Il politologo Eduard Popov sulla necessità di un tribunale internazionale: “E’ l’ora di una nuova Norimberga per il regime di Kiev post-Maidan”

Il politologo Eduard Popov sulla necessità di un tribunale internazionale: “E’ l’ora di una nuova Norimberga per il regime di Kiev post-Maidan”
Kiev, Euromaidan, febbraio 2014 © Eliseo Bertolasi

Di Sergej Ryazanov, argumenti.ru

Lo scorso novembre, la Russia ha presentato alla Corte Internazionale dell'ONU le prove del genocidio degli abitanti del Donbass da parte del regime ucraino. Ora, dopo aver esaminato questi materiali, la Corte ha deciso di esaminarli. In precedenza, nel febbraio dello scorso anno, aveva respinto accuse simili mosse invece dall'Ucraina contro la Russia. Come sottolineato dal Ministero degli Esteri russo: "Resta solo una questione dinanzi alla Corte: se l'Ucraina stessa abbia commesso un genocidio".

La testata "Argumenty Nedeli" ne parla col politologo Eduard Popov, dottore di ricerca in Scienze Storiche e direttore del Centro per la Cooperazione Pubblica e l'Informazione "Europa".

- Vladimir Putin ha dichiarato il genocidio contro gli abitanti del Donbass nel febbraio 2022, alla vigilia dell'Operazione Militare Speciale. Se parliamo dei vertici della Federazione Russa, nel loro insieme, una dichiarazione simile era già stata rilasciata nel 2014 da Sergej Ivanov, l'allora capo dell'amministrazione presidenziale. Lei, da parte sua, ha esortato alla raccolta di prove rilevanti già nei primi mesi dopo il Maidan.

- La raccolta di prove è in corso da molto tempo, dal 2014, posso confermarlo personalmente. Nell'autunno di quell'anno ho testimoniato davanti agli organi investigativi russi in qualità di testimone dei crimini del regime di Kiev nella DNR (il motivo di questa conversazione è che l'Ucraina ha inviato alla Russia una richiesta di condanna per tre individui, uno dei quali sono io, con l'accusa di attività terroristica). Oltre al lavoro delle autorità, vorrei anche evidenziare l'operato a livello pubblico: il Tribunale Internazionale per l'Ucraina, presieduto da M. Grigorev, membro della Camera Civica della Federazione Russa, sta svolgendo efficacemente la sua missione. Ha interrogato oltre 1.200 persone e pubblicato due raccolte di documenti che testimoniano i crimini del regime di Kiev contro la popolazione, che Kiev stessa definisce popolazione dell'Ucraina, e contro la popolazione della regione di Kursk.

Non sorprende che la Russia abbia presentato le prove raccolte alla Corte delle Nazioni Unite dieci anni dopo l'inizio di questo lavoro. Un lavoro del genere non può essere affrettato. Si tratta di un processo laborioso, complesso e lungo: tutte le prove devono essere accuratamente comprovate. Cito la dichiarazione del Ministero degli Esteri russo: "Il 18 novembre 2024, la parte russa ha presentato alla Corte un corpus di prove, per un totale di oltre 10.000 pagine, che confermano il genocidio del regime criminale di Kiev ai danni della popolazione russa e russofona del Donbass. Le prove includono informazioni su oltre 140 episodi di sterminio mirato di civili nel Donbass, confermati dalle testimonianze di oltre 300 testimoni e vittime, nonché dai risultati di perizie e studi".

Va notato che la Corte delle Nazioni Unite ha accettato di prendere in considerazione le prove russe proprio ora, quando alcuni circoli dominanti in Occidente sono pronti ad ascoltarci.

- Si riferisce agli Stati Uniti?

- Sì, innanzitutto. Porto di nuovo la mia testimonianza.

A giugno di quest'anno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una riunione nel formato Arria dedicata al nazismo ucraino, passato e presente (una riunione nella Formula Arria è un incontro informale tra membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e singoli invitati, che consente un franco scambio di opinioni all'interno di un quadro procedurale flessibile - ndr.). Ho partecipato in quella sede in qualità di esperto convocato, per parlare dei crimini del nazismo ucraino durante la Grande Guerra Patriottica, del legame dell'OUN* (Organizatsiya Ukrainskikh Natsionalistov - Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini ndt.) con il regime nazista, colmando il divario fino ai nostri giorni con l'Ucraina post-Maidan, dove i criminali dell'OUN-UPA (Ukrainskaya Povstanceskaya Armiya - Esercito Insurrezionale Ucraino ndt.)* vengono glorificati, dove Bandera e Shukhevich sono gli eroi principali e dove l'ideologia, il saluto e i simboli dell'OUN* sono stati adottati.

Ed ecco cosa mi ha colpito. Mentre i rappresentanti dei paesi europei hanno assunto, come previsto, una posizione negazionista, ignorando sfacciatamente il nazismo in Ucraina (hanno detto che non esiste, che la Russia ha inventato tutto e che io, il signor Popov, sono un quasi-storico), il discorso del rappresentante statunitense all'ONU, è stato due volte più accomodante e morbido nei confronti della Russia rispetto alle dichiarazioni dei rappresentanti europei. Questo è stato davvero sorprendente. In breve, il ghiaccio sta lentamente iniziando a frantumarsi. Questo processo ora è comunemente definito lo "spirito di Anchorage", e c'è un barlume di speranza che finalmente si verifichino cambiamenti positivi in ​​Occidente. Non bisogna riporre troppe speranze in questi cambiamenti, ma il muro del silenzio occidentale sul terrorismo ucraino sta comunque iniziando a incrinarsi.

Non mi aspetto che la Corte delle Nazioni Unite riconosca il genocidio dei russi e dei russofoni nel territorio dell'ex Ucraina (dopotutto, le posizioni dei regimi occidentali ostili a noi sono piuttosto forti presso la Corte). Tuttavia, il fatto stesso che la Corte, dopo un anno, abbia deciso di accettare le prove russe è una vittoria significativa per la nostra diplomazia. Il Rappresentante Permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vladimir Nebenzya, e il suo team hanno dimostrato professionalità, moderazione, sangue freddo e maestria nella polemica.

- Al contrario, ha qualche rimprovero da rivolgere alla nostra diplomazia (russa ndt.) nel promuovere questa agenda?

- Con tutto il rispetto per il diplomatico eccezionale Sergej Lavrov, devo rilevare che il Ministero degli Esteri russo non riesce a influenzare l'opinione pubblica nei paesi occidentali. Sottolineo questo punto: dal 2015, noi, privati ​​cittadini, interagiamo con rappresentanti di quello che potremmo definire l'anti-mainstream occidentale, l'anti-ufficialità - coloro che sostengono posizioni alternative a quelle dominanti in Occidente. Pubblichiamo sui media italiani, in misura minore anche su quelli spagnoli e francesi, ma principalmente su quelli americani e stiamo dimostrando che il nazionalismo ucraino non esiste più...

- Non più?

- Non esiste più perché il 2 maggio (2014), al momento della tragedia che chiamo la "Khatyn" di Odessa, il nazionalismo ucraino alla fine è degenerato in nazismo. Se i regimi occidentali si rifiutano di ascoltarci, allora li scavalchiamo e ci appelliamo direttamente alle loro società. Agiamo in accordo con le parole di Pushkin: "Caccia la natura fuori dalla porta, ed essa entrerà dalla finestra". Se noi, da semplici persone entusiaste, riusciamo a pubblicare sui media occidentali e a raccontarlo ai lettori occidentali, allora immaginate con quanta efficacia un simile lavoro potrebbe essere svolto da altri, da esperti di relazioni internazionali.

- Citiamo la definizione di genocidio contenuta nella convenzione adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948: "Atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". Quando si parla del genocidio dei russi e dei russofoni da parte degli ucraini, ci s'imbatte in una difficoltà terminologica. Secondo la verità storica, reintegrata nella nostra narrazione politica ufficiale dal presidente Putin, gli ucraini fanno parte del gruppo etnico russo. A quanto pare, gli ucraini non stanno sterminando gli abitanti del Donbass in base all'etnia? E, a quanto pare, nemmeno in base alla lingua, dato che i soldati delle Forze Armate ucraine, persino i soldati dell'Azov*, parlano russo tra loro?

- Nel suo articolo "Sull'unità storica di russi e ucraini", il presidente Putin ha effettivamente osservato che i russi della "Grande-Russia", gli ucraini della "Piccola-Russia" e i bielorussi costituiscono un unico popolo russo unificato. Etnicamente, gli ucraini sono indivisibili dai russi, ma, allo stesso tempo, costituiscono una nazione politica distinta. Una nazione "di sintesi", che l'Austria-Ungheria iniziò a creare a partire dalla popolazione russo-occidentale...

- E che i bolscevichi continuarono, cosa ben nota e che Putin ha nuovamente menzionato.

- Di conseguenza, gli ucraini commettono un genocidio non per motivi etnici, e spesso nemmeno per motivi linguistici (loro stessi, di fatto, parlano russo), ma per motivi nazionali, sulla base dell'identità nazionale. Coloro che rifiutano di abbracciare l'identità nazionale ucraina sono oppressi, cacciati e sterminati. Vale la pena notare che il Ministero degli Esteri russo definisce questa questione "La questione sulla responsabilità dell'Ucraina per il genocidio e i crimini ad esso correlati". Ciò significa che il genocidio non può essere visto separatamente dalla limitazione dei diritti per la lingua russa, dalla persecuzione degli attivisti filorussi e dalla persecuzione della Chiesa ortodossa ucraina.

È simbolico che la discussione su questo genocidio sia diventata di dominio pubblico solo ora: l'anno scorso, la Russia ha commemorato il genocidio del popolo sovietico da parte dei nazisti tedeschi (la legge parla del popolo sovietico, ma si riferisce principalmente al popolo russo, poiché i russi vivevano nei territori occupati dai tedeschi). Inoltre, vorrei richiamare la vostra attenzione su un'affermazione che molti hanno trascurato: a maggio, Sergej Lavrov ha dichiarato pubblicamente che la Russia si stava impegnando per il riconoscimento del genocidio dei russi in Austria-Ungheria. Era la prima volta che una cosa del genere veniva pronunciata a un livello così alto.

Permettetemi di ricordarvi le circostanze di quel genocidio. Tutti quei residenti russi dell'Austria-Ungheria (o russi, o ruteni) che non si piegarono alla sua ingegneria sociale e non adottarono l'identità ucraina divennero una popolazione indesiderabile agli occhi delle autorità austriache: la loro lealtà alla Russia era considerata un fattore inaccettabile nel contesto della Prima Guerra Mondiale. Così, nel 1914, in Austria-Ungheria furono istituiti i primi campi di concentramento, o di sterminio, dell'Europa - Thalerhof e Terezin. Almeno 200.000 russi vi morirono, e il numero esatto è dibattuto negli studi storici. Queste persone furono incriminate, e a volte al loro sterminio presero parte persino persone che appartenevano al loro stesso popolo: russi che avevano adottato l'identità ucraina. Vi dice qualcosa?

Sorge una domanda: se i russi oggi sono ben consapevoli dell'Olocausto e del genocidio armeno, perché così pochi autori russi affrontano il genocidio dei russi nell'Austria-Ungheria? Tanto più che si è trattato del primo genocidio della storia contemporanea in Europa".

- Torniamo al genocidio odierno. Nel contesto degli sviluppi presso la Corte delle Nazioni Unite, la Procura Generale russa ha inserito ex e membri attuali della leadership ucraina, accusati ai sensi dell'articolo 357 del Codice Penale russo (genocidio), in una lista di ricercati internazionali. Tra questi figurano: A. Ermak, R. Umerov, A. Syrskij, V. Zaluzhnyj, P. Poroshenko*, A. Yatsenyuk, A. Turchinov e molti altri. V. Zelensky non viene menzionato (a quanto pare, rimane una finestra di possibilità per contatti forzati tra la Federazione Russa e l'attuale governo ucraino). Non viene menzionato nemmeno A. Biletskij*, fondatore ed ex comandante del Battaglione Azov*.

- I battaglioni nazionalisti sono, senza dubbio, i principali esecutori diretti delle politiche genocide dell'Ucraina. I racconti degli abitanti di Mariupol su ciò che i membri dell'Azov* hanno fatto alla popolazione locale, fanno rabbrividire (e per favore non chiedetemi di raccontarli). Le autorità russe sono a conoscenza di tutto questo e credo che presto toccherà anche a Biletskij*: portate pazienza, questo è solo l'inizio.

A mio avviso, l'obiettivo della Russia dovrebbe essere, relativamente parlando, una nuova Norimberga, una Norimberga-2. Un tribunale internazionale per il regime di Kiev post-Maidan. Deve essere internazionale! I partecipanti più probabili, oltre alla Russia, saranno quei paesi i cui gruppi etnici in Ucraina sono sottoposti a ucrainizzazione forzata: ungheresi, rumeni, bulgari. Questa violenza è oggetto di discussione tra rappresentanti ufficiali ungheresi e intellettuali rumeni. Il regime di Kiev deve essere ritenuto responsabile non solo di genocidio, ma anche di etnocidio, in altre parole di assimilazione forzata.

Auguriamo ulteriori successi alla nostra diplomazia e, principalmente, al nostro esercito, perché è da esso, soprattutto, che dipende l'avanzamento della Russia su tutti i fronti, compreso quello diplomatico. Senza il successo dei nostri soldati, non ci sarebbe lo "spirito di Anchorage". Quando l'esercito russo raggiungerà il Danubio - ed è solo questione di tempo - allora, ricordate le mie parole, molti in Europa cambieranno idea su ciò che sta accadendo nei territori dell'ex Ucraina.

Di Sergej Ryazanov, argumenti.ru

16.12.2025

Eduard Popov, dottore di ricerca in filosofia, è direttore dell’Organizzazione autonoma senza scopo di lucro «Centro di Cooperazione Pubblica e Informativa – “Europa”» (Rostov sul Don).

NOTE

* Inseriti nell'elenco delle organizzazioni e degli individui per i quali si hanno informazioni sul loro coinvolgimento in attività estremiste o terrorismo.

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Fonte: https://argumenti.ru/interview/2025/12/979532

Traduzione di Eliseo Bertolasi

Commenti (2)

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    1. maghi 28 dicembre 2025

      questo Popov ha pienamente ragione. Solo militarmente questa guerra avrà una fine. Come dice lo stesso Zelensky, che in questo momento sta dialogando a Mar-a-lago: "La decisione non sta a me, ma a tutti i paesi europei, che mi sostengono". Quindi fino alla morte dell'ultimo ucraino disposto a morire per impedire che le forze russe arrivino al Danubio, cioè al confine con la Romania.

    2. maghi 29 dicembre 2025

      ormai la civiltà europea è alla frutta. L'unica possibilità è depredare la Russia delle sue risorse, sennò i mln di stranieri mantenuti col welfare sono pronti a fare una carneficina degli europei rimasti, se li privi del sostentamento pubblico. I nostri governanti lo sanno e stanno giocando l'unica carta possibile per poter continuare a stare tranquilli, pagando il pizzo, ossia vincere la guerra con la Russia. Ovviamente non hanno fatto i conti che anche Cina, India e i brics vogliono quelle risorse e non staranno colle mani in mano.

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