Kit Klarenberg
kitklarenberg.com
Il 30 agosto, Andriy Parubiy è stato ucciso a colpi di pistola in pieno giorno a Leopoli, in Ucraina. Figura chiave del colpo di Stato del Maidan, fomentato dall'estero, e politico di spicco e influente a livello locale per molti anni, è stato pianto da una moltitudine di funzionari britannici, europei e statunitensi. Nel giro di tre giorni, l'assassino di Parubiy è stato arrestato e si è dichiarato colpevole. Senza mostrare alcun rimorso, l'assassino ha affermato che le sue azioni erano una "vendetta contro lo Stato" per la scomparsa di suo figlio, presumibilmente morto mentre combatteva a Bakhmut nel 2023.
Tuttavia, è quasi certo che questa storia nasconda molto più di quanto appaia a prima vista. Subito dopo l'uccisione di Parubiy, erano emerse voci secondo cui, mesi prima, egli avrebbe chiesto protezione formale allo SBU, una richiesta che sarebbe state respinta. L’indiscrezione aveva suscitato alcune proteste, costringendo i servizi di sicurezza di Kiev a rilasciare una dichiarazione in cui spiegavano perché la richiesta di Parubiy era stata respinta. Curiosamente, però, era stata successivamente convocata una conferenza stampa in cui l'SBU e le forze dell'ordine locali si erano contraddette, dichiarando che Parubiv non aveva mai chiesto protezione ad una qualsiasi autorità statale.
Qualunque sia la verità, Parubiy ha portato con sé nella tomba un numero enorme di informazioni riservate, che molte persone e organizzazioni hanno tutto l'interesse a mantenere nascoste per sempre. Schietto ultranazionalista di lunga data, nel 1991 aveva cofondato il Partito Social-Nazionalista, apertamente neonazista - successivamente ribattezzato Svoboda – e, dal 1998 al 2004, aveva guidato la sua ala paramilitare, Patriota dell'Ucraina. L'unità, come il partito politico da cui derivava, sosteneva aggressivamente la violenza insurrezionale e professava un odio virulento e genocida nei confronti della Russia e dei russi.
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Un volantino di Patriota dell’Ucraina, con Andriy Parubiy[/caption]
Parubiy è stato una figura chiave nella Rivoluzione Arancione del 2004 orchestrata dagli Stati Uniti a Kiev. Il suo ruolo nel colpo di Stato del Maidan e in tutto ciò che ne è seguito, che ha portato l'Ucraina alla guerra con Mosca, è stato assai più importante. Dopo lo scoppio delle proteste nel novembre 2013, Parubiy aveva fondato la "Forza di autodifesa di Maidan". Sebbene apparentemente responsabile della protezione dei manifestanti "pacifici" dalla polizia antisommossa, la Forza operava in stretta collaborazione con il gruppo paramilitare fascista Settore Destro. Quest'ultimo era regolarmente coinvolto in atti incendiari e violenti scatenati per provocare la reazione delle forze dell'ordine.
Le proteste si erano concluse con la fuga dall'Ucraina del presidente eletto Viktor Yanukovich il 22 febbraio 2014. Questo dopo il massacro dei manifestanti da parte di cecchini in Piazza della Libertà (ora Maidan) a Kiev. Le forze governative, che probabilmente erano aiutate dalla Russia, erano state accusate del massacro, scatenando una valanga di condanne internazionali e minacce da parte delle Forze di autodifesa di Maidan di Paribuy di assaltare la residenza del presidente e rimuoverlo con la forza dal potere se non si fosse dimesso. Il governo di Yanukovich era stato sostituito da un'amministrazione non eletta e infestata da fascisti scelti con cura da Victoria Nuland, la responsabile per l'Ucraina del Dipartimento di Stato americano.
Parubiy era stato nominato capo del Consiglio di sicurezza nazionale e difesa, con il compito di supervisionare il lancio e l'esecuzione dell'"Operazione antiterrorismo" dell'Ucraina, una feroce repressione della popolazione di lingua russa del Paese. Aveva anche intrapreso iniziative per integrare Kiev nelle strutture di difesa e sicurezza della NATO, in vista dell'adesione formale. Sebbene Parubiy avesse inizialmente mantenuto la sua posizione sotto il presidente eletto di estrema destra Petro Poroshenko, si era dimesso nell'agosto 2014 dopo la firma degli accordi di Minsk volti a raggiungere la pace nel Donbass, ritenendo che la controversia potesse essere risolta solo con la "forza".
La bellicosità di Parubiy si era notevolmente intensificata quando, nel febbraio 2022, era scoppiata la guerra per procura. Durante i primi giorni del conflitto, si era opposto con forza ai negoziati con Mosca, esortando invece Kiev a "distruggere l'Impero russo". Nel frattempo, il massacro di Maidan rimaneva ufficialmente irrisolto. Questa lacuna era così evidente che persino tra gli investigatori ucraini che indagavano ufficialmente sugli omicidi serpeggiava il sospetto che le indagini fossero state deliberatamente sabotate. Certamente c'erano molte figure potenti all'interno del Paese che volevano che la verità fosse oscurata e sepolta, e Andriy Parubiy era forse il primo tra questi.
"Vittime sacre"
Nell'ottobre 2023, un tribunale di Kiev aveva finalmente emesso una sentenza sul massacro del Maidan in un processo iniziato nel 2016. Dei cinque agenti di polizia accusati di complicità nella strage, uno era stato assolto con formula piena, un altro era stato condannato per presunto "abuso di potere" con pena dichiarata estinta per il tempo già trascorso in custodia cautelare, mentre tre erano stati condannati in contumacia per 31 capi d'accusa di omicidio e 44 capi d'accusa di tentato omicidio. In effetti, nessun funzionario ucraino dell'epoca è mai stato punito legalmente per l'incidente. La sentenza aveva anche riconosciuto che non c'erano prove di un ordine di sparare sui manifestanti dato da alcuna fonte statale.
Inoltre, il verdetto aveva escluso in modo definitivo il coinvolgimento di elementi russi nella strage, una teoria del complotto promossa con forza per molti anni da esponenti filo-Maidan, tra cui Parubiy. Ancora più significativo è il fatto che, in almeno 28 dei 128 colpi di fucile sparati contro i manifestanti valutati durante il processo, la corte avesse ritenuto che "il coinvolgimento delle forze dell'ordine non era stato provato" e che "non si poteva escludere" il coinvolgimento di "altre persone sconosciute" nelle uccisioni. Un eufemismo veramente straordinario.
Il verdetto aveva fatto notare che prove "abbastanza sufficienti" indicavano "categoricamente" che molti colpi erano stati sparati contro i manifestanti dall'Hotel Ukraina di Piazza della Libertà, che era "territorio... non controllato dalle forze dell'ordine". Non menzionato nella sentenza, l'Hotel Ukraina era stato utilizzato come quartier generale da Svoboda durante i disordini di Maidan, con i suoi leader - tra cui Parubiy - che coordinavano il caos nelle strade adiacenti. Molti membri di Svoboda avevano una base all'undicesimo piano dell'hotel. Numerose fonti, tra cui la BBC, avevano notato la presenza di cecchini in questa zona.
Tuttavia, le numerose testimonianze ascoltate durante il lungo processo avevano ribadito che l'Hotel Ukraina non era l'unica costruzione o area da cui erano stati sparati colpi contro i manifestanti, a dimostrazione che, all'epoca, questo e altri edifici erano occupati da elementi dell'opposizione e non dalle forze governative. Di particolare rilievo era stata la testimonianza di Nazar Mukhachov, comandante dell'autodifesa del Maidan e consigliere di Parubiy. Aveva avuto accesso alle prove raccolte dal governo relative al massacro e aveva condotto una propria indagine.
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L'Hotel Ukraina[/caption]
I risultati dell'indagine di Mukhachov sulla strage indicavano chiaramente che "terze forze" legate alla leadership del Maidan si erano rese responsabili della sparatoria sia contro i manifestanti che la polizia, da luoghi - tra cui l'Hotel Ukraina - occupati da elementi dell'opposizione. L’indagine aveva concluso che Parubiy e altri avevano bisogno di "vittime sacre" per rovesciare il governo. Il resoconto di Mukhachov è particolarmente incisivo e persuasivo, data la sua posizione nell'autodifesa del Maidan, il suo continuo sostegno al colpo di Stato e il suo ultranazionalismo duraturo e convinto.
Nel frattempo, Stanyslav Shuliak, comandante della polizia antisommossa durante le proteste del Maidan, aveva dichiarato che numerosi agenti avevano osservato cecchini sparare da luoghi controllati da esponenti del Maidan. Di conseguenza, i servizi di sicurezza avevano chiesto ai rappresentanti dell'autodifesa del Maidan l’autorizzazione ad indagare su questi elementi, ma Parubiy aveva respinto le loro richieste. Ancora più grave è il fatto che numerosi testimoni, tra cui membri del Settore Destro, avevano dichiarato di aver catturato individui armati sospettati o colti in flagrante mentre sparavano contro i manifestanti durante il massacro. Dopo la cattura, questi individui erano stati consegnati all'autodifesa del Maidan di Parubiy, solo per essere rilasciati senza conseguenze o spiegazioni e non essere mai più visti.
"Un cadavere"
Subito dopo la morte di Parubiy, il popolare sito di informazione ucraino Strana aveva intervistato alcuni suoi collaboratori. È interessante notare che, mentre la maggior parte di loro aveva attribuito la responsabilità della sua uccisione alla "mano del Cremlino", altri "non avevano escluso che dietro l'omicidio ci fossero motivazioni politiche interne". In altre parole, Parubiy potrebbe essere stato eliminato a causa delle "previsioni di futuri sconvolgimenti politici nel Paese". Dopotutto, come ha riferito una fonte anonima a Strana, "Andrei sapeva bene come organizzare un Maidan".
La minaccia di un imminente "sconvolgimento politico" in Ucraina è molto reale. Ogni giorno, le forze di Mosca avanzano inesorabilmente nel Donbass. Le altissime perdite, le diserzioni e il fallimento delle campagne di reclutamento significano che la carenza di uomini nell'esercito è così grave che ora sono le donne, alcune delle quali incinte, a ricoprire i ruoli di combattimento in prima linea. L'Europa è costretta ad acquistare armi da Washington per equipaggiare il suo fallimentare alleato, mentre Donald Trump ha fermamente posto il veto all'adesione dell'Ucraina alla NATO o alla restituzione dei territori perduti. Da tempo, la guerra è inequivocabilmente finita per Kiev.
Ciononostante, il presidente Volodomyr Zelensky continua a perseguire pubblicamente obiettivi bellici massimalisti e del tutto irraggiungibili, tra cui la riconquista della Crimea. Ha ottime ragioni per mantenere pubblicamente questa farsesca facciata. A luglio, il tentativo di Zelensky di porre gli organismi "anticorruzione" gestiti dagli Stati Uniti sotto il controllo diretto del suo governo ha scatenato proteste in tutto il Paese, richieste di dimissioni anche da parte dei suoi più fedeli sostenitori occidentali e aspre condanne da parte di potenti elementi all'interno del Paese. Tra le voci più forti c'era quella di Andriy Biletsky, fondatore del famigerato battaglione neonazista Azov.
In un'intervista rilasciata ad agosto al Times, Biletsky aveva ripetutamente criticato Zelensky e aveva categoricamente rifiutato qualsiasi negoziato con la Russia, in una sua personale "visione per il futuro" di una guerra perpetua con Mosca, in cui l'Ucraina diventerebbe una "società permanentemente militarizzata" e "l'esercito e l'arsenale" dell'Europa. I suoi commenti erano stati ripresi pochi giorni dopo in un articolo quasi identico dello stesso giornale, in cui il popolare YouTuber ed ex capo della sezione di Odessa di Settore Destro, Serhii Sternenko, aveva apertamente minacciato di morte il presidente ucraino:
"Se... Zelensky dovesse cedere anche solo un centimetro di territorio non conquistato, sarebbe morto politicamente, e poi anche fisicamente. Sarebbe una bomba sotto la nostra sovranità. La gente non lo accetterebbe mai... Alla fine ci sarà un solo vincitore, la Russia o l'Ucraina... Se l'impero russo continuerà ad esistere nella sua forma attuale, vorrà sempre espandersi. Il compromesso è impossibile. La lotta sarà eterna fino al momento in cui la Russia lascerà il territorio ucraino».
Sternenko era stato coinvolto in prima persona nel massacro di Odessa del maggio 2014, che aveva causato la morte di decine di attivisti anti-Maidan e il ferimento di centinaia di altri. Un'altra figura chiave di Settore Destro implicata in quell'orribile incidente era Demyan Hanul, assassinato a marzo. All’epoca, il gruppo paramilitare fascista aveva decritto il massacro come una «pagina luminosa della nostra storia nazionale». Andriy Parubiy e 500 membri della sua Autodifesa Maidan erano stati preventivamente dispiegati nella città, e questo fa chiaramente capire come l'incenerimento su scala industriale degli ucraini di lingua russa fosse un atto premeditato e intenzionale.
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Il massacro di Odessa del 2 maggio 2014[/caption]
Sulla scia dell'inferno di Odessa, l'importante rappresentante di Svoboda Iryna Farion - la cui stanza all'Hotel Ukraina era stata utilizzata come postazione per i cecchini durante il massacro del Maidan - aveva applaudito la sanguinosa carneficina, dichiarando: «Che i diavoli brucino all'inferno... Bravo!». Lei stessa era stata assassinata nel luglio 2024, nonostante fosse sotto stretta sorveglianza da parte dello SBU. È una coincidenza piuttosto singolare che, mentre il cerchio si chiude intorno a Zelensky, le persone che potrebbero testimoniare in modo più efficace sugli eventi che avevano portato alla nascita del regime del Maidan stiano morendo come mosche.
Kit Klarenberg
Fonte: kitklarenberg.com
Link: https://www.kitklarenberg.com/p/the-neo-nazi-who-knew-too-much
07.09.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
Malcom 11 settembre 2025
Articolo molto interessante che chiarisce il peso che i neonazisti hanno in Ucraina.