Di Mirko Stelfio
Eccola qua la Sicilia del 2025: non la terra dei templi, non la culla di cultura e civiltà millenarie, ma la discarica morale dove il nepotismo fa da legge, e la corruzione si traveste da normalità. Un’isola piegata non dall’Etna o dal Mediterraneo, ma dalle famiglie che tramandano il potere come un cimelio da salotto, e che piazzano i propri “ragazzini di niente” negli uffici e nelle società amiche, garantendo stipendi da signorotti a parassiti incapaci.
Elvira Amata, assessora al Turismo targata Fratelli d’Italia, non finisce sotto i riflettori per aver rilanciato la Sicilia nel mondo, ma perché la sua ombra puzza di clientele e ricatti. Interrogata dai pm di Palermo, la “madre delle cariche pubbliche” si aggrappa alla solita litania: “massima fiducia nella magistratura”. Una frase buona per ogni politico colto con le mani nel sacco, ripetuta a memoria come il rosario del potere.
Ma la fotografia reale è un’altra: un appartamento regalato, un contratto d’affitto cucito su misura, un nipote spedito dalla Toscana a Palermo e sistemato come un pacco raccomandato negli uffici della Lady Dragotto.
Quella stessa Lady che, con tono da padrona feudale, diceva testuale:
“È già tanto che un ragazzino di niente ti guadagna 1.500 euro al mese… se mi viene a parlare lo scanno viva”.
Ecco la dignità che ci resta: un popolo ridotto a sentire i capricci delle “signore bene” che dispensano stipendi a parentele politiche come fossero caramelle avvelenate.
[caption id="" align="aligncenter" width="1600"] Elvira Amato, biologa, classe 1969, dal 15 novembre 2022 Assessore al Turismo della Regione Sicilia[/caption]
La verità è che in Sicilia il merito non è mai esistito. Qui vince chi appartiene, chi ha il cognome giusto, chi è legato alla cordata di turno. Gli altri? I giovani che studiano, emigrano. Le famiglie che lottano, affondano. La povera gente che si spezza la schiena, sopravvive a pane e umiliazioni. Mentre i “ragazzini di niente” si ritrovano 1.500 euro al mese solo perché zia siede su una poltrona regionale.
E non è solo corruzione. È nepotismo strutturale, la vera mafia istituzionale: quella che non spara, ma decide chi deve campare e chi deve marcire. La Sicilia non è amministrata: è spartita, smembrata, usata come bancomat da famiglie che si passano incarichi e prebende come eredità dinastiche.
Che poi si chiamino Amata, Dragotto o chiunque altro poco importa: il copione è sempre lo stesso. Finti assessori, finti manager, finti nipoti lavoratori. Tutto finto. Tutto marcio. Tutto maledettamente siciliano, nel senso più avvilente del termine.
Ed ecco l’amara realtà: la Sicilia che sogna libertà e dignità rimane ostaggio di un sistema feudale che non è mai caduto. Dal barone col feudo al politico col nipote assunto, la catena è la stessa. Cambiano i volti, ma non le logiche.
Finché il popolo non strapperà via questa ragnatela di favori, la nostra terra resterà piegata, umiliata, calpestata. E i “ragazzini di niente” continueranno a guadagnare, mentre i siciliani veri restano senza futuro.
Di Mirko Stelfio
05.09.2025
Commenti (0)
Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.
Accedi per commentare Registrati