F.M. Shakil
thecradle.co
Nonostante le smentite ufficiali di Islamabad sulla fornitura di sostegno militare o materiale all'Iran nel suo confronto con Israele, i recenti sviluppi suggeriscono un drammatico cambiamento negli allineamenti regionali. Oggi, Pakistan e Cina sembrano coordinarsi strettamente con Teheran, offrendo [all’Iran] vantaggi strategici tangibili mentre Tel Aviv intensifica le ostilità.
Mentre si addensavano le nubi di guerra, il 14 giugno il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva avuto colloqui urgenti con il suo omologo cinese Wang Yi. Lo stesso giorno, il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva parlato con il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, che aveva espresso la "risoluta solidarietà" di Islamabad nei confronti dell'Iran. Aveva anche aggiunto che il Paese "è fermamente al fianco del popolo iraniano in questa ora critica".
Il ruolo della Cina e del Pakistan
Subito dopo, nel corso delle ostilità, erano emerse notizie sull'arrivo di delegazioni militari pakistane a Teheran. Sebbene la voce fosse stata prontamente smentita da Islamabad, la tempistica e il contesto alimentano l'ipotesi di una collaborazione più profonda. Allo stesso modo, Pechino avrebbe dato il via libera al trasferimento della tecnologia del suo sistema di navigazione satellitare BeiDou (BDS) all'Iran, accordo formalizzato in un nuovo protocollo d'intesa bilaterale - un aggiornamento che ha migliorato drasticamente la precisione degli attacchi missilistici iraniani.
Sebbene il Pakistan continui a respingere le affermazioni sui trasferimenti di missili all'Iran, la sua posizione negli ultimi giorni dipinge un quadro diverso. Il 16 giugno, alcuni membri del parlamento iraniano avevano scandito "Grazie, grazie Pakistan" in seguito alle dichiarazioni di Pezeshkian, che aveva elogiato il Pakistan per la sua posizione al fianco dell'Iran. Questi sviluppi contrastano con la retorica di non allineamento del Pakistan e indicano un riallineamento ideologico e strategico da parte di Islamabad.
Solo all'inizio dello scorso anno, il 16 gennaio, l'Iran aveva lanciato missili e droni nella regione pakistana del Balochistan, colpendo le postazioni del gruppo militante estremista Jaish al-Adl. Il Pakistan aveva risposto due giorni dopo, il 18 gennaio, conducendo attacchi aerei e missilistici nella provincia iraniana del Sistan e Baluchestan in un'operazione denominata Marg Bar Sarmachar. In ultima analisi, il "botta e risposta" era stato molto amichevole e sembra aver risolto alcune questioni critiche di cooperazione di confine tra i due Stati.
Il fatto che questi ex avversari - che si erano appena impegnati in scambi militari diretti - abbiano ora adottato una "solidarietà risoluta" è a dir poco incredibile.
L'abbraccio di Pechino all'Iran si basa invece sulla sicurezza energetica e sulla profondità strategica. La sua ambiziosa e multimiliardaria Belt and Road Initiative (BRI), destinata a collegare la terraferma eurasiatica, dipende dalla stabilità di Teheran e Islamabad, visto che i porti di Gwadar e Chahbahar rappresentano arterie fondamentali per l'espansione cinese verso ovest.
La Cina fornisce al Pakistan anche i jet da combattimento J-10 e i sistemi di difesa aerea HQ-9, che avevano avuto un ruolo chiave nella straordinaria schermaglia del maggio 2025 tra India e Pakistan, segnando un importante banco di prova per le armi cinesi. Una circostanza analoga è presente in Iran. La Cina deve riconoscere l'Iran perché è un importantissimo sostenitore del fabbisogno energetico e delle operazioni commerciali della Cina.
"Il nemico del mio amico è il mio nemico" potrebbe definire la nuova logica tripartita che lega Iran, Pakistan e Cina nella resistenza ai disegni israeliani e occidentali.
Ambizioni coloniali e linee rosse nucleari
I recenti attacchi di Tel Aviv alle infrastrutture militari e nucleari iraniane segnano una nuova fase di una strategia occidentale che dura da decenni e che mira a smantellare le potenze musulmane resistenti al dominio coloniale. Iraq, Siria, Libia: tutti erano stati destabilizzati con pretesti simili. Il complotto del 2001, ideato dagli Stati Uniti, dai loro alleati europei e da Israele, è entrato nella sua seconda fase, prendendo di mira inizialmente l'Iran e successivamente il Pakistan.
In una intervista del 2011 a Channel 2, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ne aveva svelato la logica: "Iran e Pakistan sono gli obiettivi primari di questa strategia di contenimento", aveva affermato senza mezzi termini. "Questi regimi radicali... rappresentano una minaccia significativa", aveva aggiunto, sottolineando la necessità di impedire loro di acquisire una capacità nucleare.
Le recenti provocazioni israeliane hanno invece innescato una resistenza multipolare a questi piani. Parlando con The Cradle, Abdullah Khan dell'Istituto pakistano per gli studi sui conflitti e la sicurezza (PICSS) ha rivelato che gli operatori di droni israeliani avevano recentemente tentato di sabotare le strutture nucleari del Pakistan durante la crisi tra India e Pakistan:
"Durante il recente conflitto tra Pakistan e India, gli operatori di droni israeliani erano stati dislocati nelle sale operative indiane con il compito di colpire le strutture nucleari del Pakistan. Tuttavia, un'azione tempestiva da parte del Pakistan aveva vanificato i loro sforzi, impedendo loro di causare danni agli impianti nucleari pakistani".
Postura difensiva o nuovo asse?
Una fonte del Ministero degli Esteri pakistano ha rivelato a The Cradle che Islamabad ha segretamente avvertito Washington di una potenziale escalation nucleare nel caso in cui Israele attaccasse l'Iran con tali armi.
"Se dovesse verificarsi una situazione del genere, si estenderebbe oltre l'Iran. La regione entrerà in una nuova e imprevedibile fase di sicurezza", afferma la fonte.
L'avvertimento è stato subito ripreso da Teheran. Il 16 giugno, il generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) Mohsen Rezaei aveva dichiarato alla televisione di Stato
"Il Pakistan ci ha detto che se Israele userà missili nucleari, lo attaccheremo anche con armi nucleari".
Nel frattempo, il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha fatto scalpore con un post incendiario indirizzato all’erede al trono iraniano in esilio, Reza Pahlavi, il figlio dello scià spodestato dell'Iran. In risposta all'intervista di Pahlavi alla BBC, Asif ha scritto su X:
"Se, secondo te, il popolo iraniano è eccitato e motivato, tira fuori le palle, torna a guidarlo e rimuovi il regime. I soldi mettiteli su per il culo, maledetta puttana imperiale parassita".
Bilal Khan, analista della difesa e della sicurezza con sede a Toronto e cofondatore del think tank indipendente Quwa Defence News & Analysis Group, ha spiegato a The Cradle che Islamabad si percepisce come sotto una pressione coordinata da parte di Stati Uniti, India e Israele.
"L'élite legata alla sicurezza pakistana vede che gli Stati Uniti e il loro regime di controproliferazione [nucleare] stanno imponendo sanzioni al Pakistan, sebbene sia stata l'India a portare la questione nucleare in Asia meridionale. A Rawalpindi esiste la percezione strutturale che gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati India e Israele, stiano prendendo di mira il programma nucleare del Pakistan. Tuttavia, rimane incerto come il Pakistan gestirà la situazione. Di certo, maggiori investimenti in sistemi di difesa aerea, migliori capacità di intelligence interna e il rafforzamento delle forze aeree con caccia stealth J-35 di nuova generazione sono tutti elementi essenziali per affrontare eventuali azioni israeliane".
Dalla negazione alla celebrazione
Anche se Islamabad non non si è formalmente impegnata a fornire aiuto militare a Teheran, i media e il parlamento iraniani si stanno ora stringendo attorno al Pakistan con canti di "Pakistan Zindabad".
Sul piano diplomatico, Islamabad ha appoggiato la richiesta di Teheran di convocare una sessione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sull'aggressione israeliana e ha esplicitamente difeso il diritto dell'Iran all'autodifesa. Insieme ad Algeria, Cina e Russia, il Pakistan ha svolto un ruolo chiave nell'amplificare l'iniziativa iraniana, con un fronte diplomatico coordinato che segnala una più profonda convergenza all'interno del blocco eurasiatico. Non si tratta di un gesto da poco da parte di un Paese un tempo considerato un possibile bersaglio della dottrina preventiva di Israele.
In una mossa che mette in luce l'allarme di Washington, il capo dell'esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, è stato convocato senza troppi clamori presso il quartier generale del Comando centrale statunitense in Florida. In patria, la sua assenza da un'importante parata nazionale a Islamabad ha sollevato interrogativi. Mentre l'ambasciata pakistana mantiene il riserbo, il sito web Dawn ha citato fonti che anticipano "conversazioni scomode" a Washington.
Non si sa se la visita di Munir negli Stati Uniti porterà a una ricalibrazione o a un ulteriore consolidamento dell'allineamento di Islamabad con Teheran e Pechino. Ma una cosa è chiara: il Pakistan non sta più a guardare.
F.M. Shakil
Fonte: thecradle.co
Link: https://thecradle.co/articles/pakistan-breaks-ranks-backs-iran-in-war-with-israel
19.06.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
Phantom 21 giugno 2025
Che strano questo sito,quando voglio commentare un articolo,come quello di max del papa,non me lo lascia fare,e quando accedo in un'altra pagina me lo fa fare.Comunque,basta,max,non se ne può più,non sei l'unico che si è fatto infinocchiare,ora piangi te stesso e lascia in pace gli altri.Tanto bisogna morire tutti,se questo era il tuo destino,fattene una ragione.