alto.
      Ammettiamo che sia vero, senza entrare nel merito del senso da attribuire a 'immagine' e 'somiglianza' e diciamo che non sono sinonimi quanto, piuttosto, due connotazioni molto differenti.

      Ne consegue che, oltre ad essere fatti degli stessi atomi di materia stellare del tipo in alto, oltre ad assomigliargli, siamo anche fatti a sua immagine e quindi abbiamo anche del 'divino' che deriva dai termini esposti.

      Quindi non capisco le limitazioni che sono il cuore del tuo commento.
      Dobbiamo scoprirlo quel 'divino' dentro di noi. Dentro di noi, assumendo che siamo fatti ad sua immagine e somiglianza.

      Il limite è nella qualità del lavoro di ricerca non nella sua finalità.

    6. sbregaverse 3 dicembre 2023

      Macchè consigli !
      IO sono la VIA la VERITA' la VITA.
      Sei seduto, Fra Diavolo che non sa ?
      Anche TU lo sei.

    7. sbregaverse 3 dicembre 2023

      Nessun lavoro da fare .
      "I laboriosi erediteranno cielo e terra."*
      "I pigri già li possiedono"*
      *Beatitudini obliate, dal Figlio dell'Uomo.

    8. Nonso 3 dicembre 2023

      Il tuo commento conferma il mio.
      Ti stai limitando alla tua interpretazione.

      Quando dico di non limitarsi al Sé, intendo dire di avvicinarsi anche al Sé altrui.
      "Siamo fatti a sua immagine etc" non è "solo io sono fatto a sua immagine etc".

      Per giungere a Verità bisogna con-giungere le Diversità che rappresentiamo, mettendo in moto l'empatia, da me già precedentemente citata in maiuscolo, insieme alla sensibilità.

      La qualità del lavoro di ciascuno si somma al lavoro di tutti, ecco perché abbiamo una grande responsabilità nel compiere azioni, prendere decisioni, fare scelte, e questa qualità dipende solo dall'intenzione, perché il piano di confronto non è la sede del Miur, ma è nell'intangibilità della coscienza collettiva. Esami del tutto privi di votazione, promozione o bocciatura.

      A disposizione per ulteriori chiarimenti.

    9. Nonso 3 dicembre 2023

      Seduto? Sono sedotto

    10. sbregaverse 3 dicembre 2023

      Veneranda madre, sorella Sarah, non si distolga,
      MAI, l'occhio dal bersaglio.
      "Se manca AMORE è impossibile filosofare"
      diceva Aristotele; figurarsi VIVERE dice sbrega.

    11. absitiniuriaverbis 3 dicembre 2023

      Penso che il punto che ha generato il mio commento sia stato chiarito dal tuo secondo.

      Nel primo quando scrivevi del Se' non intendevi il Se' individuale ma il Sé di ognuno ovvero la collettività dei Sé. Non lo avevo colto.

      Niente da aggiungere quindi da parte mia. Salvo una notazione:

      tu hai un tuo modo di esprimerti che a te è chiaro. Però, per verificare la chiarezza di quanto si dice o si scrive è necessario verificare cosa arrivi ad un altro, ovvero sincerarsi di cosa l'altro capisca ed esprima col suo linguaggio a lui noto.
      Non è un processo semplice, richiede passione e determinazione e pazienza.

      Come sempre, per capirsi bisogna essere disponibili.

    12. Nonso 3 dicembre 2023

      Qui si parla di comunicazione, è giusto quello che dici. Resta il fatto che anche le diversità dei modi di esprimersi sono un valore.

      E' bello confrontarsi per questo, ora ad esempio: io imparo ad essere più chiaro e preciso quando scrivo, tu impari ad essere meno testimone di geova nell'esaminare i paragrafi isolati dal resto del commento, quando mi leggi.

      gianB accarezza la porpora sintetica e non impara un cazzo, e magari è pure contento (nel contesto specifico, s'intende, non nella vita, ci mancherebbe)

    13. sbregaverse 4 dicembre 2023

      Uno parla scrive.
      L'altro SEMPRE interpreta.

    14. absitiniuriaverbis 4 dicembre 2023

      Si, Mondi in collisione... prendendo a prestito il titolo (ma anche non solo) di un libro interessante.
      Ma anche un libro di Gray che si intitolava 'gliuomini vengono da Marte le donne da Venere' che mi era parso divertente ed interessante. Anche se si riferiva ai problemi di comunicazione nella coppia e meno alla comunicazione in generale.

    1. oldhunter 3 dicembre 2023

      Grazie Patrizia

    1. CptHook 3 dicembre 2023

      Come vorrei poter avere ancora la tua non innocenza ma "capacità di essere, sentire, trovare, sperare" innocenza, che è come dire capacità di provare ancora amore, nonostante tutto.
      Bisogna cominciare ad insegnarlo sin da piccoli ed infatti è proprio sui piccoli che più si accaniscono, ed è questo il problema della nostra "infanzia dei videogiochi" che, in ultima istanza, produce adulti che non sanno più riconoscere l'orrore del mondo che li circonda.
      Grazie per questa favola.
      🙏

    2. ric 3 dicembre 2023

      ai bimbi si deve insegnare l' arrivismo , la competizione , la vittoria sui simili , gli si deve insegnare che la meritocrazia e' la moneta del futuro,

      che il conflitto e' l' unico stimolo per la crescita....e diventera' un perfetto homus occidentalis

    3. CptHook 3 dicembre 2023

      Bè, distinguiamo tra una competizione "sana" ed una "malata". Intendo sana in quanto sviluppo del meglio delle proprie potenzialità come mezzo, rispetto a malata intesa come fine alla sopraffazione.

    4. ric 3 dicembre 2023

      era sottointeso...

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